Categoria: Istituzioni e Riforme

Esplora tutte le news

Riorganizzazione delle Poste, Mottinelli, Presidente Provincia Brescia, incontra l’On. Borghi

Dopo la lettera inviata ai Direttori delle due Filiali bresciane di Poste Italiane per chiedere un incontro con loroil Presidente della Provincia di Brescia, Pier Luigi Mottinelli, nonché componente della Giunta Nazionale UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) ha incontrato a Roma l’On. Enrico Borghiper affrontare anche con lui la questione della chiusura degli uffici postali e valutare quanto sia opportuno fare nel rispettivo ambito di competenza.

 

Provincia e Associazione Comuni Bresciani – ha dichiarato il Presidente Mottinelli –  hanno convocato un incontro ristretto per il 25 febbraio con i Comuni interessati dalla  chiusura e dalla razionalizzazione degli uffici postali e con i Presidenti delle Comunità Montane. Sono molto preoccupato per i Comuni delle Valli, dove, in caso di soppressione degli uffici, a pagarne le conseguenze sarebbero senz’altro utenti già disagiati per le criticità che presentano i territori montani nei quali vivono. Sarà inoltre mia premura chiedere anche a Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia, di attivarsi perché siano garantiti i servizi postali alla nostra comunità».

 

Con una lettera inviata all’amministratore delegato di Poste Italiane spa, Francesco Caio, e al presidente dell’Authority per le comunicazioni, Angelo Cardani, il sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli ha chiesto un incontro “entro la prossima settimana” dopo avere raccolto “molte preoccupazioni e sollecitazioni di intervento” arrivate da amministrazioni comunali, Anci regionali e Regioni a proposito del piano di rimodulazione degli uffici postali avviato da Poste Italiane.

 

«E’ giusto – ha concluso il Presidente Mottinelli – che ogni Istituzione intervenga nei modi che gli competono. La Provincia, quale Casa dei Comuni, ha il dovere di raccogliere le preoccupazioni che arrivano dal territorio e farsi portavoce dei problemi riscontrati, con l’obiettivo di trovare la soluzione migliore».

 

Legge Delrio: Anci e Upi, proposte di legge regionali non ne colgono spirito

‘’Le leggi regionali di riordino delle funzioni delle Province verso i Comuni e le Citta’ metropolitane non colgono, allo stato attuale, lo spirito della legge Delrio: le prospettive di riordino e di semplificazione amministrativa che la riforma propone sono state in gran parte disattese dalle Regioni’’.  Lo affermano il segretario generale dell’ANCI ed il direttore generale dell’UPI, Veronica Nicotra e Piero Antonelli, nel loro intervento al seminario sul tema  che si e’ svolto questa mattina nella sede dell’ANCI a Roma, nell’ambito delle iniziative formative dell’Accademia per l’Autonomia.

‘’Dal confronto fra le 13 proposte di legge presentate dalle Regioni – sottolineano Nicotra e Antonelli – emergono diverse criticita’, prima fra tutte una spinta a riaccentrare funzioni amministrative senza dare seguito al riordino. Una scelta – aggiungono – che e’ del tutto contraria alla direzione tratteggiata dalla legge Delrio, che riforma la pubblica amministrazione locale ponendo in primo piano il ruolo dei Comuni. Anche rispetto alle Citta’ metropolitane, le Regioni non hanno colto l’importanza della nascita del nuovo ente, non assegnando funzioni aggiuntive tipiche di un’Istituzione vocata allo sviluppo economico integrato del territorio. Auspichiamo – concludono Nicotra e Antonelli – che nella discussione nei Consigli regionali, che entro il 31 marzo portera’ all’approvazione dei Disegni di legge, si possano introdurre modifiche anche attraverso il confronto e il dialogo con ANCI e UPI regionali. Se vogliamo raggiungere gli obiettivi della legge 56/14, dalla semplificazione dei processi al miglioramento dell’efficienza dei servizi ai cittadini, bisogna dar seguito al riordino delle funzioni, rafforzando le Citta’ metropolitane, spostando sui Comuni tutte le funzioni di prossimita’ e valorizzando il livello di area vasta con funzioni tipiche del governo del territorio’’.

