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Legge di stabilità, Saitta “Poco 1 miliardo per gli investimenti.

“Consideriamo poco più di un segnale il miliardo che il Governo destina nella legge di stabilità all’allentamento del patto di stabilità di Province e Comuni. Talmente limitato che certo non potrà raggiungere l’obiettivo che è alla base della nostra richiesta: fare ripartire lo sviluppo del Paese e rilanciare l’economia locale”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la legge di stabilità approvata in Senato. “Spiace poi che sia mancato al Governo il coraggio di indicare chiaramente la destinazione di questi pochi soldi  esclusivamente agli investimenti in opere per la messa in sicurezza delle scuole, delle strade e del territorio, come le Province avevano chiesto. Un Governo che è tanto attento a dare segnali ha perso l’occasione di darne uno davvero forte ai propri cittadini, e cioè che i pochi soldi che possono essere riservati agli enti locali devono essere usati per garantire agli studenti scuole sicure ed efficienti, per continuare a intervenire contro il dissesto idrogeologico di un Paese che frana ad ogni temporale,  per garantire strade in buono stato  anche per favorire i commerci. Speriamo che nel passaggio alla Camera dei Deputati si possa intervenire ad assicurare più risorse per gli investimenti veri che si aspettano i cittadini”.

Seminario Upi Fondazione Manlio Resta “Dagli economisti proposte importanti per ridurre spesa pubblica”

“Le questioni sollevate, le proposte presentate, le indicazioni su come ridurre la spesa pubblica partendo dall’esame attento di tutte le voci del bilancio dello Stato che oggi gli economisti della Fondazione Manlio Resta hanno voluto offrire al dibattito meritano una grande attenzione del Parlamento. Il confronto sulle riforme del Paese non può che partire da una visione chiara di quale futuro vogliamo dare allo sviluppo del Paese. Se il Parlamento vuole davvero farlo colga l’appello degli economisti a evitare di inseguire slogan e propaganda che stanno facendo perdere tempo al Paese e a immaginare nuovi modelli di governo in grado di rilanciare lo sviluppo”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine del seminario “Riflessioni di carattere economico sul riordino degli enti locali” che si è svolto a Roma e che ha visto gli interventi di alcuni degli economisti del Comitato Scientifico della Fondazione Manlio Resta.

 

Ad aprire gli interventi il Prof. Paolo Savona dell’Università Luiss di Roma, che ha ricordato come ”il tema della riduzione della spesa si è concentrato sui costi della politica ma sotto questo profilo le Province sono quelle meno esposte a critiche, visto che la loro spesa media ammonta a 105 milioni di euro, vale a dire 1,8 euro pro capite. Le Regioni spendono per gli organi elettivi 842 milioni, cioè 14,2 euro pro capite; e i Comuni 558 milioni, quindi 9,4 euro pro capite’. Tra il 2008 e il 2012 – ha spiegato il Professore –  le Province, ‘hanno ridotto le spese del 21,3% contro il 4,5% dei Comuni e il 4,2% delle Regioni; lo Stato invece ha accresciuto le spese correnti e ridotte quelle in conto capitale”. Da ultimo, il professor Savona ha ricordato che il costo medio del personale delle Province è pari a 41.949 euro contro i 58.241 di quello regionale”.

 

Secondo il Prof. Attilio Celant, dell’Università La Sapienza di Roma “il tema della soppressione delle province italiane trae origine dall’esigenza di contenere la spesa pubblica e non per introdurre criteri di razionalità economica e di equità sociale nell’articolazione territoriale dello Stato. Ma
tutta la strategia sin qui adottata per il contenimento della spesa pubblica ha privilegiato formule semplificate di risparmio e poco ha indagato sul versante dell’efficienza delle uscite
Quindi – ha sottolineato Celant – anche la soppressione delle province rischia di tradursi più in uno slogan politico che in una azione in grado di produrre effetti concreti di risparmio
La strada maestra del rilancio produttivo del Paese – ha evidenziato – passa attraverso un sensibile contenimento della spesa pubblica, ma questo obiettivo:
ha tempi di realizzazione poco compatibili con l’urgenza della ripresa economica;
non può essere affidato alle conseguenze (la spesa) ma deve colpire le cause (le procedure).

