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Assemblea Assessori al lavoro delle Province

“La Garanzia Giovani è un’opportunità importantissima per l’Italia, ma se non si potenziano i servizi per l’impiego, che sono i centri operativi di tutto il sistema, si rischia di creare un gigante dai piedi d’argilla”. E’ l’allarme che ha lanciato oggi il Coordinatore Nazionale Upi degli Assessori al lavoro delle Province, Carlo Chiama, assessore della provincia di Torino, al termine dell’assemblea riunita a Roma per fare il punto sulle problematiche legate alle politiche per l’impiego.

“Bisogna assolutamente invertire la tendenza che fino ad oggi ha condizionato il buon funzionamento dei Centri per l’impiego– ha detto Chiama – e cominciare ad investire in strumenti e risorse umane. Altrimenti  questi uffici, che dovranno materialmente erogare i servizi della Garanzia Giovani, non saranno in grado di sfruttare a pieno tutte le potenzialità offerte dai fondi europei, rischiando di depotenziarne gli effetti. Lo ribadiremo anche venerdì, nell’incontro fissato con il sottosegretario Dell’Aringa, all’apertura del tavolo di confronto con le Province sulla riforma dei servizi per l’impiego”. Diversi i nodi emersi dall’incontro con gli assessori,  a partire dalla necessità di affrontare il tema del personale precario presente nei centri per l’impiego, la cui stabilizzazione è stata esclusa solo per le Province. “Resta poi – ha concluso Chiama – la questione dei riflessi che avrebbe l’attuazione del disegno di legge sulle Province, che non assegna con chiarezza le funzioni legate alle politiche per l’impiego alle Province: una indeterminatezza che avrebbe ripercussioni gravissime sull’erogazione dei servizi proprio nel pieno dell’attuazione del programma Garanzia Giovani. Anche di questo parleremo al Sottosegretario, ribadendo la necessità che questi servizi restino in capo alle Province”. 

In Friuli Venzia Giulia grande manifestazione per tutelare il diritto di voto e le Province.MARTEDÌ 28 GENNAIO IN FIERA A PORDENONE

Una grande manifestazione pubblica «per difendere il diritto di voto dei cittadini e le Province del Friuli Venezia Giulia» e in particolare «per tutelare l’identità e gli interessi pordenonesi». Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e presidente regionale dell’Upi (l’Unione delle Province) lancia una controffensiva in grande stile  per contrastare la riforma della Regione (appena approvata in commissione) che prevede il superamento delle Province attraverso l’abolizione del voto. E la prima a farne le spese sarà proprio la Provincia di Pordenone che doveva andare al voto in primavera. 

 

La manifestazione, a cui parteciperanno rappresentanti anche delle altre tre Province, si terrà martedì 28 gennaio alle 20.00 nella sala congressi della Fiera di Pordenone, in viale Treviso. Lo stesso giorno la riforma passerà al vaglio del consiglio regionale. «Una riforma, anzi un pasticcio – attacca Ciriani – che toglierà ai cittadini il diritto di voto per eleggere i rappresentanti della propria Provincia. Verranno sostituiti con consiglieri comunali e sindaci che si votano tra di loro e con un presidente nominato che percepirà comunque un’indennità. Denunceremo pubblicamente l’illegittimità di questo provvedimento – continua – ma soprattutto i danni e lo sperpero di denaro pubblico che provocherà la soppressione delle Province, cancellando peraltro tradizioni civili e identità radicate».

 

Upi e Provincia di Pordenone confidano in una partecipazione massiccia di «cittadini, istituzioni, forze sociali, associazioni perchè tutti devono essere informati dei disservizi, del caos e dei maggiori costi che provocherà l’abolizione delle Province. Lo dimostreremo con numeri e dati ufficiali, confrontando la qualità dei servizi e i costi di Regione e Province».  Un esempio? «Con il passaggio del personale alla Regione – spiega Ciriani – aumenteranno i costi perchè i dipendenti provinciali dovranno essere allineati al più oneroso contratto regionale. Senza contare che le funzioni verranno allontanate dal nostro territorio».

