Categoria: Istituzioni e Riforme

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ANCI: GLI AUGURI DELLE PROVINCE AL PRESIDENTE DELRIO

“Congratulazioni ed auguri al nuovo Presidente dell’Anci Graziano Delrio. Sono certo che insieme potremo lavorare a tenere unito il fronte delle Autonomie territoriali e lavorare con decisione alla costruzione di una proposta di riforma delle istituzioni locali, che consegni al Paese un nuovo sistema di governance in grado di sostenere la ripresa e rendere efficiente e moderna la pubblica amministrazione”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, sottolineando che “con la sua autorevolezza, da tutti noi apprezzata,  il Presidente Delrio saprà a guidare  l’Associazione dei Comuni attraverso le difficili sfide che abbiamo di fronte. Un percorso  che può essere affrontato e superato solo se le rappresentanze di Regioni, Province e Comuni continueranno a mantenersi unite”.

LE PROVINCE ALLO SPECCHIO. LE FUNZIONI, I BILANCI, I COSTI.

In allegato, il dossier “Le Province allo specchio”.

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LA PRESIDENTE DEL COMITATO DELLE REGIONI DELLA UE MERCEDES BRESSO

“Il polverone di queste settimane sull’abolizione delle Province e sull’accorpamento dei Comuni rischia di costarci caro. Qualunque amministratore sa che in aree ad alta densità di piccoli comuni le Province hanno capacItà tecniche e realizzative utili e richieste. Nessuno si sogni di risparmiare sulla democrazia”. Sono alcuni dei passaggi dell’intervento, pubblicato sul quotidiano l’Unità di oggi, della Presidente del Comitato delle Regioni della Ue, Mercedes Bresso, che vi proproniamo in allegato.

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PROVINCE E RIFORME ISTITUZIONALI: I PRESIDENTI LACORAZZA E CIRIELLI A UNOMATTINA

Il Presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza, Responsabile Ambiente dell’Ufficio di Presidenza Upi, e il Presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli, saranno ospiti domani della trasmissione UNO MATTINA, in onda su RAI 1.

Al centro dell’intervista, le riforme istituzionali,  il Disegno di Legge Costituzionale di abolizione delle Province e la manovra eocnomica con i tagli agli Enti locali.

PROVINCE. PROPOSTA DI RISOLUZIONE DELL’AICCRE AL CONSIGLIO D’EUROPA

La questione italiana dell’abrogazione delle Province si è spostata in Europa: infatti,  Emilio Verrengia, Presidente della Delazione italiana del CPLRE (l’organismo degli Enti locali nel Consiglio d’Europa) e Segretario generale aggiunto dell’AICCRE, ha presentato oggi alla commissione Governance del Consiglio d’Europa una proposta di risoluzione sul ruolo e l’importanza del livello del governo locale intermedio, redatto dalla CEPLI (Confederazione Europea dei Poteri Locali Intermedi), il cui Presidente è Giuseppe Castiglione.  La proposta è stata presentata unitamente ad altri componenti del CPLRE di altri Paesi.  Verrengia ha relazionato del caso Italia e del ddl costituzionale per la cancellazione delle Province ma ha ricordato anche che il dibattito è aperto anche in altri Paesi come la Francia. Verrengia ha ribadito l’urgenza di porre nell’agenda politica dei lavori del CPLRE la problematica degli enti intermedi e nel contempo di promuovere entro dicembre un dibattito approfondito ed articolato, con una audizione pubblica promossa congiuntamente dal CPLRE insieme al CEPLI ed alle istituzioni europee, come il Comitato delle regioni e dei poteri locali (CDR), coinvolgendo i rappresentanti degli enti intermedi di tutta Europa, esponenti istituzionali e del mondo della ricerca, dell’accademia e della società civile.
Verrengia ha toccato i punti più importanti della mozione:
– definire in maniera chiara il ruolo degli enti intermedi in Europa;
– dimostrare che tali istituzioni d’area vasta sono fondamentali per sostenere l’azioni di programmazione sia a livello regionale, locale che europeo, creare un sistema di governance multivello funzionale ed efficiente e implementare le politiche europee in ottica di prossimità;
-valorizzare il loro contributo al processo di democrazia europea ed aprire ad un dialogo a livello nazionale ed europeo volto alla costruzione istituzionale delle amministrazioni territoriali.
La proposta di Verrengia ha suscitato un ampio dibattito ed una unanime condivisione e lo stesso presidente della delegazione italiana è stato incaricato di seguire tutta la vicenda degli enti locali intermedi ed a relazionare nella prossima riunione della commissione governance,  che si terrà durante la sessione plenaria di ottobre. Al dibattito ha partecipato anche il prof. Merloni,  docente presso l’università di Perugia – esperto del Consiglio d’Europa – che ha suggerito di cogliere l’opportunità della visita della Commissione monitoraggio in Italia che avverrà dal 2 al 4 novembre per evidenziare l’importanza dell’ente intermedio per la democrazia locale e per i cittadini. Si ricorda infine che Verrengia era stato incaricato dall’UPI, e dal suo Presidente Giuseppe Castiglione, di seguire il dibattito sul ruolo degli intermedi avvalendosi del gruppo tecnico della CEPLI.

