Categoria: Istituzioni e Riforme

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Abolizione Province, il Consiglio provinciale sottoscrive odg

Il Consiglio provinciale, riunitosi oggi per deliberare su diverse questioni, ha visto tutti i consiglieri presenti sottoscrivere all’unanimità un ordine del giorno rispetto a quanto pubblicato sulla testata nazionale  “La Repubblica”.

“In relazione a una dichiarazione rilasciata dal Ministro degli Affari Regionali Del Rio  – si legge nell’odg – che avrebbe affermato, in relazione al futuro delle Province, “svuoteremo questi Enti” con trasferimento quindi delle funzioni delle Province stesse ad altri Enti il Consiglio provinciale esprime forte contrarietà e un totale disaccordo rispetto alla volontà di voler di fatto sopprimere l’ente, seppur sotto forma dello svuotamento delle sue funzioni. Ritiene strumentale l’accanimento nei confronti di questo ente di cui è diffusa la percezione da parte dei cittadini in ordine alla sua utilità e la consapevolezza che la sua soppressione non comporterà nessun reale risparmio per il paese rispetto al quale riteniamo che l’attuale Governo dovrebbe considerare ben più improcrastinabili problematiche. Impegna il presidente della Provincia e del Consiglio a mettere in atto ogni azione ritenuta utile a scongiurare questa assurda proposta.”

“Mentre questa Provincia – hanno sottolineato i due presidenti Franco Stella e Aldo Chietera – prova a portare avanti, pur tra innumerevoli difficoltà,  discorsi e confronti di prospettiva a vantaggio del territorio, vediamo questo impegno sgretolarsi sotto il peso di una dichiarazione che sottrae credibilità al governo nazionale. A questo punto, oltre che basiti, ci troviamo a domandarci per conto di chi e in rappresentanza di chi ha parlato Del Rio.”

Province: Saitta al Ministro Delrio

“Il Disegno di Legge del Governo  sulle Province costerà al Paese una spesa di almeno 2 miliardi, soldi che invece che essere destinati ai servizi andranno tutti sprecati in nuova burocrazia. Sono questi i dati che andrebbero evidenziati, ma su cui evidentemente si preferisce tacere”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando l’intervista rilasciata oggi al quotidiano La Repubblica dal Ministro delle Regioni e delle Autonomie Graziano Delrio. “Noi abbiamo dimostrato che il solo passaggio delle 5000 scuole superiori delle Province ai Comuni, costerà  645 milioni di euro in più per il riscaldamento scolastico, la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici e la progettazione, direzione lavori e collaudo delle opere. Un aumento di spesa che si tradurrà in minori risorse per la manutenzione, la messa in sicurezza e la gestione delle scuole.  Ancora più salato sarebbe il conto se le funzioni delle Province tornassero alle Regioni: l’aumento sarebbe di 1,4 miliardi. Quindi il Paese pagherebbe 2 miliardi di euro per la riforma delle Province, che non produce risparmi se non i 32 milioni di tagli della politica.  Dalle risposte del Ministro – aggiunge Saitta – emerge il grande caos sul futuro dei servizi essenziali: nessuno continua a spiegare chi li garantirà, con quali risorse e con quale personale. Nella legge di stabilità 2014 nessun capitolo di spesa è riservato alla copertura dei costi che deriveranno da questa abolizione. Che oggi sul quotidiano la  Repubblica è chiamata abolizione: due giorni prima ci era stato detto che si trattava di un grosso equivoco e che quella delle Province era solo una rimodulazione. Anche qui, le contraddizioni dimostrano una grande confusione che non può essere la base di partenza di una riforma che interviene a destrutturare l’intero assetto di amministrazione dei territori. Quello che è evidente dalle parole del Ministro Delrio – conclude Saitta – è che nessuno crede di riuscire a fare la riforma costituzionale: le Province, dunque, saranno svuotate anche a costo di spendere 2 miliardi, ma i parlamentari non saranno dimezzati, non si ridurranno gli uffici periferici dello Stato che sono una delle voci di spesa più alta della pubblica amministrazione, né tantomeno si taglieranno le oltre 7.800 società strumentali con i bilanci in rosso che ci costano 19 miliardi solo in personale”.

