Categoria: Istituzioni e Riforme

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Riordino Province: Saitta “No alla cancellazione delle Giunte.

“La decisione del Governo di cancellare le giunte delle Province nel decreto sul riordino è frutto di una visione autoritaria che lede gli organismi di democrazia locale.  Una volta che si comprende l’importanza di queste istituzioni nel sistema di governo del Paese, e si assegnano funzioni determinanti per l’amministrazione dei territori, non ha senso cancellare le giunte che sono chiamate a sostenere proprio queste funzioni. Sarebbe come dire che il Paese non ha bisogno di un Consiglio dei Ministri, che non servono le Giunte regionali o quelle comunali. Chiediamo al garante della Costituzione, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che venga garantito anche alle Province il rispetto dovuto a tutti gli organi dello Stato”.

Lo dichiara il Vice Presidente vicario dell’Upi, Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino, a proposito del decreto legge di riordino delle Province varato oggi dal Consiglio dei Ministri. “Siamo stati i primi a proporre e lavorare per la riduzione del nostro numero, ma dal Governo oggi è arrivata l’ennesima umiliazione, nel metodo e nel merito. Il Consiglio dei Ministri ha compiuto la scelta di abolire le Giunte senza nemmeno informarci, senza tenere conto delle specificità dei territori. Le forze politiche intervengano in Parlamento a correggere questo errore, difendano gli organismi democratici delle istituzioni. D’altronde – continua Saitta – anche la scelta di volere cancellare l’elezione da parte dei cittadini degli organi di governo delle Province risponde alla stessa impostazione autoritaria e a nessuna altra logica, visto che non produce alcun risparmio se non la riduzione di spazi della democrazia. E’ piuttosto un ritorno alla Prima Repubblica, quando gli enti erano governati secondo logiche spartitorie delle forze politiche.  Quanto al riordino – conclude Saitta – è una riforma che si è mossa a partire dalle Province e che il Governo ha portato a termine con celerità, ma che non può certo ritenersi conclusa. Ci aspettiamo che lo stesso impegno e la stessa determinazione siano usati dal Governo per portare a compimento la vera riforma della pubblica amministrazione, accorpando e unificando i  troppi, uffici periferici dello Stato sui territori che sono fonte di inutile burocrazia e  che hanno un costo ingiustificato nel bilancio del Paese”.

Riordino Province e tagli ai bilanci

“Il Governo si appresta a varare il decreto legge di riordino delle Province, ma con i drammatici tagli ai bilanci imposti dalla spending review e dalla legge di stabilità tutto il processo rischia di essere compromesso”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, annunciando di avere richiesto un incontro urgente al Presidente del Consiglio Mario Monti e  al Ministro dell’Economia Vittorio Grilli “perché se non si trova una soluzione per alleggerire i tagli, le nuove Province che nasceranno dal riordino non avranno alcuna possibilità di amministrare i territori”.

“La spending review – sottolinea Castiglione – ci ha imposto un taglio, in soli quattro mesi, di 500 milioni di euro che impatta  sulle Province obbligando ad una riduzione dei bilanci di oltre il 26%.  Con numeri di questa portata è evidente che non si tratta di andare a rivedere la spesa improduttiva, ma di bloccare qualunque attività, anche l’ordinaria amministrazione. I nostri bilanci, lo abbiamo detto con chiarezza, non sono in grado di sopportare queste misure e molte Province andranno al dissesto e non rispetteranno il Patto di stabilità.

Se non si interverrà immediatamente adottando misure in grado di alleggerire il peso delle manovre sulle Province, il riordino che vedrà impegnate le amministrazioni per  tutto il 2013 rischia per questo di essere compromesso in partenza.

Ci troveremo a dovere accorpare Province con bilanci in dissesto e le nuove istituzioni che nasceranno non potranno  dare seguito alle funzioni fondamentali che sono state loro assegnate, dalla difesa dei territori alla gestione della viabilità, dalla gestione dell’edilizia scolastica alla pianificazione alla tutela dell’ambiente.