 

«Panontin e Serracchiani – attacca ancora – vogliono scassare tutto facendo un salto nel buio, senza avere neanche loro le idee chiare su cosa capiterà. E’ una riformetta ideologica, confusa, priva di dati e basi scientifiche, nemmeno una matricola di Giurisprudenza si permetterebbe di presentarla come tesina al suo professore. Peraltro le Province – fa notare Ciriani – esistono in quasi tutti i paesi europei, compresa la virtuosa Germania dove sono più numerose e gestiscono più denaro, solo realtà piccole come Cipro o Malta non le hanno».

 

Per cui «non c’è alcun motivo fondato che giustifichi questo furore demagogico contro le Province e, tanto meno, che debba essere la Provincia di Pordenone la prima a a farne le spese, dopo che in molti si sono prodigati per la sua istituzione, e soprattutto perché già duramente colpita dalla crisi occupazionale e da troppe decisioni penalizzanti in materia di sanità, infrastrutture e cultura. La Regione – è il contrattacco finale – riformi piuttosto se stessa perchè è un enorme mostro burocratico e organizzativo, con costi enormi e inefficienze spaventose».

ASSEMBLEA DEGLI ASSESSORI E DIRIGENTI PROVINCIALI AL LAVORO

In allegato la convocazione e il documento per i Centri per l’Impiego

Documenti allegati:

Assemblea dei Presidenti di Provincia a Roma

“Questa grande rivoluzione che, cancellando le Province, doveva  salvare il Paese è in realtà una piccola, banale riforma, che non semplificherà nulla e renderà la vita impossibile ai cittadini e agli stessi sindaci”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo all’Assemblea dei Presidenti di Provincia che si è svolta a Roma per fare il punto sullo stato dei lavori parlamentari sul DDL cosiddetto Delrio che svuota le Province e fa nascere ben 20 Città metropolitane. “Ma come si fa ad affermare che una riforma che spezzetta le funzioni oggi esercitate dalle Province tra Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane, Città metropolitane, Regioni e Agenzie regionali, è una semplificazione? Certo quello che non si semplifica, anzi si rende caotica, è la vita dei cittadini e delle imprese che non sapranno più chi li amministra. Il Parlamento e il Governo – ha aggiunto Saitta – si stanno prendendo la responsabilità di negare servizi essenziali: loro, che hanno tagliato risorse alle Province per un pregiudizio politico, sono responsabili delle strade sempre più dissestate e di scuole a rischio riapertura perché insicure. E siccome si continua a fare passare questa mediocre e inutile riforma come una grande rivoluzione, renderemo pubbliche le lettere che invieremo ai Parlamentari in cui metteremo nero su bianco,  tutte le incongruenze di questo disegno di legge, che avrà come unico risultato l’interruzione di servizi pubblici essenziali cui i cittadini hanno diritto, a partire dalle scuole”.

 

Scuola, il rapporto legambiente conferma l’allarme Upi Saitta

“Il rapporto di Legambiente sullo stato delle scuole italiane conferma l’allarme che ormai da due anni abbiamo lanciato, inascoltati”  Lo dichiara il Presidente dell’Upi Antonio Saitta, sottolineando che “se le scuole italiane sono in questa condizione e’ perche’ negli ultimi 10 anni i governi  non hanno investito 1 solo euro per la messa in sicurezza. Il Ministro Carrozza ci ha provato, ma i 150 milioni di euro che e’ riuscita a destinare a questi investimenti non possono essere considerati che un segnale. Per questo avevamo chiesto ripetutamente a Governo di riservare quel poco di spazio di patto di stabilita’ che e’ stato concesso alle Province e ai Comuni nella Legge di stabilita’ per consentirci di usare le risorse bloccate nelle casse esclusivamente per la messa in sicurezza delle scuole, ma il Parlamento ha scelto di non considerare prioritari questi interventi. La situazione e’ grave, ma si aggravera’ ancora nel prossimo anno perche’, nella furia mediatica abolizionista sulle Province, sta passando inosservata una questione che sembra solo un tecnicismo, ma invece avra’ un forte impatto sulla vita dei cittadini: il passaggio della gestione degli oltre 5000 edifici scolastici da 107 Province a piu’ di 1300 Comuni, con la moltiplicazione dei centri di spesa e l’aumento dei costi per  investimenti di manutenzione, messa in sicurezza e costruzione di nuove scuole. Secondo i nostri calcoli si tratta di almeno 650 milioni di euro in piu’ a partire dal prossimo anno scolastico, soldi che, considerato il blocco degli investimenti e i tagli continui agli enti locali, si ridurranno i risorse sottratte alle scuole.  Ma questo si tiene rigorosamente sotto silenzio”.

