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Legge stabilità: Assemblea dei Presidenti di Provincia “Non garantiti i servizi essenziali: il Governo ci ascolti”

“I Sindaci neo eletti Presidenti di Provincia e gli amministratori provinciali, analizzata la Legge di stabilità 2015 che impone alle Province e alle Città metropolitane un taglio 1 miliardo per il 2015, 2 miliardi per il 2016 e 3 miliardi per il 2017, ritengono che non sia possibile garantire i servizi essenziali ai cittadini in capo alle Province e alle Città metropolitane. In questa condizione, se il Governo non riterrà di rivedere l’attuale impostazione, non possono assumersi alcuna responsabilità per le gravi conseguenze che da questo deriveranno per le comunità amministrate”.

Questo l’allarme lanciato dai nuovi Sindaci Presidenti di Provincia e dagli amministratori provinciali che si sono riuniti oggi in Assemblea a Roma, per discutere dell’impatto della Legge di stabilità 2015 sui servizi garantiti dalle Province e dalle Città metropolitane.

Servizi che, con la riforma Delrio, restano confermati: dalla gestione e messa in sicurezza delle oltre 5.100 scuole superiori italiane, in cui studiano 2 milioni e 500 mila ragazzi, dei 130 mila chilometri di rete viaria nazionale, di cui 38 mila di strade montane, alla tutela dell’ambiente e agli interventi contro il dissesto idrogeologico. Servizi che nel 2014 hanno avuto un costo di  3 miliardi e 188 milioni. Con i tagli imposti dalla legge di stabilità, nel 2015 le risorse su cui Province e Città metropolitane potranno contare per questi stessi servizi scende a 2 miliardi, per arrivare a 1 miliardo nel 2016 e all’azzeramento totale nel 2017.

 “Non si tratta di abolire le Province – sottolineano i Presidenti di Provincia – ma di chiudere servizi essenziali, di non potere assicurare il riscaldamento nelle scuole, lo sgombero della neve, la messa in sicurezza delle strade, la tutela del territorio e dell’ambiente. Serve una presa di responsabilità da parte di tutti, per questo,  oltre al confronto aperto con il Governo, chiediamo a tutti i capigruppo in Parlamento di incontrarci fin dalla prossima settimana per rivedere l’attuale impostazione della manovra”.

Riforma Province: Vertice tra UPI e ANCI a Palazzo Cisterna

La difficile situazione finanziaria delle Province piemontesi, le incognite sul riordino delle funzioni loro assegnate, il futuro della Città Metropolitana di Torino, che erediterà dal 1° gennaio 2015 funzioni e attribuzioni di quella che fu la prima Provincia italiana (istituita nel 1859); ma soprattutto il destino di servizi fondamentali di area vasta(dalla viabilità ai Centri per l’Impiego, dalle scuole medie superiori alla regolazione del trasporto pubblico) che le Province hanno sinora assicurato ai territori e ai cittadini e che ora sono nel limbo di un processo di riforma tutt’altro che concluso

 

Sono gli argomenti su cui l’Unione Province Piemontesi ha chiamato oggi pomeriggio al confronto i nuovi Presidenti, eletti il 12 ottobre scorso con il voto dei Sindaci e dei Consiglieri comunali dei rispettivi territori. All’incontro che si è tenuto a Palazzo Dal Pozzo della Cisterna, sede della Provincia di Torino, hanno partecipato il Sindaco Metropolitano e Presidente dell’ANCI, Piero Fassino, il Presidente dell’Unione Province Italiane Alessandro Pastacci, il Vice-Presidente della Provincia di Torino, Alberto Avetta e l’Assessore provinciale alle Attività Produttive, Sergio Bisacca.

 

Il confronto è stato dedicato ad una ricognizione della situazione finanziaria ed organizzativa degli Enti piemontesi di area vasta, in vista dell’insediamento di un tavolo regionale di confronto sulle risorse e sulle competenze delle Province e della Città Metropolitana, previsto all’inizio di novembre. L’Unione Province Italiane, l’ANCI e l’UNCEM intendono fare fronte comune per chiedere al Governo di ridurre il taglio di risorse per un miliardo e 300 milioni di Euro alle Province, previsto dalla Legge di Stabilità all’esame del Parlamento. L’Unione Province Italiane e l’ANCI chiedono inoltre al Governo una riduzione di 100 milioni di Euro del prelievo forzoso di risorse e l’azzeramento delle sanzioni agli Enti locali che sforano il Patto di Stabilità. I tagli operati dal Governo vanno peraltro ad aggiungersi alla riduzione dei trasferimenti regionali per l’esercizio delle funzioni delegate alle Province ed al calo degli incassi provenienti dall’IPT e dall’addizionale sull’assicurazione RC auto, delineando un quadro allarmante. La Provincia di Biella già oggi è in dissesto finanziario e potrebbe essere presto seguita da quelle di Verbania e di Asti. Non se la passano molto meglio anche le altre amministrazioni provinciali. La Provincia di Torino ha deciso recentemente di sforare il Patto di Stabilità per appaltare interventi di messa in sicurezza di zone in dissesto idrogeologico. L’equilibrio dei conti della costituenda Città Metropolitana potrebbe venir meno nel 2015, se venissero confermati i tagli ai trasferimenti statali e regionali ed il prelievo forzoso di risorse, stabilito quest’anno dal Governo e rinviato dal 31 luglio scorso al 30 aprile prossimo. C’è il rischio che neanche le programmate dismissioni immobiliari e di partecipazioni azionarie siano sufficienti a far quadrare i conti.

