Categoria: Edilizia scolastica e Scuola

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Promuovere la cultura scientifica in Italia: come? L’esempio dell’ European Molecular Biology Laboratory (ELLS)

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), cui aderiscono 32 paesi europei ed extra-europei, ha sviluppato un programma internazionale per la valutazione degli studenti delle scuole superiori (Programme for International Student Assessment – PISA). I risultati italiani del PISA nel 2001 per quanto riguarda la preparazione dei nostri ragazzi nelle materie scientifiche sono scoraggianti: ci posizioniamo tra la 23esima e la 25esima posizione su 32 paesi membri dell’OCSE.

La proporzione di laureati in materie scientifiche sul totale dei laureati in Italia è in chiara e costante diminuzione (European Commission – Eurobarometer 55,2 – Europeans, Science and Technology). Per avere un’idea dell’entità del fenomeno, si noti che in Italia la percentuale di studenti universitari iscritti a corsi di laurea ad orientamento scientifico era di circa il 50% nell’anno accademico 1951/52 e di solo il 30% nell’anno accademico 2000/01.
Questo avviene a dispetto del fatto che i laureati in discipline scientifiche risultano tra i più richiesti dal nostro mercato del lavoro (Università e Lavoro 2004 www.istat.it/DATI/unilav2004/index.html), coerentemente con le principali tendenze dei mercati internazionali. C’è quindi un fabbisogno crescente, che nasce da una domanda attuale e che potrebbe innescare in prospettiva un circuito virtuoso di crescita della ricerca e dell’innovazione tecnologica autonoma.

Il numero ridotto di laureati in materie scientifiche è dovuto, tra le altre cose, alle poche iscrizioni presso facoltà scientifiche da parte di ragazzi/e che completano il corso di studi di istruzione secondaria. Un recente monitoraggio ha rivelato che tale numero é in calo (“Fuga dalle facoltà scientifiche, eppure convengono”, Corriere della Sera, 12 Ottobre 2003) ed alcuni atenei, tra i quali le Università di Bari e di Camerino, hanno cercato di “correre ai ripari”, offrendo ad esempio l’esenzione dalle tasse garantita a tutti coloro che si iscrivono a facoltà scientifiche “pure” (come matematica e fisica).

In realtà il problema non é solo italiano, ma si estende anche ad altri paesi europei. Molti giovani europei sono sempre più disinteressati allo studio delle materie scientifiche anche a scuola, creando difficoltà al mercato del lavoro per il reclutamento di ingegneri e scienziati, necessari a tenere in piedi una economia sempre più basata sulla tecnologia (European Commission – Europe needs more scientists: Report by the High Level Group on Increasing Human Resources for Science and Technology. Brussels. European Commission (2004).

Cosa fare dunque? Oltre ad aumentare in maniera intelligente le risorse e i finanziamenti destinati alla ricerca pubblica [e non con inaugurazioni pompose di nuovi straordinari istituti che dovrebbero risollevare le sorti della ricerca italiana, come l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) nel 2005, o con un nuovo fantomatico CERN italiano (“Grande opera per attirare cervelli stranieri”, Corriere della Sera, 14 marzo 2009), ma che senza basi solide sono destinati a cadere nel vuoto], oggetto di molti accesi dibattiti, uno dei punti cardine su cui fare leva è senza dubbio la promozione della cultura scientifica nella scuola secondaria italiana.
In questo contesto, un esempio utile di ciò che andrebbe fatto è stato proposto dall’European Molecular Biology Laboratory (EMBL). L’EMBL è uno dei più prestigiosi istituti di ricerca di base in biologia molecolare. L’istituto è finanziato attraverso sovvenzioni pubbliche da parte di 20 stati membri (Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera) e dall’Australia, membro associato. L’EMBL ha cinque sedi: una sede centrale ad Heidelberg, l’Istituto Europeo di Bioinformatica (EMBL-IBI) ad Hinxton (Regno Unito) e le sedi di Amburgo Grenoble e Monterotondo in Italia. La sede di Monterotondo dell’EMBL (Mouse Biology Unit) è un centro di eccellenza ed innovazione in genetica murina e genomica funzionale. La stretta collaborazione con altre unità di ricerca dell’EMBL, con le strutture vicine dell’European Mutant Mouse Archive (EMMA) e del Centro Nazionale delle Ricerche (IBC-CNR), così come l’alleanza con numerosi istituti di ricerca italiani ed europei ha consentito lo sviluppo di nuove applicazioni della genetica murina. Queste collaborazioni hanno inoltre permesso la partecipazione dell’EMBL-Monterotondo a numerose iniziative europee finalizzate alla creazione di database internazionali di ricerca e di informazione.

