Categoria: Istituzioni e Riforme

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Pieno sostegno e solidarietà dell’Upi al Presidente della Provincia di Ravenna Casadio

“Ho chiamato il Presidente Casadio per esprimere a nome di tutte le Province italiane la nostra vicinanza e la piena solidarietà a lui e alla sua famiglia per l’atto di inqualificabile violenza di cui sono stati vittima. Il Presidente Casadio è, ovviamente, molto preoccupato per la sua famiglia e avvilito, ma deciso a non lasciarsi intimidire”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando il gravissimo atto terroristico subito questa notte dal Presidente della Provincia di Ravenna, Claudio Casadio.  “Un attacco intimidatorio – sottolinea Saitta –  contro un uomo delle istituzioni, che respingiamo con la forza e il coraggio che ci viene dalla nostra missione al servizio dei cittadini e della Repubblica. Ci stringiamo tutti attorno al Presidente e alla sua famiglia – conclude Saitta –  sicuri che la giustizia e le forze dell’ordine sapranno fare luce e individuare i colpevoli di questo pesante attentato, ma sia chiaro che le istituzioni democratiche del Paese non permetteranno a nessuno di farsi intimidire”.

Riforma Province: l’Upi incontra il Ministro Delrio

“Il Ministro Delrio ci ha confermato di considerare indispensabile per il Paese mantenere una istituzione di area vasta, con funzioni chiare di amministrazione del territorio,  e di condividere la nostra richiesta di definire una proposta di riordino complessivo che passi dall’eliminazione degli enti strumentali inutili e dalla riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato sui territori. Da questo partiremo per cercare di costruire un percorso comune”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine dell’incontro avuto oggi con il Ministro delle Regioni e delle Autonomie, Graziano Delrio, insieme al Vice Presidente Vicario Upi, Angelo Vaccarezza, al Presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani, al Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, al Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza e al Presidente della Provincia di Sondrio,  Massimo Sertori.

“La riforma delle istituzioni locali e delle Province – ha detto Saitta – non può più essere affrontata  all’insegna delle banalità. Serve un confronto serrato tra Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni, che possa portare a definire una proposta complessiva capace di produrre risparmi reali. Noi siamo i primi a credere nella necessità di razionalizzare le istituzioni locali. Ma vogliamo che sia chiaro che con la nostra proposta di razionalizzazione si risparmierebbero 5 miliardi e si semplificherebbe l’amministrazione”.

“Noi siamo disponibili a fare un percorso – ha detto il Vicepresidente Vicario Upi Angelo Vaccarezza al Ministro- ma vogliamo la disponibilità del Governo a discutere. Se le carte sono già scritte, se il percorso è già segnato,  non ci stiamo. Crediamo di avere elementi per fare proposte serie in grado di fare risparmiare lo Stato e di semplificare l’amministrazione e da queste vogliamo si parta”.

“Con il Ministro Delrio – conclude Saitta – abbiamo stabilito che quello di oggi è solo un primo incontro da cui inizierà un nuovo percorso. Apriremo un tavolo comune per analizzare tutti i dati che saranno alla base della proposta finale di riforma, per chiarire quali sono i veri centri di costi della spesa pubblica, a partire dagli oltre 7000 enti strumentali nei quali si annidano i maggiori sprechi. Abbiamo anche condiviso che la riforma delle istituzioni locali andrà di pari passo con la riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato, perché è da qui che si potranno  produrre quei risparmi di spesa pubblica da utilizzati per assicurare ai cittadini servizi essenziali moderni ed efficienti”.

Abolizione Province, Saitta: “Basta boutade. Serve riforma coerente di tutte le Istituzioni”

“Ricomincia la boutade sulle Province. Si continua a discettare dell’inutilità dell’ente, ma ancora nessuno ha spiegato come intende ricostruire un sistema istituzionale locale e nazionale che è costruito intorno alle Province. Pretendiamo che su questo tema, sulla riforma delle Province e dell’intero assetto delle istituzioni locali, si apra un confronto serio, che parta dalla Costituzione, e che affronti fuori dagli slogan e con i conti alla mano una questione così importante per il Paese. Altrimenti sarà l’ennesimo tentativo mal riuscito di una classe politica che, non essendo in grado di dare risposte concrete ai cittadini, si nasconde dietro un dito”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando l’audizione odierna del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Graziano Delrio, alla Commissione affari costituzionali del Senato.