 

Durante le riunione odierna è anche emerso come i tagli dei trasferimenti statali non abbiano colpito in modo omogeneo tutte le Province italiane, perché le realtà territoriali sono molti diverse tra loro. Non si può, ad esempio parlare di costi standard per il riscaldamento delle scuole e la manutenzione della viabilità, perché da Nord a Sud le condizioni climatiche variano molto. Quello che è certo è che, oltre a vedersi praticamente azzerata la possibilità di effettuare scelte discrezionali sulle spese, le Province rischiano di non riuscire più a garantire il livello minimo di servizi. La Provincia di Cuneo, ad oggi, ha risorse per appaltare lo sgombero neve solo nel 50% della viabilità di propria competenza.  Senza contare il problema degli eventuali esuberi di personale, che alcune Province chiedono di poter affrontare con il prepensionamento dei dipendenti con maggiore anzianità.

 

A monte dei problemi finanziari sta però la questione della ricognizione e del riordino delle funzioni, su cui UPI, ANCI e UNCEM chiedono un confronto serrato con il Governo e con le Regioni. Perché le questioni delle risorse e del personale sono direttamente collegate con il tema delle funzioni, che debbono comunque essere esercitate e finanziate da un Ente. Oltre all’approvazione di un emendamento al Decreto “Sblocca Italia” che ridurrebbe di 100 milioni il prelievo di solidarietà imposto alle Province, UPI, ANCI e UNCEM chiedono quindi al Governo una valutazione complessiva delle risorse umane e finanziarie adeguate alle funzioni da riassegnare. E’ in fase di elaborazione  un documento con precise proposte di semplificazione e razionalizzazione amministrativa, su cui gli Enti locali si stanno confrontando, per poterlo sottoporre in tempi rapidi all’esecutivo.

 

 

Province e Città metropolitane, funzioni nuovi organi: la Circolare con i chiarimenti del Ministero per gli Affari Regionali e le autonomie

Poteri dei consigli metropolitani, proclamazione degli eletti, prima convocazione e presidenza del Consiglio metropolitano, insediamento dei Presidenti delle Province e del Conisgli provinciali, poteri del Presidente della Provincia, funzionamento degli organi provinciali in attesa di approvazione del nuovo statuto e disciplina delle province montane, rapporti tra sindaco e consiglio metropolitano e tra presidente e consiglio provinciale, applicabilità delle norme Tuel ai nuovi enti.
Queste le problematicità affrontate nella circoalre 1/2014 del Ministero delle Regioni e delle Autonomie locali, allegato alla notizia, che chiarisce i quesiti e precisa le modalità operative da seguire.

Documenti allegati:

Anci – Upi: al via il piano di formazione territoriale con il Ministero dell’Interno

Un piano di formazione territoriale nato dalla collaborazione tra Ministero dell’Interno, Anci e Upi per favorire una nuova cultura professionale e la conoscenza delle novità introdotte a livello nazionale e europeo sulle norme che riguardano enti locali: questo il piano di formazione territoriale presentato dal sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci, dal presidente Anci Piero Fassino e dal Presidente Upi, Alessandro Pastacci.  La nuova governance territoriale (città metropolitane, gestioni associate e unioni e fusioni di comuni), la riforma dell’ordinamento contabile con l’armonizzazione dei bilanci, la riforma della Pa, la legislazione sulla prevenzione e contrasto alla corruzione, nonché sulla semplificazione amministrativa e la progettazione, gestione e rendicontazione delle risorse europee: queste le principali tematiche che saranmno affrontate negli eventi formativi. Il piano coinvolgerà circa 12mila persone, con 3.840 ore di lezione e 190 eventi formativi. Entro il 31 dicembre prossimo si terranno, tra l’altro, 15 eventi formativi (uno per ogni regione ordinaria) sulla riforma delle Province, 10 nelle città metropolitane, 25 sull’associazionismo comunale; a questi dal 2015 si affiancheranno eventi formativi su: nuovo ordinamento contrabile, progettazione e rendicontazione delle risorse Ue e semplificazione amministrativa.

Nelle slides allegate, il piano formativo in pillole e una versione sintetica del piano.

