Categoria: Istituzioni e Riforme

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Province, Upi “Rispettare la sentenza della Corte”

“Chiediamo al Governo di rispettare la sentenza della Corte Costituzionale e di fissare da subito, coerentemente con quanto stabilito dalla Consulta, le elezioni delle 21 Province in cui, in base a norme incostituzionali, è stato impedito il voto democratico”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo nell’Ufficio di Presidenza riunito oggi a Roma insieme ai Presidenti delle Upi regionali.

“Dall’imminente pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale sulla Gazzetta Ufficiale – sottolinea Saitta – le norme previste dal decreto Salvaitalia e dalla Spending review contro le Province decadranno, perché’ incostituzionali. Questo aprirà un vuoto drammatico nelle 21 Province in cui, a seguito di quelle norme, non è stato permesso di svolgere libere elezioni democratiche.

Una sospensione della democrazia – afferma Saitta – che il Ministero dell’Interno deve immediatamente sanare, fissando da subito la data delle elezioni in queste Province, da tenere quanto prima, anche in via straordinaria.

Altre soluzioni – conclude Saitta – non ce ne sono. A Costituzione vigente, se vogliamo continuare a considerarci una Repubblica democratica, le Province sono istituzioni dello Stato amministrate da organi politici eletti. La scusa di “in attesa della riforma” non regge più, perché non può esserci un vuoto democratico in un tempo di attesa che in molti casi sfiorerà a breve i due anni. Sarebbe come se, in attesa della riforma del Senato, si decidesse di non votare più eleggere i senatori. Del tutto impensabile”.

 

Province: Saitta in Conferenza Unificata su DDL costituzionale abolizione Province

“Il furore  abolizionista contro le Province che pervade questo Governo non è giustificato né da ragioni economiche né da ragioni di semplificazione e modernizzazione della pubblica amministrazione. E’ il risultato dell’abdicazione della politica alla demagogia”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo oggi nella riunione della Conferenza Unificata, chiamata a dare parere sul Disegno di Legge costituzionale di abolizione delle Province. “Una smania – ha aggiunto Saitta – che continua a non essere supportata  da alcun dato reale e veritiero.  Noi oggi siamo qui alla Conferenza Unificata perché la Corte Costituzionale ha dovuto ribadire una cosa del tutto elementare: che le istituzioni della Repubblica non si aboliscono per decreto legge. Tutti, soprattutto il Governo, avrebbero il dovere di accettare le sentenze di un organo costituzionale di garanzia della democrazia. Invece si è rabbiosamente proceduto ad approvare un disegno di legge costituzionale che ha come filosofia di fondo il ritorno al centralismo autoritario. Il disegno di legge costituzionale è un testo del tutto incoerente con lo spirito della nostra Costituzione, così come espresso dall’articolo 5.  Il testo, tra l’altro, come hanno rilevato anche le Regioni nel loro parere consegnato in Conferenza Unificata, è accompagnato da una relazione dai toni offensivi e oltraggianti.  Più che una relazione, infatti, sembra un manifesto politico contro le Province. E’ invece del tutto evidente la mancanza di risparmi, anche perché si sta intervenendo ad abolire le istituzioni che rappresentano l’1,3% della spesa. Vi invito per questo – ha esortato Saitta –  ad avere il coraggio di affrontare la riforma delle Province all’interno di un disegno complessivo di riordino del Titolo V della Costituzione  e dia vere la forza di affrontare tutto il tema del riordino istituzionale. Annuncio – ha poi concluso il Presidente  dell’Upi – che chiederemo al Parlamento di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sugli enti strumentali  per capire finalmente quanti sono, cosa fanno e come usano le risorse. Questo permetterà al Paese di intervenire a cancellare quelli che sono i veri enti inutili, il sottobosco della politica,  dove gli sprechi si moltiplicano”.

