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539 milioni di euro in meno alle Province

“Questa finanziaria taglia 539 milioni di euro alle Province”.

Lo ha detto il responsabile della finanza dell’Upi, Gino Nunes, Presidente della Provincia di Pisa, intervenendo all’incontro organizzato dalle Regioni per discutere della manovra finanziaria.
Il Presidente ha poi voluto scandire i dati dei tagli alle Province.

“Si tratta di 539 milioni di euro in meno, di cui 370 milioni di euro, che derivano dal patto di stabilità, 23 per il taglio dei trasferimenti, 60 per il mancato rimborso degli ecoincentivi e 51 milioni di euro per il mancato finanziamento a favore dei centri per l’impiego.

I primi a farne le spese – ha aggiunto Nunes –  saranno i cittadini,  che  vedranno di molto ridotte la qualità, la quantità e l’efficienza dei servizi. Penso alla copertura delle nuove funzioni assegnate  alle Province, come i compiti di polizia provinciale o di controllo dei corsi d’acqua. Per la manutenzione dell’edilizia scolastica, poi sono state stanziate cifre irrisorie, che non permetteranno di coprire i lavori necessari ad assicurare la messa in sicurezza di tutte le scuole.
E mentre il Governo ci taglia le risorse, il Parlamento non trova di meglio da fare che istituire tre nuove Province.
Una finanziaria, dunque che, penalizza fortemente Province e cittadini, ma soprattutto che chiude la strada a una qualunque prospettiva futura di federalismo fiscale”

 

Il Consiglio Provinciale aperto sul lavoro a Lecce.

Il Consiglio Provinciale di Lecce  ha cambiato volto, oggi, nel corso della seduta monotematica sui temi della nuova disciplina del mercato del lavoro.
I veri protagonisti, oggi, sono stati gli studenti, i giovani che frequentano i corsi di formazione e orientamento al lavoro, le organizzazioni sociali dei lavoratori, delle imprese industriali e degli artigiani, gli operatori dei Centri per l’Impiego e della formazione, sindaci delle Comunità locali.
Molte voci, quindi, per un’unica musica: la Province italiane hanno assicurato, in questi anni, una impensabile vitalizzazione della funzione e del ruolo economico- sociale dei Centri per l’Impiego. Il decreto legislativo n. 276/2003, che attua la legge delega n. 30/2003, rischia di compromettere e marginalizzare il nuovo ruolo delle Province, che in questi anni ha prodotto grandi risultati in favore dei giovani e delle imprese.
Il presidente della Provincia di Lecce Lorenzo Ria, presiedente dell’Unione delle Province d’Italia, introducendo i lavori, ha affermato che “la Provincia è l’istituzione ideale per rappresentare il tessuto osseo e muscolare delle moderne politiche attive del lavoro. Per continuare a svolgere tale funzione è necessario che la legge torni a valorizzare il ruolo delle Province sui delicati e decisivi terreni dell’istruzione professionale, della formazione, dell’e-government, dell’accesso ai dati sensibili dei soggetti con competenze in materia di lavoro e previdenza”.
Il Consiglio Provinciale ha concluso i propri lavori approvando l’o.d.g. proposto, su questo tema, dall’UPI con 19 voti favorevoli e 6 astenuti (A.N. – F.I. – U.D.C.).

La proposta di riforma dell’Upi

Accanto ai cento senatori eletti a suffragio universale, dovranno essercene altri cento rappresentanti dei governi locali: Regioni, Province e Comuni.

E’ questo il modello di Senato federale proposto oggi, nell’audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, dal Presidente dell’Upi Lorenzo Ria.

“Se il Senato federale  – ha detto Ria – deve essere la sede di rappresentanza degli interessi territoriali, i diversi livelli istituzionali devono esservi direttamente rappresentati, secondo un modello paritario rispetto alla componente eletta a suffragio universale. Solo così si darà seguito al dettato costituzionale che garantisce piena dignità politica di tutte le istituzioni dello Stato.

