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Il Presidente Spina: “Ecco lo straordinario 2015 della Provincia di Barletta – Andria – Trani”

Un anno intenso, ricco di grandi opere e di risultati tangibili per il territorio, chiuso con  la ciliegina sulla torta della statizzazione dell’Istituto Tecnico Agrario di Andria, sancita nella giornata di ieri con la firma dell’accordo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

E’ tempo di bilanci per la Provincia di Barletta – Andria – Trani, il cui Presidente, Francesco Spina, ha salutato questa mattina gli organi di stampa per porgere gli auguri di buon 2016.

 

«E’ stato un anno intenso e straordinario, in cui la classe dirigente di questo territorio ha continuato, nonostante le innumerevoli difficoltà, a produrre risultati concreti per il territorio – ha esordito il Presidente Spina -. Un anno chiuso con il botto della statizzazione dell’Istituto Tecnico Agrario “Umberto I”, sancito ieri mattina a Roma con la firma dell’accordo con il Ministero che, oltre a salvaguardare il blasonato istituto andriese, trasferirà i docenti dalla Provincia allo Stato, consentendo un risparmio di circa 1 milione di euro per le casse provinciali».

 

Ma il 2015, come si diceva, è stato caratterizzato soprattutto per la lunga serie di grandi opere che hanno riguardato il patrimonio stradale e quello scolastico della Provincia.

«Dopo decenni di attesa, abbiamo finalmente avviato i lavori sulla Strada Provinciale Trani-Andria, ormai in procinto di concludersi – ha aggiunto il Presidente Spina -. Abbiamo firmato i disciplinari di finanziamento per i lavori sulla Sp2 “Andria-Canosa”, opera complessivamente da 58 milioni di euro, messo in sicurezza la Sp4 “Delle Murge”, ripristinato la funzionalità sulla Sp5 “Delle Saline” e realizzato lavori di risanamento ambientale (taglio erba, cespugli ed arbusti) sulle nostre strade. Dopo circa 50 anni abbiamo consegnato migliaia di arredi scolastici (banchi, sedie, lavagne e cattedre) nelle nostre scuole, abbiamo ottenuto un finanziamento di 3 milioni e 400mila euro dall’Istituto per il Credito Sportivo per la realizzazione di un campo polivalente  all’aperto all’Istituto “Cafiero” di Barletta e per la messa a norma di ben sedici istituti scolastici del territorio); grazie all’Accordo Quadro sottoscritto con l’Assessore regionale Giannini, abbiamo ottenuto un contributo di 5 milioni e 200mila euro dalla Regione per interventi di recupero e riqualificazione delle nostre scuole e per l’ammodernamento di attrezzature e dotazioni tecnologiche. Sono stati realizzati i lavori per la realizzazione del nuovo impianto sportivo all’Alberghiero di Margherita di Savoia (508mila euro) e per il  recupero e risanamento conservativo dell’Itc “Dell’Olio” di Bisceglie (230mila euro), mentre è stato approvato il progetto per lavori di recupero e risanamento ambientale dell’Istituto “Colasanto” di Andria (83mila euro). Nel nostro territorio, poi, è stata istituito il Cpia (Centro per l’istruzione degli adulti), con sede presso la Scuola “Salvemini” di Andria».

 

Risultati eccellenti anche in materia ambientale. «Abbiamo rimpinguato con altri 40mila euro il bando della precedente amministrazione per la concessione di contributi economici a privati che hanno voluto rimuovere l’amianto dai propri immobili ed adottato la campagna Puglia Eternit Free di Legambiente. Abbiamo intrapreso innumerevoli azioni a tutela e salvaguardia del nostro ambiente, come l’ordinanza per la messa in sicurezza della discarica di Trani ed il Protocollo d’Intesa con la Capitaneria di Porto di Barletta per la protezione ambientale da inquinamento marino. Con la percentuale bassissima dello 0,2%, la nostra Provincia si è classificata prima in Puglia e tra le primissime in Italia per il basso numero di reati ambientali».

 

E non è tutto: «Ci siamo distinti per una spending review con cui abbiamo tagliato i costi per il fitto delle sedi provinciali ed eliminato l’utilizzo dei telefoni di servizio per i rappresentanti istituzionali della Provincia. Siamo stati individuati dalla Prefettura quale esempio di buone pratiche per interventi di prevenzione della corruzione nelle amministrazioni regionali e locali del Mezzogiorno. E tutto questo tenendo sempre i conti in ordine, con un vero e proprio miracolo di managerialità pubblica per il quale ringrazio i nostri Dirigenti, e grazie agli sforzi di una classe politica, dal Presidente ad ogni singolo Consigliere, che opera ogni giorno con passione e dedizione senza percepire neanche un euro di indennità o di rimborso benzina per raggiungere la sede della Provincia».

