La lettera inviata al Dr. Biagio Mazzotta, Ispettore Generale del Bilancio, Ragioneria Generale dello Stato -MEF –
La lettera inviata al Dr. Biagio Mazzotta, Ispettore Generale del Bilancio, Ragioneria Generale dello Stato -MEF –
“Condividiamo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sulla necessita’ di garantire il totale pagamento dei debiti della PA alle imprese. Ma per farlo c’e’ bisogno di cambiare radicalmente le regole del patto di stabilita’ altrimenti non faremo altro che riproporre misure tampone”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Antonio Saitta, commentando le dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio Matteo Renzi in Senato.
“Le Province – sottolinea Saitta – hanno dato prova di grande capacita’ amministrativa utilizzando a pieno l’opportunita’ offerta dal decreto pagamenti. Abbiamo pagato l’intero importo che ci e’ stato messo a disposizione dal decreto, oltre 1 miliardo di euro, e oltre la meta’ era gia’ stato interamente saldato a soli 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto. Ma non si puo’ piu procedere con misure tampone, servono interventi strutturali di modifica delle regole del patto che non permettano che si verifichino ritardi. Lanciamo al Presidente del Consiglio e al nuovo Ministro dell’economia, Padoan, la proposta di aprire subito, gia’ domani, un tavolo operativo, che approvi prima dell’estate questa importante riforma, cosi da permettere a Province e Comuni di riprendere gli investimenti e di riaprire i cantieri in tempi rapidissimi”.
“Dopo la Corte Costituzionale, anche il Tar sancisce con chiarezza che non permettere le elezioni provinciali e commissariare senza motivo le Province e’ un atto illegittimo. Il volere rincorrere la propaganda contro le Province continua a produrre instabilita’ e caos. Una incertezza che non ha fatto che creare disagi ai cittadini, perche’, sospese da oltre due anni nel limbo della riforma, alle Province piu’ che a ogni altro ente, sono stati tagliati i soldi necessari per garantire i servizi, per assicurare la manutenzione delle strade, per mantenere le scuole sicure, per contrastare il dissesto idrogeologico. L’accanimento contro le Province, culminato con la sospensione delle elezioni, non ha danneggiato i politici, che sono a scadenza di mandato, ma i cittadini”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Antonio Saitta, commentando la sentenza emessa ieri dal TAR Liguria, che annulla il commissariamento della Provincia di Genova sulla base della dichiarata incostituzionalità delle disposizioni del decreto Monti sulle Province, e intima il ripristino del corretto funzionamento delle istituzioni locali, secondo le norme vigenti, che per le Province prevedono l’elezione diretta di Presidente e Consiglio.
“E’ la conferma – continua Saitta – degli errori compiuti dai Governi in questi anni in materia di ordinamento degli enti locali, che l’Unione delle Province d’Italia ha da sempre denunciato.
Questa sentenza richiede alla politica di ripristinare il corretto funzionamento democratico delle istituzioni locali, superando le normative sui commissariamenti delle Province che si sono stratificate in questi due anni e consentendo ai cittadini di votare i loro rappresentanti nei territori, come previsto dall’articolo 48 della Costituzione.
Il Parlamento che in questi giorni sta esamindando il Disegno di Legge del Governo sulle Province – aggiunge Saitta – e’ lo stesso che ha votato i provvedimenti bocciati per incostituzionalita’ dalla Corte Costituzionale e dal Tar. Ci auguriamo che questa sentenza induca a riflettere su quanto si sta decidendo in questi giorni al Senato, quantomeno apportanndo quelle modifiche che sono indispensabili, se non si vuole incorrere in nuove bocciature della magistratura e se si vuole davvero produrre una legge in grado di costruire intorno alla Costituzione, una riforma capace di garantire un miglioramento nella gestione dei servizi essenziali per i cittadini e i territori. Resta il fatto che una corretta riforma delle istituzioni, tutte, dovrebbe partire dalla Costituzione”.

