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Contabilità pubblica: audizione alla Camera

“La proposta di legge sulla contabilità dello Stato è in contrasto con la Legge sul federalismo fiscale e l’assenza di armonizzazione rischia di produrre l’ennesima riforma mancata”.

Lo ha detto Antonio Rosati, coordinatore UPI degli assessori al bilancio e assessore al Bilancio della Provincia di Roma, intervenendo alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati in una audizione sulla proposta di legge di contabilità pubblica.

“La proposta – ha sottolineato Rosati- inserisce nuovi vincoli, sia in termini di controlli che nella tempistica della definizione dei bilanci di Regioni, Province e Comuni, che non sono coerenti ne’ accettabili. Questi limiti, infatti, rischiano di bloccare gli enti e di impedire la programmazione degli investimenti, fermando, di fatto, il Paese. Ricordo che in Italia l’80 % degli investimenti in opere pubbliche è deciso da Regioni, Province e Comuni.
Siamo tutti d’accordo – ha aggiunto l’assessore – sulla necessità di riformare i meccanismi della contabilità pubblica, ma è un lavoro che stiamo già portando avanti: questa proposta rischia invece di vanificare tutto il lavoro prezioso che è stato svolto nella definizione della legge sul federalismo fiscale, e che sta proseguendo nella costruzione dei decreti attuativi”.

Le Province in audizione alla Camera sulle proposte di abolizione

“La riforma del Paese deve essere affrontata partendo da un disegno condiviso, coerente e in grado di incidere sull’intero quadro istituzionale: questo percorso è quello che si sta affrontando attraverso la legge delega sul federalismo fiscale e la Carta delle Autonomie. E’ assurdo e deleterio intervenire in questo processo con provvedimenti che non fanno che ostacolare le riforme avviate”.

Lo hanno detto il Presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, il Presidente della Provincia di Catania, l’On.Giuseppe Castiglione, e il Presidente della Provincia di Vercelli, Renzo Masoero, intervenendo per l’Upi in audizione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera, nella discussione sulle proposte di legge sull’abolizione delle Province.

Ricordando che il livello di governo provinciale esiste in tutti i Paesi europei, i Presidenti hanno sottolineato che: “bisogna procedere ad un riordino delle istituzioni e per semplificare effettivamente la pubblica amministrazione, con una chiara definizione dei ruoli di ciascun livello di governo- hanno detto i Presidenti – perché il Paese ha bisogno di certezze sugli assetti istituzionali. C’è bisogno di una strategia unitaria e condivisa che miri a colpire gli sprechi e le reali inefficienze, che individui le responsabilità di ciascun livello di governo, che semplifichi le procedure amministrative, che costruisca un’amministrazione snella, rapida e vicina ai cittadini e alle imprese.
Su questi temi – hanno aggiunto Milia, Castiglione e Masoero – si sta muovendo la Carta delle Autonomie locali e la legge delega sul federalismo fiscale, ed è attraverso questi provvedimenti che sarà possibile introdurre innovazioni e modifiche, con la ridefinizione dei ruoli e delle funzioni di Province e Comuni, l’eliminazione degli enti strumentali intermedi, la razionalizzazione delle circoscrizioni provinciali, soprattutto in considerazione della possibilità di istituzione delle Città metropolitane. In questo contesto si può prevedere una riflessione sulla dimensione demografica delle Province che porti a bloccarne l’istituzione di nuove e a prevedere meccanismi di revisione delle circoscrizioni provinciali che limitino la proliferazione delle Province e favoriscano l’aggregazione”.

In allegato, la nota consegnata in audizione, con i dati finanziari delle Province, il prospetto dei sistemi istituzionali in Europa e lo schema degli enti strumentali intermedi presenti.

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Finanza provinciale e Decreto Anticrisi

In allegato, il testo del documento UPI sulla finanza provinciale, il patto di stabilità interna e il decreto anticrisi e gli emendamenti elaborati dall’Associazione, consegnati al Governo nell’incontro a Palazzo Chigi del 14 luglio 2009.