Lettera BCE, Castiglione, Upi “Dal Governo risposte sbagliate”

“Evidentemente i consigli che la BCE  ha voluto dare al Governo non sono stati ritenuti utili, altrimenti non si comprende perché si sia scelto di dare risposte sbagliate e certo non in linea con quanto richiesto”.
Lo ha detto il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, commentando il testo della lettera inviata dalla BCE i primi di agosto al Governo.
“Una lettera – ha detto – su cui si è tanto favoleggiato. E’ stato detto che contenesse una indicazione chiara sull’abolizione delle Province come condizione indispensabile perché i mercati si sentissero rassicurati e quindi per salvare l’Italia dalla crisi.
Oggi invece apprendiamo dalla lettura che si chiedeva espressamente al Governo di dare il via a misure ritenute essenziali per accrescere il potenziale di crescita, dal miglioramento della qualità dei servizi pubblici, alla riforma del fisco, alle liberalizzazioni.
Solo in chiusura, incoraggiando il Governo ad avviare una riforma completa della pubblica amministrazione, la BCE indica la possibilità di abolire o accorpare alcuni strati amministrativi intermedi, come le Province.
Dunque il Governo ha deciso di non considerare utili tutte le richieste della BCE votate alla ripresa, e invece di dare seguito all’unica raccomandazione finale, ovviamente nell’accezione più negativa proposta,  quindi scegliendo l’abolizione non l’accorpamento, che pure veniva indicato.
Una misura, che, e a ben ragione,  non è inserita nella lettera tra quelle indispensabili per favorire la crescita, perché  non produce alcun risparmio.
L’unica, tra l’altro, che avrebbe dovuto essere rispedita al mittente, perché una Banca Economica può dare suggerimenti sulle misure economiche, ma non dovrebbe certo intromettersi su come un Paese democratico intende organizzarsi a livello politico e istituzionale. E qualcuno avrebbe quantomeno dovuto farlo notare”.  

PREMI E SANZIONI: PUBBLICATO IL DECRETO IN GAZZETTA UFFICIALE

E’ pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n 219 del 20 settembre 2011 il Decreto Legislativo 6 settembre 2011, n. 149 ” Meccanismi sanzionatori e premiali relativi a regioni, province e comuni, a norma degli articoli 2, 17 e 26 della legge 5 maggio 2009, n. 42″

Per accedere al testo cliccare nel link

PROVINCE: L’ARTICOLO DEL PROFESSOR STELIO MANGIAMELI SU IL RIFORMISTA

Pubblichiamo il fondo del Prof. Stelio Mangiameli, Docente di Diritto Costituzionale Università di Teramo e Direttore dell’Istituto di studi sui Sistemi Regionali e sulle Autonomie del Cnr, uscito sul quotidiano  “Il Riformista” il 15 settmbre 2011

