Categoria: Istituzioni e Riforme

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Upi Basilicata: Valluzzi nuovo Presidente “Insuperabili difficoltà nella gestione di servizi e funzioni fondamentali”

L’assemblea dei due consigli provinciali di Potenza e Matera riuniti ieri in seduta congiunta, ha eletto all’unanimità il Presidente della Provincia di Potenza, Nicola Valluzzi, Presidente regionale dell’Upi (Unione delle Province Italiane) nella carica di Vice Presidenti, sono stati invece eletti, con funzioni vicarie Franco di Giacomo, (presidente della Provincia di Matera) e il consigliere della Provincia di Matera, Gianluca Modarelli.

Le indicazioni emerse nel corso dell’assemblea regionale saranno rappresentate nel corso dell’assemblea nazionale in programma il prossimo 28 Gennaio a Roma, che di fatto sancirà il punto di non ritorno del sistema delle Province Italiane facendo emergere le insuperabili difficoltà nella gestione di servizi e funzioni fondamentali per la vita di cittadini ed imprese lasciando migliaia di dipendenti in una condizione di totale incertezza.

Provincia Reggio Emilia: ufficio legale interno per ridurre costi

Un Ufficio legale interno alla Provincia per ridurre ulteriormente i costi dell’ente – eliminando consulenze ad avvocati esterni – ma anche per valorizzare le tante professionalità dell’ente. E’ il senso del nuovo regolamento per il funzionamento dell’avvocatura interna approvato dal Consiglio provinciale nell’ultima seduta del 2014 – con il voto favorevole della maggioranza e l’astensione dell’opposizione – a conclusione di un percorso avviato nell’estate del 2012.

Il nuovo regolamento assegna all’Ufficio legale la rappresentanza in giudizio della Provincia e l’attività di consulenza legale agli uffici dell’ente e si prefigge altresì lo scopo di contenere i costi derivanti dalle liti attraverso la riduzione al minimo delle prestazioni di legali esterni. In questo senso i dati forniti dal relatore del provvedimento, il consigliere delegato Andrea Tagliavini, sono di tutto rilievo: dal 2012 la spesa per l’affidamento di nuovi incarichi legali è scesa da una media di 150.000 euro a 8.000 euro annui, il tutto senza alcuna nuova assunzione di personale, ma solo ricorrendo alla valorizzazione delle risorse umane già presenti all’interno della Provincia.

L’organizzazione attuale prevede un solo avvocato assegnato all’ufficio, Alessandro Merlo, che tratta una media di 30 nuovi procedimenti ogni anno, oltre all’attività consultiva: ricorsi al Tribunale amministrativo regionale, citazioni per danni, liti in materia di urbanistica e di tutela dell’ambiente, opposizioni alle sanzioni amministrative e alla Commissione tributaria sono le casistiche più ricorrenti.

“Il regolamento prevede anche un innovativo sistema di valutazione dei risultati conseguiti, e di incentivazione legata alle somme effettivamente recuperate, che è stato oggetto di accordo con le rappresentanze sindacali – spiega il consigliere Tagliavini –  In sostanza, il bonus per l’avvocato scatta solo se vince la causa e recupera le spese di lite, dopo avere dedotto le spese e gli oneri fiscali a carico dell’ente”.

I parlamentari si confrontano con i sindaci dei Comuni montani

Manifestazione organizzata dall’Intergruppo per lo sviluppo della montagna, in collaborazione con UNCEM, ANCI ed UPI per il prossimo 12 gennaio a Roma. 

“I parlamentari si confrontano con i sindaci dei Comuni montani”.

Roma 12 gennaio 2015.
Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari – Camera dei Deputati – Via di Campo Marzio 74 – Roma
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I NUOVI STATUTI DELLE PROVINCE

Dal mese di ottobre, dopo l’elezione dei nuovi organi di governo in 64 Province, è stata avviata la discussione per la revisione degli statuti provinciali.

Come previsto dall’art. 1, comma 81, della legge 7 aprile 2014, n. 56, i nuovi statuti provinciali devono essere approvati “entro il 31 dicembre 2014” ma l’assemblea dei sindaci ha tempo approvare le modifiche statutarie fino al “30 giugno 2015”. A partire da questo termine ulteriore scatta l’esercizio del potere sostitutivo previsto dall’art. 8 della legge 131/03.

