Categoria: Bilanci e Finanza

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Legge di stabilità, Province: chiesto incontro ai capigruppo Camera

“Cari Onorevoli, abbiamo simulato gli effetti dei tagli imposti dalla Legge di stabilità sui bilanci delle Singole Province e Città metropolitane, e le criticità che emergono sono gravissime, tali da non potersi che tradurre in default e nell’impossibilità di erogare i servizi che sono in capo a questi enti”.  Lo scrive oggi il Presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, in una lettera inviata ai Capigruppo della Camera, con la richiesta di un incontro urgente  per avviare un confronto rispetto alle misure contenute nella manovra finanziaria a carico delle Province e delle Città metropolitane, in vista dell’avvio dell’iter di discussione e approvazione della Legge di stabilità 2015.  “La simulazione che abbiamo fatto sui singoli enti evidenzia che, in media, i tagli avranno una incidenza sulla spesa di Province e Città metropolitane pari al 51% dei bilanci degli enti,  condizione che evidentemente non consente agli enti di continuare ad assicurare l’erogazione dei servizi essenziali. E’ necessario e urgente verificare l’impatto sulle funzioni fondamentali, a partire dalle funzioni esercitate oggi per arrivare a quelle che dovranno restare in capo ai nuovi enti di area vasta di secondo livello dal 1° gennaio 2015”.  “Si tratta – ricorda il Presidente dell’Upi –  della gestione e la messa in sicurezza delle scuole superiori italiane, in cui studiano i 2 milioni e 500 mila studenti medi; della gestione e la messa in sicurezza della rete viaria provinciale, che rappresenta oltre il 70% della rete nazionale, la cerniera che tiene insieme la piccole e media imprenditoria italiana e attraverso cui viaggia il commercio e l’industria del Paese, e che, con l’inverno alle porte ha bisogno di risorse certe per assicurare lo sgombero della neve e l’antigelo; delle opere di salvaguardia e tutela dell’ambiente e  di contrasto al dissesto idrogeologico. Sono temi chiave – sottolinea – su cui non si può smettere di investire. Ci auguriamo che i capigruppo in parlamento sappiano comprendere questa nostra richiesta e che ci convochino già in settimana per avviare un confronto serio in pieno spirito di collaborazione e di responsabilità”.  

Legge stabilità: Assemblea dei Presidenti di Provincia “Non garantiti i servizi essenziali: il Governo ci ascolti”

“I Sindaci neo eletti Presidenti di Provincia e gli amministratori provinciali, analizzata la Legge di stabilità 2015 che impone alle Province e alle Città metropolitane un taglio 1 miliardo per il 2015, 2 miliardi per il 2016 e 3 miliardi per il 2017, ritengono che non sia possibile garantire i servizi essenziali ai cittadini in capo alle Province e alle Città metropolitane. In questa condizione, se il Governo non riterrà di rivedere l’attuale impostazione, non possono assumersi alcuna responsabilità per le gravi conseguenze che da questo deriveranno per le comunità amministrate”.

Questo l’allarme lanciato dai nuovi Sindaci Presidenti di Provincia e dagli amministratori provinciali che si sono riuniti oggi in Assemblea a Roma, per discutere dell’impatto della Legge di stabilità 2015 sui servizi garantiti dalle Province e dalle Città metropolitane.

Servizi che, con la riforma Delrio, restano confermati: dalla gestione e messa in sicurezza delle oltre 5.100 scuole superiori italiane, in cui studiano 2 milioni e 500 mila ragazzi, dei 130 mila chilometri di rete viaria nazionale, di cui 38 mila di strade montane, alla tutela dell’ambiente e agli interventi contro il dissesto idrogeologico. Servizi che nel 2014 hanno avuto un costo di  3 miliardi e 188 milioni. Con i tagli imposti dalla legge di stabilità, nel 2015 le risorse su cui Province e Città metropolitane potranno contare per questi stessi servizi scende a 2 miliardi, per arrivare a 1 miliardo nel 2016 e all’azzeramento totale nel 2017.