 

Province: per il 2014 bilanci ridotti per quasi 3 miliardi Saitta “Altro che riforma, qui si chiudono i servizi”

“Mentre la politica continua a discettare di improbabili risparmi dalla riforma delle Province, i bilanci di questi enti per il 2014, sommando 1,2 miliardi di taglio e 1,780 miliardi di patto di stabilità saranno ridotti per quasi 3 miliardi. Qui non c’è nessun intento riformatore: si stanno chiudendo servizi essenziali e si stanno privando i cittadini di diritti inalienabili, dal diritto a vivere in scuole sicure a quello di avere strade agibili”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta  evidenziando che “le tanto vituperate Province grazie alle scelte responsabili degli amministratori eletti, nel 2013 hanno ridotto la loro spesa corrente del  – 10%. Lo stesso non è accaduto alle altre istituzioni locali, come emerge con chiarezza dai dati riportati dal Siope del Ministero dell’Economia, dove risulta che, mentre negli ultimi tre anni le Province  hanno risparmiato il 13% della spesa corrente, i Comuni si sono fermati all’ 1%.  Proprio questi Comuni, se la riforma del Governo andrà in porto, avranno dal prossimo anno il compito di garantire la sicurezza e la manutenzione di oltre 5000 edifici scolastici, mentre ai sindaci e ai consiglieri comunali nominati nelle Province spetterà di dividere il bilanci per assicurare la sicurezza di oltre di 130 mila chilometri di strade. Con 1,2 miliardi di tagli e con i blocco degli investimenti dovuto ad un obiettivo di patto di oltre 1,7 miliardi – conclude Saitta –   quello che si chiuderà non sono le Province ma i servizi essenziali per i cittadini. Chiediamo al Parlamento, che sta in queste ore discutendo del decreto legge sugli enti locali, di preoccuparsi anche di questi servizi, riducendo il taglio di 1,2 miliardi ai bilanci delle Province e inserendo norme che permettano l’esclusione dal patto di stabilità degli investimenti in opere per la sicurezza dei cittadini”.

 

Roma, 9 gennaio 2013

Progetto ProvinciAmica

Al fine di fronteggiare il delicato momento congiunturale, la Provincia di Barletta-Andria-Trani ha elaborato il Progetto ProvinciAmica.

Si tratta di un articolato piano di iniziative a favore dei cittadini del territorio provinciale articolato in tre macroaree: sociale, lavoro e istruzione.
E’ un progetto questo che può costituire un utile modello di riferimento attesi l’articolazione, i molteplici settori interessati nonchè la pluralità dei soggetti destinatari.
L’accesso al sito tramite il link http://www.provincia.bt.it/ConosciLaProvincia/UfficioStampaPortavoceeStaff/ProvinciaAmica.aspx consentirà di meglio comprendere i dettagli.

Province, Saitta “Oltre 1000 enti per svolgere quello che fanno 107 Province.

“Oltre 20 Città metropolitane, 107 Province, 370 Unioni dei Comuni, 20 Regioni , più di 1.400 Comuni  ad occuparsi dei servizi che oggi erogano 107 Province . Ma soprattutto, nuove agenzie regionali che si aggiungeranno alle 3.127 di cui il Governo e il Parlamento continuano a non volersi occupare. Questa sarebbe la semplificazione tanto sbandierata? L’unica ‘semplificazione’ è la cancellazione della democrazia, del diritto di votare liberamente chi amministra i territori”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la votazione alla Camera dei Deputati del Disegno di Legge sulle Province e le Città metropolitane.