Nel 2003 l’EMBL ha inaugurato una nuova struttura educativa, l’European Learning Laboratory for the Life Sciences (ELLS), all’interno del progetto “Continuing Education for European Biology Teachers (CeeBT)” finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’EMBO (European Molecular Biology Organization), associazione gemellata con l’EMBL. L’obiettivo del CeeBT era quello di fornire agli insegnanti delle scuole superiori un nuovo livello di formazione professionale, tenendo conto dell’importanza cruciale della categoria degli insegnanti per la futura crescita dell’Europa nei campi della ricerca e dello sviluppo. Il progetto si è concluso nel febbraio 2005 e l’ELLS è stato integrato nell’ampio settore dedicato alle attività di formazione avanzata all’interno dell’EMBL nella sede centrale di Heidelberg. Dal 2007 l’ELLS è presente anche nella sede italiana dell’EMBL di Monterotondo.

L’attività principale dell’ELLS è costituita dai LearningLABs, laboratori didattici per insegnanti provenienti da tutta Europa, caratterizzati da attività pratiche che vengono sviluppate dai membri dello staff ELLS insieme ai ricercatori dell’EMBL. Nel corso di tre giorni gli insegnanti hanno l’opportunità di affiancare autorevoli ricercatori in attività sperimentali, seminari, visite alle strutture dell’EMBL, corsi di bioinformatica, giochi educativi e forum di discussione su scienza e società. In Italia, negli ultimi 2 anni, l’ELLS ha organizzato corsi di formazione per insegnanti italiani ed europei a Monterotondo, a Torino, a Palermo e ha accolto numerose scuole di Roma e provincia, Napoli ed Alessandria per entusiasmanti esperienze pratiche rivolte agli studenti. Il materiale didattico sviluppato durante i LearningLABs è disponibile sul sito dell’ELLS (www.embl.it/training/ells). Oltre ad organizzare i LearningLABs, l’ELLS riveste un ruolo importante in tutte le attività di comunicazione dell’EMBL, come visite guidate e giornate aperte. I membri dell’ELLS partecipano regolarmente a numerosi festival e conferenze internazionali di educazione e comunicazione scientifica, in modo da stabilire contatti e scambiare esperienze e materiali. In Italia l’ELLS ha inoltre organizzato eventi in collaborazione con l’Istituto di Biologia cellulare del CNR (CNR-IBC), l’Universita’ di Napoli Federico II, l’Associazione Nazionale di Insegnanti di Scienze Naturali (ANISN), l’organizzazione milanese per la diffusione delle scienze CusMiBio, la Fondazione per le Biotecnologie di Torino e la stazione zoologica “A. Dohrn” di Napoli.