Mi auguro che il Presidente Monti sia disposto ad ascoltarci quanto prima – conclude Castiglione – altrimenti ci troveremo a gestire un processo che è già compromesso in partenza”. 

 

Riordino Province e tagli ai bilanci

“Da nord a sud le Province assistono impotenti al degrado degli edifici scolastici e non hanno alcuna possibilità di intervenire se non si cancella il vincolo del patto di stabilità dagli investimenti in questo settore. Per questo abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio Monti e al Ministro Grilli di incontrarci, e chiederemo loro di lasciarci investire in sicurezza perché le nuove Province che nasceranno dal riordino che il Governo di appresta a varare, senza interventi sui bilanci non saranno in grado di lavorare”. 

Lo dichiara il Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino rivolgendo un appello al presidente del Consiglio: “l’edilizia scolastica è una competenza che le Province oggi chiedono di poter gestire con dignità per garantire la sicurezza a migliaia e migliaia di studenti, insegnanti, genitori. Lasciateci fare gli investimenti nelle nostre scuole – chiede Saitta al Governo – verificate con ogni Provincia un piano di lavori e sbloccate i fondi per l’edilizia scolastica.

Ci aspettiamo che il Governo, cui abbiamo chiesto oggi come Upi un incontro urgente su questi temi, ci riceva quanto prima, ma se non avremo risposte annuncio che la Provincia di Torino impugnerà al Tar il decreto sui tagli ai bilanci per il 201, e che, come Vice Presidente dell’Upi porterò questa nostra azione all’attenzione di tutte le altre Province”.

 

Riordino Province: il Governo incontra l’Unione Province d’Italia

“Il Governo ha finalmente accolto la nostra richiesta: venerdì incontreremo i Ministri Cancellieri e Patroni Griffi  per discutere del riordino delle Province, prima che il Governo definisca e approvi il decreto”.

Lo annuncia il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, sottolineando come “l’incontro servirà per confrontarci sulle decisioni intende assumere in merito al decreto legge di riordino delle Province.

L’Upi – sottolinea Castiglione – ribadirà la propria netta contrarietà allo scioglimento anticipato delle Province, ma torneremo a sottolineare con forza che è necessario rivedere i tagli insostenibili alle Province.

Lo stesso Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, oggi nel corso di una audizione sulla Legge di Stabilità, ha ricordato come circa il 75% delle riduzioni di spesa è posto a carico degli enti locali: di questi ben 1,2 miliardi per il 2013 sono a carico delle Province.  E’ una situazione inaccettabile su cui il Governo deve riflettere e ascoltare le nostre proposte”.

L’incontro si terrà venerdì 26 ottobre alle ore 15,00 presso il Ministero dell’Interno.

 

Assemblea Province della Regione Sardegna

“Facciamo partire da Cagliari, oggi, una proposta condivisa di riforma e di riordino delle Province sarde, dimostrando una capacità innovativa e una grande coesione istituzionale, e chiediamo alla Regione di assumersi le sue responsabilità a tradurre questa proposta in una legge regionale. Chiediamo quindi alla Regione Sardegna di aprire un tavolo di lavoro con le Province per definire la proposta di legge che consenta alla Sardegna di uscire dal caos e consegni ai cittadini una amministrazione più moderna ed efficace. In questo tavolo di lavoro, lontano dagli slogan della demagogia, si può parlare di accorpamenti di Province, a partire dalle 4 Province storiche per ridisegnare in modo innovativo gli enti di area vasta della Sardegna”. Lo dichiara il Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, a conclusione dell’Assemblea delle Province della Sardegna che si è svolta oggi a Cagliari, nella quale i Presidenti e i Consigli delle Province hanno approvato una proposta di riordino coerente con quanto disposto dal Governo nazionale.  “La Sardegna – ha detto Saitta – può essere un vero e proprio laboratorio, può rappresentare il primo gradino di una riforma istituzionale che può essere esportata anche nelle altre Regioni a statuto speciale: ma c’è bisogno di abbandonare la demagogia e di tornare ad assumersi, tutti insieme, il coraggio delle scelte per il bene delle comunità. Le Province sono dunque pronte a fare la loro parte, riordinando il territorio intorno alle 4 amministrazioni storiche, ma chiedono alla Regione l’impegno a cancellare tutte le società, gli enti, i consorzi e a delegare a Comuni e Province le funzioni che oggi esercitano. Vogliamo delle Province con funzioni chiare, che lascino ai Comuni, singoli o associati, la gestione delle funzioni di prossimità,  e gestiscano in modo autorevole e con una legittimazione democratica quelle funzioni di area vasta necessarie per uno sviluppo ordinato di tutto il territorio.  Con chiare funzioni e con le dimensioni adeguate chiederemo al Parlamento di restituire una piena legittimazione democratica alle Province, prevedendo l’elezione diretta da parte dei cittadini dei loro organi di governo” .