 
“Il Parlamento ha deciso di seguire il Governo, nonostante l’allarme sull’aumento certo della spesa pubblica lanciato dalla Corte dei Conti, e quello del Servizio  Bilancio della Camera sulla mancanza di coperture e il rischio di non rispettare il pareggio di bilancio.  Nonostante tutti, Governo e Parlamento compreso, sappiano che il provvedimento nono solo non produrrà risparmi, ma porterà da un aumento certo della spesa pubblica e all’ennesimo prolificare di enti strumentali e agenzie regionali. Perché i Comuni non sono in grado di gestire le funzioni di area vasta e le Regioni non sono enti di amministrazione: per erogare i servizi apriranno ennesime nuove agenzie, quelle su cui la Corte dei Conti ha lanciato già diversi allarmi, definendole “una fonte di perdite”. Oggi, secondo il Ministero dello Sviluppo economico che li ha censite, ce ne sono già 3.127,  e sono costate nel 2012 oltre 7 miliardi 400 milioni di euro.  Ma di questi organismi inutili, il Governo e Parlamento continuano a non volersi occupare, perché sono la zona grigia del potere. 

“Questo varato dalla Camera dei deputati  – aggiunge Saitta –  è un provvedimento pieno di incongruenze con norme che getteranno nel caos il Paese. Il solo articolo 15, quello che di fatto spezzetta le funzioni oggi assegnate alle Province in mille rivoli, prevede una serie di adempimenti, tra decreti attuativi, accordi, leggi regionali, per cui nella migliore delle ipotesi, a quasi 2 anni  dall’entrata in vigore della legge ancora non saranno stati assegnati ai nuovi enti  le funzioni, il personale, le risorse , il patrimonio. Ma la confusione è riscontrabile in tutto il testo: le oltre 20 Città metropolitane, la cui individuazione è stata fatta senza seguire alcun criterio reale, potranno decollare non prima del gennaio 2015. I Sindaci nominati presidenti di Provincia resteranno in carica 4 anni, anche se nel frattempo non saranno più sindaci, ma i loro consigli dureranno 2 anni: quindi non ci sarà alcun legame tra i due organismi. I bilanci degli enti saranno votati dal Consiglio, solo se un terzo dei comuni dell’assemblea avranno dato il consenso. Province e Città metropolitane potranno continuare a coesistere. Qualcuno ci spieghi dov’è la tanto sbandierata semplificazione che questo provvedimento introdurrebbe. Il Senato – conclude Saitta – si troverà ad avere la grande responsabilità di porre rimedio a questo pasticcio: ci auguriamo che abbia la determinazione necessaria ad affrontare con serietà e lontano dalle campagne mediatiche questo compito”.

Commissariamento delle Province, il Presidente UPA Di Giuseppantonio: “Un obbrobrio incostituzionale e antidemocratico, siamo diventati un capro espiatorio”.

“Questo ennesimo obbrobrio incostituzionale e antidemocratico è il risultato della smania di successo nella stagione della demagogia”. E’ il commento del Vice Presidente nazionale dell’Unione Province d’Italia e Presidente dell’Unione Province Abruzzesi, Enrico Di Giuseppantonio, all’approvazione della Legge di Stabilità contenente le norme che prevedono lo svuotamento delle Province e il commissariamento di questi Enti: “Invece di semplificare i problemi li moltiplica, invece di ridurre le spese le aumenta”.

 

“Un atto che ci aspettavamo dopo i continui annunci – prosegue il Presidente Di Giuseppantonio – ma di certo si pasticcia ancora di più perché non c’è una linea di coerenza con quanto è stato affermato: si parlava di abolizione e invece ci si è limitati a uno svuotamento che creerà solo tanta confusione, disorienterà il cittadino e i disagi aumenteranno. Insomma, si fanno ancora tante chiacchiere a vuoto”.

 

“Oltre 20 città metropolitane, 107 Province, 370 Unioni di Comuni, 20 Regioni, oltre 1.400 Comuni e 3.127 agenzie regionali attualmente esistenti, alle quali si aggiungeranno le nuove: ecco l’esercito messo in piedi dai paladini della  semplificazione per l’erogazione dei servizi attualmente in capo a 107 Province. Noi non vogliamo questa Italia – sottolinea il Presidente Di Giuseppantonio – Siamo per una riforma ma che sia studiata e concertata, siamo disposti al dimezzamento dei nostri Enti ma non si può prescindere dalla riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato, di cui non parla nessuno”.