Tutte le informazioni sulle attività formative sono disponibili sul sito www.accademiautonomia.it

Documenti allegati:

Legge di stabilita’: Comuni, Province e Regioni scrivono a Renzi

‘’Un incontro nei tempi più brevi, per una valutazione comune della legge di stabilita’ e, in particolare, dei suoi effetti sulle finanze e sulle politiche delle Autonomie locali’’. Lo chiedono, in una lettera congiunta inviata al premier Matteo Renzi, i presidenti di ANCI, Upi e Conferenza delle Regioni, Piero Fassino, Alessandro Pastacci e Sergio Chiamparino.

Ribadendo apprezzamento ‘’per la scelta generale di una riduzione fiscale finalizzata a rilanciare investimenti e consumi e a creare lavoro’’, i rappresentanti di Comuni, Province e Regioni manifestano ‘’seria preoccupazione per uno sforzo finanziario che nella sola Legge di stabilita’ supera i 6 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti gli effetti di riduzione di spesa e tagli sui nostri bilanci derivanti dalle manovre degli anni scorsi’’.

Per questo motivo, pur consapevoli che ‘’il contributo delle Autonomie locali per ridurre il debito pubblico e rimettere in moto la crescita e’ ancora necessario’’, i rappresentanti di Comuni Province e Regioni chiedono ‘’di discutere e convenire con il Governo la compatibilita’ dello sforzo che ci e’ richiesto e quali siano le migliori misure per evitare sia una riduzione dei servizi offerti ai cittadini, sia il ricorso a nuovi prelievi fiscali’’.

 

Province Friuli Venezia Giulia: Sentenza Tar Fvg sospende le elezioni di secondo grado per la Provincia di Pordenone del 26 ottobre.

Giornata importante quella di oggi per le Province del Fvg. La decisione del Tar Fvg, resa nota nella tarda mattinata, che ha accolto il ricorso contro la legge regionale 2/2014 presentato da Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e dall’Upi Fvg, Unione delle Province del Fvg, è stata salutata positivamente dai Presidenti e dai rappresentanti degli Enti di area vasta riuniti proprio oggi a Vito D’Asio per l’assemblea regionale. “Un segnale importante” ha commentato il presidente Ciriani nel ricordare che “il senso più profondo della sentenza è che nessuna riforma può essere varata privando il cittadino del proprio diritto a scegliersi chi lo deve amministrare e quindi a poterlo votare”.

Soddisfazione nelle parole del presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini che proprio oggi si è insediato alla guida dell’Upi Fvg subentrando a Ciriani. “Un pronunciamento significativo quello del Tar Fvg sulla legge 2/2014 già bocciata dal Cal che, all’interno del testo, aveva individuato vizi e lacune. Di questa decisione, ora, la Regione Fvg dovrà obbligatoriamente tenere conto e non procedere frettolosamente. Altrimenti anche il riordino degli enti locali rischia lo stesso percorso. Quindi invito l’assessore Panontin a non essere precipitoso: lacune e inesattezze sono dietro l’angolo”.

“Prendiamo atto dell’ordinanza del Tar – ha affermato la presidente della Provincia di Trieste Maria Teresa Bassa Poropat – che rinvia alla Corte Costituzionale la decisione ultima. Auspico che sulla riforma di riordino degli enti locali ci sia da parte della Regione la disponibilità e la possibilità di riflettere sul dispositivo. L’invito è a non aver fretta nel confezionare una riforma che tutti riteniamo necessaria ma che vista la portata richiede tempi e confronti”.

Per il presidente della Provincia di Gorizia, Enrico Gherghetta “la sentenza è giusta. Ha fermato il mercato di nomine che già si era costruito. Mi auguro che sia l’inizio di una nuova stagione di confronto tra le Province e la Regione”.

Il ricorso è stato presentato a seguito dell’emanazione del decreto dell’assessore regionale Paolo Panontin che fissava per il 26 ottobre la convocazione dei comizi elettorali per le elezioni di secondo livello della Provincia di Pordenone. A presentare l’istanza al Tar per Ciriani e per l’Upi Fvg sono stati gli avvocati Mario Bertolissi (costituzionalista di origini friulane, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Padova), Giuseppe Bergonzini e Giuseppe Sbisà. L’udienza si è tenuta mercoledì 8 ottobre.

