Categoria: Bilanci e Finanza

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Conferenza Stato Città: tagli ai bilanci

“Abbiamo chiesto al Governo di alleggerire i 500 milioni di tagli ai bilanci delle Province imposti dalla spending review, quantomeno anche  utilizzando i 100 milioni che la spending ci ha concesso spostandone la destinazione dall’abbattimento del debito all’alleggerimento del taglio. Il Governo non è stato in grado di fornirci risposte certe, abbiamo solo stabilito di attivare da subito un tavolo tecnico per rivedere funzione per funzione i parametri dei consumi intermedi stabiliti dal Commissario Bondi, e su cui sono stati definiti i tagli”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, al termine della riunione della Conferenza Stato Città che si è tenuta al Ministero dell’Interno, cui ha preso parte anche il Commissario straordinario per la spending review Enrico Bondi.

“Ci sono evidenti anomalie – sottolinea il Presidente Castiglione –  che lo stesso Governo ha riconosciuto, che hanno portato a considerare come spese comprimibili capitoli di bilancio destinati a servizi ai cittadini, dai contratti del trasporto pubblico locale ai fondi per assicurare la gestione delle scuole provinciali”.

All’incontro è intervenuto anche il Vice Presidente Vicario, Antonio Saitta, che ha sollevato il tema del mancato gettito dell’Imposta Provinciale di Trascrizione.

“Le Province autonome ci hanno sottratto per il 2012 tra i 100 e i 150 milioni di euro di entrate. Il Governo deve intervenire risolvendo questa emergenza” – ha detto il Vice Presidente Saitta, che ha infatti ricordato che il problema dei bilanci delle Province, oltre ai tagli insostenibili operati dal Governo, sono le entrate tributarie che diminuiscono ogni anno. “A questo dobbiamo aggiungere l’emorragia drammatica che i nostri bilanci stanno subendo a causa del dumping fiscale operato dalle Province autonome di Trento, Bolzano e sull’Imposta Provinciale di Trascrizione”.

Il Governo Berlusconi, infatti, nel 2011 ha varato una norma che impone per le immatricolazioni soggetti ad IVA una imposta calcolata in proporzione ai kilowatt del veicolo. 

“Ma le Province Autonome di Trento, Bolzano e Aosta, schermandosi dietro la loro ‘autonomia’ – ha spiegato Saitta alla Conferenza Stato Città –  hanno deciso di non adeguarsi a questa norma, che vale invece per tutto il resto del territorio nazionale,  e hanno stabilito di mantenere una tariffa fissa per tutte le immatricolazioni.

La conseguenza è stata che le  grandi aziende di noleggio e leasing a partire dal gennaio 2012 hanno deciso di spostare la loro sede legale, e quindi le immatricolazioni,  nelle tre province autonome.

Con una perdita di gettito per le Province a statuto ordinario che stimiamo tra i 100 e i 150 milioni di euro. Risorse che le Province avevano considerato nei propri bilanci, e quindi nelle risorse ai fini del patto di stabilità.

Sono soldi che, in maniera del tutto impropria, ci sono stati sottratti. Per questo abbiamo chiesto oggi al Sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani, di intervenire a correggere quella che lui stesso ha definito oggi una distorsione, che ha gravi ripercussioni sui bilanci degli Enti.

La soluzione, che abbiamo prospettato alla Conferenza Stato Città e su cui ci è stata confermata la massima attenzione – conclude Saitta –  è che si spostino quote di patto di stabilità corrispondenti alle cifre del mancato introito dai bilanci delle tre Province autonome a quelli delle Province. Anche questo sarebbe un modo per alleviare i tagli imposti alle Province”.

 

                                                

STATO/CITTÀ – PROROGATO AL 31 OTTOBRE IL TERMINE DI APPROVAZIONE DEL BILANCIO DI PREVISIONE PER IL 2012

Si ricorda che era stato già approvato un differimento del termine, precedentemente fissato al 31 agosto.

