Esplora tutte le news

Riforme Province, Saitta: “Governo prigioniero di un annuncio”.

“Il Governo e il Parlamento, per dare attuazione ad un annuncio e cancellare la classe politica che amministra le Province, faranno spendere al Paese almeno 2 miliardi”. Lo ha detto oggi il Presidente dell’Upi Antonio Saitta, illustrando alla stampa i risultati del Dossier “Quanto costa il Disegno di Legge Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni? Più Costi  –  Meno Democrazia” elaborato dall’Upi.
“Vorrei chiarire che il dossier che abbiamo predisposto, e che consegneremo a tutti i parlamentari, vuole essere un contributo per fare chiarezza su alcune domande che fino ad ora il Governo non si è posto. Non ci si è chiesti quanto costerà al Paese l’attuazione del Disegno di Legge sulle Città metropolitane, sulle Province e sulle Unioni dei Comuni, e nemmeno quale sarà il risparmio. Il Governo ha affermato che “spera che il risparmio ci sarà, come è ovvio”. Ma se non sappiamo ancora a chi saranno assegnate le funzioni, il personale, i bilanci, i debiti, il patrimonio, le quote di patto di stabilità, la quota di tagli per il 2014, che oggi attengono alle Province, che senso ha assegnare l’urgenza a questo provvedimento?” Secondo le rilevazioni effettuate dall’Upi incrociando i dati di bilancio del Siope e quelli delle singole Province, ci si troverebbe di fronte ad un aumento di + 645 milioni di euro solo dall’aumento delle spese di riscaldamento, manutenzione, progettazione realizzazione e collaudo delle 5.179 scuole delle Province che passerebbero ai Comuni, e di 1,4 miliardi dal trasferimento delle funzioni delle Province alle Regioni. “Arriviamo a 2 miliardi solo da questi due settori che abbiamo analizzato, ma proseguiremo a verificare tutti i costi voce per voce“ ha aggiunto il Presidente Saitta.
Aumenti che sono stati sottolineati dal Presidente del Consiglio direttivo dell’Upi, Leonardo Muraro, che ha ricordato come oggi “le Province possono realizzare economie di scala proprio sugli edifici scolastici, aumentando l’efficienza e modernizzando le strutture. Nella mia Provincia abbiamo adottato un sistema di appalto centralizzato per tutte le scuole che ci permette non solo di risparmiare, ma di centrare gli obiettivi sul risparmio energetico indicati dall’Europa. Non solo, abbiamo creato dei veri e propri Campus che ci consentono, in una sola grande struttura, di ospitare studenti di diversi istituti superiori. In questo modo 1 sola palestra basta per 7 diverse scuole, e non abbiamo problemi di sovraffollamento o di mancanza di aula perché, a seconda delle iscrizioni, riusciamo ad utilizzare al meglio tutti gli spazi esistenti. Un Comune non potrebbe mai gestire una struttura di oltre 10.000 ragazzi!”.
“Questo disegno di Legge – ha aggiunto la Presidente della Provincia di Padova Barbara Degani – risponde ad interessi che riguardano solo 10 grandi Comuni capoluogo, ma i piccoli Comuni sono completamente tagliati fuori. Una riforma che dovrebbe riguardare tutto il Paese si fa solo per le Città metropolitane, al di fuori di ogni logica, e con aggravio dei costi”. Il Vice presidente dell’Upi, Angelo Vaccarezza, poi ha voluto lanciare l’allarme sui commissariamenti ricordando che “a maggio 2014 tutte le Province saranno commissariate e invece la Consulta ha spiegato bene che ciò non si può fare; nel frattempo altri nostri Enti sono stati commissariati e i presidenti sostituiti da prefetti, cosa del resto che sta avvenendo dal 2011. Che dire? Tutto ciò è roba da ventennio, siamo al regime”.
“Quello che chiediamo al Parlamento – ha detto Saitta – è di non accettare di esaminare un Disegno di riforma così importante senza una istruttoria tecnica serie ed una vera analisi dei costi e dei benefici. Siamo certi in Parlamento possa esserci un dibattito vero intorno a questo provvedimento, ma se si dovesse decidere di mettere la fiducia sul testo, chiediamo al Parlamento di non rendersi corresponsabile di un provvedimento che fa aumentare di almeno 2 miliardi la spesa pubblica”.