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Sostegno alle aziende in crisi: nuova nota sul monitoraggio degli aiuti temporanei

L’attuale situazione di crisi finanziaria sta provocando serie ripercussioni sia sui livelli occupazionali sia sulle imprese che versano in gravi condizioni economiche. Al fine di porre rimedio alle difficoltà provocate all’economia reale, le Istituzioni europee sono intervenute con alcuni provvedimenti a carattere temporaneo.
Nello specifico, la Commissione europea, nella Comunicazione (2009/C 83/01) del 7 aprile 2009, recante il”Quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’accesso al finanziamento nell’attuale situazione di crisi finanziaria ed economica”, ha promosso iniziative affinché gli Stati membri possano applicare le norme sugli aiuti di Stato in maniera più flessibile, rispetto alle attuali procedure. Il piano di ripresa pensato a livello comunitario è sostanzialmente imperniato su due elementi principali. In primo luogo, misure a breve termine per rilanciare la domanda, salvare posti di lavoro e contribuire a far rinascere la fiducia; in secondo luogo, «investimenti intelligenti» per garantire una maggiore crescita e una prosperità sostenibile a lungo termine. La succitata comunicazione ricorda quindi le molteplici possibilità di sostegno pubblico già a disposizione degli Stati membri nel quadro delle esistenti norme sugli aiuti di Stato e presenta poi le ulteriori misure di aiuto che gli Stati membri possono concedere in via temporanea relativamente all’accesso ai finanziamenti ed agli investimenti per obiettivi ambientali. Molto importante è l’introduzione, per gli anni 2009 e 2010, della possibilità, per le Pubbliche Amministrazioni, di concedere aiuti di Stato alle imprese, senza attendere la preventiva autorizzazione della Commissione europea.
Il Governo italiano ha, di recente, recepito la suddetta Comunicazione comunitaria con l’emanazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 giugno 2009, pubblicato nella GU n. 131 del 9 giugno 2009, inerente “Modalità di applicazione della Comunicazione della Commissione europea – quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’accesso al finanziamento nell’attuale situazione di crisi finanziaria ed economica”, che fissa proprio le modalità di applicazione delle misure temporanee anticrisi per il periodo 2009-2010.
In particolare, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è rivolto a tutte le Pubbliche Amministrazioni, ivi comprese le Province, che intendano concedere aiuti di Stato alle imprese, suddivisi secondo le seguenti tipologie:
Sovvenzione diretta in denaro di importo non superiore ai 500.000 euro per impresa nel triennio 2008-2010;
• Aiuti di Stato sotto forma di garanzie sui finanziamenti;
• Aiuti di Stato sotto forma di tasso di interesse agevolato sui finanziamenti;
• Aiuti di Stato per la produzione di “prodotti verdi”;
• Aiuti di Stato per la promozione di investimenti in capitale di
rischio.
In base al provvedimento governativo di recepimento ed alle linee guida per l’applicazione dello stesso, diffuse dal Dipartimento delle politiche comunitarie, le Province potranno concedere i singoli aiuti di Stato aiuti alimentati, con fondi propri solo alle imprese che presentino determinati requisiti e rispettino una serie di condizioni, che variano a seconda di ogni singola tipologia di aiuto. Nello specifico, potranno essere destinatarie degli aiuti le imprese di qualsiasi settore di attività purché non versino in condizioni di difficoltà alla data del 30 giugno 2008.
Poiché la misura ha carattere temporale, qualsiasi tipologia di aiuto di cui al DPCM, non potrà essere concessa oltre il 31 dicembre 2010.

In allegato, la circolare Upi e il testo del DPCM e la nota sul Monitoraggio degli aiuti temporanei concessi, con la comunicazione del Capo del Dipartimento con tutte le informazioni necessarie. 

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L’UPI E LA PROVINCIA DELL’AQUILA IN AUDIZIONE SUL DECRETO TERREMOTO

Sono cinque le modifiche al decreto legge sul sisma in Abruzzo considerate ‘irrinunciabili” dalla Provincia dell’Aquila e dai Comuni del cratere. Lo ha ribadito, in una aduzione alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, il Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, che ha consegnato un documento elaborato dall’ Upi e dalla Provincia. Nel documento si chiede: la copertura finanziaria della zona franca urbana (attualmente lo stanziamento è di 45 milioni di euro in quattro anni); il rimborso totale per la ricostruzione di tutte le abitazioni comprese le seconde case, secondo quanto promesso dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi; più fondi e norme specifiche per la ricostruzione del patrimonio artistico e culturale nel centro storico dell’Aquila, sia esso pubblico sia privato (sono 1.900 gli edifici di valore storico che si trovano nella parte storica della città); compensare i mancati introiti fiscali degli enti locali; maggiori garanzie per gli espropri dei terreni sui quali dovranno essere costruite le case antisismiche dove dovranno andare a vivere 15 mila persone.

In allegato, il documento con le richieste di modifica al decereto e la premessa politica.