Insediato a Bruxelles il Comitato delle Regioni

Insediato oggi a Bruxelles il Comitato Europeo delle Regioni 2015 – 2020, l’assemblea dei rappresentanti locali e regionali dell’Unione Europea prevista dal Trattato di Maastricht con il compito di rilasciare pareri al Parlamento e al Consiglio d’Europa sui temi di competenza delle autonomie locali.

A rappresentare le province italiane, la delegazione Upi guidata dal Presidente dell’associazione, Alessandro Pastacci, insieme al Presidente della Provincia di Novara, Matteo Besozzi, e al Presidente della Provincia di Avellino Domenico Gambacorta.

“Porteremo la riforma delle Province in Europa – dichiara Pastacci – per accendere un faro sulle emergenze in atto nel nostro Paese, a partire dalle pesanti difficoltà degli enti di area vasta per garantire i servizi essenziali ai cittadini, dopo che il Governo ha sottratto 1 miliardo di euro alle risorse a diposizione. Il Comitato Europeo delle Regioni, infatti, in quanto organismo di partecipazione attiva delle autonomie locali per la definizione e attuazione delle politiche comunitarie, è uno dei luoghi istituzionali di maggiore importanza per ribadire la necessità di tutelare e valorizzare gli enti di area vasta quali istituzioni chiave per favorire uno sviluppo sostenibile in tutto il Paese. La presenza della delegazione Upi, che dimostra il riconoscimento dell’Europa  nei confronti delle Province italiane – conclude Pastacci – sarà quindi costruttiva e propositiva, per sollecitare l’Unione Europea a porre sempre più al centro dei programmi comunitari, il ruolo delle Province e delle autonomie locali”.

 

Il riordino delle funzioni delle Province e delle Città Metropolitane: riflessioni a partire dalle proposte di legge delle Regioni

Si terrà domani, 11 febbraio, a Roma, presso la Sala Conferenze ANCI – Via dei Prefetti 46 – il corso  “Il riordino delle funzioni delle Province e delle Città metropolitane: riflessioni a partire dalle Regioni”. L’iniziativa formativa, la cui partecipazione è completamente gratuita, si tiene nell’ambito delle attività dell’ Accademia per l’Autonomia.
 
Il corso, presieduto dal Segretario Generale dell’ANCI, Veronica Nicotra, e dal Direttore Generale dell’Upi, Piero Antonelli, sarà tenuto da docenti di Diritto pubblico e Diritto amministrativo, che hanno analizzato comparativamente le diverse proposte regionali di riordino delle Province.
Un’ occasione preziosa, dunque,  per riflettere sul percorso di individuazione e riordino delle funzioni provinciali nella prospettiva della valorizzazione e del rafforzamento di tutte le autonomie locali: Comuni, singoli e associati, Province e Città metropolitane.

Per i dettagli, consultate il programma allegato.

Tutto il programma delle iniziative del Piano di formazione territoriale per Amministratori locali, Segretari Comunali e Provinciali, Dirigentiu e responsabili degli Enti locali è disponibile sul sito www.accademiautonomia.it

Documenti allegati:

La Provincia di Brescia in prima fila per la gestione associata

Si è svolta in Prefettura una conferenza stampa sulla gestione dei servizi pubblici nel nostro territorio. Ha partecipato, in rappresentanza della Provincia di Brescia, il Vicepresidente Alessandro Mattinzoli.

Con la Legge 56/2014 di riordino delle Province   è stato disegnato un nuovo ruolo dell’ente assegnando tra le funzioni fondamentali  ‘l’assistenza tecnico amministrativa agli enti locali, la raccolta ed elaborazione dati’ che evidenzia, unitamente alle nuove modalità di elezione degli organi di governo, il disegno di far diventare la Provincia un Ente al servizio dei Comuni. La Provincia di Brescia ha attivato già un’importante serie di confronti e di tavoli progettuali per recuperare al meglio la sua esperienza nell’erogazione e nel coordinamento dei servizi agli enti locali del territorio nella riformulazione dell’attuale configurazione.  Per questo motivo, la Provincia di Brescia si propone come modello per la gestione associata dei servizi di area vasta.

«L’occasione è stata importante- ha dichiarato il Presidente della Provincia di Brescia, Pier Luigi Mottinelli – per riproporre nuove modalità di gestione dei servizi pubblici nel nostro territorio, aggregando la spesa, condividendo la progettazione e utilizzando le nuove tecnologie per ridurre i costi, migliorare la qualità dei servizi, offrire una uniformità di prestazioni sul territorio provinciale e garantire una modernità ed attualità dell’azione della pubblica amministrazione,in coerenza con le ‘evoluzioni’ che la nostra società civile ed economica sta vivendo. L’emendamento del Milleproroghe approvato dalla Commissione alla Camera, non deve comunque fermare il percorso avviato sullo  sviluppo e i servizi offerti ai Comuni.».

