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Il Comunicato del Presidente della Provincia di Napoli, Antonio Pentangelo

“Per fortuna che Quagliariello c’è, altrimenti gli stessi autori di fatto del pasticciaccio del decreto si apprestano ad organizzare un altro clamoroso flop nella ricostruzione delle pubbliche amministrazioni del Paese”. 
Così il presidente della Provincia di Napoli e componente dell’Ufficio di presidenza dell’U PI, Antonio Pentangelo, commenta le ultime notizie relative al ddl sull’abolizione delle Province. 
“Le parole del ministro Quagliariello – ha aggiunto Pentangelo – fanno decisamente da contraltare a quelle velenose ed irrazionali di chi si è reso protagonista di un progetto bocciato dalla Consulta che oggi vorrebbe rivendere lo stesso prodotto scadente e scaduto cambiandogli unicamente la confezione. Non si può fare tutto in fretta e subito, sotto la spinta di fibrillazioni irrazionali, rischiando di creare mostri istituzionali senza né capo né coda. Il ministro per le riforme giustamente valuta improponibile ipotizzare nuove istituzioni quali le Città metropolitane, nei fatti guidate dai sindaci del capoluogo di riferimento, così come saggiamente parla di aree omogenee che debbono condividere funzioni e creare sinergie e che il più delle volte non coincidono con le attuali Province come previsto dalla legge appena cassata. 
Al ministro Gaetano Quagliariello, come ho già anticipato al presidente dell’Upi Antonio Saitta, presenteremo una petizione affinché il processo verso la costituzione della Città metropolitana stavolta non trovi ostacoli, ma venga concepito come uno strumento primario per il coordinamento delle funzioni sul territorio. Una simile istituzione per avere un contatto reale con la nuova area che si andrà a formare dovrà avere una forte identità riconosciuta da una elezione diretta a suffragio universale dei propri rappresentanti. Non possiamo correre il rischio di essere nuovamente considerati rappresentanti di una casta, nominata da organismi chiusi, secondo formule ma sopportate dall’opinione pubblica”. 
“Dobbiamo puntare ad un dibattito serio, concreto e rapido per giungere ad una riforma efficace ed equa, che risponda oltre che alle esigenze di spending review anche a quello di strumenti idonei allo sviluppo della nazione. Mi auguro che alcune farneticazioni, come quelle del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, che parla delle Province come rifugio delle seconde linee della casta, finiscano di avvelenare un clima di confronto attraverso una propaganda populista che non può essere la giusta premessa ad una fase costruttiva serena. Sono certo che il nuovo presidente dell’Anci Piero Fassino, a cui vanno i miei sentiti e cordiali auguri di buon lavoro, saprà coordinare in maniera meno estremista le voci dei comuni, che fino ad oggi – ha concluso il presidente della provincia di Napoli – hanno portato purtroppo avanti una linea che sembrava più interessata ad interessi di parte piuttosto che ad un discorso globale propositivo”.