 

Il Presidente Spina ha poi concluso: «secondo la recente classifica del Sole 24 Ore, siamo la prima Provincia in Puglia per qualità della vita. Di passi in avanti ne abbiamo fatti ma non ci culliamo e guardiamo al futuro con speranza e voglia di continuare a far crescere la nostra comunità. A tutti i concittadini della Provincia di Barletta – Andria – Trani giungano i più sinceri auguri per un 2016 sereno e ricco di soddisfazioni».

Proroga contratti tempo determinato: i Presidenti Fassino e Variati scrivono al Governo

Inserire nel cosiddetto Decreto Milleproroghe di prossima predisposizione,  la proroga per i contratti determinati di Province e Città metropolitane fino al 31 dicembre 2016. Questa la richiesta inviata in una lettera dal Presidente dell’Anci, Piero Fassino, e dal Presidente dell’Upi, Achille Variati, al Ministro della Pa Marianna Madia, al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Claudio De Vincenti e ai Sottosegretari Bressa, Baretta, Bocci e Rughetti.
Nel testo, che trovate in allegato, si sottolinea  che la richiesta era stata avanzata dall’Upi e dall’Anci tra gli emendamenti alla Legge di stabilità, per assicurare la continuità nella gestione dei servizi essenziali che rientrano nelle funzioni fondamentali dei due enti. La proposta, ripresa in diversi emendamenti presentati, non è stata accolta nel testo di Legge di stabilità approvato dalla Camera.
In allegato, la proposta normativa inviata dai Preidenti al Governo per il Milleproroghe.

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Provincia di Reggio Emilia: un anno di lavoro

Tutti i numeri relativi all’attività del Consiglio provinciale, dell’Assemblea dei sindaci e dello stesso Presidente; e ancora un aggiornamento sul personale (prepensionamenti, dipendenti transitati in Regione, in mobilità, comando e rimasti in Provincia) e le cifre relative alla razionalizzazione degli spazi e ai conseguenti risparmi di spesa. E’ stato un vero e proprio bilancio di fine anno sull’attività della Provincia di Reggio Emilia – accompagnato da una serie di riflessioni sul cammino di riforma verso le aree vaste dopo la Legge 56 –  quello illustrato questa mattina dal presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi.

I numeri. Insieme al segretario generale Alfredo Luigi Tirabassi il presidente Manghi ha fornito i numeri relativi all’attività svolta dalla “nuova Provincia”: 22 sedute e 77 atti approvati (delibere, odg, interpellanze, comunicazioni) dal Consiglio provinciale; 5 sedute e 10 atti approvati dall’Assemblea dei Sindaci; 11 sedute e 31 punti trattati dalle Riunioni di Presidenti di Unione, fino ai ben 216 decreti firmati dallo stesso presidente. Numeri, questi ultimi, in linea con quelli degli ultimi due anni – nel 2013 e nel 2014 i decreti erano stati rispettivamente 293 e 188 – quando la Provincia era ancora un ente di primo grado ed era governato da una giunta (impossibile, invece, un raffronto sull’attività del Consiglio provinciale, passato con la riforma da 30 a 10 membri).

Il personale. La riforma ha inciso pesantemente soprattutto sul personale. Oltre al dimezzamento della spesa (da 15 a 7,5 milioni),  dai 391 dipendenti del 2013  (pre Legge Delrio), si è passati ai 374 del 2014 (pre Finanziaria 2015) per arrivare al 31 ottobre scorso a 350. Con l’anno nuovo si scenderà ulteriormente a circa 190 (compresa una dozzina di agenti di Polizia provinciale), visto che ci saranno 106 trasferimenti alla Regione (un terzo dei quali verrà però ri-assegnat0 alla Provincia per deleghe ri-attribuite a Palazzo Allende), 16 andranno in mobilità (12 verso Comuni e Unioni;  4 verso i Tribunali di Reggio Emilia e Napoli), altri 16 (sui 33 totali nel biennio) andranno in pre-pensionamento e i 55 addetti dei Centri per l’impiego dovrebbero passare a un’agenzia regionale o nazionale (fino a quando non verrà chiarito, rimarranno ovviamente in carico alla Provincia). Ridotti drasticamente anche i dirigenti, passati da 11 a 3.  “Ma il numero più importante è lo “zero” che riempie la casella degli esuberi, perché questa era la mia più grande preoccupazione nel momento in cui ho assunto questo incarico”, ha detto il presidente Manghi sottolineando “l’altrettanto grande soddisfazione con cui oggi posso dire che nessuno ha perso il posto di lavoro, un risultato che non era affatto scontato almeno fino alla circolare Madia dello scorso gennaio”. 