Dal prof. Gustavo Piga, dell’Università di Roma Tor Vergata, è stata lanciata una proposta per introdurre veri risparmi nella spesa pubblica “Le stazioni appaltanti – ha detto – sono troppe e non sono in grado di garantire risparmi. La riorganizzazione e la riduzione delle stazioni appaltanti, che al momento sono più di 10 mila, ridurrebbero i costi del Paese di circa 30 miliardi di euro a regime. Le Province possono diventare, in una logica reale di riforma dei conti del Paese, una stazione appaltante e tutte e 107 potrebbero ridiventare la leva per l’aggiustamento dei conti del Paese’. I 30 miliardi di risparmi che potrebbero essere ottenuti a regime, secondo Piga, ”potrebbero migliorare la competitività delle nostre aziende, facendo anche una opportuna considerazione dei costi standard, che possono supportare in maniera adeguata la riduzione dei costi del Paese”.
Dei rishci di aumento dei costi dalla frammentazione delle funzioni ha parlato il Direttore del Censis, Giuseppe Roma, secondo cui  “La frammentazione della gestione di alcune funzioni crea inefficienze e un aumento significativo dei costi, soprattutto per quanto riguarda le scuole e le strade. Nel nostro Paese – ha detto –  le scuole sono 7.036 in 1.484 Comuni, e in media ogni Provincia ne gestisce circa 65. Ebbene cosa accadrà quando questa funzione passerà alle aggregazioni di Comuni?. Stesso ragionamento per le strade, di cui 111 mila km, cioè il 72,3% del totale, vengono gestite dalle Province, che si occupano anche della loro manutenzione e progettazione, con un costo di 1,8 miliardi di euro. In Italia spesso – ha sottolineato Roma – le riforme hanno peggiorato la vita dei cittadini per questo serve lungimiranza da parte della politica e bisogna far attenzione a voler portare lo scalpo delle Province nelle mani di chi non si sa, perché magari il prossimo governo potrebbe avere a che fare con costi maggiori.

Anche il Presidente di Astrid, Franco Bassanini, ha voluto lanciare una proposta rispetto al disegno di legge del Governo sulle Province. “Il presidente delle Province, a riforma avviata, potrebbe essere eletto, com’è avvenuto fino a pochi mesi fa, e il board del consiglio potrebbe essere costituito dai Sindaci dell’Unione dei Comuni”. Proposta definita interessante dal Presidente Saitta “Se l’obiettivo vero del Governo è riformare le Province rendendole più vicine ai Comuni, garantendo democrazia ed autorevolezza – ha detto – questa soluzione è di certo più sensata – conclude il presidente dell’Upi – dell’elezione di secondo livello proposta dal Governo.

Al termine del seminario Vanni Resta , Presidente della Fondazione Manlio Resta, ha annunciato il lancio del bando 2014 della Fondazione Manlio Resta, che premia la passione e l’impegno di chi affronta lo studio dell’economia. “Il 22 dicembre prossimo, in occasione del quinto compleanno della Fondazione, – ha annunciato – verrà pubblicato il bando per la terza edizione del concorso su scala nazionale per un premio di laurea da destinarsi ad una tesi di laurea in materia economica”. Un bando che interesserà anche lo studio economico dell’area vasta e che vedrà la collaborazione dell’Unione delle Province d’Italia. Le prime informazioni sul bando sono reperibili sul sito www.fondazioneresta.it

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Seminario “Alcune riflessioni di Carattere economico sul riordino degli Enti locali”

Quali sono le implicazioni economiche che deriveranno dall’attuazione del Disegno di Legge del Governo sulle Province e le Città Metropolitane, attestato che mentre nessun risparmio è determinabile, l’aumento della spesa pubblica è certo? Su questo tema si confronteranno numerosi importanti economisti del Comitato scientifico della Fondazione Manlio Resta invitati dall’Upi a discutere e a proporre riflessioni di carattere economico sul riordino degli enti locali, nel seminario che si terrà a Roma il 20 novembre prossimo.

“Siamo stati accusati di diffondere dati inaccettabili – sottolinea il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – e che il nostro allarme sull’aumento della spesa pubblica causato dal Disegno di Legge di svuotamento delle Province fosse falso. Questo seminario vuole essere un momento di approfondimento in cui importanti economisti italiani si misureranno sulle implicazioni economiche del riordino degli enti locali e tracceranno un’analisi approfondita della realtà del Paese per valutare seriamente l’impatto che questo potrà avere sulla finanza pubblica e sugli scenari di sviluppo”.