“Se la riforma delle Province sara’ affrontata, come anche noi chiediamo, all’interno della riforma complessiva del Titolo V, che senso ha spostare adesso le funzioni, il personale, il patrimonio, i debiti, le risorse, per poi ritrovarsi tra pochi mesi a cambiare di nuovo tutto?” E’ il commento del Presidente dell’Upi Antonoio Saitta all’intervento del Presidente del Consiglio Renzi, che ha chiesto al Senato di votare il DDL del Governo sulle Province ribadendo che su quale sara’ il futuro di queste istituzioni si decidera’ nella riforma del Titolo V. “Il Presidente Renzi – aggiunge Saitta – ha pronunciato in Senato un discorso programmatico che punta su temi essenziali che preannunciano un protagonismo degli enti locali, dall’edilizia delle scuole al rilancio degli investimenti locali. Se gli uffici di Province e Comuni sono impegnati nei prossimi mesi a sbrigare pratiche burocratiche per spartirsi le competenze, il Paese non avra’ le gambe per fare marciare le riforme economiche e i servizi essenziali garantiti da Province e Comuni saranno nel caos. Si decida con la riforma del Titolo V cosa dovranno diventare le Province, e si garantisca ora il mantenimento delle funzioni nelle istituzioni che gia’ le esercitano, e anche con efficienza. Noi ci auguriamo che su questo si impegni il Senato, che sta esaminando il Disegno d Legge del Governo e sta decidendo quali modifiche apportare. Di certo, proprio in vista della riforma del Titolo V, il Senato dovra’ intervenire per rendere il DDL piu’ coerente con la Costituzione e garantire un governo forte e responsabile non solo ai grandi comuni, ma anche all’altra Italia, quella dei territori, che non puo’ essere abbandonata”.
“Le nostre preoccupazioni sono state pienamente confermate dal Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che oggi a Firenze ha parlato di imprese preoccupate e disorientate da una riforma che costerà in termini di spesa e che non porterà alcuna semplificazione e miglioramento della pubblica Amministrazione. Il Governo e il Senato, che in questi giorni è impegnato nell’esame del Disegno di Legge Delrio, ascoltino questo allarme e modifichino il testo, riducendo il numero delle Città metropolitane e garantendo a queste istituzioni e alle Province funzioni certe e autorevolezza. Continuare a non volere accettare le critiche costruttive che sono state rivolte a questo testo, dipingendole come risposte corporative, non aiuterà il Paese e ci porterà a fare un salto nel buio”. E’ il commento del Presidente dell’Upi Antonio Saitta alle forti critiche espresse oggi dal Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi in merito al Disegno di Legge sulle Province e le Città metropolitane.
“Se vogliamo sostenere l’economia e lo sviluppo del Paese – aggiunge Saitta – dobbiamo mettere fine a quel calvario cui costringiamo imprese e cittadini ogni volta che hanno bisogno di un servizio dalla Pubblica amministrazione, con competenze e responsabilità suddivisi tra mille uffici che si sovrappongono e creano solo inutile burocrazia. Bisogna rivedere il quadro delle funzioni, definire con chiarezza i compiti di ognuno, a partire dallo Stato, passando per Regioni, Province e Comuni. Bisogna ripensare tutto l’assetto dei governi, accorpando le Regioni, riducendo il numero delle Province, intervenendo sui Comuni polvere. E portare a termine una seria riorganizzazione dello Stato a livello centrale e periferico, tagliando gli uffici del Governo sui territori e togliendo poltrone inutili nei tanti consigli di amministrazione ai burocrati di Stato. Il Disegno di Legge del Governo, come nota Squinzi, aggiunge solo nuova confusione, spezzetta funzioni fondamentali e li assegna volta per volta a Comuni, che non sono in grado di svolgerle, e a Regioni, che non dovrebbero occuparsene e che farebbero lievitarne i costi. Il Senato – conclude Saitta – ha l’opportunità di porre rimedio a questo pasticcio, che tra l’altro deve essere ben chiaro alla Commissione Affari Costituzionali, visti i quasi 3.000 emendamenti presentati da tutte le forze politiche”.
Il Programma di sostegno alle municipalità palestinesi opera in Palestina, nell’ambito del quadro di riferimento “Ali della Colomba”, finalizzato a dare rilievo e a rafforzare i rapporti tra enti locali italiani e enti locali palestinesi.
L’UPI, insieme alle Regioni e all’ANCI, partecipa a questo programma lanciato dal Ministero degli affari esteri, e negli anni molte Province hanno dato vita a progetti congiunti con enti locali palestinesi con l’obiettivo di migliorare l’erogazione dei servizi di base alla popolazione palestinese e la gestione/valorizzazione del loro patrimonio culturale.
In occasione del vertice Italo-Palestinese, che si svolgerà a Betlemme il prossimo 27 febbraio, il sistema degli enti regionali e locali italiani ha proposto di organizzare un evento a latere, finalizzato a dare rilievo a tutte le attività messe in campo da Province, Comuni e Regioni italiane in Palestina.