S’intende promuovere logiche di attuazione di spending review non basate soltanto sulla riduzione della spesa, ma sulla selezione della stessa in base a criteri di sostenibilità economica e ambientale, nonché sull’utilizzo di soluzioni tecnologiche che riducano i costi di gestione (ricorrendo ad esempio a strumenti di calcolo del ROI che quantificano il beneficio economico derivante dalla riorganizzazione di un servizio basato su nuove tecnologie).

«Il nuovo ordinamento porta la Provincia al ruolo di “Casa dei Comuni” – ha sottolineato Mattinzoli –  e quindi alla possibilità di essere Ente Gestore di determinati servizi, non può che confermare la volontà di collaborare in sinergia per il bene della comunità. Inoltre  può avere un ruolo attivo sulla attuazione delle politiche energetiche previste in Europa 2020, orientando la propria azione nelle materie che fanno riferimento alle proprie funzioni fondamentali: Trasporto pubblico, Edilizia scolastica, assistenza tecnica ai comuni su progetti di gestione della rete pubblica di illuminazione».

La Provincia è coinvolta in tavoli con la Prefettura per  favorire il monitoraggio dei Comuni sotto l’obbligo della gestione associata.

Le tematiche già in corso di prospettive operative e che sono importanti  da citare per il forte impatto strategico e innovativo sono: la stazione unica appaltante, la funzione statistica, il sistema bibliotecario bresciano, i servizi in ambito ICT, la rete di illuminazione pubblica, la piattaforma tecnologia e servizio di verbalizzazioni multe e il foundraising su fondi UE ad accesso diretto dei fondi europei.

Quirnale: il Presidente dell’Upi all’insediamento

“Gli ho chiesto di farsi garante della tutela degli enti sul territorio” C’era anche il presidente della Provincia di Mantova Alessandro Pastacci, nel suo ruolo di Presidente dell’Unione Province italiane, tra gli invitati alla cerimonia di insediamento del neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella tenutasi oggi al palazzo del Quirinale a Roma. “Quello del Capo dello Stato è stato un discorso di ampio respiro, ma anche con temi molto vicini alla gente e ai bisogni attuali dei cittadini – spiega Pastacci poco dopo la conclusione dell’intervento del presidente Mattarella -. Ha sottolineato la necessità di un dialogo più stretto tra cittadini e istituzioni. Nel congratularmi con lui e nell’augurargli buon lavoro ho ribadito la disponibilità delle Province al processo di riforma in corso ma ho anche chiesto al Presidente di farsi garante della tutela degli enti sul territorio”.

Il Presidente della Provincia di Bergamo Matteo Rossi “Idee per la nuova Provincia”

Pubblichiamo di seguito la lettera del presidente della Provincia Matteo Rossi riguardo le linee politiche che l’Amministrazione da lui guidata intende sviluppare nell’arco del 2015:

“Idee strategiche e capacità di fare rete sono ciò che istituzioni sempre più prive di risorse devono saper mettere in campo, perché lo sviluppo non è solo una questione di soldi. Vorrei perciò provare a rendere evidente in cinque punti ciò che la nuova Provincia, nel cuore di una trasformazione difficile, vuole perseguire come scelte orientate allo sviluppo nel corso del 2015. Un anno in cui, dall’indagine Ocse alla sfida di Expo, possiamo cogliere insieme l’opportunità di straordinari acceleratori dei nostri processi territoriali. La sede del «modello Bergamo» rappresenta a mio avviso il luogo per realizzare questa sintesi. Va quindi rafforzata, dotata di strumenti e budget per operare da vera cabina di regia.

La Provincia intende orientare le proprie scelte nelle seguenti direzioni.