Chiediamo alla simpatica e competente Dr. Rossana De Lorenzi (nella foto, senza camice, ritratta durante un LearningLAB), responsabile delle attività dell’ELLS per l’EMBL di Monterotondo:
-quale pensi che possa essere l’impatto dei Learning LABs a lungo termine sulla cultura scientifica dei ragazzi italiani?
“L’ELLS nasce come una struttura rivolta principalmente agli insegnanti di scienze delle scuole superiori, quindi l’impatto sugli studenti è indiretto, ma non per questo minore. Gli insegnanti che partecipano ai nostri corsi si impegnano a trasferirne i contenuti alle proprie classi, utilizzando o adattando il materiale che forniamo loro per introdurre nelle lezioni argomenti spesso non ancora presenti sui libri di testo. Il nostro obiettivo finale sono naturalmente gli studenti, ma siamo convinti che lavorare con gli insegnanti ci permetta di raggiungere un maggior numero di studenti in maniera più efficace. I nostri corsi approfondiscono argomenti scientifici di grande interesse ed attualità attraverso seminari teorici ed esperienze pratiche. Puntiamo sulla qualità dei corsi – che richiedono una preparazione lunga e complessa – per questo li circoscriviamo ad un massimo di 20 partecipanti. Lo stesso lavoro, se fosse fatto per gli studenti, avrebbe un impatto decisamente irrilevante. Il secondo vantaggio di lavorare con gli insegnanti è che gli argomenti dei corsi vengono da loro adattati alle esigenze delle singole classi ed inseriti in un contesto appropriato nell’ambito del programma scolastico. Abbiamo tuttavia avvertito l’esigenza, soprattutto in Italia, di sviluppare un programma di attività dedicato esclusivamente agli studenti. Al contrario di quello che succede in altri Paesi europei, gli studenti italiani hanno infatti poche occasioni per “sperimentare” la scienza sia nelle scuole – spesso non attrezzate – sia in strutture esterne, ancora poco presenti sul territorio italiano. Per questo motivo nella sede dell’ELLS di Monterotondo abbiamo previsto anche un ciclo di attività per gli studenti, che consistono in una giornata dedicata esclusivamente ad esperienze pratiche. In molti casi abbiamo inoltre organizzato un incontro tra studenti e ricercatori, allo scopo di “riscattare” la figura del ricercatore, in molti casi ancora vittima di pregiudizi, e di discutere sulle prospettive e le reali opportunità offerte da una formazione scientifica.
L’impatto sulla scelta universitaria degli studenti che in maniera diretta o indiretta entrano in contatto con le nostre attività credo sia rilevante, anche se non abbiamo mai effettuato una stima in merito. Siamo però consapevoli del fatto che spesso la scelta della facoltà universitaria sia fortemente condizionata dall’esperienza scolastica e dall’entusiasmo degli insegnanti, il nostro scopo è dunque quello di mantenere vivo questo entusiasmo!”

-sei a conoscenza se attività simili sono organizzate da atenei od organizzazioni italiane, anche in altri ambiti scientifici?
“In Italia esistono diverse realtà interessanti che si occupano di promuovere le scienze della vita, rivolte soprattutto agli studenti. Molte università, istituti di ricerca e musei scientifici organizzano periodicamente visite o conferenze per le scuole. Esistono poi gruppi più strutturati per la diffusione delle scienze come il CusMiBio a Milano (www.cusmibio.unimi.it), o il network dei Life Learning Centre” (www.llc.it), una rete di centri presenti in diverse città italiane (Bari, Napoli, Bologna, Torino, Trieste). Le attività offerte agli studenti sono in genere sviluppate insieme agli insegnanti e consistono in esercitazioni sperimentali su diversi argomenti che prevedono l’utilizzo delle principali tecniche di biologia molecolare. Una delle missioni fondamentali dell’ELLS è quella di interagire con strutture preesistenti a livello italiano ed europeo e di promuovere lo scambio di materiali ed esperienze in modo da arricchire l’offerta formativa complessiva. D’altra parte l’ELLS sostiene la creazione ed il mantenimento di nuove strutture dedicate alla formazione di studenti ed insegnanti in Europa sia contribuendo allo sviluppo delle attività sperimentali, sia coinvolgendo i ricercatori dell’EMBL che sono interessati a comunicare con un pubblico più ampio, magari nel proprio Paese d’origine. Vorrei segnalare inoltre delle iniziative che in maniera diversa dall’ELLS mirano comunque a promuovere la cultura scientifica attraverso competizioni organizzate a livello nazionale ed internazionale. Un esempio è quello delle Olimpiadi di scienze naturali organizzate dall’Associazione Nazionale degli Insegnanti di Scienze Naturali (ANISN), un’iniziativa particolarmente meritevole che ha riscosso un grande successo anche tra gli studenti italiani che l’anno scorso, nella selezione finale che si è tenuta in India, si sono aggiudicati ben 2 medaglie di bronzo! Per quanto riguarda la fisica e la matematica la mia conoscenza è più limitata, so che anche per queste due discipline esistono le olimpiadi a livello internazionale, così come associazioni per sostenere la didattica (ad esempio l’associazione ScienzaVIVA: www.scienzaviva.it) e numerosi Musei che propongono agli studenti semplici attività sperimentali.”