Spending review, Scuole, Castiglione – Positiva apertura Ministro Profumo a incontro

“Apprendiamo con piacere che il Ministro dell’istruzione Profumo ha ritenuto opportuno un incontro con l’Upi sull’emergenza edilizia scolastica. Avevamo chiesto questo incontro tre mesi fa, e fino ad ora non era stato possibile. Aspettiamo una comunicazione ufficiale, che faccia seguito alle dichiarazioni rilasciate alla stampa”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, commentando le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Ministro Francesco Profumo, secondo cui domani ci sarebbe un incontro con l’Upi sul tema della sicurezza nelle scuole gestite dalle province.

“Noi avevamo già dal mese di maggio chiesto ufficialmente un incontro al Ministro Profumo, al quale sottolineavamo la necessità di aprire un confronto sulla questione della manutenzione e della messa in sicurezza dei 5000 edifici scolastici delle Province. Lo avevamo fatto proprio perché, come afferma  il Ministro, siamo certi che per risolvere i problemi la cosa essenziale sia sedersi attorno ad un tavolo e trovare soluzioni condivise” .

Per quanto riguarda il rischio segnalato dall’Upi sulla riapertura delle scuole, Castiglione ribadisce che “non si tratta di fare polemiche o di lanciare allarmi ingiustificati. Sono anni ormai che aspettiamo di avere fondi destinati a finanziare l’edilizia scolastica, ma ogni stanziamento previsto non arriva mai ad essere liquidato. Mi riferisco ai 350 milioni di fondi del Cipe indirizzati alla manutenzione delle scuole, su cui la Conferenza Unificata ha espresso parere favorevole da un anno, che sono solo la prima tranche di uno stanziamento complessivo di 700 milioni di euro.

Non solo – prosegue Castiglione – abbiamo sollevato questa questione in tutti i tavoli, perché la riteniamo la vera emergenza del Paese. Per questo abbiamo chiesto, anche a questo Governo, di togliere i vincoli del patto di stabilità per le risorse destinate dalle Province negli investimenti in sicurezza, senza mai ottenere la minima apertura.

Anzi, per tutta risposta, nel decreto sull’emergenza sisma del nord Italia, varato dal Governo Monti, l’esclusione dal patto è stata concessa alle solo scuole dei Comuni, come se la questione non interessasse le centinaia di scuole superiori colpite dal sisma la cui gestione è affidata alle Province.  Adesso, con i nuovi 500 milioni di tagli, che si vanno ad aggiungere ai 915 milioni già stabiliti dalle manovre dello scorso anno, si paralizza qualunque possibilità di intervento delle Province. Ribadisco – conclude Castiglione – che il nostro appello non nasce da alcuna volontà di fare polemica: speriamo davvero che nell’ incontro con il Ministro Profumo, quando si farà, questi nodi verranno sciolti”.

SPENDING REVIEW, L’ALLARME DELL’UPI: A RISCHIO SERVIZI ESSENZIALI

“Le Province subiranno, a causa della spending review, un taglio di 500 milioni di euro per il 2012 e di 1 miliardo di euro per il 2013 perché il Governo considera come consumi intermedi un totale di 3,7 miliardi di euro: in realtà questa cifra include voci di bilancio delle Province che non sono consumi intermedi aggredibili, bensì servizi”. E’ Ll’allarme lanciato oggi nel corso di una conferenza stampa dal Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, dal presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta e dal presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza. Dati alla mano, che trovate nel dossier allegato, i presidenti hanno spegato come “i parametri scelti dal Govenro per definire i costi aggredibili sono sbagliait, perchè si considerano come consumi intermedi anche servizi essenziali come la manutenzione delle scuole, delle strade, la formazione professionale. Se togliamo questi, che non sono costi ma servizi ai cittadini, l’ammontare totale della spesa ggredibile delle province scende dai 3,7 miliardi stabiliti dalla spending review a 1,3 miliardi. “Parametrando 1,3 miliardi ai 500 milioni previsti dalla spending, il taglio reale che dovrebbe spettare alle Province – ha detto stamane Castiglione – è pari a 176 milioni di euro per il 2012 invece dei 500 milioni previsti e 352 milioni di euro per il 2013 invece del miliardo previsto”. “Non siamo in grado di garantire che i 5000 edifici scolastici che gestiamo possano iniziare l’anno scolastico”, ha lanciato l’allarme Saitta, secondo cui inoltre “se il Governo non dovesse cambiare idea la metà delle province andrà in dissesto finanziario: il commissario Bondi non ha considerato che noi svolgiamo funzioni che non sono tagliabili”. Per Lacorazza “i tagli avranno un impressionante impatto umano. Inoltre non si può tagliare sulle manutenzioni di strade e scuole ad anno già iniziato. Tecnicamente siamo già al dissesto”. “Perché invece non si riesce ad intaccare le 3.127 società ed enti partecipati regionali che costano 7 miliardi l’anno? – si è chiesto Castiglione -. Due miliardi e mezzo è il costo dei soli Consigli di amministrazione”.