Il Comunicato del Presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani

Un decreto legge, palesemente anticostituzionale, ha vietato elezioni democratiche, ha privato della propria politicità e rappresentanza diretta enti costituzionalmente riconosciuti, ha disatteso non un principio costituzionale bensì una buona decina, ha ridotto a titolo onorifico cariche prima rappresentative del popolo sovrano. Lo ha fatto con l’inesperienza di un novizio universitario, mal celando presunzione e supponenza, vaticinando il rischio gravissimo di default (ha tentato di sostenere imbarazzata l’Avvocatura dello Stato innanzi alla Consulta). Un default che con il riordino delle Province, i cui costi incidono per 1,37% della spesa pubblica, avremo miracolosamente scampato. Troppo facile raccontare la favola della Provincia aulicamente descritta da Merlo come “ente inutile degli stipendi inventati, del nascondimento della disoccupazione e delle clientele, la piccola patria degli uscieri, il centro di spesa del keynesismo straccione ha questa misteriosa facoltà di resurrezione, garantita addirittura dalla Corte costituzionale”. 
Un encomiabile esercizio di stile fine a se stesso del prode giornalista, al quale sembra essere sfuggito -oltre che il rispetto per milioni di persone che lavorano onestamente anche per servire gente come lui, per garantire ai suoi figli o nipoti una scuola, o semplicemente un area verde o una pista ciclabile- quanto la Consulta non abbia affatto garantito la resurrezione delle Province, ma solo i diritti che la Carta Costituzionale riconosce loro, al pari e con la medesima forza della libertà di pensiero e di espressione assicurato ad ogni sorta di giornalista, liberi persino di lanciare strali velenosi da colonne privilegiate di quotidiani più o meno noti. Diritti che non sono forma, ma sostanza di questo Stato che crediamo ancora -a dispetto del pensiero di Merlo e di tanti come lui – democratico. Il diritto è diritto, e non sarà la contingenza politica o lo stato emergenziale ad affievolirne la cogenza o la effettività. Forma, è il bello stile per nascondere l’ignoranza che il Merlo serba nei confronti delle Province italiane, di cui scrive ma non conosce -al pari di chi si unisce al suo squallido coro- le competenze e le attribuzioni che le Province esercitano, i servizi che offrono ai cittadini, la qualità delle strade provinciali o delle scuole, dei centri per l’impiego che non c’è, e che li ha ridotti piuttosto a “centri di ascolto” delle difficoltà in cui versano le famiglie italiane. Parlano come Merlo, il Presidente Letta ed il Sottosegretario Patroni Griffi, il Ministro del riordino, lo specialista in decretazione d’urgenza, pur non avendo mai dovuto cimentarsi con responsabilità dirette nei confronti del cittadino. Responsabilità quotidiane che esigono risposte immediate, concrete e non meri esercizi di eloquenza sterile ed inconcludente. Vengano questi signori in Provincia a toccare con mano la realtà di cui scrivono o di cui parlano senza sapere, a conoscere l’80% delle strade italiane gestite da questi enti, con gallerie, viadotti, ponti e infrastrutture connesse, gli oltre 5000 edifici scolastici gestiti da questi enti, od ancora vengano a toccare con mano la responsabilità delle competenze in materia di coordinamento della protezione civile locale, in materia di valutazioni di impatto ambientale, provvedimenti necessari per permettere la realizzazione di progetti di infrastrutture di una certa rilevanza o con prescrizione di legge, della tutela delle risorse idriche ed energetiche, di organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, di piani di programmazione del territorio provinciale, di trasporto locale. Oggi si vaticina l’abolizione delle Province calpestando la Costituzione come carta straccia inadeguata ai tempi moderni, un inizio verso un declino che allora non salverà nessuno, nemmeno il diritto di pensiero o di espressione che così poco elegantemente ha esercitato l’esimio giornalista. Oggi