 

“Soprattutto – prosegue il Presidente Di Giuseppantonio – siamo per un’Italia su misura delle esigenze dei cittadini: secondo un recentissimo sondaggio di Mannheimer l’80% degli italiani vuole la riduzione del numero e delle indennità dei parlamentari, il 70% chiede il taglio di numero e indennità dei consiglieri regionali, il 60% ritiene prioritario intervenire sugli stipendi dei manager delle aziende statali e il 50% vuole il taglio delle società statali e parastatali. Solo il 15% crede sia necessario abolire le Province, che sono presenti in 19 Stati Europei su 28. Peraltro proprio in Europa abbiamo siglato la Carta Europea delle Autonomie che prevede l’esistenza degli Enti Locali e dell’elezione diretta. Ma se la legge istituisce oltre 20 città metropolitane mentre a livello europeo ce ne sono solo 18, di cosa stiamo parlando? Di quale Europa vogliamo fare parte?”.

 

“Delrio cerca di accreditare la propria tesi – prosegue il Presidente Di Giuseppantonio – con affermazioni propagandistiche e di facile presa, come se non contasse minimamente il parere della Corte dei Conti, che stabilisce che le Province sono gli enti più virtuosi nel sistema delle autonomie. Questa riforma moltiplica esponenzialmente i centri di spesa e, fatto anch’esso di una gravità inaudita, vieterà ai cittadini di votare chi li amministrerà. Le Province si opporranno in ogni modo a questa decisione ma abbiamo anche il dovere di mettere in guardia i cittadini per quello che, ribadisco, è un obbrobrio incostituzionale che ci impedisce di scegliere con il voto libero chi ci amministrerà”.

BILANCI PREVENTIVI: SCADENZA 28 FEBBRAIO 2014

La scadenza per l’approvazione dei bilanci preventivi degli enti locali 2014 viene rimandata al prossimo 28 febbraio, come stabilito nella  Conferenza Stato-città svoltasi il 19 gennaio

Province, studio Ispo, solo per 4% italiani abolizione Province e’ priorita’

Il 72% dei cittadini si sentono orgogliosi della loro provincia e solo il 4% degli italiani ritiene prioritario abolire le Province. E’ quanto emerge da una indagine sugli italiani realizzata dal centro studi dell’Ispo presentata oggi a Milano dal Prof. Renato Mannheimer, dal Presidente dell’Upi Antonio Saitta e dall’Assessore alle riforme istituzionali della Provincia di Milano, Franco De Angelis. Secondo lo studio, per l’81% degli italiani la riforma piu’ urgente per tagliare la spesa pubblica e’ ridurre le indennita’ dei parlamentari italiani. Secondo lo studio Ispo, l’attaccamento alle Province e’ un sentimento radicato, riscontrato in ogni rilevazione dal 2003 ad oggi, nonostante le pesanti campagne demagogiche contro questa istituzione. “La spesa pubblica – ha evidenziato il Prof. Mannheimer – viene vista dai cittadini come spesa politica”. Infatti alla domanda ‘quali riforme servirebbero per ridurre la spesa pubblica’,  8 cittadini su 10 rispondono  la riduzione del numero e delle indennita’ dei parlamentari, 7 su 10 il taglio del numero e delle indennita’ dei consiglieri regionali, 6 su 10 la riduzione degli stipendi dei manager delle aziende statali o partecipate, 5 su 10 il taglio dei costi di enti e organismi intermedi. La riforma delle Province e’ considerata prioritaria solo dal 16% dei cittadini che si dichiarano elettori del PD, dal 15% dei cittadini che si dichiarano elettori di FI e dal 17% dei cittadini che si dichiarano elettori del Movimento 5 Stelle.

“Questa ricerca – sottolinea il Presidente Saitta – dimostra che, contrariamente a quanto si continua a dire, non sono affatto i cittadini a volere l’abolizione delle Province, che, anzi, sanno benissimo essere una  riforma per nulla prioritaria. L’accanimento contro le Province  e’ solo la risposta di una politica debole che, non volendo ascoltare le reali richieste del Paese, cerca di autoassolversi perche’ non e’ in grado di autoriformarsi. Ma il vero dramma e’ che per inseguire slogan che non sono nemmeno condivisi dai loro elettori, i politici stanno tagliando tutte le risorse delle Province destinate ai servizi essenziali. Quando le scuole resteranno chiuse e le strade non saranno piu’ curate, i cittadini andranno a protestare sotto il Parlamento. Allora sara’ chiara la totale mancanza di visione di futuro di una riforma sbagliata che sostenendo di volere svuotare le Province, in realta’ non fa altro che cancellare servizi essenziali”.

