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SEMINARIO: L’ARMONIZZAZIONE DEI SISTEMI CONTABILI. UPI – UPI VENETO

Online il materiale della Giornata di Studio sull’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Province, tenutasi a Treviso il 19 luglio scorso.

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Il commento del Presidente della Provincia di Napoli, ANTONIO PENTANGELO: LA GIUSTIZIA IN SOCCORSO DELLE PROVINCE

SENTENZA TAR ACCOGLIE RICORSO PROVINCE CONTRO SPENDING REVIEW.

Il commento del Presidente della Provincia di Napoli, ANTONIO PENTANGELO: LA GIUSTIZIA IN SOCCORSO DELLE PROVINCE

 

 

“Mentre si continua a fare demagogia sulle Province, prima la Consulta ed oggi il Tar di Genova dimostrano con i fatti come questi enti siano stati scientificamente demonizzati e posti sotto l’occhio del ciclone di una strategia mediatica ben precisa. E’ il caso di dire che la Giustizia interviene in soccorso delle Province lì dove si è cercato, da una parte della Politica, di compiere un assassinio premeditato per coprire ben altri crimini”.

Così il presidente della Provincia di Napoli, Antonio Pentangelo, commenta la sentenza del Tar di Genova secondo il quale i tagli stabiliti dal Governo Monti per le amministrazioni provinciali siano eccessivi ed insostenibili per garantire i servizi e le funzioni di propria competenza.

“Tutto è stato basato su un errato computo dei consumi intermedi – ha continuato Pentangelo – in base ai quali abbiamo subìto misure di spending review insostenibili. 500 milioni nel 2012 ed addirittura 1,2 miliardi nel 2013 non ci hanno messo in condizione di approntare bilanci adeguati ad una gestione efficace dei servizi per i cittadini. Ora l’attuale Governo, oltre che impegnarsi per legittime riforme al sistema periferico dello Stato, che ci auguriamo non riguardino solo gli enti provinciali, deve porci nelle condizioni di poter amministrare con efficacia servizi essenziali per la collettività, rispettando le disposizioni della giustizia amministrativa”.

“Quello che chiediamo con forza è di non utilizzarci come capro espiatorio di una Politica malata, che ha emergenze ben più gravi da risolvere. Siamo disposti a qualsiasi riforma migliorativa, in particolare sulla Città metropolitana, ma che abbia un respiro complessivo e che non parli solo di tagli ma anche di modelli di sviluppo che debbono poter contare su risorse e giusta rappresentatività” – ha concluso Pentangelo.

Spending review: il Tar dà ragione alle Province. Annullato il decreto per il 2012

“Il Tar ci dà ragione: i tagli ai bilanci delle Province decisi dal Governo Monti con la spending review sono eccessivi e del tutto insostenibili, perché frutto di un grave errore commesso nel definire i famigerati consumi intermedi. Abbiamo sostenuto da subito che nei nostri bilanci non ci fossero 1,2 miliardi di euro da tagliare e che la spending review stava incidendo direttamente su voci di costo incomprimibili, perché riferiti a risorse per funzioni traferite o delegate  dalle Regioni per servizi essenziali, come la formazione o il trasporto pubblico locale. Oggi il Tar conferma le nostre ragioni”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la sentenza del TAR del Lazio sul ricorso della Provincia di Genova, depositata ieri sera.

Nel testo il Tribunale Amministrativo afferma che, nella definizione dei consumi intermedi da considerare il Governo avrebbe dovuto operare una selezione eliminando le spese destinate ai servizi per la collettività.

“Questo vuol dire – afferma Saitta – che quando il Ministero ha indicato il totale dei tagli ai bilanci sulle Province in 500 milioni per il 2012 e 1,2 miliardi per il 2013 lo ha fatto partendo da una base di dati falsata dall’errore. Come d’altronde abbiamo provato in tutti i modi a spiegare allora al Governo, che però non ha voluto prendere in alcuna considerazione le nostre richieste e ha preferito imporre tagli palesemente iniqui e sproporzionati su una istituzione, a danno dei servizi ai cittadini. Non solo, per colpa di questi tagli, molte Province sono andate in predissesto, con ricadute sul personale, sui servizi erogati e sulle imprese, a causa del restringimento delle quote di patto di stabilità che ha contratto ancora di più gli investimenti.