Punto primo, aiutare i Comuni a fare sistema. Vanno in questa direzione tre interventi: la stazione unica appaltante, il nuovo statuto con le aree omogenee, il sostegno alle reti che investono sull’attrattività. Con la prima i Comuni risparmieranno tempo e denaro grazie alle competenze della Provincia in materia di gare e di bandi, dalla progettazione delle opere alla direzione dei lavori.
Col nuovo statuto i Sindaci potranno tanto più incidere nelle politiche provinciali quanto più saranno capaci di definire un punto di vista sovracomunale. Nel tempo questa capacità è stata sviluppata negli ambiti del sociale e ora, con la revisione del Ptcp, la sfida è promuovere un’idea di territorio condivisa e vincolante, dall’urbanistica all’ambiente, dai parchi d’impresa fino alla fiscalità locale, temi che incidono sulla capacità competitiva delle diverse aree. L’occasione dell’Expo, infine, ha fatto nascere numerose collaborazioni nei distretti dell’attrattività attraverso i quali continueremo ad investire sul marketing territoriale e la competitività turistica dei territori, a partire da quelli montani, il cui spopolamento vogliamo contrastare e combattere.

Punto secondo, una rinnovata alleanza per la green economy tra impresa ed enti locali. Da un lato, all’interno del percorso della Covenant of Major, la Provincia è impegnata a rendere bancabili i 124 piani comunali di riqualificazione energetica e recuperare 54 milioni di prestiti europei, dall’altro sul patrimonio delle scuole provinciali vanno costruiti progetti di efficientamento energetico capaci di produrre risparmi e favorire innovazione e nuova domanda di lavoro. E se l’Europa è il luogo dove buone idee e capacità di fare rete danno accesso a nuove risorse, va da sè che il 2015 deve essere l’anno in cui avviare un’agenzia territoriale per i fondi europei coordinata dalla Provincia capace di integrare le competenze pubbliche e private già attive su questo fronte.

Punto terzo, vogliamo innovare, nel quadro del Jobs act, le modalità dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, ma la prima politica attiva si chiama formazione professionale, risorsa strategica per favorire gli inserimenti lavorativi e inserire nuove competenze nella cultura e nell’impresa artigiana. Va in questa direzione il rilancio dell’Azienda Bergamasca Formazione e la rete tra i diversi enti che in primavera darà vita alla prima «Fiera dei mestieri».

Punto quarto, trasporti e infrastrutture. Con la nuova Agenzia della mobilità progetteremo in modo innovativo e condiviso le aree urbana ed extraurbana generando economie e realizzando utili integrazioni tariffarie. È l’unico modo per contrastare le conseguenze di tagli pesanti, ben sapendo che anche su questo terreno si combattono gli alti tassi di mortalità scolastica ancora presenti nelle nostre valli. Sulle infrastrutture il nuovo scalo merci, la variante di Cisano e il tratto di tangenziale Treviolo-Paladina sono progetti sui quali non dobbiamo perder tempo. Quest’ultima in particolare è inclusa nella strategia di rilancio che a partire dall’investimento sulle nuove terme di San Pellegrino, e speriamo sul nuovo Casinò, punta a rilanciare anche le più lontane località turistiche. Collegare capoluogo e pianura, verso Treviglio e Romano, rimangono obiettivi prioritari dei quali stiamo studiando nuove compatibilità ambientali ed economiche.

Punto quinto, le emergenze: 7,8 milioni di extra costi per la variante di Zogno e 16 milioni di debito verso i Comuni per l’assistenza scolastica sono le pesanti problematiche ereditate. Il piano di vendita di immobili e azioni sarà orientato prioritariamente su questi fronti. A dicembre abbiamo pagato con due milioni di euro molti dei nostri debiti, ora pretendiamo che lo Stato paghi quanto dovuto in ordine ai quasi due milioni e mezzo di affitti arretrati per le funzioni ospitate nelle nostre sedi. Buone idee, capacità di fare rete, concertazione territoriale, una Provincia leggera per una politica forte. Noi proveremo a fare «meglio con meno», con tutta la determinazione possibile”.