Riordino Province, Castiglione – Ribadiamo no a scioglimenti anticipati.

“Da più di una settimana abbiamo richiesto al Ministro Cancellieri e al Ministro Patroni Griffi per risolvere questioni estremamente complesse legate alla conclusione del processo di riordino delle Province. Riteniamo che sia un errore trattare temi così delicati, come lo scioglimento di organi eletti democraticamente dei cittadini, a colpi di comunicazione. Il rischio è di gettare nuovo caos intorno ad un percorso che è di estrema delicatezza, perché da il via ad una riforma straordinaria del governo dei territori”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, ribadendo la richiesta dell’Upi di un incontro urgente con il Ministro dell’Interno e il Ministro della Pubblica Amministrazione e semplificazione: “nel quale affrontare questioni determinanti, come la ripartizione del patrimonio mobiliare e immobiliare, il ridisegno dei bilanci e soprattutto la salvaguardia e la valorizzazione del personale delle Province.

Per quanto riguarda le scadenze della amministrazioni in carica – sottolinea Castiglione –  noi abbiamo detto chiaramente che siamo contrari a scioglimenti anticipati, perché il processo di accorpamento è troppo delicato per potere essere gestito da un commissario. Ci aspettiamo una convocazione urgente, per proseguire e portare a termine il processo di riordino delle Province con lo stesso spirito di cooperazione istituzionale che ha caratterizzato fino ad oggi tutto il percorso”. 

 

Il Congresso del Consiglio d’Europa sulla riforma delle province in Italia

Qualsiasi cambiamento il parlamento italiano deciderà di apportare nell’assetto delle province, tenga conto della necessità democratica che i consiglieri rimangano di elezione diretta, da parte dei cittadini. Qualsiasi altra forma di nomina – per esempio l’elezione di secondo grado, da parte di altra istituzione – sarebbe limitativa del sacrosanto principio di democrazia locale.

Questo il monito del Congresso dei Poteri Locali e Regionali, riunito in sessione ordinaria a Strasburgo. L’ultima giornata è stata dedicata al problema della riforma istituzionale in Italia e in modo particolare al riassetto delle province. Il dibattito è partito dal rapporto del capo gruppo della delegazione italiana Emilio Verrengia.

«Nella maggior parte degli stati membri del Consiglio d’Europa il sistema istituzionale si basa su tre livelli governativi; Ogni livello è previsto e sancito dalla Costituzione», ha spiegato all’Assemblea, Verrengia. «Ed è previsto che i membri di tali assemblee locali siano composte da eletti dal popolo. Infatti ai poteri locali sono attribuite diverse funzioni determinanti per la vita  dei cittadini, soprattutto peri problemi ambientali, di sviluppo economico e di trasporti, insegnamento e altro».

Alludendo ai vari manifesti di associazioni che si sono schierati per il mantenimento dei livelli intermedi di governabilità, Verrengia si è augurato che qualsiasi riforma istituzionale garantisca il ruolo insostituibile degli enti locali come punti chiave della democrazia locale.

