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Incontro con il Presidente della Repubblica

Domani, 6 febbraio 2004, alle ore 10,00 una delegazione di 35 Presidenti di Provincia guidati da Lorenzo Ria, Presidente dell’Unione delle Province d’Italia e Presidente della Provincia di Lecce, sarà ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

 


 

“Senza bicameralina non c’è federalismo ”

La proposta di Senato federale in discussione in  Parlamento continua ad essere assolutamente inaccettabile, perché esclude la rappresentanza di Province e Comuni, e assegna alla nuova Camera un ruolo e funzioni tutt’altro che federali.
La riforma, poi, si muove su un piano squisitamente politico, che non lascia prevedere una conclusione del suo iter a breve termine, né tanto meno la possibilità, per gli Enti locali, di partecipare attivamente ad un dibattito che invece li riguarda da vicino.
Per questo l’Unione delle Province d’Italia ha deciso di lanciare un appello a tutte le forze politiche in Parlamento, perché, quanto meno, si dia seguito a quella che, ad oggi, resta l’unica riforma costituzionale in grado di interpretare gli interessi di tutti i  livelli territoriali: l’integrazione della Commissione Bicamerale per le questioni regionali con i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni.
“Lo chiediamo – sottolinea il Presidente dell’UPI, Lorenzo Ria – perché è assurdo che non sia riusciti ancora a dare corso ad una riforma prevista da una norma approvata ormai da più di due anni.
Noi riteniamo che il Parlamento abbia volutamente  ‘scordato’ ed accantonato questa norma, che avrebbe potuto davvero dare l’avvio al processo federale, preferendo invece un percorso tortuoso, poco sereno, costellato da continui veti politici, dal quale le Autonomie sono state, e continuano ad essere, tenute a debita distanza.
Per questo ribadiamo a tutte le forze politiche che, stante la qualità e i toni assunti dal dibattito sulla nuova Costituzione, l’ingresso di Regioni, Province e Comuni nella  Bicameralina ci sembra l’unica strada percorribile per consentire ai territori di essere adeguatamente rappresentati in una Repubblica che a parole ha scelto la strada federale, ma nei fatti continua a mortificare e a ledere l’autonomia dei protagonisti di questo presupposto federalismo.”


 

Firmato accordo di programma Upi Cobat

Quest’oggi a Roma, il Vicepresidente Vicario dell’UPI (Unione Province d’Italia) Forte Clò e il Presidente del COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) Giancarlo Morandi hanno siglato l’Accordo di Programma per la raccolta e il riciclo delle batterie al piombo esauste in tutte le Provincia italiane, alla presenza del Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio on. Antonio Martusciello.

L’Accordo stabilisce che le due istituzioni, tramite la cooperazione degli osservatori provinciali rifiuti (OPR), collaboreranno per favorire la raccolta ed il successivo riciclo delle batterie esauste, (come quelle delle automobili, per es.) contenute nei rifiuti solidi urbani, recuperate in stato di abbandono sui territori comunali o direttamente conferite dai cittadini presso i centri urbani di raccolta differenziata.

Le Province, secondo il Dlgs 22/97, costituiscono gli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani e ad esse competono le funzioni amministrative concernenti la programmazione e l’organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale ed il controllo periodico su tutte le attività di gestione, di intermediazione e di commercio dei rifiuti, compresi gli accertamenti delle violazioni del decreto.

Con l’Accordo di Programma, l’UPI s’impegna, quindi, a promuovere una corretta informazione e sensibilizzazione delle Province e a indirizzare i Comuni ad una corretta gestione del rifiuto pericoloso costituito dalle batterie al piombo esauste. Infatti, è grazie alla stretta collaborazione delle amministrazioni pubbliche locali, tramite apposite convenzioni gratuite stipulate con i Comuni o chi esercita la raccolta degli rsu , che il COBAT può assicurare, con la sua rete di raccolta (90 raccoglitori incaricati operativi in tutta Italia), un puntuale servizio di ritiro, oltre che l’idonea fornitura dei contenitori per le batterie destinati alle isole ecologiche

Il COBAT, per legge (L. 475/88), deve assicurare la raccolta e il corretto riciclo delle batterie al piombo esauste e monitorare qualsiasi attività di raccolta, commercializzazione e riciclo di batterie esauste e rifiuti piombosi che emergono sul territorio italiano.