Per lo stesso motivo – ha proseguito Ria – nella componente rappresentativa degli enti territoriali devono essere  rappresentati in rapporto paritario Regioni ed Enti locali”.
Ria ha poi aggiunto che il Senato federale, così come proposto dall’UPI, potrebbe essere istituito già a partire dalla XV legislatura.

Il Presidente ha voluto anche ribadire la posizione delle Province in merito alla composizione della Corte Costituzionale: “L’accesso diretto alla Corte Costituzionale per i Comuni, le Province e le città metropolitane  – ha detto – è una condizione necessaria per tutelare le loro attribuzioni costituzionali e per non compromettere, anche in questo caso, la pari dignità costituzionale”.

 

 

Le Province intendono esercitare un ruolo determinante

Le Province chiedono un ruolo determinante nel procedimento di istituzione delle Città metropolitane, un processo che, con l’attuazione della  delega prevista dalla legge La Loggia, occorre finalmente avviare, definendo procedure chiare e  superando i tanti ritardi esistenti.
Lo hanno ribadito  l’Ufficio di Presidenza dell’Upi e i Presidenti delle Province delle aree metropolitane, che si sono riuniti oggi a Roma.

 
“Alle città metropolitane devono essere assegnate le funzioni provinciali e comunali per il governo di un’ area vasta, nella quale tra il comune capoluogo e gli altri comuni vicini si crea una situazione di stretta integrazione territoriale, nelle attività economiche, nei servizi essenziali alla vita sociale, nelle relazioni culturali, nelle caratteristiche territoriali.

E’ un’area vasta che spesso coincide con il territorio provinciale.


Per questo la città metropolitana è piuttosto una “provincia speciale”, una “provincia metropolitana”.
Non a caso la città metropolitana, nell’attuale ordinamento, si presenta come un’istituzione che amplia e, quindi, supera l’attuale modello di Provincia. Per questo occorre garantire che la Provincia sia protagonista del processo di istituzione, o ne verrebbe lesa l’autonomia, oggi tutelata dalla Costituzione.
E’ evidente che l’istituzione delle Città metropolitane dovrà essere il risultato di un processo di concertazione istituzionale e di un’intesa tra le Province e i Comuni interessati, in particolare con i Comuni capoluogo.
Proponiamo fin da ora all’Anci un tavolo di lavoro comune per definire una proposta unitaria da presentare alla Commissione che sta lavorando all’attuazione della delega sulle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane”.

 

Ria: “Un anno di incomunicabilità con il Governo”

“Il rapporto con il Governo e con il Parlamento in questo ultimo anno è stato segnato da un forte stato di incomunicabilità . Ormai solo eccezionalmente si riesce a trovare momenti di sintonia, e le intese sottoscritte vengono regolarmente disattese nei comportamenti e nelle azioni di governo successive”.

Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria, aprendo l’Assemblea dei Presidenti di Provincia e il Direttivo dell’Upi, convocati oggi a Roma per dettare al Governo e al Parlamento le richieste delle Province sulle due partire della legge finanziaria e sulla  riforma costituzionale. 

“Nonostante questo – ha sottolineato Ria – non siamo mai andati allo scontro frontale, o peggio, all’Aventino, perché riteniamo necessario tenere aperto il confronto per concorrere come province al risanamento della finanza e fare fronte dignitosamente alle nostri funzioni.”

Ria ha poi voluto ricordare alcuni dei punti della legge finanziaria considerati più dannosi per l’autonomia delle Province. “La finanziaria presentata  – ha detto – detta pesanti passi indietro sulla strada del federalismo fiscale, con la proroga dell’Alta commissione per tutto il 2004; le norme sul patto di stabilità interno in vigore non aiutano la finanza pubblica, non responsabilizzano e creano difficoltà ad un numero sempre più esteso di governi locali.
Se il Parlamento e il Governo non accoglieranno le nostre proposte di emendamenti – ha concluso –  il danno per le Province e i Comuni si estenderà a macchia d’olio, con risultati difficilmente reversibili.” 