“Mentre domenica sul Corriere della Sera l’editoriale di Ferruccio De Bortoli richiamava all’orgoglio nazionale, in Germania su Die Welt era pubblicata una lettera aperta su quattro colonne: “Cari Greci, Cari Italiani”, con la quale si spiegavano le ragioni delle insofferenze tedesche di fronte ai costi della crisi dell’euro e si chiedeva a greci e italiani una chiara assunzione di responsabilità. La lettera, pubblicata sui giornali greci, ma non su quelli italiani, denunciava due aspetti della vicenda italiana. L’assoluto disprezzo per il pagamento delle tasse da parte dei cittadini e il comportamento irresponsabile dei parlamentari, che “non sono stati pronti ad accettare un taglio più grosso dei loro stipendi, sebbene facciano parte dei politici più cari d’Europa”. Visto in una prospettiva esterna il nostro Paese non è apparso mai così incapace di assumere decisioni pubbliche efficaci come in questo momento. Secondo Goldmann Sack l’Italia è più indietro persino della Grecia, anni luce lontano da Irlanda e Spagna.
Da anni scrivo (e parlo) di una “sovranità debole” del nostro Paese, della necessità di mettere in ordine la Costituzione e la legislazione, senza passare da una fiducia all’altra su finanziarie e decreti legge mostri, difficili da interpretare persino per gli addetti ai lavori.
Da dieci anni abbiamo varato la riforma del titolo V sul c.d. federalismo. Ebbene, è un pantano. Nessuna scelta conseguente, nessun atto è stato assunto dai Parlamenti e dai Governi che si sono susseguiti. Ed è già palese come neppure la legge sul federalismo fiscale sia in grado di fare ripartire il sistema.
Le competenze dello Stato e delle Regioni sono nel caos. I ministeri invece di chiudere, per via del passaggio dei poteri alle Regioni, aprono sedi al Nord la cui funzione ai più è ignota. Le Regioni, anziché agire con responsabilità statuale, come dovrebbe essere in un sistema federale, si comportano come fossero grandi enti locali: moltiplicano le sedi di gestione, creando enti, società, consorzi e agenzie in una misura scandalosa. I calcoli per difetto ci dicono che, escludendo la sanità, stiamo parlando di oltre 5.000 soggetti.
Nessuno sa perché le città metropolitane non sono state costituite; perché la Carta delle autonomie che prevede una semplificazione delle funzioni pubbliche, secondo il principio del livello di governo ottimale, non sia stata più approvata. Ne’ ci si pone il problema del coordinamento tra i diversi livelli di governo e la riforma del Parlamento, con la riduzione del numero dei parlamentari, è rinviata da una legislatura all’altra senza soluzione di continuità.  
Così, nei momenti di crisi vengono fuori le proposte più estemporanee, come la fusione per legge dei piccoli comuni e la soppressione delle province, che dovrebbero diventare il punto dirimente per rassicurare i mercati.
Ma se stiamo ai dati, la soppressione delle Province, se si farà, non comporterà certo una reale riduzione della spesa pubblica:  su oltre 850 miliardi di euro di spesa pubblica italiana, circa 600 li spende lo Stato, più di metà per la previdenza e il resto per i suoi apparati amministrativi.  104 miliardi pesa la sanità, 70 miliardi le Regioni, 70 i comuni e 13 le province. Anzi, è probabile che si determini un aumento dei costi, non solo perché qualcuno deve gestire le funzioni in atto svolte dalle province, ma soprattutto in quanto il livello provinciale è necessario ad una logica di equilibrio del governo del territorio. Basti considerare che esiste in ogni paese europeo di ampie dimensioni. Con una composizione simile della spesa pubblica l’idea della soppressione delle province è una furbata e l’Europa è stanca della furbizia italica.
Invece andrebbe affrontato seriamente  il tema del dimensionamento di regioni, province e comuni, un problema reale che ha bisogno di soluzioni serie. In tal senso, in primo luogo, non è più rinviabile la riforma del Parlamento che deve realizzare la riduzione del numero dei parlamentari e la diversificazione nella composizione, con la Camera delle regioni e delle autonomie locali, e deve introdurre anche una moderazione delle spese. In secondo luogo, si devono chiarire le funzioni dello Stato e delle Regioni. Dalle regioni ci si aspetta che ragionino come uno Stato e non come un ente locale: facciano leggi e programmazione e smettano di gestire competenze che vanno demandate alle autonomie locali. Si chiudano ministeri ed enti regionali. La ragione vuole che le province siano potenziate, demandando a queste la maggior parte delle funzioni svolte dagli uffici periferici dello Stato e affidando loro la gestione delle reti e dei servizi pubblici locali. I comuni, 8100, la maggior parte polverizzati nel territorio, si associno per svolgere le funzioni comunali,  e dove ciò non sia possibile si faccia intervenire in via sussidiaria la provincia.
Una riforma semplice, poco costosa ed efficace del sistema di governo del territorio è possibile e si può fare subito. Occorre solo un po’ di serietà e di buona volontà”.

