Categoria: Istituzioni e Riforme

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INTERVISTA AL PRESIDENTE DEL CENSIS GIUSEPPE DE RITA

Il Presidente del Censis Giuseppe De Rita in una intervista oggi al Messaggero interviene anche sul tema delle Province “Ormai sembra che l’argomento fondante della nuova Italia sia l’abolizione delle Province. I veri temi sono altri. Cambiare la Costituzione per ridurre qualche stipendio o abolire qualche Provincia non è la soluzione. Si faccia uno Stato delle Autonomie”.
In allegato l’intervista integrale

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APPROVATO A STRASBURGO IL RAPPORTO SULLA DEMOCRAZIA LOCALE E REGIONALE IN ITALIA

Il rapporto solleva diverse critiche verso l’Italia, e raccomanda inoltre al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa di invitare le autorità italiane a:

  • Ribadire il valore democratico delle elezioni dirette in qualsiasi proposta futura di riforma strutturale, in particolare per quanto concerne il livello provinciale;
  • rivedere la portata e gli effetti del trasferimento di responsabilità dai comuni ai consorzi ;
  • accertarsi che le misure di austerità siano attuate nel settore pubblico con la dovuta prudenza, prevenendo in tal modo gli effetti antidemocratici dei “tagli lineari” per le strutture amministrative interne e per il personale degli enti locali;
  • sforzarsi di adattare le risorse alle funzioni svolte a livello locale e regionale e vigilare affinchè gli enti territoriali dispongano di risorse adeguate;
  • sviluppare e attuare un sistema di perequazione che consenta un sistema di finanziamento locale e regionale funzionale, che sia compatibile con la Carta per quanto concerne gli enti locali italiani;
  • migliorare i meccanismi di consultazione degli enti locali;
  • rivedere la legislazione affinché le Province e i Comuni siano abilitati ad adire la Corte costituzionale tramite un rappresentante.

 

L’Unione delle Province d’Italia è rappresentata presso il Congresso dei Poteri Locali e Regionali d’Europa da Barbara Degani, Presidente della Provincia di Padova e Leonardo Marras, Presidente della Provincia di Grosseto.

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Abolizione Province Sicilia

“In Sicilia si sta facendo una operazione di trasformismo, una legge bandiera che non affronta i veri nodi e che non fa che aggiungere nuova burocrazia: anziché snellire le istituzioni, razionalizzando le Province, si ritorna ai liberi consorzi. E così si rischia di passare dalle 9 Province attuali a 33 Consorzi e 3 Città metropolitane. Sarebbe questa la semplificazione? L’unica risultato della Legge Crocetta è il Commissariamento delle Province, la sostituzione della democrazia con il sottogoverno.”

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta,  a proposito della legge che sarà votata oggi dalla Regione Siciliana, che rimanda di un anno la riforma delle Province e sostituisce gli organi istituzionali eletti con i commissari nominati dalla Regione.

“Ci chiediamo perché non si sia affrontato seriamente il tema dei costi della politica e dell’amministrazione della Regione Siciliana. Se si partisse dai dati del Ministero dell’Economia, e non da inutili slogan, sarebbe chiarissimo a tutti dove intervenire per ridurre la spesa pubblica regionale. La spesa della Regione Siciliana, nel 2012, è stata di oltre 9 miliardi di euro, quella dei Comuni di 4,5 miliardi e quella delle Province di 600 milioni.  Il personale politico della Regione costa a ciascun cittadino siciliano quasi 33 euro l’anno, quello delle 9 Province insieme 3 euro. In regione sono assunti oltre 17 mila dipendenti, e l’11% sono dirigenti. Nelle Province lavorano 5 mila e 600 dipendenti, e i dirigenti sono l’1,8% del totale. Il personale delle Province costa 39 euro a ciascun cittadino siciliano, quello della Regione più di 320 euro e quello dei Comuni quasi 300 euro. E’ evidente che se si deciderà di spostare il personale delle Province nella Regione o sui Comuni la spesa pubblica aumenterà vertiginosamente. Resta poi una questione chiave, che continua ad essere quella sempre trascurata nelle annunciate riforme istituzionali, cioè il tema delle società e degli enti strumentali che sono il vero spreco della politica. La Regione siciliana, secondo il censimento operato dal Dipartimento Sviluppo del Ministero del tesoro, ne ha 206 che nel 2012 sono costati oltre 28 milioni di euro. Una spesa destinata per quasi il 90% al pagamento dei costi dei consigli di amministrazione, delle sedi, del personale. E’ evidente che qualunque riforma che abbia come obiettivo quello di affrontare la riqualificazione della spesa deve partire da qui, altrimenti, come classe dirigente del Paese, non siamo credibili. Messa così, la questione delle Province siciliane si riduce, al solito, ad una mera opera di distrazione di massa”. 