Altri risparmi. Oltre al dimezzamento della spesa complessiva per il personale (-7,5 milioni) e, ovviamente, all’azzeramento delle indennità a presidente e consiglieri che con la riforma Delrio lavorano gratuitamente, altri significativi risparmi sono stati ottenuti grazie alla razionalizzazione delle sedi: la chiusura delle sedi di via Mazzini (Servizio Scuola) e via Guido da Castello (Servizio Pianificazione) ha comportato un risparmio tra affitti, spese condominiali e utenze di 230.470 euro (rispettivamente di 158.386 e 72.084 euro). “Stiamo meditando di chiudere anche Palazzo San Giovannino, con risparmio di ulteriori 70.000 euro, mentre la sede di Mancasale passerà in carico alla Regione con il Servizio Agricoltura”, ha aggiunto il presidente Manghi ricordando anche come la Provincia abbia ridotte le proprie partecipazioni da 16 a 10.

Il futuro. “Ora che abbiamo ridefinito funzioni, organici e sistema generale siamo dunque in grado di affrontare il secondo tempo di una riforma che non potrà comunque prescindere, io credo, dalla necessità di mantenere un ente di coordinamento territoriale intermedio tra Comuni e Unioni e la Regione – ha concluso il presidente Giammaria Manghi – Al di là della eliminazione delle Province, che dovrà comunque passare dalla riforma del titolo V della Costituzione e dunque anche dal referendum, il grande dibattito è appunto questo: deve rimanere o no un ente di coordinamento territoriale intermedio? Io credo di sì: si tratta di decidere quale, con quale architettura e per occuparsi di cosa”.

E’ il tema, insomma, delle cosiddette aree vaste, a proposito delle quali il presidente Manghi si è detto “non convinto da alcune sortite di questi giorni, tese a unire pezzi di province diverse in base all’omogeneità delle aree produttive”.  “Fatico a immaginare Reggio senza Modena in un progetto di riordino e continuo a vedere l’area Emilia quale approdo migliore per ragioni storiche, omogeneità sostanziale, un brand e quindi una riconoscibilità ottimi, volumi economici pari o in alcuni casi addirittura superiori a quelli dei due poli, Milano e Bologna, tra i quali ci collochiamo”, ha aggiunto, precisando di aver riscontrato “buona disponibilità” da parte degli amministratori di Piacenza e Parma ed anche dal sindaco di Reggio, mentre con quelli  di Modena “non ho ancora avuto l’occasione di confrontarmi”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il presidente Manghi ha infine definito quali momenti più difficili di questi primi 14 mesi di mandato “appunto il timore degli esuberi, ma anche la chiusura di alcune partite delicate, dalle Fiere a Montefalcone alla Matilde Spa, che rappresentavano un pezzo di storia di questo ente sul quale abbiamo fatto scelte diverse rispetto al passato”. “La riforma di buono ha portato gli enti locali direttamente dentro al centro di coordinamento territoriale, ma fare il presidente di una Provincia è decisamente un lavoro massacrante, perché si unisce agli impegni di sindaco di Poviglio e di presidente dell’Unione, che affronto tuttavia con passione anche perché mi offre l’opportunità di vivere in prima persona una fase di cambiamento importante per il nostro Paese”, ha concluso il presidente Manghi.

 

 

 

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CHIUSURA UFFICI UPI PER FESTIVITA’ NATALIZIE

Gli uffici dell’Upi resteranno chiusi dal 24 dicembre 2015 al 3 gennaio 2016. Le attività riprenderanno regolarmente lunedì 4 gennaio 2016.

Auguriamo a tutti Buone Feste!