Ora  la sentenza del TAR accogliendo il ricorso delle Province annulla il decreto sui tagli 2012. Chiediamo al Governo di aprire immediatamente un confronto per sanare questa ingiustizia oggi palesemente attestata dal Tar,  trovare soluzioni per ridurre il taglio di 1,2 miliardi del 2013, frutto dello stesso grave errore,  e di convocarci anche in vista della definizione della prossima spending review, anche per evitare di continuare a commettere sbagli grossolani ai danni dei cittadini e dei servizi essenziali”.

 


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SENTENZA TAR ACCOGLIE RICORSO PROVINCE CONTRO SPENDING REVIEW. Il commento del Presidente dell’Upi Veneto, Leonardo Muraro

“Ancora una volta abbiamo dimostrato che non si può andare contro i cittadini e togliere loro dei servizi – spiega Muraro – accogliendo il ricorso delle Province, il TAR ha dunque annullato il decreto ha ripartito tra le Province  un taglio di 500 milioni di euro nel 2012, con ricadute disastrose sui servizi erogati come i Servizi per l’Impiego, l’edilizia scolastica, la viabilità…

 

Il Tar ha infatti sottolineato come, con le modalità dei tagli imposta dal Governo sono state penalizzate le Province che erogano più servizi, anche delegati dalla Regione, i cui costi sono appunto entrati pure nella base di calcolo sulla quale parametrare il taglio. I Giudici hanno inoltre riscontrato una violazione del principio di leale collaborazione tra Istituzioni, non avendo il Governo tenuto conto delle osservazioni delle Province stesse.

 

La stessa Provincia di Treviso ha presentato ricorso al Tar nel novembre 2012 e ricordo che nel marzo scorso siamo riusciti a ottenere 24 milioni di euro che lo Stato ci doveva.

Dopo queste decisioni e dopo la sentenza della Corte Costituzionale, mi auguro fortemente che questo Governo, rendendosi conto degli errori del precedente, voglia confrontarsi seriamente sulla riduzione del taglio previsto per il 2013 (1,2 miliardi), che parte dallo stesso errore di fondo che ha portato all’annullamento del decreto di Monti.

Le Province vogliono partecipare alla spending review, vogliono contribuire alla ridefinizione dell’architettura statale, ma vogliono farlo senza essere capro espiatorio e soprattutto senza che vengano a mancare i servizi erogati ai cittadini”.

 

SENTENZA TAR ACCOGLIE RICORSO PROVINCE CONTRO SPENDING REVIEW. Il commento del Presidente della Provincia di Potenza, Piero Lazorazza

Quella che si è consumata ai danni delle Province, ad opera dei tagli sproporzionati ed insostenibili contenuti nel decreto del Ministero dell’interno dell’ottobre 2012 emanato in esecuzione del decreto 95/2012 (la cosiddetta Spending review), è una vera e propria ingiustizia. A confermare l’allarme, più volte lanciato dalle Province ma puntualmente ignorato, è il Tar del Lazio che, accogliendo il ricorso della Provincia di Genova, ha annullato il decreto in questione.

Lo ha dichiarato il Presidente dell’Upi Basilicata e della Provincia di Potenza Piero Lacorazza, nel commentare la sentenza del tribunale amministrativo che ha dichiarato sbagliati i criteri che hanno  condotto agli eccessivi ed iniqui tagli operati dal governo Monti ai bilanci delle Province. In pratica la spending review, ha confermato il Tar, incideva in maniera errata ed insostenibile su spese  per servizi essenziali destinati alla collettività.