Documenti allegati:

Riforme Province, Saitta “Regioni confermano il caos”

“Oggi è emerso con chiarezza che anche le Regioni hanno forti preoccupazioni rispetto al caos che deriverebbe dal Disegno di Legge Delrio di Riforma delle Province, dei Comuni e delle Città metropolitane. Non solo, proprio le Regioni sollevano il tema della tutela dei 56.000 dipendenti delle Province, su cui noi da tempo abbiamo lanciato l’allarme nella disattenzione delle organizzazioni sindacali.  I dati che abbiamo analizzato nel dossier che presenteremo domani mettono nero su bianco non solo questo caos, ma l’aumento della spesa pubblica e la riduzione dei servizi ai cittadini, alle imprese e ai territori che ne deriverebbe”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, sottolineando che “lo studio sarà consegnato anche a tutti i parlamentari, considerato che proprio oggi la Conferenza dei Capigruppo ha accolto la richiesta del Governo di assegnare la procedura d’urgenza  a questo Disegno di Legge. Siamo certi che il Parlamento vorrà cogliere il nostro dossier come un contributo necessario a modificare nella sostanza un provvedimento che ormai tutti definiscono problematico e che fa aumentare la spesa pubblica, e che l’urgenza del Governo non si trasformerà nelle aule in assenza di confronto”.

 

Seminario “Le Province in Europa” – Roma, 3 ottobre ore 10.30-13.00.

Il Parlamento italiano in questi giorni sta iniziando l’esame dei provvedimenti emanati dal Governo sulle Province: AC 1540 di  “Conversione in legge del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93” sul commissariamento delle province”; AC 1542  “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni”.

 

Queste proposte sono in controtendenza rispetto a quanto avviene nel resto d’Europa, dove le Province sono una realtà presente e vitale: in tutti gli stati partner dell’Italia in Europa il sistema istituzionale è costruito su tre livelli di governo, Regioni Province e Comuni, o gode di protezione Costituzionale

 

E’ a partire da queste premesse e dalla sintonia con la dimensione europea che l’Italia deve avviare il processo di riforma delle istituzioni del Paese, poiché queste basi rappresentano la chiave di lettura obbligata di un percorso di riorganizzazione territoriale nazionale che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, voglia realmente porsi in linea sia con i principi della Costituzione italiana, che con il sistema di democrazia partecipata dal basso disegnata dalle istituzioni comunitarie.

 

Al fine di studiare e paragonare i diversi modelli istituzionali, l’Unione delle Province d’Italia ha organizzato un Workshop con i Presidenti delle Province di Germania, Francia, Spagna e Belgio, che illustreranno alla presenza dei nostri parlamentari le esperienze e i processi di riforma territoriale che sono stati avviati all’estero, in coerenza con la Carta Europea delle Autonomie Locali.

 

Il seminario politico sul tema “Le Province in Europa e la Carta Europea delle Autonomie Locali” si terrà a Roma, presso la Sala Convegni del tempio di Adriano a Piazza di Pietra il prossimo 3 ottobre dalle ore 10.30 alle 13.00, come da programma allegato

Documenti allegati:

PROVINCE: DEPOSITATO AL CAL UN ATTO DEL PRESIDENTE CESETTI PER CHIEDERE ALLA REGIONE DI PROMUOVERE LA QUESTIONE DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE

In data odierna il Presidente della Provincia di Fermo Fabrizio Cesetti ha depositato al Consiglio delle Autonomie Locali della Regione Marche un atto – che verrà discusso nella prossima seduta dell’11 ottobre – affinché lo stesso CAL chieda alla Regione, qualora l’art 12 del D.L. 93/2013 (che prevede il commissariamento delle Province alla scadenza degli attuali mandati) venga convertito in legge, di promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionaleper la dichiarazione dell’illegittimità del citato articolo per violazione degli articoli 1, 5, 48, 77 e 114 della Costituzione e così consentire il rinnovo democratico degli organi elettivi delle Province nel turno elettorale amministrativo previsto per la primavera 2014.

