Categoria: Istituzioni e Riforme

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Le Province in Europa e la Carta delle Autonomie locali

“Le Province non esistono nel resto d’Europa”: questo uno degli assunti che si sente più spesso pronunciare da chi porta avanti come un mantra l’abolizione delle Province in Italia. Una informazione falsa, che nasce dalla diffusa scarsissima conoscenza dei principali opinionisti dell’assetto delle istituzioni nei Paesi partners Ue. Perchè invece in Europa le Province esistono eccome, e laddove se ne sta immaginando una riforma, come in Germania e Francia, è completamente opposta a quella che gli ultimi tre Governi italiani hanno definito per il nostro Paese.

In Germania, Francia, Spagna, le Province sono infatti una realtà presente e vitale: in tutti gli stati partner dell’Italia in Europa il sistema istituzionale è costruito su tre livelli di governo, Regioni Province e Comuni, e le Province sono riconosciute dalle Carte Costituzionali.

Per fare luce su questa mancanza di informazione , l’Unione Province d’Italia ha organizzato per il 3 ottobre prossimo a Roma un seminario politico, al quale interverranno a raccontare la loro esperienza diretta i Presidenti di Province europee a partire dal Landrat Thomas Karmasin, Head of County Authority (Landrat) of Fürstenfeldbruck and President of the Constitutional and European Affairs Committee of the German County Association (DLT), Joan Giraut i Cot – President de la Diputació de Girona, Hervé Baro – Vice Président du Conseil Général de l’Aude, Présidence de l’Arc Latin.

In allegato, il programma dettagliato dell’evento. 

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Riforme Province, Saitta: “Governo prigioniero di un annuncio”.

“Il Governo e il Parlamento, per dare attuazione ad un annuncio e cancellare la classe politica che amministra le Province, faranno spendere al Paese almeno 2 miliardi”. Lo ha detto oggi il Presidente dell’Upi Antonio Saitta, illustrando alla stampa i risultati del Dossier “Quanto costa il Disegno di Legge Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni? Più Costi  –  Meno Democrazia” elaborato dall’Upi.
“Vorrei chiarire che il dossier che abbiamo predisposto, e che consegneremo a tutti i parlamentari, vuole essere un contributo per fare chiarezza su alcune domande che fino ad ora il Governo non si è posto. Non ci si è chiesti quanto costerà al Paese l’attuazione del Disegno di Legge sulle Città metropolitane, sulle Province e sulle Unioni dei Comuni, e nemmeno quale sarà il risparmio. Il Governo ha affermato che “spera che il risparmio ci sarà, come è ovvio”. Ma se non sappiamo ancora a chi saranno assegnate le funzioni, il personale, i bilanci, i debiti, il patrimonio, le quote di patto di stabilità, la quota di tagli per il 2014, che oggi attengono alle Province, che senso ha assegnare l’urgenza a questo provvedimento?” Secondo le rilevazioni effettuate dall’Upi incrociando i dati di bilancio del Siope e quelli delle singole Province, ci si troverebbe di fronte ad un aumento di + 645 milioni di euro solo dall’aumento delle spese di riscaldamento, manutenzione, progettazione realizzazione e collaudo delle 5.179 scuole delle Province che passerebbero ai Comuni, e di 1,4 miliardi dal trasferimento delle funzioni delle Province alle Regioni. “Arriviamo a 2 miliardi solo da questi due settori che abbiamo analizzato, ma proseguiremo a verificare tutti i costi voce per voce“ ha aggiunto il Presidente Saitta.
Aumenti che sono stati sottolineati dal Presidente del Consiglio direttivo dell’Upi, Leonardo Muraro, che ha ricordato come oggi “le Province possono realizzare economie di scala proprio sugli edifici scolastici, aumentando l’efficienza e modernizzando le strutture. Nella mia Provincia abbiamo adottato un sistema di appalto centralizzato per tutte le scuole che ci permette non solo di risparmiare, ma di centrare gli obiettivi sul risparmio energetico indicati dall’Europa. Non solo, abbiamo creato dei veri e propri Campus che ci consentono, in una sola grande struttura, di ospitare studenti di diversi istituti superiori. In questo modo 1 sola palestra basta per 7 diverse scuole, e non abbiamo problemi di sovraffollamento o di mancanza di aula perché, a seconda delle iscrizioni, riusciamo ad utilizzare al meglio tutti gli spazi esistenti. Un Comune non potrebbe mai gestire una struttura di oltre 10.000 ragazzi!”.
“Questo disegno di Legge – ha aggiunto la Presidente della Provincia di Padova Barbara Degani – risponde ad interessi che riguardano solo 10 grandi Comuni capoluogo, ma i piccoli Comuni sono completamente tagliati fuori. Una riforma che dovrebbe riguardare tutto il Paese si fa solo per le Città metropolitane, al di fuori di ogni logica, e con aggravio dei costi”. Il Vice presidente dell’Upi, Angelo Vaccarezza, poi ha voluto lanciare l’allarme sui commissariamenti ricordando che “a maggio 2014 tutte le Province saranno commissariate e invece la Consulta ha spiegato bene che ciò non si può fare; nel frattempo altri nostri Enti sono stati commissariati e i presidenti sostituiti da prefetti, cosa del resto che sta avvenendo dal 2011. Che dire? Tutto ciò è roba da ventennio, siamo al regime”.
“Quello che chiediamo al Parlamento – ha detto Saitta – è di non accettare di esaminare un Disegno di riforma così importante senza una istruttoria tecnica serie ed una vera analisi dei costi e dei benefici. Siamo certi in Parlamento possa esserci un dibattito vero intorno a questo provvedimento, ma se si dovesse decidere di mettere la fiducia sul testo, chiediamo al Parlamento di non rendersi corresponsabile di un provvedimento che fa aumentare di almeno 2 miliardi la spesa pubblica”.