Attualmente, il Consorzio vanta in ambito internazionale una leadership, che fa dell’Italia un caso di eccellenza ambientale nella raccolta e nel riciclo di questo rifiuto pericoloso.

L’alto tasso di raccolta delle batterie sull’immesso al consumo, le quantità assolute di batterie recuperate, l’elevata raccolta pro-capite, il più basso sovrapprezzo sulla vendita di nuove batterie (solo 83 centesimi) sono gli elementi che hanno permesso al Consorzio italiano di raggiungere un primato che gli viene unanimemente riconosciuto.

Dal 1991, (anno di inizio della sua attività), ad oggi il COBAT ha raccolto e riciclato oltre 2 milioni di tonnellate di batterie esauste, recuperando più di un milione di tonnellate di piombo. Solo l’anno scorso sono state recuperate oltre 192 mila tonnellate di batterie, con le quali si è riusciti a soddisfare il 40% del fabbisogno nazionale di piombo, risparmiando quasi 50 milioni di euro sulle importazioni di questo metallo.

Gli studi condotti dal COBAT hanno appurato che l’attività del “fai-da-te”, ossia la sostituzione in proprio della batteria d’avviamento (quindi batterie di auto, camion, moto, barche e trattori, ecc.) è la fondamentale causa della dispersione di questo rifiuto pericoloso.

Proprio con la finalità di contrastare il fenomeno dell’abbandono delle batterie provenienti dall’auto-sostituzione, il COBAT propone agli Enti Locali la stipula di una Convenzione, mediante la quale si impegna, attraverso un proprio raccoglitore incaricato , a consegnare gratuitamente, presso le isole ecologiche per la raccolta differenziata, adeguati contenitori dove depositare le batterie esauste abbandonate o consegnate direttamente dai cittadini, e successivamente ad avviare un servizio, anch’esso gratuito, di ritiro.

Attualmente il COBAT ha attivato questo servizio in oltre 2400 Comuni italiani, corrispondenti ad una popolazione ivi residente pari al 50% della popolazione nazionale.

Con l’accordo firmato oggi, Cobat e UPI hanno deciso di collaborare per arrivare a dotare quei Comuni, ancora sprovvisti, di appositi punti di conferimento, e recuperare in questo modo il maggior numero possibile di batterie esauste provenienti dai consumatori “fai da te”.


LE DICHIARAZIONI

Giancarlo Morandi, Presidente del COBAT

“Il nostro impegno è di ottenere gli stessi risultati, consolidati nel mondo professionale, anche nel settore fai-da-te. – ha dichiarato l’ing. Giancarlo Morandi, Presidente del COBAT – L’obiettivo che vogliamo perseguire attraverso l’Accordo con l’UPI è di moltiplicare sul territorio i punti di raccolta gestiti direttamente dai Comuni o dalle loro aziende di igiene urbana, per agevolare cosi il cittadino nel momento della cessione del rifiuto e renderlo attore dell’educazione ambientale del nostro Paese.”

Forte Clò, Vicepresidente Vicario dell’UPI

“La sigla di questo accordo – ha detto il Vicepresidente dell’Upi, Forte Clò – segna un altro passo nella politica di difesa dell’ambiente, di tutela dagli inquinamenti diffusi, di sensibilizzazione ed educazione dei cittadini, che l’Upi ha scelto di imboccare da tempo e che si è concretizzata nella sottoscrizione di diversi protocolli con le associazioni di raccolta e riciclo, seguendo la strada aperta da una legge estremamente innovativa, quale è la Legge Ronchi. A breve intendiamo portare a termine un nuovo progetto che avrà l’obiettivo di assicurare la ridistribuzione dei prodotti recuperati e riciclati, aspetto, questo, determinante, per chiudere il percorso del riciclo dei rifiuti.”