La Provincia di Potenza lancia il progetto “Accogliere i rifugiati per costruire un mondo migliore”

“Accogliere i rifugiati per costruire un mondo migliore” è questo il titolo dell’incontro che il Presidente della Provincia di Potenza, Nicola Valluzzi, componente del direttivo Nazionale Upi,  ha promosso tra i massimi rappresentanti delle comunità religiose locali, per favorire il dialogo interreligioso e sviluppare una riflessione che permetta di far conoscere le posizioni moderate ed aperte al dialogo che appartengono alla maggioranza di fedeli delle più diffuse religioni.

L’incontro, che si terrà oggi, prevede tra gli altri gli interventi dell’Imam Abd al Sabur Turrini -Direttore generale della Comunità religiosa Islamica Italiana, dei rappresentanti dell’associazione Coreis, una delle più importanti organizzazioni islamiche italiane promotrice di “Not in  my name”, di Padre Adrian Roman guida spirituale della comunità ortodossa rumena di Potenza, di Don Franco Corbo, responsabile Commissione Diocesana per l’ecumenismo ed il dialogo tra le religioni.

Emanuele Ramella Pralungo presidente della nuova Consulta Aree Vaste dell’ANCI Piemonte. Eletto all’unanimità anche il suo vice Alberto Avetta

Diventa effettiva la fusione tra ANCI Piemonte e Unione Province Piemontesi dopo l’accordo per la creazione della rappresentanza istituzionale unitaria tra i Comuni, le Province e la Città Metropolitana. 

L’intesa era stata sottoscritta il 30 ottobre da Andrea Ballarè, presidente ANCI Piemonte, e Emanuele Ramella Pralungo, vice presidente dell’UPP.

Nei giorni scorsi si è insediata la nuova Consulta delle Aree Vaste di ANCI Piemonte, che ha sostituito il Consiglio Direttivo dell’UPP, per procedere alla nomina del presidente e del suo vice. Alla massima carica è stato eletto Emanuele Ramella Pralungo, sindaco di Occhieppo Superiore e presidente della Provincia di Biella. Con lui opererà, come vice presidente, Alberto Avetta, primo cittadino di Cossano Canavese e vicesindaco della Città Metropolitana di Torino. Le nomine sono avvenute all’unanimità.

Si è così ricomposto all’interno dell’ANCI Piemonte un complesso sistema di rappresentanza che, a seguito della recente riforma delle autonomie locali, aveva bisogno di essere adeguato alle nuove sfide dell’amministrazione dei territori. 

Durante la seduta, i presidenti e consiglieri delle Province piemontesi hanno sottolineato con favore l’adesione della Città metropolitana di Torino al nuovo organismo, che rafforza l’azione di cooperazione delle aree vaste nei confronti della Regione e delle istituzioni nazionali.

“L’azione unitaria degli enti locali – indica Emanuele Ramella Pralungo – è la migliore risposta possibile alla necessità di garantire servizi adeguati e di qualità a tutto il territorio piemontese, in una fase purtroppo ancora caratterizzata dalla contrazione delle risorse pubbliche e degli investimenti”.

“ANCI e UPP mettono insieme – sottolinea Andrea Ballarè, a capo dell’Associazione dei Comuni piemontesi  – le loro competenze per immaginare e accompagnare il percorso di governo delle aree vaste indicate dalla legge regionale (tre ambiti territoriali ottimali più la Città metropolitana di Torino), in modo da giungere a un’effettiva integrazione dei Comuni e delle Province nelle nuove realtà delineate. Vogliamo essere protagonisti dell’azione di crescita e competitività del Piemonte, processo che passerà anche attraverso le economie di scala e dimensioni territoriali più ampie”.

La Consulta si è riunita nella sede dell’ANCI, presente il vicepresidente vicario Mauro Barisone. In apertura dei lavori è stato  osservato un minuto di silenzio in memoria di Mario Antonio Riu, sindaco di Caramagna recentemente scomparso.

 

Legge di stabilita’ Variati “Dalla Commissione Bilancio importanti passi in avanti per garantire i servizi”

“Il lavoro di confronto franco e serrato con la Commissione Bilancio della Camera, con i relatori e con il Governo ha prodotto risultati positivi per la garanzia dei servizi essenziali ai cittadini: grazie agli emendamenti approvati molte delle criticita’ che avevamo evidenziato hanno trovato una prima importante risposta”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Achille Variati, Sindaco di Vicenza, commentando alcuni degli emendamenti approvati dalla Commissione Bilancio in accordo con il Governo a favore dei servizi di area vasta. “Abbiamo ottenuto maggiori risorse per garantire la sicurezza di scuole e strade – sottolinea il Presidente – e si e’ fatta chiarezza sui fondi necessari per assistere i disabili sensoriali nelle scuole superiori. Il lavoro di collaborazione istituzionale ha prodotto dunque risultati positivi per i nostri cittadini: si e’ preso atto – conclude Variati – della oggettiva realta’ delle criticita’ che avevamo evidenziato “.

