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Riforme Pa, Saitta al Ministro D’Alia

“Ha ragione il Ministro D’Alia quando dice che in questi 10 anni l’attuazione del Titolo V non ha portato risparmi ma aumento della spesa pubblica. Ma andrebbe sottolineato che a crescere è stata la spesa centrale e quella delle Regioni, che è esplosa. Province e Comuni hanno subito tagli pesantissimi e sono stati chiamati ad arginare l’esplosione della spesa centrale e regionale e il decentramento delle funzioni a livello degli enti locali ha funzionato eccome. Ma i Governi e i partiti si accaniscono contro le Province, che funzionano,  e non osano riformare le Regioni e gli uffici dello Stato, che hanno spese fuori controllo ”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando le dichiarazioni del Ministro della Pubblica Amministrazione Gianpiero D’Alia che ha parlato di fallimento del federalismo e di nuova burocrazia.

“Dal 2001 ad oggi – sottolinea Saitta – la spesa delle Regioni è cresciuta di oltre 40 miliardi e quella dello Stato centrale è cresciuta di oltre 100 miliardi: è evidente che qualcosa non ha funzionato. Nel frattempo i bilanci di Province e Comuni sono stati falcidiati di finanziaria in finanziaria, e solo dal 2011 ad oggi alle Province sono stati tagliati il 25% delle risorse destinati a garantire servizi essenziali. Nel frattempo abbiamo assistito all’esplosione della nascita degli enti e delle Agenzie regionali, che esercitano funzioni tipiche degli enti locali e ci costano oltre 2,5 miliardi di euro solo in consigli di amministrazione. Le disfunzioni del titolo V sono queste: uno Stato che ha costellato i territori di centinaia di uffici periferici, dispersi in decine di sedi, dove la burocrazia si moltiplica, e Regioni che invece di occuparsi esclusivamente di legiferare, come dovrebbero per Costituzione, hanno deciso di amministrare attraverso miriadi di società partecipate ed enti strumentali. Ma siccome l’intenzione non è quella di riformare davvero il Paese dando un assetto istituzionale moderno e pari a quello degli altri partners europei anche all’Italia, ma di tacitare l’opinione pubblica, si continua a fare passare l’abolizione delle Province, che rappresentano l’1,3% della spesa pubblica, come la soluzione di tutti i mali. Le Regioni, che invece sono il 20% della spesa,  non si toccano; non si definiscono una volta per tutte  le competenze di ciascuna istituzione;  lo Stato non dimagrisce. L’abolizione delle Province sarà uno slogan facile da dare in pasto ai cittadini – conclude Saitta –  poi però qualcuno dovrà spiegare come mai il giorno dopo la spesa pubblica del Paese non solo non diminuirà, ma aumenterà”. 

Pieno sostegno e solidarietà dell’Upi al Presidente della Provincia di Ravenna Casadio

“Ho chiamato il Presidente Casadio per esprimere a nome di tutte le Province italiane la nostra vicinanza e la piena solidarietà a lui e alla sua famiglia per l’atto di inqualificabile violenza di cui sono stati vittima. Il Presidente Casadio è, ovviamente, molto preoccupato per la sua famiglia e avvilito, ma deciso a non lasciarsi intimidire”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando il gravissimo atto terroristico subito questa notte dal Presidente della Provincia di Ravenna, Claudio Casadio.  “Un attacco intimidatorio – sottolinea Saitta –  contro un uomo delle istituzioni, che respingiamo con la forza e il coraggio che ci viene dalla nostra missione al servizio dei cittadini e della Repubblica. Ci stringiamo tutti attorno al Presidente e alla sua famiglia – conclude Saitta –  sicuri che la giustizia e le forze dell’ordine sapranno fare luce e individuare i colpevoli di questo pesante attentato, ma sia chiaro che le istituzioni democratiche del Paese non permetteranno a nessuno di farsi intimidire”.