“Intanto in base a quel decreto, arrivato a pochi giorni dalla chiusura dell’esercizio 2012 e oggi annullato, la Provincia di Potenza, dopo aver tagliato sui servizi, come ad esempio la manutenzione di strade e scuole, ed aver ridotto i costi della politica e quelli per il funzionamento della macchina amministrativa, per evitare il dissesto ha dovuto adottare la procedura di riequilibrio pluriennale ai sensi degli artt. 243bis e successivi del decreto legislativo 267/2000 del Tuel. Abbiamo, dunque, accettato – ha continuato –  la sfida del rigore e non quella del lamento, ma di fronte alla sentenza del Tar che ci dà ragione non si può non sottolineare come un decreto errato nel calcolo dei consumi intermedi e un atteggiamento di chiusura da parte del Governo, che ha preferito ignorare le considerazioni delle Province, abbiano provocato danni ai cittadini e grossi problemi nella garanzia dei servizi essenziali.

Per la Provincia di Potenza, ad esempio, l’azzeramento del fondo del riequilibrio, dovuto ad oltre 30 Meuro di tagli, significa difficoltà a garantire livelli minimi di servizi, a partire dalla viabilità”.

“Le Province non vogliono sottrarsi alla sfida di uno Stato più leggero, efficiente e meno costoso, nell’ottica del principio “fare meglio con meno”, ma all’interno  – ha concluso Lacorazza – di un confronto serio con il Governo che, lungi dall’imporre tagli iniqui, tenga conto di  fabbisogni e costi standard per definire “chi fa cosa”, eliminando inutili sovrapposizioni ed assicurando al cittadino servizi adeguati a costi sostenibili”. 

Decreto Pagamenti: dalle Province pagati oltre 737 milioni di euro di fatture

Su 1 miliardo concesso dal decreto pagamenti, le Province sono arrivate a saldare oltre il 72% delle fatture alle imprese, per un totale di 737 milioni di euro.

Sono i dati che emergono dal terzo monitoraggio effettuato dall’Upi per verificare lo stato di avanzamento dei pagamenti delle fatture alle imprese.

 

Ad oggi 59 Province hanno saldato oltre il 70% dei loro debiti: di queste 43 Province hanno saldato tra il 90 e il 100 per cento del totale dei loro debiti (hanno raggiunto il 100%: Alessandria, Biella, Caltanissetta, Foggia, Medio Campidano, Modena, Ogliastra, Parma, Perugia, Sondrio, Taranto, Trapani, Varese, Vercelli, Vibo Valentia, Viterbo, Torino, Ancona, Piacenza, Imperia, Lucca, Potenza).

“Stiamo dimostrando – commenta il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – di essere l’unica istituzione capace di cogliere a pieno l’occasione offerta dal decreto pagamenti: le Regioni ancora latitano e i Comuni non riescono a fare fronte alle prescrizioni previste.  Le imprese che hanno lavorato con le Province sono quelle che stanno ricevendo, finalmente, quanto spettava loro.  Questo perché le Province sono un ente snello, non carrozzoni burocratici  – sottolinea Saitta – con personale altamente preparato, che riesce a supportare con dedizione le indicazioni che vengono dagli organi politici, che hanno immediatamente chiesto loro di mettersi al lavoro per dare risposte ai cittadini, come accade ogni giorno. Continueremo a lavorare nelle Province garantendo sempre il massimo dell’efficienza, nonostante le scelte del Governo, più interessato a rispondere ai tromboni della propaganda piuttosto che a garantire istituzioni efficienti e al servizio dei cittadini”.

 

Nella pagina successiva la tabella con l’elenco delle 59 Province che hanno pagato oltre il 70% dei pagamenti alle imprese: gli spazi di pagamento concessi dal decreto e la percentuale del già pagato al 9 luglio.

 

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Il Comunicato del Presidente della Provincia di Napoli, Antonio Pentangelo