“Vogliamo che sia chiarito ai cittadini la reale portata del risparmio dell’abolizione delle Province, che non è certo di 2 miliardi, come ormai tutti hanno confermato, e che si dica anche che la realtà è che cancellando questa istituzione si avrà piuttosto un  aumento della spesa pubblica. Pretendiamo un dibattito serio in cui si spieghi come saranno ripensati, senza le Province, i processi di gestione dei territori che oggi sono in capo a questi enti: come saranno ridistribuiti i 130 mila chilometri di strade? Chi avrà la gestione degli oltre 5000 edifici scolastici? I dipendenti delle Province che fine faranno?  E vogliamo anche che si dica cosa accadrà alle Regioni, se continueranno ad essercene di più piccole delle Province, se continueranno ad esserci le Regioni a Statuto Speciale e i tanti microcomuni. Gli oltre 7000 enti inutili, luoghi di spreco e di riciclo della politica,  aumenteranno vertiginosamente, come è immaginabile con una abolizione delle Province, o saranno eliminati subito, come chiediamo da anni? Qual è il disegno che si vuole dare dell’Italia futura? Oggi in tutti i Paesi europei esistono Province, le deputazioni spagnole, i dipartimenti francesi, i Kreise tedeschi: noi come intendiamo amministrare l’area vasta? Ecco, chiediamo che questi temi siano affrontati con serietà, che si discuta di Province in un percorso di revisione dell’intero titolo V della Costituzione, che oggi configura le Province come istituzioni costitutive della Repubblica: rivedendo la forma di Stato, le funzioni e le forme di finanziamento dei diversi livelli di governo del territorio, per semplificare gli enti territoriali, l’amministrazione periferica dello Stato e gli enti strumentali statali e regionali. Non accetteremo – conclude Saitta – né sulle Province né sulle Città metropolitane interventi confusi per decreto o per legge ordinaria motivati da insostenibili ragioni di urgenza e incoerenti con una riforma complessiva delle istituzioni, che creerebbero solo ulteriori conflitti costituzionali e gravi problemi per il governo dei territori. Ogni volta che il tema è stato affrontato in questo modo, sono stati fatti solo pasticci. Chiediamo a questo Governo un segnale di discontinuità e un forte impegno e provvedimenti condivisi e coerenti con la Costituzione”.

Province, Ciriani e Fontanini stoppano Serracchiani

“Debora Serracchiani ha vinto solo nella Venezia Giulia e non a Udine e Pordenone. Prima di prendere decisioni determinati sui nostri territori, compreso il futuro delle Province, ne deve discutere con noi, anche perchè sprechi e inefficienze stanno altrove”.

Questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato in una conferenza stampa congiunta dai presidenti delle Province di Pordenone e Udine, Alessandro Ciriani e Pietro Fontanini, alla neo governatrice della Regione che aveva ventilato nei giorni scorsi la chiusura degli enti intermedi.

CIRIANI – Un contrattacco supportato dai numeri snocciolati da Ciriani: “Le Province rappresentano l’1,3% della spesa pubblica nazionale, mentre le Regioni assorbono il 20% e le amministrazioni centrali il 17,6%. Inoltre la nostra Regione annovera ancora tremila dipendenti e un sacco di enti e di agenzie inutili, come Ater, comunità montane e consorzi di bonifica. Chiediamo dunque  a Serracchiani – ha proseguito –  un tavolo congiunto per discutere di un riassetto istituzionale complessivo, ma la riforma non deve essere di pancia e deve invece pensare al risparmio vero dei soldi dei cittadini. E’ paradossale  – ha continuato – che Stato e Regione, le quali hanno creato il debito pubblico, ci chiedano di chiudere”. Invitiamo Serracchiani – ha poi aggiunto – a invertire la rotta e a non procedere al commissariamento della Provincia di Pordenone. Siamo gli enti più virtuosi e abbiamo tagliato i costi della politica in tempi non sospetti. Non ci stiamo a fare la parte di agnello sacrificale – ha concluso – solo perchè non abbiamo competenze a contatto diretto con i cittadini”.