Riforma Province: l’Upi incontra il Ministro Delrio

“Il Ministro Delrio ci ha confermato di considerare indispensabile per il Paese mantenere una istituzione di area vasta, con funzioni chiare di amministrazione del territorio,  e di condividere la nostra richiesta di definire una proposta di riordino complessivo che passi dall’eliminazione degli enti strumentali inutili e dalla riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato sui territori. Da questo partiremo per cercare di costruire un percorso comune”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine dell’incontro avuto oggi con il Ministro delle Regioni e delle Autonomie, Graziano Delrio, insieme al Vice Presidente Vicario Upi, Angelo Vaccarezza, al Presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani, al Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, al Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza e al Presidente della Provincia di Sondrio,  Massimo Sertori.

“La riforma delle istituzioni locali e delle Province – ha detto Saitta – non può più essere affrontata  all’insegna delle banalità. Serve un confronto serrato tra Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni, che possa portare a definire una proposta complessiva capace di produrre risparmi reali. Noi siamo i primi a credere nella necessità di razionalizzare le istituzioni locali. Ma vogliamo che sia chiaro che con la nostra proposta di razionalizzazione si risparmierebbero 5 miliardi e si semplificherebbe l’amministrazione”.

“Noi siamo disponibili a fare un percorso – ha detto il Vicepresidente Vicario Upi Angelo Vaccarezza al Ministro- ma vogliamo la disponibilità del Governo a discutere. Se le carte sono già scritte, se il percorso è già segnato,  non ci stiamo. Crediamo di avere elementi per fare proposte serie in grado di fare risparmiare lo Stato e di semplificare l’amministrazione e da queste vogliamo si parta”.

“Con il Ministro Delrio – conclude Saitta – abbiamo stabilito che quello di oggi è solo un primo incontro da cui inizierà un nuovo percorso. Apriremo un tavolo comune per analizzare tutti i dati che saranno alla base della proposta finale di riforma, per chiarire quali sono i veri centri di costi della spesa pubblica, a partire dagli oltre 7000 enti strumentali nei quali si annidano i maggiori sprechi. Abbiamo anche condiviso che la riforma delle istituzioni locali andrà di pari passo con la riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato, perché è da qui che si potranno  produrre quei risparmi di spesa pubblica da utilizzati per assicurare ai cittadini servizi essenziali moderni ed efficienti”.

Abolizione Province, Saitta: “Basta boutade. Serve riforma coerente di tutte le Istituzioni”

“Ricomincia la boutade sulle Province. Si continua a discettare dell’inutilità dell’ente, ma ancora nessuno ha spiegato come intende ricostruire un sistema istituzionale locale e nazionale che è costruito intorno alle Province. Pretendiamo che su questo tema, sulla riforma delle Province e dell’intero assetto delle istituzioni locali, si apra un confronto serio, che parta dalla Costituzione, e che affronti fuori dagli slogan e con i conti alla mano una questione così importante per il Paese. Altrimenti sarà l’ennesimo tentativo mal riuscito di una classe politica che, non essendo in grado di dare risposte concrete ai cittadini, si nasconde dietro un dito”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando l’audizione odierna del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Graziano Delrio, alla Commissione affari costituzionali del Senato.