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L’INNOVAZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

L’informatizzazione della gestione della pubblica amministrazione nelle Province è un dato ormai consolidato. Lo conferma il rapporto Istat sulle amministrazioni locali, che pone le Province tra le prime istituzioni per dotazioni tecnologiche, utilizzo di sistemi informatici (come il protocollo informatico, la PEC – posta elettronica certificata) la gestione delle banche dati, prima fra tutti quella dei Centri per l’impiego, la comunicazione con i cittadini e le imprese attraverso siti internet interattivi e l’utilizzo di sistemi informatici open source.

Oltre l’80% delle Province, dunque dispone e utilizza al meglio le nuove tecnologie.

Questo il quadro presentato oggi dall’Assessore all’innovazione della Provincia di Brescia, Corrado Ghirardelli, intervenuto per l’Upi alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, nel corso di una indagine conoscitiva sul livello di informatizzazione delle pubbliche amministrazioni.
“Lo sforzo di semplificazione delle istituzioni – ha detto Ghirardelli – deve muovere anche dal sistema di condivisione delle strategie di innovazione, attraverso la collaborazione fra tutti i soggetti costitutivi della Repubblica, Comuni, Province, Città metropolitane Regioni e Stato, nella definizione dei programmi, nell’allocazione delle risorse disponibili, nella verifica dell’effettiva ricaduta delle iniziative intraprese. La vera sfida dell’innovazione – ha aggiunto – consiste nel migliorare l’offerta di servizi ai cittadini e alle imprese con costi ridotti proprio grazie alla tecnologia. Lo sviluppo della rete rende ormai possibile il riconoscimento della “cittadinanza digitale “, come diritto di ogni persona all’accesso alle potenzialità della Società dell’informazione e ad un rapporto innovativo con la pubblica amministrazione”.
L’Upi ha poi avanzato alcune proposte, prima fra tutti la riattivazione della Commissione permanente per l’innovazione tecnologica nelle regioni e negli enti locali , così da superare l’attuale frammentazione dei luoghi di concertazione tra lo Stato e le autonomie territoriali e la dispersione delle strategie di innovazione in una pluralità di strutture e di interventi spesso non coordinati. “La Commissione – si legge nel documento Upi – rappresenta il naturale strumento unitario di raccordo per condividere strategie, obiettivi e standard, per elaborare progetti di sistema e verificarne l’attuazione, a partire dalla definizione di un a strategia per diffusione della banda larga in tutto il Paese e per la realizzazione del sistema pubblico di connettività”. Le Province, inoltre, propongono di creare una vera e propria “Agenzia federale per l’innovazione” che possa accompagnare adeguatamente i processi di informatizzazione di tutta la pubblica amministrazione nazionale e territoriale.
Quanto alle risorse, si chiede di individuare un fondo per l’innovazione tecnologica e il governo elettronico negli Enti locali, che costituisca una dotazione finanziaria costante per favorire la capacità di innovazione e investimento autonomi dei Comuni e delle Province, per dare effettiva attuazione ai principi affermati nel Codice delle pubbliche amministrazioni digitali. Ciò rafforzerebbe il percorso avviato in molte realtà territoriali per la costituzione di Centri di Servizio Territoriali e di alleanze locali per l’innovazione, per diffondere le nuove tecnologie anche nei comuni più piccoli.

In allegato, i documenti consgenati alla Camera.

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Decreto terremoto: le Province in audizione al Senato