“Comunque vada a finire la questione – rimarca il Presidente Cesetti – pretendiamo che la Provincia di Fermo e le Province di Ascoli Piceno, Pesaro-Urbino ed Ancona vadano al voto alle prossime elezioni, ritenendo inaccettabile, specialmente dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale, la previsione del loro commissariamento alla scadenza. E questa volta la Regione Marche non potrà sottrarsi dall’investire la Corte Costituzionale, perché non si tratta soltanto di mantenere o meno le Province, ma sono in discussione i principi fondamentali della democrazia rappresentativa”.

Documenti allegati:

Province, Saitta “Governo chiede urgenza su legge che aumenta spesa pubblica”

“Il Governo chiede al Parlamento la procedura d’urgenza per il Disegno di Legge Delrio sulle Province, che produrrà l’aumento della spesa pubblica, mentre è a caccia di risorse per coprire la sospensione dell’Imu e per scongiurare l’aumento dell’Iva. Quando la demagogia guida la politica le ragioni della buona gestione dei soldi dello Stato non contano”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la notizia della richiesta avanzata dal Ministro Dario Franceschini al Parlamento di assegnare la procedura d’urgenza al Disegno di Legge su Province, Unioni di Comuni e Città metropolitane.

“Sembrerebbe che nel Governo nessuno sia interessato a verificare quali sarebbero le conseguenze in termini di aumento di spesa pubblica che deriverebbero da questo Disegno di Legge. Eppure è del tutto evidente che disperdere le funzioni delle Province, il personale, il patrimonio, i debiti, tra altre istituzioni farà moltiplicare i centri di spesa. Solo considerando lo spostamento dei 5000 edifici scolastici ai Comuni, si calcolano 800 milioni di euro di spesa pubblica in più. Giovedì prossimo presenteremo un dossier sul conto degli sprechi di risorse che deriverebbero dal DDL Delrio che si ritiene tanto urgente. Costi di cui certo un Paese alla ricerca di coperture  per la seconda rata dell’Imu , per scongiurare l’aumento dell’Iva, per alleggerire la service tax, per garantire gli esodati, per assicurare la Cig in deroga, per abbassare i ticket sanitari, non ha davvero bisogno”.

Commissariamenti Province: l’Upi Veneto scrive ai parlamentari e al Presidente Zaia

L’UPI Veneto scrive ai Parlamentari e al Presidente della Regione Veneto. L’iniziativa è volta a sensibilizzare i Parlamentari, impegnati nella discussione per la conversione in legge del D. L. 93/2013 sul contrasto alla violenza di genere, sui contenuti dell’art. 12 del decreto che, inserito in un contesto del tutto estraneo per materia, mira ad impedire il rinnovo democratico degli organi delle Province nel 2014.

“Questi provvedimenti inseriti peraltro in un decreto legge concernente materie sulla violenza di genere e la sicurezza suscitano perplessità sul piano delle legittimità costituzionale – dichiara il presidente dell’Upi Veneto, Leonardo Muraro – Per questo abbiamo rivolto due appelli ufficiali, pur convinti della necessità di una riforma complessiva ma organica dell’architettura statale. Già il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni si è attivato per il ricorso alla Corte Costituzionale sull’illegittimità dell’art. 12 del dl 93/2013”.

In tutte e due le lettere si parte dall’esame dell’art.12 del DL 93/2013 che prevede:

 

  1. La conferma dei provvedimenti di scioglimento degli organi e di nomina dei commissari nelle amministrazioni provinciali disposti in applicazione dell’art. 23 del decreto salva Italia dichiarato incostituzionale con la sentenza 220/2013;
  2. La proroga dei commissariamenti in essere fino al 30 giugno 2014;
  3. Il commissariamento degli Enti i cui organi cessano per scadenza naturale o altri motivi nel periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2014;
  4. La sospensione di ogni norma relativa alla riduzione di spesa negli uffici periferici dell’amministrazione civile dello Stato (ovvero le Prefetture).