“Vogliamo che sia chiarito ai cittadini la reale portata del risparmio dell’abolizione delle Province, che non è certo di 2 miliardi, come ormai tutti hanno confermato, e che si dica anche che la realtà è che cancellando questa istituzione si avrà piuttosto un  aumento della spesa pubblica. Pretendiamo un dibattito serio in cui si spieghi come saranno ripensati, senza le Province, i processi di gestione dei territori che oggi sono in capo a questi enti: come saranno ridistribuiti i 130 mila chilometri di strade? Chi avrà la gestione degli oltre 5000 edifici scolastici? I dipendenti delle Province che fine faranno?  E vogliamo anche che si dica cosa accadrà alle Regioni, se continueranno ad essercene di più piccole delle Province, se continueranno ad esserci le Regioni a Statuto Speciale e i tanti microcomuni. Gli oltre 7000 enti inutili, luoghi di spreco e di riciclo della politica,  aumenteranno vertiginosamente, come è immaginabile con una abolizione delle Province, o saranno eliminati subito, come chiediamo da anni? Qual è il disegno che si vuole dare dell’Italia futura? Oggi in tutti i Paesi europei esistono Province, le deputazioni spagnole, i dipartimenti francesi, i Kreise tedeschi: noi come intendiamo amministrare l’area vasta? Ecco, chiediamo che questi temi siano affrontati con serietà, che si discuta di Province in un percorso di revisione dell’intero titolo V della Costituzione, che oggi configura le Province come istituzioni costitutive della Repubblica: rivedendo la forma di Stato, le funzioni e le forme di finanziamento dei diversi livelli di governo del territorio, per semplificare gli enti territoriali, l’amministrazione periferica dello Stato e gli enti strumentali statali e regionali. Non accetteremo – conclude Saitta – né sulle Province né sulle Città metropolitane interventi confusi per decreto o per legge ordinaria motivati da insostenibili ragioni di urgenza e incoerenti con una riforma complessiva delle istituzioni, che creerebbero solo ulteriori conflitti costituzionali e gravi problemi per il governo dei territori. Ogni volta che il tema è stato affrontato in questo modo, sono stati fatti solo pasticci. Chiediamo a questo Governo un segnale di discontinuità e un forte impegno e provvedimenti condivisi e coerenti con la Costituzione”.

TAGLI ALLE PROVINCE: E’ EMERGENZA SCUOLA

“Abbiamo fatto una rilevazione: per quanto riguarda  il piano programmatico delle opere, le Province per il 2013 avevano definito impegni di spesa per investimenti nelle scuole pari a 727.894.774 euro. A causa dei tagli imposti e degli obiettivi di patto di stabilità, che stanno azzerando la capacità di programmazione in opere e infrastrutture, le Province sono state costrette a ridurre questi impegni di 513.272.984 euro
Pertanto, a fronte di una necessità di interventi pari a oltre 727 milioni di euro, potranno essere realizzate opere solo per 212.080.789 euro”. E’ l’allarme lanciato oggi dal Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, che ha presentato alla stampa i risultati di un monitoraggio sull’emergenza scuole relizzato dall’associazione, che trovate in allegato.
“Le Province sono state responsabili e in questi anni hanno fatto la loro parte nonostante i pesanti tagli di risorse subiti. Ma nell’agenda politica dei Governi che si sono succeduti come in quella dei Parlamenti, la Scuola e l’edilizia scolastica non sono state considerate una priorità per il Paese.  
Piuttosto che intervenire in maniera organica in un settore così importante per il futuro del Paese, sono stati operati tagli sostanziosi al personale ed è mancato un investimento reale, in particolare sull’edilizia scolastica.
Occorre dunque necessariamente invertire questa tendenza e considerare la Scuola pubblica quale priorità del Paese su cui occorre investire”.

Queste le richieste delle Province al Governo:
•    la riduzione del taglio alle Province di 400 milioni di euro per il 2013;

•    l’esclusione dai vincoli del Patto di stabilità interno relativamente agli interventi per l’edilizia scolastica, per assicurare la manutenzione ordinaria e garantire nell’immediato la ripresa degli investimenti in opere e infrastrutture

•    la previsione di un Piano triennale straordinario per Province e Comuni di almeno 1 miliardo di euro l’anno per la messa in sicurezza degli edifici e per gli interventi di ammodernamento della scuola secondaria superiore che superi il concetto dell’emergenza per quello della programmazione che consenta, attraverso procedure snelle, un intervento tempestivo da parte dell’ente locale e una reale programmazione territoriale.