A confermare l’errore è una email inviata dal Ministro Giarda al Presidente Saitta, nella quale il Ministro scrive
“Caro Presidente, ho cercato invano di far cambiare quella norma. E’ contraria a tutto quello che ho sempre pensato in materia di finanza locale. Speriamo che il Senato sia più saggio del Governo”.

L’allarme è stato confermato e rilanciato dai Presidenti delle Province del nord, riuniti in Veneto.

Tra le dichiarazioni rilasciate il presidente dell’UPI Veneto, Muraro ha sottolineato l’importanza del fatto che: “Oggi, per la prima volta i territori provinciali del Nord (Veneto, Lombardia e Piemonte) si sono riuniti ad un tavolo unico per discutere le istanze del nord da presentare al Governo. Queste tre Regioni, insieme, rappresentano interessi e numeri importanti che vanno ad influire a livello nazionale. Parlando di PIL rappresentiamo il 38,2 % del valore nazionale, il 32% della popolazione italiana vive nelle tre Regioni, infine le nostre esportazioni sono pari al 51% di quelle nazionali. Riteniamo che questi territori debbano essere non solo rappresentanti, ma anche tutelati di fronte alle prossime azioni che intraprenderà il Governo, inserite nella spending review. Due, a mio avviso, i punti determinanti: la richiesta del mantenimento dell’elezione diretta degli organi amministrativi degli enti di area vasta che resteranno e la definizione di competenze certe e tributi propri. Oggi a Verona abbiamo discusso quali le azioni possibili da intraprendere come segnale ‘eclatante’: innanzittutto, lo sfratto di quegli Enti statali

in affitto dalle Province che in base alla spending review non verseranno più l’affitto. Ma altre sono le proposte fatte dai presidenti che hanno fatto emergere tutto il malessere e le difficoltà di queste rappresentanze territoriali di fronte a certe scelte del Governo. Credo che questo sia solo l’inizio della sinergia fra enti del nord e auspico il coinvolgimento anche delle Regioni interessate. Perchè questa è una battaglia per la collettività!”

 

Ha aggiunto il Presidente UPI Piemonte – Nobili: “Qui non c’è in gioco tanto il futuro delle Province, quanto soprattutto quello dei servizi per la cittadinanza. Entro fine anno, infatti, si rischia di non garantire importanti attività per i cittadini come ad esempio la manutenzione delle scuole e delle strade,il trasporto scolastico, senza dimenticare la gestione dei rifiuti, tema di grande attualità. Non siamo qui per difendere i nostri ruoli, ma l’erogazione di questi servizi. Ci auguriamo che i cittadini comprendano la nostra battaglia e ci supportino. Se su questi tagli lineari non si interverrà con maggiore cognizione di causa i bilanci di tutte le Province – senza aspettare il riassetto che non ci trova concordi nelle modalità con cui questo sta avvenendo – porterà al disavanzo dei bilanci nel corso di questo esercizio, e al dissesto nel prossimo”.

 

“Come UPP – ribadisce Nobili abbiamo dimostrato grande volontà nell’intervenire in un riordino che produca reali risparmi e insieme reale efficienza, ma chiediamo che restino enti di primo grado con competenze e funzioni ben definite, eliminando organismi di secondo grado che in questi anni hanno svolto compiti di cui le Province possono benissimo farsi carico in prima persona”.

 

Infine, il Presidente UPI Lombardia – Sertori ha ribadito: “I tagli che il Governo vuole portare avanti vanno a ‘premiare’ le Regioni che hanno gestito male finora i fondi stanziati e vanno invece a penalizzare le Province virtuose come le nostre che hanno sempre agito con lungimiranza e capacità. È necessario che le elezioni del Presidente e degli organi provinciali rimangano dirette per garantire il principio di rappresentatività democratica, salvaguardare l’indipendenza dei territori e il contatto diretto con i cittadini. Una delle principali funzioni delle Province, infatti, rimane quella di essere enti in grado di fare sintesi tra comuni e Regioni”.

