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IL PRESIDENTE DEL CENSIS DE RITA SUL CORRIERE DELLA SERA “E SE LASCIASSIMO IN PACE LE PROVINCE?”

“Nessuno ha potuto, o avuto il coraggio, di ricordare tre cose forse banali ma decisive: che la giustificazione finanziaria è molto fragile; che l sistema economico e sociale è tutto calibrato sul fronteggiamento di problemi di area vasta; che la potenziale cancellazione dell’identità provinciale è un disinvestimento molto pericoloso”. Così scrive il Presidente del Censis Giuseppe De Rita in un editoriale al Corriere della Sera che pubblichiamo in allegato.

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L’Ufficio di Presidenza e il Consiglio Direttivo dell’UPI FVG denunciano l’incomprensibile furia legislativa del Governo contro le Province e promuovono iniziative pubbliche

Le province del Friuli Venezia Giulia non intendono fare la parte dell’agnello sacrificale che il Governo nazionale intende loro attribuire, per immolarle sull’altare delle finte riforme istituzionali, e scendono in campo per denunciare i danni e gli inganni che si nascondono nei recenti disegni di legge di riordino – uno costituzionale, l’altro ordinario – varati in tutta fretta dall’Esecutivo nazionale. “Progetti pieni di incongruenze, debolezze ed errori di impostazione che non faranno altro – se approvati – che alimentare il caos amministrativo, senza portare un solo euro di risparmio alle disastrate finanze pubbliche nazionali” – ha detto oggi il Presidente dell’UPI, Alessandro Ciriani aprendo i lavori dell’Ufficio di Presidenza e, successivamente, del Consiglio Direttivo delle Province, riuniti nella sede di Udine.

I due organi, alla presenza dei Presidenti delle province di Udine, Pietro Fontanini, e di Trieste, Maria Teresa Bassa Poropat, nonché di numerosi altri amministratori provinciali, facendo propria la relaziona svolta dal Presidente Ciriani, “denunciano l’incomprensibile furia legislativa del Governo contro le Province che riempie le pagine dei giornali ma non produce alcun beneficio perché non tocca i veri centri di spesa improduttivi – costituiti dalla miriade di enti ed organismi di secondo grado che sfuggono ad ogni controllo democratico – né l’intera pletorica organizzazione amministrativa, centrale e territoriale, dello Stato”.

Un vero attacco che delegittima la funzione degli enti di area vasta e colpisce e mortifica la dignità stessa di tante migliaia di lavoratori e amministratori che quotidianamente operano in favore di cittadini ed imprese per far funzionare strade e scuole ma anche per favorire l’occupazione, difendere il territorio e promuovere la cultura e le identità locali.

Per far comprendere le conseguenze gravissime di tali provvedimenti, che non recano alcun aiuto a risolvere i problemi veri del Paese, uscire dal vicolo cieco sul dibattito relativo all’abolizione delle Province e dare una risposta strutturale ai problemi dell’ordinamento delle istituzioni, le Province del Friuli Venezia Giulia hanno, perciò, deciso di dar vita a diverse iniziative.

A settembre sarà in regione il Presidente dell’UPI nazionale, Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino; ma già prima si preannunciano incontri di presentazione di proposte di semplificazione del sistema delle autonomie locali e di gestione dei servizi pubblici; confronti con le organizzazioni sindacali, per far comprendere le ricadute anche sui lavoratori che lo svuotamento delle funzioni dei propri Enti potrebbero loro recare, provocando pesanti processi di mobilità, nonché iniziative di sensibilizzazione attraverso gli organi d’informazione e la rete web.

Saitta “Il DDL Delrio è la resa della politica alla burocrazia”

“Questo Disegno di Legge è la resa evidente della politica ai grandi burocrati dello Stato. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il Governo Letta decide di riscrivere le norme bocciate dalla Consulta del salvaitalia e della spending review, semplicemente cambiando il dispositivo normativo”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, aprendo la conferenza stampa a commento dei provvediemtni del Governo contro le Province. “Abbiamo deciso che avvieremoo una indagine per quantificare i danni causati dalle norme contro le Province. A causa di quelle norme siamo da un anno alle prese con un caos istituzionale che ha portato gravi danni ai servizi ai cittadini che, in attesa che i Governi assumano responsabilità su vere riforme delle istituzioni, si sono visti tagliati le risorse destinate alla scuola, alle strade, alla formazione professionale, alla difesa del suolo, alla gestione delle politiche del lavoro”.