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Debiti Pa: via libera all’accordo sul riparto da Anci e Upi

“L’accordo che abbiamo sottoscritto oggi in Conferenza Stato città sul riparto degli importi per il pagamento dei debiti della PA alle imprese segna un passaggio importante, e la rapidità in cui è stato concluso l’iter è un segnale positivo per il Paese della capacità di risposta di Governo, Province e Comuni su un tema così urgente”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine della Conferenza Stato Città convocata in via straordinaria nel pomeriggio di oggi per siglare l’accordo che sancisce l’individuazione delle modalità di riparto fra i singoli enti locali degli importi dei pagamenti dei debiti da escludere dal patto di stabilità interno 2013.

“Province e Comuni – sottolinea Saitta – hanno svolto al meglio i compiti, anche complessi, che il decreto assegnava loro. Abbiamo certificato la necessità di allentare il patto di stabilità per pagare 4 miliardi di debiti dei Comuni e 1,2 miliardi di debiti delle Province. E’ indispensabile che il Parlamento ci permetta di pagare per intero la cifra totale di 5,2 miliardi, trovando i 200 milioni che ora mancano. E’ un impegno che abbiamo preso con le imprese e che deve essere mantenuto”.

PAGAMENTI PA: LE PROVINCE AL SOLE 24 ORE “SERVONO 1,2 MILIARDI”

E’ di 1,2 miliardi l’ammontare degli spazi finanziari richiesti dalle Province nell’ambito del decreto sui pagamenti della PA alle imprese.
La stima Upi, riportata oggi nell’articolo del Sole 24 ore allegato, considera il totale delle richieste per debiti scaduti al 31.12.2012 non pagati all’8 aprile, che è pari a  719 milioni di euro, e quello per debiti scaduti al 31.12.2012 già pagati a quella data ammontano a 478 milioni.
Risorse che, come sottolinea il Presidente dell’Upi Antonio Saitta al Sole 24 Ore, le Province si aspettano di vedersi riconosciute in toto.
In allegato, l’articolo del quotidiano di oggi.

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Province, Ciriani e Fontanini stoppano Serracchiani

“Debora Serracchiani ha vinto solo nella Venezia Giulia e non a Udine e Pordenone. Prima di prendere decisioni determinati sui nostri territori, compreso il futuro delle Province, ne deve discutere con noi, anche perchè sprechi e inefficienze stanno altrove”.

Questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato in una conferenza stampa congiunta dai presidenti delle Province di Pordenone e Udine, Alessandro Ciriani e Pietro Fontanini, alla neo governatrice della Regione che aveva ventilato nei giorni scorsi la chiusura degli enti intermedi.

CIRIANI – Un contrattacco supportato dai numeri snocciolati da Ciriani: “Le Province rappresentano l’1,3% della spesa pubblica nazionale, mentre le Regioni assorbono il 20% e le amministrazioni centrali il 17,6%. Inoltre la nostra Regione annovera ancora tremila dipendenti e un sacco di enti e di agenzie inutili, come Ater, comunità montane e consorzi di bonifica. Chiediamo dunque  a Serracchiani – ha proseguito –  un tavolo congiunto per discutere di un riassetto istituzionale complessivo, ma la riforma non deve essere di pancia e deve invece pensare al risparmio vero dei soldi dei cittadini. E’ paradossale  – ha continuato – che Stato e Regione, le quali hanno creato il debito pubblico, ci chiedano di chiudere”. Invitiamo Serracchiani – ha poi aggiunto – a invertire la rotta e a non procedere al commissariamento della Provincia di Pordenone. Siamo gli enti più virtuosi e abbiamo tagliato i costi della politica in tempi non sospetti. Non ci stiamo a fare la parte di agnello sacrificale – ha concluso – solo perchè non abbiamo competenze a contatto diretto con i cittadini”.