L’iniziativa, che si svolgerà ad Hebron il 26 febbraio, vedrà la partecipazione di rappresentati politici nazionali dei due governi, italiano e palestinese, dei sindaci palestinesi e dei rappresentanti delle Associazioni dei Comuni, delle province e delle regioni italiane.
Per ulteriori informazioni potete rivolgervi al seguente indirizzo email [email protected]
Oggetto: DECRETO “DEL FARE” – trasmissione dpcm sui poteri derogatori rispetto alla normativa vigente per Sindaci e Presidenti di Provincia che operano in qualità di commissari governativi ai sensi dell’art.18 commi 8 e 8 ter del decreto legge 21 giugno 2013, n.69 convertito con legge 9 agosto 2013, n.98
Caro Presidente,
come sai il decreto del Miur del 5 novembre 2013 prot.n.906, ha assegnato direttamente agli enti locali 150 milioni di euro (di cui all’art.18, comma 8 ter) per l’attuazione di misure urgenti in materia di riqualificazione e di messa in sicurezza delle istituzioni scolastiche, con particolare riferimento a quelle in cui è stata censita la presenza di amianto, sulla base delle graduatorie predisposte e approvate dalle regioni competenti in virtù dei progetti esecutivi immediatamente cantierabili (di cui Ti allego l’elenco degli interventi finanziati).
Il citato articolo 18 comma 8 ter prevedeva inoltre un’altra importante novità riconoscendo ai Sindaci e ai Presidenti di Provincia fino al 31 dicembre 2014 la possibilità di operare in qualità di commissari governativi, con poteri derogatori rispetto alla normativa vigente.
Tali deroghe sono state finalmente definite con il dpcm (attualmente in fase di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) che Ti invio.
In particolare le principali semplificazioni introdotte dal decreto prevedono:
– La possibilità di stipulare il contratto di appalto (e consegnare i relativi lavori) immediatamente dopo l’aggiudicazione definitiva;
– La semplificazione dei controlli sugli atti delle procedure di affidamento (aggiudicazione e stipula/approvazione del contratto);
– La riduzione dei termini di ricezione delle domande di partecipazione e di ricezione delle offerte;
– L’estensione dei casi in cui è possibile procedere agli interventi edilizi in assenza di permesso di costruire
Mi preme infine ricordarTi che il mancato affidamento dei lavori entro il 28 febbraio 2014 comporta la revoca dei finanziamenti e le eventuali economie di spesa disponibili sono infatti riassegnate dal MIUR alle richieste che seguono nell’ordine della graduatoria.
RingraziandoTi per l’attenzione, Ti invio i miei più cordiali saluti.
IL DIRETTORE GENERALE
Piero Antonelli
Oltre 350 persone hanno gremito la sala congressi della Fiera di Pordenone in occasione della manifestazione pubblica contro l’abolizione delle Province promossa dal presidente Upi e della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani.
Una ‘prova di forza’ vinta nettamente che ha dimostrato quanto il tema della difesa dell’ente di area vasta sia vivo e sentito nella comunità pordenonese e non solo.
“Senza province più costi e meno servizi”– “Senza le Province meno democrazia, meno servizi per i cittadini e nessun risparmio, anzi più spesa pubblica e più costi”. Questo in sostanza il messaggio lanciato dai relatori e supportato da un diluvio di dati e numeri desunti da diversi studi e fonti ufficiali e autorevoli. Un incremento di costi determinato in primis dal passaggio di competenze e personale alla più onerosa Regione.
Referendum – Alla luce di tutto ciò, Ciriani ha annunciato la proposta di un referendum per sapere cosa ne pensano i cittadini della regione, o anche solo della provincia di Pordenone, in merito alla soppressione dell’Ente. Una battaglia bipartisan sostenuta apertamente dagli altri tre presidenti di Provincia, tutti presenti alla serata: Enrico Gherghetta di Gorizia, Maria Teresa Bassa Poropat di Trieste e Pietro Fontanini di Udine.
Ciriani: “Abolizione delle Province: un atto di killeraggio politico -“Non è una riforma, è un atto di killeraggio politico – ha attaccato Ciriani – si contrabbanda come conquista l’eliminazione del diritto di voto, ma senza Province avremo meno democrazia, meno servizi e lo svuotamento dell’identità territoriale”. La Regione, che si occupa di tutto e male, dovrebbe ascoltare il parere di Corte costituzionale, Corte dei Conti, Censis e Bocconi che affermano che senza Province non ci sarà alcun risparmio, anzi un aumento della spesa. Le riforme si fanno se sono utili alla comunità, non per lanciare messaggi politici. Chiederemo alla Regione un referendum e l’ esito non sarà scontato.