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Riforme Province, Saitta “Regioni confermano il caos”

“Oggi è emerso con chiarezza che anche le Regioni hanno forti preoccupazioni rispetto al caos che deriverebbe dal Disegno di Legge Delrio di Riforma delle Province, dei Comuni e delle Città metropolitane. Non solo, proprio le Regioni sollevano il tema della tutela dei 56.000 dipendenti delle Province, su cui noi da tempo abbiamo lanciato l’allarme nella disattenzione delle organizzazioni sindacali.  I dati che abbiamo analizzato nel dossier che presenteremo domani mettono nero su bianco non solo questo caos, ma l’aumento della spesa pubblica e la riduzione dei servizi ai cittadini, alle imprese e ai territori che ne deriverebbe”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, sottolineando che “lo studio sarà consegnato anche a tutti i parlamentari, considerato che proprio oggi la Conferenza dei Capigruppo ha accolto la richiesta del Governo di assegnare la procedura d’urgenza  a questo Disegno di Legge. Siamo certi che il Parlamento vorrà cogliere il nostro dossier come un contributo necessario a modificare nella sostanza un provvedimento che ormai tutti definiscono problematico e che fa aumentare la spesa pubblica, e che l’urgenza del Governo non si trasformerà nelle aule in assenza di confronto”.

 

Seminario “Le Province in Europa” – Roma, 3 ottobre ore 10.30-13.00.

Il Parlamento italiano in questi giorni sta iniziando l’esame dei provvedimenti emanati dal Governo sulle Province: AC 1540 di  “Conversione in legge del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93” sul commissariamento delle province”; AC 1542  “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni”.

 

Queste proposte sono in controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto d’Europa, dove le Province sono una realtà presente e vitale: in tutti gli stati partner dell’Italia in Europa il sistema istituzionale è costruito su tre livelli di governo, Regioni Province e Comuni, o gode di protezione Costituzionale

 

E’ a partire da queste premesse e dalla sintonia con la dimensione europea che l’Italia deve avviare il processo di riforma delle istituzioni del Paese, poiché queste basi rappresentano la chiave di lettura obbligata di un percorso di riorganizzazione territoriale nazionale che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, voglia realmente porsi in linea sia con i principi della Costituzione italiana, che con il sistema di democrazia partecipata dal basso disegnata dalle istituzioni comunitarie.

 

Al fine di studiare e paragonare i diversi modelli istituzionali, l’Unione delle Province d’Italia ha organizzato un Workshop con i Presidenti delle Province di Germania, Francia, Spagna e Belgio, che illustreranno alla presenza dei nostri parlamentari le esperienze e i processi di riforma territoriale che sono stati avviati all’estero, in coerenza con la Carta Europea delle Autonomie Locali.

