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Uccisione impiegate Regione Umbria: il cordoglio dell’Upi

“Come Presidente dell’Unione delle Province d’Italia voglio esprimere, a nome delle istituzioni che rappresento, tutto il cordoglio e la vicinanza alle famiglie delle due impiegate, uccise oggi mentre erano al lavoro negli uffici della Regione Umbria.

Personalmente provo grande sgomento e dolore per l’accaduto,  ed esprimo la vicinanza di tutti i 50mila dipendenti delle Province italiane, molti dei quali ogni giorno affrontano casi sociali drammatici e rischiano in prima persona nei Centri per l’impiego, negli sportelli per le politiche sociali, negli uffici dei territori in forte crisi.

Mi permetto di sottolineare che questi  drammi sono anche figli della propaganda contro le istituzioni e contro i dipendenti pubblici che in questi anni è stata sollevata ad arte e che è montata insieme alla rabbia di un Paese in crisi . 

E mi permetto anche di dire che quando si utilizzano termini come soppressione, cancellazione, abolizione di istituzioni, come è capitato per le Province, indicandole all’opinione pubblica come fonte di ogni male, dalla Puglia di Vendola alla Sicilia di Crocetta, si getta discredito anche su quanti in queste stesse istituzioni lavorano ogni giorno con dignità e professionalità.

Anche per rispetto verso di loro e verso il loro lavoro, una classe politica credibile dovrebbe, quando parla di riforme, sentire la responsabilità di  dimostrare ai cittadini il reale valore, in termini di risparmi economici e non di immagine,  che si attende dalle scelte”.

Le Province ai nuovi eletti: Operazione trasparenza sui costi della politica

“Il Paese ha bisogno di riforme importanti e la questione dei costi della politica è centrale. L’importante è che qualunque decisione si prenda sia stabilita non sull’onda della propaganda ma partendo dai dati reali, che sono a disposizione di tutti, facilmente reperibili anche nel web. Per questo abbiamo deciso di predisporre alcuni dossier importanti da inviare ai nuovi eletti in Parlamento, su alcuni temi cruciali, dai costi delle istituzioni locali e nazionali alle spese per gli uffici periferici dello Stato, fino al tema che da sempre solleviamo, dell’enorme spreco di spesa pubblica rappresentata dalle miriadi di enti, consorzi, aziende e società strumentali”.

 

Lo rende noto  il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine della riunione dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi che si è svolto oggi a Roma, ribadendo come “su questo tema c’è bisogno di portare all’attenzione dei cittadini e delle istituzioni il quadro reale della situazione. Il costo della politica, cioè le indennità dei politici,– sottolinea Saitta –  è di 439 milioni di euro per il Parlamento, 800 milioni di euro per le Regioni, 556 milioni di euro per i Comuni e 104 milioni di euro per le Province. Nel bilancio delle Province, questa voce rappresenta lo 0,9% del totale, 104 milioni di euro sugli 11 miliardi complessivi, che sono utilizzati per garantire ai cittadini la gestione dei servizi essenziali.  La spesa pubblica complessiva del Paese nel 2012 – ricorda il Presidente dell’Upi –  è stata di 805 miliardi di euro. Di questa, la spesa delle Province rappresenta 1,3% (11 miliardi), quella delle Amministrazioni centrali il 17,5% (141 miliardi), quella delle Regioni il 20% (182 miliardi), il 38% è la spesa per la previdenza (311,7 miliardi), il 10,6% sono gli interessi sul debito (86 miliardi) e il 9,6% la spesa dei Comuni (73,3 miliardi). E’ evidente che c’è bisogno di avviare riforme che permettano risparmi da destinare allo sviluppo economico e ai servizi essenziali – conclude Saitta –  ma è importante che il nuovo Parlamento affronti questo tema avendo chiara la reale situazione del Paese”.

 

 

I dati (riportati nelle tabelle che seguono) sono stati elaborati dalle fonti ufficiali (la banca dati del Ministero dell’Economia Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici – SIOPE 2012;  la Nota  di aggiornamento di finanza pubblica 2012, i bilanci di previsione di Camera e Senato) e sono tutti reperibili on line nei siti ufficiali delle istituzioni di riferimento.