 “Non si tratta di abolire le Province – sottolineano i Presidenti di Provincia – ma di chiudere servizi essenziali, di non potere assicurare il riscaldamento nelle scuole, lo sgombero della neve, la messa in sicurezza delle strade, la tutela del territorio e dell’ambiente. Serve una presa di responsabilità da parte di tutti, per questo,  oltre al confronto aperto con il Governo, chiediamo a tutti i capigruppo in Parlamento di incontrarci fin dalla prossima settimana per rivedere l’attuale impostazione della manovra”.

Riforma Province: Vertice tra UPI e ANCI a Palazzo Cisterna

La difficile situazione finanziaria delle Province piemontesi, le incognite sul riordino delle funzioni loro assegnate, il futuro della Città Metropolitana di Torino, che erediterà dal 1° gennaio 2015 funzioni e attribuzioni di quella che fu la prima Provincia italiana (istituita nel 1859); ma soprattutto il destino di servizi fondamentali di area vasta(dalla viabilità ai Centri per l’Impiego, dalle scuole medie superiori alla regolazione del trasporto pubblico) che le Province hanno sinora assicurato ai territori e ai cittadini e che ora sono nel limbo di un processo di riforma tutt’altro che concluso

 

Sono gli argomenti su cui l’Unione Province Piemontesi ha chiamato oggi pomeriggio al confronto i nuovi Presidenti, eletti il 12 ottobre scorso con il voto dei Sindaci e dei Consiglieri comunali dei rispettivi territori. All’incontro che si è tenuto a Palazzo Dal Pozzo della Cisterna, sede della Provincia di Torino, hanno partecipato il Sindaco Metropolitano e Presidente dell’ANCI, Piero Fassino, il Presidente dell’Unione Province Italiane Alessandro Pastacci, il Vice-Presidente della Provincia di Torino, Alberto Avetta e l’Assessore provinciale alle Attività Produttive, Sergio Bisacca.

 

Il confronto è stato dedicato ad una ricognizione della situazione finanziaria ed organizzativa degli Enti piemontesi di area vasta, in vista dell’insediamento di un tavolo regionale di confronto sulle risorse e sulle competenze delle Province e della Città Metropolitana, previsto all’inizio di novembre. L’Unione Province Italiane, l’ANCI e l’UNCEM intendono fare fronte comune per chiedere al Governo di ridurre il taglio di risorse per un miliardo e 300 milioni di Euro alle Province, previsto dalla Legge di Stabilità all’esame del Parlamento. L’Unione Province Italiane e l’ANCI chiedono inoltre al Governo una riduzione di 100 milioni di Euro del prelievo forzoso di risorse e l’azzeramento delle sanzioni agli Enti locali che sforano il Patto di Stabilità. I tagli operati dal Governo vanno peraltro ad aggiungersi alla riduzione dei trasferimenti regionali per l’esercizio delle funzioni delegate alle Province ed al calo degli incassi provenienti dall’IPT e dall’addizionale sull’assicurazione RC auto, delineando un quadro allarmante. La Provincia di Biella già oggi è in dissesto finanziario e potrebbe essere presto seguita da quelle di Verbania e di Asti. Non se la passano molto meglio anche le altre amministrazioni provinciali. La Provincia di Torino ha deciso recentemente di sforare il Patto di Stabilità per appaltare interventi di messa in sicurezza di zone in dissesto idrogeologico. L’equilibrio dei conti della costituenda Città Metropolitana potrebbe venir meno nel 2015, se venissero confermati i tagli ai trasferimenti statali e regionali ed il prelievo forzoso di risorse, stabilito quest’anno dal Governo e rinviato dal 31 luglio scorso al 30 aprile prossimo. C’è il rischio che neanche le programmate dismissioni immobiliari e di partecipazioni azionarie siano sufficienti a far quadrare i conti.

 

Durante le riunione odierna è anche emerso come i tagli dei trasferimenti statali non abbiano colpito in modo omogeneo tutte le Province italiane, perché le realtà territoriali sono molti diverse tra loro. Non si può, ad esempio parlare di costi standard per il riscaldamento delle scuole e la manutenzione della viabilità, perché da Nord a Sud le condizioni climatiche variano molto. Quello che è certo è che, oltre a vedersi praticamente azzerata la possibilità di effettuare scelte discrezionali sulle spese, le Province rischiano di non riuscire più a garantire il livello minimo di servizi. La Provincia di Cuneo, ad oggi, ha risorse per appaltare lo sgombero neve solo nel 50% della viabilità di propria competenza.  Senza contare il problema degli eventuali esuberi di personale, che alcune Province chiedono di poter affrontare con il prepensionamento dei dipendenti con maggiore anzianità.