“Per fortuna che Quagliariello c’è, altrimenti gli stessi autori di fatto del pasticciaccio del decreto si apprestano ad organizzare un altro clamoroso flop nella ricostruzione delle pubbliche amministrazioni del Paese”. 
Così il presidente della Provincia di Napoli e componente dell’Ufficio di presidenza dell’U PI, Antonio Pentangelo, commenta le ultime notizie relative al ddl sull’abolizione delle Province. 
“Le parole del ministro Quagliariello – ha aggiunto Pentangelo – fanno decisamente da contraltare a quelle velenose ed irrazionali di chi si è reso protagonista di un progetto bocciato dalla Consulta che oggi vorrebbe rivendere lo stesso prodotto scadente e scaduto cambiandogli unicamente la confezione. Non si può fare tutto in fretta e subito, sotto la spinta di fibrillazioni irrazionali, rischiando di creare mostri istituzionali senza né capo né coda. Il ministro per le riforme giustamente valuta improponibile ipotizzare nuove istituzioni quali le Città metropolitane, nei fatti guidate dai sindaci del capoluogo di riferimento, così come saggiamente parla di aree omogenee che debbono condividere funzioni e creare sinergie e che il più delle volte non coincidono con le attuali Province come previsto dalla legge appena cassata. 
Al ministro Gaetano Quagliariello, come ho già anticipato al presidente dell’Upi Antonio Saitta, presenteremo una petizione affinché il processo verso la costituzione della Città metropolitana stavolta non trovi ostacoli, ma venga concepito come uno strumento primario per il coordinamento delle funzioni sul territorio. Una simile istituzione per avere un contatto reale con la nuova area che si andrà a formare dovrà avere una forte identità riconosciuta da una elezione diretta a suffragio universale dei propri rappresentanti. Non possiamo correre il rischio di essere nuovamente considerati rappresentanti di una casta, nominata da organismi chiusi, secondo formule ma sopportate dall’opinione pubblica”. 
“Dobbiamo puntare ad un dibattito serio, concreto e rapido per giungere ad una riforma efficace ed equa, che risponda oltre che alle esigenze di spending review anche a quello di strumenti idonei allo sviluppo della nazione. Mi auguro che alcune farneticazioni, come quelle del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, che parla delle Province come rifugio delle seconde linee della casta, finiscano di avvelenare un clima di confronto attraverso una propaganda populista che non può essere la giusta premessa ad una fase costruttiva serena. Sono certo che il nuovo presidente dell’Anci Piero Fassino, a cui vanno i miei sentiti e cordiali auguri di buon lavoro, saprà coordinare in maniera meno estremista le voci dei comuni, che fino ad oggi – ha concluso il presidente della provincia di Napoli – hanno portato purtroppo avanti una linea che sembrava più interessata ad interessi di parte piuttosto che ad un discorso globale propositivo”.