L’Assemblea dei Presidenti e il Direttivo Upi hanno poi siglato gli ordini del giorno sulla finanziaria e sull’istituzione delle nuove province, nei quali viene ribadito il giudizio negativo sulle proposte del Governo e si presentano le richieste e gli emendamenti ritenuti necessari per riavviare correttamente il confronto tra le istituzioni nazionali e locali.

 

I risultati dell’incontro tra Upi, Cgil Cisl e Uil scuola e Snals.


Riforma scolastica, autonomia e rilancio dell’istruzione sono stati i temi sui quali si sono incontrati oggi i rappresentanti di Cgil, Cisl Uil scuola,  Snals e Upi, per avviare un percorso condiviso di collaborazione e confronto.
Nell’incontro è emersa la necessità di rafforzare il rapporto tra le istituzioni scolastiche e gli enti locali, per concordare strategie di sviluppo dell’autonomia e rafforzare il ruolo sociale delle scuole sul territorio.
“Da oggi parte un percorso – è stato detto da Gianni Oliva, coordinatore Upi degli assessori provinciali all’istruzione – volto a individuare strumenti concreti ed efficaci, in grado di rispondere anche alle problematiche che le Province ogni giorno incontrano, nella loro azione amministrativa, dalla manutenzione delle scuole alla programmazione dell’offerta formativa, al raccordo tra istruzione formazione e lavoro”.

Ria: “Il Governo non rispetta i patti sottoscritti nell’Intesa Interistituzionale “

“Il Governo non rispetta il patto che aveva sottoscritto con le istituzioni, e, anzi, pretende di chiudere in tutta fretta la riforma della Costituzione chiedendo a Regioni, Province e Comuni di accettare passivamente un modello imposto dall’alto, elaborato senza la minima concertazione, frutto del lavoro di pochi”.
Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria, intervenendo all’incontro con il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha accettato oggi di ascoltare Regioni ed Enti Locali sul tema della nuova Costituzione del Paese.
“Nel giugno 2002 abbiamo siglato una intesa interistituzionale – prosegue Ria – che, almeno nelle intenzioni, stabiliva che il principio della concertazione fosse il pilastro della futura dialettica sulla riforma dello stato. Un patto che non è stato rispettato.
Si prevedeva  l’integrazione della  Commissione Bicamerale per gli affari regionali con i rappresentanti dei governi del territorio: altro patto non rispettato.
Si stabiliva di arrivare ad una rapida introduzione di elementi di federalismo fiscale. Ma anche questo non è stato rispettato. 
Troppe cose sono state tralasciate, perché ci si possa chiedere, oggi, di acconsentire senza obiezioni e in tempi rapidi, alla proposta del Governo.
Una proposta che, comunque, ci lascia fortemente perplessi nella definizione di alcune delle più importanti novità che intende introdurre.
Il Senato federale, prima di tutto, che è debole, inconsistente e di “federalista” contiene ben poco, soprattutto in quanto ai criteri previsti per l’elettorato passivo . Noi proponiamo che si arrivi alla definizione di un sistema “misto”, di un Senato i cui membri siano in parte espressione diretta della rappresentanza dei territori, e in parte eletti direttamente dai cittadini.
La Corte costituzionale, la cui composizione, sebbene modificata, continua a non prevedere l’accesso diretto per le Province, i Comuni e le Città Metropolitane, in totale spregio dei principi della pari dignità costituzionale previsti dall’art. 114  della Costituzionale.
Al Presidente Berlusconi, poi – conclude il Presidente Ria –  chiediamo il rilancio e il riconoscimento delle funzioni proprie della Conferenza Unificata, che è il luogo principale di raccordo tra i diversi livelli di governo.
Un altro principio che era stato sancito con l’intesa interistituzionale del luglio 2002: un altro patto che, almeno fino ad oggi, è stato disatteso”.