 

In allegato, la ricerca dell’Ispo.

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Province, abolizione: il sondaggio della Cgia di Mestre

Presentato a Pordenone il sondaggio della Cgia di Mestre sulle Province del Friuli Venezia Giulia, commissionato dall’Upi e svolto a novembre con indagini telefoniche su un campione di 2300 cittadini della regione.

I risultati – Il 58 per cento dice si all’eliminazione delle Province ma questa percentuale crolla al 43 per cento se si chiede di abolire anche la propria Provincia e precipita addirittura al 38 per cento se si chiede di abolirle tutte o solo quelle inefficienti. Risultati controversi e meno scontati del previsto tanto che l’indagine (illustrata da Catia Ventura del centro studi Sintesi della Cgia) conclude che in caso di referendum regionale l’esito sarebbe incerto. «Il sondaggio – ha commentato il direttore della Cgia, Giuseppe Bortolussi – ha restituito l’idea che finchè si parla in astratto di abolire le Province sono tutti d’accordo perchè contro di esse c’è stata una massiccia campagna mediatica, ma quando si scende nel concreto tutti vorrebbero abolire le altre Province e non la propria». L’indagine ha anche evidenziato che i le competenze delle Province sono ampiamente conosciute e solo il 5% le ritiene fonte di sprechi contro il 59 per cento attribuito al Parlamento. Tra i meno favorevoli all’eliminazione delle Province, inoltre, ci sono le donne  e i giovani.

 

Cgia: Province capro espiatorio, sprechi altrove – «L’abolizione delle Province è un capro espiatorio – ha argomentato Bortolussi –  un grandissimo alibi della mala politica, dei ministeri e dei burocrati. Le Province non sono il centro di spreco in Italia. Sono ben altri. Per questa ragione è sospetto questo attacco condotto senza dati e numeri, questo carosello mediatico che ha portato la gente a credere che il problema siano le Province. Eliminandole non ci saranno risparmi, aumenteranno i disagi e il conto lo pagheranno i cittadini che rimarranno orfani del fondamentale ruolo secolare delle Province di coordinamento tra i Comuni». 

 

Upi: Studi e dati ci danno ragione – A supportare con numeri la tesi che i centri di spreco sono altri è stato Piero Antonelli, direttore Unione Province d’Italia. «La spesa pubblica italiana nel 2012 – ha rimarcato – è stata di 801 miliardi di euro e le Province hanno inciso solo per 1,2 miliardi. Del resto a dire che la riforma delle Province del Ministro Delrio (quella varata dal Governo centrale, ndr) è foriera di aumento della spesa pubblica e di disservizi per i cittadini sono all’unisono Corte dei conti, Università Bocconi, Censis e persino il servizio bilancio della Camera».

 

Provincia di Pordenone: Nostri servizi apprezzati – Nel sondaggio anche un focus sulla Provincia di Pordenone con «risultati lusinghieri – ha commentato il presidente Alessandro Ciriani – su questa Amministrazione e i suoi servizi visto che l’82 per cento dei cittadini si è dichiarato soddisfatto. Ciò accade perchè manteniamo rapporti diretti e quotidiani con la comunità.

Da un lato – ha attaccato – si colpiscono enti virtuosi con i conti in ordine e servizi efficienti, dall’altro  non  si fanno le vere riforme che diminuiscono la spesa pubblica e cioè quelle che riguardano Ministeri, Parlamento e Regioni. Trasferendo le competenze delle Province al mostro-Regione – ha aggiunto – si crea un neocentralismo regionale che comporterà l’ impoverimento del territorio». Ma per Ciriani «c’è anche un aspetto identitario da non sottovalutare perchè la Provincia di Pordenone è stato il frutto della volontà di tutta la comunità, non solo un mero processo amministrativo».

In allegato il sondaggio e una sintesi con i dati più significativi

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