 

Nella prima lettera, si chiede ai Parlamentari un impegno per il ripristino della legalità costituzionale, attraverso l’approvazione di emendamenti che rimuovano dall’art. 12 del D. L. 93/2013 la previsione dei commissariamenti delle Province fino al 30 giugno 2014, in modo da consentire il rinnovo democratico degli organi nel turno elettorale amministrativo della primavera 2014. Per la nostra Costituzione, sin dalla sua entrata in vigore nel 1948, è un dato indiscutibile la natura elettiva e democratica delle Province, espressione del principio democratico e della sovranità popolare su cui si fonda il nostro ordinamento in virtù dell’art. 1 della Costituzione. Per queste motivazioni, che attengono al rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, le Province del Veneto, pur nella consapevolezza dell’esigenza di perseguire un disegno organico di riforma complessiva del sistema, si appellano ai Parlamentari della Repubblica affinché rimuovano questo ulteriore ed inammissibile vulnus ai principi democratici ed auspicano un percorso aperto di confronto con Governo e Parlamento sulle riforme, come peraltro previsto dal disegno di legge costituzionale di istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali, già approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica, che prevede che il Comitato deve disporre la consultazione delle autonomie territoriali, a fini di coinvolgimento nel processo di riforma.

 

Nella lettera alla Regione Veneto le Province Venete sottolineano che  nel caso  di una conversione in legge senza modifiche dell’art. 12 del D. L. 93/2013, l’unico rimedio consentito dall’ordinamento è il ricorso alla Corte Costituzionale che è attivabile soltanto dalla Regione. Infatti le conseguenze dell’art. 12 sono evidenti. La Provincia di Belluno, commissariata dal mese di ottobre 2011 non potrebbe rinnovare gli organi neanche nella primavera 2014; lo stesso accadrebbe per la Provincia di Vicenza già commissariata da oltre un anno. Verrebbero altresì gestite da un commissario, alla scadenza naturale del 2014 le Province di Padova, Verona e Rovigo. Per la Provincia di Venezia, in assenza di norme vigenti sull’istituzione della città metropolitana, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 220/2013, sarebbe anch’essa commissariata. E’ evidente la situazione inaccettabile che deriverebbe. Per questi motivi, i Presidenti delle Province del Veneto chiedono alla Giunta Regionale di attivarsi per il ricorso alla Corte Costituzionale per la dichiarazione di illegittimità dell’art. 12,  confermando la disponibilità a sostenere la Regione come avvenuto per il ricorso presentato ed accolto dalla Corte avverso le norme del decreto salva Italia e del decreto sulla spending review in materia di riordino delle Province.

In allegato, le lettere inviate

Documenti allegati:

Province: Saitta incontra Coordinamento Dipendenti

Preoccupazioni per il loro futuro lavorativo, per la tutela delle professionalità e del posto di lavoro e profondo rammarico per la mancanza di considerazione da parte della politica, del valore del servizio che quotidianamente rendono.

Questo quanto espresso dal Coordinamento dei Dipendenti della Provincia di Roma, che, appena costituito, ha voluto incontrare il Presidente dell’Upi Antonio Saitta per annunciare la nascita di un Coordinamento nazionale per la mobilitazione dei dipendenti delle Province.