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IL CORRIERE DELLA SERA NEGA REPLICA A UPI SU ARTICOLO RIZZO E STELLA

Province: chi lavora per riorganizzare e chi preferisce scavare trincee

 

Caro Direttore,

l’ultimo articolo a firma Rizzo e Stella sulle Province ha senza dubbio il pregio di rendere evidente una situazione che noi abbiamo sempre denunciato: sulle riforme c’è chi, piuttosto che lavorare per una vera riorganizzazione che aiuti questo nostro Paese e modernizzare le sue strutture e a rendere più efficiente la burocrazia, preferisce scavare trincee. Trincee che però, lungi dall’essere a difesa delle Province, si scavano continuamente per aumentare il solco della disinformazione. Spiace sapere che, come riportato con chiarezza nell’articolo, a diffondere queste notizie sbagliate sia il Governo, che con veline e note inviate ai giornalisti, utilizza i dati piegandoli al proprio volere. Scrivono Rizzo e Stella che la maggior parte della spesa delle Province è destinata a coprire affitti e stipendi, e sottolineano che questa affermazione deriva da una nota dei tecnici del Ministro delle Regioni e delle Autonomie. Leggiamoli davvero, questi dati, nella loro chiarezza però, non strumentandoli ad uso e consumo politico, partendo dai numeri citati nell’articolo, che fanno riferimento al 2011. Si tratta dei certificati del Conto Consuntivo 2011, secondo cui le entrate delle Province nel 2011 sono state  11, 289 miliardi, così composte: entrate tributarie  5,272 miliardi; entrate da trasferimenti da stato e regioni 3,781 miliardi; entrate extratributarie 0,741 miliardi; entrate da alienazione e trasferimenti di capitali 1,493 miliardi. Le uscite delle Province, la spesa cioè, è stata di 10,963 miliardi di euro così suddivise: spese correnti 8,633 miliardi; spese in conto capitale 2,33 miliardi; spese per rimborso prestiti 0,720 miliardi.  Se qualcuno ha detto ai giornalisti che la spesa corrente delle Province è destinata esclusivamente al personale e agli affitti davvero ha voluto utilizzare a proprio scopo la loro buona fede. Infatti, qualunque tecnico e funzionario dello Stato che abbia a che fare con i bilanci delle Province, come con quelli di Regioni e Comuni, conosce o dovrebbe conoscere quali sono le funzioni delle Province, e perché, a seconda dello scopo, si imputano a spesa corrente o spesa in conto capitale. Per esempio, per il trasporto pubblico locale il discorso è davvero banale: basterebbe sapere infatti che le Province  non fanno investimenti sulle dotazioni delle società, ma stipulano contratti di servizio con le aziende di trasporto pubblico. Contratti che prevedono un pagamento che viene registrato, in conformità alle norme sulla contabilità pubblica, sulla spesa corrente. E’ la spesa per assicurare il trasporto pubblico nei territori, certo non per affittare pensiline degli autobus di linea. Così come, sempre se fosse informato, saprebbe che nella voce Sviluppo Economico che viene citata nell’articolo sono comprese tre grandi aree di intervento: agricoltura, industria e mercato del lavoro. E’ vero, quindi che per questa funzione le Province spendono  1,043 miliardi, 948 milioni di parte corrente e 95 di parte capitale, ma 722 milioni sono per i centri per l’impiego, fondi di parte corrente proveniente dai trasferimenti Regionali.        Anche qui è la contabilità pubblica, che certo i tecnici del Ministero che hanno redatto la nota conoscono bene, ad indicare che siano inseriti in bilancio tra le spese correnti. Continuiamo con gli esempi citati nell’articolo di Rizzo e Stella, che indicano grandi sperperi nelle risorse per il sociale. Forse nella nota del Ministero non era specificato che i servizi che le Province erogano per il sociale, intervenendo su espressa richiesta dei Comuni, specialmente i più piccoli che non riescono più a coprire queste spese, sono l’assistenza scolastica ai disabili sensoriali della vista e dell’udito e il trasporto pubblico per i disabili. Spese correnti, quindi, certo, ma almeno noi non le consideriamo improduttive. E veniamo quindi agli affitti e al personale  appunto, che secondo i giornalisti occupano tutti i bilanci delle Province: per il 2012 le spese di tutte le Province per affitti è pari a 174 milioni di euro, mentre quella per il personale è pari a 2,148 milioni di euro, in totale le due voci insieme sono il 27% della spesa corrente e il 19% della spesa totale. Un’ultima notazione: l’articolo in questione iniziava accusando le Province di distogliere risorse per le imprese. Stando ai dati, rispetto all’attuazione del Decreto pagamenti, da aprile ad oggi le uniche istituzioni che hanno pagato i conti con le imprese per le fatture bloccate dal patto di stabilità sono le Province, che tra l’altro si sono auto monitorate e hanno reso noto a stampa e imprese settimanalmente lo stato di avanzamento dei pagamenti. Delle altre istituzioni non c’è traccia. Abbiamo più volte chiesto che, nella campagna per l’eliminazione delle Province, si supportassero le tesi abolizioniste tanto di moda con i dati reali e si smettesse di lanciare cifre falsate tanto per dare una parvenza di verità alla propaganda. Lo ribadiamo anche questa volta, chiarendo, perché forse era sfuggito: che siano dati veri.