Ad intervenire saranno tra gli altri, il Prof. Paolo Savona, dell’Università LUISS di Roma, il prof. Attilio Celant, dell’Università La Sapienza, il Prof. Gustavo Piga, dell’Università Tor Vergata, il Prof. Giovanni Somogyi dell’Università LUMSA, il Prof. Ferruccio Bresolin dell’Università Cà Foscari di Venezia. A questi si uniranno il prof. Stelio Mangiameli dell’Università di Teramo e il Prof. Giuseppe Roma, Direttore del Censis. Interverranno inoltre rappresentanti del Governo, del Parlamento, della Corte dei Conti, del Sose, dell’Istat, per riflettere in maniera essenziale sull’impatto economico delle riforme che oggi sono all’attenzione del Paese.

“Crediamo – conclude Saitta – che una riforma di così grande impatto per i cittadini, per il territorio e per le imprese, meriti un serio dibattito, che affronti con imparzialità e lontano dagli slogan i nodi veri e i rischi che ne deriverebbero. Il Paese ha bisogno di un riordino di tutte le istituzioni, che affronti il tema della riqualificazione della spesa nello Stato centrale, nelle Regioni, nelle province e nei Comuni. Una riforma che non può essere fatta a colpi di annunci ma che ha bisogno del contributo di tutti”.

Al termine dei lavori il Presidente della Fondazione Manlio Resta, dott. Vanni Resta, dara’ alcune anticipazioni sul bando della terza edizione del premio di laurea erogato dall’Ente che prevede un’interessante novita’ correlata all’evento medesimo.

 

In allegato, il programma dell’evento

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DISEGNO DI LEGGE DELRIO, L’ORDINE DEL GIORNO APPROVATO DAL CONSIGLIO PROVINCIALE DI FERMO

Pubblichiamo l’Ordine del Giorno approvato dal Consiglio provinciale di Fermo, avente ad oggetto “Disegno di Legge Delrio “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni” (A.C. 1542 ed abbinata) e Disegno di Legge costituzionale “Abolizione delle province” (A.C. 1543)”.

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Province, Saitta: “dai sindaci del territorio, un plebiscito contro il sindaco metropolitano.

“L’ho definita una battaglia di democrazia, ma i sindaci del territorio con le loro lettere l’hanno di fatto trasformata in un plebiscito contro il futuro sindaco metropolitano. Non è certo una questione personale nei confronti di Piero Fassino, ma spero che nella sua veste di presidente nazionale dell’Anci ne voglia tenere conto e spieghi finalmente al ministro Delrio che il Governo su questo provvedimento non ha il consenso”.

Il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta ha presentato le 250 adesioni “ricevute in poche ore dall’80% dei 314 sindaci dell’intera provincia torinese, preoccupati che la nomina per legge del sindaco del capoluogo come sindaco metropolitano indebolisca ed emargini non solo vallate e montagne, ma perfino la conurbazione stessa di Torino”.

“Ringrazio i sindaci per le parole di stima e condivisione che hanno voluto rivolgere al lavoro di rappresentanza e tutela portato avanti dalla Provincia di Torino nei confronti dello loro realtà, oltre che per il riconoscimento umano e politico al mio impegno in questa battaglia di modifica del disegno di legge del ministro Delrio”.

Saitta ricorda che “le Province italiane fin dall’epoca del Governo Monti hanno cercato invano di ottenere modifiche condivise al ridisegno della pubblica amministrazione: “invece il Parlamento si troverà lunedì 25 novembre ad esaminare e votare con un iter che il Governo Letta ha voluto accelerato ed urgente un disegno incostituzionale, che tra l’altro riduce ed abbassa per legge il livello di democrazia nel nostro Paese: come può pensare il ministro Delrio di investire per legge i sindaci dei capoluoghi delle future città metropolitana a capo di centinaia di altri Comuni senza suffragio universale, libero e diretto dei cittadini?”

“Ho constatato – conclude Saitta – che non sono solo in questa battaglia di democrazia. Se un così gran numero di sindaci mi hanno ringraziato per essere stati coinvolti ed aver chiesto loro il parere, non significa forse che il Governo sta sbagliando qualcosa nella sua crociata di modifica della costituzione?”

Conclude Saitta: “i sindaci sentono come me come l’esigenza di riformare il Paese e la pubblica amministrazione, ma senza prescindere dal rispetto e dalla salvaguardia delle più elementari regole della democrazia. Resta poco tempo per provare a migliorare questo progetto di riforma che rischia seriamente di minare la rappresentatività di interi territori. Il ministro Delrio non ha ascoltato l’appello di 44 costituzionalisti, ma dal momento che è stato sindaco e lui stesso presidente dell’Anci,  vorrà ascoltare la voce di centinaia dei sindaci?”