“Negli ultimi mesi – sottolinea Saitta – siamo stati contattati e abbiamo incontrato molti coordinamenti del personale delle Province, che si sono costituiti spontaneamente, preoccupati nel riscontrare che la tutela delle loro professionalità e il loro stesso futuro lavorativo non stia trovando lo spazio che meriterebbe nella discussione sulle Province. Un dibattito tutto politico e surreale in cui si fa passare ai cittadini l’idea che spostare servizi e funzioni da una istituzione ad un’altra sia una operazione banale e addirittura che comporti risparmi e nessun disservizio. Ma spostare la gestione di strade, di scuole, di servizi per il lavoro,  vorrà dire spezzettare per tutto il Paese un patrimonio enorme e ricollocare 60.000 persone che fino ad oggi hanno lavorato per rendere il servizio di quella funzione. Dipendenti che, nonostante ormai da tre anni  siano sottoposti da un vero e proprio mobbing, e a cui non si fa altro che ripetere che si occupano di cose inutili, continuano a lavorare con grande dignità ed orgoglio. Se a Roma il Liceo Socrate è stato riaperto in soli 4 mesi, il merito è stato dei tecnici dell’ufficio scuola della Provincia, che hanno lavorato con determinazione per tutta l’estate perché si fosse pronti alla riapertura dell’anno. Se le Province sono le uniche istituzioni ad avere saldato in tempi rapidissimi e quasi interamente tutti i debiti con le imprese, lo si deve alla grande professionalità degli uffici delle Province che hanno  sbrigato con efficienza e immediatezza tutte le pratiche necessarie.  E grazie alla efficienza della macchina amministrativa provinciale, a pochi giorni dall’approvazione della Legge del fare, le Province hanno già pronti i progetti esecutivi per potere utilizzare i fondi messi a disposizione per la messa in sicurezza delle scuole. Queste professionalità devono essere tutelate e garantite”.  

Scuola: Saitta “Spostare le scuole delle Province ai Comuni farebbe aumentare i costi”

Il trasferimento dalle Province ai Comuni delle competenze sul patrimonio edilizio scolastico, previsto daldisegno di legge Delrio, farebbe lievitare i costi relativi alla progettazione e al collaudo degli interventi. Lo ha sottolineato il presidente dell’Upi, Antonio Saitta, nel corso di una Conferenza stampa, ribadendo la necessità di modificare il provvedimento nel corso dell’iter parlamentare, al via a breve.  “Le Province – ha spiegato Saitta all’agenzia di stampa ANSA  – hanno avuto dai Comuni la competenza sull’edilizia scolastica nel 1986, allo scopo di realizzare delle economie di scala. Con un unico ufficio tecnico interno, sono in grado di fornire tutta la progettazione e il collaudo ad un costo pari al 4% dell’opera. I Comuni dovrebbero invece affidarsi a professionalità esterne, il cui costo è il 20% dell’opera. Inoltre facendo un solo contratto di riscaldamento, si spende meno rispetto ad avere un contratto per ogni Comune”. “Siamo preoccupati – ha rimarcato – e stiamo preparando i dati a sostegno della nostra richiesta di modificare il disegno di legge. Molti parlamentari sono stati consiglieri provinciali e conoscono la materia, confidiamo nel loro sostegno”.

Debiti P.A. Tesoro: dalle Province già saldato l’83% delle fatture

Su 1 miliardo 161 milioni di euro concessi alle Province come spazi di pagamenti di fatture inevase alle imprese, 970 milioni di euro sono stati già saldate alle imprese, l’83%  del totale.  Una percentuale non raggiunta da nessuna delle altre istituzioni locali, che sono ferme appena al 17%  e lontane dal pagamento entro l’anno di tutti i debiti, nonostante le anticipazioni di cassa e gli spazi finanziari già assegnati. Sono i risultati che emergono dall’ultimo monitoraggio effettuato dall’Upi sullo stato di attuazione dei pagamenti dei debiti alle imprese da parte delle Province, reso pubblico oggi dal Ministero dell’economia sulla pagina web debitipa.mef.gov.it

 

“Continuiamo a tenere sotto controllo lo stato di attuazione del decreto – commenta il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – perché riteniamo fondamentale che le imprese siano tenute al corrente di come le istituzioni danno seguito a questa norma. Come Upi, non possiamo che essere soddisfatti della risposta efficace delle Province, che hanno giustamente dato assoluta priorità ai pagamenti della fatture. Abbiamo sostenuto questa battaglia al fianco delle associazioni delle imprese sin dallo scorso anno, e in questi mesi stiamo dimostrando, grazie alla capacità di buon governo delle nostre amministrazioni e all’efficienza dei nostri dipendenti, quanto si trattasse di una richiesta giusta e indispensabile”. 