“Monti prima, e Letta oggi in perfetta continuità – ha aggiunto Saitta – continuano nell’opera di delegittimazione delle istituzioni locali. Spacciano per tagli ai costi della politica  riforme che non hanno, per stessa ammissione del Governo come si evince dalla relazione tecnica, alcun impatto di riduzione di spesa. Anzi la spesa si moltiplica e aumentano i disservizi”.

Saitta ha poi evidenziato tutti i nodi e le criticità del Decreto. “Manca un quadro di riferimento certo – ha detto –  il ddl di Delrio interviene  come se ci fosse già stata una riforma costituzionale. La Costituzione vigente, invece, assicura alle Province funzioni e elezioni democratiche. E’ una riforma su una eventuale futura riforma costituzionale, ma non è in nulla collegato allo stato attuale della Repubblica italiana. Lo svuotamento delle funzioni è folle: si spostano sui Comuni, che non hanno strutture tecniche per gestirle, funzioni di area vasta di importanza cruciale, come la gestione degli oltre 5000 edifici scolastici. La scuola dovrebbe essere considerata una priorità e dovrebbe essere assicurato a tutti la garanzia di avere edifici sicuri. Invece, con questa frammentazione delle scuole tra i comuni, si aggravano le già enormi difficoltà ad avere risorse. I Comuni in dissesto come potranno assicurare manutenzione e sicurezza?  Rimane totalmente poco chiara la questione dei dipendenti delle Province, che a seguito dello svuotamento delle funzioni dovranno essere trasferiti ai Comuni singoli o associati con tutti i rischi di mobilità che tale processo comporta”. Il sistema elettivo di secondo grado – ha aggiunto – esclude completamente la rappresentanza di tutta la comunita’  territoriale e senza il rispetto dell’equilibrio politico delle diverse forze nei consigli provinciali. .  A decidere sulle province saranno ormai solo i grandi comuni. I piccoli non avranno alcuna possibilità di essere rappresentati e di vedere considerate le loro esigenze”.

Per quanto riguarda le norme sulle Città Metropolitane, Saitta ha sottolineato come nel testo ” si definisce addirittura un doppio modello: uno per Roma, che consente ai Comuni di entrare, uno per il resto delle aree metropolitane dove invece la concessione ai comuni è ad uscire senza tener conto di quanto affermato dalla Corte Costituzionale relativamente alla necessità di rispettare le procedure dell’art. 133 della Costituzione . Ci sarà un caos totale. Il meccanismo di uscita porterà alla proliferazione degli enti. Invece di ridurre gli enti, se ne creeranno di nuovi. Tante nuove Province di secondo livello. Non c’è nessun limite territoriale. Non si può stabilire per legge, in capo al Sindaco del Comune metropolitano, una diversa legittimazione democratica da chi è stato eletto da un diverso corpo elettorale”
“Il Governo – aggiunge Saitta – ignora completamente la riduzione degli uffici periferici dello Stato. Addirittura, proprio per chiarire la totale resa alle alte burocrazie dello Stato, si mette nero su bianco che niente verrà fatto per razionalizzare la maglia degli uffici periferici. Secondo un nostro studio, dall’accorpamento e dalla riduzione delle sedi dello stato sui territori si avrebbe un risparmio di 2,5 miliardi. Evidentemente non è la riduzione della spesa pubblica alla base di questo provvedimento”.
“Resta aperto il gravissimo vuoto aperto dai commissariamenti illegittimi delle Province a seguito del decreto Monti. A seguito della pubblicazione della sentenza della Corte sulla gazzetta ufficiale, questi Commissari non avranno più legittimità per produrre alcun atto, nemmeno la firma degli stipendi. Il Governo nel testo fa finta di nulla e addirittura assegna ad organismi illegittimi il compito di convocare l’assemblea per le future elezioni di secondo livello”.

 

 

 

      Non comprendiamo assolutamente questa furia legislativa del Governo contro le Province ma siamo sicuri che il Parlamento, nella sua sovranità, riuscirà ad affrontare con il giusto equilibrio le grandi questioni che il provvedimento pone sia sul terreno della funzionalità e dell’efficienza della PA nonché sugli effetti di carattere economico-finanziario che esso determina.