-quale e’ la tua opinione sulle possibilità di sbocchi lavorativi per gli scienziati italiani come “divulgatori” di scienza? Tu come ti sei trovata a passare da ricercatrice a divulgatrice?
“In Italia è molto difficile trovare sbocchi lavorativi nel campo dell’educazione scientifica. La figura del “formatore” o “educatore” non è chiaramente riconosciuta, tanto che non esiste nemmeno un termine in italiano per indicarlo! C’è una chiara esigenza di formazione e di aggiornamento da parte degli insegnanti, perchè la ricerca va veloce ed è difficile rimanere al passo coi tempi senza avere un contatto diretto e costante con chi fa ricerca. Purtroppo conosciamo bene i problemi dei nostri Istituti di ricerca, che difficilmente possono permettersi il “lusso” di reclutare personale dedicato esclusivamente alla diffusione. La divulgazione scientifica in Italia è spesso affidata ad una nicchia di ammirevoli volontari, spinti dalla consapevolezza che “educare” in materia scientifica sia oggi essenziale. Di recente sono nati dei master in comunicazione della scienza, come quello celebre della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, che si propongono di formare soprattutto giornalisti destinati alla radio, TV, internet o stampa scientifica. Questo però è un percorso diverso da quello dell’educatore, che deve secondo me avere una solida base scientifica e seguire da vicino il mondo della ricerca ed i suoi sviluppi.
Sono anche convinta che la scuola sia il contesto ideale in cui fare formazione e diffusione in modo da rendere la scienza parte integrante della cultura generale di ogni cittadino.
Io ho avuto il privilegio di svolgere il mio dottorato di ricerca all’EMBL, dove ho potuto scoprire un mondo che altrimenti avrei ignorato – quello dell’educazione scientifica, appunto, che mi ha immediatamente conquistato. La possibilità di trasmettere il mio amore per la ricerca a persone desiderose di sapere e la prospettiva di contribuire, seppure in minima parte, alla formazione scientifica delle nuove generazioni, sono gli elementi che mi hanno convinto ad intraprendere questa nuova strada che fino ad ora mi ha regalato delle bellissime soddisfazioni e mi stimola a continuare con grande entusiasmo.”

“Plasmare” l’insegnamento della cultura scientifica (senza imporre, però, un piano di studi rigido e prestabilito) nei giovani in età scolare è uno sforzo e un progetto a lungo termine. Iniziative come l’ELLS aiuteranno senza dubbio a sviluppare dei metodi didattici che gli insegnanti delle scuole secondarie potranno adottare per permettere ai ragazzi di comprendere appieno il fascino e la complessità delle sfide scientifiche del nostro tempo.
Di Manlio Vinciguerra

http://www.progetto-rena.it/public/post/laboratorio-italia/78-promuovere-la-cultura-scientifica-in-italia–come–l’esempio-dell’-european-molecular-biology-laboratory-(ells).asp

 

 

 

 

 

Concorso Europa alla Lavagna 2009

Presentiamo il concorso “Europa alla Lavagna 2009”, rivolto agli studenti degli istituti di istruzione secondaria superiore di ogni tipologia ed indirizzo presenti in Italia, con l’obiettivo di stimolare l’interesse degli studenti per la storia, i valori, le politiche e l’avvenire dell’Unione europea, permettendo ai partecipanti, attraverso la realizzazione dei loro progetti, di acquisire gli strumenti necessari per diventare cittadini europei attivi.
Si tratta di un’iniziativa promossa dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dall’Unione Province d’Italia, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e la Rai-Segretariato Sociale, che intende premiare i migliori spot video e audio sull’Unione europea.
L’iniziativa rientra nella campagna di informazione e comunicazione  rivolta ai giovani in vista delle elezioni del Parlamento Europeo che UPI, con la collaborazione dell’associazione TECLA, sta realizzando in vista della imminente scadenza elettorale.
Il concorso è stato presentato in occasione del Convegno “Cittadini in Provincia, Cittadini in Europa” dello scorso 23 Marzo, promosso dalla Provincia di Roma, UPI e TECLA, con l’obiettivo di promuovere un confronto con le Istituzioni nazionali ed europee sul ruolo delle Province nel favorire la partecipazione dei cittadini, in particolare dei giovani, alla costruzione dell’Europa attraverso processi di democrazia partecipativa.