Il Comunicato del Presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani

Un decreto legge, palesemente anticostituzionale, ha vietato elezioni democratiche, ha privato della propria politicità e rappresentanza diretta enti costituzionalmente riconosciuti, ha disatteso non un principio costituzionale bensì una buona decina, ha ridotto a titolo onorifico cariche prima rappresentative del popolo sovrano. Lo ha fatto con l’inesperienza di un novizio universitario, mal celando presunzione e supponenza, vaticinando il rischio gravissimo di default (ha tentato di sostenere imbarazzata l’Avvocatura dello Stato innanzi alla Consulta). Un default che con il riordino delle Province, i cui costi incidono per 1,37% della spesa pubblica, avremo miracolosamente scampato. Troppo facile raccontare la favola della Provincia aulicamente descritta da Merlo come “ente inutile degli stipendi inventati, del nascondimento della disoccupazione e delle clientele, la piccola patria degli uscieri, il centro di spesa del keynesismo straccione ha questa misteriosa facoltà di resurrezione, garantita addirittura dalla Corte costituzionale”. 
Un encomiabile esercizio di stile fine a se stesso del prode giornalista, al quale sembra essere sfuggito -oltre che il rispetto per milioni di persone che lavorano onestamente anche per servire gente come lui, per garantire ai suoi figli o nipoti una scuola, o semplicemente un area verde o una pista ciclabile- quanto la Consulta non abbia affatto garantito la resurrezione delle Province, ma solo i diritti che la Carta Costituzionale riconosce loro, al pari e con la medesima forza della libertà di pensiero e di espressione assicurato ad ogni sorta di giornalista, liberi persino di lanciare strali velenosi da colonne privilegiate di quotidiani più o meno noti. Diritti che non sono forma, ma sostanza di questo Stato che crediamo ancora -a dispetto del pensiero di Merlo e di tanti come lui – democratico. Il diritto è diritto, e non sarà la contingenza politica o lo stato emergenziale ad affievolirne la cogenza o la effettività. Forma, è il bello stile per nascondere l’ignoranza che il Merlo serba nei confronti delle Province italiane, di cui scrive ma non conosce -al pari di chi si unisce al suo squallido coro- le competenze e le attribuzioni che le Province esercitano, i servizi che offrono ai cittadini, la qualità delle strade provinciali o delle scuole, dei centri per l’impiego che non c’è, e che li ha ridotti piuttosto a “centri di ascolto” delle difficoltà in cui versano le famiglie italiane. Parlano come Merlo, il Presidente Letta ed il Sottosegretario Patroni Griffi, il Ministro del riordino, lo specialista in decretazione d’urgenza, pur non avendo mai dovuto cimentarsi con responsabilità dirette nei confronti del cittadino. Responsabilità quotidiane che esigono risposte immediate, concrete e non meri esercizi di eloquenza sterile ed inconcludente. Vengano questi signori in Provincia a toccare con mano la realtà di cui scrivono o di cui parlano senza sapere, a conoscere l’80% delle strade italiane gestite da questi enti, con gallerie, viadotti, ponti e infrastrutture connesse, gli oltre 5000 edifici scolastici gestiti da questi enti, od ancora vengano a toccare con mano la responsabilità delle competenze in materia di coordinamento della protezione civile locale, in materia di valutazioni di impatto ambientale, provvedimenti necessari per permettere la realizzazione di progetti di infrastrutture di una certa rilevanza o con prescrizione di legge, della tutela delle risorse idriche ed energetiche, di organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, di piani di programmazione del territorio provinciale, di trasporto locale. Oggi si vaticina l’abolizione delle Province calpestando la Costituzione come carta straccia inadeguata ai tempi moderni, un inizio verso un declino che allora non salverà nessuno, nemmeno il diritto di pensiero o di espressione che così poco elegantemente ha esercitato l’esimio giornalista. Oggi inibiscono libere elezioni degli organi provinciali, poi cosa si arriverà ad impedire, vietare, limitare in nome dell’emergenza o della crisi della politica! Smettiamola di parlare: non è con l’abolizione delle Province che salveremo l’Italia, che copriremo l’incapacità della politica di dare risposte ad un Paese che muore mentre illustri governanti e giornalisti perdono tempo prezioso in “soluzioni creative”, sbandierate come panacea dei nostri mali, ma insostenibili e mal confezionate solo per continuare a nascondere verità scomode. Non occorre aggredire in modo tanto livoroso i principi costituzionali, sacrosanti oggi per le province, domani per regioni o comuni e per la libertà di stampa, con cui campa il Merlo de La Repubblica, per dare un segnale forte al Paese ed invertire la marcia. Se davvero si volesse eliminare il costo vivo della politica -ma è evidente dalle reazioni all’indomani della decisione della sentenza, quanto questo non sia affatto una priorità del Governo- basterebbe guardare con lucidità agli oltre 7000 ENTI STRUMENTALI (Consorzi, Aziende, Società) che occupano CIRCA 24 MILA PERSONE NEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE E I CUI COSTI (compensi, spese di rappresentanza, funzionamento dei consigli di amministrazione) che nel 2010 ammontavano a 2,5 miliardi. Eliminare questi enti consentirebbe un RISPARMIO IMMEDIATO PARI A 22 VOLTE QUELLO CHE SI OTTERREBBE ABOLENDO LE PROVINCE. Senza contare poi che 318 mila persone hanno incarichi di consulenza nella Pubblica Amministrazione e per questo lo Stato ha speso nel 2009 circa 3 miliardi di euro. Un riordino meno demagogico sarebbe partito dalla eliminazione di questi enti e società, che duplicano e si sovrappongono alle funzioni fondamentali di istituzioni riconosciute dalla Costituzione, come è il caso delle Province, i cui rappresentanti sono eletti direttamente dal popolo ed al popolo rispondono.
E’ infatti di tutta evidenza il carattere devastante dell’esistenza di una miriade di organismi, agenzie, ATO, consorzi ed enti di secondo grado, proliferati in questi anni al di fuori dei livelli di governo individuati dal titolo V della Costituzione, non allo scopo della gestione associata di servizi, che seppur in alcuni casi risultata virtuosa, ha determinato una disgregazione della governance organica del territorio e delle sue risorse moltiplicando, i posti ed i costi della politica.
E così ci troviamo di fronte a 222 ATO di acque e rifiuti, 191 Consorzi di Bonifica, 63 Bacini Imbriferi, innumerevoli Agenzie, per un totale di 3.127 enti ed UNA SPESA PARI A 7.026.105.352 EURO, il cui operato è del tutto sottratto al giudizio del cittadino elettore. 
Un vero e proprio salasso per i conti pubblici di cui nessuno parla, preferendovi i costi delle Province il cui riordino stimava l’allora Ministro Giarda, nel suo rapporto di fine mandato avrebbe comportato un risparmio di 500 milioni. 7.026.105.352 EURO sono una risorsa, caro Presidente Letta, che da sola basterebbe a risolvere, subito, il problema dell’IVA e dell’Imu e che rappresenterebbe un segnale forte senza dover andare ad intaccare principi fondamentali, senza depauperare il nostro Paese di una democrazia tanto necessaria, quanto cara alla nostra Costituzione, ma vilipesa da manovre scadenti, raffazzonate e maldestre, ispirate da un anacronistico revivment di stato centralista, affidato alle tecnocrazie burocratiche lontane dai reali bisogni del Paese. Trovo curioso che nessuno, non giornalisti di cotanta fama, chiedano il conto a quei Ministri, oggi ancora tra le fila del governo, che imposero, con un Decreto Legge ed un voto di fiducia, una riforma tanto pasticciata e cialtrona. Non stupisce allora il servilismo sciocco di chi è forte con i deboli e pavidi con i potenti! Ci sono molte ragioni per nutrire preoccupazioni e timori, ma la più grande che dovremmo avere è quella dell’immobilità conservatrice, che accentra i poteri, disconosce le autonomie, inibisce il pluralismo democratico!