 

 

 

 

Spesa pubblica complessiva (anno 2012): 805 miliardi di euro

 

Settore

Spesa

Amministrazione Centrale

141 miliardi di euro

Previdenza

311,7 miliardi di euro

Interessi sul debito

86 miliardi di euro

Regioni

182 miliardi di euro

di cui 114 spesa sanitaria

Comuni

73,3 miliardi di euro

Province

11 miliardi di euro

             Fonti: Banca dati Siope 2012;  Nota di aggiornamento Decisione di Finanza Pubblica sett. 2012

Le province rappresentano l’1,35% della spesa pubblica complessiva del Paese

 

I compensi 2012 degli eletti nelle istituzioni locali e nazionali

PARLAMENTO

439.732.000

di cui Senato

141.882.000

di cui Camera Deputati

297.850.000

Regioni

800.702.827

Comuni

556.593.000

Province

104.700.000

Fonti:  Bilancio Previsione Camera Senato 2012; banca dati Siope 2012

 

Tagli ai bilanci, Saitta “I dati della Ragioneria confermano l’iniquità della spending”

Quasi il 20% della riduzione della spesa pubblica prevista dalla spending review è in capo alle Province. A confermarlo sono i dati riportati nel rapporto di febbraio della Ragioneria Generale dello Stato sulle manovre di finanza pubblica del 2012.  Secondo la nota, infatti, il taglio della spesa pubblica per il 2013 a seguito della spending review sarà pari a 6,4 miliardi di euro. Di questi 1,2 miliardi sono quelli chiesti alle Province, il 18,8% del totale.

“Ancora una volta – commenta il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – è confermato l’allarme che l’Upi ha lanciato sulla assoluta iniquità di queste manovre, che colpiscono i servizi ai cittadini garantiti dalle Province e non riducono la spesa pubblica, quanto piuttosto il sistema del welfare locale. Un sistema che invece, in tempi di crisi andrebbe piuttosto confermato, perché indispensabile per sostenere le famiglie e le comunità. All’indomani delle elezioni – conclude Saitta – ci aspettiamo che il nuovo Governo e il nuovo Parlamento riaprano immediatamente il confronto con le Province ed autonomie territoriali, per trovare soluzioni che permettano a tutte le istituzioni di contribuire al taglio della spesa pubblica in maniera equa ed equilibrata, senza intaccare i servizi essenziali”.


Gli enti locali e territoriali in Italia non stanno a guardare: nel 2012 in 597 hanno elaborato un Piano di Azione per l’Energia Sostenibile

Il Paes è il principale strumento a disposizione delle amministrazioni locali e territoriali per ridurre i consumi energetici e promuovere le energie rinnovabili. E dopo la prima edizione del 2012, torna anche quest’anno il premio A+COM, promosso da Alleanza per il Clima Italia e Kyoto Club, per valorizzare i lavori migliori. C’è tempo fino all’8 marzo per partecipare

 

Ridurre i consumi energetici, promuovere le energie rinnovabili e incentivare l’adozione di comportamenti virtuosi (dal trasporto pubblico alla raccolta differenziata dei rifiuti), per favorire, con l’adozione di concrete ed efficaci politiche di prossimità, la transizione verso un territorio a basso contenuto di emissioni di carbonio. Sono sempre di più i gli enti locali e territoriali italiani, Comuni, Province, Comunità Montane ed Unioni di Comuni che elaborano e adottano un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, strumento essenziale per raggiungere, su scala territoriale, il condiviso obiettivo europeo di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020. Sono state infatti 597 (dati forniti da Alleanza per il Clima Italia onlus) – contro le 445 del 2011 – le amministrazioni che, nel 2012, hanno presentato un proprio Paes, in accordo con l’impegno preso aderendo al Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), comunità di enti locali e territoriali europei che ha deciso di intraprendere politiche condivise per raggiungere il sopracitato obiettivo 20-20-20. Oltre all’elaborazione di un proprio Paes, come ha fatto la Provincia dell’Aquila, il ruolo centrale di più di 50 Province italiane è di fungere da coordinatori per i propri comuni, accompagnandoli e sostenendoli in tutto i processo. Nell’arco di un biennio, quasi la metà (1044) dei firmatari italiani aderenti al Patto (2314 in totale) ha presentato un Paes. Un dato che, una volta tanto, mette l’Italia sullo stesso livello dell’Europa: su 4577, sono infatti circa la metà – 2371 – gli enti locali e territoriali europei che hanno già presentato un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile. 