Province, Upi “Rispettare la sentenza della Corte”

“Chiediamo al Governo di rispettare la sentenza della Corte Costituzionale e di fissare da subito, coerentemente con quanto stabilito dalla Consulta, le elezioni delle 21 Province in cui, in base a norme incostituzionali, è stato impedito il voto democratico”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo nell’Ufficio di Presidenza riunito oggi a Roma insieme ai Presidenti delle Upi regionali.

“Dall’imminente pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale sulla Gazzetta Ufficiale – sottolinea Saitta – le norme previste dal decreto Salvaitalia e dalla Spending review contro le Province decadranno, perché’ incostituzionali. Questo aprirà un vuoto drammatico nelle 21 Province in cui, a seguito di quelle norme, non è stato permesso di svolgere libere elezioni democratiche.

Una sospensione della democrazia – afferma Saitta – che il Ministero dell’Interno deve immediatamente sanare, fissando da subito la data delle elezioni in queste Province, da tenere quanto prima, anche in via straordinaria.

Altre soluzioni – conclude Saitta – non ce ne sono. A Costituzione vigente, se vogliamo continuare a considerarci una Repubblica democratica, le Province sono istituzioni dello Stato amministrate da organi politici eletti. La scusa di “in attesa della riforma” non regge più, perché non può esserci un vuoto democratico in un tempo di attesa che in molti casi sfiorerà a breve i due anni. Sarebbe come se, in attesa della riforma del Senato, si decidesse di non votare più eleggere i senatori. Del tutto impensabile”.

 

Province: Saitta in Conferenza Unificata su DDL costituzionale abolizione Province

“Il furore  abolizionista contro le Province che pervade questo Governo non è giustificato né da ragioni economiche né da ragioni di semplificazione e modernizzazione della pubblica amministrazione. E’ il risultato dell’abdicazione della politica alla demagogia”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo oggi nella riunione della Conferenza Unificata, chiamata a dare parere sul Disegno di Legge costituzionale di abolizione delle Province. “Una smania – ha aggiunto Saitta – che continua a non essere supportata  da alcun dato reale e veritiero.  Noi oggi siamo qui alla Conferenza Unificata perché la Corte Costituzionale ha dovuto ribadire una cosa del tutto elementare: che le istituzioni della Repubblica non si aboliscono per decreto legge. Tutti, soprattutto il Governo, avrebbero il dovere di accettare le sentenze di un organo costituzionale di garanzia della democrazia. Invece si è rabbiosamente proceduto ad approvare un disegno di legge costituzionale che ha come filosofia di fondo il ritorno al centralismo autoritario. Il disegno di legge costituzionale è un testo del tutto incoerente con lo spirito della nostra Costituzione, così come espresso dall’articolo 5.  Il testo, tra l’altro, come hanno rilevato anche le Regioni nel loro parere consegnato in Conferenza Unificata, è accompagnato da una relazione dai toni offensivi e oltraggianti.  Più che una relazione, infatti, sembra un manifesto politico contro le Province. E’ invece del tutto evidente la mancanza di risparmi, anche perché si sta intervenendo ad abolire le istituzioni che rappresentano l’1,3% della spesa. Vi invito per questo – ha esortato Saitta –  ad avere il coraggio di affrontare la riforma delle Province all’interno di un disegno complessivo di riordino del Titolo V della Costituzione  e dia vere la forza di affrontare tutto il tema del riordino istituzionale. Annuncio – ha poi concluso il Presidente  dell’Upi – che chiederemo al Parlamento di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sugli enti strumentali  per capire finalmente quanti sono, cosa fanno e come usano le risorse. Questo permetterà al Paese di intervenire a cancellare quelli che sono i veri enti inutili, il sottobosco della politica,  dove gli sprechi si moltiplicano”.