FONTANINI – Per Fontanini, appena rieletto presidente, “la regione uscita dalle ultime elezioni è duale: il Friuli e la Venezia Giulia, che oltre ad essere due realtà storiche, hanno due orientamenti politicamente molto diversi, con la Venezia Giulia che ha dato un’indicazione molto forte a favore della Sinistra e con il Friuli che ha indicato, in maniera inequivocabile, la preferenza per il Centro Destra. Pordenone e Udine, inoltre, sono nettamente più forti demograficamente e economicamente. La mia recente elezione – ha aggiunto – è anche un segnale forte per il futuro delle Province perché non è vero che i friulani sono contro le Province: c’é però bisogno di far sapere all’opinione pubblica l’importanza del ruolo che rivestono”.

 

 

SAITTA SU PROVINCE “SIA RIFORMA NON SMEMBRAMENTO DI SERVIZI E SMOBILITAZIONE DEL PERSONALE”

“Se il lavoro della Convenzione delle riforme costituzionali si riducesse alla smobilitazione delle Province e allo smembramento dei servizi che queste erogano e del personale che vi lavora sarebbe l’ennesima burla per il Paese. Non si produrrebbero risparmi ma aumento della spesa pubblica, si metterebbe il personale in mobilità e crollerebbe il livello dei servizi ai cittadini”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, a proposito della Convenzione per le riforme costituzionali annunciata ieri dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta. “Chi conosce il Paese reale – ha detto Saitta – sa bene che i comuni italiani non sono in grado di esercitare le funzioni che oggi sono delle Province. Se si è detto che 107 province sono troppe perché troppo piccole per esercitare funzioni di area vasta, come si può ora dire che comuni piccoli e piccolissimi sarebbero in grado di farlo senza problemi? E siamo sicuri che le Regioni, cui da sempre si imputa di non svolgere la loro funzione essenziale, cioè legiferare, siano le istituzioni più idonee a gestire l’amministrazione di servizi diretti ai cittadini? Non è un caso se in tutta Europa le Province esistono ed esercitano le stesse funzioni di quelle italiane. La Convenzione – aggiunge Saitta – deve essere l’occasione per sciogliere questi dubbi, per ridefinire l’intero sistema istituzionale del Paese, per intervenire su Regioni, Province, Comuni, per ridurre la spesa pubblica tagliando gli enti strumentali, che sono inutili fonti di spreco,  e riducendo gli uffici dello stato sul territorio, un costo ormai insostenibile per la pubblica amministrazione, per rivedere il sistema bicamerale e dimezzare il numero dei parlamentari. Se si continua a raccontare ai cittadini che, tolte le Province, vedranno risolti tutti i loro problemi – conclude Saitta –  il riscatto della buona politica ancora una volta non ci sarà e quello dell’astensione alle elezioni di qualunque livello istituzionale diventerà il primo partito italiano”.

In allegato, un estratto dal discorso per la fiducia alle Camere del Presidente del Consiglio Enrico Letta, con i passaggi inerenti le Province e gli enti locali

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Governo Letta, Saitta “Le Province vogliono prendere parte alla Convenzione costituzionale. Intanto però non toglieteci le risorse per strade e scuole”

“Ci aspettiamo – afferma Saitta – che la Convenzione affronti il tema del riordino istituzionale partendo dai dati reali della spesa pubblica italiana. Se si decide di abolire le Province, che sono l’1% della spesa pubblica e non si interviene sulle Regioni e sugli enti strumentali, che sono i veri centri di costo del Paese, che almeno lo si dica con onesta’

ai cittadini. Ribadiamo pero’ – aggiunge Saitta – che il percorso di abolizione delle Province che si e’ deciso di seguire non deve essere considerato una scusa per non permettere, ora e finche’ queste istituzioni continueranno ad operare, di garantire i servizi essenziali ai cittadini. Le priorita’ di questo Paese  come ha detto lo stesso Presidente Letta, sono  il lavoro, che passa dallo sviluppo economico locale, la tenuta dello stato sociale, che si fonda sul sistema di welfare assicurato da Province e Comuni, il rilancio e la modernizzazione della scuola pubblica. I nodi dei drammatici tagli ai bilanci e della modifica del Patto di stabilita’ non devono essere elusi o lasciati indietro, con la scusa della riforma che si fara’, certo, ma con i suoi tempi. I cittadini devono ancora potere contare  su servizi essenziali efficienti e di qualita, le scuole e le strade hanno bisogno di investimenti e manutenzione che non mettano a rischio la sicurezza di chi ci studia o le percorre ogni giorno. Questi interventi vanno fatti subito'”