 

 

Il commento del Presidente della Provincia di Napoli, ANTONIO PENTANGELO: LA GIUSTIZIA IN SOCCORSO DELLE PROVINCE

SENTENZA TAR ACCOGLIE RICORSO PROVINCE CONTRO SPENDING REVIEW.

Il commento del Presidente della Provincia di Napoli, ANTONIO PENTANGELO: LA GIUSTIZIA IN SOCCORSO DELLE PROVINCE

 

 

“Mentre si continua a fare demagogia sulle Province, prima la Consulta ed oggi il Tar di Genova dimostrano con i fatti come questi enti siano stati scientificamente demonizzati e posti sotto l’occhio del ciclone di una strategia mediatica ben precisa. E’ il caso di dire che la Giustizia interviene in soccorso delle Province lì dove si è cercato, da una parte della Politica, di compiere un assassinio premeditato per coprire ben altri crimini”.

Così il presidente della Provincia di Napoli, Antonio Pentangelo, commenta la sentenza del Tar di Genova secondo il quale i tagli stabiliti dal Governo Monti per le amministrazioni provinciali siano eccessivi ed insostenibili per garantire i servizi e le funzioni di propria competenza.

“Tutto è stato basato su un errato computo dei consumi intermedi – ha continuato Pentangelo – in base ai quali abbiamo subìto misure di spending review insostenibili. 500 milioni nel 2012 ed addirittura 1,2 miliardi nel 2013 non ci hanno messo in condizione di approntare bilanci adeguati ad una gestione efficace dei servizi per i cittadini. Ora l’attuale Governo, oltre che impegnarsi per legittime riforme al sistema periferico dello Stato, che ci auguriamo non riguardino solo gli enti provinciali, deve porci nelle condizioni di poter amministrare con efficacia servizi essenziali per la collettività, rispettando le disposizioni della giustizia amministrativa”.

“Quello che chiediamo con forza è di non utilizzarci come capro espiatorio di una Politica malata, che ha emergenze ben più gravi da risolvere. Siamo disposti a qualsiasi riforma migliorativa, in particolare sulla Città metropolitana, ma che abbia un respiro complessivo e che non parli solo di tagli ma anche di modelli di sviluppo che debbono poter contare su risorse e giusta rappresentatività” – ha concluso Pentangelo.