 

Il seminario politico sul tema “Le Province in Europa e la Carta Europea delle Autonomie Locali” si terrà a Roma, presso la Sala Convegni del tempio di Adriano a Piazza di Pietra il prossimo 3 ottobre dalle ore 10.30 alle 13.00, come da programma allegato

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PROVINCE: DEPOSITATO AL CAL UN ATTO DEL PRESIDENTE CESETTI PER CHIEDERE ALLA REGIONE DI PROMUOVERE LA QUESTIONE DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE

In data odierna il Presidente della Provincia di Fermo Fabrizio Cesetti ha depositato al Consiglio delle Autonomie Locali della Regione Marche un atto – che verrà discusso nella prossima seduta dell’11 ottobre – affinché lo stesso CAL chieda alla Regione, qualora l’art 12 del D.L. 93/2013 (che prevede il commissariamento delle Province alla scadenza degli attuali mandati) venga convertito in legge, di promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionaleper la dichiarazione dell’illegittimità del citato articolo per violazione degli articoli 1, 5, 48, 77 e 114 della Costituzione e così consentire il rinnovo democratico degli organi elettivi delle Province nel turno elettorale amministrativo previsto per la primavera 2014.

“Comunque vada a finire la questione – rimarca il Presidente Cesetti – pretendiamo che la Provincia di Fermo e le Province di Ascoli Piceno, Pesaro-Urbino ed Ancona vadano al voto alle prossime elezioni, ritenendo inaccettabile, specialmente dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale, la previsione del loro commissariamento alla scadenza. E questa volta la Regione Marche non potrà sottrarsi dall’investire la Corte Costituzionale, perché non si tratta soltanto di mantenere o meno le Province, ma sono in discussione i principi fondamentali della democrazia rappresentativa”.

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Province, Saitta “Governo chiede urgenza su legge che aumenta spesa pubblica”

“Il Governo chiede al Parlamento la procedura d’urgenza per il Disegno di Legge Delrio sulle Province, che produrrà l’aumento della spesa pubblica, mentre è a caccia di risorse per coprire la sospensione dell’Imu e per scongiurare l’aumento dell’Iva. Quando la demagogia guida la politica le ragioni della buona gestione dei soldi dello Stato non contano”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la notizia della richiesta avanzata dal Ministro Dario Franceschini al Parlamento di assegnare la procedura d’urgenza al Disegno di Legge su Province, Unioni di Comuni e Città metropolitane.

“Sembrerebbe che nel Governo nessuno sia interessato a verificare quali sarebbero le conseguenze in termini di aumento di spesa pubblica che deriverebbero da questo Disegno di Legge. Eppure è del tutto evidente che disperdere le funzioni delle Province, il personale, il patrimonio, i debiti, tra altre istituzioni farà moltiplicare i centri di spesa. Solo considerando lo spostamento dei 5000 edifici scolastici ai Comuni, si calcolano 800 milioni di euro di spesa pubblica in più. Giovedì prossimo presenteremo un dossier sul conto degli sprechi di risorse che deriverebbero dal DDL Delrio che si ritiene tanto urgente. Costi di cui certo un Paese alla ricerca di coperture  per la seconda rata dell’Imu , per scongiurare l’aumento dell’Iva, per alleggerire la service tax, per garantire gli esodati, per assicurare la Cig in deroga, per abbassare i ticket sanitari, non ha davvero bisogno”.

Commissariamenti Province: l’Upi Veneto scrive ai parlamentari e al Presidente Zaia

L’UPI Veneto scrive ai Parlamentari e al Presidente della Regione Veneto. L’iniziativa è volta a sensibilizzare i Parlamentari, impegnati nella discussione per la conversione in legge del D. L. 93/2013 sul contrasto alla violenza di genere, sui contenuti dell’art. 12 del decreto che, inserito in un contesto del tutto estraneo per materia, mira ad impedire il rinnovo democratico degli organi delle Province nel 2014.

“Questi provvedimenti inseriti peraltro in un decreto legge concernente materie sulla violenza di genere e la sicurezza suscitano perplessità sul piano delle legittimità costituzionale – dichiara il presidente dell’Upi Veneto, Leonardo Muraro – Per questo abbiamo rivolto due appelli ufficiali, pur convinti della necessità di una riforma complessiva ma organica dell’architettura statale. Già il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni si è attivato per il ricorso alla Corte Costituzionale sull’illegittimità dell’art. 12 del dl 93/2013”.