 

A monte dei problemi finanziari sta però la questione della ricognizione e del riordino delle funzioni, su cui UPI, ANCI e UNCEM chiedono un confronto serrato con il Governo e con le Regioni. Perché le questioni delle risorse e del personale sono direttamente collegate con il tema delle funzioni, che debbono comunque essere esercitate e finanziate da un Ente. Oltre all’approvazione di un emendamento al Decreto “Sblocca Italia” che ridurrebbe di 100 milioni il prelievo di solidarietà imposto alle Province, UPI, ANCI e UNCEM chiedono quindi al Governo una valutazione complessiva delle risorse umane e finanziarie adeguate alle funzioni da riassegnare. E’ in fase di elaborazione  un documento con precise proposte di semplificazione e razionalizzazione amministrativa, su cui gli Enti locali si stanno confrontando, per poterlo sottoporre in tempi rapidi all’esecutivo.

 

 

Legge di stabilita’: Comuni, Province e Regioni scrivono a Renzi

‘’Un incontro nei tempi più brevi, per una valutazione comune della legge di stabilita’ e, in particolare, dei suoi effetti sulle finanze e sulle politiche delle Autonomie locali’’. Lo chiedono, in una lettera congiunta inviata al premier Matteo Renzi, i presidenti di ANCI, Upi e Conferenza delle Regioni, Piero Fassino, Alessandro Pastacci e Sergio Chiamparino.

Ribadendo apprezzamento ‘’per la scelta generale di una riduzione fiscale finalizzata a rilanciare investimenti e consumi e a creare lavoro’’, i rappresentanti di Comuni, Province e Regioni manifestano ‘’seria preoccupazione per uno sforzo finanziario che nella sola Legge di stabilita’ supera i 6 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti gli effetti di riduzione di spesa e tagli sui nostri bilanci derivanti dalle manovre degli anni scorsi’’.

Per questo motivo, pur consapevoli che ‘’il contributo delle Autonomie locali per ridurre il debito pubblico e rimettere in moto la crescita e’ ancora necessario’’, i rappresentanti di Comuni Province e Regioni chiedono ‘’di discutere e convenire con il Governo la compatibilita’ dello sforzo che ci e’ richiesto e quali siano le migliori misure per evitare sia una riduzione dei servizi offerti ai cittadini, sia il ricorso a nuovi prelievi fiscali’’.

 

Legge di Stabilità: Upi “Province in dissesto”: l’Ufficio di Presidenza Upi chiede tavolo urgente a Palazzo Chigi

Un tavolo urgente di confronto sulle ricadute dei tagli della Legge di stabilità per tutto il sistema degli Enti locali. Questo quanto deciso oggi in una riunione straordinaria della Presidenza Upi, a seguito dell’annuncio di un taglio di 1 miliardo alle Province previsto dalla Legge di stabilità. Il taglio si aggiunge a quello già stabilito dalle precedenti manovre portando in tutto a 1 miliardo e 500 milioni la riduzione dei bilanci delle Province. “A partire dal 1 gennaio 2015 molte delle funzioni attualmente esercitate dalle Province – dichiara l’Ufficio di Presidenza Upi – saranno spostate su Città metropolitane, Comuni e Regioni. Il taglio da 1,5 miliardi ricadrà direttamente sui bilanci dell’intero sistema degli enti locali. Il rischio è di un collasso complessivo del sistema, con immediate ricadute sui cittadini cui non sarà più possibile assicurare i servizi essenziali. Significa non riuscire ad assicura la minima tenuta della sicurezza nei 130 mila chilometri di strade provinciali, di non potere garantire la gestione e manutenzione delle scuole, le opere contro il dissesto idrogeologico, il trasporto pubblico locale.   Il dissesto delle Province, che con questo taglio è certo, impatterà direttamente sui conti dello Stato. Chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi di aprire subito un tavolo per avviare un confronto serio con le Province e con i rappresentanti delle istituzioni che governano i territori. Il 29 ottobre prossimo – annuncia l’Ufficio di Presidenza Upi – si terrà una Assemblea di tutti i Presidenti di Provincia per definire insieme le prossime iniziative da intraprendere”.