IL DOSSIER UPI SULLE SPESE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Riformare le istituzioni locali: le cifre reali di un percorso. I dati sulla spesa centrale e locale, i costi della politica, i costi del personale, le Regioni a Statuto speciale, gli enti strumentali

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Sentenza Province: il Comunicato del Presidente della Provincia di Pordenone e dell’Upi regionale, Alessandro Ciriani

Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e presidente in carica dell’Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia, accoglie con soddisfazione il pronunciamento della Consulta sull’incostituzionalità dei decreti di riordino delle Province ma non si dichiara sorpreso.

“Finalmente è stato messo un punto fermo sul processo di riordino istituzionale – spiega – ma l’esito era scontato perché non si possono confondere i livelli delle fonti normative. Sono, comunque, soddisfatto perché ora le Province non potranno essere più chiamate a fare da unico ‘capro espiatorio’ per dare risposta alle esigenze di quel profondo riordino di cui necessita l’Italia e la nostra stessa Regione”.

“Da oggi, dunque, lo scenario cambia anche per il Friuli Venezia Giulia e nessuno potrà tentare ‘colpi di mano’, tanto meno si potranno sospendere elezioni democratiche di organi costituzionali”.

“Siamo i primi a ritenere imprescindibile il riassetto istituzionale del Friuli Venezia Giulia – conclude il Presidente dell’Unione delle Province – e lo chiedono con forza i nostri concittadini e le imprese per contenere la spesa pubblica e rendere più efficienti i servizi. Ma se si vogliono ottenere risultati concreti dovrà essere rivisto l’intero assetto di funzioni e compiti di tutti gli enti, partendo dalla Regione per poi giungere a Province e Comuni, nella condivisione di un metodo che deve veder agire di concerto tutte le istituzioni coinvolte nel rispetto del dettato costituzionale, come oggi ribadito dalla Corte”.