 

Province Friuli Venezia Giulia: presentato studio CGIA Mestre

Aumento del 15% della spesa per il personale provinciale trasferito alla Regione per almeno 5 milioni di euro all’anno; una maggiore spesa di 95 milioni per la gestione degli oltre 2200 km della rete stradale provinciale; ripercussioni finanziarie e organizzative (ipotizzate anche dalla Corte dei Conti) nel lungo periodo di transizione (almeno 4 anni) che sarà gravoso per Enti e cittadini; perdita di efficienza del sistema con un fortissimo accentramento amministrativo in capo alla Regione; dispersione ed annullamento dell’identità. Sono i principali effetti della riforma del sistema Regione-Enti localiriassunti dalla Cgia di Mestre nello studio presentato oggi – mercoledì 15 ottobre – durante l’assemblea regionale dell’Unione Province del Fvg che si è svolta a Casiacco di Vito d’Asio. Occasione per tracciare un bilancio di fine mandato da parte del presidente Alessandro Ciriani al quale è subentrato, alla guida dell’Upi, il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini. Dopo i saluti del sindaco Pietro Gerometta, il presidente Ciriani ha richiamato la sentenza odierna del Tar, pronunciamento sofferto con una settimana di camera di consiglio, che deve “rappresentare un campanello d’allarme e indurre a riflettere e a dare risposte che finora non sono arrivate”. Entrando nel merito del ddlr, Ciriani ha esortato i consiglieri regionali a una valutazione critica del dispositivo che “cancella il lavoro svolto dalle Province con efficacia ed efficienza a favore delle comunità locali, un livello di governo attento a contemperare la spesa con le esigenze di tutte le realtà, fino alle più piccole e periferiche che saranno destinate a contare sempre meno, fino ad annullarsi, nelle future Unioni”. Uti con funzioni ben diverse dalla Federazione del Camposampierese presa a modello dalla Giunta regionale. “La Federazione gestisce il personale, la mensa delle scuole, la polizia municipale – ha evidenziato Ciriani – e la Provincia di Padova che continua ad esistere non ha trasferito alcuna funzione alla Federazione e tanto meno la Regione!”. Ciriani ha inoltre stigmatizzato l’accentramento di potere in capo alla Regione posto dal disegno, “processo che pregiudica l’autonomia dei territori rendendoli sudditi della macchina burocratica e di chi la governa con inevitabile allungamento dei tempi nelle risposte ai cittadini”. Ciriani si è quindi soffermato sulla futura geografia ordinamentale. “Dal 1 gennaio 2016, il ddlr genererà una situazione complicatissima con 4-5 livelli di governo (Comuni, Uti, Province – di primo e secondo grado – Regione, enti e organismi di secondo grado non sottoposti al riordino) destinata a durare – ben che vada per i processi di riforma del Titolo V della Carta Costituzionale e cancellazione delle Province dall’ordinamento della Repubblica – almeno 4 anni. Alla faccia della semplificazione”. Sconcertante ancora la mancanza, all’interno del ddlr, delle basi finanziarie sulle quali si regge la riforma. In perfetta sintonia con Ciriani, anche il presidente della Provincia di Gorizia Enrico Gherghetta che ha confermato il suo impegno per evitare che il ddlr di riordino passi. “La premessa era un riordino che doveva partire dalla Regione per poi aprire un dibattito sulla riforma degli altri enti locali. Questa era la filosofia. Se guardiamo al recente passato, la riforma Iacop era una buona riforma ma poi si è fermata nel trasferimento delle competenze al territorio, territorio che è la chiave per risolvere i problemi. La riforma Panontin invece si basa sul fatto che il territorio è il problema e quindi va svuotato per riportare le funzioni alla Regione mentre invece dovrebbe investire sul territorio, dare fiducia e responsabilità e non occuparsi delle bocciofile, materia dei Comuni. La base di partenza è la filosofia seguita per la riforma sanitaria”.

La presidente della Provincia di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat ha messo in luce la mancanza di confronto con la Regione sul contenuto del ddlr evidenziandone alcune evidenti lacune dal punto di vista tecnico/operativo. “Le strade provinciali, a esempio, non potranno essere trasferite tout court a Regione e Comuni – ha detto Bassa Poropat – perché ancorate al Codice della Strada. E ancora, come verranno suddivise le competenze in materia ambientale? Dietro al mero elenco delle funzioni descritte nei famosi allegati del ddlr, nulla si dice dei procedimenti. Dove sarà la terzietà del presidente/sindaco dell’Uti? Il personale dove andrà? Quali saranno i costi dell’operazione? Ad oggi nessuna simulazione è stata fatta. Eppure ci sono stati vari studi, a partire dall’indagine Bocconi che prefigurava un aumento della spesa pari al 10/15% con l’abolizione delle Province, i documenti e gli approfondimenti prodotti dall’Upi e un altolà da parte della Corte dei Conti. Una sola cosa è certa: dal 1 gennaio 2016 le Province verranno svuotate di competenze. Ma costituzionalmente non può accadere. Finché un ente esiste deve continuare a svolgere le funzioni proprie di quell’ente”. Relativamente all’impatto della riforma sull’area giuliana, Bassa Poropat si è detta preoccupata perché “rischiano di andare in fumo dieci anni di lavoro di interconnessione e interazione tra capoluogo e territorio”. La presidente della Provincia di Trieste ha, infine aggiunto: “Riteniamo che una riforma sia necessaria, i doppioni vanno eliminati, e per questo eravamo e siamo pronti al confronto che non è stato leale”.