Alluvione, la Provincia di Torino sceglie di sforare il patto di stabilità

Non possiamo rischiare un caso Genova sul nostro territorio: abbiamo da troppo tempo finanziamenti nazionali per interventi contro il dissesto idrogeologico delle valli e della montagne fermi nelle casse della Provincia di Torino per colpa del patto di stabilità, che ci impedisce di spenderli. Oggi ci assumiamo la responsabilità di far partire gli appalti per le opere indifferibili”.

Il vicepresidente della Provincia di Torino Alberto Avetta ha condiviso con il sindaco metropolitano Piero Fassino e poi questa mattina con i colleghi di Giunta la scelta, maturata nelle ultime ore, di agire anche sforando il patto di stabilità per appaltare lavori di messa in sicurezza in particolare in Val Pellice e val Germanasca.

“Abbiamo purtroppo contato morti per alluvioni e frane ancora nel maggio 2008 a Villar Pellice – ricorda Avetta – ed anche allora la Provincia di Torino come già dopo le alluvioni del 1994 e del 2000 si era attivata con grande impegno non solo per la stima dei danni, ma soprattutto per ottenere fondi nazionali e regionali contro il dissesto idrogeologico. Negli anni abbiamo fatto molto, ma ultimamente il rispetto del patto di stabilità ci ha legato le mani: oggi diciamo basta a vincoli burocratici che mettono a rischio la tenuta del territorio”.

Una delibera di indirizzo approvata questa mattina dà mandato agli uffici tecnici di completare le procedure (di fatto istruite da tempo)  per gli appalti di un  lungo elenco di interventi che somma a circa 13 milioni di euro.

“Il vero problema – commenta Avetta – sono sempre stati i pagamenti per queste opere, ma le ditte possono contare sulla nostra scelta di non aspettare più: il vincolo del patto di stabilità di fronte ad opere sulla sicurezza  pubblica non può che passare in secondo piano. Come amministratore pubblico scelgo di assumermi questa responsabilità”.

 

Legge stabilità, Muraro : “Manovra Renzi Rende Province Ingovernabili e Annulla Servizi per i Cittadini”

Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, ha partecipato oggi a Roma, in qualità di presidente UPI Veneto e vicepresidente UPI nazionale, alla Conferenza Stato, Città e Autonomie locali, durante la quale  sono intervenuti il Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Gianpiero Bocci, e il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta.

 

“Renzi rende le Province ingovernabili, annullando di fatto i servizi ai cittadini – esordisce Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso – L’11 settembre scorso il Governo si era preso l’impegno di diminuire di 100 milioni il prelievo alle Province per il 2015 con un decreto legge da inserire nello “Sblocca Italia”. Ebbene, il Consiglio dei Ministri ha cassato questa proposta.

 

Prendo atto allora come presidente di Provincia e vicepresidente UPI che la manovra Renzi, coi tagli annunciati anche ieri, arriva a togliere 1 miliardo di euro alle Province – continua Muraro – In questo modo, di fatto, si porta all’ingovernabilità dell’Ente Provincia, che non sarà più in grado di garantire la sicurezza e il riscaldamento nelle scuole, la manutenzione e la sicurezza delle strade specie questo inverno, e altri numerosi servizi verranno di fatto annullati. Un provvedimento che uccide le autonomie locali.

 

Appreso allora a questa riunione che il problema non è più ministeriale ma in capo direttamente al presidente del Consiglio dei Ministri, come UPI abbiamo richiesto un incontro urgente col premier Matteo Renzi. Un incontro che, mi auguro, ci sia al più presto – chiude Muraro – Perchè penso che i presidenti di Provincia, anche i nuovi eletti di secondo grado, meritino delle risposte rapidissime su come si debba affrontare la situazione dei territori in tutta Italia. Stando ai tagli annunciati, infatti, l’Ente Provincia non è in grado di garantire i servizi minimi ai cittadini”.