Sulla base degli incontri di formazione e approfondimento e del confronto che è stato avviato a livello nazionale e nei territori, grazie al supporto delle Unioni regionali, l’Unione delle Province d’Italia ha elaborato i contributi allegati, che hanno la finalità di affrontare i punti essenziali dell’attività di revisione degli statuti provinciali.

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Riordino Province, i presidenti di Ascoli Piceno e Fermo:”Evitare il caos istituzionale e garantire la continuità dei servizi”

A margine della conferenza stampa sull’iter per la ricostruzione del ponte in località Rubbianello, i Presidenti delle Province di Ascoli Piceno e Fermo hanno anche fatto cenno alla difficile fase di riordino che stanno vivendo attualmente le Province con il corto circuito istituzionale che rischiano di provocare provvedimenti legislativi tra loro contrastanti, che vanno assolutamente armonizzati e corretti.

 

Con i tagli insostenibili previsti dalla Legge di Stabilità che si tradurrebbero in minori entrate per 5 milioni e 100 mila euro per la Provincia di Ascoli e circa 3 milioni e 39 mila euro per la Provincia di Fermo nonché con l’emendamento che propone la riduzione del 50% del personale, palesemente in contraddizione con la Legge Delrio – hanno evidenziato con preoccupazione Cesetti e D’Erasmosi rischia la confusione organizzativa e la paralisi dell’attività delle Province che non potrebbero garantire servizi essenziali come scuole, strade e tutela dell’ambiente, dando quelle risposte sul territorio a cui i cittadini hanno diritto“.

 

Siamo pronti a fare la nostra parte – ha affermato il Presidente D’Erasmo – ma tutti i soggetti coinvolti devono fare la propria e mi auguro che le Regioni si facciano presto soggetto attivo del processo di riordino che altrimenti non può avere seguito. A tale riguardo, chiedo con forza alla Regione Marche di recuperare il ritardo e varare, entro fine anno, la legge che definisce le competenze delle Province marchigiane, oltre a quelle fondamentali attribuite dallo Stato, adempimento indispensabile per evitare il collasso istituzionale e finanziario degli Enti di Area Vasta“.

 

Legge di stabilita’: l’emendamento del Governo agli interventi sulle Province e il fascicolo dei sub emendamenti Upi

Si allega l’emendamento del Governo alla Legge di stabilita’ riguardo le Province, depositato in Commissione Bilancio al Senato sabato 13 dicembre. Si allega inoltre il fascicolo dei sub emendamenti al testo del Governo elaborato dall’Upi. La scadenza per il deposito dei subemendamenti in Commissione Bilancio al Senato e’ fissata per le 16 della giornata odierna.

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Premio Veneto Awards 2014 per la PA a Upi Veneto

L’UPI Veneto, Unione delle Province del Veneto, è stato insignito del Veneto Awards 2014 nella categoria Pubblica Amministrazione. Il Veneto Awards è un premio che viene assegnato annualmente Milano Finanza, Capital e Italia Oggi alle realtà venete d’eccellenza.

 

“Non è facile di questi tempi fare l’Amministratore – ha detto alla premiazione il presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro – credo che ci voglia passione per lavorare bene in favore dei cittadini. Questo credo le Province Venete lo abbiano dimostrato, enti vicini al territorio che hanno sempre svolto il proprio compito, per erogare il miglior servizio possibile”.

 

Riforma Province FVG, Fontanini “L’improvvisazione al potere. Dalla Giunta regionale confusione, superficialità e dilettantismo”

“A quale versione è arrivato il disegno di riordino degli enti locali? Quarta? Quinta? Pare che dall’approvazione da parte della Giunta, avvenuta il 14 ottobre scorso, non passi giorno senza che vengano annunciate modifiche. Insomma, ad oggi, nessuno conosce il testo definitivo eppure in tutta fretta s’intende andare alla sua approvazione. E’ l’ennesima conferma dell’improvvisazione, della superficialità e del dilettantismo con cui la Giunta regionale sta affrontando un provvedimento così importante, spinta solo dalla volontà di imporre un disegno senza tener conto delle sue pesanti implicazioni”.