In allegato, il dossier spendind review dell’Upi, con i tagli alle Province aggregati per Regioni

Documenti allegati:

Spending review: i tagli alle Province intervengono sui servizi

“I parametri scelti dal Governo per definire i ‘consumi intermedi’ sono  sbagliati: non si taglia la spesa improduttiva, si tagliano i servizi”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione analizzando, in un documento che l’Upi ha inviato al Governo, al Parlamento e ai Partiti politici, gli effetti dei tagli previsti dalla spending review sui bilanci delle Province.

Il Decreto legge approvato dal Governo, che da oggi inizia ufficialmente il suo iter di valutazione in Senato, assegna infatti alle Province un taglio ai consumi intermedi di 500 milioni di euro per il 2012 e di 1 miliardo per il 2013.

Per le Province i consumi intermedi ammontano a circa 3,7 miliardi di euro, ma alcune delle voci significative ricomprese nel consumo intermedio oggetto di ‘review’ sono evidentemente servizi ai cittadini, come 1 miliardo e 134 milioni di euro che sono Contratti di servizio per il trasporto pubblico locale, 367 milioni di euro che sono corsi di formazione, 243 milioni di euro che sono invece spese per la manutenzione ordinaria e la riparazione degli immobili, compresi gli edifici scolastici.

“Queste tre voci prese ad esemplificazione,  che assommano a circa la metà dei consumi intermedi – spiega Castiglione –  rappresentano servizi ai cittadini, non sprechi aggredibili: stiamo infatti parlando di trasporto pubblico locale e di formazione professionale, ovvero di due rilevanti funzioni assegnate da quasi tutte le Regioni alle Province con propria legge; ma stiamo anche parlando di manutenzione degli immobili ovvero degli  oltre 5000 edifici scolastici nonché dell’intero patrimonio immobiliare delle Province”.

Alcuni esempi concreti: per la Provincia di Genova il totale dei consumi intermedi ritenuti aggredibili dalla spending è pari a 25 milioni e 500 mila. Di questi, il decreto ne taglierà 22 milioni: vuol dire che il taglio di questi consumi corrisponderebbe alla pressocchè totalità degli acquisti di beni e servizi della Provincia che si riferiscono a manutenzione degli istituti scolastici, manutenzione delle strade provinciali, sgombero neve, taglio erba, segnaletica, carburante per i mezzi meccanici, Centri per l’Impiego,  manutenzione immobili adibiti ad uffici, utenze di energia elettrica, gas, acqua, telefono, ecc. Per la Provincia di Torino i consumi intermedi finanziati con fondi dell’Ente per formazione professionale, trasporto pubblico locale, mercato del lavoro, tutela dell’ambiente, etc, sono pari a 61.192.901 che, secondo il dl 95/12  dovrebbero essere decurtati per quasi la metà entro la fine dell’anno e completamente azzerati il prossimo anno.

 “E’ evidente – sottolinea Castiglione – che si tratta di un taglio di risorse, e non di un efficientamento della spesa, come ci si sarebbe aspettato. Parametrare il taglio ai consumi intermedi attesta di fatto la volontà di  non voler  tenere conto né della razionalizzazione già avviata e realizzata da parte di alcuni enti, né della  incapacità di individuare, effettivamente quella ancora  da fare . Un taglio così oneroso e assolutamente sproporzionato non solo all’interno dei diversi comparti della PA, ma anche e soprattutto tra i livelli di governo locale, si traduce nella impossibilità di mantenere gli equilibri di bilancio, mettendo in serio rischio anche il pagamento delle retribuzioni del personale. Resta il dubbio – conclude il Presidente dell’Upi – che l’eccessivo carico della manovra in capo alle Province non sia frutto di una ponderata riflessione tecnica o il risultato di una analisi delle spese delle autonomie locali, quanto piuttosto un modo per operare, attraverso la stretta finanziaria, lo svuotamento delle Province, in linea con l’art. 23 del Decreto Salva Italia. Questo nonostante, sul tavolo delle riforme istituzionali, si stia avviando con il Governo un processo di profondo riordino delle Province. Processo che, stante questi tagli, rischia di essere vanificato”.