Quanto ai dati diffusi da Repubblica rispetto ai costi delle Province, di cui non si indica la fonte, si specifica che il Siope (la banca dati del Ministero dell’economia) e i certificati di bilancio per il 2012 attestano che : il costo del personale per 107 Province è di 2,1 miliardi, e non di 3 miliardi per 86 Province; il costo del personale politico è di 88 milioni di euro; la spesa per investimenti in manutenzione e messa in sicurezza di strade, scuole, ambiente è  stata di 6,7 miliardi; la spesa per lavoro e formazioni è stata di 1 miliardo.

Assemblea delle Province del Mezzogiorno – CAMBIO SEDE –

“Il Disegno di Legge “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni” varato dal Governo Letta è incostituzionale, antidemocratico e farà aumentare la spesa pubblica del Paese, come abbiamo dimostrato nei nostri studi e dossier.  Siamo favorevoli alle riforme, purché comportino benefici e semplificazioni per i cittadini, ma da amministratori non possiamo più sopportare di essere indicati come la causa dello spreco del Paese. La responsabilità che discende dall’essere stati eletti direttamente dai cittadini a cui abbiamo il dovere di rispondere, ci impone di squarciare il velo di disinformazione, di proseguire  con l’“operazione verità” che stiamo portando avanti in tutto il Paese, per dire basta alle bugie che sulle Province continuano ad essere propinate”.

Così il Presidente dell’Upi Antonio Saitta e il Presidente della Provincia di Napoli, Antonio Petangelo, annunicano l‘Assemblea delle Province del Mezzogiorno, che si terrà a Napoli, martedì 29 ottobre prossimo, dalle ore 11,00 alle ore 13,30 presso la sede della Provincia di Napoli ( Piazza Santa MAria La Nova, 1).

L’iniziativa sarà aperta da un saluto del Prefetto di Napoli, Francesco Antonio Musolino,  seguirà l’introduzione del Presidente della Provincia di Napoli, Antonio Pentangelo, e gli interventi di tutti i Presidenti delle Province del Mezzogiorno. Le conclusioni saranno affidate al Presidente dell’Upi Antonio Saitta e al Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro. All’Assemblea saranno inoltre invitati a partecipare tutti i Presidenti delle Regioni del Mezzogiorno.

A breve il programma dettagliato dell’evento

Province: i risultati di un sondaggio dell’Ispo sui Comuni

Il 65% dei sindaci dei piccoli Comuni non considera la riforma delle Province una priorità, il 64% sa che non porterà alcun risparmio, il 63% pensa che farà indebolire i territori. Questi i dati piu significativi della ricerca presentata oggi a Milano all’Assemblea delle Province del Nord  dal Prof. Renato Mannheimer, che analizza l’opinione dei sindaci dei piccoli comuni sulla riforma delle Province varata dal Governo.  Se dunque un  61 % la vede come una opportunità  di razionalizzare competenze, quindi sa bene che c’è bisogno di razionalizzare, non di eliminare, il 57% ha capito che perderà un riferimento e il 63%  è molto più preoccupato dalla mancanza di risorse che dalle riforme. La maggioranza dei sindaci poi è cosciente di non avere personale (53%) e competenze (34%) idonee per svolgere le funzioni delle province, oltre ad essere questo un peso in più di cui dovrà sobbarcarsi (28%).  Si dichiarano poi molto preoccupati, i Sindaci dei piccoli comuni di ricevere le funzioni tipicamente di area vasta: in particolare l’80% dichiara che avrebbe difficolta’ a garantire il servizio di trasporto extraurbano, il 72% il mercato del lavoro, il 68% la formazione del personale, il 57% la gestione del territorio e la tutela ambientale, il 55% i serivzi per la scuola. Mentre non hanno problemi a riprendersi quelle tipicamente comunali: sport, turismo e cultura. Il 51%, infatti  non crede che sarà in grado di gestire i servizi delle Province. Per quanto riguarda le elezioni, il 55% crede serva un modello elettorale che preveda elezioni dirette da parte dei cittadini  o totali (37%) o almeno del Presidente (18%).

In allegato, il sondaggio

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Commissariamenti delle Province

Nel disegno di legge di conversione del decreto legge 93/13 il Parlamento ha alla fine decisodi stralciare la norma incostituzionale sui commissariamenti delle Province che avrebbe procrastinato illegittimanente i commissariamenti oltre la primavera del 2014.