inibiscono libere elezioni degli organi provinciali, poi cosa si arriverà ad impedire, vietare, limitare in nome dell’emergenza o della crisi della politica! Smettiamola di parlare: non è con l’abolizione delle Province che salveremo l’Italia, che copriremo l’incapacità della politica di dare risposte ad un Paese che muore mentre illustri governanti e giornalisti perdono tempo prezioso in “soluzioni creative”, sbandierate come panacea dei nostri mali, ma insostenibili e mal confezionate solo per continuare a nascondere verità scomode. Non occorre aggredire in modo tanto livoroso i principi costituzionali, sacrosanti oggi per le province, domani per regioni o comuni e per la libertà di stampa, con cui campa il Merlo de La Repubblica, per dare un segnale forte al Paese ed invertire la marcia. Se davvero si volesse eliminare il costo vivo della politica -ma è evidente dalle reazioni all’indomani della decisione della sentenza, quanto questo non sia affatto una priorità del Governo- basterebbe guardare con lucidità agli oltre 7000 ENTI STRUMENTALI (Consorzi, Aziende, Società) che occupano CIRCA 24 MILA PERSONE NEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE E I CUI COSTI (compensi, spese di rappresentanza, funzionamento dei consigli di amministrazione) che nel 2010 ammontavano a 2,5 miliardi. Eliminare questi enti consentirebbe un RISPARMIO IMMEDIATO PARI A 22 VOLTE QUELLO CHE SI OTTERREBBE ABOLENDO LE PROVINCE. Senza contare poi che 318 mila persone hanno incarichi di consulenza nella Pubblica Amministrazione e per questo lo Stato ha speso nel 2009 circa 3 miliardi di euro. Un riordino meno demagogico sarebbe partito dalla eliminazione di questi enti e società, che duplicano e si sovrappongono alle funzioni fondamentali di istituzioni riconosciute dalla Costituzione, come è il caso delle Province, i cui rappresentanti sono eletti direttamente dal popolo ed al popolo rispondono.
E’ infatti di tutta evidenza il carattere devastante dell’esistenza di una miriade di organismi, agenzie, ATO, consorzi ed enti di secondo grado, proliferati in questi anni al di fuori dei livelli di governo individuati dal titolo V della Costituzione, non allo scopo della gestione associata di servizi, che seppur in alcuni casi risultata virtuosa, ha determinato una disgregazione della governance organica del territorio e delle sue risorse moltiplicando, i posti ed i costi della politica.
E così ci troviamo di fronte a 222 ATO di acque e rifiuti, 191 Consorzi di Bonifica, 63 Bacini Imbriferi, innumerevoli Agenzie, per un totale di 3.127 enti ed UNA SPESA PARI A 7.026.105.352 EURO, il cui operato è del tutto sottratto al giudizio del cittadino elettore. 
Un vero e proprio salasso per i conti pubblici di cui nessuno parla, preferendovi i costi delle Province il cui riordino stimava l’allora Ministro Giarda, nel suo rapporto di fine mandato avrebbe comportato un risparmio di 500 milioni. 7.026.105.352 EURO sono una risorsa, caro Presidente Letta, che da sola basterebbe a risolvere, subito, il problema dell’IVA e dell’Imu e che rappresenterebbe un segnale forte senza dover andare ad intaccare principi fondamentali, senza depauperare il nostro Paese di una democrazia tanto necessaria, quanto cara alla nostra Costituzione, ma vilipesa da manovre scadenti, raffazzonate e maldestre, ispirate da un anacronistico revivment di stato centralista, affidato alle tecnocrazie burocratiche lontane dai reali bisogni del Paese. Trovo curioso che nessuno, non giornalisti di cotanta fama, chiedano il conto a quei Ministri, oggi ancora tra le fila del governo, che imposero, con un Decreto Legge ed un voto di fiducia, una riforma tanto pasticciata e cialtrona. Non stupisce allora il servilismo sciocco di chi è forte con i deboli e pavidi con i potenti! Ci sono molte ragioni per nutrire preoccupazioni e timori, ma la più grande che dovremmo avere è quella dell’immobilità conservatrice, che accentra i poteri, disconosce le autonomie, inibisce il pluralismo democratico!