In allegato, i documenti Upi sulla spending review inviati alla Commissione bilancio del Senato

 

Documenti allegati:

Spending review: tagli insostenibili, colpiti gli enti virtuosi

Una Assemblea straordinaria dei Presidenti di Provincia e una lettera aperta a tutti i partiti politici per denunciare l’insostenibilità dei tagli agli Enti locali previsti dalla spending review, che colpiscono principalmente gli enti virtuosi.

Lo ha deciso l’Ufficio di Presidenza dell’Upi, che si è riunito oggi a Roma per discutere delle norme contenute nel decreto che il Governo varerà questo pomeriggio.

“Si tratta di tagli lineari a Regioni, Province e Comuni, che non premiano l’efficienza degli enti e incidono direttamente sui servizi ai cittadini – si legge nella lettera che l’Ufficio di Presidenza invierà ai segretari dei partiti politici.

“Non c’è nessuna riqualificazione della spesa – prosegue il testo – ma l’ennesima manovra che fa pagare i conti della crisi agli Enti locali, e quindi direttamente ai cittadini.

Per quanto riguarda le Province, il taglio di 500 milioni di euro per quest’anno e di 1 miliardo l’anno prossimo porterà al sicuro dissesto degli enti. A settembre poi, rischiamo di non potere riaprire le scuole, perché non avremo i soldi perché non potremo garantire la messa in sicurezza e non potremo pagare le utenze.

Ma il taglio è strutturale, e comporta, di fatto, l’impossibilità per le Province di assolvere alle loro funzioni: non avremo più risorse per la manutenzione delle strade, per le scuole, per effettuare i servizi di salvaguardia e tutela del territorio, dovremo chiudere i Centri per l’impiego.

Come si può proprio in  un momento come quello che stiamo attraversando, privare i cittadini sempre più colpiti dalla crisi, anche dei servizi pubblici essenziali?”.

Nel corso della riunione sono stati inoltre nominati quali nuovi componenti dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi,  il Presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, che riveste la carica di Vicepresidente Upi, il Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, il Presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza e l’Assessore al Bilancio della Provincia di Torino, Marco D’Acri.

 

 

Spending review, tagli alle Province

“Come si fa a dire che 7,2 miliardi di tagli a Regioni, Province e Comuni, non sono una manovra? Altro che spending review, ancora una volta si sceglie la via di fare pagare ai cittadini e agli Enti locali il conto della crisi”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, annunciando per domani una riunione straordinaria dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi in cui decidere le iniziative da mettere in campo contro i tagli della manovra.

“Tra l’altro – sottolinea Castiglione – troviamo davvero scorretto dovere apprendere i contenuti del provvedimento dalla stampa, dopo essere stati convocati ad un tavolo ufficiale con il Governo in  cui invece nulla ci è stato detto né sulle modalità che si intende adottare né sui numeri cui fare riferimento.

Se ci atteniamo alle bozze circolate sui media, è chiaro che le cifre dei tali che vengono addebitate alle Province sono del tutto inaccettabili: 500 milioni di taglio nel 2012 e 1 miliardo nel 2013, che si aggiungono a quelli già stabiliti dalle manovre precedenti, tutte durissime, che ci hanno ridotto di 3,3 miliardi i bilanci da qui al 2014.

Si continua poi a suddividere il peso dei tagli in maniera del tutto sproporzionata, con un carico sempre maggiore sulle Province.

Questo è evidente, calcolando l’incidenza del taglio sulla spesa corrente: per il 2012 per le Province si tratta del 5,9%, contro il 2,6% delle Regioni e lo 0,97% dei Comuni.

E nel 2013 arriviamo ad un taglio del 11,8% per le Province contro il 4,33% delle Regioni e il 3,8% dei Comuni.

A questo punto diventa perfino ridicolo continuare a parlare di razionalizzazione delle Province: con queste cifre almeno la metà delle Province andrà in dissesto nel 2012 e nel 2013 tutte le altre”.