Segue Dossier costi politica Regione Siciliana. Spese e investimenti delle istituzioni, costi agenzie e enti strumentali.

 

I DATI DEI BILANCI: CONFRONTO TRA

Regione, Province e Comuni

 

  1. 1.    La spesa

Secondo i dati riportati dal  SIOPE (Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici, la banca dati del Ministero del Tesoro) nel 2012 la spesa totale  della Regione Siciliana (sia quella corrente, cioè la spesa rigida per i costi di amministrazione, personale, etc, che quella in conto capitale, cioè gli investimenti)  è stata pari a oltre 9 miliardi di euro.

Quella delle 9 Province è stata pari a 600 milioni di euro

Quella dei Comuni  è stata pari a oltre 4 miliardi 500 milioni di euro.

La spesa per gli investimenti

Quasi 7 miliardi della spesa totale della Regione è stata destinata a spesa corrente (a fare funzionare la macchina) mentre oltre 2 miliardi sono stati destinati ad investimenti, il 23%.

Anche nel caso delle 9 Province, la spesa per investimenti è stata il 23% del totale.

Per quanto riguarda i Comuni, invece, la spesa per investimenti è stata solo il 10% del totale (quasi 70 milioni contro i 6 miliardi per la spesa ordinaria).

Spesa istituzioni locali Sicilia

 

SPESA CORRENTE 2012

SPESA C CAPITALE 2012

TOT

incidenza investimenti su totale

REGIONE

6.888.650.727

2.131.954.755

9.020.605.482

23,63

REGIONE – SANITA’

6.265.234.084

69.465.549

6.334.699.633

1,10

PROVINCE

460.967.406

140.217.251

601.184.657

23,32

COMUNI

4.104.618.802

474.113.119

4.578.731.921

10,35

UNIONI DI COMUNI

3.559.763

309.455

3.869.218

8,00

 

  1. 2.     I costi della politica

 

Il personale politico della Regione costa a ciascun cittadino siciliano 32,97 euro.

Tutto il personale politico delle 9 Province insieme costa a ciascun cittadino siciliano 3,39 euro.

Il personale politico dei Comuni costa a ciascun cittadino siciliano  11,53 euro.

 

I COSTI DELLA POLITICA

 

indennità e rimborsi organi

PROCAPITE  (pop 5.037.799)

REGIONE

166.087.070

32,97

PROVINCE

17.062.208

3,39

COMUNI

58.072.827

11,53

 

 

  1. 3.     I costi dei dipendenti delle istituzioni

 

I dipendenti della Regione costano a ciascun cittadino siciliano 321,33 euro. Nella Regione sono assunti 17.157 dipendenti. L’11% sono dirigenti

I dipendenti delle 9 Province costano a ciascun cittadino siciliano 39,61 euro. Nelle 9 Province sono assunti 5 mila 600 dipendenti. L’1,8% sono dirigenti

I dipendenti dei Comuni costano a ciascun cittadino siciliano 289,33 euro

Nei Comuni sono assunti oltre 40 mila dipendenti.

 

IL COSTO DEL PERSONALE

 

 

COSTO (ESCLUSO COLLAB, E DETERM)

UNITA TOTALI

COSTO MEDIO CONTRATTO

COSTO PROCAPITE PER SICILIANO

REGIONE

1.618.782.495,52

17.157,00

94351,14

321,33

PROVINCE

199.537.116,23

5.602,00

35618,91

39,61

COMUNI

1.457.609.790,98

40.320,00

36151,04

289,33

 

 

  1. 4.     Gli enti strumentali intermedi della Regione Siciliana

 

Secondo il censimento sulle società partecipate e gli enti strumentali delle Regioni elaborato dal Dipartimento Sviluppo del Ministero del Tesoro, la Regione Siciliana conta 206 enti strumentali.