Il Comunicato del Presidente della Provincia di Napoli, Antonio Pentangelo

“Per fortuna che Quagliariello c’è, altrimenti gli stessi autori di fatto del pasticciaccio del decreto si apprestano ad organizzare un altro clamoroso flop nella ricostruzione delle pubbliche amministrazioni del Paese”. 
Così il presidente della Provincia di Napoli e componente dell’Ufficio di presidenza dell’U PI, Antonio Pentangelo, commenta le ultime notizie relative al ddl sull’abolizione delle Province. 
“Le parole del ministro Quagliariello – ha aggiunto Pentangelo – fanno decisamente da contraltare a quelle velenose ed irrazionali di chi si è reso protagonista di un progetto bocciato dalla Consulta che oggi vorrebbe rivendere lo stesso prodotto scadente e scaduto cambiandogli unicamente la confezione. Non si può fare tutto in fretta e subito, sotto la spinta di fibrillazioni irrazionali, rischiando di creare mostri istituzionali senza né capo né coda. Il ministro per le riforme giustamente valuta improponibile ipotizzare nuove istituzioni quali le Città metropolitane, nei fatti guidate dai sindaci del capoluogo di riferimento, così come saggiamente parla di aree omogenee che debbono condividere funzioni e creare sinergie e che il più delle volte non coincidono con le attuali Province come previsto dalla legge appena cassata. 
Al ministro Gaetano Quagliariello, come ho già anticipato al presidente dell’Upi Antonio Saitta, presenteremo una petizione affinché il processo verso la costituzione della Città metropolitana stavolta non trovi ostacoli, ma venga concepito come uno strumento primario per il coordinamento delle funzioni sul territorio. Una simile istituzione per avere un contatto reale con la nuova area che si andrà a formare dovrà avere una forte identità riconosciuta da una elezione diretta a suffragio universale dei propri rappresentanti. Non possiamo correre il rischio di essere nuovamente considerati rappresentanti di una casta, nominata da organismi chiusi, secondo formule ma sopportate dall’opinione pubblica”. 
“Dobbiamo puntare ad un dibattito serio, concreto e rapido per giungere ad una riforma efficace ed equa, che risponda oltre che alle esigenze di spending review anche a quello di strumenti idonei allo sviluppo della nazione. Mi auguro che alcune farneticazioni, come quelle del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, che parla delle Province come rifugio delle seconde linee della casta, finiscano di avvelenare un clima di confronto attraverso una propaganda populista che non può essere la giusta premessa ad una fase costruttiva serena. Sono certo che il nuovo presidente dell’Anci Piero Fassino, a cui vanno i miei sentiti e cordiali auguri di buon lavoro, saprà coordinare in maniera meno estremista le voci dei comuni, che fino ad oggi – ha concluso il presidente della provincia di Napoli – hanno portato purtroppo avanti una linea che sembrava più interessata ad interessi di parte piuttosto che ad un discorso globale propositivo”.