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IL CORRIERE DELLA SERA NEGA REPLICA A UPI SU ARTICOLO RIZZO E STELLA

Province: chi lavora per riorganizzare e chi preferisce scavare trincee

 

Caro Direttore,

l’ultimo articolo a firma Rizzo e Stella sulle Province ha senza dubbio il pregio di rendere evidente una situazione che noi abbiamo sempre denunciato: sulle riforme c’è chi, piuttosto che lavorare per una vera riorganizzazione che aiuti questo nostro Paese e modernizzare le sue strutture e a rendere più efficiente la burocrazia, preferisce scavare trincee. Trincee che però, lungi dall’essere a difesa delle Province, si scavano continuamente per aumentare il solco della disinformazione. Spiace sapere che, come riportato con chiarezza nell’articolo, a diffondere queste notizie sbagliate sia il Governo, che con veline e note inviate ai giornalisti, utilizza i dati piegandoli al proprio volere. Scrivono Rizzo e Stella che la maggior parte della spesa delle Province è destinata a coprire affitti e stipendi, e sottolineano che questa affermazione deriva da una nota dei tecnici del Ministro delle Regioni e delle Autonomie. Leggiamoli davvero, questi dati, nella loro chiarezza però, non strumentandoli ad uso e consumo politico, partendo dai numeri citati nell’articolo, che fanno riferimento al 2011. Si tratta dei certificati del Conto Consuntivo 2011, secondo cui le entrate delle Province nel 2011 sono state  11, 289 miliardi, così composte: entrate tributarie  5,272 miliardi; entrate da trasferimenti da stato e regioni 3,781 miliardi; entrate extratributarie 0,741 miliardi; entrate da alienazione e trasferimenti di capitali 1,493 miliardi. Le uscite delle Province, la spesa cioè, è stata di 10,963 miliardi di euro così suddivise: spese correnti 8,633 miliardi; spese in conto capitale 2,33 miliardi; spese per rimborso prestiti 0,720 miliardi.  Se qualcuno ha detto ai giornalisti che la spesa corrente delle Province è destinata esclusivamente al personale e agli affitti davvero ha voluto utilizzare a proprio scopo la loro buona fede. Infatti, qualunque tecnico e funzionario dello Stato che abbia a che fare con i bilanci delle Province, come con quelli di Regioni e Comuni, conosce o dovrebbe conoscere quali sono le funzioni delle Province, e perché, a seconda dello scopo, si imputano a spesa corrente o spesa in conto capitale. Per esempio, per il trasporto pubblico locale il discorso è davvero banale: basterebbe sapere infatti che le Province  non fanno investimenti sulle dotazioni delle società, ma stipulano contratti di servizio con le aziende di trasporto pubblico. Contratti che prevedono un pagamento che viene registrato, in conformità alle norme sulla contabilità pubblica, sulla spesa corrente. E’ la spesa per assicurare il trasporto pubblico nei territori, certo non per affittare pensiline degli autobus di linea. Così come, sempre se fosse informato, saprebbe che nella voce Sviluppo Economico che viene citata nell’articolo sono comprese tre grandi aree di intervento: agricoltura, industria e mercato del lavoro. E’ vero, quindi che per questa funzione le Province spendono  1,043 miliardi, 948 milioni di parte corrente e 95 di parte capitale, ma 722 milioni sono per i centri per l’impiego, fondi di parte corrente proveniente dai trasferimenti Regionali.        Anche qui è la contabilità pubblica, che certo i tecnici del Ministero che hanno redatto la nota conoscono bene, ad indicare che siano inseriti in bilancio tra le spese correnti. Continuiamo con gli esempi citati nell’articolo di Rizzo e Stella, che indicano grandi sperperi nelle risorse per il sociale. Forse nella nota del Ministero non era specificato che i servizi che le Province erogano per il sociale, intervenendo su espressa richiesta dei Comuni, specialmente i più piccoli che non riescono più a coprire queste spese, sono l’assistenza scolastica ai disabili sensoriali della vista e dell’udito e il trasporto pubblico per i disabili. Spese correnti, quindi, certo, ma almeno noi non le consideriamo improduttive. E veniamo quindi agli affitti e al personale  appunto, che secondo i giornalisti occupano tutti i bilanci delle Province: per il 2012 le spese di tutte le Province per affitti è pari a 174 milioni di euro, mentre quella per il personale è pari a 2,148 milioni di euro, in totale le due voci insieme sono il 27% della spesa corrente e il 19% della spesa totale. Un’ultima notazione: l’articolo in questione iniziava accusando le Province di distogliere risorse per le imprese. Stando ai dati, rispetto all’attuazione del Decreto pagamenti, da aprile ad oggi le uniche istituzioni che hanno pagato i conti con le imprese per le fatture bloccate dal patto di stabilità sono le Province, che tra l’altro si sono auto monitorate e hanno reso noto a stampa e imprese settimanalmente lo stato di avanzamento dei pagamenti. Delle altre istituzioni non c’è traccia. Abbiamo più volte chiesto che, nella campagna per l’eliminazione delle Province, si supportassero le tesi abolizioniste tanto di moda con i dati reali e si smettesse di lanciare cifre falsate tanto per dare una parvenza di verità alla propaganda. Lo ribadiamo anche questa volta, chiarendo, perché forse era sfuggito: che siano dati veri.