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MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE: L’ORDINE DEL GIORNO APPROVATO ALL’UNANIMITA’ DALL’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DELL’UPI

Le Province non possono essere considerate il “capro espiatorio” dei mali della Repubblica per la risoluzione dei problemi dei costi della politica: occorre ricordare che sui costi della politica delle Province si è già intervenuti in profondità mentre poco è stato fatto su altri livelli di governo.

E’ quanto si legge nell’Ordine del Giorno approvato all’unanimità dall’Assemblea dei Presidenti di Provincia, dei Presidenti dei consigli provinciali e il Consiglio direttivo dell’UPI, riuniti a Roma, il 15 settembre 2011. Nel documento le Province sottolineano l’assoluta contrarietà rispetto al percorso di riforma costituzionale avviato dal Governo senza il minimo coinvolgimento delle Province.

“Le Province – si legge nel testo – non si tirano indietro rispetto all’esigenza di una profonda riforma, ma rivolgono un appello al Parlamento perché affronti in modo coerente un percorso di riordino istituzionale che riguardi tutte le istituzioni della Repubblica.
Per riordinare il sistema istituzionale italiano occorre intervenire in modo coerente su tutti i livelli di governo e di rappresentanza democratica con modifiche di carattere strutturale:
–    riduzione del numero dei membri della Camera dei Deputati e istituzione del Senato federale come Camera delle Regioni e delle Autonomie locali;
–    riduzione del numero dei Ministeri e dell’amministrazione periferica dello Stato;
–    dimensionamento delle Regioni per assicurare la competitività dei territori, definizione dei poteri legislativi regionali e rivisitazione delle Regioni a statuto speciale;
–    accesso alla Corte Costituzionale per Comuni, Province e Città metropolitane;
–    dimensionamento delle Province ed istituzione delle Città metropolitane;
–    dimensionamento dei Comuni e disciplina coerente dello forme associative comunali.

L’UPI, l’ANCI e la Conferenza delle Regioni – si ricorda nell’ordine del giorno – hanno stipulato un patto e avviato un percorso comune per arrivare a proposte condivise di autoriforma e di riordino delle istituzioni territoriali che possono avvenire da subito, a Costituzione invariata.

E’ evidente che sono necessari anche interventi puntuali di revisione costituzionale che, però, devono portare al completamento della riforma del titolo V, parte II, della Costituzione,  e non al suo stravolgimento.