Convinti che la cultura, la scuola e le istituzioni locali possano fornire un contributo determinante alla creazione ed al sostegno del sentimento europeo tra i giovani e dunque alla formazione del cittadino europeo e alla stessa crescita dell’idea di Europa, con la presente siamo a chiedervi di dare massima visibilità a tale iniziativa, attraverso la pubblicazione del concorso sul sito web ufficiale dell’ente, attraverso la promozione dello stesso presso le scuole secondarie della vostra Provincia e ogni altra attività di sensibilizzazione rivolta ai giovani che il vostro Ufficio Europa sta già promuovendo.
Si inviano in allegato il bando e la scheda di partecipazione al Concorso, che troverete già online sul sito web della Commissione Europea, dell’UPI e di TECLA.

In allegato il Bando di Concorso e la scheda di partecipazione

Documenti allegati:

EDILIZIA SCOLASTICA: ANCI E UPI SCRIVONO AI MINISTRO FITTO E GELMINI

‘’Attivare quanto prima il tavolo di monitoraggio e valutazione delle attivita’, previsto dalla Intesa raggiunta il 28 gennaio scorso, in sede di Conferenza Unificata tra il Governo, le Regioni e province autonome e le Autonomie locali, sugli ‘indirizzi per prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di rischio connesse alla vulnerabilità di elementi anche non strutturali negli edifici scolastici”’. E’ questa la richiesta contenuta in una lettera che i Presidenti di ANCI e Upi, Leonardo Domenici e Fabio Melilli hanno inviato ai Ministri Fitto e Gelmini.
Nel rappresentare ai Ministri ‘’l’urgenza di conoscere l’entita’ dei finanziamenti disponibili per i lavori che si renderanno necessari successivamente alla rilevazione” Domenici e Melilli segnalano che da parte di Comuni e Province ‘’giungono, infatti, forti e motivate preoccupazioni circa la possibilita’ reale di intervenire senza avere risorse dedicate agli interventi che si rendessero necessari a seguito della rilevazione che sta per essere avviata”.
‘’Riteniamo, pertanto, opportuno – concludono i due Presidenti – attivare quanto prima il tavolo di monitoraggio e valutazione delle attivita’, previsto dalla stessa Intesa, come la sede opportuna per la definizione dei criteri per l’assegnazione delle risorse che saranno rese disponibili per il pieno raggiungimento delle finalita’ sottese all’iniziativa”.

Riunione deglli Assessori all’Istruzione delle Province

Martedì 3 marzo 2009, ore 15,00 è convocata presso l’UPI, in  Piazza Cardelli, 4, una riunione degli Assessori provinciali all’istruzione per definire una posizione politica dell’Associazione realtivamente al dibattito recentemente riavviato in sede di Conferenza Unificata,  in ordine all’attuazione del Titolo V parte II della Costituzione in materia di Istruzione.
Nel link , una proposta di intesa della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome – Master plan delle azioni – sulla quale siamo chiamati a confrontarci.

Pubblicazione GURI del DD SPI anno 2008

si comunica che il Decreto Direttoriale n. 479/SPI del 27 novembre 2008 relativo al riparto dello stanziamento di € 51.645.690,00  per il potenziamento dei servizi  per l’impiego e gli  Uffici di collocamento della Gente di mare per l’anno 2008 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 39 del 17 febbraio 2009.
Il Decreto Direttoriale è stato inoltre pubblicato nella sezione “notizie del Ministero”  del sito web del Ministero: http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/News/20090218_StanziamentoServiziImpiego.htm.