IL DOSSIER UPI SULLE SPESE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Riformare le istituzioni locali: le cifre reali di un percorso. I dati sulla spesa centrale e locale, i costi della politica, i costi del personale, le Regioni a Statuto speciale, gli enti strumentali

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Sentenza Province: il Comunicato del Presidente della Provincia di Pordenone e dell’Upi regionale, Alessandro Ciriani

Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e presidente in carica dell’Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia, accoglie con soddisfazione il pronunciamento della Consulta sull’incostituzionalità dei decreti di riordino delle Province ma non si dichiara sorpreso.

“Finalmente è stato messo un punto fermo sul processo di riordino istituzionale – spiega – ma l’esito era scontato perché non si possono confondere i livelli delle fonti normative. Sono, comunque, soddisfatto perché ora le Province non potranno essere più chiamate a fare da unico ‘capro espiatorio’ per dare risposta alle esigenze di quel profondo riordino di cui necessita l’Italia e la nostra stessa Regione”.

“Da oggi, dunque, lo scenario cambia anche per il Friuli Venezia Giulia e nessuno potrà tentare ‘colpi di mano’, tanto meno si potranno sospendere elezioni democratiche di organi costituzionali”.

“Siamo i primi a ritenere imprescindibile il riassetto istituzionale del Friuli Venezia Giulia – conclude il Presidente dell’Unione delle Province – e lo chiedono con forza i nostri concittadini e le imprese per contenere la spesa pubblica e rendere più efficienti i servizi. Ma se si vogliono ottenere risultati concreti dovrà essere rivisto l’intero assetto di funzioni e compiti di tutti gli enti, partendo dalla Regione per poi giungere a Province e Comuni, nella condivisione di un metodo che deve veder agire di concerto tutte le istituzioni coinvolte nel rispetto del dettato costituzionale, come oggi ribadito dalla Corte”.

“Ci aspettiamo che già nei prossimi giorni il Governo regionale prenda atto di tale situazione e smetta di inseguire logiche centralistiche o meri slogan elettorali, aprendo un confronto serio su quale deve essere il modello di riscrittura dell’assetto e dell’ordinamento della Regione, delle Province e dei Comuni”.

Province: Saitta “Un provvedimento bandiera”

COMUNICATO STAMPA 



“Ma davvero il Governo pensa che con un “provvedimento bandiera” , che cancella con un tratto di penna la parola Province dalla Costituzione e 150 anni di storia del Paese, si riconquisti la fiducia degli italiani nella politica? Basterebbe uscire dai Palazzi e tornare sui territori per capire che la sfiducia dei cittadini è tutta nell’incapacità di dare risposte sui problemi veri, sulle emergenze sociali, sul dramma della disoccupazione e sulla crisi dell’economia. Se il Governo, come ha detto, crede che l’abolizione delle Province possa servire a nascondere le vere emergenze, davvero non conosce il Paese”. E’ il commento del Presidente dell’Upi, Antonio Saitta dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri del Disegno di Legge di abolizione delle Province. “Gli italiani – prosegue Saitta – sanno perfettamente quali sono i servizi che le Province garantiscono e su quello chiedono conto;  non si faranno abbindolare dalla solita mossa della politica che annuncia che tutto cambierà, per non risolvere nulla. Siamo certi che il Governo si accorgerà presto che in Parlamento, dove il rapporto con i territori e le comunità è forte, le posizioni su questo tema sono diverse. I parlamentari conoscono bene quali problemi si troverebbe a dovere affrontare il Paese con l’eliminazione delle Province e il caos e la perdita di diritti e servizi essenziali che ne deriverebbe per le comunità. Sanno che l’Italia non è il paese delle metropoli ma delle piccole città, che senza Province resterebbero abbandonate. E sanno anche che le riforme vere, quelle che ancora il Governo non ha iniziato ad abbozzare nella furia di eliminare le Province, sono molto più urgenti”.

Roma 5 luglio 2013

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LA CONSULTA BOCCIA I DECRETI SULLE PROVINCE

Riforma e riordino delle Province

 

            La Corte costituzionale nell’odierna camera di consiglio ha dichiarato l’illegittimità costituzionale:

–          dell’art. 23, commi 4, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 20 bis del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dall’art. 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214;

–          degli artt. 17 e 18 del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 7 agosto 2012, n. 135

per violazione dell’art. 77 Cost., in relazione agli artt. 117, 2° comma lett. p) e 133, 1° comma Cost., in quanto il decreto-legge, atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio.

 

 

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Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Presidente della Provincia di Perugia e dell’Upi regionale, Marco Vinicio Guasticchi

La sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la riforma delle Province restituisce dignità e ruolo ad enti di diretta espressione dei cittadini che non si possono cancellare a colpi di decreti.

Ora bisognerà aprire un serio dibattito sul riordino istituzionale complessivo di questi enti che rappresentano l’1,35 per cento dei costi dello Srato”. Lo ha scritto in tre tweet il presidente della Provincia di Perugia e Upi regionale Marco Vinicio Guasticchi. “Un sentito ringraziamento al lavoro svolto dai presidenti Upi nazionale Giuseppe Castiglione e Antonio Saitta e da tutta la struttura dell’Upi nazionale nell’affermazione di dati e dossier che testimoniano il ruolo fondamentali di enti che svolgono servizi pubblici di primaria importanza per i cittadini.”