Legge stabilità: Upi, no a nuova stangata su Province e Città metropolitane

“Ulteriori nuovi tagli per le nuove Province e per le Città metropolitane appena istituite sono insostenibili: il Governo deve sapere che se così fosse, l’impatto sui servizi ai cittadini sarebbe devastante”.  E’ il commento del Presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, alla notizia della previsione di ulteriori 500 milioni di tagli ai bilanci delle Province e delle Città metropolitane, previsti dalla Legge di stabilità su cui il Governo sta lavorando.  “Siamo preoccupati ed amareggiati:  in questi mesi abbiamo lavorato in pieno spirito di collaborazione con il Governo, e nel confronto è stata dimostrata, dati alla mano, l’insostenibilità effettiva del taglio di 440 milioni già effettuati con la spending review del 2014. Lo stesso Governo, a più riprese, ha confermato la necessità di prevedere una mitigazione del contributo, anche per consentire alle nuove Province e alle nuove Città metropolitane di assicurare il mantenimento dei servizi ai cittadini. Ora, incomprensibilmente,  non solo di questa riduzione di taglio non si ha più traccia, ma nella Legge di stabilità si prevedono ulteriori 500 milioni. Questo è il benvenuto che il Governo dà agli amministratori appena eletti nelle Province e nelle Città metropolitane”.

Province: conclusa la due diligence sui bilanci.

Si e’ concluso il monitoraggio avviato dall’Upi, insieme ai Ministeri dell’economia e dell’Interno, per verificare l’impatto delle manovre economiche sui bilanci delle Province. “Le conclusioni che emergono dai dati sono quelle che ci aspettavamo – sottolinea il Presidente dell’Upi Alessandro Pastacci – con una generale situazione di grave sofferenza, con  63 Province che dichiarano di non essere in grado di rispettare il patto si stabilita’ per il 2014 e 33 Province che dovranno aprire la procedura di pre-dissesto, a causa dei tagli imposti dalle manovre economiche e dalla spending review. Oggi in Conferenza Stato Citta’ i Sottosegretari Baretta, Bocci e Bressa hanno sottolineato l’attendibilita’ del quadro presentato – commenta Pastacci –  e il rischio di ripercussioni gravi sui nuovi enti, Province e Citta’ metropolitane, che tra pochi giorni andranno al voto. Per questo il Governo in Conferenza Stato Citta’ si e’ preso l’impegno a trovare una soluzione per rendere sostenibile il taglio ai bilanci delle Province da qui ai prossimi 10 giorni. Le decisioni saranno prese in una seduta straordinaria della Conferenza dedicata esclusivamente a questo tema”.

Sblocca Italia, Pastacci (Upi) “L’economia riparte dalle piccole opere. Serve lo sblocco del patto di stabilità”

“Se l’obiettivo dello Sblocca Italia è aiutare la ripresa dell’economia, allora il Governo deve dare la massima precedenza alle piccole opere segnalate dai Comuni e dalle Province. E’ attraverso l’apertura di questi cantieri che si può sostenere la creazione di posti di lavoro in tutto il Paese e dare ossigeno alle piccole e medie imprese italiane. Non può esserci nessun riflesso positivo sulla crisi  italiana da investimenti che partiranno non prima del 2017”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, ricordando come “Province e Comuni hanno risposto immediatamente alla richiesta del Governo, e hanno inviato segnalazioni sui cantieri bloccati per pastoie burocratiche.  Le Province gestiscono oltre 130 mila chilometri di strade nazionali, una rete viaria che collega capillarmente tutto il territorio e che ha bisogno di costante manutenzione e di nuovi interventi di ammodernamento, per consentire ai cittadini e alle imprese di avere collegamenti moderni e sicuri. Nel 2013 le Province hanno investito 2 miliardi in opere per la rete viaria, ma già nel 2014 c’è stata una diminuzione delle risorse destinate agli investimenti di quasi il 7% a causa dei tagli ai bilanci ma soprattutto a causa del patto di stabilità, che è il vero ‘blocco’ perché ci impedisce di usare le risorse, anche quando ce ne sono. Il problema non sono solo i vincoli, pesantissimi, ma il fatto che sempre più spesso i governi che si sono succeduti li hanno aumentati più volte nel corso dell’anno, facendo saltare qualunque programmazione e bloccando cantieri completamente finanziati e già appaltati. Per questo – conclude Pastacci – come contributo delle Province alla consultazione del Governo sulle linee guida dello Sblocca Italia, non possiamo che ribadire l’urgenza di liberare dai vincoli che li bloccano, a partire dal patto di stabilità, gli investimenti in opere di Province e Comuni già finanziate ed appaltate, e  in particolare quelli per strade, scuole e contrasto al dissesto idrogeologico”.