Alla conferenza stampa sono intervenuti assessori, capigruppo e consiglieri provinciali “di tutte le forze politiche – ha precisato Saitta – perché si tratta di una battaglia trasversale: manderemo il materiale ai parlamentari piemontesi per verificare se preferiscono tutelare il territorio oppure obbedire ai rispettivi partiti nazionali”.

 

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Intervista del Presidente Saitta a L’Espresso

Leggi nell’allegato l’intervista rilasciata a L’Espresso dal Presidente Saitta.

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Province: l’Upi chiede incontro al Presidente della Repubblica

Verificare la possibilità di riprendere un percorso di riordino istituzionale condiviso da tutte le istituzioni costitutive della Repubblica. Questa la motivazione della richiesta di incontro contenuta in una lettera che il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, ha inviato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,  massimo garante della Costituzione e dell’unità nazionale.

“Le Province – scrive Saitta –  hanno sempre ribadito la loro volontà di dare un contributo positivo al riordino delle istituzioni pubbliche, attraverso concrete proposte per l’istituzione delle Città metropolitane, la riduzione del numero delle Province, il riordino degli uffici periferici dello Stato e la soppressione degli enti intermedi, che possono portare a consistenti risparmi di spesa e, soprattutto, ad una sensibile semplificazione della pubblica amministrazione, nel rispetto dei principi costituzionali”.  Ma il percorso deve essere coerente con la Costituzione vigente e non può procedere per strappi “destinati a produrre danni profondi e duraturi sulla nostra democrazia locale.

Ci rivolgiamo a Lei – scrive Saitta al Presidente Napolitano –  che in questi mesi ha più volte ribadito la necessità che le forze politiche trovino un’intesa sulle riforme essenziali per consentire all’Italia di riordinare il suo sistema istituzionale e renderlo più funzionale, nel rispetto dei principi fondamentali della Costituzione, attraverso la riforma del sistema parlamentare, la revisione del titolo V, l’approvazione di una nuova legge elettorale. Richiami che abbiamo sinceramente apprezzato, ritenendo che il riordino delle istituzioni provinciali debba essere coerentemente collocato nel percorso di riforme che il Parlamento proprio in questi giorni sta definendo, attraverso l’istituzione del Comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali”.

Nel testo, il Presidente dell’Upi ricorda la recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato le ultime riforme ai danni delle Province, che “ha chiarito che riforme istituzionali di tale portata non possono essere approvate frettolosamente con la decretazione d’urgenza, ma hanno bisogno di una riflessione approfondita che tenga conto delle garanzie che la Costituzione pone a tutela delle istituzioni costitutive della Repubblica. Occorre pertanto evitare che, sulla base di un’urgenza non giustificata, siano approvate norme di riforma dell’ordinamento delle Province che, oltre a introdurre elementi di ulteriore caos normativo in attesa di una più complessiva riforma delle istituzioni, potrebbero essere in contrasto con le disposizioni costituzionali e con i principi della carta europea delle autonomie locali, soprattutto per quel che riguarda le funzioni delle Province e la legittimazione democratica degli organi di governo delle Province e delle Città metropolitane”.

LE PROVINCE: ON LINE IL NUOVO NUMERO DELLA RIVISTA

In allegato, il nuovo numero della rivista on line dell’Upi Le Province

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ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE PROVINCE ITALIANE

Si terrà a Roma il 5 novembre prossimo, dalle ore 10,00 – 17,00 presso il Teatro Quirino (Via delle Vergini, 7) l’Assemblea Nazionale delle Province d’Italia, una giornata di mobilitazione per richiamare la necessità di “resettare” l’Italia, abbandonando la strada delle riforme-annuncio inutili e dannose, per ricominciare da zero a disegnare un Paese capace di riformarsi a partire dalla Costituzione.

Per quanto riguarda l’assemblea, di cui a breve invieremo il programma dettagliato,  la giornata si dividerà in due sessioni: la prima, dalle 10 alle 13,30, sarà riservata alla discussione sulle criticità istituzionali ed economiche derivanti dalla riforma, e sarà aperta all’intervento di  Presidenti, dei parlamentari e dei rappresentanti del Governo che intenderanno cogliere l’invito, e da sociologi, costituzionalisti ed economisti che interverranno a portare il loro contributo.