Un impegno, quello delle amministrazioni italiane, su cui l’anno scorso ha posto l’accento il Premio A+CoM, che torna anche quest’anno per incoraggiare e stimolare le amministrazioni locali e territoriali a dotarsi di Piani che siano strumenti di lavoro ambiziosi, qualificati e operativi. Promossa da Alleanza per il Clima Italia onlus (struttura di supporto del Covenant of Mayors) e Kyoto Club, la seconda edizione di A+CoM – c’è tempo fino all’8 marzo per partecipare, info su http://www.climatealliance.it/98-170/ITA/Premio-A+CoM-2013 – selezionerà i 4 “migliori” Paes elaborati e deliberati nel 2012. L’anno scorso sono stati 9 enti locali premiati, tra i vincitori delle 4 categorie in gara (divise in base al numero di abitanti: Montaione, Castelnuovo del Garda, Lodi, Castelfranco Emilia e Genova), i segnalati (Palena e Villasanta) e i meritevoli di una menzione (Bari e Firenze). Quest’anno, per poter partecipare, i firmatari del Patto dei Sindaci devono aver previsto, nell’elaborazione dei propri Piani, azioni concrete nella “propria casa” (analizzando ed efficientando in primis gli edifici e le strutture dell’ente) e in quelli del settore residenziale, del terziario e del trasporto, considerati campi di intervento fondamentali per una politica di riduzione della CO2 che sia realmente efficace. Allo stesso tempo, il Paes deve includere anche interventi concreti in almeno tre degli altri ambiti, ugualmente essenziali: produzione locale di energia, pianificazione territoriale, acquisti pubblici, coinvolgimento della cittadinanza, degli stakeholder e del settore produttivo.

Piani saranno valutati da un comitato tecnico e da uno scientifico: il Comitato Scientifico, che potrà altresì attribuire menzioni speciali, è composto da Mario Agostinelli, presidente Associazione Energia Felice; Stefano Caserini, docente Politecnico di Milano; Annalisa Corrado, direttore tecnico AzzeroCO2; Antonio Lumicisi, Ministero dell’Ambiente; Francesco Musco, esponente consiglio nazionale di Legambiente; Massimo Scalia, docente di fisica Università La Sapienza; Karl-Ludwig Schibel, coordinatore Alleanza per il Clima Italia; Gianni Silvestrini, direttore scientifico Kyoto Club; Maria Rosa Vittadini urbanista Università Iuav di Venezia; Silvia Zamboni, giornalista ambientale

Per candidarsi, le amministrazioni potranno comunicare la propria adesione tramite raccomandata A/R alla sede dell’Alleanza per il Clima onlus (Via Marconi 8, 06012 Città di Castello – Pg) o per email alla casella di posta certificata [email protected], attenendosi alle modalità indicate nel regolamento.

Investimenti Province: in cinque anni 44% in meno

“I tagli ai bilanci e i vincoli imposti dal patto di stabilità hanno fatto crollare la capacità di investimento delle Province di oltre il 44% in meno in soli 5 anni. Il risultato di queste scelte è stato il progressivo impoverimento del tessuto economico dei territori e il continuo indebolimento della rete di servizi sociali garantiti ai cittadini. Con un crollo degli investimenti locali  di questa portata non c’è alcuna possibilità di ripartire”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, ribadendo le proposte al futuro Governo, che l’Associazione ha voluto rilanciare anche attraverso la campagna di informazione su quotidiani, web e radio.

“Facciamo ripartire gli investimenti delle Province – dice Saitta – è il messaggio che abbiamo voluto fare arrivare ai futuri candidati a Governo e Parlamento, ed è un messaggio che va a sostegno, prima di tutto, della rete delle piccole e medie imprese italiane, che sono le prime vittime di questo assurdo patto di stabilità che lascia oltre 2 miliardi di euro inutilizzati nelle casse delle nostre amministrazioni. Abbiamo progetti pronti nei cassetti che non possiamo fare partire e opere ferme o rallentate perché non ci è permesso pagare gli stati di avanzamento lavoro. Se potessimo utilizzare le risorse bloccate dal patto per aprire i cantieri otterremo il duplice risultato di sostenere lo sviluppo locale, salvando migliaia di posti di lavoro, e assicurare l’ opera indispensabile di manutenzione e messa in sicurezza di strade e scuole. Anche perché le Province hanno già avviato una operazione importante di riqualificazione della spesa: dal 2008 ad oggi il nostro livello di spesa corrente, quella cioè più rigida, destinata al pagamento degli stipendi del personale e alla gestione ordinaria della macchina amministrativa è scesa di ben oltre il 12%. Non ci sembra  ci siano altre istituzioni che abbiano fatto lo stesso, anzi, nel resto della Pubblica amministrazione questo capitolo continua a salire”.