Pietro Fontanini, dalla presidenza dell’Unione delle Province, tuona contro il modus operandi della Regione su un tema, quello del riordino delle autonomie locali, centrale per il futuro del Friuli e per la difesa dell’autonomia “è sconcertante assistere al continuo sovrapporsi delle proposte in un materia – quella dell’ordinamento – che richiede ben altra ponderazione, rispetto delle leggi e della storia delle nostre comunità, ed un ascolto vero di tutti gli attori coinvolti nel processo della riforma, non solo di quelli compiacenti”.

Sulla tutela delle minoranze linguistiche “stiamo ribadendo da tempo – precisa Fontanini – che non può essere una funzione della Regione e pare che, finalmente, se ne sia resa conto. Ma questo elemento, per quanto fondamentale, è solo uno degli aspetti che nella riforma non funzionano. L’impianto normativo di base è fragile, approssimativo, non tiene conto delle norme nazionali vigenti e della realtà specie per quel che riguarda l’organizzazione dei servizi ed i costi che, con la riforma, aumenteranno sensibilmente a fronte di un fortissimo accentramento regionale, che produrrà maggiore burocrazia e rallentamenti operativi”.

“Non si può nemmeno immaginare che la gestione di servizi fondamentali ora in capo alle Province, come strade ed edilizia scolastica, venga stravolta e trasferita ad Unioni di cui ancora non si conoscono l’assetto, l’organizzazione e le risorse”.

Fontanini conclude con un appello alla V Commissione, cui spetta in questi giorni l’esame del Ddlr 68: “Confido nel lavoro e nella responsabilità del consiglieri affinché concedano al Friuli un’autentica opportunità di riordino istituzionale e non concorrano, invece, a determinare un risultato legislativo da esibire a Roma ma che non fa gli interessi dei cittadini e del sistema economico della nostra Regione”. 

 

Udine, 11 novembre 2014.

Province e Città metropolitane, funzioni nuovi organi: la Circolare con i chiarimenti del Ministero per gli Affari Regionali e le autonomie

Poteri dei consigli metropolitani, proclamazione degli eletti, prima convocazione e presidenza del Consiglio metropolitano, insediamento dei Presidenti delle Province e del Conisgli provinciali, poteri del Presidente della Provincia, funzionamento degli organi provinciali in attesa di approvazione del nuovo statuto e disciplina delle province montane, rapporti tra sindaco e consiglio metropolitano e tra presidente e consiglio provinciale, applicabilità delle norme Tuel ai nuovi enti.
Queste le problematicità affrontate nella circoalre 1/2014 del Ministero delle Regioni e delle Autonomie locali, allegato alla notizia, che chiarisce i quesiti e precisa le modalità operative da seguire.

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Province Friuli Venezia Giulia: Sentenza Tar Fvg sospende le elezioni di secondo grado per la Provincia di Pordenone del 26 ottobre.

Giornata importante quella di oggi per le Province del Fvg. La decisione del Tar Fvg, resa nota nella tarda mattinata, che ha accolto il ricorso contro la legge regionale 2/2014 presentato da Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e dall’Upi Fvg, Unione delle Province del Fvg, è stata salutata positivamente dai Presidenti e dai rappresentanti degli Enti di area vasta riuniti proprio oggi a Vito D’Asio per l’assemblea regionale. “Un segnale importante” ha commentato il presidente Ciriani nel ricordare che “il senso più profondo della sentenza è che nessuna riforma può essere varata privando il cittadino del proprio diritto a scegliersi chi lo deve amministrare e quindi a poterlo votare”.

Soddisfazione nelle parole del presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini che proprio oggi si è insediato alla guida dell’Upi Fvg subentrando a Ciriani. “Un pronunciamento significativo quello del Tar Fvg sulla legge 2/2014 già bocciata dal Cal che, all’interno del testo, aveva individuato vizi e lacune. Di questa decisione, ora, la Regione Fvg dovrà obbligatoriamente tenere conto e non procedere frettolosamente. Altrimenti anche il riordino degli enti locali rischia lo stesso percorso. Quindi invito l’assessore Panontin a non essere precipitoso: lacune e inesattezze sono dietro l’angolo”.