On. Antonio Martusciello, Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio

“Nell’articolata organizzazione dello Stato, il ruolo delle Province, spesso messo non sufficientemente in risalto, può e deve essere posto al servizio di iniziative di eccellenza come è quella avviata dal Cobat. Più vicina ai cittadini è la realtà in cui si va a intervenire maggiori possono essere le possibilità di una buona riuscita dell’azione promossa. Se poi consideriamo il fatto che attività come la raccolta di rifiuti pericolosi è spesso sottoposta al volontario contributo di cittadini, efficacemente sensibilizzati da campagne informative, realizzare accordi con le amministrazioni provinciali, a mio avviso, risulta essere il metodo più idoneo.
Rivolgo un plauso al Cobat per aver avuto da sempre, e quest’occasione lo dimostra una volta di più, la giusta sensibilità nell’individuare gli alleati migliori e spostare sempre più in alto l’asticella dei propri traguardi.” Ha dichiarato l’Onorevole Antonio Martusciello a conclusione della conferenza stampa.

Convocata in vista della Conferenza delle Province sul Turismo

E’ convocata l’Assemblea di tutti gli Assessori Provinciali al Turismo, che si svolgerà in sede UPI, Piazza Cardelli 4, Roma, giovedì 5 febbraio p.v. dalle ore 10.00 alle ore 13.00.
L’appuntamento si pone l’obiettivo di rafforzare e rendere maggiormente operativo il coordinamento permanente dell’Unione, nonché di organizzare la Prima Conferenza Nazionale sul Turismo delle Province Italiane, che si terrà a Venezia il 2 aprile 2004.
 All’iniziativa saranno presenti il Sen Guglielmo Castagnetti, Presidente del Dipartimento Sviluppo Economico, e il Prof. Vittorio Prodi, Presidente della Provincia di Bologna e rappresentante dell’Ufficio di Presidenza.
 

Sì alla Camera delle Autonomie

Il modello di Senato federale tedesco, il Bundesrat, non può essere applicato alla Costituzione italiana, perché, con la riforma del Titolo V, Regioni, Province e Comuni hanno assunto ruoli e funzioni che nulla hanno a che fare con i Lander cui i governatori si ostinano a volersi paragonare.


Il Senato federale italiano deve essere una ‘Camera delle Autonomie’, di tutte le Autonomie, che, per definirsi davvero tale, non può che prevedere la partecipazione di tutti i livelli di governo locale: Regioni, Province e Comuni.


Per questo siamo nettamente contrari a qualunque proposta che intenda risolvere il nodo del federalismo italiano, concedendo esclusivamente ai Presidenti di Regioni la rappresentanza diretta nella seconda Camera”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria, commentando la proposta che prevede l’ingresso nel Senato federale, dei Governatori regionali accanto ai senatori eletti a suffragio universale.

“Non è questa la strada da percorrere, né si può pensare di riproporre un progetto che esclude la gran parte dei rappresentati del territorio. Non è un caso se nella ‘bicameralina’ – ha ricordato Ria –  era stato prevista l’integrazione dei rappresentanti di tutti gli enti locali. Quello è il progetto da seguire, è da lì che bisogna ripartire per definire il nuovo Senato federale, che, per essere davvero la Camera delle autonomie, deve prevedere al suo interno la presenza, in maniera paritaria,  dei rappresentanti di Regioni, Province e Comuni”.

Ria ha poi ricordato la proposta di Senato Federale misto presentata dall’Upi al Governo e al Parlamento: una Camera in cui, accanto ai cento senatori eletti a suffragio universale, ne siano previsti altri cento, rappresentanti dei governi locali, secondo un rapporto paritario sia rispetto alla componente eletta a suffragio universale, che tra Regioni, Province e Comuni.

 

Ria:proposta unitaria di Regioni e autonomie

 “La riforma federale dello Stato non può essere ridotta ad una banale merce di scambio tra i partiti: è il momento di restituire al dibattito sul futuro assetto polito ed istituzionale dell’Italia la dignità che merita e di avviare un confronto che trovi nella discussione tra tutti i soggetti interessati, Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni, la necessaria soluzione condivisa”.

 Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria che, criticando gli aspri toni e gli scontri politici che in questi giorni si stanno susseguendo attorno alle proposte di riforma della Costituzione, invita le Regioni e le altre Autonomie ad operare in un percorso più coeso.

 “Se la discussione sulla nuova Costituzione ha assunto questi toni – afferma Ria – un po’ è anche per colpa dei rappresentanti dei governi locali, che non hanno saputo costruire una proposta unitaria, in particolare su quella istituzione che, più di tutte, dovrebbe rappresentare la svolta federale dello Stato e garantire la presenza dei territori in Parlamento. Sul Senato federale, infatti, pur avendo Regioni, Province e Comuni posizioni più o meno concordanti, non si è riusciti a fare fronte unico, ed è stata anche questa estrema frammentazione che ha permesso al Governo e al Parlamento di escluderci, di fatto, dal dibattito in corso.

Siamo ancora in tempo – ha sottolineato Ria – possiamo ancora lavorare ad un progetto unitario, una proposta delle Regioni e degli Enti locali che avrebbe, questa sì, la forza necessaria per ottenere la riapertura del confronto e fare ripartire la corretta dialettica interistituzionale”.


 

I principali provvedimenti per le Province

La legge finanziaria 2004 (l.n.350/03), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.299 del 27 dicembre 2003, ha definito alcune importanti norme di interesse degli enti locali.
Inseriamo nel link una scheda con la sintesi dei principali provvedimenti che attengono il sistema degli enti locali e delle Province in particolare.

Nello specifico, quelli contraddistinti in grassetto sono sicuramente i più favorevoli, frutto di difficile trattativa con il Governo durante l’iter parlamentare.
 

Le Province e la II fase

Nel pieno della realizzazione della prima fase del piano per lo sviluppo dell’e-government,  che, con un investimento di 500 milioni di euro, finanzia 134 progetti che coinvolgono migliaia di enti tra Regioni, Province e Comuni, si prepara la seconda fase che, con 400 milioni di euro, si propone soprattutto di diffondere fra tutti gli enti i progetti già finanziati.
Ma se questo processo sarà naturale e di facile attuazione nei Comuni di grandi dimensioni, che potranno avere a disposizione le risorse finanziarie, umane e tecnologiche necessarie, del tutto diversa sarà la situazione dei piccoli e medi Comuni, che rappresentano nel nostro paese la grande maggioranza (il 94% dei Comuni italiani ha meno di 20.000 abitanti).
Per questo, nella seconda fase del piano nazionale, è prevista la realizzazione di centri di servizi territoriali in grado di servire complessivamente la pubblica amministrazione di un territorio, realizzando le necessarie economie di scala.
Ma come configurare questi centri? Ed in che modo organizzarli? E con quali attori? A questo è dedicato il convegno “II fase di e-government. Il ruolo delle Province e la centralità dei piccoli Comuni” in programma a Piacenza il 26 gennaio prossimo, alla presenza del Ministro dell’Innovazione e delle Tecnologie, Lucio Stanca, organizzato dalla Provincia di Piacenza con il patrocinio dell’Unione delle Province d’Italia.
Il convegno presenterà le esperienze già avviate da alcuni anni da numerose Province italiane (Agrigento, Bologna, Milano, Napoli, Parma, Piacenza, Pisa, Torino) nel settore dei centri servizi territoriali per i piccoli Comuni ed i risultati conseguiti.
Seguirà una tavola rotonda alla quale parteciperanno: Gino Nunes Presidente della Provincia di Pisa e responsabile nazionale dell’UPI per l’e-government; Gianfranco Burchiellaro, Sindaco di Mantova e responsabile nazionale di e-government per l’ANCI; Enrico Borghi, Presidente dell’Unione delle Comunità montane.
Le conclusioni saranno del Ministro Stanca.


 

Dall’Upi un “sì” condizionato

La conservazione e la valorizzazione dei beni culturali devono essere assegnate all’intero sistema delle istituzioni della Repubblica: Stato, Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane, o il rischio è che si abbassi il livello di tutela.