In allegato il parere che l’UPI ha dato nella Conferenza unificata e la lettera del Presidente Saitta sulle disposizioni approvate dal Parlamento in via definitiva.

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Province: parte dal Nord la sfida sul disegno del Governo

“Vogliamo aprire un confronto vero con le Regioni e con i Comuni, lontano da Roma, dove le ragioni del buon governo sono sacrificate  nel nome degli annunci e della propaganda e dove la voce delle preoccupazioni di chi amministra i territori non viene ascoltata”. Così il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, annuncia l’avvio di una campagna di iniziative con Regioni e Comuni sulle conseguenze del Disegno di Legge sulle Province e sulle Città Metropolitane varato dal Governo. Il primo incontro si terrà domani, 16 ottobre (ore 9,30 – 13,30) a Milano, con l’Assemblea delle Province del Nord nella sede del Consiglio Provinciale a Palazzo Isimbardi, e vedrà l’intervento del Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni e la presentazione di un sondaggio realizzato dall’Istituto di ricerche del Prof. Renato Mannheimer sulle valutazioni dei piccoli Comuni rispetto alla riforma delle Province. 

“Questo Disegno di Legge – afferma Saitta – non solo è incostituzionale, ma è pieno di incongruenze, con norme contradditorie e inattuabili che metteranno di fatto in ginocchio i piccoli comuni. Non è un caso se la richiesta di accelerarne l’attuazione venga solo dai grandi comuni capoluoghi, che, alle prese con bilanci in rosso, sperano di fare cassa creando Città metropolitane delle quali, per legge, sarebbero automaticamente i Presidenti: senza nemmeno sentire il bisogno di chiedere a cittadini che non li hanno mai eletti se sono d’accordo ad essere governati da loro.  Noi vogliamo denunciare le gravi conseguenze che subiranno le comunità – sottolinea il Presidente –  con l’aumento della spesa pubblica e il crollo dei servizi,  che diminuiranno e perderanno di efficienza, e lo faremo  con incontri  diretti con Regioni e Comuni in tutto il Paese. A Roma non hanno voluto nemmeno aprire un confronto sui nostri dati, respingendoli a priori e senza fornirci una analisi dettagliata di costi e benefici che potesse confutare i nostri studi”.  

 

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PROVINCE: LA LETTERA INVIATA DAI DIPENDENTI DELLA PROVINCIA DI ROMA A GOVERNO, REGIONI E PARLAMENTO

In allegato, il testo della lettera sottoscritta dai diperndenti della Provincia di Roma

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Saitta “Ecco i veri sprechi della politica: 7.800 società con 15 miliardi di spesa personale.

“Ecco la grande zona grigia della spesa pubblica: 7.800 società ed enti strumentali, gestiti da nominati della politica, dove non c’è alcuna trasparenza o controllo sulla qualità né sul costo dei servizi. Noi questo allarme lo avevamo lanciato lo  scorso anno, inascoltati, al Governo Monti”. 

Così commenta il Presidente dell’Upi Antonio Saitta l’inchiesta pubblicata oggi sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” che, riportando i dati del Ministero della Pubblica Amministrazione, fotografa una galassia di oltre 7.800 società ed enti strumentali, l’8% in più rispetto all’anno precedente, per lo più con bilanci in rosso, con un esercito di 300  mila addetti e oltre 19 mila componenti dei Consigli di Amministrazione, per un costo complessivo di solo personale di 15 miliardi di euro.

“Ricordiamo che le Province – amministrati da persone elette dai cittadini e non nominate dalla politica, con personale assunto attraverso concorsi pubblici –  per garantire oltre 5000 scuole sicure e accoglienti più di 130 mila chilometri di strade percorribili, per assicurare il trasporto extraurbano, i servizi per il lavoro e la formazione, gli interventi per la difesa del suolo e la gestione dei rifiuti, spendono non più di 10 miliardi”.

 “Per razionalizzare questi 7.800 enti – sottolinea Saitta –  verificando davvero quali sono di pubblica utilità e quali invece andrebbero cancellati, non serve una riforma costituzionale, non servono disegni di legge ponte e tantomeno decreti legge: basterebbe usare questa preziosa banca dati del Ministero e intervenire con decisione contro questi sprechi. Invece il Governo, con il Disegno di Legge Delrio, vuole aggiungere a questa zona grigia anche le Province, trasformando queste istituzioni in altri 107 enti di nominati che andranno a sommarsi ai 7.800 esistenti, aumentando le spese nascoste. Non è così che si può riconquistare la fiducia dei cittadini, e certo non è così che si interviene sulla spesa pubblica. Se davvero si vuole riformare il Paese e tagliare gli sprechi della politica si cominci cancellando questa zona grigia”.