Nel pomeriggio, a partire dalle 14,00, si tratteranno i temi legati all’impatto sul personale delle Province del DDL del Governo. A questa sessione sono stati invitati ad intervenire i sindacati confederali e di categoria, le forze economiche e sociali e le rappresentanze dei dipendenti.

Come nelle tradizioni dell’Assemblea Upi e in pieno spirito collaborativo, sono stati invitati all’iniziativa i rappresentanti del Governo, del Parlamento e delle forze economiche e sociali, perché sia chiaro che la volontà e disponibilità per aprire un confronto sulle riforme da parte delle Province non è mai mancata.

A breve il Programma dell’evento

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Province, dai costituzionalisti Gallo e Dogliani forte appello a Governo e Parlamento

“Della nostra Carta Costituzionale, Governo e Parlamento possono dare interpretazioni evolutive, non involutive. Serve una riforma seria e razionale delle autonomie locali, che non si puà fare semplicemente abolendo una parola, perchè toccare i principi della Costituzione rappresenta una strada pericolosissima per la democrazia del nostro Paese”.

Lo hanno detto oggi il prof. Carlo Emanuele Gallo e il prof. Mario Dogliani, ordinari di diritto amministrativo e costituzionale all’Università di Torino, intervendo alla seduta del Consiglio provinciale su invito del presidente della Provincia Antonio Saitta.

I due costituzionalisti sono tra i 44 firmatari dell’appello al Parlamento “Per una riforma razionale del sistema delle autonomie locali” ed hanno contestato apertamente i principi su cui si basa il disegno di legge del ministro Del Rio, il cosiddetto “svuota Province”.

Il prof. Gallo ha “richiamato con forza il Governo e il Parlamento al rispetto della Costituzione: è indispensabile che la riforma sia razionale, che ci sia coerenza nelle modifiche, che si avvii un processo razionale di riordino. Invece si sa che la strada intrapresa è incostituzionale, ma si va avanti lo stesso”.

Il prof. Dogliani ricordando quanto “la riforma delle autonomie locali in Italia sia un vero e proprio calvario” e quanto “l’opinione pubblica sia stata disinformata su questo tema”, ha sottolineato tra

l’altro: “la soppressione della Provincia che svolge funzioni di area vasta sarebbe possibile solo se tutte quelle funzioni fossero attribuibili ai Comuni, i quali però sono proprio i destinatari di quelle scelte amministrative. Come potrebbero ricevere quei compiti?”

I professori sono stati anche fortemente critici sulla scelta del Governo sia dei commissariamenti in atto di alcune Province, sia delle elezioni di secondo grado: “il sistema elettorale diretto – ha detto il prof. Gallo – è quello principe, tornare indietro è involutivo e recessivo. Ridurre la classe politica è sbagliato, bisogna favorire la partecipazione dei cittadini e quindi aumentare la classe politica, che ha il dovere di specializzarsi. Le Regioni nel nostro Paese hanno delegato molto alle Province: il livello intermedio allora è un valore e non un peso”.

Il presidente Saitta ha ribadito la volontà delle Province italiane di “investire del tema la Corte Costituzionale con un ricorso se verrà approvata dal Parlamento il testo attuale della riforma Del Rio” .

 

Videocomunicato su

http://www.provincia.torino.gov.it/speciali/2013/province/index.htm

 

Videointerviste integrali ai due costituzionalisti prog. Dogliani e Gallo disponibili su:

http://youtu.be/A81X6ZNrVxg

http://youtu.be/XcPTzI-azv0

 

 

 

Province, Saitta: “Quale sindaco democratico accetterà di guidare per legge e senza voto le città metropolitane fino al 2017?”

Il Consiglio provinciale di Torino ha approvato oggi all’unanimità la richiesta di “aprire un confronto serio con il Governo, insieme alle Regioni e ai Comuni di grandi e piccole dimensioni per una razionale riforma del sistema delle autonomie che deve partire da un riassetto delle funzioni amministrative nel rispetto del principio di sussidiarietà previsto dall’art. 118 della Costituzione”.

La mozione chiede anche “di evitare che la città metropolitana nasca in modo antidemocratico e autoritario, prevedendo che il Sindaco metropolitano sia per legge fino al 2017 il sindaco del comune capoluogo”.

“Sono convinto che sinceri democratici come Fassino e Renzi, Pisapia o Emiliano non potranno accettare di diventare per legge e senza il passaggio delle urne fino al 2017 i sindaci di città metropolitane che congloberanno decine, a volte centinaia di altri Comuni per i quali non sono stati eletti” commenta il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta.

 

In allegato la mozione approvata

 

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