Il Comunicato del Presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani

Un decreto legge, palesemente anticostituzionale, ha vietato elezioni democratiche, ha privato della propria politicità e rappresentanza diretta enti costituzionalmente riconosciuti, ha disatteso non un principio costituzionale bensì una buona decina, ha ridotto a titolo onorifico cariche prima rappresentative del popolo sovrano. Lo ha fatto con l’inesperienza di un novizio universitario, mal celando presunzione e supponenza, vaticinando il rischio gravissimo di default (ha tentato di sostenere imbarazzata l’Avvocatura dello Stato innanzi alla Consulta). Un default che con il riordino delle Province, i cui costi incidono per 1,37% della spesa pubblica, avremo miracolosamente scampato. Troppo facile raccontare la favola della Provincia aulicamente descritta da Merlo come “ente inutile degli stipendi inventati, del nascondimento della disoccupazione e delle clientele, la piccola patria degli uscieri, il centro di spesa del keynesismo straccione ha questa misteriosa facoltà di resurrezione, garantita addirittura dalla Corte costituzionale”. 
Un encomiabile esercizio di stile fine a se stesso del prode giornalista, al quale sembra essere sfuggito -oltre che il rispetto per milioni di persone che lavorano onestamente anche per servire gente come lui, per garantire ai suoi figli o nipoti una scuola, o semplicemente un area verde o una pista ciclabile- quanto la Consulta non abbia affatto garantito la resurrezione delle Province, ma solo i diritti che la Carta Costituzionale riconosce loro, al pari e con la medesima forza della libertà di pensiero e di espressione assicurato ad ogni sorta di giornalista, liberi persino di lanciare strali velenosi da colonne privilegiate di quotidiani più o meno noti. Diritti che non sono forma, ma sostanza di questo Stato che crediamo ancora -a dispetto del pensiero di Merlo e di tanti come lui – democratico. Il diritto è diritto, e non sarà la contingenza politica o lo stato emergenziale ad affievolirne la cogenza o la effettività. Forma, è il bello stile per nascondere l’ignoranza che il Merlo serba nei confronti delle Province italiane, di cui scrive ma non conosce -al pari di chi si unisce al suo squallido coro- le competenze e le attribuzioni che le Province esercitano, i servizi che offrono ai cittadini, la qualità delle strade provinciali o delle scuole, dei centri per l’impiego che non c’è, e che li ha ridotti piuttosto a “centri di ascolto” delle difficoltà in cui versano le famiglie italiane. Parlano come Merlo, il Presidente Letta ed il Sottosegretario Patroni Griffi, il Ministro del riordino, lo specialista in decretazione d’urgenza, pur non avendo mai dovuto cimentarsi con responsabilità dirette nei confronti del cittadino. Responsabilità quotidiane che esigono risposte immediate, concrete e non meri esercizi di eloquenza sterile ed inconcludente. Vengano questi signori in Provincia a toccare con mano la realtà di cui scrivono o di cui parlano senza sapere, a conoscere l’80% delle strade italiane gestite da questi enti, con gallerie, viadotti, ponti e infrastrutture connesse, gli oltre 5000 edifici scolastici gestiti da questi enti, od ancora vengano a toccare con mano la responsabilità delle competenze in materia di coordinamento della protezione civile locale, in materia di valutazioni di impatto ambientale, provvedimenti necessari per permettere la realizzazione di progetti di infrastrutture di una certa rilevanza o con prescrizione di legge, della tutela delle risorse idriche ed energetiche, di organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, di piani di programmazione del territorio provinciale, di trasporto locale. Oggi si vaticina l’abolizione delle Province calpestando la Costituzione come carta straccia inadeguata ai tempi moderni, un inizio verso un declino che allora non salverà nessuno, nemmeno il diritto di pensiero o di espressione che così poco elegantemente ha esercitato l’esimio giornalista. Oggi inibiscono libere elezioni degli organi provinciali, poi cosa si arriverà ad impedire, vietare, limitare in nome dell’emergenza o della crisi della politica! Smettiamola di parlare: non è con l’abolizione delle Province che salveremo l’Italia, che copriremo l’incapacità della politica di dare risposte ad un Paese che muore mentre illustri governanti e giornalisti perdono tempo prezioso in “soluzioni creative”, sbandierate come panacea dei nostri mali, ma insostenibili e mal confezionate solo per continuare a nascondere verità scomode. Non occorre aggredire in modo tanto livoroso i principi costituzionali, sacrosanti oggi per le province, domani per regioni o comuni e per la libertà di stampa, con cui campa il Merlo de La Repubblica, per dare un segnale forte al Paese ed invertire la marcia. Se davvero si volesse eliminare il costo vivo della politica -ma è evidente dalle reazioni all’indomani della decisione della sentenza, quanto questo non sia affatto una priorità del Governo- basterebbe guardare con lucidità agli oltre 7000 ENTI STRUMENTALI (Consorzi, Aziende, Società) che occupano CIRCA 24 MILA PERSONE NEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE E I CUI COSTI (compensi, spese di rappresentanza, funzionamento dei consigli di amministrazione) che nel 2010 ammontavano a 2,5 miliardi. Eliminare questi enti consentirebbe un RISPARMIO IMMEDIATO PARI A 22 VOLTE QUELLO CHE SI OTTERREBBE ABOLENDO LE PROVINCE. Senza contare poi che 318 mila persone hanno incarichi di consulenza nella Pubblica Amministrazione e per questo lo Stato ha speso nel 2009 circa 3 miliardi di euro. Un riordino meno demagogico sarebbe partito dalla eliminazione di questi enti e società, che duplicano e si sovrappongono alle funzioni fondamentali di istituzioni riconosciute dalla Costituzione, come è il caso delle Province, i cui rappresentanti sono eletti direttamente dal popolo ed al popolo rispondono.
E’ infatti di tutta evidenza il carattere devastante dell’esistenza di una miriade di organismi, agenzie, ATO, consorzi ed enti di secondo grado, proliferati in questi anni al di fuori dei livelli di governo individuati dal titolo V della Costituzione, non allo scopo della gestione associata di servizi, che seppur in alcuni casi risultata virtuosa, ha determinato una disgregazione della governance organica del territorio e delle sue risorse moltiplicando, i posti ed i costi della politica.
E così ci troviamo di fronte a 222 ATO di acque e rifiuti, 191 Consorzi di Bonifica, 63 Bacini Imbriferi, innumerevoli Agenzie, per un totale di 3.127 enti ed UNA SPESA PARI A 7.026.105.352 EURO, il cui operato è del tutto sottratto al giudizio del cittadino elettore. 
Un vero e proprio salasso per i conti pubblici di cui nessuno parla, preferendovi i costi delle Province il cui riordino stimava l’allora Ministro Giarda, nel suo rapporto di fine mandato avrebbe comportato un risparmio di 500 milioni. 7.026.105.352 EURO sono una risorsa, caro Presidente Letta, che da sola basterebbe a risolvere, subito, il problema dell’IVA e dell’Imu e che rappresenterebbe un segnale forte senza dover andare ad intaccare principi fondamentali, senza depauperare il nostro Paese di una democrazia tanto necessaria, quanto cara alla nostra Costituzione, ma vilipesa da manovre scadenti, raffazzonate e maldestre, ispirate da un anacronistico revivment di stato centralista, affidato alle tecnocrazie burocratiche lontane dai reali bisogni del Paese. Trovo curioso che nessuno, non giornalisti di cotanta fama, chiedano il conto a quei Ministri, oggi ancora tra le fila del governo, che imposero, con un Decreto Legge ed un voto di fiducia, una riforma tanto pasticciata e cialtrona. Non stupisce allora il servilismo sciocco di chi è forte con i deboli e pavidi con i potenti! Ci sono molte ragioni per nutrire preoccupazioni e timori, ma la più grande che dovremmo avere è quella dell’immobilità conservatrice, che accentra i poteri, disconosce le autonomie, inibisce il pluralismo democratico!