Edilizia scolastica

In allegato:

La circolare e l’Intesa

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Sicurezza nelle scuole: in vista patto tra le istituzioni

“Si lavora al testo di una Intesa interistituzionale tra Governo, Regioni, Province e Comuni sul tema decisivo della sicurezza nelle scuole, che noi ci auguriamo possa arrivare già nei prossimi giorni”. E’ il commento del Vice Presidente dell’Upi, Alberto Cavalli, alla decisione presa oggi in Conferenza Unificata di definire un Patto per la sicurezza scolastica.
“L’intesa – ha aggiunto Cavalli – potrà però dare i risultati che ci aspettiamo solo se sarà accompagnata da un adeguato stanziamento di risorse, tali da permettere alle Province e ai Comuni di intervenire tempestivamente. Noi riteniamo che solo per le scuole superiori servano almeno 3 miliardi di euro per i prossimi tre anni.
Si tratta di una grande inversione di tendenza rispetto al passato perché non dimentichiamo che, solo dal 2001 al 2006, le Province e i Comuni hanno investito per le scuole oltre 27 miliardi di euro, a fronte degli appena 630 milioni assegnati dal Governo.
Il Decreto anticrisi dovrebbe essere convertito dal Parlamento per la fine del mese: ci aspettiamo di conoscere l’ammontare delle risorse subito dopo questo passaggio, e chiediamo che venga riconosciuta la centralità dell’ educazione e formazione nelle politiche di sviluppo del Paese. La scuola – ha concluso Cavalli – è per le Province una priorità, e non solo in termini di edilizia scolastica, ma di programmazione, di facilitazione del raccordo tra formazione e lavoro, di adeguata dotazione informatica: siamo certi che anche il Governo e il Parlamento sapranno considerare questi aspetti come elementi determinati nel contrasto alla crisi finanziaria ed economica”. 

Schema di decreto del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali

In allegato lo schema di decreto

Documenti allegati:

Il Presidente Renzi a Rai2 per l’UPI

“Le famiglie italiane non ne possono più di queste continue polemiche e degli scaricabarile: dobbiamo far partire, da subito, un piano straordinario per mettere in sicurezza tutte le scuole ancora a rischio, ma anche per progettarne di nuove e migliori”.
Lo ha detto Matteo Renzi, Presidente della Provincia di Firenze, intervenendo per l’Upi oggi alla trasmissione televisiva di Raidue “Insieme sul Due”.
“Le Province – ha ricordato Renzi – hanno investito negli ultimi cinque anni quasi 9 miliardi di euro per la manutenzione dei 5000 edifici scolastici che gestiscono, e lo hanno fatto anche quando lo Stato, dal 2004 ad oggi, non ha stanziato nemmeno 1 euro. Sono anni che, finanziaria dopo finanziaria, chiediamo risorse e procedure semplificate per potere fare fronte a questa emergenza. I
l rischio è che anche oggi, passata l’ondata di sconforto legata alla tragedia del crollo del liceo di Rivoli, il disastro in cui vertono le nostre scuole torni ad essere considerato un problema secondario. Noi chiediamo che per gli oltre 2 milione e mezzo di ragazzi che studiano negli edifici di cui si occupano le Province, ci siano scuole sicure, prima di tutto, ma anche all’avanguardia con le nuove tecnologie, dotate di laboratori funzionanti e di attrezzature moderne, scuole ‘belle’ e accoglienti per i nostri studenti. Per fare questo oggi servono tre cose: risorse, un piano programmatico serio e procedure semplificate che permettano ai Comuni e alle Province di fare bene e presto”.

Scuola: i dati delle Province

Le Province gestiscono: 3.226 Istituti scolastici di scuola secondaria (licei, istituiti tecnici, etc..) ripartiti in 5.179 edifici scolastici, composti di 117.348 classi che accolgono 2.596.031 alunni.
In cinque anni (dal 2003 ad oggi) si à assistito ad un netto incremento sia in termini di numero degli edifici scolastici sottoposti alla manutenzione della gestione (erano poco più di 4000, oggi superano i 5000), che di classi (erano 87.000, oggi superano le 100.000) e di allievi (che oggi sono 600.000 in più).