Bortolussi (CGIA Mestre) – Andrebbero abolite le regioni – Ospite d’onore della serata il direttore della Cgia di Mestre. L’Italia – ha esordito Giuseppe Bortolussi – è un paese inefficienti in tutto, giustizia lenta, fisco, burocrazia. Eppure si colpiscono le Province che sono gli enti che hanno fatto più risparmi, hanno dimostrato di essere efficienti e costano meno. Il Parlamento costa 440 milioni, i Comuni 558 milioni, le Regioni 843 milioni e le Province 105 milioni. Andrebbero abolite le Regioni, e non è una battuta! Le Province sono diventate il capro espiatorio – ha concluso – perché sono politicamente più deboli e contro di loro si è scatenata una violenta campagna mediatica.
Molto apprezzati e salutati con calorosi applausi gli interventi dei Presidenti delle Province di Gorizia, Trieste ed Udine.
La Presidente della provincia di Trieste, Bassa Poropat ha ribadito le proprie critiche all’operato della Giunta e della maggioranza regionale che avrebbe dovuto prima attendere l’esito della modifica statutaria e solo dopo procedere al riordino dell’assetto e dell’ordinamento delle Province, anche per quel che attiene al procedimento elettorale. La proposta contenuta dal disegno di legge 29 con cui le Province, in attesa della loro cancellazione, verrebbero tramutate in enti di secondo livello, gestiti da sindaci e consiglieri comunali, – ha sostenuto la Presidente “non è affatto ‘transitoria’ come si vuol fa credere, perché non è detto che si possa giungere a modificare lo statuto e tanto meno in che tempi”.
Concetto ripreso dal Presidente della provincia di Gorizia, Enrica Gherghetta, “Bisogna rispettare la Costituzione! Non è affatto certo che sia possibile la decostituzionalizzazione delle Province a livello nazionale e, comunque, la soppressione dell’ente Provincia in Friuli-Venezia Giulia non può che seguire la modifica della Costituzione italiana: sicuramente non può precederla in forza di alcuna modifica o integrazione delle disposizioni del proprio Statuto. Dopo aver espresso un pesante giudizio politico sul testo del disegno di legge regionale il presidente Gherghetta si è detto “orgoglioso di essere a fianco del collega Ciriani nella battaglia per salvare la provincia di Pordenone ed i diritti dei suoi cittadini!”
Infine, il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, che ha chiuso i lavori, richiamando la correttezza della gestione e l’efficienza dimostrata dalle Province del Friuli Venezia Giulia. Dati che risaltano ancor di più se paragonati alla situazione che si registra presso altre amministrazioni pubbliche nazionali. Le province non possono accettare un salto nel vuoto senza sapere chi sarà chiamato a garantire quei servizi fondamentali che oggi esse assicurano ai cittadini. L’unica cosa certa che emerge dalla Regione “è un disegno a stampo fortemente centralista – al pari di quello che perseguono Roma e Bruxelles – che non tiene conto delle autonomie locali, delle identità storiche, delle tradizioni civili delle comunità”.
A illustrare dati e numeri sull’aumento dei costi causato dalla soppressione delle Province, con il conseguente trasferimento di competenze e personale alla Regione, è stato Fabrizio Cigolot, direttore dell’Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia, mentre all’avv. Francesco Longo, libero professionista di Pordenone e docente all’Università di Udine, è stato affidato il compito di illustrare le possibili azioni legali che le potranno essere intentate a difesa delle province.
La manifestazione è stata integralmente ripresa e trasmessa in diretta dall’emittente ‘Telepordenone’.
La scorsa settimana si è svolta a Roma l’assemblea nazionale dei segretari provinciali, dalla quale sono emersi alcune proposte e diversi spunti di riflessione, che sono stati riassunti nell’ordine del giorno allageato, che è statao inviato ai Ministri Alfano e Delrio nell’ambito del percorso di esame al Senato della Repubblica del ddl AS1212.
Pubblichiamo l’Odg approvato dall’Assemblea Nazionale dei Segretari Generali delle Province riunitasi il 22 gennaio scorso
“La Garanzia Giovani è un’opportunità importantissima per l’Italia, ma se non si potenziano i servizi per l’impiego, che sono i centri operativi di tutto il sistema, si rischia di creare un gigante dai piedi d’argilla”. E’ l’allarme che ha lanciato oggi il Coordinatore Nazionale Upi degli Assessori al lavoro delle Province, Carlo Chiama, assessore della provincia di Torino, al termine dell’assemblea riunita a Roma per fare il punto sulle problematiche legate alle politiche per l’impiego.