A concludere i lavori il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini. “Questa riforma rappresenta un salto nel vuoto. Chiediamo alla Regione di procedere con calma. Di ascoltare il Cal, il cui ruolo di rappresentante degli enti locali nei confronti della Regione è previsto dalla Costituzione. Se il Cal chiede di modificare, va ascoltato. Ma Serracchiani vuole fare la prima della classe: dice da tempo di aver abolito le Province quando ancora manca la modifica dello Statuto. Il rapporto con i cittadini deve essere più serio e rispettoso. Mentre invece si propongono alchimie che mandano in fumo la nostra storia. Un vero e proprio pasticcio sostituire le attuali Province – enti di area vasta previste in tutti i grandi paesi europei – con 17 ‘miniProvince’. Un progetto che va contro la richiesta dei cittadini di contenere la spesa. Sono convinto che se questo ddlr passerà avremo cittadini e amministratori locali dalla nostra parte non per difendere privilegi ma per costruire economie di scala e per rendere più efficienti i servizi”. “Oggi – ha concluso Fontanini – è una bella giornata per noi con la sospensione, grazie alla sentenza del Tar, delle elezioni a Pordenone. Di fronte a questa ordinanza, la Regione anziché riconoscere, con umiltà, di aver sbagliato tira dritto e ricorre al Consiglio di Stato. Un’ulteriore prova di non volersi confrontare”.

 

Di seguito i punti salienti dello studio della Cgia di Mestre

Personale Il trasferimento di funzioni alla Regione (61) e alle Uti/Comuni (50) comporterà un trasferimento del personale delle Province. Per le funzioni indicate nel ddlr ed esclusi i servizi generali e di staff, si prevede che 681 dipendenti transitino in Regione, 192 ai Comuni/Uti e 38 rimangano negli enti di area vasta. Il ddlr prevede che il personale provinciale mantenga la medesima posizione giuridica ed economica. Improbabile che in uno stesso ente vi siano dipendenti con stesse mansioni e livelli contributi diversi. Si profila dunque un posizionamento verso l’alto della spesa per il personale con un possibile aumento del 15% pari ad almeno 5 milioni di euro all’anno. Nel 2012 globalmente la spesa per i dipendenti delle Province (1.259 unità) è stata pari a 58 milioni di euro; ammontava invece a 180 milioni per la Regione (2.680 dipendenti stabili) e 397 milioni per i Comuni (9.944). Mediamente il costo per un dipendente provinciale è stato pari a 45 mila 892 euro, ben più basso di quello medio regionale (65 mila 164 euro). 

Viabilità Entro il 31 luglio 2015 la giunta regionale dovrà individuare tra le strade provinciali (oltre 2 mila 200 km) quelle di interesse regionale e quelle di interesse locale. Attualmente Fvg Strade gestisce 968 km con un costo unitario di 59 mila 488 euro. La rete provinciale ha invece un costo medio unitario di 16 mila 279 euro a km. Alla luce di questi dati, una crescita dei costi di gestione per la viabilità è concreta. Tanto che ipotizzando un trasferimento del patrimonio viario delle Province a Fvg Strade la maggiore spesa è di 95 milioni di euro. 

Istruzione Le Province hanno importanti competenze in quest’ambito dagli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione sugli edifici scolastici alla gestione del diritto allo studio. Sono 155 gli istituti superiori in gestione, una partita di circa 52 milioni di euro. Distribuire la competenza al territorio comporterà un quadro estremamente eterogeneo con Uti chiamate a gestire più istituti e altri privi di questa competenza. Il risultato sarà: una moltiplicazione dei centri di costo.

Motorizzazione civile La delega era stata affidata dalla Regione alle Province (lr 23/2007). Ora si prevede un dietrofront con un accentramento in capo alla Regione. Ecco il significato della manovra: 6 milioni 114 mila euro di spese per il personale tra tutte le quattro Province e costi di gestione pari a 1 milione 405 mila euro per un totale di 7 milioni 519 mila euro.

Lavoro Il 19% dei nuovi assunti ha usufruito dei servizi per l’impiego degli enti di area vasta che in questi anni hanno sviluppato nuove politiche occupazionali mettendo in rete vari interlocutori del territorio. Il costo per tali servizi è di 38 milioni di euro. Una struttura capillare e decentrata vicina, vicina agli utenti, sarà assorbita da una struttura centralizzata quale si prospetta l’agenzia regionale per l’impiego, con inevitabile dispersione del patrimonio.

Le spese della macchina amministrativa L’incidenza è pari a 50 milioni 806 mila euro che rapportati alla spesa corrente totale (quasi 309 milioni) presenta un coefficiente di efficienza pari al 16,5%. L’indicatore colloca le nostre Province in una posizione migliore nel confronto con le altre realtà italiane (27%) e dei Comuni (Fvg 28,3%, Italia 29,1%).  