“Prendiamo atto dell’ordinanza del Tar – ha affermato la presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat – che rinvia alla Corte Costituzionale la decisione ultima. Auspico che sulla riforma di riordino degli enti locali ci sia da parte della Regione la disponibilità e la possibilità di riflettere sul dispositivo. L’invito è a non aver fretta nel confezionare una riforma che tutti riteniamo necessaria ma che vista la portata richiede tempi e confronti”.

Per il presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta “la sentenza è giusta. Ha fermato il mercato di nomine che già si era costruito. Mi auguro che sia l’inizio di una nuova stagione di confronto tra le Province e la Regione”.

Il ricorso è stato presentato a seguito dell’emanazione del decreto dell’assessore regionale Paolo Panontin che fissava per il 26 ottobre la convocazione dei comizi elettorali per le elezioni di secondo livello della Provincia di Pordenone. A presentare l’istanza al Tar per Ciriani e per l’Upi Fvg sono stati gli avvocati Mario Bertolissi (costituzionalista di origini friulane, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Padova), Giuseppe Bergonzini e Giuseppe Sbisà. L’udienza si è tenuta mercoledì 8 ottobre.

 

Province Friuli Venezia Giulia: presentato studio CGIA Mestre

Aumento del 15% della spesa per il personale provinciale trasferito alla Regione per almeno 5 milioni di euro all’anno; una maggiore spesa di 95 milioni per la gestione degli oltre 2200 km della rete stradale provinciale; ripercussioni finanziarie e organizzative (ipotizzate anche dalla Corte dei Conti) nel lungo periodo di transizione (almeno 4 anni) che sarà gravoso per Enti e cittadini; perdita di efficienza del sistema con un fortissimo accentramento amministrativo in capo alla Regione; dispersione ed annullamento dell’identità. Sono i principali effetti della riforma del sistema Regione-Enti localiriassunti dalla Cgia di Mestre nello studio presentato oggi – mercoledì 15 ottobre – durante l’assemblea regionale dell’Unione Province del Fvg che si è svolta a Casiacco di Vito d’Asio. Occasione per tracciare un bilancio di fine mandato da parte del presidente Alessandro Ciriani al quale è subentrato, alla guida dell’Upi, il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini. Dopo i saluti del sindaco Pietro Gerometta, il presidente Ciriani ha richiamato la sentenza odierna del Tar, pronunciamento sofferto con una settimana di camera di consiglio, che deve “rappresentare un campanello d’allarme e indurre a riflettere e a dare risposte che finora non sono arrivate”. Entrando nel merito del ddlr, Ciriani ha esortato i consiglieri regionali a una valutazione critica del dispositivo che “cancella il lavoro svolto dalle Province con efficacia ed efficienza a favore delle comunità locali, un livello di governo attento a contemperare la spesa con le esigenze di tutte le realtà, fino alle più piccole e periferiche che saranno destinate a contare sempre meno, fino ad annullarsi, nelle future Unioni”. Uti con funzioni ben diverse dalla Federazione del Camposampierese presa a modello dalla Giunta regionale. “La Federazione gestisce il personale, la mensa delle scuole, la polizia municipale – ha evidenziato Ciriani – e la Provincia di Padova che continua ad esistere non ha trasferito alcuna funzione alla Federazione e tanto meno la Regione!”. Ciriani ha inoltre stigmatizzato l’accentramento di potere in capo alla Regione posto dal disegno, “processo che pregiudica l’autonomia dei territori rendendoli sudditi della macchina burocratica e di chi la governa con inevitabile allungamento dei tempi nelle risposte ai cittadini”. Ciriani si è quindi soffermato sulla futura geografia ordinamentale. “Dal 1 gennaio 2016, il ddlr genererà una situazione complicatissima con 4-5 livelli di governo (Comuni, Uti, Province – di primo e secondo grado – Regione, enti e organismi di secondo grado non sottoposti al riordino) destinata a durare – ben che vada per i processi di riforma del Titolo V della Carta Costituzionale e cancellazione delle Province dall’ordinamento della Repubblica – almeno 4 anni. Alla faccia della semplificazione”. Sconcertante ancora la mancanza, all’interno del ddlr, delle basi finanziarie sulle quali si regge la riforma. In perfetta sintonia con Ciriani, anche il presidente della Provincia di Gorizia Enrico Gherghetta che ha confermato il suo impegno per evitare che il ddlr di riordino passi. “La premessa era un riordino che doveva partire dalla Regione per poi aprire un dibattito sulla riforma degli altri enti locali. Questa era la filosofia. Se guardiamo al recente passato, la riforma Iacop era una buona riforma ma poi si è fermata nel trasferimento delle competenze al territorio, territorio che è la chiave per risolvere i problemi. La riforma Panontin invece si basa sul fatto che il territorio è il problema e quindi va svuotato per riportare le funzioni alla Regione mentre invece dovrebbe investire sul territorio, dare fiducia e responsabilità e non occuparsi delle bocciofile, materia dei Comuni. La base di partenza è la filosofia seguita per la riforma sanitaria”.

