In allegato, il documento
Incentivi, risorse e finanziamenti per definire piani coordinati urbani e provinciali di mobilità sostenibile. Lo ha chiesto, intervenendo in rappresentanza dell’Upi, l’assessore ai trasporti della Provincia di Potenza, Nicola Valluzzi, coordinatore nazionale degli assessori provinciali alla mobilità, ascoltato oggi in audizione alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati sul Piano di azione della mobilità urbana varato dall’Unione Europea.
“Abbiamo apprezzato – ha detto l’Assessore ai Deputati – il fatto che l’Unione Europea abbia affermato nel Piano il ruolo fondamentale svolto dalle autorità locali, Regioni, Province e Comuni. Ma senza la previsione di risorse specifiche, c’è il rischio di produrre l’ennesimo libro delle buone intenzioni.
Come Province non possiamo che sottolineare la necessità di promuovere, all’interno di questo Piano, la definizione di piani urbani e provinciali della mobilità che tengano conto sia della pianificazione delle infrastrutture che della programmazione del trasporto pubblico. Solo attraverso il coordinamento di queste azioni, infatti, si potranno avere risultati decisivi sul piano della mobilità sostenibile. Chiediamo poi che si preveda l’istituzione di Osservatori territoriali, attraverso cui mettere a sistema tutte le informazioni sulla mobilità urbana ed extraurbana. Una mole di dati che oggi non trova un momento di sintesi, e che quindi non permette una organizzazione sistematica standardizzata delle informazioni e la loro messa in rete. Attraverso l’Osservatorio, invece, sarebbe possibile mettere a punto e scambiarsi buone pratiche ed indicazioni operative da seguire, permettendo così alle amministrazioni di intervenire con azioni mirate, e di utilizzare in maniera più razionale le risorse a disposizione”.
“Il Decreto Legge sugli Enti locali può essere lo strumento attraverso cui inserire quelle modifiche al patto di stabilità, che permetterebbero alle Province di proseguire nel loro lavoro di intervento al fianco delle imprese per resistere alla crisi economica”. Lo ha detto la Presidente del Consiglio Provinciale di Roma, Giuseppina Maturani, intervenendo oggi nell’audizione alla Camera dei Deputati davanti alle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio.
Ai Deputati l’Upi ha consegnato un documento con le principali richieste emendative al decreto. In particolare, quanto alle norme di natura ordina mentale, si chiede il pieno coinvolgimento delle Province nella revisione dei collegi provinciali, prevista entro il 30 novembre 2010 come diretta conseguenza del taglio del 20% del numero dei consiglieri provinciali.
Quanto invece alle questioni economiche, l’Upi chiede di reiterare la norma, contenuta già nel cosiddetto decreto anticrisi del 2009, che ha consentito agli enti locali di poter procedere, senza gravare sulle voci di bilancio interessate dal patto di stabilità interno, al pagamento di impegni già assunti nei confronti delle imprese fornitrici di beni e servizi. Ancora, per assicurare l’azione delle Province nel sostegno della riprese, si chiede che le spese in conto capitale finanziate da avanzi di amministrazione, possano essere escluse dal computo del patto di stabilità interno. Secondo le stime dell’Upi, l’ammontare dell’avanzo non vincolato per le province sia di circa 685 milioni di euro.
“Ribadiamo poi – ha aggiunto la Presidente Maturani – la necessità di cancellare la norma che obbliga ad accertare preventivamente che il programma dei pagamenti che comportino impegni di spesa sia compatibile con i relativi stanziamenti di bilancio e con le regole di finanza pubblica. Una norma che rischia di bloccare tutti gli investimenti degli enti locali che, lo ricordiamo, rappresentano l’80% del totale nazionale“.
In allegato, il documento con gli emendamenti consegnato alle commissioni
Il patto di stabilita triennale per il 2009-2011 blocca le Province e impedisce di potere programmare interventi anche agli Enti che hanno risorse in cassa.
Lo hanno detto il Vicepresidente dell’Upi, Dario Galli, Presidente della Provincia di Varese, e il coordinatore finanze dell’Upi, Antonio Rosati, Assessore al bilancio della Provincia di Roma, intervenendo oggi alla Commissione bilancio della Camera dei Deputati nel corso di una indagine conoscitiva sullo stato della finanza locale.
“Non possiamo programmare interventi – hanno detto – ne’ pagare le imprese per i lavori già realizzati. Il pesante crollo delle entrate tributarie delle Province, -12% dall’RCA e -13% dall’IPT, aggrava le condizioni dei nostri bilanci, creando forti incertezze sulla programmazione futura.
Il decreto Legge sugli Enti locali, che a breve inizierà il suo esame per la conversione in legge proprio alla Commissione Bilancio della Camera, può essere lo strumento attraverso cui introdurre alcune modifiche, che potrebbero permettere alle Province di assicurare alle imprese locali le risorse necessarie per resistere alla crisi”.