«Il Congresso – ha aggiunto il capo della delegazione italiana a Strasburgo – è particolarmente preoccupato per le riforme annunciate in Italia, soprattutto che l’autorità locale non sia composta da membri eletto dai cittadini ma da altri organismi. Questo indebolirebbe i livelli intermedi e la loro importante funzione. L’elezione diretta dei consiglieri garantisce un alto profilo democratico e di governabilità. Ecco perché, seppure siano necessari i tagli ad apparati locali, le riforme rispettino la Charta europea della democrazia locale, ma soprattutto, ripeto, che i consigli siano composti da membri eletti dai cittadini».

LE ISTITUZIONI PUBBLICHE AL PASSO CON I TEMPI:PER LORO IL CENSIMENTO È SOLO ON LINE

Sono circa 13mila le istituzioni pubbliche coinvolte nel Censimento dell’industria e dei servizi. Si tratta, in particolare, di tutti gli organi costituzionali e di rilievo costituzionale, le agenzie fiscali, le autorità amministrative indipendenti, gli enti produttori di servizi economici, le Regioni e le Province autonome, gli enti locali e altre tipologie istituzionali quali le Camere di Commercio, gli enti regionali di sviluppo agricolo, i consorzi fra enti pubblici, le università e gli Enti e Istituzioni di ricerca, i collegi e gli ordini professionali.
L’intera operazione viene realizzata tramite web.

GLI OBIETTIVI
Lo scopo della rilevazione è la definizione di un preciso quadro informativo statistico sulle peculiarità strutturali e organizzative del settore pubblico in Italia, con particolare attenzione alle unità territoriali e alle sedi decentrate.
Per questo l’Istat acquisisce informazioni tradizionali, ma anche dati relativi ai processi di modernizzazione del settore, come quelli relativi all’amministrazione sostenibile, all’Ict e alle modalità di erogazione dei servizi sul territorio.

LE MODALITÀ
Si è conclusa il 20 settembre la prima fase in cui a ogni istituzione è stato chiesto di aggiornare le informazioni anagrafiche, fornire  l’elenco delle proprie unità locali e  individuare la persona incaricata del coordinamento della rilevazione. Il mondo delle istituzioni ha risposto con efficienza e tempestività.  Inizia  ora la seconda fase.

Dal 1° ottobre, infatti, l’Istat fornisce a ciascun dirigente o funzionario incaricato del coordinamento della rilevazione le credenziali d’accesso a un questionario on line che si articola in due modelli:
•    un modello per l’Unità istituzionale, con il quale si chiedono informazioni riferite all’istituzione nel suo complesso;
•    un modello per le Unità locali, con il quale si chiedono informazioni riferite a ciascuna di esse.

Il 15 ottobre il questionario sarà accessibile anche alle scuole pubbliche italiane di ogni ordine e grado. Per tutti, le risposte dovranno fotografare la situazione esistente al 31 dicembre 2011, data di riferimento del Censimento.

Le operazioni di raccolta dei dati devono concludersi entro il 20 dicembre 2012. I risultati verranno diffusi entro la seconda metà del 2013.
Sul sito http://censimentoindustriaeservizi.istat.it  è disponibile la documentazione e l’accesso al questionario on line.

Riordino Province e scioglimento Consigli

“Il riordino delle Province è un processo delicato e che comporta non pochi conflitti sui territori. A gestirlo, se davvero vogliamo che arrivi a termine con la nascita delle nuove Province, devono essere i politici che sono stati eletti dai cittadini a guidare le amministrazioni. Cancellare i consigli adesso rischia di creare nuovi conflitti e di confondere l’obiettivo principale di questa riforma, che è di riorganizzare i governo locali a partire dalle Province”. 

Lo dichiara il Presidente dell’Unione delle Province italiane, Giuseppe Castiglione, che ha inviato oggi una lettera al Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri e al Ministro per la Pubblica amministrazione e semplificazione Filippo Patroni Griffi, per chiedere  un incontro urgente sul riordino delle Province.

“A partire dal prossimo anno, dopo che il Governo e il Parlamento avranno varato il riordino – spiega Castiglione – si dovrà dare vita alle nuove Province che saranno territorialmente e demograficamente molto grandi e che avranno funzioni certe in settori chiave del governo locale, dalla pianificazione dell’ambiente alla salvaguardia dei territori, dalla gestione del trasporto pubblico locale alla viabilità provinciale fino alle funzioni di gestione dell’istruzione secondaria superiore.