In allegato, gli articoli con i dati pubblicati da Il Sole 24 Ore

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Gli enti intermedi in Europa e la Carta europea delle Autonomie locali

In allegato la presentazione utilizzata per il Convegno UPI “Le Province in Europa e la Carta delle Autonomie locali”, Roma, 3 ottobre 2013

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Province, Saitta “Governo viola Carta delle Autonomie Locali”

“Chiediamo a Governo e Parlamento il rispetto della Convenzione Europee sulle Autonomie locali che l’Italia ha sottoscritto nel 1985 e ai cui principi è vincolata”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo oggi  all’incontro promosso dall’Upi con i Presidenti delle Province europee per discutere con le istituzioni degli stati partener dell’Italia dei provvedimenti del Governo contro le Province. “Siamo stanchi di sentire dire da rappresentanti di Governo e Parlamento e da commentatori che le Province vanno cancellate perché esistono solo in Italia. E’ falso! In 19  Stati su 28 il governo del territorio è affidato a tre livelli istituzionali: Regioni, Province e Comuni. Solo gli stati più piccoli, come  Cipro, Malta e Lussemburgo non hanno Province.  E nel resto d’Europa alle Province è assegnata la gestione dei nostri stessi servizi, strade, scuole, ambiente, lavoro, sviluppo economico, e in più si occupano di assistenza sociale. Lo fanno con bilanci ben diversi dai nostri: le 408 Province tedesche nel 2011 hanno gestito 55 mld di euro, le 100 Province francesi 73 miliardi di euro, le 50 Province spagnole 16 miliardi. Nello stesso anno le 107 Province italiane avevano un bilancio che superava appena i 10 miliardi. E mentre noi pesiamo l’1,26% della spesa pubblica, le Province francesi ne rappresentano il 6,3%, quelle tedesche il 4,5% e quelle spagnole il 3,2%. Facciamo le stesse cose pesando meno sui bilanci dello Stato”.

“Nel 2012 – ha ricordato Saitta l’Italia ha avuto un richiamo dal Consiglio d’Europa per il mancato rispetto della Carta delle Autonomie sia per le norme di svuotamento delle funzioni che per la previsione di modifica del sistema elettorale, da elezione diretta a secondo livello. Infatti negli altri Stati Ue, gli organi di governo delle province sono eletti dai cittadini, tranne che in Spagna. Quindi non solo l’Europa non ha mai chiesto all’Italia di abolire le Province, ma l’ha già anche richiamata per i suoi interventi contro le Province”.

A confermare quanto detto dal Presidente Saitta, il Prof Francesco Merloni, dell’Università di Perugia,  che nel suo intervento ha sottolineato che “l’Italia è fortemente distratta sulla Carta delle Autonomie locali, un trattato internazionale che l’Italia ha sottoscritto e che è  vincolante. Un impegno che ci siamo assunti nei confronti degli altri paesi firmatari e nei Confronti del Consiglio d’Europa, che il legislatore nazionale e regionale è tenuto rispettare ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione”.

Sconcertati e scandalizzati i rappresentanti di Francia, Germania e Spagna sulle posizioni che il Governo italiano sta tenendo sulle Province: “Troviamo difficile capire le scelte del Governo sulle Province in Italia– ha detto Hervé Baro – Vice Presidente della Provincia de l’Aude (Francia) – e siamo scandalizzati che si sia deciso di seguire una indicazione che viene dalla Banca Centrale”. Secondo Thomas Karmasin, – Presidente della Provincia di Fürstenfeldbruck e Presidente della Commissione Affari Costituzionali dell’Associazione delle Province Tedesche “Se le Province vengono cancellate, saranno i cittadini a rimetterci perché perderanno servizi e ci sarà un aumento della spesa pubblica”.

In allegato il Dossier Upi sulle Province in Europa

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Le Province in Europa

Numero, dimensioni, funzioni, modelli elettorali e costi degli enti intermedi in Francia, Germania e Spagna

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