“Il Decreto legge con gli interventi per il sisma in Abruzzo non risponde alle aspettative di Province e Comuni, perché non scioglie i vincoli del Patto di stabilità e taglia fuori da ogni possibilità di partecipazione attiva alla ricostruzione le Province, che possono invece svolgere un ruolo primario al fianco delle comunità e delle imprese”. E’ il commento del Presidente dell’Upi, Fabio Melilli, e della Presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, al decreto legge contenente gli interventi decisi dal Governo per contrastare l’emergenza terremoto in Abruzzo.
“La ricostruzione – ha detto la Presidente Pezzopane durante l’audizione al Senato, cui ha preso parte anche il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti – sarà lunghissima: una fase così lunga non può che essere gestita con lo stesso spirito di collaborazione tra tutte le istituzioni che ha caratterizzato la gestione della fase di emergenza. Il decreto invece bypassa completamente i poteri locali e dimentica le funzioni, costituzionali, di Province e Comuni. Noi chiediamo che si favorisca un processo democratico ed efficiente, perché solo così si potrà accelerare la ricostruzione, riaprire le scuole e far tornare i cittadini nelle case. Ma dobbiamo anche concentraci sulla ripresa delle attività produttive – ha aggiunto la Presidente – con una defiscalizzazione di lunga durata che consenta alle imprese di ricominciare a produrre”.
Ai Senatori l’Upi ha consegnato un documento contente diversi proposte di modifiche al Decreto, volte ad assicurare alle Province la possibilità di intervenire operativamente nella ricostruzione degli edifici pubblici danneggiati dal sisma.
Per la Provincia dell’Aquila e per i Comuni interessati dal sisma si chiede l’esclusione dal patto di stabilità interno per il triennio 2009-2011 e la sospensione delle sanzioni per il mancato rispetto nell’anno 2008. Si chiede inoltre l’esclusione dal patto di stabilità degli investimenti che tutti gli Enti locali vorranno realizzare a favore della ricostruzione di immobili, infrastrutture e beni culturali appartenenti al demanio della Provincia dell’Aquila e dei Comuni interessati.
Richieste anche modifiche alle norme che interessano la ricostruzione degli edifici pubblici e degli edifici scolastici, che il decreto affida esclusivamente al controllo della Regione Abruzzo: l’Upi chiede “una maggiore condivisione dell’opera di ricostruzione affidata alla Regione Abruzzo, tramite il meccanismo delle intese e della concertazione, risorse aggiuntive per l’edilizia scolastica e disposizioni per accelerare la ricostruzione delle scuole colpite dal terremoto”.
Per quanto riguarda il personale della Provincia, la Presidente Pezzopane e il Direttore Generale della Provincia, Giovanni di Pangrazio, hanno sottolineato la necessità di prevedere una deroga alle norme di contenimento della spesa di personale, nonché la possibilità di stabilizzare personale, consentendo peraltro procedure di mobilità tra enti, senza che ciò comporti penalizzazione in termini di spesa di personale”.

 In allegato, il Decreto Legge per l’Abruzzo e le proposte di emendamenti predisposte dall’Upi.

 

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La Pianificazione Territoriale provinciale nel governo del territorio

In allegato il documento Upi – Inu – Provincia di Brescia

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La pianificazione provinciale nel govenro del territorio

In allegato, il documento in oggetto

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Un nuovo ruolo della Provincia per la governance del terrtiorio di area vasta

In allegato, il documento diffuso in occasione del convegno promosso dalla Provincia di Pordenone il 2 febbraio 2009

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Delega al Governo in materia di Federalismo fiscale

“E’ necessario che il legame e la collaborazione tra il Parlamento, le Regioni, le Province e i Comuni sia più saldo nella fase di definizione dei decreti attuativi per la riforma del federalismo fiscale, perché siamo convinti che dalla condivisione delle problematiche possano emergere soluzioni più efficaci”.

Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Fabio Melilli, intervenendo in una audizione alla Camera sul disegno di legge per il federalismo fiscale. Melilli, Ricordando il grande lavoro di collaborazione che su questo testo si è realizzato tra Governo e rappresentanze delle Autonomie locali, ha invitato il Parlamento a seguire la stessa strada “Apprezziamo – ha detto – la decisione di prevedere un Comitato composto dai rappresentanti delle autonomie, ma certo sarebbe più coerente dare attuazione alla Costituzione, istituendo la Commissione bicamerale per gli affari regionali integrata con i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni, e discutere di federalismo fiscale in quella sede”. Melilli ha poi sottolineato alcuni aspetti critici della normativa “Bisogna chiarire meglio che il federalismo fiscale dovrà portare ad una semplificazione del sistema tributario, e non all’introduzione di nuove imposte, e questo lo si può fare se, parallelamente alla riforma del fisco, si procede alla riforma istituzionale del Paese, con l’individuazione chiara delle funzioni di Regioni, Province e Comuni e l’eliminazione degli enti strumentali che si frappongono tra questi livelli. Inoltre – ha concluso il Presidente dell’Upi – deve essere chiaro che le entrate delle autonomie locali dovranno discendere principalmente da tributi propri, e non da finanza derivata. In questo modo si realizza quello che è un punto chiave del federalismo fiscale, cioè il legame tra responsabilità politica e prelievo fiscale”. Quanto all’istituzione delle Città Metropolitane, il Presidente dell’Upi ha sollecitato il Parlamento ad esprimersi con maggiore determinazione: “il percorso indicato da questo disegno di legge – ha detto – è farraginoso. Le Città metropolitane sono un ente previsto dalla Costituzione: per farle nascere è sufficiente che il Parlamento approvi una legge speciale per istituirne ognuna”.

In allegato, il documento consegnato in audzione e la nota di lettura Upi

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