E’ evidente – sottolinea il Presidente dell’Upi – che  un percorso di questo genere non può essere guidato se non da una classe politica di amministratori che sono stati votati dai cittadini e che possono con responsabilità e autorevolezza portare a compimento il processo”.

RIORDINO DELLE PROVINCE

Il 26 settembre il Cal Abruzzo ha già approvato la proposta di riordino

L’ipotesi prevede la riduzione delle Province dalle attuali 4 a 2
Le nuove Province dell’Abruzzo sarebbero dunque: L’Aquila-Teramo; Pescara-Chieti

Il 1 ottobre hanno votato i Cal Liguria, Veneto, Emilia Romagna e Marche

Emilia Romagna: l’ipotesi votata prevede la riduzione delle Province dalle attuali 9 a 4 più la Città metropolitana di Bologna.
Le nuove Province dell’Emilia Romagna sarebbero dunque: Piacenza-Parma; Reggio Emilia-Modena; Ferrara; Ravenna-ForlìCesena- Rimini .

Liguria: l’ipotesi votata prevede la riduzione delle Province dalle attuali 4 a 2 più la Città metropolitana di Genova.
Le nuove Province della Liguria sarebbero dunque: Savona-Imperia; La Spezia

Marche: l’ipotesi votata prevede la riduzione delle Province dalle attuali 5 a 4.
Le nuove Province delle Marche sarebbero dunque: Ancona; Pesaro-Urbino; Macerata; AscoliPiceno-Fermo.

Veneto: l’ipotesi votata prevede il mantenimento delle attuali 6 Province e l’istituzione della Città metropolitana di Venezia.
Le Province del Veneto sarebbero dunque: Belluno; Treviso; Padova; Vicenza; Rovigo e Verona.

Il 2 ottobre si sono svolte le riunioni dei Cal Lombardia, Toscana, Lazio e Campania.

Lombardia: l’ipotesi votata dal Cal Lombardia prevede la riduzione delle Province dalle attuali 12 a 8 più la Città metropolitana di Milano.
Secondo questa ipotesi, le nuove Province della Lombardia sarebbero: Pavia; Lodi-Cremona; Mantova; Brescia; Bergamo; Sondrio; Como – Lecco – Varese; Monza Brianza.

Toscana: il Cal Toscana non ha preso posizione ed ha deciso di inviare al Consiglio Regionale due diverse proposte. La prima, presentata dall’Upi regionale, prevede la riduzione delle Province dalle attuali 10 a 5 più la Città metropolitana di Firenze.
Secondo questa ipotesi le Province della Toscana sarebbero: Massa-Lucca; Prato-Pistoia; Siena-Grosseto; Arezzo; Pisa-Livorno.
La seconda ipotesi prevede la riduzione delle Province da 10 a 4 più la Città metropolitana di Firenze. Secondo questa ipotesi le Province della Toscana diventerebbero: Massa-Lucca-Pisa-Livorno; Prato-Pistoia, Siena-Grosseto, Arezzo.

Lazio: Il CAL Lazio, anche a seguito della decisione della Regione Lazio di presentare ricorso alla Corte Costituzionale sull’articolo 17 della Legge 135/2012, ha deliberato di non presentare proposte di riordino.

Campania: Il Cal Campania ha deliberato la richiesta al Presidente della Regione di presentare una proposta di deroga per evitare l’accorpamento della Provincia di Benevento alla Provincia di Avellino.  

Per oggi sono previste le riunioni dei Cal di Piemonte e Umbria.