Matteo Rossi, presidente Provincia di Bergamo

Province Friuli Venezia Giulia “No a colpi di mano per la chiusura anticipata”

“No a colpi di mano per la chiusura anticipata delle Province”. Questo il messaggio che il presidente dell’Upi Fvg Pietro Fontanini ha inoltrato ai consiglieri regionali che saranno chiamati, durante i lavori d’aula di questi giorni, a esprimere un parere sul progetto di legge costituzionale n. 77 d’iniziativa del senatore Pegorer (di cui la Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica ha avviato recentemente l’esame) avente ad oggetto “Modifiche allo Statuto speciale della Regione Fvg in materia di ordinamento degli enti locali”. Fontanini critica il contenuto del disegno di legge per le conseguenze sulle attuali Province. “In base alla disposizione transitoria contenuta nell’art.2 del progetto di legge – spiega Fontanini – le attuali Province possono essere soppresse anzitempo, con legge regionale ordinaria, una volta entrata in vigore la legge costituzionale di modifica dello Statuto di autonomia del Fvg. Una disposizione che, se recepita, non solo provocherebbe immediate ripercussioni negative sul regolare svolgimento del mandato amministrativo ma che si pone in palese contrasto con il diritto degli enti elettivi, e dei loro rappresentanti legittimamente eletti, al compimento del mandato conferito nelle elezioni”.  Ma, è il complesso della provvedimento in esame che risulta non condivisibile oltre che in contrasto con la legge 56/2014 che non dispone il superamento delle Province ma le trasforma in enti di secondo livello. Non solo. L’originaria proposta di riforma della II parte della Costituzione presentata dal Governo confermava la permanenza di una competenza legislativa esclusiva dello Stato sull’ordinamento non solo dei Comuni e delle città metropolitane, ma anche degli enti di area vasta. Nel ribadire che la potestà della nostra Regione di legiferare in tema di ordinamento degli enti locali deve essere esercitata in armonia con la Costituzione e i principi generali dell’ordinamento, Fontanini invita i consiglieri regionali a esprimersi affinché ogni iniziativa di riforma dello Statuto di autonomia, nella parte che riguarda il superamento delle Province, venga esaminata dopo l’approvazione della riforma del Titolo V, seconda parte, della Costituzione. “Al fine di consentire – conclude Fontanini – alle comunità provinciali di continuare a mantenere un proprio sistema di governo locale costituzionalmente garantito che ne esalti i principi di autonomia nell’esercizio delle specifiche funzioni di area vasta, come avviene in molti dei paesi più avanzati d’Europa”.

Le slides presentate all’Assemblea dell’Upi del 28 gennaio 2015

Pubblichiamo le slides proiettate all’Assemblea Nazionale dell’Upi del 28 gennaio 2015

Documenti allegati:

Riforma dello Statuto e superamento delle Province, Fontanini scrive al ministro Boschi e ai Componenti della I Commissione del Senato

Le ripercussioni sulle Province del Fvg del progetto di legge costituzionale n. 77 d’iniziativa del senatore Pegorer (di cui la Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica ha avviato nei giorni scorsi l’esame) sono al centro della lettera che il presidente dell’Upi Fvg Pietro Fontanini ha inviato al Ministro per le riforme costituzionali Elena Boschi e ai componenti della I Commissione del Senato. Fontanini critica il contenuto del disegno di legge per le conseguenze sulle attuali Province.  “In base alla disposizione transitoria contenuta nell’art.2 del progetto di legge – spiega Fontanini – le attuali Province possono essere soppresse anzitempo, con legge regionale ordinaria, una volta entrata in vigore la legge costituzionale di modifica dello Statuto di autonomia del Fvg. Una disposizione che, se recepita, non solo provocherebbe immediate ripercussioni negative sul regolare svolgimento del mandato amministrativo ma che si pone in palese contrasto con il diritto degli enti elettivi, e dei loro rappresentanti legittimamente eletti, al compimento del mandato conferito nelle elezioni”.  Ma, è il complesso della provvedimento in esame che risulta non condivisibile, per quanto analogo alla proposta di legge nazionale approvata dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e presentata al Senato il 6 febbraio 2014. “La legge 56/2014 nota come Delrio – ricorda Fontanini – non dispone la soppressione delle Province ma le trasforma in enti di secondo grado, con proprie funzioni di governo del territorio. In coerenza con questa disciplina rammento che l’originaria proposta di riforma della II parte della Costituzione presentata dal Governo, confermava la permanenza di una competenza legislativa esclusiva dello Stato sull’ordinamento non solo dei Comuni e delle città metropolitane, ma anche degli enti di area vasta. Interventi di esclusivo rilievo regionale possono quindi introdurre segnali contraddittori che porterebbero non a semplificare ed a rendere più efficiente l’assetto del governo locale bensì a destabilizzarlo”.  “Ritengo improprio – aggiunge Fontanini – che oggi la Commissione Affari Costituzionali del Senato possa avviare la discussione di ulteriori disegni di legge costituzionale di rilievo regionale ‘di soppressione delle Province’ che dovrebbero essere eventualmente presi in esame solo in esito all’approvazione del complessivo progetto di riforma del Titolo V, seconda parte, della Costituzione”. Al riguardo, Fontanini chiede che la riforma dello Statuto di autonomia del Friuli Venezia Giulia, nella parte in cui si rivolge al superamento delle Province, venga collocata in modo appropriato al termine del processo di riforma dell’ordinamento costituzionale in corso, con l’auspicio che esso coerente con l’ordinamento complessivo degli enti di area vasta avviato dalla Legge 56/2014.