L’Upi scrive ai Ministri Padoan e Alfano “Urgente pagamento spettanze 2015 per le Province che devono ancora ricevere trasferimenti”

Pubblichiamo in allegato la lettera inviata dal Presidente dell’Upi, Achille Variati, al Ministro dell’Economia Padoan e e al Ministro dell’Interno Alfano, nel quale si chiede con urgenza il pagamento del saldo delle spettanze per l’anno 2015 per quelle Province che ancora devono incassare i trasferimenti a valere sul
fondo sperimentale di riequilibrio.
“La situazione finanziaria delle Province – scrive il Presidente Variati – presenta gravi profili di criticità in molte realtà del Paese. La fase di chiusura dei bilanci di previsione si è appena conclusa, non senza estreme difficoltà di conseguimento del necessario equilibrio, ed è diffusa la preoccupazione in molti enti circa la possibilità di arrivare, nei prossimi mesi, ad una carenza di liquidità, anche per la gestione ordinaria degli enti. E’ per questo motivo che mi permetto di sollecitare con urgenza il pagamento del saldo delle spettanze  per l’anno 2015 per quelle Province che ancora devono incassare i trasferimenti a valere sul fondo sperimentale di riequilibrio. Si tratta di fondi ormai assolutamente necessari per poter garantire la funzionalità degli enti, e sono fondi che peraltro sono stati versati allo Stato dalle altre Province che ormai sono definite “incapienti”. Il fondo sperimentale di riequilibrio delle Province è infatti interamente alimentato dal comparto medesimo, e anzi contribuisce per oltre 245 milioni annui al processo di risanamento della finanza pubblica attraverso il versamento allo Stato di tale somma.

In allegato, il testo della lettera

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Legge di stabilità, Province, Variati “Primi segnali ma insufficienti”

“Cogliamo l’emendamento depositato dal Governo e dai Relatori sulle Province come un primo segnale di presa di coscienza dello stato di emergenza. Ma le norme presentate sono, appunto, solo segnali, del tutto insufficienti a risolvere la situazione. Ribadiamo che il problema non è tenere in piedi i bilanci di un ente, ma assicurare servizi ai cittadini. Ci aspettiamo che la discussione in corso in Commissione Bilancio produca risultati diversi e interventi concreti in grado di assicurare la tenuta dei servizi essenziali. Altrimenti ci ritroveremo, da qui a  breve, responsabili dell’impossibilità di garantire a tutti i cittadini gli stessi diritti: noi Sindaci non lo faremo”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi – Achille Variati, Sindaco di Vicenza, commentando l’emendamento depositato alla Legge di stabilità da Governo e Relatori che interviene sulla questione Province

Legge di stabilità, Variati:“Nel 2016 un taglio di 1,7 miliardi alle Province : impossibile garantire i servizi”

“Se in Parlamento non si interviene sulla legge di stabilità con maggiori risorse per salvare i servizi essenziali, con un taglio ai bilanci che nel 2016 sarà di quasi 1 miliardo e 700 milioni sarà impossibile garantire la sicurezza e la manutenzione di strade e scuole e assicurare interventi per contrastare il dissesto idrogeologico la cura dell’ambiente. I Sindaci alla guida delle nuove Province stanno facendo il loro dovere,  in tre anni la spesa corrente è scesa di 1 miliardo 515 milioni: noi stiamo efficientando, ma non abbiamo nessuna intenzione di andare a tagliare risorse che servono per assicurare diritti ineludibili dei cittadini”.

E’ l’allarme lanciato dal presidente dell’Upi Achille Variati, Sindaco di Vicenza, che ha inviato a tutti i parlamentari un dossier con i numeri dei bilanci e l’impatto della manovra 2016 per i nuovi enti di area vasta.