Sentenza Province: il Comunicato del Presidente della Provincia di Pordenone e dell’Upi regionale, Alessandro Ciriani

Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e presidente in carica dell’Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia, accoglie con soddisfazione il pronunciamento della Consulta sull’incostituzionalità dei decreti di riordino delle Province ma non si dichiara sorpreso.

“Finalmente è stato messo un punto fermo sul processo di riordino istituzionale – spiega – ma l’esito era scontato perché non si possono confondere i livelli delle fonti normative. Sono, comunque, soddisfatto perché ora le Province non potranno essere più chiamate a fare da unico ‘capro espiatorio’ per dare risposta alle esigenze di quel profondo riordino di cui necessita l’Italia e la nostra stessa Regione”.

“Da oggi, dunque, lo scenario cambia anche per il Friuli Venezia Giulia e nessuno potrà tentare ‘colpi di mano’, tanto meno si potranno sospendere elezioni democratiche di organi costituzionali”.

“Siamo i primi a ritenere imprescindibile il riassetto istituzionale del Friuli Venezia Giulia – conclude il Presidente dell’Unione delle Province – e lo chiedono con forza i nostri concittadini e le imprese per contenere la spesa pubblica e rendere più efficienti i servizi. Ma se si vogliono ottenere risultati concreti dovrà essere rivisto l’intero assetto di funzioni e compiti di tutti gli enti, partendo dalla Regione per poi giungere a Province e Comuni, nella condivisione di un metodo che deve veder agire di concerto tutte le istituzioni coinvolte nel rispetto del dettato costituzionale, come oggi ribadito dalla Corte”.

“Ci aspettiamo che già nei prossimi giorni il Governo regionale prenda atto di tale situazione e smetta di inseguire logiche centralistiche o meri slogan elettorali, aprendo un confronto serio su quale deve essere il modello di riscrittura dell’assetto e dell’ordinamento della Regione, delle Province e dei Comuni”.