La presidente della Provincia di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat ha messo in luce la mancanza di confronto con la Regione sul contenuto del ddlr evidenziandone alcune evidenti lacune dal punto di vista tecnico/operativo. “Le strade provinciali, a esempio, non potranno essere trasferite tout court a Regione e Comuni – ha detto Bassa Poropat – perché ancorate al Codice della Strada. E ancora, come verranno suddivise le competenze in materia ambientale? Dietro al mero elenco delle funzioni descritte nei famosi allegati del ddlr, nulla si dice dei procedimenti. Dove sarà la terzietà del presidente/sindaco dell’Uti? Il personale dove andrà? Quali saranno i costi dell’operazione? Ad oggi nessuna simulazione è stata fatta. Eppure ci sono stati vari studi, a partire dall’indagine Bocconi che prefigurava un aumento della spesa pari al 10/15% con l’abolizione delle Province, i documenti e gli approfondimenti prodotti dall’Upi e un altolà da parte della Corte dei Conti. Una sola cosa è certa: dal 1 gennaio 2016 le Province verranno svuotate di competenze. Ma costituzionalmente non può accadere. Finché un ente esiste deve continuare a svolgere le funzioni proprie di quell’ente”. Relativamente all’impatto della riforma sull’area giuliana, Bassa Poropat si è detta preoccupata perché “rischiano di andare in fumo dieci anni di lavoro di interconnessione e interazione tra capoluogo e territorio”. La presidente della Provincia di Trieste ha, infine aggiunto: “Riteniamo che una riforma sia necessaria, i doppioni vanno eliminati, e per questo eravamo e siamo pronti al confronto che non è stato leale”.

A concludere i lavori il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini. “Questa riforma rappresenta un salto nel vuoto. Chiediamo alla Regione di procedere con calma. Di ascoltare il Cal, il cui ruolo di rappresentante degli enti locali nei confronti della Regione è previsto dalla Costituzione. Se il Cal chiede di modificare, va ascoltato. Ma Serracchiani vuole fare la prima della classe: dice da tempo di aver abolito le Province quando ancora manca la modifica dello Statuto. Il rapporto con i cittadini deve essere più serio e rispettoso. Mentre invece si propongono alchimie che mandano in fumo la nostra storia. Un vero e proprio pasticcio sostituire le attuali Province – enti di area vasta previste in tutti i grandi paesi europei – con 17 ‘miniProvince’. Un progetto che va contro la richiesta dei cittadini di contenere la spesa. Sono convinto che se questo ddlr passerà avremo cittadini e amministratori locali dalla nostra parte non per difendere privilegi ma per costruire economie di scala e per rendere più efficienti i servizi”. “Oggi – ha concluso Fontanini – è una bella giornata per noi con la sospensione, grazie alla sentenza del Tar, delle elezioni a Pordenone. Di fronte a questa ordinanza, la Regione anziché riconoscere, con umiltà, di aver sbagliato tira dritto e ricorre al Consiglio di Stato. Un’ulteriore prova di non volersi confrontare”.