Di questi 206:

27 ATO acqua e rifiuti; 11 Consorzi di bonifica; 9 Consorzi della Regione; 22 Enti e Istituti regionali; 1 Agenzia regionale; 3 enti pubblici economici; 10 aziende di edilizia residenziale; 8 aziende speciali; 9 società partecipate per la gestione di pubblici servizi;  38 società di capitali per attività diverse dai pubblici servizi.

 

I 206 enti, consorzi, agenzie e società

 sono costate per il 2012 oltre 28 milioni di euro.

 

Del totale di questa spesa l’88% è rappresentata da spesa corrente (oltre  25 milioni ): costi consigli di amministrazione, sedi, personale.

Solo il 12% è destinato ad investimenti

 

 

CORRENTE

C CAPITALE

 

ALTRI CONSORZI DI ENTI LOCALI

367.467,99

18.679,71

 

AATO

4.239.088,63

2.846.974,36

 

CONSORZI UNIVERSITARI ENTI LOCALI

3.368.160,74

3.854,38

 

ENTI GESTORI PARCHI NON NAZIONALI

17.259.588,90

568.969,83

 

 Totale per tipologia di spesa

25.234.306,26

3.438.478,28

 

SPESA TOTALE

28.672.784,54

 

 

 

  1. 5.     I trasferimenti della Regione alle istituzioni e agli altri enti

 

Secondo i dati Siope, nel 2012 la Regione Siciliana ha destinato:

agli enti e alle agenzie regionali oltre 197 milioni di euro.

Alle Province, per l’esercizio delle funzioni, 57 milioni di euro.

Ai Comuni, per l’esercizio delle funzioni, oltre 1 miliardo.

Quasi 60 milioni di euro sono stati destinati a partecipazioni azionarie e conferimenti di capitale in imprese pubbliche e private.

 

 

 

CORRENTE

C CAPITALE

TOTALE PER  ENTE

Trasferimenti  ad Enti e Agenzie regionali

145.203.880,07

50.564.881,89

195.768.761,96

Trasferimenti  a Province

36.337.218,60

20.788.639,71

57.125.858,31

trasferimenti ai Comuni

767.602.051,94

304.808.749,36

1.072.410.801,30

Trasferimenti ad altri Enti delle Amministrazioni locali

108.420.064,67

42.883.999,88

151.304.064,55

Trasferimenti in conto capitale ad istituzioni sociali private

 

31.816.663,67

31.816.663,67

Partecipazioni azionarie e conferimenti di capitale in imprese private

 

8.236.643,91

8.236.643,91

Partecipazioni azionarie e conferimenti di capitale in imprese pubbliche

 

51.000.000,00

51.000.000,00

Totale per  tipologia di SPESA

1.057.563.215,28

510.099.578,42

 

TRASFERIMENTI TOTALI

1.567.662.793,70

 

Province, Saitta (Upi) a Crocetta:“Anche in Sicilia servono enti di area vasta per ridurre i costi dei servizi”

 “In Sicilia come nel resto dell’Italia è necessario intervenire per ridurre i costi della politica, garantendo però i migliori servizi ai cittadini: alla Regione Sicilia che oggi è alla ribalta nazionale sull’abolizione delle Province, chiedo di studiare gli esempi virtuosi dove le Province gestiscono deleghe regionali a costi decisamente inferiori”.

Lo ha detto questa mattina il presidente dell’Unione delle Province italiane Antonio Saitta intervendo a Palermo ad una conferenza stampa alla presenza di molti deputati regionali di palazzo dei Normanni e dell’assessore regionale agli Enti locali.

“Se le Unioni dei liberi Comuni cui Crocetta pensa con la riforma siciliana –  ha detto ancora Saitta  – saranno enti di area vasta per gestire con minore spesa alcune funzioni regionali, come i trasporti, l’acqua, i rifiuti proprio sul modello ad esempio del Piemonte, la strada indicata è quella corretta. Il parametro per far nascere le Unioni dei liberi Comuni però non dovrà essere quello del numero di abitanti, semmai quello delle funzioni da gestire e da garantire alla popolazione”.

Per Saitta, “resta indispensabile avviare il confronto: l’Unione delle Province italiane è disponibile”.