 

I dati del monitoraggio, verificabili integralmente sul sito del MEF e riportati nel  Comunicato stampa del ministero , attestano a 83 le Province che hanno già saldato fatture  oltre il 50% del totale, di cui 43 hanno effettuato pagamenti per oltre il 90% dell’ammontare totale.

 

Documenti allegati:

“La Cgil funzione pubblica contro la demagogia sulle Province”

 

COMUNICATO STAMPA DELLA FP CGIL ENTE PROVINCIA TORINO

 

BASTA CON LA DISINFORMAZIONE E L’ATTACCO AI SERVIZI EROGATI DALLE PROVINCE E AI LAVORATORI!

 

LA F.P. CGIL DELL’ENTE PROVINCIA DI TORINO, IN COLLABORAZIONE LA F.P. CGIL DELL’ENTE PROVINCIA DI ASTI, HA DATO VOCE ai sentimenti di sconcerto dei lavoratori  che sono rimasti colpiti nel leggere l’articolo a firma Francesco Merlo pubblicato nell’edizione di Repubblica del 04/07/2013 e quello a firma Stella e Rizzo pubblicato nell’edizione del Corriere della Sera del 21/07/2013 .

 

Qualunque sia la posizione sull’esistenza e sulle modalità di rappresentanza delle Province ci sono due elementi che, riteniamo, non si possono trattare a colpi di slogan raffazzonati, o addirittura di insulti, come hanno fatto gli autori degli articoli: i servizi ai cittadini e i lavoratori che quei servizi svolgono.

 

Vogliamo ricordare a cittadini e organi di stampa che le Province si occupano della costruzione e manutenzione delle strade provinciali, degli edifici scolastici di tutti gli istituti superiori del Paese, di pianificazione territoriale, di tutela dell’ambiente dall’inquinamento, parchi e aree protette, della gestione dei Centri per l’Impiego, e di altri servizi: servizi che non vanno solo difesi, ma anche mantenuti al giusto livello territoriale (si chiama principio di sussidiarietà)!

Quando poi si insultano e si diffamano direttamente i lavoratori, non si fa un buon servizio al progresso del Paese.

Definire la Provincia come “ente inutile degli stipendi inventati”, “piccola patria degli uscieri”, “peggiore simbolo dell’arretratezza italiana”, amministrazione che mette un “timbro, parere”, “pedaggio da pagare in tempo e denaro”, giudizi apodittici del tutto privi di qualsiasi argomentazione, equivale a un’offesa grave alla dignità di 60.000 lavoratori incaricati di pubbliche funzioni che da anni svolgono il loro lavoro sempre più delegittimati di fronte all’opinione pubblica, anche grazie ad articoli disinformati e superficiali come quelli citati sopra.

 

 

 

Pertanto chiediamo ai Vostri giornali di rendere pubblica la lettera allegata che in pochi giorni è stata sottoscritta da 589 lavoratori della Provincia di Torino e 99 della Provincia di Asti; ci rendiamo disponibili a spiegarvi nel dettaglio le attività lavorative di nostra competenza che emergono in sintesi dalla mansione indicata a fianco di ciascuna firma: forse, così, si potrà dare un contributo alla reale conoscenza di come funziona una importante parte del sistema pubblico del Paese.

 

 

FP CGIL ENTE PROVINCIA DI TORINO

 