Dimensioni ed efficienza Realtà piccole non riescono a sostenere economie di scala utili all’efficiente produzione ed erogazione di beni e servizi. Una dimensione più grande può comportare maggiori costi a causa della complessità delle funzioni svolte o dell’unicità di alcuni servizi che si trovano solo nelle aree più grandi. Il ddlr assegna 50 funzioni alle Uti con il rischio che per alcune di queste il livello dimensionale non sia adeguato e dando così luogo a costi aggiuntivi.

 

Sono intervenuti all’assemblea il presidente del Consiglio regionale Franco Iacop, il presidente della V commissione Vincenzo Martines, i consiglieri regionali Elio De Anna, Riccardo Riccardi, Ridolfo Ziberna, Enio Agnola, il vice presidente dell’Anci Renzo Francesconi, nonché una nutrita rappresentanza di assessori, consiglieri provinciali e amministratori locali.

Legge di Stabilità: Upi “Province in dissesto”: l’Ufficio di Presidenza Upi chiede tavolo urgente a Palazzo Chigi

Un tavolo urgente di confronto sulle ricadute dei tagli della Legge di stabilità per tutto il sistema degli Enti locali. Questo quanto deciso oggi in una riunione straordinaria della Presidenza Upi, a seguito dell’annuncio di un taglio di 1 miliardo alle Province previsto dalla Legge di stabilità. Il taglio si aggiunge a quello già stabilito dalle precedenti manovre portando in tutto a 1 miliardo e 500 milioni la riduzione dei bilanci delle Province. “A partire dal 1 gennaio 2015 molte delle funzioni attualmente esercitate dalle Province – dichiara l’Ufficio di Presidenza Upi – saranno spostate su Città metropolitane, Comuni e Regioni. Il taglio da 1,5 miliardi ricadrà direttamente sui bilanci dell’intero sistema degli enti locali. Il rischio è di un collasso complessivo del sistema, con immediate ricadute sui cittadini cui non sarà più possibile assicurare i servizi essenziali. Significa non riuscire ad assicura la minima tenuta della sicurezza nei 130 mila chilometri di strade provinciali, di non potere garantire la gestione e manutenzione delle scuole, le opere contro il dissesto idrogeologico, il trasporto pubblico locale.   Il dissesto delle Province, che con questo taglio è certo, impatterà direttamente sui conti dello Stato. Chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi di aprire subito un tavolo per avviare un confronto serio con le Province e con i rappresentanti delle istituzioni che governano i territori. Il 29 ottobre prossimo – annuncia l’Ufficio di Presidenza Upi – si terrà una Assemblea di tutti i Presidenti di Provincia per definire insieme le prossime iniziative da intraprendere”.

Alluvione, la Provincia di Torino sceglie di sforare il patto di stabilità

Non possiamo rischiare un caso Genova sul nostro territorio: abbiamo da troppo tempo finanziamenti nazionali per interventi contro il dissesto idrogeologico delle valli e della montagne fermi nelle casse della Provincia di Torino per colpa del patto di stabilità, che ci impedisce di spenderli. Oggi ci assumiamo la responsabilità di far partire gli appalti per le opere indifferibili”.

Il vicepresidente della Provincia di Torino Alberto Avetta ha condiviso con il sindaco metropolitano Piero Fassino e poi questa mattina con i colleghi di Giunta la scelta, maturata nelle ultime ore, di agire anche sforando il patto di stabilità per appaltare lavori di messa in sicurezza in particolare in Val Pellice e val Germanasca.

“Abbiamo purtroppo contato morti per alluvioni e frane ancora nel maggio 2008 a Villar Pellice – ricorda Avetta – ed anche allora la Provincia di Torino come già dopo le alluvioni del 1994 e del 2000 si era attivata con grande impegno non solo per la stima dei danni, ma soprattutto per ottenere fondi nazionali e regionali contro il dissesto idrogeologico. Negli anni abbiamo fatto molto, ma ultimamente il rispetto del patto di stabilità ci ha legato le mani: oggi diciamo basta a vincoli burocratici che mettono a rischio la tenuta del territorio”.

Una delibera di indirizzo approvata questa mattina dà mandato agli uffici tecnici di completare le procedure (di fatto istruite da tempo)  per gli appalti di un  lungo elenco di interventi che somma a circa 13 milioni di euro.

“Il vero problema – commenta Avetta – sono sempre stati i pagamenti per queste opere, ma le ditte possono contare sulla nostra scelta di non aspettare più: il vincolo del patto di stabilità di fronte ad opere sulla sicurezza  pubblica non può che passare in secondo piano. Come amministratore pubblico scelgo di assumermi questa responsabilità”.