In tutte e due le lettere si parte dall’esame dell’art.12 del DL 93/2013 che prevede:

 

  1. La conferma dei provvedimenti di scioglimento degli organi e di nomina dei commissari nelle amministrazioni provinciali disposti in applicazione dell’art. 23 del decreto salva Italia dichiarato incostituzionale con la sentenza 220/2013;
  2. La proroga dei commissariamenti in essere fino al 30 giugno 2014;
  3. Il commissariamento degli Enti i cui organi cessano per scadenza naturale o altri motivi nel periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2014;
  4. La sospensione di ogni norma relativa alla riduzione di spesa negli uffici periferici dell’amministrazione civile dello Stato (ovvero le Prefetture).

 

Nella prima lettera, si chiede ai Parlamentari un impegno per il ripristino della legalità costituzionale, attraverso l’approvazione di emendamenti che rimuovano dall’art. 12 del D. L. 93/2013 la previsione dei commissariamenti delle Province fino al 30 giugno 2014, in modo da consentire il rinnovo democratico degli organi nel turno elettorale amministrativo della primavera 2014. Per la nostra Costituzione, sin dalla sua entrata in vigore nel 1948, è un dato indiscutibile la natura elettiva e democratica delle Province, espressione del principio democratico e della sovranità popolare su cui si fonda il nostro ordinamento in virtù dell’art. 1 della Costituzione. Per queste motivazioni, che attengono al rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, le Province del Veneto, pur nella consapevolezza dell’esigenza di perseguire un disegno organico di riforma complessiva del sistema, si appellano ai Parlamentari della Repubblica affinché rimuovano questo ulteriore ed inammissibile vulnus ai principi democratici ed auspicano un percorso aperto di confronto con Governo e Parlamento sulle riforme, come peraltro previsto dal disegno di legge costituzionale di istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali, già approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica, che prevede che il Comitato deve disporre la consultazione delle autonomie territoriali, a fini di coinvolgimento nel processo di riforma.

 

Nella lettera alla Regione Veneto le Province Venete sottolineano che  nel caso  di una conversione in legge senza modifiche dell’art. 12 del D. L. 93/2013, l’unico rimedio consentito dall’ordinamento è il ricorso alla Corte Costituzionale che è attivabile soltanto dalla Regione. Infatti le conseguenze dell’art. 12 sono evidenti. La Provincia di Belluno, commissariata dal mese di ottobre 2011 non potrebbe rinnovare gli organi neanche nella primavera 2014; lo stesso accadrebbe per la Provincia di Vicenza già commissariata da oltre un anno. Verrebbero altresì gestite da un commissario, alla scadenza naturale del 2014 le Province di Padova, Verona e Rovigo. Per la Provincia di Venezia, in assenza di norme vigenti sull’istituzione della città metropolitana, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 220/2013, sarebbe anch’essa commissariata. E’ evidente la situazione inaccettabile che deriverebbe. Per questi motivi, i Presidenti delle Province del Veneto chiedono alla Giunta Regionale di attivarsi per il ricorso alla Corte Costituzionale per la dichiarazione di illegittimità dell’art. 12,  confermando la disponibilità a sostenere la Regione come avvenuto per il ricorso presentato ed accolto dalla Corte avverso le norme del decreto salva Italia e del decreto sulla spending review in materia di riordino delle Province.

In allegato, le lettere inviate

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Province: Saitta incontra Coordinamento Dipendenti

Preoccupazioni per il loro futuro lavorativo, per la tutela delle professionalità e del posto di lavoro e profondo rammarico per la mancanza di considerazione da parte della politica, del valore del servizio che quotidianamente rendono.

Questo quanto espresso dal Coordinamento dei Dipendenti della Provincia di Roma, che, appena costituito, ha voluto incontrare il Presidente dell’Upi Antonio Saitta per annunciare la nascita di un Coordinamento nazionale per la mobilitazione dei dipendenti delle Province.