 

 

29 Aprile 2013

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AVVISO IMPORTANTE: RINVIO INIZIATIVA TAGLI PROVINCE DEL 29 APRILE

SI COMUNICA CHE L’INIZITIVA  NAZIONALE CONTRO I TAGLI AI BILANCI DELLE PROVINCE EMERGENZA SCUOLA prevista a Roma per LUNEDI 29 APRILE ore 15,00 – 18,00 è RINVIATA A NUOVA DATA

Incarico a Letta, Saitta “Dalle Province l’augurio di varare presto il Governo”

“Ci auguriamo che il Presidente incaricato Enrico Letta riesca a concludere positivamente e presto le consultazioni per il nuovo Governo, perché il Paese ha bisogno urgente di una guida e del ritorno alla normalità”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, ribadendo la necessità che “si torni a parlare presto delle vere emergenze del Paese, restituendo ai territori e agli enti locali la capacità e la forza necessarie per fare fronte alla drammatica crisi economica e sociale che stiamo attraversando. Per questo mi auguro che tra le priorità del Governo che si andrà formando – sottolinea Saitta – il Presidente incaricato Letta consideri anche quegli interventi attesi da Province e Comuni, a partire dalla revisione di tagli ai bilanci degli enti e dalle modifiche al patto di stabilità, indispensabili per consentire agli amministratori di promuovere lo sviluppo locale e di assicurare servizi essenziali efficienti e moderni di cui i cittadini hanno estremo bisogno.

Quanto alle riforme necessarie – aggiunge il Presidente dell’Upi – ci aspettiamo che il Presidente incaricato Letta preveda di istituire una Commissione speciale di confronto tra Stato, Regioni, Province e Comuni, in cui ci sia consentito di arrivare a definire in tempi rapidi un quadro di riforme condivise in grado di riorganizzare tutto il sistema istituzionale del Paese. Una sede in sui si possa fare chiarezza sullo stato dei conti della pubblica amministrazione e che permetta di verificare su una base certa di dati le inefficienze della spesa centrale e locale. E’ solo da queste premesse che si può e si deve partire per eliminare sprechi e inefficienze”.

 

 

Le Province alle consultazioni con il Presidente incaricato Bersani

“Abbiamo proposto al Presidente Bersani di insediare una Commissione speciale per la trasparenza dei conti della pubblica amministrazione perché da qui si parta per dare alla Convezione sulle riforme che si vuole istituire una base certa di dati sulla spesa centrale e locale. Se si parte dalla trasparenza si possono fare vere riforme per ridurre la spesa, altrimenti si continua con i pregiudizi che non producono che caos”.

Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine dell’incontro nell’ambito delle consultazioni con il Presidente del Consiglio incaricato Pierluigi Bersani, cui ha preso parte insieme ad una delegazione dell’Ufficio di presidenza dell’Upi composta da Andrea Barducci, Presidente della Provincia di Firenze, Matteo Ricci, Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Piero Lacorazza, Presidente della Provincia di Potenza e Piero Antonelli, Direttore Generale dell’Upi.

“Se questo sarà l’approccio – ha detto Saitta – e si abbandonerà la strada el pregiudizio, noi  siamo pronti ad affrontare la sfida delle riforme, perché il Paese ha bisogno di una pubblica amministrazione più snella e moderna”.

I rappresentanti delle Province hanno poi sollevato i temi legati alle emergenze causate dai pesanti tagli ai bilanci subiti con le passate manovre economiche.