 

Legge stabilità, Muraro : “Manovra Renzi Rende Province Ingovernabili e Annulla Servizi per i Cittadini”

Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, ha partecipato oggi a Roma, in qualità di presidente UPI Veneto e vicepresidente UPI nazionale, alla Conferenza Stato, Città e Autonomie locali, durante la quale  sono intervenuti il Sottosegretario al Ministero dell’Interno, Gianpiero Bocci, e il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta.

 

“Renzi rende le Province ingovernabili, annullando di fatto i servizi ai cittadini – esordisce Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso – L’11 settembre scorso il Governo si era preso l’impegno di diminuire di 100 milioni il prelievo alle Province per il 2015 con un decreto legge da inserire nello “Sblocca Italia”. Ebbene, il Consiglio dei Ministri ha cassato questa proposta.

 

Prendo atto allora come presidente di Provincia e vicepresidente UPI che la manovra Renzi, coi tagli annunciati anche ieri, arriva a togliere 1 miliardo di euro alle Province – continua Muraro – In questo modo, di fatto, si porta all’ingovernabilità dell’Ente Provincia, che non sarà più in grado di garantire la sicurezza e il riscaldamento nelle scuole, la manutenzione e la sicurezza delle strade specie questo inverno, e altri numerosi servizi verranno di fatto annullati. Un provvedimento che uccide le autonomie locali.

 

Appreso allora a questa riunione che il problema non è più ministeriale ma in capo direttamente al presidente del Consiglio dei Ministri, come UPI abbiamo richiesto un incontro urgente col premier Matteo Renzi. Un incontro che, mi auguro, ci sia al più presto – chiude Muraro – Perchè penso che i presidenti di Provincia, anche i nuovi eletti di secondo grado, meritino delle risposte rapidissime su come si debba affrontare la situazione dei territori in tutta Italia. Stando ai tagli annunciati, infatti, l’Ente Provincia non è in grado di garantire i servizi minimi ai cittadini”.

Nuove Province: i Presidenti eletti nelle Province delle Marche

Con le elezioni di secondo livello in quattro delle cinque province marchigiane (a Macerata si voterà nella primavera 2016) si inaugura oggi il nuovo corso voluto dalla legge Delrio.

 

La nuova presidente della Provincia di Ancona è Liana Serrani (sindaco di Montemarciano) eletta con 508 voti su 647 aventi diritto. Dei 12 consiglieri eletti con voto ponderato (cioè in base a percentuali stabilite per al numero dei cittadini di ciascun Comune), 9 erano i candidati della lista “Unione Democratica” (Stefano Gatto sindaco di Offagna, Daniele Olivi consigliere comunale di Jesi, Ugo Pesciarelli sindaco di Sassoferrato, Diego Urbisaglia consigliere comunale di Ancona, Simone Pugnaloni sindaco di Osimo, Matteo Vichi  consigliere comunale di Chiaravallle, Arduino Tassi sindaco di Serra de’ Conti, Federica Fiordelmonte consigliere comunale di Ancona, Mattia Morbidoni consigliere comunale di Chiaravalle), due della lista “La Provincia per i Comuni” (Lorenzo Rabini consigliere comunale di Camerano, Goffredo Brandoni sindaco di Falconara) e uno della lista “Ancona Provincia Civica” (Alfredo Punzo consigliere comunale di Jesi).

 

Il nuovo presidente della Provincia di Pesaro e Urbino è Daniele Tagliolini (sindaco di Peglio) eletto con 388 voti su 708 aventi diritto (510 i votanti). Dei 12 consiglieri eletti, 11 erano candidati della lista “La Provincia dei sindaci” (Alberto Alesi di Montemaggiore, Alberto Alessandri di Cagli, Davide Dellonti di San Lorenzo in Campo, Maurizio Gambini di Urbino, Conca Omar Lavanna di Mercatino, Francesca Paolucci di Tavullia, Margherita Pedinelli di San Costanzo, Andrea Pierotti di Acqualagna, Matteo Ricci di Pesaro, Massimo Seri di Fano, Palmiro Ucchielli di Vallefoglia) ed uno della lista “Progetto Provincia Pesaro e Urbino” (Nicola Barbieri consigliere comunale di Mondolfo).

 

Il nuovo presidente della Provincia di Ascoli Piceno è Paolo D’Erasmo (sindaco di Ripatransone) eletto con 268 voti su 418 aventi diritto (380 i votanti). Dei 10 consiglieri eletti, 6 erano candidati nella lista “Cambiamento e Rinnovazione per il rilancio del Piceno”,  (Silvano Evangelisti consigliere comunale di San Benedetto, Bruno Menzietti già consigliere provinciale, Alberto Antognozzi consigliere comunale di Comunanaza, Sergio Corradetti già consigliere provinciale, Stefano Novelli  consigliere comunale di Grottammare e Valentina Bellini consigliere comunale di Ascoli), 3  nella  lista  “L’Altra Provincia – Ascoli Piceno” ( Aleandro Petrucci già assessore provinciale,  Andrea Maria Antonini già assessore provinciale e Simone Ignazio Matteucci consiglio comunale di Ascoli), uno per la lista “Amministratori del Piceno per la Costituzione”  (Roberto De Angelis sindaco di Cossignano).