“Negli ultimi mesi – sottolinea Saitta – siamo stati contattati e abbiamo incontrato molti coordinamenti del personale delle Province, che si sono costituiti spontaneamente, preoccupati nel riscontrare che la tutela delle loro professionalità e il loro stesso futuro lavorativo non stia trovando lo spazio che meriterebbe nella discussione sulle Province. Un dibattito tutto politico e surreale in cui si fa passare ai cittadini l’idea che spostare servizi e funzioni da una istituzione ad un’altra sia una operazione banale e addirittura che comporti risparmi e nessun disservizio. Ma spostare la gestione di strade, di scuole, di servizi per il lavoro,  vorrà dire spezzettare per tutto il Paese un patrimonio enorme e ricollocare 60.000 persone che fino ad oggi hanno lavorato per rendere il servizio di quella funzione. Dipendenti che, nonostante ormai da tre anni  siano sottoposti da un vero e proprio mobbing, e a cui non si fa altro che ripetere che si occupano di cose inutili, continuano a lavorare con grande dignità ed orgoglio. Se a Roma il Liceo Socrate è stato riaperto in soli 4 mesi, il merito è stato dei tecnici dell’ufficio scuola della Provincia, che hanno lavorato con determinazione per tutta l’estate perché si fosse pronti alla riapertura dell’anno. Se le Province sono le uniche istituzioni ad avere saldato in tempi rapidissimi e quasi interamente tutti i debiti con le imprese, lo si deve alla grande professionalità degli uffici delle Province che hanno  sbrigato con efficienza e immediatezza tutte le pratiche necessarie.  E grazie alla efficienza della macchina amministrativa provinciale, a pochi giorni dall’approvazione della Legge del fare, le Province hanno già pronti i progetti esecutivi per potere utilizzare i fondi messi a disposizione per la messa in sicurezza delle scuole. Queste professionalità devono essere tutelate e garantite”.  

“La Cgil funzione pubblica contro la demagogia sulle Province”

 

COMUNICATO STAMPA DELLA FP CGIL ENTE PROVINCIA TORINO

 

BASTA CON LA DISINFORMAZIONE E L’ATTACCO AI SERVIZI EROGATI DALLE PROVINCE E AI LAVORATORI!

 

LA F.P. CGIL DELL’ENTE PROVINCIA DI TORINO, IN COLLABORAZIONE LA F.P. CGIL DELL’ENTE PROVINCIA DI ASTI, HA DATO VOCE ai sentimenti di sconcerto dei lavoratori  che sono rimasti colpiti nel leggere l’articolo a firma Francesco Merlo pubblicato nell’edizione di Repubblica del 04/07/2013 e quello a firma Stella e Rizzo pubblicato nell’edizione del Corriere della Sera del 21/07/2013 .

 

Qualunque sia la posizione sull’esistenza e sulle modalità di rappresentanza delle Province ci sono due elementi che, riteniamo, non si possono trattare a colpi di slogan raffazzonati, o addirittura di insulti, come hanno fatto gli autori degli articoli: i servizi ai cittadini e i lavoratori che quei servizi svolgono.

 

Vogliamo ricordare a cittadini e organi di stampa che le Province si occupano della costruzione e manutenzione delle strade provinciali, degli edifici scolastici di tutti gli istituti superiori del Paese, di pianificazione territoriale, di tutela dell’ambiente dall’inquinamento, parchi e aree protette, della gestione dei Centri per l’Impiego, e di altri servizi: servizi che non vanno solo difesi, ma anche mantenuti al giusto livello territoriale (si chiama principio di sussidiarietà)!

Quando poi si insultano e si diffamano direttamente i lavoratori, non si fa un buon servizio al progresso del Paese.

Definire la Provincia come “ente inutile degli stipendi inventati”, “piccola patria degli uscieri”, “peggiore simbolo dell’arretratezza italiana”, amministrazione che mette un “timbro, parere”, “pedaggio da pagare in tempo e denaro”, giudizi apodittici del tutto privi di qualsiasi argomentazione, equivale a un’offesa grave alla dignità di 60.000 lavoratori incaricati di pubbliche funzioni che da anni svolgono il loro lavoro sempre più delegittimati di fronte all’opinione pubblica, anche grazie ad articoli disinformati e superficiali come quelli citati sopra.

 

 

 

Pertanto chiediamo ai Vostri giornali di rendere pubblica la lettera allegata che in pochi giorni è stata sottoscritta da 589 lavoratori della Provincia di Torino e 99 della Provincia di Asti; ci rendiamo disponibili a spiegarvi nel dettaglio le attività lavorative di nostra competenza che emergono in sintesi dalla mansione indicata a fianco di ciascuna firma: forse, così, si potrà dare un contributo alla reale conoscenza di come funziona una importante parte del sistema pubblico del Paese.