“Bisogna assolutamente invertire la tendenza che fino ad oggi ha condizionato il buon funzionamento dei Centri per l’impiego– ha detto Chiama – e cominciare ad investire in strumenti e risorse umane. Altrimenti questi uffici, che dovranno materialmente erogare i servizi della Garanzia Giovani, non saranno in grado di sfruttare a pieno tutte le potenzialità offerte dai fondi europei, rischiando di depotenziarne gli effetti. Lo ribadiremo anche venerdì, nell’incontro fissato con il sottosegretario Dell’Aringa, all’apertura del tavolo di confronto con le Province sulla riforma dei servizi per l’impiego”. Diversi i nodi emersi dall’incontro con gli assessori, a partire dalla necessità di affrontare il tema del personale precario presente nei centri per l’impiego, la cui stabilizzazione è stata esclusa solo per le Province. “Resta poi – ha concluso Chiama – la questione dei riflessi che avrebbe l’attuazione del disegno di legge sulle Province, che non assegna con chiarezza le funzioni legate alle politiche per l’impiego alle Province: una indeterminatezza che avrebbe ripercussioni gravissime sull’erogazione dei servizi proprio nel pieno dell’attuazione del programma Garanzia Giovani. Anche di questo parleremo al Sottosegretario, ribadendo la necessità che questi servizi restino in capo alle Province”.
Una grande manifestazione pubblica «per difendere il diritto di voto dei cittadini e le Province del Friuli Venezia Giulia» e in particolare «per tutelare l’identità e gli interessi pordenonesi». Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e presidente regionale dell’Upi (l’Unione delle Province) lancia una controffensiva in grande stile per contrastare la riforma della Regione (appena approvata in commissione) che prevede il superamento delle Province attraverso l’abolizione del voto. E la prima a farne le spese sarà proprio la Provincia di Pordenone che doveva andare al voto in primavera.
La manifestazione, a cui parteciperanno rappresentanti anche delle altre tre Province, si terrà martedì 28 gennaio alle 20.00 nella sala congressi della Fiera di Pordenone, in viale Treviso. Lo stesso giorno la riforma passerà al vaglio del consiglio regionale. «Una riforma, anzi un pasticcio – attacca Ciriani – che toglierà ai cittadini il diritto di voto per eleggere i rappresentanti della propria Provincia. Verranno sostituiti con consiglieri comunali e sindaci che si votano tra di loro e con un presidente nominato che percepirà comunque un’indennità. Denunceremo pubblicamente l’illegittimità di questo provvedimento – continua – ma soprattutto i danni e lo sperpero di denaro pubblico che provocherà la soppressione delle Province, cancellando peraltro tradizioni civili e identità radicate».
Upi e Provincia di Pordenone confidano in una partecipazione massiccia di «cittadini, istituzioni, forze sociali, associazioni perchè tutti devono essere informati dei disservizi, del caos e dei maggiori costi che provocherà l’abolizione delle Province. Lo dimostreremo con numeri e dati ufficiali, confrontando la qualità dei servizi e i costi di Regione e Province». Un esempio? «Con il passaggio del personale alla Regione – spiega Ciriani – aumenteranno i costi perchè i dipendenti provinciali dovranno essere allineati al più oneroso contratto regionale. Senza contare che le funzioni verranno allontanate dal nostro territorio».
«Panontin e Serracchiani – attacca ancora – vogliono scassare tutto facendo un salto nel buio, senza avere neanche loro le idee chiare su cosa capiterà. E’ una riformetta ideologica, confusa, priva di dati e basi scientifiche, nemmeno una matricola di Giurisprudenza si permetterebbe di presentarla come tesina al suo professore. Peraltro le Province – fa notare Ciriani – esistono in quasi tutti i paesi europei, compresa la virtuosa Germania dove sono più numerose e gestiscono più denaro, solo realtà piccole come Cipro o Malta non le hanno».
Per cui «non c’è alcun motivo fondato che giustifichi questo furore demagogico contro le Province e, tanto meno, che debba essere la Provincia di Pordenone la prima a a farne le spese, dopo che in molti si sono prodigati per la sua istituzione, e soprattutto perché già duramente colpita dalla crisi occupazionale e da troppe decisioni penalizzanti in materia di sanità, infrastrutture e cultura. La Regione – è il contrattacco finale – riformi piuttosto se stessa perchè è un enorme mostro burocratico e organizzativo, con costi enormi e inefficienze spaventose».