 

Fabrizio Cesetti è rieletto presidente della Provincia di Fermo con 253 voti su 468 aventi diritto (417 i votanti). Dei 10 consiglieri eletti, 7 erano candidati nella lista “Intesa per la Provincia” (Adolfo Marinangeli sindaco di Amandola, Stefano Pompozzi consigliere comunale di Servigliano, Aronne Perugini consigliere comunale di Montegranaro, Daniele Stacchietti consigliere comunale di Porto Sant’Elpidio, Pierluigi Malvatani consigliere comunale di Fermo, Massimo Silvestrini consigliere comunale di Porto San Giorgio, Mirco Romanelli consigliere comunale di Sant’Elpidio a Mare), 2 della lista “Il Fermano prima di tuto” (Armando Benedetti sindaco di Montegiorgio e Valerio Ficcadenti consigliere comunale di Fermo), uno di “Un grande Fermano” (Amato Mercuri ex consigliere provinciale)

 

Le novità

I neoeletti presidenti e consiglieri  non percepiscono alcuna indennità per il mandato (il risparmio sulle indennità è quantificabile a livello nazionale in 100 milioni di euro all’anno), ma solo rimborsi spesa.

I presidenti rimangono in carica quattro anni, i consiglieri solo due anni.

 

Le funzioni fondamentali che resteranno in capo alle Province sono: scuole superiori (edilizia scolastica), trasporti locali, strade di livello provinciale, ambiente (ciclo completo dei rifiuti). Ma, nel lento processo di riordino in corso, manca ancora la definizione nel dettaglio delle funzioni delle nuove province (che presumibilmente saranno alleggerite a favore di Comuni e Regione) e di conseguenza del budget da amministrare e del personale.

 

La Conferenza unificata del mese scorso accorda a ciascuna Regione tempo fino al 31 dicembre 2014 (slittata quindi di quasi tre mesi rispetto a quanto previsto dalla legge Delrio) per stabilire come ripartire competenze economiche e umane. Entro la stessa data l’assemblea dei sindaci (organo delle nuove province) dovrà approvare lo statuto della propria area vasta.

 

Dal primo gennaio 2015, le province in cui si sono svolte le elezioni d’autunno dovranno diventare operative e ripartire con il nuovo assetto e la nuova dote.

 

Entro l’8 aprile, la Regione adegua la propria legislazione alla legge 56/2014, detta Delrio.

 

Se entro il 30 giugno 2015 lo statuto di una singola provincia non dovesse essere approvato, interverrebbe un commissario.

 

Come sancito dalla Conferenza unificata dello scorso settembre, il 6 ottobre la Regione Marche ha costituito  l’Osservatorio regionale per il riordino delle Province di cui fanno parte oltre alla Regione stessa, l’Upi (Province) e l’Anci (Comuni).

 

 “A tutti i presidenti e i consiglieri delle Province marchigiane auguro buon lavoro e assicuro loro la più ampia collaborazione dell’Upi e mia personale, in quanto presidente uscente, nel percorso attuativo della legge 56/2014” così Patrizia Casagrande.

 

 

 

 

NUOVE PROVINCE: il Presidente dell’Upi Veneto, Muraro: “Il Mio Augurio per Un Buon Lavoro”

Il presidente dell’UPI Veneto e della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro l’indomani dell’elezione dei nuovi presidenti delle nuove Province augura “Buon inizio e un buon lavoro ad Achille Variati, Enoch Soranzo, Daniela Larese Filon, Antonio Pastorello, Marco Trombini nuovi presidenti di Provincia e a tutti i nuovi Consigli Provinciali, che sia un inizio all’insegna del massimo impegno e attenzione per i territori e le comunità di riferimento. Questi nuovi presidenti hanno una grande responsabilità, perché sono i primi non eletti direttamente dai cittadini”. Inoltre, l’annuncio di Muraro: “Entro fine mese convocherò tutti i presidenti per fare il punto della situazione e per parlare della contrattazione in atto con Governo e Regione per la definizione delle deleghe e delle funzioni, anche in seno alla ridefinizione del ruolo dell’Unione delle Province del Veneto stessa”.

Sempre Muraro sottolinea “Il periodo è difficile, le Province hanno sempre giocato un ruolo importante sull’area vasta, bisogna portare avanti tutti gli step necessari perché il territorio non venga a soffrire dal passaggio alla nuova natura dell’ente. Ricordo che battaglia comune importante sarà l’ottenimento delle risorse economiche necessaria a mandar avanti i servizi e a portare avanti i progetti”.

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