Province: Saitta “Un provvedimento bandiera”

COMUNICATO STAMPA 



“Ma davvero il Governo pensa che con un “provvedimento bandiera” , che cancella con un tratto di penna la parola Province dalla Costituzione e 150 anni di storia del Paese, si riconquisti la fiducia degli italiani nella politica? Basterebbe uscire dai Palazzi e tornare sui territori per capire che la sfiducia dei cittadini è tutta nell’incapacità di dare risposte sui problemi veri, sulle emergenze sociali, sul dramma della disoccupazione e sulla crisi dell’economia. Se il Governo, come ha detto, crede che l’abolizione delle Province possa servire a nascondere le vere emergenze, davvero non conosce il Paese”. E’ il commento del Presidente dell’Upi, Antonio Saitta dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri del Disegno di Legge di abolizione delle Province. “Gli italiani – prosegue Saitta – sanno perfettamente quali sono i servizi che le Province garantiscono e su quello chiedono conto;  non si faranno abbindolare dalla solita mossa della politica che annuncia che tutto cambierà, per non risolvere nulla. Siamo certi che il Governo si accorgerà presto che in Parlamento, dove il rapporto con i territori e le comunità è forte, le posizioni su questo tema sono diverse. I parlamentari conoscono bene quali problemi si troverebbe a dovere affrontare il Paese con l’eliminazione delle Province e il caos e la perdita di diritti e servizi essenziali che ne deriverebbe per le comunità. Sanno che l’Italia non è il paese delle metropoli ma delle piccole città, che senza Province resterebbero abbandonate. E sanno anche che le riforme vere, quelle che ancora il Governo non ha iniziato ad abbozzare nella furia di eliminare le Province, sono molto più urgenti”.

Roma 5 luglio 2013

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Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Vicepresidente dell’Upi, Enrico Di Giuseppantonio

Nel pomeriggio, sciolta la riserva in camera di consiglio, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma e del riordino delle Province previsti nel decreto Salva-Italia.

Il Vecepresidente UPI nonché Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio,  dichiara: “ Era impensabile modificare l’assetto istituzionale con un decreto-legge, così come ha evidenziato la stessa Consulta. Il decreto è un atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, le riforme si fanno in Parlamento – continua Di Giuseppantonio – ripartendo dall’esame del Codice delle Autonomie Locali che punti a ridisegnare la struttura degli enti territoriali, ne consideri funzioni e competenze con l’obiettivo di semplificarne l’assetto, puntando esclusivamente all’efficienza del sistema e alla rappresentatività sul territorio. Ora bisogna girare pagina.  La Consulta ha ricondotto la sorte delle Province nelle maglie della Costituzione e noi siamo pronti a discutere con serenità per fare riforme serie”.

 

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Commissario Straordinario della Provincia di Benevento, Alfonso Cimitile

Cara Corte Costituzionale, meno male che tu ci sei! Grazie.

E la vittoria della ragione e della democrazia sulla macelleria politica ed istituzionale di classi governative inadeguate, non soli incapaci e sprovvedute, ma anche arroganti, piratesche ed avventuriere. E la vittoria dei Riformisti veri e seri sui demagoghi e sulle logiche del gattopardo, perch un riformista vero sa che lindispensabile cambiamento deve essere effettuato nel rispetto dei processi democratici e delle condivise e comuni regole costituzionali; quelli che pensano di poterne fare a meno, di poterle con leggerezza aggirare o violarle, non solo non sono riformisti ma sono i peggiori nemici delle riforme. E la sconfitta degli arroganti, delle lobby demagogiche, delle jacquerie mediatiche, della casta che voleva far finta di cancellare le province, lanello meno colpevole ma pi debole della catena, per salvare tutto il resto mantenendo e nascondendo tutto ci che non funziona nelle altre istituzioni dello stato a cominciare dalle regioni e dagli organi centrali dello stato. Viva la democrazia, viva la Costituzione, viva lItalia delle autonomie locali, viva lItalia che vuole Riforme vere. Ora si vada avanti con un serio processo di riforma istituzionale che parta dalle funzioni e dalle cose che gli organi dello stato tutti ( centrali e locali) debbono fare. Solo in tale quadro sar possibile ragionare sul ruolo e lassetto degli organismi di governo intermedio e di area vasta come le Province. 

Province, Saitta “Inaccettabile DDL Costituzionale solo su Province”.