 

 

FP CGIL ENTE PROVINCIA DI TORINO

 

Allegato: firme lavoratori delle Province di Torino e Asti

IL PRESIDENTE DEL CENSIS DE RITA SUL CORRIERE DELLA SERA “E SE LASCIASSIMO IN PACE LE PROVINCE?”

“Nessuno ha potuto, o avuto il coraggio, di ricordare tre cose forse banali ma decisive: che la giustificazione finanziaria è molto fragile; che l sistema economico e sociale è tutto calibrato sul fronteggiamento di problemi di area vasta; che la potenziale cancellazione dell’identità provinciale è un disinvestimento molto pericoloso”. Così scrive il Presidente del Censis Giuseppe De Rita in un editoriale al Corriere della Sera che pubblichiamo in allegato.

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L’Ufficio di Presidenza e il Consiglio Direttivo dell’UPI FVG denunciano l’incomprensibile furia legislativa del Governo contro le Province e promuovono iniziative pubbliche

Le province del Friuli Venezia Giulia non intendono fare la parte dell’agnello sacrificale che il Governo nazionale intende loro attribuire, per immolarle sull’altare delle finte riforme istituzionali, e scendono in campo per denunciare i danni e gli inganni che si nascondono nei recenti disegni di legge di riordino – uno costituzionale, l’altro ordinario – varati in tutta fretta dall’Esecutivo nazionale. “Progetti pieni di incongruenze, debolezze ed errori di impostazione che non faranno altro – se approvati – che alimentare il caos amministrativo, senza portare un solo euro di risparmio alle disastrate finanze pubbliche nazionali” – ha detto oggi il Presidente dell’UPI, Alessandro Ciriani aprendo i lavori dell’Ufficio di Presidenza e, successivamente, del Consiglio Direttivo delle Province, riuniti nella sede di Udine.

I due organi, alla presenza dei Presidenti delle province di Udine, Pietro Fontanini, e di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, nonché di numerosi altri amministratori provinciali, facendo propria la relaziona svolta dal Presidente Ciriani, “denunciano l’incomprensibile furia legislativa del Governo contro le Province che riempie le pagine dei giornali ma non produce alcun beneficio perché non tocca i veri centri di spesa improduttivi – costituiti dalla miriade di enti ed organismi di secondo grado che sfuggono ad ogni controllo democratico – né l’intera pletorica organizzazione amministrativa, centrale e territoriale, dello Stato”.

Un vero attacco che delegittima la funzione degli enti di area vasta e colpisce e mortifica la dignità stessa di tante migliaia di lavoratori e amministratori che quotidianamente operano in favore di cittadini ed imprese per far funzionare strade e scuole ma anche per favorire l’occupazione, difendere il territorio e promuovere la cultura e le identità locali.

Per far comprendere le conseguenze gravissime di tali provvedimenti, che non recano alcun aiuto a risolvere i problemi veri del Paese, uscire dal vicolo cieco sul dibattito relativo all’abolizione delle Province e dare una risposta strutturale ai problemi dell’ordinamento delle istituzioni, le Province del Friuli Venezia Giulia hanno, perciò, deciso di dar vita a diverse iniziative.

A settembre sarà in regione il Presidente dell’UPI nazionale, Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino; ma già prima si preannunciano incontri di presentazione di proposte di semplificazione del sistema delle autonomie locali e di gestione dei servizi pubblici; confronti con le organizzazioni sindacali, per far comprendere le ricadute anche sui lavoratori che lo svuotamento delle funzioni dei propri Enti potrebbero loro recare, provocando pesanti processi di mobilità, nonché iniziative di sensibilizzazione attraverso gli organi d’informazione e la rete web.

Saitta “Il DDL Delrio è la resa della politica alla burocrazia”

“Questo Disegno di Legge è la resa evidente della politica ai grandi burocrati dello Stato. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il Governo Letta decide di riscrivere le norme bocciate dalla Consulta del salvaitalia e della spending review, semplicemente cambiando il dispositivo normativo”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, aprendo la conferenza stampa a commento dei provvediemtni del Governo contro le Province. “Abbiamo deciso che avvieremoo una indagine per quantificare i danni causati dalle norme contro le Province. A causa di quelle norme siamo da un anno alle prese con un caos istituzionale che ha portato gravi danni ai servizi ai cittadini che, in attesa che i Governi assumano responsabilità su vere riforme delle istituzioni, si sono visti tagliati le risorse destinate alla scuola, alle strade, alla formazione professionale, alla difesa del suolo, alla gestione delle politiche del lavoro”.