Queste le richieste avanzate: “Chiediamo che¬, come in minima parte e’ già avvenuto nel 2009, si introduca uno strumento che ci consenta di sbloccare almeno il 10% dei residui passivi, così da poter immettere risorse nel sistema economico. Chiediamo poi – hanno aggiunto il Presidente Galli e l’Assessore Rosati – di cancellare la norma introdotta con il cosiddetto decreto anticrisi, che impone ai dirigenti delle amministrazioni locali di bandire gare d’appalto solo quando vi sia la certezza di potere rispettare il termine di pagamento a 30 giorni dei fornitori. Fino ad oggi – hanno detto – le imprese avevano il problema dei pagamenti in ritardo, ma almeno potevano scontare il loro credito con le banche. Con questa norma si bloccano tutte le gare d’appalto di Province e Comuni. Questo vuol dire fermare l’80% degli appalti pubblici. Altro che rilancio dell’economia: così si ferma il Paese”.
In allegato il testo della nota invata dall’Aci in conformità con la Convenzione sottoscritta con l’Upi.
In allegato il documento consegnato dall’Upi nell’Audizione al Senato del 26 gennaio 2010 sulle politiche di sostegno all’occupazione femminile.
In allegato, il testo in oggetto
In allegato, il Documento conclusivo della XXXII Assemblea Generale Congressuale delle Province italiane
In allegato, il documento consegnato dall’Upi nella Audizione presso la VII Commissione della Camera dei Deputati nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulle problematiche connesse all’accoglienza di alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico italiano.
Nella seduta del 26 novembre scorso l’Ufficio di Presidenza UPI ha licenziato il testo di convenzione tipo Aci-Province, a fronte della imminente scadenza (31.12.2009) della convenzione che le Province hanno siglato con Automobile Club Italia per la gestione dell’IPT.
La proposta di convenzione per il quinquennio 2010-2014 è stata elaborata dal Tavolo Tecnico per la fiscalità locale, istituito presso l’UPI, ai cui lavori hanno proficuamente collaborato rappresentanti dell’Aci e del Ministero dell’Economia.
Si coglie l’occasione per ringraziare i componenti del Tavolo Tecnico per la fiscalità locale che hanno in questi mesi efficacemente dedicato il loro impegno alla definizione della presente proposta di convenzione con ACI.
In allegato, il testo di convenzione tipo Aci-Province, la circolare UPI e una nota illustrativa in cui vengono sommariamente indicati le principali novità ed i punti salienti del documento.
“Ci auguriamo che il Consiglio dei Ministri di domani accolga tutti insieme i nostri emendamenti perché se così non fosse si cambierebbe lo spirito della nostra iniziativa che è unitaria e che deve cominciare dallo Stato a cui chiediamo di cedere funzioni verso il basso”. Lo ha dichiarato il presidente dell’Upi Fabio Melilli, al termine della conferenza unificata sul disegno di legge sulla Carta delle autonomie. “Abbiamo chiesto al Governo – ha detto Melilli – di tenere aperta la discussione sulla Carta nella conferenza Unificata durante tutto l’iter parlamentare, per attestare una posizione unanime rispetto al Parlamento. Ci stiamo incamminando tutti insieme lungo la stessa strada intrapresa per il federalismo fiscale. Gli emendamenti – ha concluso Melilli- riguardano sostanzialmente una rifinitura condivisa da tutti delle funzioni fondamentali”.
In allegato, il documento unitario Regioni, Anci e Upi con gli emendamenti, consegnato ieri in Conferenza Unificata
“Siamo convinti che le politiche per la montagna, che devono essere le dirette in favore dei territori effettivamente montani, debbano riguardare tutti gli enti di governo del territorio montano, Regioni, Province e Comuni”. Lo hanno detto il Presidente della Provincia di Sondrio, Massimo Sertori, e l’Assessore al territorio della Provincia di Sondrio, Ugo Parolo, intervenendo oggi per l’Unione delle Province d’Italia alla Audizione in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati sulle Proposte di legge in favore dei territori di montagna.
“Riteniamo anacronistica l’assimilazione fra Comune Montano e Comunità Montana – hanno proseguito i rappresentanti dell’Upi – che individua come destinatari delle proprie disposizioni i Comuni appartenenti alle Comunità Montane. Un territorio ed un Comune dovrebbero poter essere definiti montani a prescindere dalla loro appartenenza alla Comunità Montana. Alla salvaguardia e alla valorizzazione delle specificità culturali, economiche, sociali e ambientali dei comuni montani devono concorrere, lo Stato, le regioni e gli enti locali”.
Quanto al finanziamento delle politiche per la montagna, secondo Sertori e Parolo la “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale” presenta opportunità su cui riflettere, dai fondi perequativi e fondi speciali. Ma i rappresentanti delle Province hanno proposto anche un nuovo modello di gestione e valorizzazione delle risorse naturali delle montagne, in linea con il nuovo assetto federalista dello Stato: “Chiediamo – hanno detto – di potere utilizzare le nostre risorse naturali, prima fra tutte l’acqua e l’elettricità che con essa si produce, per ottenere i fondi necessari a coprire i costi dei servizi pubblici. Seguendo, per esempio, quanto è già stato fatto nella Provincia di Bolzano, dove l’Enel ha ceduto alla Provincia il 51% delle azioni della produzione di energia idroelettrica. Se ciò avvenisse in Provincia di Sondrio, dove le concessionarie idroelettriche producono circa 700 milioni di euro l’anno di energia con le nostre acque, potremmo addirittura moltiplicare il nostro bilancio, senza avere bisogno di alcun tipo di sostegno da parte dello Stato”.