Riforma Province: emergenza tagli ai bilanci al centro della Stato Città Pastacci “Il Governo finalmente comprende. Ascoltarci avrebbe fatto risparmiare tempo”

“Se il Governo ci avesse ascoltato quando lanciavamo l’allarme sul rischio di mandare  a monte tutta la riforma delle Province e delle Città metropolitane a causa dei tagli insostenibili ai bilanci, avremmo risparmiato mesi e oggi saremmo davvero pronti a partire. Prendo atto che finalmente è stata compresa la necessità di tenere insieme le riforme istituzionali con le manovre economiche, e non posso che augurarmi che nei prossimi atti del Governo questa scelta sia attuata nel concreto”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, al termine della riunione della Conferenza Stato Città , tenutasi oggi al Ministero dell’Interno, nel corso della quale è stato ufficialmente comunicato dal Governo la volontà di operare, prima di applicare i tagli della spending review alle Province, un monitoraggio dettagliato dello stato dei bilanci, per verificare l’impatto delle manovre sui servizi erogati. “Nessuno – ha detto Pastacci al Ministro Alfano e ai Sottosegretari Bressa, Bocci e  Baretta presenti alla riunione – vuole consegnare ai sindaci che andranno alla guida delle Province in autunno, enti in disequilibrio, o peggio, in dissesto. Ne’ è sensato pensare di spostare funzioni e servizi ad altri enti, con il rispettivo personale, se non ci sono risorse adeguate per coprirli. Tra l’altro, ormai non si tratta più di tagli ai bilanci ma della sottrazione di risorse proprie delle Province per coprire la spesa pubblica centrale.  In tutto nel 2014 si tratta di 1,6 miliardi, risorse che utilizziamo per la manutenzione e gestione del 70% della rete viaria nazionale o per interventi necessari a rendere le scuole superiori non solo più belle, ma anche più accoglienti e sicure. Rivedere questi tagli è essenziale  per raggiungere l’obiettivo, che ormai ci siamo posti tutti, di consentire che la riforma delle Province e delle Città metropolitane non produca caos o disservizi ai cittadini.  Resta il tema della chiara riorganizzazione delle funzioni delle Province: vogliamo sapere come le Regioni intendono continuare ad assicurare i servizi sui territori, nel rispetto dei tempi che impone la legge. Entro il 31 dicembre 2014 – ha detto- il processo deve essere completato, per permettere alle Città metropolitane e alle nuove Province di entrare a regime dal 1 gennaio 2015 avendo ben chiaro chi fa che cosa, senza pregiudicare l’erogazione dei servizi ai cittadini e senza inutili duplicazioni. Non vorremmo – ha concluso Pastacci – che invece che riordinare le funzioni tra Province e Comuni, si assistesse alla nascita di ennesime agenzie e società regionali”.

Protocollo di impegni per pagamento dei debiti della PA

Il 21 luglio scorso l’UPI ha sottoscritto, unitamente al Ministero dell’Economia, Conferenza delle Regioni, Anci, Confidustria, ABI, Cassa DDPP, Unioncamere ed altri rappresentanti delle categorie produttive, un protocollo di impegni volto a favorire ed accelerare il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni. Il tema è da molti mesi al centro dell’agenda politica del Governo, ed a tal fine sono stati complessivamente stanziati ad oggi circa 57 miliardi di euro. Con il protocollo di impegni si è inteso determinare e sottolineare la necessità di uno sforzo ancora maggiore, sia sotto il profilo delle possibili azioni politiche volte a rimuovere le cause che determinano tali debiti, sia sotto il profilo procedurale ed organizzativo, al fine di garantire celerità e fluidità dei processi di certificazione dei crediti da parte delle imprese e dei pagamenti da parte della PA.

In allegato, il testo del protocollo d’intesa

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