“Abbiamo ribadito al Presidente Bersani – ha detto Saitta – che ci sono nodi che vanno affrontati subito, a partire dalla questione dei pagamenti alle imprese da parte della pubblica amministrazione. I provvedimenti che si stanno mettendo in campo, che rischiano di iniziare a produrre i primi effetti in autunno, non sono accettabili perché non vanno incontro ai bisogni reali delle imprese, che nel frattempo continuano a fallire sotto i colpi della crisi. Le Province hanno 2 miliardi di euro in cassa – ha detto – quello che ci serve è l’autorizzazione a pagare. L’altra grande emergenza che abbiamo ricordato a Bersani sono le grandi difficoltà causate dai pesanti tagli ai bilanci delle Province, che mettono a serio rischio l’erogazione dei servizi che eroghiamo ai cittadini. Le Province gestiscono più di 5000 scuole e oltre 130 mila chilometri di strade, l’80% della rete viaria nazionale. Con i bilanci ridotti in queste condizioni non sappiamo più come fare fronte alla manutenzione e alla messa in sicurezza di queste opere. Il Presidente Bersani ha mostrato grande attenzione alle nostre richieste e ci ha confermato che queste saranno le priorità del prossimo Governo”.  

 

INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL CENSIS GIUSEPPE DE RITA

Il Presidente del Censis Giuseppe De Rita in una intervista oggi al Messaggero interviene anche sul tema delle Province “Ormai sembra che l’argomento fondante della nuova Italia sia l’abolizione delle Province. I veri temi sono altri. Cambiare la Costituzione per ridurre qualche stipendio o abolire qualche Provincia non è la soluzione. Si faccia uno Stato delle Autonomie”.
In allegato l’intervista integrale

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APPROVATO A STRASBURGO IL RAPPORTO SULLA DEMOCRAZIA LOCALE E REGIONALE IN ITALIA

Il rapporto solleva diverse critiche verso l’Italia, e raccomanda inoltre al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa di invitare le autorità italiane a:

  • Ribadire il valore democratico delle elezioni dirette in qualsiasi proposta futura di riforma strutturale, in particolare per quanto concerne il livello provinciale;
  • rivedere la portata e gli effetti del trasferimento di responsabilità dai comuni ai consorzi ;
  • accertarsi che le misure di austerità siano attuate nel settore pubblico con la dovuta prudenza, prevenendo in tal modo gli effetti antidemocratici dei “tagli lineari” per le strutture amministrative interne e per il personale degli enti locali;
  • sforzarsi di adattare le risorse alle funzioni svolte a livello locale e regionale e vigilare affinchè gli enti territoriali dispongano di risorse adeguate;
  • sviluppare e attuare un sistema di perequazione che consenta un sistema di finanziamento locale e regionale funzionale, che sia compatibile con la Carta per quanto concerne gli enti locali italiani;
  • migliorare i meccanismi di consultazione degli enti locali;
  • rivedere la legislazione affinché le Province e i Comuni siano abilitati ad adire la Corte costituzionale tramite un rappresentante.

 

L’Unione delle Province d’Italia è rappresentata presso il Congresso dei Poteri Locali e Regionali d’Europa da Barbara Degani, Presidente della Provincia di Padova e Leonardo Marras, Presidente della Provincia di Grosseto.

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Abolizione Province Sicilia

“In Sicilia si sta facendo una operazione di trasformismo, una legge bandiera che non affronta i veri nodi e che non fa che aggiungere nuova burocrazia: anziché snellire le istituzioni, razionalizzando le Province, si ritorna ai liberi consorzi. E così si rischia di passare dalle 9 Province attuali a 33 Consorzi e 3 Città metropolitane. Sarebbe questa la semplificazione? L’unica risultato della Legge Crocetta è il Commissariamento delle Province, la sostituzione della democrazia con il sottogoverno.”

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta,  a proposito della legge che sarà votata oggi dalla Regione Siciliana, che rimanda di un anno la riforma delle Province e sostituisce gli organi istituzionali eletti con i commissari nominati dalla Regione.