Come abbiamo indicato già in Parlamento e come è previsto in diversi disegni di legge presentati alla Camera dei Deputati, per affrontare in modo coerente il tema delle Province e del governo di area vasta, la via maestra è quella della revisione dell’art. 133 della Costituzione, per assegnare alle Regioni, in tempi rapidi e con procedure chiare, il compito di ridisegnare in modo adeguato la maglia amministrativa del livello di governo provinciale e metropolitano, arrivando in questo modo ad un più adeguato dimensionamento delle Province, coerente con l’impianto della Repubblica delle autonomie delineata nell’articolo 5 della Costituzione e con lo svolgimento ottimale delle funzioni di area vasta e, allo stesso tempo, all’istituzione delle Città metropolitane (con la contestuale soppressione delle Province) come enti per il governo integrato delle aree metropolitane.

L’Assemblea dei Presidenti di Provincia, dei Presidenti dei consigli provinciali e il Consiglio direttivo dell’UPI – conlude il documento dell’Upi – si impegnano a promuovere una forte azione di sensibilizzazione presso tutti i partiti politici e i gruppi parlamentari affinché le proposte contenute nel presente documento e nell’ordine del giorno siano condivise e determinino una modifica del disegno di legge del Governo nel senso di riaffermare la necessità delle Province come livello di governo territoriale previsto nella Costituzione, sia nelle Regioni a statuto ordinario che nelle Regioni a statuto speciale.

In allegato, il documento approvato

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MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE: ASSEMBLEA STRAORDINARIA UPI

 

“Gli sprechi della politica non sono le Province. La casta cercatela altrove”. Così ha esordito il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, aprendo i lavori di una affollatissima assemblea straordinaria delle Province, riunite a Roma nella giornata di mobilitazione contro la manovra economica e il Disegno di legge costituzionale che sopprime gli enti intermedi.
“A Calderoli – ha detto Castiglione – chiederemo in conferenza unificata di  cambiare sostanzialmente il Disegno di Legge Costituzionale. Troveremo una  sintesi per un  nuovo impianto riforme nel paese insieme a Comuni e Regioni e poi chiameremo su questo progetto al confronto Governo e Parlamento”.

 Intervenendo questa mattina in piazza Montecitorio durante la manifestazione di protesta degli Enti locali contro la manovra del Governo, il vicepresidente nazionale dell’Upi Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino ha detto: “Nelle scorse settimane ho incontrato molti ministri e tutti i segretari di partito: conti alla mano, tutti sanno che l’abolizione delle Province aumenterà i costi, ma ho avuto la netta sensazione di una classe dirigente nazionale in grande difficoltà sul piano politico e morale che vuole offrire demagogicamente in pasto all’opinione pubblica il tema delle Province sperando così di guadagnare tempo e salvarsi momentaneamente. Le Province non sono certo un’isola felice, hanno i limiti e i difetti di tutta l’amministrazione pubblica che richiede di essere velocemente riformata. Perché il Governo preferisce abolire le Province piuttosto che intervenire su enti e le società con un esercito di 27000 nominati?”

 “L’abolizione province e’ solo fumo negli occhi, perche’ viene realizzata senza che ci sia un esame razionale dei livelli intermedi e perche’ e inserito in modo strumentale all’interno di una manovra che dovrebbe servire a trovare le risorse per rassicurare i mercati. E in che modo i mercati dovrebbero sentirsi rassicurati dall’abolizione delle Province”. Lo ha detto il Presidente della provincia di Milano, Guido Podesta intervenendo alla assemblea straordinaria di mobilitazione delle Province contro la manovra economica e il disegno di legge votato dal Governo che prevede la soppressione degli enti intermedi. “Meno demagogia e più’ rispetto – ha aggiunto Podesta – non si baratta la democrazia e la rappresentanza in nome di una finta riduzione dei costi. Riduzione – ha detto – che di fatto non esiste, perche’ il risparmio di 40 milioni di euro che si avrebbe con l’eliminazione degli eletti in Provincia, sarebbe ampiamente annullato dal forte aumento dei costi del personale, che passando alle Regioni costerebbe allo stato 600 milioni di euro in piu'”