 

 

SEMINARIO: L’ARMONIZZAZIONE DEI SISTEMI CONTABILI. UPI – UPI VENETO

Online il materiale della Giornata di Studio sull’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Province, tenutasi a Treviso il 19 luglio scorso.

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Il commento del Presidente della Provincia di Napoli, ANTONIO PENTANGELO: LA GIUSTIZIA IN SOCCORSO DELLE PROVINCE

SENTENZA TAR ACCOGLIE RICORSO PROVINCE CONTRO SPENDING REVIEW.

Il commento del Presidente della Provincia di Napoli, ANTONIO PENTANGELO: LA GIUSTIZIA IN SOCCORSO DELLE PROVINCE

 

 

“Mentre si continua a fare demagogia sulle Province, prima la Consulta ed oggi il Tar di Genova dimostrano con i fatti come questi enti siano stati scientificamente demonizzati e posti sotto l’occhio del ciclone di una strategia mediatica ben precisa. E’ il caso di dire che la Giustizia interviene in soccorso delle Province lì dove si è cercato, da una parte della Politica, di compiere un assassinio premeditato per coprire ben altri crimini”.

Così il presidente della Provincia di Napoli, Antonio Pentangelo, commenta la sentenza del Tar di Genova secondo il quale i tagli stabiliti dal Governo Monti per le amministrazioni provinciali siano eccessivi ed insostenibili per garantire i servizi e le funzioni di propria competenza.

“Tutto è stato basato su un errato computo dei consumi intermedi – ha continuato Pentangelo – in base ai quali abbiamo subìto misure di spending review insostenibili. 500 milioni nel 2012 ed addirittura 1,2 miliardi nel 2013 non ci hanno messo in condizione di approntare bilanci adeguati ad una gestione efficace dei servizi per i cittadini. Ora l’attuale Governo, oltre che impegnarsi per legittime riforme al sistema periferico dello Stato, che ci auguriamo non riguardino solo gli enti provinciali, deve porci nelle condizioni di poter amministrare con efficacia servizi essenziali per la collettività, rispettando le disposizioni della giustizia amministrativa”.

“Quello che chiediamo con forza è di non utilizzarci come capro espiatorio di una Politica malata, che ha emergenze ben più gravi da risolvere. Siamo disposti a qualsiasi riforma migliorativa, in particolare sulla Città metropolitana, ma che abbia un respiro complessivo e che non parli solo di tagli ma anche di modelli di sviluppo che debbono poter contare su risorse e giusta rappresentatività” – ha concluso Pentangelo.

Spending review: il Tar dà ragione alle Province. Annullato il decreto per il 2012

“Il Tar ci dà ragione: i tagli ai bilanci delle Province decisi dal Governo Monti con la spending review sono eccessivi e del tutto insostenibili, perché frutto di un grave errore commesso nel definire i famigerati consumi intermedi. Abbiamo sostenuto da subito che nei nostri bilanci non ci fossero 1,2 miliardi di euro da tagliare e che la spending review stava incidendo direttamente su voci di costo incomprimibili, perché riferiti a risorse per funzioni traferite o delegate  dalle Regioni per servizi essenziali, come la formazione o il trasporto pubblico locale. Oggi il Tar conferma le nostre ragioni”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la sentenza del TAR del Lazio sul ricorso della Provincia di Genova, depositata ieri sera.

Nel testo il Tribunale Amministrativo afferma che, nella definizione dei consumi intermedi da considerare il Governo avrebbe dovuto operare una selezione eliminando le spese destinate ai servizi per la collettività.