“Ci chiediamo perché non si sia affrontato seriamente il tema dei costi della politica e dell’amministrazione della Regione Siciliana. Se si partisse dai dati del Ministero dell’Economia, e non da inutili slogan, sarebbe chiarissimo a tutti dove intervenire per ridurre la spesa pubblica regionale. La spesa della Regione Siciliana, nel 2012, è stata di oltre 9 miliardi di euro, quella dei Comuni di 4,5 miliardi e quella delle Province di 600 milioni.  Il personale politico della Regione costa a ciascun cittadino siciliano quasi 33 euro l’anno, quello delle 9 Province insieme 3 euro. In regione sono assunti oltre 17 mila dipendenti, e l’11% sono dirigenti. Nelle Province lavorano 5 mila e 600 dipendenti, e i dirigenti sono l’1,8% del totale. Il personale delle Province costa 39 euro a ciascun cittadino siciliano, quello della Regione più di 320 euro e quello dei Comuni quasi 300 euro. E’ evidente che se si deciderà di spostare il personale delle Province nella Regione o sui Comuni la spesa pubblica aumenterà vertiginosamente. Resta poi una questione chiave, che continua ad essere quella sempre trascurata nelle annunciate riforme istituzionali, cioè il tema delle società e degli enti strumentali che sono il vero spreco della politica. La Regione siciliana, secondo il censimento operato dal Dipartimento Sviluppo del Ministero del tesoro, ne ha 206 che nel 2012 sono costati oltre 28 milioni di euro. Una spesa destinata per quasi il 90% al pagamento dei costi dei consigli di amministrazione, delle sedi, del personale. E’ evidente che qualunque riforma che abbia come obiettivo quello di affrontare la riqualificazione della spesa deve partire da qui, altrimenti, come classe dirigente del Paese, non siamo credibili. Messa così, la questione delle Province siciliane si riduce, al solito, ad una mera opera di distrazione di massa”. 

Segue Dossier costi politica Regione Siciliana. Spese e investimenti delle istituzioni, costi agenzie e enti strumentali.

 

I DATI DEI BILANCI: CONFRONTO TRA

Regione, Province e Comuni

 

  1. 1.    La spesa

Secondo i dati riportati dal  SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici, la banca dati del Ministero del Tesoro) nel 2012 la spesa totale  della Regione Siciliana (sia quella corrente, cioè la spesa rigida per i costi di amministrazione, personale, etc, che quella in conto capitale, cioè gli investimenti)  è stata pari a oltre 9 miliardi di euro.

Quella delle 9 Province è stata pari a 600 milioni di euro

Quella dei Comuni  è stata pari a oltre 4 miliardi 500 milioni di euro.

La spesa per gli investimenti

Quasi 7 miliardi della spesa totale della Regione è stata destinata a spesa corrente (a fare funzionare la macchina) mentre oltre 2 miliardi sono stati destinati ad investimenti, il 23%.

Anche nel caso delle 9 Province, la spesa per investimenti è stata il 23% del totale.

Per quanto riguarda i Comuni, invece, la spesa per investimenti è stata solo il 10% del totale (quasi 70 milioni contro i 6 miliardi per la spesa ordinaria).

Spesa istituzioni locali Sicilia

 

SPESA CORRENTE 2012

SPESA C CAPITALE 2012

TOT

incidenza investimenti su totale

REGIONE

6.888.650.727

2.131.954.755

9.020.605.482

23,63

REGIONE – SANITA’

6.265.234.084

69.465.549

6.334.699.633

1,10

PROVINCE

460.967.406

140.217.251

601.184.657

23,32

COMUNI

4.104.618.802

474.113.119

4.578.731.921

10,35

UNIONI DI COMUNI

3.559.763

309.455

3.869.218

8,00

 

  1. 2.     I costi della politica

 

Il personale politico della Regione costa a ciascun cittadino siciliano 32,97 euro.

Tutto il personale politico delle 9 Province insieme costa a ciascun cittadino siciliano 3,39 euro.

Il personale politico dei Comuni costa a ciascun cittadino siciliano  11,53 euro.