PROVINCE RIORDINO E COSTI POLITICA

“Aspettiamo di vedere cosa deciderà nel prossimo Consiglio dei Ministri il Governo Monti sui costi della politica locale. Certo è che la trasparenza massima deve essere il punto di ripartenza per tutta la politica italiana, da quella nazionale a       quella locale”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, chiarendo come “le vicende riportate oggi dal quotidiano La Repubblica si riferiscono a fatti degli anni passati, già risolti. Le Province hanno avviato un percorso virtuoso di tagli sia rispetto al numero di assessori e consiglieri che in quanto a gli emolumenti dei politici. Attualmente i Consiglieri Provinciali sono passati da un numero di circa 4000 nel 2010 a 2.700 circa. Gli assessori, dai 1.700 circa dello stesso anno, sono oggi 773. A questo si aggiunge il riordino che è stato avviato a seguito della proposta avanzata dall’Unione delle Province italiane, che porterà a ridurre le amministrazioni provinciali in modo da assicurare a queste istituzioni una dimensione territoriale tale da potere esercitare al meglio le funzioni di area vasta che la Costituzione assegna loro”.

Quanto al riordino, rispondendo a Confesercenti che oggi parla di un processo bloccato, per cui sarebbe stata meglio l’abolizione totale, Castiglione spiega che “Il processo di riordino delle Province e delle Città metropolitane è ormai avviato, nonostante, come ovvio, le difficoltà e le resistenze che sono emerse nei territori. E’ un percorso virtuoso, che le Unioni Regionali delle Province stanno sostenendo con forza, cercando sempre la massima collaborazione con le Regioni e i Comuni dei territori. Siamo convinti che da questo processo si svilupperà un nuovo modello di amministrazione locale e statale più snello in grado di sostenere il rilancio del Paese e l’uscita dalla crisi. Per questo tutti devono sentire la responsabilità di portare a termine questo processo con trasparenza e responsabilità”.

Questa settimana infatti si concluderà la prima fase del processo di riordino delle Province. Entro il 3 ottobre i Consigli delle Autonomie Locali (o dove non presenti le Conferenze Permanenti delle Autonomie) voteranno le prime ipotesi di riordino da consegnare alle Regioni, cui spetterà entro il 25 ottobre massimo definire la proposta definitiva da inviare al Governo.

Indagine comparata sul “Livello di governo intermedio” in Europa

In questo difficile momento politico ed economico il tema delle riforme istituzionali e territoriali ha assunto una forte rilevanza in tutta Europa e sono in corso dibattiti che direttamente guardano al ruolo e alle competenze dei Poteri Locali Intermedi in diversi Paesi europei.

 

Le esperienze tuttavia non sono state sistematicamente confrontate e poco si sa delle modalità eventuali con le quali le amministrazioni provinciali e gli enti equivalenti si sono adattate alle trasformazioni dei contesti istituzionali, politici, finanziari e territoriali nei quali si trovano a lavorare.

 

In questa logica abbiamo ritenuto opportuno aderire e sostenere una vasta indagine comparata sugli enti intermedi di governo in Europa, promossa da una rete di sedici istituti di ricerca e coordinata per l’Italia dalla Prof.ssa Annick Magnier e dal Prof. Carlo Baccetti del Dipartimento di Scienza della Politica e Sociologia dell’Università degli Studi di Firenze.

 

Il questionario oggi in distribuzione vuole completare l’indagine già realizzata sui Presidenti di Provincia, per delineare al meglio il ruolo della Provincia e degli enti europei di simile livello nella configurazione attuale delle istituzioni locali e nel contesto dell’integrazione europea, le opinioni sulle prospettive di riforma.

 

É evidente l’importanza particolare che riveste la ricerca, in Italia, in queste settimane, nel quadro dell’attuale dibattito politico-istituzionale nazionale sulla razionalizzazione del sistema delle autonomie.

 

Il questionario è compilabile direttamente online sul file allegato. Per apporre la crocetta, seleziona il quadratino scelto e digita la “X”.  Se lo riterrai necessario, potrai stampare il questionario, compilare la versione cartacea apponendo le crocette con la penna e spedire il questionario scannerizzato per mail.


Una volta compilato il questionario va inviato ai seguenti indirizzi email  [email protected] e [email protected] ossia ai recapiti della Prof.ssa Annick Magnier e del Prof. Carlo Baccetti che cureranno personalmente la ricerca.

 

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