 

 

 

Roma, 13 marzo 2013  

Le Province in Europa

In allegato, gli studi sulle istituzioni provinciali nei paesi Ue e la comparazione con le Province italiane, realizzati per l’Upi in collaborazione con l’Università di Firenze

Documenti allegati:

Uccisione impiegate Regione Umbria: il cordoglio dell’Upi

“Come Presidente dell’Unione delle Province d’Italia voglio esprimere, a nome delle istituzioni che rappresento, tutto il cordoglio e la vicinanza alle famiglie delle due impiegate, uccise oggi mentre erano al lavoro negli uffici della Regione Umbria.

Personalmente provo grande sgomento e dolore per l’accaduto,  ed esprimo la vicinanza di tutti i 50mila dipendenti delle Province italiane, molti dei quali ogni giorno affrontano casi sociali drammatici e rischiano in prima persona nei Centri per l’impiego, negli sportelli per le politiche sociali, negli uffici dei territori in forte crisi.

Mi permetto di sottolineare che questi  drammi sono anche figli della propaganda contro le istituzioni e contro i dipendenti pubblici che in questi anni è stata sollevata ad arte e che è montata insieme alla rabbia di un Paese in crisi . 

E mi permetto anche di dire che quando si utilizzano termini come soppressione, cancellazione, abolizione di istituzioni, come è capitato per le Province, indicandole all’opinione pubblica come fonte di ogni male, dalla Puglia di Vendola alla Sicilia di Crocetta, si getta discredito anche su quanti in queste stesse istituzioni lavorano ogni giorno con dignità e professionalità.

Anche per rispetto verso di loro e verso il loro lavoro, una classe politica credibile dovrebbe, quando parla di riforme, sentire la responsabilità di  dimostrare ai cittadini il reale valore, in termini di risparmi economici e non di immagine,  che si attende dalle scelte”.

Le Province ai nuovi eletti: Operazione trasparenza sui costi della politica

“Il Paese ha bisogno di riforme importanti e la questione dei costi della politica è centrale. L’importante è che qualunque decisione si prenda sia stabilita non sull’onda della propaganda ma partendo dai dati reali, che sono a disposizione di tutti, facilmente reperibili anche nel web. Per questo abbiamo deciso di predisporre alcuni dossier importanti da inviare ai nuovi eletti in Parlamento, su alcuni temi cruciali, dai costi delle istituzioni locali e nazionali alle spese per gli uffici periferici dello Stato, fino al tema che da sempre solleviamo, dell’enorme spreco di spesa pubblica rappresentata dalle miriadi di enti, consorzi, aziende e società strumentali”.

 

Lo rende noto  il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine della riunione dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi che si è svolto oggi a Roma, ribadendo come “su questo tema c’è bisogno di portare all’attenzione dei cittadini e delle istituzioni il quadro reale della situazione. Il costo della politica, cioè le indennità dei politici,– sottolinea Saitta –  è di 439 milioni di euro per il Parlamento, 800 milioni di euro per le Regioni, 556 milioni di euro per i Comuni e 104 milioni di euro per le Province. Nel bilancio delle Province, questa voce rappresenta lo 0,9% del totale, 104 milioni di euro sugli 11 miliardi complessivi, che sono utilizzati per garantire ai cittadini la gestione dei servizi essenziali.  La spesa pubblica complessiva del Paese nel 2012 – ricorda il Presidente dell’Upi –  è stata di 805 miliardi di euro. Di questa, la spesa delle Province rappresenta 1,3% (11 miliardi), quella delle Amministrazioni centrali il 17,5% (141 miliardi), quella delle Regioni il 20% (182 miliardi), il 38% è la spesa per la previdenza (311,7 miliardi), il 10,6% sono gli interessi sul debito (86 miliardi) e il 9,6% la spesa dei Comuni (73,3 miliardi). E’ evidente che c’è bisogno di avviare riforme che permettano risparmi da destinare allo sviluppo economico e ai servizi essenziali – conclude Saitta –  ma è importante che il nuovo Parlamento affronti questo tema avendo chiara la reale situazione del Paese”.

 

 

I dati (riportati nelle tabelle che seguono) sono stati elaborati dalle fonti ufficiali (la banca dati del Ministero dell’Economia Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici – SIOPE 2012;  la Nota  di aggiornamento di finanza pubblica 2012, i bilanci di previsione di Camera e Senato) e sono tutti reperibili on line nei siti ufficiali delle istituzioni di riferimento.