 

I COSTI DELLA POLITICA

 

indennità e rimborsi organi

PROCAPITE  (pop 5.037.799)

REGIONE

166.087.070

32,97

PROVINCE

17.062.208

3,39

COMUNI

58.072.827

11,53

 

 

  1. 3.     I costi dei dipendenti delle istituzioni

 

I dipendenti della Regione costano a ciascun cittadino siciliano 321,33 euro. Nella Regione sono assunti 17.157 dipendenti. L’11% sono dirigenti

I dipendenti delle 9 Province costano a ciascun cittadino siciliano 39,61 euro. Nelle 9 Province sono assunti 5 mila 600 dipendenti. L’1,8% sono dirigenti

I dipendenti dei Comuni costano a ciascun cittadino siciliano 289,33 euro

Nei Comuni sono assunti oltre 40 mila dipendenti.

 

IL COSTO DEL PERSONALE

 

 

COSTO (ESCLUSO COLLAB, E DETERM)

UNITA TOTALI

COSTO MEDIO CONTRATTO

COSTO PROCAPITE PER SICILIANO

REGIONE

1.618.782.495,52

17.157,00

94351,14

321,33

PROVINCE

199.537.116,23

5.602,00

35618,91

39,61

COMUNI

1.457.609.790,98

40.320,00

36151,04

289,33

 

 

  1. 4.     Gli enti strumentali intermedi della Regione Siciliana

 

Secondo il censimento sulle società partecipate e gli enti strumentali delle Regioni elaborato dal Dipartimento Sviluppo del Ministero del Tesoro, la Regione Siciliana conta 206 enti strumentali.

Di questi 206:

27 ATO acqua e rifiuti; 11 Consorzi di bonifica; 9 Consorzi della Regione; 22 Enti e Istituti regionali; 1 Agenzia regionale; 3 enti pubblici economici; 10 aziende di edilizia residenziale; 8 aziende speciali; 9 società partecipate per la gestione di pubblici servizi;  38 società di capitali per attività diverse dai pubblici servizi.

 

I 206 enti, consorzi, agenzie e società

 sono costate per il 2012 oltre 28 milioni di euro.

 

Del totale di questa spesa l’88% è rappresentata da spesa corrente (oltre  25 milioni ): costi consigli di amministrazione, sedi, personale.

Solo il 12% è destinato ad investimenti

 

 

CORRENTE

C CAPITALE

 

ALTRI CONSORZI DI ENTI LOCALI

367.467,99

18.679,71

 

AATO

4.239.088,63

2.846.974,36

 

CONSORZI UNIVERSITARI ENTI LOCALI

3.368.160,74

3.854,38

 

ENTI GESTORI PARCHI NON NAZIONALI

17.259.588,90

568.969,83

 

 Totale per tipologia di spesa

25.234.306,26

3.438.478,28

 

SPESA TOTALE

28.672.784,54

 

 

 

  1. 5.     I trasferimenti della Regione alle istituzioni e agli altri enti

 

Secondo i dati Siope, nel 2012 la Regione Siciliana ha destinato:

agli enti e alle agenzie regionali oltre 197 milioni di euro.

Alle Province, per l’esercizio delle funzioni, 57 milioni di euro.

Ai Comuni, per l’esercizio delle funzioni, oltre 1 miliardo.

Quasi 60 milioni di euro sono stati destinati a partecipazioni azionarie e conferimenti di capitale in imprese pubbliche e private.

 

 

 

CORRENTE

C CAPITALE

TOTALE PER  ENTE

Trasferimenti  ad Enti e Agenzie regionali

145.203.880,07

50.564.881,89

195.768.761,96

Trasferimenti  a Province

36.337.218,60

20.788.639,71

57.125.858,31

trasferimenti ai Comuni

767.602.051,94

304.808.749,36

1.072.410.801,30

Trasferimenti ad altri Enti delle Amministrazioni locali

108.420.064,67

42.883.999,88

151.304.064,55

Trasferimenti in conto capitale ad istituzioni sociali private

 

31.816.663,67

31.816.663,67

Partecipazioni azionarie e conferimenti di capitale in imprese private

 

8.236.643,91

8.236.643,91

Partecipazioni azionarie e conferimenti di capitale in imprese pubbliche

 

51.000.000,00

51.000.000,00

Totale per  tipologia di SPESA

1.057.563.215,28

510.099.578,42

 

TRASFERIMENTI TOTALI

1.567.662.793,70

 

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