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Presidente della Provincia di Sondrio e dell’Upi regionale, Massimo Sertori

 “La Corte Costituzionale ha confermato quanto UPL (Unione Province Lombarde) ha sempre sostenuto, ovvero che la riforma del sistema istituzionale non è materia che si possa disciplinare con lo strumento della decretazione urgente”. Commenta così Massimo Sertori, Presidente dell’Unione Province Lombarde e della Provincia di Sondrio, la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato l’ illegittimità costituzionale della riforma delle Province contenuta nel decreto Salva Italia e il loro riordino. “Le Province lombarde – ribadisce Sertori – sono pronte e disponibili allo studio di una riforma seria, corretta nella procedura, che riguardi tutti i livelli istituzionali e che non risponda a facili demagogie ma solo al reale interesse dei cittadini. Una riforma di sostanza e non di facciata, per un’autentica efficientazione del sistema ed un effettivo risparmio per i cittadini. Perché queste condizioni si attuino è fondamentale un confronto a partire dai territori e dalle loro istanze, per una riforma condivisa a tutti livelli”. “Alla luce di questa sentenza – conclude Sertori – urge un incontro con il Governo, che auspichiamo si possa concretizzare già nelle prossime ore”.
INTANTO DOMANI, ALLE ORE 11.30, PRESSO LA SEDE DELLA PROVINCIA DI MILANO (PALAZZO ISIMBARDI, VIA VIVAIO 1) CI SARA’ LA CONFERENZA STAMPA DI UPL CON DATI E APPROFONDIMENTI SUL TEMA.

 

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Presidente della Provincia di Verbano C.O. e dell’Upi regionale, Massimo Nobili

“Da tempo atteso, a lungo rinviato e finalmente giunto il parere della Corte Costituzionale che suffraga ciò che fin dall’inizio avevamo sostenuto a livello di UPP e UPI, – dichiara il Presidente dell’Unione Province Piemontesi, componente dell’ufficio di presidenza dell’Unione Province Italiane e Presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola Massimo Nobili – ovvero che una seria e utile riforma delle autonomie locali non può avere come base il colpo di spugna deciso con il decreto Salva Italia del Governo Monti, che prima ha svuotato le Province di funzioni, poi le ha dissanguate di risorse e, ancora, cercando di nascondere la prevaricazione dietro la parola ‘riordino’, ha posto come criteri di una riforma, sbrigativa e unilaterale, i soli parametri numerici degli abitanti e dell’estensione territoriale”.

“L’illegittimità costituzionale dichiarata dalla Consulta dell’articolo 23 del decreto legge Salva Italia, che tra l’altro declassa le Province, previste come ente elettivo dalla Costituzione, a ente di secondo grado con una fisionomia assimilabile alle unioni di Comuni, e del decreto 95 (dell’ottobre 2012, sempre a firma del Governo Monti) non viene salutata quale salvaguardia dello ‘status quo’, che nessuno vuole e ricerca – continua Nobili – ma come un richiamo alla necessità di riforme organiche ed efficaci. La ‘palla’ torna al centro non per fare melina, bensì per dare corso a una riforma strutturale e armonica dell’architettura istituzionale del Paese, a cui non ci sottraiamo, ma anzi vogliamo sostenere: la conferma è nella proposta di legge d’iniziativa popolare che come UPI stiamo avviando”.

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Vicepresidente dell’Upi, Enrico Di Giuseppantonio

Nel pomeriggio, sciolta la riserva in camera di consiglio, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della riforma e del riordino delle Province previsti nel decreto Salva-Italia.