Riforma Pa: Anci e Upi scrivono al MInistro Madia

’Il tempestivo riavvio del confronto sulle questioni relative alla legge di riforma della pubblica amministrazione’’. E’ quanto chiedono i presidenti di ANCI e UPI, Piero Fassino e Alessandro Pastacci, in una lettera inviata al ministro della Semplificazione Marianna Madia.

Dopo aver manifestato apprezzamento per la discussione sul disegno di legge appena ripresa dalla commissione Affari costituzionali del Senato, Pastacci e Fassino ricordano che ‘’il dibattito tra Governo e Autonomie sul provvedimento in sede tecnica e politica si e’ articolato in diverse tappe in Conferenza Unificata, in occasione delle quali le Associazioni scriventi hanno dato parere favorevole al disegno di legge, in considerazione di una valutazione generale positiva fatta dal Ministero alle nostre proposte fondamentali, in particolare per quanto attiene alla riforma della dirigenza pubblica e alle semplificazioni procedurali e del sistema dei controlli’’.

Da qui la richiesta del riavvio del confronto ‘’sugli argomenti di maggiore interesse per le Autonomie locali, al fine di inserire le proposte di modifica in sede di esame in Commissione al Senato’’.

Dipendenti Province: Pastacci scrive al Ministro Madia

“Siamo tutti impegnati in una intensa attività di collaborazione per consentire alle pubbliche amministrazioni di assorbire i circa 20.000 dipendenti  delle Province che, secondo quanto stabilito dalle di Stabilità, dovranno essere dichiarati in soprannumero nei nostri enti.  E’ un obiettivo impegnativo, che, perché sia pienamente raggiunto, ha bisogno di indicazioni certe da parte del Governo a tutte le amministrazioni statali e territoriali, altrimenti non sarà possibile garantire il futuro lavorativo e professionale di persone che sono e devono essere considerate una risorsa preziosa per il Paese”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, rivelando di avere per questo inviato una lettera al Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, per evidenziare le prime difficoltà e chiedere un intervento immediato. “La Legge di stabilità – ricorda  Pastacci Ministro – prevede che le Regioni, i Comuni e le Amministrazioni centrali debbano prioritariamente assorbire il personale delle Province e delle Città metropolitane dichiarato in soprannumero, senza che gli stessi enti siano obbligati a versare alle amministrazioni che ricevono il personale il 50% della spesa annua per questi dipendenti.  Eppure molte amministrazioni in questi giorni stanno emanando avvisi di mobilità che non tengono conto di queste norme:  uno degli esempi più lampanti è il bando di mobilità per la copertura di 1.031 posti presso gli uffici giudiziari che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 gennaio 2015, che non considera né il criterio di priorità né quello della non onerosità, non dando alcun seguito alle scelte operate nella Legge di stabilità proprio per favorire un passaggio il più possibile semplificato di questi dipendenti. Eppure proprio gli uffici giudiziari sono in questi giorni da più parti richiamati, quasi fossero il naturale luogo di ricollocazione del personale delle Province.  Per questo – afferma il presidente Pastacci – chiediamo al Ministro Madia di ribadire espressamente, anche attraverso una circolare a tutte le amministrazioni pubbliche, la previsione della non onerosità del processo di mobilità per le Province e le Città metropolitane e l’obbligo a dare priorità nei bandi di mobilità al personale in uscita delle Province e delle Città metropolitane. Solo in questo modo – conclude il Presidente dell’Upi – riusciremo a raggiungere l’obiettivo che è comune a Governo e Province: ricollocare tutto il personale, valorizzando le professionalità, senza che un solo esubero sia determinato da questo processo così complesso”.

 

Cerca