E’ quanto ha ribadito oggi, in una Audizione alla Camera dei Deputati, l’Assessore alla Cultura della Provincia di Roma, Vincenzo Vita, intervenuto in rappresentanza dell’Unione delle Province d’Italia.

“Il Nuovo Codice dei beni culturali – ha detto l’Assessore – rischia di abbassa il livello di tutela: le procedure di alienazione sono semplificate, così come l’affidamento della gestione ai privati; il vincolo è reso molto più difficile e sottratto alla competenza tecnico-scientifica.”

Per questo l’UPI ha dato un parere favorevole, condizionato dall’accoglimento di determinanti garanzie, prima fra tutte, che la gestione della tutela, valorizzazione e conservazione dei beni culturali sia affidata alla pluralità delle istituzioni.

“Un ‘sì’ condizionato – ha concluso Vita – che ci auguriamo possa portare al completo accoglimento delle nostre istanze”.

Nel dettaglio, gli emendamenti presentati dall’Upi prevedono: il riconoscimento che la conservazione è competenza ripartita e condivisa tra tutti i livelli di governo che ne hanno responsabilità, Stato, Regioni ed Enti locali e che i soggetti deputati alla valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica sono lo Stato, le Regioni, le Province, le Città metropolitane e i Comuni. Le modalità di attuazione e le forme di gestione della valorizzazione dovranno essere definite attraverso accordi tra tali soggetti su base regionale. Per uniformare gli accordi su tutto il territorio nazionale, lo Stato, le Regioni e gli enti locali definiranno indirizzi generali e procedure comuni in sede di Conferenza Unificata.


Nel link, il testo consegnato dall’Upi alla Commissione.


 

Parere favorevole al Decreto del Ministro dell’Interno

E’ spostato al 31 marzo 2004 il termine per l’approvazione dei bilanci di previsione degli Enti locali.

Il decreto del  Ministero dell’Interno che prevede la proroga dal 31 dicembre 2003 al 31 marzo 2004, ha infatti ottenuto il parere favorevole della Conferenza Stato- Città e Autonomie, nella riunione che si è svolta il 17 dicembre scorso.

Chiusura uffici

Gli Uffici dell’Unione delle Province d’Italia rimarranno chiusi dal 24 dicembre 2003 al 6 gennaio 2004.

Dalla redazione di www.provinceditalia.it i migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

Stefano Graziano, Responsabile Enti Locali Udc

“Davanti alla difficoltà reale del Paese abbiamo bisogno di razionalizzare la spesa. Una razionalizzazione che non può avvenire però facendo corrispondere ai tagli agli enti locali, l’istituzione di tre nuove Province” Lo ha detto Stefano Graziano, responsabile Enti locali UDC, rivolto ai rappresentanti delle Province riuniti all’Assemblea generale. “L’UDC è nettamente contrario all’istituzione di nuove province – ha poi aggiunto –  è una follia rispetto alla quale noi non ci sentiamo di partecipare. Detto questo, se questa parcellizazione deve essere fatta, che almeno rispetti parametri oggettivi nei quali definire quali province possono essere realmente istituite e quali no”. Graziano ha poi toccato il tema della legge sull’elezione diretta del Presidente di Provincia: “ Noi – ha detto –  riteniamo che sia fondamentale ristabilire il riequilibrio tra i poteri dei Presidenti e i Consigli provinciali perché questa è una delle distorsioni istituzionali create dalle legge 81, che va corretta.” Trattando i temi del federalismo, Graziano ha ricordato il rischio che non si crei un neocentralismo regionale, con Regioni che si attiveranno sulle deleghe alle province, ed altre no, mentre per quanto riguarda la finanziaria, ha ricordato l’impegno dell’Udc, contrario alla logica dei tagli agli enti locali, e la proposta di inserire una tassa sull’Ici pregressa di chi accede al condono edilizio. In conclusione del suo intervento,  Graziano ha poi voluto rilanciare un appello alla unità sul fronte delle riforme costituzionali che, ha detto “vanno fatte in modo condiviso”.

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