“Parlo a nome dei 3000 consiglieri provinciali che percepiscono 2000 euro l’anno per amministrare i territori. Davvero si pensa che siamo noi la casta? ” Lo ha detto il Consigliere della Provincia di Livorno, Maurizio Zingoni, nel suo intervento all’Assemblea Straordinaria delle Province di mobilitazione contro la manovra economica. “ Io – ha detto – credo nella democrazia, e sono convinto che se si sostituiscono ai consigli eletti degli organi composti da nominati si fa un danno alla democrazia. E credo anche che il Paese abbia bisogno di vere riforme istituzionali, per avere amministrazioni efficienti e più moderne 

“Oggi a questa giornata di mobilitazione abbiamo sentito tante voci che hanno affermato che l’abolizione delle Province e’ inutile e dannosa. Ci fa piacere, solo che vorremmo che dopo queste parole di conforto si passasse al confronto serio sulle riforme” Lo ha detto il Presidente dell’Upi Marche, Patrizia Casagrande, Presidente della Provincia di Ancona, intervenendo alla assemblea straordinaria di mobilitazione delle Province, che poi ha sollevato il tema dei tagli imposti dalla manovra economica “Questa per noi ora e’ la vera emergenza – ha detto – con questi tagli come potremo continuare a svolgere la nostra funzione?”.

“Sulle Province serve un’operazione verità: bisogna rendere pubblici i dati economici e fare conoscere le funzioni  delle Province. Alle Regioni occorre chiedere di non creare, come sta avvenendo, tanti nuovi centralismi e di fare il loro mestiere. Quello di legiferare”. Lo ha detto nel suo intervento all’Assemblea straordinaria delle Province contro la manovra economica, la Presidente della Provincia di Asti, Maria Teresa Armosino. “Al Governo, e alle forze politiche tutte, presenti in Parlamento, sta il compito per nulla affrontato di dimostrare al Paese che chiede risposte, di avere una proposta complessiva che porti efficacia e riduzione della burocrazia. Ma questo – ha concluso la Presidente Armosino – è il compito di chi realmente vuole essere classe dirigente”.

 

Barbara Perluigi

SOPPRESSIONE PROVINCE, IL PRESIDENTE ZURLO SI AUTOSOSPENDE DAL PDL

“L’inserimento in extremis dell’art. 2 comma 2° nel Disegno di Legge Costituzionale di soppressione delle province, che decreta nei fatti l’eliminazione dell’entità territoriale crotonese, costituisce l’atto finale della “farsa” iniziata ormai nel maggio 2010. Ricomprendere i nuovi enti territoriali regionali seguendo il criterio dei 300.000 abitanti o dei 3.000 kmq. di estensione territoriale significa nei fatti abolire le 29 province che inizialmente si dovevano sopprimere. Pur preannunciando tutte le azioni tese alla difesa del territorio, ritengo doveroso, da parte mia, procedere all’autosospensione dal Pdl non condividendo né il senso né l’utilità di un intervento legislativo che mortifica e danneggia irreparabilmente i territori più deboli, dalle condizioni socio-economiche più complesse”.

MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE 15 SETTEMBRE. LA PROVINCIA DI TORINO A ROMA

La Provincia di Torino aderisce e partecipa con il suo presidente Antonio Saitta alla mobilitazione degli Enti locali che domani a Roma in piazza Montecitorio vedrà una grande manifestazione di protesta contro i tagli derivanti della manovra.

“Le Province italiane – dice Saitta – domani manifesteranno con forza contro la politica di deligittimazione della nostra attività e del nostro ruolo sui territori: tutta l’amministrazione pubblica richiede di essere velocemente riformata con un’operazione che riguardi tutti gli enti e le società create nei decenni per garantire il consenso con il loro esercito di 27000 nominati. Invece Berlusconi ha preferito far credere all’opinione pubblica che basta abolire le Province per risolvere i problemi del bilancio dello Stato. Ci opponiamo a questa semplificazione e soprattutto alla mancanza di un disegno politico credibile”.

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