Il Vecepresidente UPI nonché Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio,  dichiara: “ Era impensabile modificare l’assetto istituzionale con un decreto-legge, così come ha evidenziato la stessa Consulta. Il decreto è un atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, le riforme si fanno in Parlamento – continua Di Giuseppantonio – ripartendo dall’esame del Codice delle Autonomie Locali che punti a ridisegnare la struttura degli enti territoriali, ne consideri funzioni e competenze con l’obiettivo di semplificarne l’assetto, puntando esclusivamente all’efficienza del sistema e alla rappresentatività sul territorio. Ora bisogna girare pagina.  La Consulta ha ricondotto la sorte delle Province nelle maglie della Costituzione e noi siamo pronti a discutere con serenità per fare riforme serie”.

 

Sentenza Province: il Comunicato Stampa del Commissario Straordinario della Provincia di Benevento, Alfonso Cimitile

Cara Corte Costituzionale, meno male che tu ci sei! Grazie.

E la vittoria della ragione e della democrazia sulla macelleria politica ed istituzionale di classi governative inadeguate, non soli incapaci e sprovvedute, ma anche arroganti, piratesche ed avventuriere. E la vittoria dei Riformisti veri e seri sui demagoghi e sulle logiche del gattopardo, perch un riformista vero sa che lindispensabile cambiamento deve essere effettuato nel rispetto dei processi democratici e delle condivise e comuni regole costituzionali; quelli che pensano di poterne fare a meno, di poterle con leggerezza aggirare o violarle, non solo non sono riformisti ma sono i peggiori nemici delle riforme. E la sconfitta degli arroganti, delle lobby demagogiche, delle jacquerie mediatiche, della casta che voleva far finta di cancellare le province, lanello meno colpevole ma pi debole della catena, per salvare tutto il resto mantenendo e nascondendo tutto ci che non funziona nelle altre istituzioni dello stato a cominciare dalle regioni e dagli organi centrali dello stato. Viva la democrazia, viva la Costituzione, viva lItalia delle autonomie locali, viva lItalia che vuole Riforme vere. Ora si vada avanti con un serio processo di riforma istituzionale che parta dalle funzioni e dalle cose che gli organi dello stato tutti ( centrali e locali) debbono fare. Solo in tale quadro sar possibile ragionare sul ruolo e lassetto degli organismi di governo intermedio e di area vasta come le Province. 

Province, Saitta “Inaccettabile DDL Costituzionale solo su Province”.

“La sentenza della Corte Costituzionale restituisce dignità ad una istituzione e a tutti coloro che in questa istituzione ogni giorno lavorano per garantire servizi e diritti ai cittadini. In un Paese normale, dopo questa sentenza, si dovrebbero abbandonare tutti i toni demagogici e qualunquisti che hanno caratterizzato fino ad oggi il dibattito sulle Province. Invece continuiamo a dovere sentire dichiarazioni di questo tono da uomini di  Stato, che conoscono la pubblica amministrazione”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la notizia di un imminente disegno di legge costituzionale solo sulle Province. “Se sceglie questa strada – sottolinea Saitta – il Governo dimostra che ancora una volta non si ha alcuna intenzione di riformare davvero il Paese, ma che si cerca solo un capro espiatorio per zittire i cittadini che chiedono, giustamente, un cambiamento profondo. Questo annuncio della definizione di un disegno di legge costituzionale solo sulle Province è gravissimo, una risposta rabbiosa contro un giudizio tecnico della Corte che non ha salvato le Province, ma ha dichiarato incostituzionali norme che lo erano palesemente e a detta di tutti. Adesso, invece di invertire la rotta e di riprendere una dialettica seria, serrata, all’insegna della collaborazione e la cooperazione tra tutte le istituzioni per definire una vera riforma di tutte le istituzioni, dal Parlamento alle Regioni alle Province ai Comuni, il Governo torna a proporre l’ennesimo provvedimento buono solo per conquistarsi le pagine dei giornali. E il dimezzamento dei parlamentari  quando si farà? E quando si rivedranno gli sprechi causati dal sovrapporsi delle competenze tra Stato e Regioni che hanno fatto lievitare la spesa pubblica in questi 10 anni?  Non servono interventi contro le istituzioni del Paese – conclude Saitta –  servono norme capaci di rilanciare e migliorare proprio quelle istituzioni. Da un Governo politico ci aspettiamo questo”.  

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