 

 

 

 

Spesa pubblica complessiva (anno 2012): 805 miliardi di euro

 

Settore

Spesa

Amministrazione Centrale

141 miliardi di euro

Previdenza

311,7 miliardi di euro

Interessi sul debito

86 miliardi di euro

Regioni

182 miliardi di euro

di cui 114 spesa sanitaria

Comuni

73,3 miliardi di euro

Province

11 miliardi di euro

             Fonti: Banca dati Siope 2012;  Nota di aggiornamento Decisione di Finanza Pubblica sett. 2012

Le province rappresentano l’1,35% della spesa pubblica complessiva del Paese

 

I compensi 2012 degli eletti nelle istituzioni locali e nazionali

PARLAMENTO

439.732.000

di cui Senato

141.882.000

di cui Camera Deputati

297.850.000

Regioni

800.702.827

Comuni

556.593.000

Province

104.700.000

Fonti:  Bilancio Previsione Camera Senato 2012; banca dati Siope 2012

 

CONFERENZA STAMPA – LE PROPOSTE DELLE PROVINCE PER IL PAESE

Le province italiane presentano il Manifesto programmatico per la prossima legislatura.

“Nel pieno della campagna elettorale – afferma il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta –  il Paese ascolta ogni giorno dichiarazioni dei leader che si candidano a guidare l’Italia per i prossimi 5 anni. Eppure, analizzando i dibattiti politici e le dichiarazioni dei diversi candidati premier e dei rappresentanti dei partiti politici, ci sembra che alcune tematiche rischino di rimanere troppo ai margini.

Come Province – sottolinea Saitta – abbiamo provato a definire alcune proposte programmatiche da sottoporre ai candidati al prossimo Governo e Parlamento.

L’obiettivo non è di produrre l’ennesimo manifesto di rivendicazioni, quanto piuttosto di riportare l’attenzione su questioni che riteniamo centrali per il Paese.

Crediamo che chi si candida a guidare l’Italia per i prossimi cinque anni dovrà considerare prioritario investire nella scuola, nella formazione e negli strumenti che possono sostenere le politiche attive per il lavoro; che per dare nuove opportunità alle imprese e alle economie locali serva intervenire sulle piccole reti di infrastrutture viarie, che sono ormai obsolete; che l’Italia abbia bisogno di attivare politiche che consentano alle istituzioni e alle imprese di cogliere la sfida della green economy e delle infrastrutture immateriali, coniugando la crescita e la diffusione di know how alla promozione dello sviluppo sostenibile; che occorre garantire la messa in sicurezza del Paese, con un’opera costante di contrasto al dissesto idrogeologico e di valorizzazione e tutela del nostro immenso patrimonio paesaggistico”.

La conferenza stampa si terrà giovedì 31 gennaio 2013, alle ore 12,00 presso la sede dell’Unione delle Province d’Italia, Piazza Cardelli 4 (Roma).

Riforme Costituzionali: su Il Sole 24 ore di oggi un intervento del Prof. Valerio Onida

“La vera riforma sarebbe la modifica del bicameralismo. Quanto alle Regioni e agli enti locali  il quadro generale non dovrebbe cambiare: abolire tutte le Province (e non solo nelle Regioni piccole e piccolissime) non è una misura ragionevole“. Lo scrive oggi il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Prof. Valerio Onida, in un lungo intervento pubblicato sul quotidiano Il Sole 24 Ore.

In allegato, il testo dell’articolo.

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Programmi elettorali: Saitta, Upi “Riportare al centro le istituzioni locali

“Che si chiamino agende o più rigorosamente programmi elettorali, i partiti politici che parteciperanno alle prossime elezioni dovranno proporre interventi concreti per fare ripartire lo sviluppo economico e sociale delle comunità locali e dei territori. La scelta perseguita in questi ultimi anni di penalizzare le istituzioni locali, con tagli continui alle risorse e normative fortemente centraliste,  non ha fatto che indebolire il tessuto produttivo locale e il livello di servizi garantiti ai cittadini. Chiediamo a chi verrà di invertire questa tendenza, di tornare a considerare Province, Regioni e Comuni come una risorsa del Paese e di ristabilire una vera concertazione tra tutte le istituzioni dello Stato”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, annunciando la definizione di una piattaforma programmatica delle Province che verrà presentata ai candidati premier, alle forze politiche e ai candidati alla Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