 

Dichiarazione di Alberto Cavalli, Pres. Prov. Brescia

“Le Province intendono fare anche nel 2004, la loro parte per onorare il patto europeo di stabilità  Però chiedono che ciò avvenga senza deprimere investimenti per le opere pubbliche e per la promozione delle economie locali”. Lo ha detto il responsabile Finanza dell’Upi, Alberto Cavalli, Presidente della Provincia di Brescia, a proposito della prossima manovra finanziaria.

“Le Province vogliono, infatti, partecipare alla ripresa e alla promozione dello sviluppo – ha proseguito Cavalli –  soprattutto per tre grandi aspetti: la sicurezza degli edifici scolastici, la sicurezza sulla strada e dei territori sotto il profilo idrogeologico e ambientale. E per gli investimenti in questi settori chiedono specifiche apportazioni di spesa nella Finanziaria.”

Dichiarazione di Alberto Cavalli, Pres.Prov. Brescia

“Le Province intendono fare anche nel 2004, la loro parte per onorare il patto europeo di stabilità  Però chiedono che ciò avvenga senza deprimere investimenti per le opere pubbliche e per la promozione delle economie locali”. Lo ha detto il responsabile Finanza dell’Upi, Alberto Cavalli, Presidente della Provincia di Brescia, a proposito della prossima manovra finanziaria.

“Le Province vogliono, infatti, partecipare alla ripresa e alla promozione dello sviluppo – ha proseguito Cavalli –  soprattutto per tre grandi aspetti: la sicurezza degli edifici scolastici, la sicurezza sulla strada e dei territori sotto il profilo idrogeologico e ambientale. E per gli investimenti in questi settori chiedono specifiche apportazioni di spesa nella Finanziaria.”

Dichiarazione del Vicepresidente dell’Upi, Forte Clo

“Il livello del confronto con il Governo mi fa ritenere alto il rischio che il sistema delle autonomie venga tagliato fuori dalla reale partecipazione alla proposta di modifica costituzionale.  Speriamo che la ipotizzata disponibilità manifestata oggi diventi concreta. Le Province vogliono discutere con il Governo di alcuni aspetti determinanti della riforma costituzionale, come il Senato federale, il federalismo fiscale e la corte costituzionale” .

Dichiarazione del Presidente Ria

“Il confronto sulle riforme dello Stato non può che coinvolgere l’intero l’arco istituzionale, Province e Comuni inclusi”.

A sottolinearlo è il presidente dell’Upi,  Lorenzo Ria.

“Avevamo chiesto al premier Berlusconi – spiega Ria – di incontrare gli enti locali prima della votazione in Consiglio dei ministri della proposta di riforma. Dobbiamo purtroppo constatare che questo incontro non è stato invece ritenuto necessario dal Governo, che continua a considerare come uniche parti in causa nel dibattito sulla nuova costituzione dell’Italia, le Regioni e l’opposizione. Almeno questo è quanto appare nelle dichiarazioni dei suoi maggiori esponenti”.

“Ci aspettiamo – conclude il Presidente Ria – che questa nostra impressione venga, nei fatti, smentita già nei prossimi giorni, con l’apertura di un confronto in Conferenza Unificata, la sede preposta al dialogo politico istituzionale tra Governo, Regioni, Province e Comuni”.

Salone della Comunicazione pubblica

Inizia oggi a Bologna il decennale appuntamento con COM-P.A., il Salone della Comunicazione Pubblica e dei Servizi al Cittadino, promosso dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

Il Salone rappresenta un appuntamento importante sulla strada della modernizzazione e dell’innovazione, in quanto evidenzia il ruolo della comunicazione e della tecnologia in una P.A. che ha fatto del rapporto con il cittadino, della qualità dei servizi, obiettivi centrali nella propria azione.

Un momento segnato dalla conclusione del percorso di formazione per i pubblici dipendenti previsto dalla legge 150, dalla definizione dei profili professionali dei comunicatori pubblici e dalle prime sperimentazioni di alcune delle strutture (uffici stampa fra più Comuni; URP di seconda generazione) modificate dalla nuova normativa.

Ecco un  elenco degli appuntamenti in cui saranno presenti rappresentati (amministratori o dirigenti) delle Province italiane

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