Gli investimenti delle Province: dati 2001 – 2006

FONDI IMPEGNATI DALLE PROVINCE PER EDILIZIA ISTITUTI SUPERIORI (impegni spese correnti impegni spese c/capitale)TOTALE : 8.989.726.112

Gli interventi del Governo per la manutenzione degli edifici scolastici dal ’96 ad oggi. Legge n.23/96                     Primo triennio (1996-98) 750 milioni euro
Secondo triennio (1999-01) 650 milioni euro
Terzo triennio (2002-2003-04) ll 2002 non è stato finanziato                                                                                   Per il 2003 – 2004 :420 milioni euro                   
NEL 2005 E 2006 LA LEGGE NON E’ STATA FINANZIATA  
Il patto per l’edilizia scolastica. Il 20 dicembre 2007 il Ministero dell’Istruzione, le Regioni, le Province e i Comuni siglano “Il Patto per l’edilizia scolastica”. Pertanto Il Governo stanzia nel 2007 50 milioni di euro (a cui si aggiungono 50 mln delle Regioni, 50 delle Province e 50 dei Comuni); nel 2008 100 milioni di euro (a cui si aggiungono 100 mln delle Regioni, 100 delle Province e 100 dei Comuni);per il 2009 , invece gli iniziali 100 milioni di euro previsti dal Patto, hanno subito un taglio di 23 milioni di euro, e sono diventati 77 milioni di euro

Crollo scuola Torino: una lettera agli studenti biellesi dalla Provincia

“Rivoli non è zona sismica. Il liceo Darwin di Rivoli non è fatiscente. L’Italia è un paese moderno. Eppure una famiglia viene colpita dalla tragedia più grande; eppure un ragazzo muore nel posto che i suoi genitori considerano il più sicuro. Non ci sono parole per esprimere il cordoglio e la rabbia che ognuno di noi prova in questo momento e siamo certi di parlare a nome di tutto il consiglio provinciale nell’esprimere una profonda solidarietà e vicinanza alla famiglia di Vito.

In Italia le tragedie innescano una girandola di interrogativi ed esternazioni, poi si comincia a ragionare su ciò che andrebbe fatto per prevenire nuove disgrazie. Invece, la sicurezza dei luoghi dove i nostri ragazzi trascorrono molta parte del loro tempo dovrebbe essere, sempre, la prima preoccupazione di qualunque amministratore. L’edificio che ospita una scuola necessita di un controllo costante, di monitoraggio dell’invecchiamento delle strutture, rimozione di ogni pericolo, inserimento dei materiali più moderni, di igiene e sicurezza degli ambienti, degli strumenti adeguati a prevenire e gestire eventuali emergenze. Tutti aspetti che non riguardano l’istruzione e la didattica ma che sono altrettanto importanti della preparazione degli insegnanti e di una programmazione coerente.

Questa amministrazione investe ogni anno 400 mila euro per la manutenzione ordinaria e altri 400 mila per la manutenzione straordinaria delle scuole di sua competenza. Abbiamo investito nel corso del mandato circa 4 milioni di euro: il 70 per cento di queste risorse sono state stanziate direttamente dalla Provincia, e ciò significa che su questo tema la nostra attenzione non è mai venuta meno. Gli interventi che abbiamo programmato in ambito di edilizia scolastica hanno privilegiato la sicurezza degli edifici. Il problema che più di ogni altro necessitava di un rimedio era la presenza delle coperture in amianto nelle scuole superiori, un materiale nocivo dal quale dobbiamo tenere lontani i ragazzi. Oggi quel materiale è sparito da tutte le scuole. Gli altri lavori a cui abbiamo dato priorità riguardano l’adeguamento alle norme di sicurezza e l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Crediamo che la strategia degli interventi e i risultati ottenuti siano un segno di eccellenza del lavoro svolto. Lo si può verificare visitando le scuole locali, che, per citare un risultato ufficiale, si sono classificate al terzo posto in Italia per la qualità dei livelli di istruzione, la gestione del personale, le dotazioni didattiche e informatiche, per le politiche finanziarie virtuose degli enti locali e la buona funzionalità dei servizi e degli edifici. Lo dice il Rapporto sulla qualità nella scuola realizzato da Tuttoscuola, la rivista per insegnanti, genitori e studenti; la graduatoria è stata stilata in base a 152 indicatori tratti dalle rilevazioni ufficiali del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Istat, del Ministero dell’Interno, della Ragioneria Generale dello Stato.