FONTANINI – Per Fontanini, appena rieletto presidente, “la regione uscita dalle ultime elezioni è duale: il Friuli e la Venezia Giulia, che oltre ad essere due realtà storiche, hanno due orientamenti politicamente molto diversi, con la Venezia Giulia che ha dato un’indicazione molto forte a favore della Sinistra e con il Friuli che ha indicato, in maniera inequivocabile, la preferenza per il Centro Destra. Pordenone e Udine, inoltre, sono nettamente più forti demograficamente e economicamente. La mia recente elezione – ha aggiunto – è anche un segnale forte per il futuro delle Province perché non è vero che i friulani sono contro le Province: c’é però bisogno di far sapere all’opinione pubblica l’importanza del ruolo che rivestono”.

 

 

Emergenza Lavoro, Saitta: “Tenere insieme sviluppo e occupazione.

“Per rimettere il lavoro al centro delle priorità dell’azione di governo bisogna puntare su politiche pubbliche capaci di fare crescere le opportunità di incontro tra domanda e offerta di lavoro”. 

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta ricordando come “ieri i sindacati unitariamente nelle piazze e il Presidente Letta nel suo discorso programmatico, hanno sottolineato la necessità di tenere insieme lo sviluppo territoriale e la crescita occupazionale.  Ma tra gli strumenti più utili ad aiutare chi cerca lavoro c’è l’orientamento, la formazione, il raccordo diretto con le imprese. Tutte attività che sono tipiche degli oltre 550 centri per l’impiego gestiti dalle Province, che svolgono in tutta Italia le funzioni di erogazione dei servizi per l’informazione, l’orientamento e l’inserimento al lavoro, l’assistenza e la consulenza gratuita per chi intende mettersi in proprio. Ogni anno circa 2.400.000, tra cittadini ed imprese, si rivolgono a questi uffici pubblici per richiedere servizi che riguardano  il lavoro e l’accesso agli incentivi.

Ma da anni ormai su questi servizi strategici i Governi che si sono susseguiti hanno scelto di non investire. Un errore – sottolinea Saitta – che ha indebolito un sistema che va invece potenziato. Siamo pronti a parlarne da subito con il Ministro del Lavoro Enrico Giovannini – prosegue il Presidente dell’Upi – per offrire il nostro contributo di proposte per una strategia comune che miri a migliorare il servizio e a  garantire livelli essenziali su tutto il territorio nazionale. Bisogna definire una gamma fondamentale dei servizi che tutti i centri per l’impiego devono erogare, omogenea e garantita a livello nazionale. Ma bisogna anche utilizzare questi centri, cui le imprese si rivolgono per chiedere le professionalità di cui necessitano, per definire i reali fabbisogni di professionalità necessari sui territori così da metter e in campo programmi di formazione strettamente legati alla domanda di lavoro locale. Altrimenti la formazione non sarà davvero propedeutica all’inserimento professionale.  Si tratta di scegliere – conclude Saitta – se investire su politiche di sostegno alla crescita anche personale di chi cerca occupazione, o preferire lasciare solo chi perde il proprio posto di lavoro o non riesce a trovarne uno”.

IL NUMERO DI MARZO – APRILE DELLA RIVISTA UPI LE PROVINCE

In questo numero:
Intervista Sartori (Sondrio): «Province, no abolizione, più competenze» (a pag 12)
Intervista Pastacci (Mantova): «Servizi a rischio per colpa del patto di stabilità» (a pag 16)

FOCUS
Benevento Sinergia tra turismo e sviluppo sostenibile per rilanciare il territorio (a pag 22)
Prato Riqualificazione urbana sostenibile in un progetto della Provincia ( a pag 26)
Reggio Emilia Valorizzazione e sviluppo dei mestieri tradizionali come volano di crescita (a pag 30)
Padova Lo Stato deve restituire alla Provincia 36 milioni di euro (a pag 32)