 

Di seguito i punti salienti dello studio della Cgia di Mestre

Personale Il trasferimento di funzioni alla Regione (61) e alle Uti/Comuni (50) comporterà un trasferimento del personale delle Province. Per le funzioni indicate nel ddlr ed esclusi i servizi generali e di staff, si prevede che 681 dipendenti transitino in Regione, 192 ai Comuni/Uti e 38 rimangano negli enti di area vasta. Il ddlr prevede che il personale provinciale mantenga la medesima posizione giuridica ed economica. Improbabile che in uno stesso ente vi siano dipendenti con stesse mansioni e livelli contributi diversi. Si profila dunque un posizionamento verso l’alto della spesa per il personale con un possibile aumento del 15% pari ad almeno 5 milioni di euro all’anno. Nel 2012 globalmente la spesa per i dipendenti delle Province (1.259 unità) è stata pari a 58 milioni di euro; ammontava invece a 180 milioni per la Regione (2.680 dipendenti stabili) e 397 milioni per i Comuni (9.944). Mediamente il costo per un dipendente provinciale è stato pari a 45 mila 892 euro, ben più basso di quello medio regionale (65 mila 164 euro). 

Viabilità Entro il 31 luglio 2015 la giunta regionale dovrà individuare tra le strade provinciali (oltre 2 mila 200 km) quelle di interesse regionale e quelle di interesse locale. Attualmente Fvg Strade gestisce 968 km con un costo unitario di 59 mila 488 euro. La rete provinciale ha invece un costo medio unitario di 16 mila 279 euro a km. Alla luce di questi dati, una crescita dei costi di gestione per la viabilità è concreta. Tanto che ipotizzando un trasferimento del patrimonio viario delle Province a Fvg Strade la maggiore spesa è di 95 milioni di euro. 

Istruzione Le Province hanno importanti competenze in quest’ambito dagli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione sugli edifici scolastici alla gestione del diritto allo studio. Sono 155 gli istituti superiori in gestione, una partita di circa 52 milioni di euro. Distribuire la competenza al territorio comporterà un quadro estremamente eterogeneo con Uti chiamate a gestire più istituti e altri privi di questa competenza. Il risultato sarà: una moltiplicazione dei centri di costo.

Motorizzazione civile La delega era stata affidata dalla Regione alle Province (lr 23/2007). Ora si prevede un dietrofront con un accentramento in capo alla Regione. Ecco il significato della manovra: 6 milioni 114 mila euro di spese per il personale tra tutte le quattro Province e costi di gestione pari a 1 milione 405 mila euro per un totale di 7 milioni 519 mila euro.

Lavoro Il 19% dei nuovi assunti ha usufruito dei servizi per l’impiego degli enti di area vasta che in questi anni hanno sviluppato nuove politiche occupazionali mettendo in rete vari interlocutori del territorio. Il costo per tali servizi è di 38 milioni di euro. Una struttura capillare e decentrata vicina, vicina agli utenti, sarà assorbita da una struttura centralizzata quale si prospetta l’agenzia regionale per l’impiego, con inevitabile dispersione del patrimonio.

Le spese della macchina amministrativa L’incidenza è pari a 50 milioni 806 mila euro che rapportati alla spesa corrente totale (quasi 309 milioni) presenta un coefficiente di efficienza pari al 16,5%. L’indicatore colloca le nostre Province in una posizione migliore nel confronto con le altre realtà italiane (27%) e dei Comuni (Fvg 28,3%, Italia 29,1%).  

Dimensioni ed efficienza Realtà piccole non riescono a sostenere economie di scala utili all’efficiente produzione ed erogazione di beni e servizi. Una dimensione più grande può comportare maggiori costi a causa della complessità delle funzioni svolte o dell’unicità di alcuni servizi che si trovano solo nelle aree più grandi. Il ddlr assegna 50 funzioni alle Uti con il rischio che per alcune di queste il livello dimensionale non sia adeguato e dando così luogo a costi aggiuntivi.

 

Sono intervenuti all’assemblea il presidente del Consiglio regionale Franco Iacop, il presidente della V commissione Vincenzo Martines, i consiglieri regionali Elio De Anna, Riccardo Riccardi, Ridolfo Ziberna, Enio Agnola, il vice presidente dell’Anci Renzo Francesconi, nonché una nutrita rappresentanza di assessori, consiglieri provinciali e amministratori locali.

Riforma Province: l’Accordo e il Dpcm sulle funzioni

In allegato, il testo dell’Acccordo tra Stato, Regioni, Province e Comuni e del DPCM che datennao i principi per il riordino delle funzioni non fondamentali delle Province

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