Per questo le Province hanno definito alcune proposte indispensabili  per sostenere la ripresa degli investimenti, a partire da un radicale ripensamento del patto di stabilità interno, che è il primo freno per le amministrazioni locali. “E’ necessario liberare almeno parte dei residui di parte capitale che sono nelle casse degli enti –  spiega Saitta – e prevedere il patto che sia allentato a fronte di operazioni di riduzione del debito che gli enti hanno realizzato in questi anni, almeno per far fronte alla ripresa degli investimenti. Così come occorre rivedere i tagli imposti dalle manovre economiche alle Province, che rischiano di mandare in dissesto gli enti, e abbandonare la strada dei tagli lineari, prevedendo piuttosto criteri che tengano conto dei diversi ruoli e delle funzioni svolte nelle diverse Regioni.

“Dopo l’appello che abbiamo lanciato sulla messa in sicurezza delle scuole pubbliche – conclude il Presidente dell’Upi – ci sembra che questo tema stia cominciando ad entrare nei dibattiti dei candidati alle prossime elezioni , fin qui troppo poco centrati sui servizi ai cittadini. Anche sulla ripresa degli investimenti ci auguriamo che sia compreso il legame imprescindibile che queste misure avrebbero per favorire lo sviluppo economico locale

STOP AI CANTIERI SENZA FONDI: IL SOLE 24 ORE RILANCIA L’ALLARME UPI SUGLI INVESTIMENTI

Una inchiesta del Sole 24 Ore rilancia oggi l’allarme Upi sugli investimenti bloccati dal patto di stabilità. Nell’articolo, in cui sono raccontati alcuni casi di lavori bloccati, in particolare nelle Province di Arezzo, Ravenna, Padova, Treviso e Verbano Cusio Ossola, il commento del Presidente dell’Upi Antonio Saitta “Ci hanno tagliato due miliardi dal 2011 al 2013, ma paraddoslamente i cantieri non si stanno bloccando per questo”.

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SICUREZZA STRADALE E INVESTIMENTI

“Le proposte presentate oggi dall’ACI sulla mobilità e la sicurezza stradale sono pienamente condivisibili. Occorre rilanciare gli investimenti e scegliere con determinazione la strada della mobilità sostenibile”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, riguardo alle proposte ai candidati alle prossime elezioni presentate oggi dall’ACI.

“Le Province – ricorda Saitta – gestiscono oltre l’80% della rete stradale nazionale, 134 mila chilometri di strade, e su queste concentrano gli interventi di manutenzione e messa in sicurezza.

Per questo nel nostro Manifesto per il Paese abbiamo ribadito che l’ammodernamento e la messa in sicurezza della rete viaria provinciale, come il completamento delle opere già in essere, sono azioni necessarie che non devono essere bloccate dai vincoli del patto di stabilità interno, ma devono poter essere inserite nelle linee di azione prioritarie del prossimo Governo all’interno di un piano straordinario di investimento sulle infrastrutture di comunicazione.

Mettere in sicurezza le strade, investire in mobilità sostenibile, rendere sempre più efficiente e moderno il sistema viario de Paese – aggiunge Saitta – non solo è indispensabile per garantire alle imprese una rete di infrastrutture che non sia di ostacolo ai commerci, ma è una condizione imprescindibile per il miglioramento della sicurezza stradale. Se vogliamo davvero ridurre i livelli di incidentalità, serve favorire la qualità delle strade e accompagnare l’ammodernamento delle strade con l’incremento delle tecnologie intelligenti. Troppo spesso si dimenticano gli alti costi sociali connessi alla incidentalità”.  

CONFERENZA STAMPA – LE PROPOSTE DELLE PROVINCE PER IL PAESE

Le province italiane presentano il Manifesto programmatico per la prossima legislatura.

“Nel pieno della campagna elettorale – afferma il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta –  il Paese ascolta ogni giorno dichiarazioni dei leader che si candidano a guidare l’Italia per i prossimi 5 anni. Eppure, analizzando i dibattiti politici e le dichiarazioni dei diversi candidati premier e dei rappresentanti dei partiti politici, ci sembra che alcune tematiche rischino di rimanere troppo ai margini.

Come Province – sottolinea Saitta – abbiamo provato a definire alcune proposte programmatiche da sottoporre ai candidati al prossimo Governo e Parlamento.

L’obiettivo non è di produrre l’ennesimo manifesto di rivendicazioni, quanto piuttosto di riportare l’attenzione su questioni che riteniamo centrali per il Paese.