“Monti prima, e Letta oggi in perfetta continuità – ha aggiunto Saitta – continuano nell’opera di delegittimazione delle istituzioni locali. Spacciano per tagli ai costi della politica  riforme che non hanno, per stessa ammissione del Governo come si evince dalla relazione tecnica, alcun impatto di riduzione di spesa. Anzi la spesa si moltiplica e aumentano i disservizi”.

Saitta ha poi evidenziato tutti i nodi e le criticità del Decreto. “Manca un quadro di riferimento certo – ha detto –  il ddl di Delrio interviene  come se ci fosse già stata una riforma costituzionale. La Costituzione vigente, invece, assicura alle Province funzioni e elezioni democratiche. E’ una riforma su una eventuale futura riforma costituzionale, ma non è in nulla collegato allo stato attuale della Repubblica italiana. Lo svuotamento delle funzioni è folle: si spostano sui Comuni, che non hanno strutture tecniche per gestirle, funzioni di area vasta di importanza cruciale, come la gestione degli oltre 5000 edifici scolastici. La scuola dovrebbe essere considerata una priorità e dovrebbe essere assicurato a tutti la garanzia di avere edifici sicuri. Invece, con questa frammentazione delle scuole tra i comuni, si aggravano le già enormi difficoltà ad avere risorse. I Comuni in dissesto come potranno assicurare manutenzione e sicurezza?  Rimane totalmente poco chiara la questione dei dipendenti delle Province, che a seguito dello svuotamento delle funzioni dovranno essere trasferiti ai Comuni singoli o associati con tutti i rischi di mobilità che tale processo comporta”. Il sistema elettivo di secondo grado – ha aggiunto – esclude completamente la rappresentanza di tutta la comunita’  territoriale e senza il rispetto dell’equilibrio politico delle diverse forze nei consigli provinciali. .  A decidere sulle province saranno ormai solo i grandi comuni. I piccoli non avranno alcuna possibilità di essere rappresentati e di vedere considerate le loro esigenze”.

Per quanto riguarda le norme sulle Città Metropolitane, Saitta ha sottolineato come nel testo ” si definisce addirittura un doppio modello: uno per Roma, che consente ai Comuni di entrare, uno per il resto delle aree metropolitane dove invece la concessione ai comuni è ad uscire senza tener conto di quanto affermato dalla Corte Costituzionale relativamente alla necessità di rispettare le procedure dell’art. 133 della Costituzione . Ci sarà un caos totale. Il meccanismo di uscita porterà alla proliferazione degli enti. Invece di ridurre gli enti, se ne creeranno di nuovi. Tante nuove Province di secondo livello. Non c’è nessun limite territoriale. Non si può stabilire per legge, in capo al Sindaco del Comune metropolitano, una diversa legittimazione democratica da chi è stato eletto da un diverso corpo elettorale”
“Il Governo – aggiunge Saitta – ignora completamente la riduzione degli uffici periferici dello Stato. Addirittura, proprio per chiarire la totale resa alle alte burocrazie dello Stato, si mette nero su bianco che niente verrà fatto per razionalizzare la maglia degli uffici periferici. Secondo un nostro studio, dall’accorpamento e dalla riduzione delle sedi dello stato sui territori si avrebbe un risparmio di 2,5 miliardi. Evidentemente non è la riduzione della spesa pubblica alla base di questo provvedimento”.
“Resta aperto il gravissimo vuoto aperto dai commissariamenti illegittimi delle Province a seguito del decreto Monti. A seguito della pubblicazione della sentenza della Corte sulla gazzetta ufficiale, questi Commissari non avranno più legittimità per produrre alcun atto, nemmeno la firma degli stipendi. Il Governo nel testo fa finta di nulla e addirittura assegna ad organismi illegittimi il compito di convocare l’assemblea per le future elezioni di secondo livello”.

 

 

 

      Non comprendiamo assolutamente questa furia legislativa del Governo contro le Province ma siamo sicuri che il Parlamento, nella sua sovranità, riuscirà ad affrontare con il giusto equilibrio le grandi questioni che il provvedimento pone sia sul terreno della funzionalità e dell’efficienza della PA nonché sugli effetti di carattere economico-finanziario che esso determina.

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