Ma questo è un percorso, non un arrivo; è un lavoro quotidiano, non un dato sul quale gongolare: testimonia un impegno ma non è sufficiente. Perché il nostro compito è di continuare a vigilare e scoprire cosa è possibile migliorare, quali nuovi problemi si presentano, quali criticità impediscono di realizzare pienamente quel diritto allo studio che è nostro dovere garantire.

Non possiamo incolpare nessuno per il crollo che ha investito Vito. Non possiamo guardare in faccia l’assassino, additarlo pubblicamente. Perché la realtà è anche peggio: siamo tutti responsabili. E in questo strano Paese dove tutti non facciamo che ripetere quanto sono belli bravi e intelligenti i nostri figli ci dimentichiamo di loro continuamente. Mettiamo a loro disposizione i più moderni ritrovati elettronici perché si esprimano poi non li ascoltiamo, gli diamo i mezzi necessari a divertirsi e non ci accorgiamo che sono tristi, controlliamo cosa hanno addosso ma non cosa hanno dentro, li proteggiamo con le parole e nei fatti li lasciamo al loro destino.

Siamo tutti responsabili. E la nostra categoria, quella degli amministratori locali, si deve sentire anche più responsabile. Perché spetta a noi il compito di prevenire episodi come quello di Rivoli. Spetta a noi creare le condizioni perché un episodio come quello non rientri nemmeno nelle nostre preoccupazioni di cittadini, di studenti, di genitori. Secondo alcune statistiche 6 scuole italiane su 10 sarebbero a rischio. Lo scorso anno nelle scuole italiane ci sono stati 13mila incidenti con oltre 90 mila feriti. Com’è possibile tutto questo? Sono numeri impressionanti, assurdi, indegni di un Paese civile.

L’attenzione di questa Provincia alla sicurezza dei nostri ragazzi all’interno della scuola è stata costante, puntuale. Sappiamo che molti giovani biellesi sono rimasti scossi da quanto è avvenuto a Rivoli. Vorremmo aggiungere che noi non smetteremo di essere attenti alle condizioni degli edifici e degli ambienti scolastici e che, proprio come abbiamo fatto fino a oggi, vigileremo quotidianamente sulla loro sicurezza, con la collaborazione degli insegnanti e degli studenti stessi.

Una frase impressa su uno striscione dai compagni di scuola di Vito ritrae con sconsolante precisione la realtà che offriamo ai nostri ragazzi. È al suo significato che tutti dovremmo pensare prima di dimenticare tutto quanto e lasciare che le cose continuino come prima, come sempre: “Come facciamo a crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?”.

È un paradosso, ma ai ragazzi chiediamo di perdonare il cinismo che a volte percepiscono nelle istituzioni e di continuare a credere nel futuro”.

 

 

 

CROLLO SCUOLA TORINO: INTERVISTA DEL PRESIDENTE MELILLI A ‘LA STAMPA’

“Servono le tragedie per vedere che le cose non vanno: non si discute che l’edilizia scolastica spetti ai Comuni per la scuola primaria e alle Province per la scuola secondaria. Ma da anni, finanziaria dopo finanziaria, si taglia e basta. E lo Stato centrale anche, da solo, dove investire e dove no. Così si investe sempre e soltanto sulle ghrandi infrastrutture nazionali e mai su quelle periferiche”.

Così risponde il Presidente dell’Upi, Fabio Melilli in una intervista pubblicata oggi a pag 2 del quotidiano “La Stampa”, dopo la tragedia del crollo del controsoffitto nella scuola “Darwin” di Rivoli, in Provincia di Torino, che vi proponiamo in allegato.

Il Presidente inoltre interverrà su questo tema OGGI alle ore 14,00 in una trasmissione della tv staellitare SKYTG24.

 

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