“La sentenza della Corte Costituzionale restituisce dignità ad una istituzione e a tutti coloro che in questa istituzione ogni giorno lavorano per garantire servizi e diritti ai cittadini. In un Paese normale, dopo questa sentenza, si dovrebbero abbandonare tutti i toni demagogici e qualunquisti che hanno caratterizzato fino ad oggi il dibattito sulle Province. Invece continuiamo a dovere sentire dichiarazioni di questo tono da uomini di  Stato, che conoscono la pubblica amministrazione”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la notizia di un imminente disegno di legge costituzionale solo sulle Province. “Se sceglie questa strada – sottolinea Saitta – il Governo dimostra che ancora una volta non si ha alcuna intenzione di riformare davvero il Paese, ma che si cerca solo un capro espiatorio per zittire i cittadini che chiedono, giustamente, un cambiamento profondo. Questo annuncio della definizione di un disegno di legge costituzionale solo sulle Province è gravissimo, una risposta rabbiosa contro un giudizio tecnico della Corte che non ha salvato le Province, ma ha dichiarato incostituzionali norme che lo erano palesemente e a detta di tutti. Adesso, invece di invertire la rotta e di riprendere una dialettica seria, serrata, all’insegna della collaborazione e la cooperazione tra tutte le istituzioni per definire una vera riforma di tutte le istituzioni, dal Parlamento alle Regioni alle Province ai Comuni, il Governo torna a proporre l’ennesimo provvedimento buono solo per conquistarsi le pagine dei giornali. E il dimezzamento dei parlamentari  quando si farà? E quando si rivedranno gli sprechi causati dal sovrapporsi delle competenze tra Stato e Regioni che hanno fatto lievitare la spesa pubblica in questi 10 anni?  Non servono interventi contro le istituzioni del Paese – conclude Saitta –  servono norme capaci di rilanciare e migliorare proprio quelle istituzioni. Da un Governo politico ci aspettiamo questo”.  

Province: il Presidente Saitta al giornalista Merlo

“Caro Merlo, che il dibattito sulle Province scateni costantemente le peggiori energie e faccia emergere toni populisti è da decenni il tormentone non solo estivo più in voga. Ma l’acrimonia, il rancore, la sciatteria e il disprezzo che Lei ha usato oggi sulle pagine di Repubblica contro chi ogni giorno nelle Province lavora è francamente inaccettabile”. Così scrive il Presidente dell’Upi in una lettera a Repubblica, rispondendo all’editoriale pubblicato oggi dal quotidiano firmato da Francesco Merlo.

“Nelle Province, componenti dello Stato a pari dignità delle altre  istituzioni (ma con molta più storia ad esempio delle Regioni) – scrive Saitta – lavorano 56 mila persone che sono servitori dello Stato e meritano rispetto esattamente come tutti coloro i quali nel nostro tormentato paese hanno ancora la sorte fortunata di avere un lavoro. Lo fanno con orgoglio, con lealtà, con la schiena dritta, nonostante siano stati in questi anni additati come inutili, spreconi, buoni a nulla. Conosce qualcuno di questi dipendenti? ha per caso idea di chi lavora nelle Province? Lo sa ad esempio che il personale delle Province è quello in cui il rapporto tra dirigenti e funzionari è il più virtuoso dell’amministrazione pubblica? Sa che tra questi dipendenti c’è una percentuale altissima di giovani laureati, che sono ingegneri, geometri, progettisti, programmatori perché le funzioni che svolgono le Province – ma le insiste ad ignorarle –  hanno bisogno di alte professionalità?  E’ informato del fatto che gli stipendi dei dipendenti delle Province non hanno nulla a che fare con quelli di altri comparti dello Stato e che il loro contratto è meno oneroso di quello delle Regioni per non parlare dei dipendenti di Camera e Senato? Se proprio vuole continuare ad indulgere  nel qualunquismo, si limiti a gettare i suoi strali  contro la politica e gli amministratori – e glielo chiedo io che li rappresento indegnamente tutti – ma per favore eviti di usare questi stessi toni per i dipendenti.

Tra loro sicuramente potrà anche reperire qualche pecora nera, come ovunque (immagino perfino nel Suo quotidiano) ma cerchi di credere se Le dico che i tantissimi altri non meritano questo trattamento. Quelli che lavorano con dedizione e passione sono una risorsa del nostro Paese – conclude Saitta – anche se ai vostri occhi figurano come novelli Malaussène, di  “professione capro espiatorio”.

 

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