“Ci sono alcune priorità – dichiara Saitta – che sono centrali per la ripresa e che devono essere affrontate assicurando sia allo Stato centrale che alle istituzioni locali la possibilità di intervenire con risorse adeguate e investimenti unitari. Penso al grande tema della scuola e dell’istruzione, al rilancio delle politiche per il lavoro, agli investimenti per le opere infrastrutturali e la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico, al sostegno della green economy. Su questi, è indispensabile un impegno di tutto il Paese, che potrà essere portato avanti solo se si smetterà di considerare le istituzioni locali come un costo da tagliare e si avvieranno politiche collegiali che esaltino le diverse competenze assegnate a ciascuna parte dello Stato”.

 

Caos Province, il Vice presidente dell’Upi, Angelo Vaccarezza

“Se non fosse una tragedia sarebbe quasi una comica e si sta avverando quello che noi avevamo detto qualche tempo fa. Con la mancata conversione del decreto sul riordino si apre una fase di incertezza e confusione che francamente non ci voleva. Bisogna trovare subito una soluzione nella Legge di stabilità : deve essere abrogato l’art. 23 del decreto Salva Italia e devono essere restituite alle Province le funzioni previste dalla spending review”. Lo dichiara il Vice Presidente Vicario dell’Upi, Angelo Vaccarezza, Presidente della Provincia di Savona.

 “Sulle Province è stato fatto un gran pasticcio – sottolinea Vaccarezza –  a partire dal Salva Italia, una norma giudicata  anticostituzionale, che ha tolto tutte le funzioni a questi enti. Per questo nella spending review il Governo aveva fatto un passo indietro, restituendo alle province la gestione delle scuole, 5000 istituti superiori, dei 125 mila chilometri di strade, della difesa del suolo e della programmazione territoriale, con un ruolo primario nel governo dei territori e risorse proprie. Ma ha legato la norma al percorso di accorpamento a livello territoriale. Caduto il riordino, siamo al caos, e sono a rischio servizi essenziali ai cittadini. Per questo ora l’unica soluzione – conclude il Presidente Vaccarezza –  è abrogare con la Legge di stabilità l’articolo 23 del decreto Salva Italia, dimezzando il taglio ai bilanci previsto per le Province. Solo così potremo continuare a garantire i servizi”.

 In allegato, l’articolo del Vice Presidente Vaccarezza pubblicato oggi su “La Stampa”

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Tagli ai bilanci delle Province. Il Presidente dell’Upi chiede incontro al Presidente della Repubblica

Un appello al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché permetta alle Province di spiegare, dati alla mano,  le ragioni dell’allarme drammatico per i tagli ai bilanci lanciato dall’Upi e il rischio che siano compromessi i servizi essenziali ai cittadini,  a partire dalla gestione delle scuole superiori alla manutenzione e messa in sicurezza delle strade provinciali.

Questo il contenuto di una lettera inviata dal Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, con la quale si chiede un incontro urgente al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

“Ci siamo rivolti al Presidente della Repubblica  – spiega il Presidente Saitta – perché siamo certi che troveremo in lui l’attenzione e la sensibilità che su questi temi ha sempre mostrato.  Questi tagli sono ingiusti – prosegue il Presidente dell’Upi – e sono impossibili da sopportare per il bilanci delle Province. Tanto più che, proprio le Province stanno dando un contribuito significativo al risanamento dei conti pubblici dello Stato, portando a termine  il processo di riordino che , a detta del Ministro Giarda, varrà un risparmio di 500 milioni nel 2013. Abbiamo fatto appello al Parlamento, sia nelle sedi istituzionali che attraverso gli organi di stampa, perché  si arrivi all’approvazione, con le opportune modifiche, del decreto legge 188, così da potere avviare nel 2013 il processo di riordino delle Province e la riforma dell’amministrazione periferica dello Stato. 

Ma vogliamo ricordare che le Province si occupano di servizi che hanno un impatto diretto sulla qualità della vita dei cittadini,  perché consentono di assicurare agli studenti scuole sicure e accoglienti, di mantenere le strade sicure e praticabili, di mettere in campo interventi a tutela dell’ambiente e al contrasto del dissesto idrogeologico.

Questi servizi, se non si interviene a dimezzare il taglio di 1,2 miliardi imposto dalle manovre economiche, oggi rischiano di essere fortemente compromessi”.

 

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