Allegato: firme lavoratori delle Province di Torino e Asti

Corte dei Conti attesta grave situazione bilanci Province

“Il Vice Presidente del Consiglio Alfano si è impegnato oggi in Conferenza Stato Città a favorire l’apertura di un confronto sulle Province insieme al Presidente Letta e al Ministro Delrio. Ci sono troppi problemi aperti perché si possa continuare ad andare avanti senza un confronto serrato”. Lo annuncia il Presidente dell’UPI Antonio Saitta, al termine della riunione della Conferenza Stato Città presieduta dal Vice Presidente del Consiglio Angelino Alfano, Ministro Dell’Interno. “Al Vice Presidente – sottolinea Saitta – abbiamo ribadito che c’è una sentenza del TAR che afferma che i tagli ai bilanci delle Province previsti dalla spending review sono sbagliati, perché sono stati stabiliti sulla base di un ammontare che era chiaramente iniquo. D’altronde anche la Corte dei Conti oggi, nel rapporto sulle Autonomie locali, non fa che mettere nero su bianco che i tagli imposti alle Province per il 2012 e ancora di più per il 2013, sono  “particolarmente onerosi” e mettono a serio rischio gli equilibri di bilancio. Questo, nonostante proprio la Corte dei Conti attesti ancora una volta la gestione virtuosa dei bilanci delle Province, che tra il 2010 e il 2012 hanno diminuito la spesa di -9,25%, a fronte di  quella dei Comuni che è scesa solo dello 0,74%. E a diminuire nelle Province,  sottolinea sempre la Corte, è stata la spesa  corrente, diminuita di – 5,7%, mentre le altre istituzioni hanno compensato i tagli con l’aumento della pressione fiscale. Ma per il 2013 il taglio di 1,2 miliardi  non può essere compensato in alcun modo, perché di spesa da tagliare non ce ne è più, come non ci sono più le risorse per continuare ad erogare i servizi essenziali. Per questo abbiamo spiegato al Vice Presidente Alfano– sottolinea Saitta – che non si tratta più solo di tenuta dei bilanci, ma della messa in discussione di questi servizi. Che prioritariamente sono gli interventi necessari per potere assicurare il mantenimento del funzionamento e della messa in sicurezza delle scuole, della manutenzione delle strade provinciali, dell’erogazione dei servizi per i cittadini disoccupati, della difesa del suolo e dell’ambiente. Se non affrontiamo queste emergenze, davvero è del tutto inutile parlare di riforme. Confidiamo – conclude Saitta – che l’intervento del Vice Presidente Alfano possa permettere l’apertura di un confronto con il Governo, che abbiamo più volte richiesto, per trattare tutte le questioni aperte intorno alle Province”.

Dalle Province parere positivo all’intesa con il Governo sull’edilizia scolastica

“Siamo convinti che questo accordo sull’edilizia scolastica, definito oggi con il Governo, possa rappresentare un passo in avanti importante per assicurare risorse immediate da destinare alla messa in sicurezza delle scuole, emergenza su cui le Province sono impegnate in prima fila”.  E’ il commento del Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine della Conferenza Unificata nella quale si è dato il via libera ad una intesa che semplifica le procedure e permette l’accesso immediato dei fondi all’insegna della semplificazioni. 

“E’ una intesa dai contenuti fortemente innovativi, all’insegna della semplificazione – sottolinea Saitta , spiegando come – grazie a questo accordo, frutto di un ottimo lavoro di collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione ed enti locali, si consente a Province e Comuni l’accesso diretto ai fondi per gli investimenti della messa in sicurezza delle scuole. Si tagliano cioè tutti quei procedimenti burocratici che, come l’Upi ha più volte denunciato, hanno finora tenuto bloccate le risorse nei passaggi tra ministeri e Cipe. Importante poi è l’avere inserito il criterio della cantierabilità: si consente di finanziare prioritariamente quei progetti che sono cioè immediatamente cantierabilo, evitando anche in questo caso che risorse preziose restino bloccate in attesa dei progetti esecutivi. Ancora, sempre per garantire l’utilizzo immediato dei fondi a disposizione, abbiamo stabilito che per quest’anno i finanziamenti saranno ripartiti secondo le graduatorie già definite: nel frattempo si completerà l’anagrafe degli edifici e dal prossimo anno si procedere a ripartire i fondi secondo le nuove necessità che emergeranno.  Questo consentirà di potere intanto partire con i cantieri nelle scuole già censite, senza dovere aspettare la nuova rilevazione. Per ora i fondi a disposizione sono ancora insufficienti a coprire  tutte le necessità –conclude Saitta –  ma ci auguriamo che il Governo, nella prossima manovra economica, riesca trovare nuove risorse da aggiungere ai 150 milioni che sono oggi a disposizione”.

 

Cerca