“Questo vuol dire – afferma Saitta – che quando il Ministero ha indicato il totale dei tagli ai bilanci sulle Province in 500 milioni per il 2012 e 1,2 miliardi per il 2013 lo ha fatto partendo da una base di dati falsata dall’errore. Come d’altronde abbiamo provato in tutti i modi a spiegare allora al Governo, che però non ha voluto prendere in alcuna considerazione le nostre richieste e ha preferito imporre tagli palesemente iniqui e sproporzionati su una istituzione, a danno dei servizi ai cittadini. Non solo, per colpa di questi tagli, molte Province sono andate in predissesto, con ricadute sul personale, sui servizi erogati e sulle imprese, a causa del restringimento delle quote di patto di stabilità che ha contratto ancora di più gli investimenti.

Ora  la sentenza del TAR accogliendo il ricorso delle Province annulla il decreto sui tagli 2012. Chiediamo al Governo di aprire immediatamente un confronto per sanare questa ingiustizia oggi palesemente attestata dal Tar,  trovare soluzioni per ridurre il taglio di 1,2 miliardi del 2013, frutto dello stesso grave errore,  e di convocarci anche in vista della definizione della prossima spending review, anche per evitare di continuare a commettere sbagli grossolani ai danni dei cittadini e dei servizi essenziali”.

 


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SENTENZA TAR ACCOGLIE RICORSO PROVINCE CONTRO SPENDING REVIEW. Il commento del Presidente dell’Upi Veneto, Leonardo Muraro

“Ancora una volta abbiamo dimostrato che non si può andare contro i cittadini e togliere loro dei servizi – spiega Muraro – accogliendo il ricorso delle Province, il TAR ha dunque annullato il decreto ha ripartito tra le Province  un taglio di 500 milioni di euro nel 2012, con ricadute disastrose sui servizi erogati come i Servizi per l’Impiego, l’edilizia scolastica, la viabilità…

 

Il Tar ha infatti sottolineato come, con le modalità dei tagli imposta dal Governo sono state penalizzate le Province che erogano più servizi, anche delegati dalla Regione, i cui costi sono appunto entrati pure nella base di calcolo sulla quale parametrare il taglio. I Giudici hanno inoltre riscontrato una violazione del principio di leale collaborazione tra Istituzioni, non avendo il Governo tenuto conto delle osservazioni delle Province stesse.

 

La stessa Provincia di Treviso ha presentato ricorso al Tar nel novembre 2012 e ricordo che nel marzo scorso siamo riusciti a ottenere 24 milioni di euro che lo Stato ci doveva.

Dopo queste decisioni e dopo la sentenza della Corte Costituzionale, mi auguro fortemente che questo Governo, rendendosi conto degli errori del precedente, voglia confrontarsi seriamente sulla riduzione del taglio previsto per il 2013 (1,2 miliardi), che parte dallo stesso errore di fondo che ha portato all’annullamento del decreto di Monti.

Le Province vogliono partecipare alla spending review, vogliono contribuire alla ridefinizione dell’architettura statale, ma vogliono farlo senza essere capro espiatorio e soprattutto senza che vengano a mancare i servizi erogati ai cittadini”.

 

SENTENZA TAR ACCOGLIE RICORSO PROVINCE CONTRO SPENDING REVIEW. Il commento del Presidente della Provincia di Potenza, Piero Lazorazza

Quella che si è consumata ai danni delle Province, ad opera dei tagli sproporzionati ed insostenibili contenuti nel decreto del Ministero dell’interno dell’ottobre 2012 emanato in esecuzione del decreto 95/2012 (la cosiddetta Spending review), è una vera e propria ingiustizia. A confermare l’allarme, più volte lanciato dalle Province ma puntualmente ignorato, è il Tar del Lazio che, accogliendo il ricorso della Provincia di Genova, ha annullato il decreto in questione.

Lo ha dichiarato il Presidente dell’Upi Basilicata e della Provincia di Potenza Piero Lacorazza, nel commentare la sentenza del tribunale amministrativo che ha dichiarato sbagliati i criteri che hanno  condotto agli eccessivi ed iniqui tagli operati dal governo Monti ai bilanci delle Province. In pratica la spending review, ha confermato il Tar, incideva in maniera errata ed insostenibile su spese  per servizi essenziali destinati alla collettività.