Variati ha ribadito le richieste essenziali dei Sindaci alla guida delle Province “richieste – ha spiegato – che servono a salvare servizi essenziali”. A partire dall’incremento fino a 250 milioni  del fondo per strade e scuole, che il Governo ha attestato a 150 milioni, ma che, ha detto Variati “sono del tutto insufficienti per garantire la sicurezza e la manutenzione di oltre 130 mila chilometri di strade e delle oltre 5000 scuole superiori italiane.  Tra le altre richieste: la copertura integrale delle spese da sostenere nel prossimo anno per l’assistenza ai disabili sensoriali nelle scuole, pari a 113 milioni. “Abbiamo presentato anche proposte che rappresentano un risparmio per lo Stato – ha aggiunto il Presidente – come la costituzione nelle province e Città metropolitane delle Stazioni Uniche Appaltanti, che passerebbero dalle attuali oltre 7.000 alle sole 107 aree vaste, e il coordinamento per favorire la gestione associata delle funzioni comunali. Sono proposte a costo zero, che permetterebbero al Paese di fare un grande passo in avanti nella semplificazione della burocrazia”.

Il Sole 24 Ore “Patto di stabilità, buco da 1,2 miliardi per Province e Città Metropolitane”

“I dati sul monitoraggio del patto di stabilità dicono che Città e Province stanno sforando gli obiettivi 2015 di 1,2 miliardi di euro: poco più di 520 milioni sono a carico delle Città (Roma sfora il Patto di oltre 100 milioni, Napoli di 90, Milano di 80), il resto invece riguarda i bilanci delle Province”. Questo si legge nell’articolo a firma Gianni Trovati pubblicato oggi sul quotidiano Il Sole 24 Ore.
Il testo riprende i dati già resi noti dall’Upi nel Dossier “La finanza delle Province e delle Città metropolitane” dell’ottobre scorso, e sottolinea come “Norme alla mano, gli “enti di area vasta” sarebbero chiamati a pagare allo Stato una sanzione pari allo sforamento del Patto, cioè il doppio del “contributo alla finanza pubblica” ancora previsto. In evidenza, nell’occhiello “Il problema: la scorsa manovra ha imposto un super – taglio, ma i costi di funzioni e personale sono rimasti in carico agli enti”.

Legge di stabilità, Province: appello dei Sindaci ai Parlamentari

Forti preoccupazioni per una manovra finanziaria che non sana l’emergenza sui bilanci delle aree vaste, che fa mancare 500 milioni ai servizi essenziali  e rischia, se non corretta, di creare diseguaglianze tra i cittadini delle  grandi urbane e i cittadini che abitano nel resto del territorio –  il 70% del Paese – su diritti ineludibili, a partire dalla messa in sicurezza e manutenzione di strade e scuole.

Questo l’allarme lanciato dai Sindaci Presidenti delle Province in una lettera aperta ai Deputati impegnati nella discussione della Legge di stabilità 2016.

“Noi Sindaci – si legge nell’appello inviato a tutti i deputati – siamo impegnati come Presidenti delle Province ad attuare con spirito di servizio la legge 56/14. Ma il nostro impegno e la nostra responsabilità non sono sufficienti: se la Legge di Stabilità 2016 che vi apprestate a varare non sarà modificata, non avremo risorse adeguate per continuare a garantire la copertura delle funzioni fondamentali.  Abbiamo urgenza di risorse minime – sottolineano i Presidenti – che non serviranno per far sopravvivere un ente, ma esclusivamente per l’erogazione di servizi essenziali.  Se non sarà raccolto questo nostro appello, se nella manovra finanziaria non si troveranno risposte questi servizi si si ridurranno drasticamente o addirittura si interromperanno e i cittadini che non vivono nelle grandi aree urbane, si sentiranno abbandonati dalle istituzioni. Si tratta di garantire il diritto all’uguaglianza”.

Insieme alla lettera, i Sindaci Presidenti di Provincia ribadiscono le richieste di modifica alla Legge di stabilità ritenute essenziali: dall’incremento del contributo previsto per strade e scuole, alla costituzione di un fondo nazionale di 50 milioni per il mantenimento degli equilibri finanziari; dalla copertura integrale delle spese da sostenere per l’assistenza alla disabilità, che ammonta a circa 113 milioni, all’eliminazione delle sanzioni per lo sforamento del patto 2015, alla moratoria  dei mutui accesi dalle Province con Cassa Depositi e Prestiti per l’anno 2016.

Misure essenziali per non mandare in dissesto gli enti, cui si aggiungono proposte di prospettiva, prima fra tutte la trasformazione delle nuove aree vaste in hub in grado di svolgere per i Comuni la funzione di stazione unica appaltante e  la gestione associata delle funzioni comunali.

In allegato, il testo dell’appello ai Deputati

 

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