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SAITTA SU PROVINCE “SIA RIFORMA NON SMEMBRAMENTO DI SERVIZI E SMOBILITAZIONE DEL PERSONALE”

“Se il lavoro della Convenzione delle riforme costituzionali si riducesse alla smobilitazione delle Province e allo smembramento dei servizi che queste erogano e del personale che vi lavora sarebbe l’ennesima burla per il Paese. Non si produrrebbero risparmi ma aumento della spesa pubblica, si metterebbe il personale in mobilità e crollerebbe il livello dei servizi ai cittadini”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, a proposito della Convenzione per le riforme costituzionali annunciata ieri dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta. “Chi conosce il Paese reale – ha detto Saitta – sa bene che i comuni italiani non sono in grado di esercitare le funzioni che oggi sono delle Province. Se si è detto che 107 province sono troppe perché troppo piccole per esercitare funzioni di area vasta, come si può ora dire che comuni piccoli e piccolissimi sarebbero in grado di farlo senza problemi? E siamo sicuri che le Regioni, cui da sempre si imputa di non svolgere la loro funzione essenziale, cioè legiferare, siano le istituzioni più idonee a gestire l’amministrazione di servizi diretti ai cittadini? Non è un caso se in tutta Europa le Province esistono ed esercitano le stesse funzioni di quelle italiane. La Convenzione – aggiunge Saitta – deve essere l’occasione per sciogliere questi dubbi, per ridefinire l’intero sistema istituzionale del Paese, per intervenire su Regioni, Province, Comuni, per ridurre la spesa pubblica tagliando gli enti strumentali, che sono inutili fonti di spreco,  e riducendo gli uffici dello stato sul territorio, un costo ormai insostenibile per la pubblica amministrazione, per rivedere il sistema bicamerale e dimezzare il numero dei parlamentari. Se si continua a raccontare ai cittadini che, tolte le Province, vedranno risolti tutti i loro problemi – conclude Saitta –  il riscatto della buona politica ancora una volta non ci sarà e quello dell’astensione alle elezioni di qualunque livello istituzionale diventerà il primo partito italiano”.

In allegato, un estratto dal discorso per la fiducia alle Camere del Presidente del Consiglio Enrico Letta, con i passaggi inerenti le Province e gli enti locali

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Governo Letta, Saitta “Le Province vogliono prendere parte alla Convenzione costituzionale. Intanto però non toglieteci le risorse per strade e scuole”

“Ci aspettiamo – afferma Saitta – che la Convenzione affronti il tema del riordino istituzionale partendo dai dati reali della spesa pubblica italiana. Se si decide di abolire le Province, che sono l’1% della spesa pubblica e non si interviene sulle Regioni e sugli enti strumentali, che sono i veri centri di costo del Paese, che almeno lo si dica con onesta’

ai cittadini. Ribadiamo pero’ – aggiunge Saitta – che il percorso di abolizione delle Province che si e’ deciso di seguire non deve essere considerato una scusa per non permettere, ora e finche’ queste istituzioni continueranno ad operare, di garantire i servizi essenziali ai cittadini. Le priorita’ di questo Paese  come ha detto lo stesso Presidente Letta, sono  il lavoro, che passa dallo sviluppo economico locale, la tenuta dello stato sociale, che si fonda sul sistema di welfare assicurato da Province e Comuni, il rilancio e la modernizzazione della scuola pubblica. I nodi dei drammatici tagli ai bilanci e della modifica del Patto di stabilita’ non devono essere elusi o lasciati indietro, con la scusa della riforma che si fara’, certo, ma con i suoi tempi. I cittadini devono ancora potere contare  su servizi essenziali efficienti e di qualita, le scuole e le strade hanno bisogno di investimenti e manutenzione che non mettano a rischio la sicurezza di chi ci studia o le percorre ogni giorno. Questi interventi vanno fatti subito'”

 

 

29 Aprile 2013

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