Tagli: le Province al Governo Monti

“La spending review è un’operazione di riqualificazione della spesa necessaria su cui c’è piena disponibilità di ciascuno a fare la propria parte. Cosa diversa è se si trasforma nell’ennesima manovra di tagli alle Province e agli Enti locali”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, chiarendo:  “non abbiamo ancora avuto  nessuna informazione ufficiale dal Governo, ma le notizie che oggi circolano sulla stampa ci preoccupano.  Intervenire ancora sulle Province con nuovi tagli lineari e così pesanti – se le cifre su cui si sta ragionando sono quelle pubblicate dai media –  vuol dire mandare in dissesto le Province e gli enti locali, e con essi tutti i servizi che queste istituzioni assicurano ai cittadini, dalla manutenzione delle strade alla messa in sicurezza delle scuole, dal trasporto pubblico  alle politiche per l’ambiente e il territorio. Ci auguriamo davvero che non sia questo che il Governo ci presenterà domani. Noi – conclude il Presidente Castiglione – siamo stati chiamati a discutere di riforme, di riduzione in default gli enti nessuna riorganizzazione sarà possibile, e non è certo di Province e Comuni con bilanci al dissesto che il Paese ha bisogno”.

CREDITI IMPRESE, UFFICIO PRESIDENZA UPI CHIEDE MODIFICHE IN CONFERENZA UNIFICATA

“Gli obiettivi che il Governo si pone con il decreto sui crediti alle imprese sono decisivi e pienamente condivisi dalle Province, che su questo tema si sono spese da tempo.  Ma il rischio è che il provvedimento che oggi discuteremo in Conferenza Unificata  non solo non dia risposte reali agli imprenditori, ma porti al collasso i bilanci degli Enti locali”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, al termine della riunione dell’Ufficio di Presidenza nel quale sono stati analizzati i provvedimenti in agenda in Conferenza Unificata. “Oggi chiederemo modifiche al Governo, perché riteniamo che  a questo decreto manchino quegli interventi strutturali che noi chiediamo da tempo, e che sono la vera risposta alle richieste dell’economia. Altrimenti la nostra preoccupazione è che, nonostante l’impegno di tutti, non si dia alle imprese quello che ci chiedono e tutto ricada, ancora una volta, sui soli bilanci degli Enti locali”. “Il decreto – spiega il Presidente del Consiglio Direttivo dell’Upi, Fabio Melilli – non scioglie i veri nodi: non si sbloccano i 4 miliardi fermi nelle casse delle Province a causa del Patto di stabilità, non si restituiscono i 2, 5 miliardi di crediti che lo Stato deve alle Province. C’è poi il problema dei ritardi dei pagamenti delle Regioni verso le Province e i Comuni. Se non si liberano queste risorse gli Enti locali non saranno materialmente in grado di rispondere alle richieste di pagamento. Per questo l’ufficio di Presidenza dell’Upi ha deciso che presenterà oggi in Conferenza unificata un documento con emendamenti di modifica, per introdurre interventi strutturali”. 

Crisi: Le Province al D Day Ance

“Condividiamo la scelta dell’Ance di inviare i decreti ingiuntivi agli Enti locali per ottenere i pagamenti dalla Pubblica Amministrazione, perche’ la situazione e’ drammatica. Ma deve essere chiaro che quando i giudici imporranno i pagamenti, salteranno i patti di stabilita’ di gran parte di Province e Comuni. Non e’ più tempo di attendere, bisogna intervenire subito per risolvere l’emergenza delle imprese che falliscono di cui noi, province ed enti locali, non vogliamo essere complici”. Lo ha detto il Vice presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo al Dday dell’Ance a Roma. “Noi abbiamo progetti pronti e risorse ferme, 3 miliardi per il 2012: le imprese in questo momento stanno facendo da cassa per lo Stato e questo non accettabili. Non si illuda il Governo – ha poi sottolineato Saitta – che la ripresa possa partire aprendo alle grande opere. Il problema, la sofferenza vera, e’ nelle piccole imprese, quelle su cui le Province potrebbero intervenire immediatamente, con tanti piccoli e medi investimenti su strade, scuole, contrasto al dissesto paesaggistico. Abbiamo progetti fermi nei cassetti e soldi fermi in cassa, negli ultimi quattro anni siamo stati costretti a ridurre i nostri investimenti del 50%. E’ il momento di agire e trovare una soluzione a livello nazionale ed europeo al blocco del patto di stabilita’”.