Crediamo che chi si candida a guidare l’Italia per i prossimi cinque anni dovrà considerare prioritario investire nella scuola, nella formazione e negli strumenti che possono sostenere le politiche attive per il lavoro; che per dare nuove opportunità alle imprese e alle economie locali serva intervenire sulle piccole reti di infrastrutture viarie, che sono ormai obsolete; che l’Italia abbia bisogno di attivare politiche che consentano alle istituzioni e alle imprese di cogliere la sfida della green economy e delle infrastrutture immateriali, coniugando la crescita e la diffusione di know how alla promozione dello sviluppo sostenibile; che occorre garantire la messa in sicurezza del Paese, con un’opera costante di contrasto al dissesto idrogeologico e di valorizzazione e tutela del nostro immenso patrimonio paesaggistico”.

La conferenza stampa si terrà giovedì 31 gennaio 2013, alle ore 12,00 presso la sede dell’Unione delle Province d’Italia, Piazza Cardelli 4 (Roma).

Mobilitazione nazionale imprese

“La politica non può restare indifferente alla crisi che sta decimando il sistema delle imprese e il prossimo Governo dovrà dare risposte chiare ed immediate al drammatico appello che oggi arriva attraverso la mobilitazione nazionale promossa dalle loro Associazioni di categoria”.

Lo afferma il vice Presidente nazionale dell’Unione Province Italiane e responsabile dello Sviluppo economico Enrico Di Giuseppantonio.

“Le Province condividono i temi proposti dalle Imprese: va decisamente ridotta una intollerabile pressione fiscale, bisogna garantire e rendere più conveniente l’accesso al credito  – dice ancora Di Giuseppantonio. Sono inoltre necessarie la semplificazione delle norme per favorire nuove assunzioni e produttività, investimenti nella realizzazione di infrastrutture e bisogna portare avanti quell’azione di semplificazione e snellimento burocratico che le Province hanno già avviato da tempo. Le Province chiederanno che tali questioni, sulle quali si gioca il futuro di una fetta rilevante del futuro economico e sociale del nostro Paese, abbiamo la priorità nell’agenda di lavoro del prossimo Governo”.

Crisi Edilizia: Saitta “Ascoltare allarme dell’Ance.

“Il nuovo Governo e il nuovo Parlamento devono ascoltare il grido d’allarme lanciato dall’Ance, che le Province non possono che sottoscrivere. Bisogna sbloccare subito le risorse degli enti locali per avviare un piano di opere pubbliche, dando la massima priorità alla messa in sicurezza, all’ammodernamento e alla riqualificazione delle scuole pubbliche”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Antonio Saitta, commentando le dichiarazioni del Presidente dell’Ance Paolo Buzzetti sulla gravissima crisi del settore edile.

“Fino ad oggi – sottolinea Saitta – si è scelta la strada dei tagli alle risorse degli Enti locali, che ha colpito i bilanci delle Province in modo drammatico.

La capacità di produrre investimenti delle nostre amministrazioni è crollata di oltre il 44% in soli 5 anni. Se non si inverte immediatamente questa tendenza e non si liberano le tante risorse bloccate inutilmente dal patto di stabilità non sarà possibili agire per fare ripartire la crescita.

I Governi passati non hanno voluto ascoltare questo allarme: noi lo riproporremo con forza a chi prenderà la guida del Paese per i prossimi 5 anni.

Abbiamo bisogno di riprendere ad investire nelle piccole opere, che sono quelle che possono nell’immediato sostenere le imprese locali; e abbiamo bisogno di mettere in sicurezza le nostre scuole, di renderle moderne, di ricostruirle perché possano offrire agli studenti il luogo ottimale in cui crescere e apprendere.

La piattaforma delle proposte delle Province, che la settimana prossima presenteremo alla stampa e che nei prossimi giorni porteremo a tutti i candidati al Parlamento, parte proprio da queste priorità”.

 

 

 

Pubblicato sulla GU del 14 gennaio 2013 il Dpcm 28 settembre 2012

Riparto delle risorse, stanziate dall’articolo 23, comma 9 del decreto-legge n. 95 del 6 luglio 2012, per gli interventi connessi alle eccezionali avversita’ atmosferiche che hanno colpito il territorio nazionale nel mese di febbraio 2012. (13A00169) (GU n.11 del 14-1-2013) 

 

 

Riforme Costituzionali: su Il Sole 24 ore di oggi un intervento del Prof. Valerio Onida

“La vera riforma sarebbe la modifica del bicameralismo. Quanto alle Regioni e agli enti locali  il quadro generale non dovrebbe cambiare: abolire tutte le Province (e non solo nelle Regioni piccole e piccolissime) non è una misura ragionevole“. Lo scrive oggi il Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Prof. Valerio Onida, in un lungo intervento pubblicato sul quotidiano Il Sole 24 Ore.

In allegato, il testo dell’articolo.

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