“Intanto in base a quel decreto, arrivato a pochi giorni dalla chiusura dell’esercizio 2012 e oggi annullato, la Provincia di Potenza, dopo aver tagliato sui servizi, come ad esempio la manutenzione di strade e scuole, ed aver ridotto i costi della politica e quelli per il funzionamento della macchina amministrativa, per evitare il dissesto ha dovuto adottare la procedura di riequilibrio pluriennale ai sensi degli artt. 243bis e successivi del decreto legislativo 267/2000 del Tuel. Abbiamo, dunque, accettato – ha continuato –  la sfida del rigore e non quella del lamento, ma di fronte alla sentenza del Tar che ci dà ragione non si può non sottolineare come un decreto errato nel calcolo dei consumi intermedi e un atteggiamento di chiusura da parte del Governo, che ha preferito ignorare le considerazioni delle Province, abbiano provocato danni ai cittadini e grossi problemi nella garanzia dei servizi essenziali.

Per la Provincia di Potenza, ad esempio, l’azzeramento del fondo del riequilibrio, dovuto ad oltre 30 Meuro di tagli, significa difficoltà a garantire livelli minimi di servizi, a partire dalla viabilità”.

“Le Province non vogliono sottrarsi alla sfida di uno Stato più leggero, efficiente e meno costoso, nell’ottica del principio “fare meglio con meno”, ma all’interno  – ha concluso Lacorazza – di un confronto serio con il Governo che, lungi dall’imporre tagli iniqui, tenga conto di  fabbisogni e costi standard per definire “chi fa cosa”, eliminando inutili sovrapposizioni ed assicurando al cittadino servizi adeguati a costi sostenibili”. 

Il Comunicato del Presidente della Provincia di Napoli, Antonio Pentangelo

“Per fortuna che Quagliariello c’è, altrimenti gli stessi autori di fatto del pasticciaccio del decreto si apprestano ad organizzare un altro clamoroso flop nella ricostruzione delle pubbliche amministrazioni del Paese”. 
Così il presidente della Provincia di Napoli e componente dell’Ufficio di presidenza dell’U PI, Antonio Pentangelo, commenta le ultime notizie relative al ddl sull’abolizione delle Province. 
“Le parole del ministro Quagliariello – ha aggiunto Pentangelo – fanno decisamente da contraltare a quelle velenose ed irrazionali di chi si è reso protagonista di un progetto bocciato dalla Consulta che oggi vorrebbe rivendere lo stesso prodotto scadente e scaduto cambiandogli unicamente la confezione. Non si può fare tutto in fretta e subito, sotto la spinta di fibrillazioni irrazionali, rischiando di creare mostri istituzionali senza né capo né coda. Il ministro per le riforme giustamente valuta improponibile ipotizzare nuove istituzioni quali le Città metropolitane, nei fatti guidate dai sindaci del capoluogo di riferimento, così come saggiamente parla di aree omogenee che debbono condividere funzioni e creare sinergie e che il più delle volte non coincidono con le attuali Province come previsto dalla legge appena cassata. 
Al ministro Gaetano Quagliariello, come ho già anticipato al presidente dell’Upi Antonio Saitta, presenteremo una petizione affinché il processo verso la costituzione della Città metropolitana stavolta non trovi ostacoli, ma venga concepito come uno strumento primario per il coordinamento delle funzioni sul territorio. Una simile istituzione per avere un contatto reale con la nuova area che si andrà a formare dovrà avere una forte identità riconosciuta da una elezione diretta a suffragio universale dei propri rappresentanti. Non possiamo correre il rischio di essere nuovamente considerati rappresentanti di una casta, nominata da organismi chiusi, secondo formule ma sopportate dall’opinione pubblica”. 
“Dobbiamo puntare ad un dibattito serio, concreto e rapido per giungere ad una riforma efficace ed equa, che risponda oltre che alle esigenze di spending review anche a quello di strumenti idonei allo sviluppo della nazione. Mi auguro che alcune farneticazioni, come quelle del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, che parla delle Province come rifugio delle seconde linee della casta, finiscano di avvelenare un clima di confronto attraverso una propaganda populista che non può essere la giusta premessa ad una fase costruttiva serena. Sono certo che il nuovo presidente dell’Anci Piero Fassino, a cui vanno i miei sentiti e cordiali auguri di buon lavoro, saprà coordinare in maniera meno estremista le voci dei comuni, che fino ad oggi – ha concluso il presidente della provincia di Napoli – hanno portato purtroppo avanti una linea che sembrava più interessata ad interessi di parte piuttosto che ad un discorso globale propositivo”.

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