“Ci aspettiamo che già nei prossimi giorni il Governo regionale prenda atto di tale situazione e smetta di inseguire logiche centralistiche o meri slogan elettorali, aprendo un confronto serio su quale deve essere il modello di riscrittura dell’assetto e dell’ordinamento della Regione, delle Province e dei Comuni”.

Province: Saitta “Un provvedimento bandiera”

COMUNICATO STAMPA 



“Ma davvero il Governo pensa che con un “provvedimento bandiera” , che cancella con un tratto di penna la parola Province dalla Costituzione e 150 anni di storia del Paese, si riconquisti la fiducia degli italiani nella politica? Basterebbe uscire dai Palazzi e tornare sui territori per capire che la sfiducia dei cittadini è tutta nell’incapacità di dare risposte sui problemi veri, sulle emergenze sociali, sul dramma della disoccupazione e sulla crisi dell’economia. Se il Governo, come ha detto, crede che l’abolizione delle Province possa servire a nascondere le vere emergenze, davvero non conosce il Paese”. E’ il commento del Presidente dell’Upi, Antonio Saitta dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri del Disegno di Legge di abolizione delle Province. “Gli italiani – prosegue Saitta – sanno perfettamente quali sono i servizi che le Province garantiscono e su quello chiedono conto;  non si faranno abbindolare dalla solita mossa della politica che annuncia che tutto cambierà, per non risolvere nulla. Siamo certi che il Governo si accorgerà presto che in Parlamento, dove il rapporto con i territori e le comunità è forte, le posizioni su questo tema sono diverse. I parlamentari conoscono bene quali problemi si troverebbe a dovere affrontare il Paese con l’eliminazione delle Province e il caos e la perdita di diritti e servizi essenziali che ne deriverebbe per le comunità. Sanno che l’Italia non è il paese delle metropoli ma delle piccole città, che senza Province resterebbero abbandonate. E sanno anche che le riforme vere, quelle che ancora il Governo non ha iniziato ad abbozzare nella furia di eliminare le Province, sono molto più urgenti”.

Roma 5 luglio 2013

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Province, Saitta “Inaccettabile DDL Costituzionale solo su Province”.

“La sentenza della Corte Costituzionale restituisce dignità ad una istituzione e a tutti coloro che in questa istituzione ogni giorno lavorano per garantire servizi e diritti ai cittadini. In un Paese normale, dopo questa sentenza, si dovrebbero abbandonare tutti i toni demagogici e qualunquisti che hanno caratterizzato fino ad oggi il dibattito sulle Province. Invece continuiamo a dovere sentire dichiarazioni di questo tono da uomini di  Stato, che conoscono la pubblica amministrazione”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la notizia di un imminente disegno di legge costituzionale solo sulle Province. “Se sceglie questa strada – sottolinea Saitta – il Governo dimostra che ancora una volta non si ha alcuna intenzione di riformare davvero il Paese, ma che si cerca solo un capro espiatorio per zittire i cittadini che chiedono, giustamente, un cambiamento profondo. Questo annuncio della definizione di un disegno di legge costituzionale solo sulle Province è gravissimo, una risposta rabbiosa contro un giudizio tecnico della Corte che non ha salvato le Province, ma ha dichiarato incostituzionali norme che lo erano palesemente e a detta di tutti. Adesso, invece di invertire la rotta e di riprendere una dialettica seria, serrata, all’insegna della collaborazione e la cooperazione tra tutte le istituzioni per definire una vera riforma di tutte le istituzioni, dal Parlamento alle Regioni alle Province ai Comuni, il Governo torna a proporre l’ennesimo provvedimento buono solo per conquistarsi le pagine dei giornali. E il dimezzamento dei parlamentari  quando si farà? E quando si rivedranno gli sprechi causati dal sovrapporsi delle competenze tra Stato e Regioni che hanno fatto lievitare la spesa pubblica in questi 10 anni?  Non servono interventi contro le istituzioni del Paese – conclude Saitta –  servono norme capaci di rilanciare e migliorare proprio quelle istituzioni. Da un Governo politico ci aspettiamo questo”.  

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