Crisi, pagamenti alle imprese. Martedì 15 maggio l’Upi insieme all’ANCE per il DDAY

“Le misure di semplificazione che il Governo ha annunciato ieri per liberare i pagamenti dei crediti alle imprese sono un primo segnale importante.

Ma senza lo sblocco delle risorse delle Province e dei Comuni continueremo ad avere soldi fermi in cassa,  a non potere pagare le imprese e soprattutto a non potere aprire nuovi cantieri. Per questo il 15 maggio l’Upi sarà al fianco dei costruttori edili”.

Lo dichiara il Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, che il 15 maggio interverrà a Roma  a rappresentare le Province alla manifestazione organizzata dall’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili con il sostegno dell’Upi,  per ribadire che “servono misure urgenti ed immediate per consentire agli Enti locali di potere investire sui territori e riaprire i cantieri.  Dobbiamo rivedere il patto di stabilità interno– sottolinea  Saitta –  e  liberare almeno uno quota dei 5 miliardi e mezzo che le Province non potranno spendere tra il 2012 e il 2013 perché in questo momento le imprese, soprattutto le piccole, hanno bisogno di una sferzata di liquidità che interrompa la drammatica spirale dei fallimenti e permetta al Paese di fare ripartire la crescita.

Solo invertendo la rotta degli investimenti degli enti locali, che ormai stanno crollando a causa dei tagli ai bilanci e dei vincoli del Patto, potremo sostenere davvero la ripresa: ricordo che le sole Province negli ultimi 4 anni sono state costrette a diminuire le spese per investimenti del 47 % , che vuol dire oltre 2 miliardi di euro in meno per lo sviluppo economico e per le piccole e medie imprese, infrastrutture che invecchiano e si degradano, opere di manutenzione ferme ”.  

Patto di stabilità: le Province chiedono confronto con Governo

Aprire anche alle Province il tavolo di confronto al Ministero dell’Interno sulla riforma del patto di stabilità, dopo le modifiche a favore dei Comuni nella legge sulle semplificazioni che hanno di fatto creato una  “finanza pubblica di serie A e una finanza pubblica di serie B”.

Lo chiede il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, Mario Monti, in qualità di Ministro dell’Economia. 

“Il Parlamento – scrive Castiglione – ha apportato modifiche importanti alla legge sulle semplificazioni, tra cui il  patto di stabilità orizzontale nazionale, che viene accompagnato da 500 milioni di euro di incentivi a favore dei soli Comuni, e il riconoscimento di un miliardo di euro a valere sui residui perenti da assegnare in via prioritaria ai Comuni. Ma anche le Province, al pari dei Comuni, hanno collaborato fattivamente agli obiettivi di patto di stabilità, e vantano, nei confronti dello Stato circa 2,8 miliardi di residui attivi (a fronte di 1,3 mld dei Comuni), senza contare che hanno la medesima difficoltà dei pagamenti bloccati in cassa dai vincoli del patto.

E’ evidente – scrive Castiglione –  che la legittimazione parlamentare successiva ad un accordo con il Governo, della disciplina di maggior favore individuata per i Comuni sembrerebbe configurare una finanza pubblica di ‘serie A’ ed una finanza pubblica di ‘serie B’, non meritevole quest’ultima  della stessa considerazione quando si tratta di individuare forme di allentamento dei vincoli o addirittura incentivi finanziari, ma comunque uguale quando si tratta di accentrare a livello statale tutte le risorse disponibili.

Quanto accaduto resta difficile da spiegare alle imprese che attendono di essere pagate per interventi di manutenzione di una scuola o di una strada, ovvero per opere di messa in sicurezza di un reticolo idrico o di un versante soggetto ad eventi franosi, quasi avessero avuto la sventura di aver svolto lavori per conto di una Provincia anziché di un Comune. Non è superfluo ricordare ancora una volta che il problema dei ritardati pagamenti è divenuta ormai un’emergenza nazionale, il cui esito sul fronte della crisi economica è sotto gli occhi di tutti. Per questo – conclude il Presidente Castiglione rivolgendosi al Presidente Monti – le chiedo, ancora una volta, di  convocarci quanto prima per affrontare il nodo dei vincoli del patto di stabilità per le Province”.

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