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Tagli ai bilanci delle Province: l’Upi sollecita il Ministro

“Se nel 2013 le Province vanno in dissesto e non riescono a raggiungere gli obiettivi del Patto di stabilità ne risentiranno gli equilibri dei conti dello Stato. Da più di due settimana abbiamo  chiesto un incontro, ma ancora nessuno si decide a riceverci. Bisogna trovare soluzioni che consentano di evitare questo scenario drammatico e di mantenere intatta la capacità degli enti di erogare i servizi essenziali ai cittadini”. Lo scrive il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, in una lettera indirizzata al Ministro dell’Economia Fabio Saccomanni, al Viceministro Stefano Fassina e al Sottosegretario Pierluigi Baretta. 

La richiesta del Presidente dell’Upi al Ministro è di prevedere un incontro urgente per discutere della situazione del comparto.  “Le Province – scrive Saitta –  sono state oggetto di pesanti interventi finanziari che rendono ormai impossibile una corretta ed efficiente, e in alcuni casi anche minima, offerta di servizi alle collettività, e che soprattutto mettono a rischio il raggiungimento degli equilibri di bilancio già nel 2013. Con i tagli operati, lo Stato non solo non contribuisce più in alcun modo al finanziamento del comparto Province, ma recupera ed incassa oltre 70 milioni di tributi propri provinciali . In questa situazione è evidente che non si hanno più a disposizione le risorse necessarie allo svolgimento dei compiti e delle funzioni delle Province, perfino per pagare gli stipendi ai dipendenti, ed è a rischio la sicurezza degli edifici scolastici e della rete viaria in primo luogo, ma anche la tutela e manutenzione del territorio e gli interventi di urgenza a fronte di calamità naturali. L’assurdo poi – scrive ancora l’Upi al Ministero dell’Economia – è che mentre si continuano a tagliare i bilanci, continuano ad esserci fondi destinati alle Province bloccati negli uffici del Ministero. 

Questo a fronte di una situazione fotografata da Bankitalia la scorsa settimana secondo cui le Province sono l’istituzione che in 1 anno ha ridotto maggiormente il proprio debito: mentre le Regioni dall’aprile 2012 all’aprile 2013 hanno fatto lievitare il loro debito del + 14,8% e quello dello Stato è cresciuto di + 4 punti percentuali, quello delle Province nello stesso periodo è diminuito, scendendo del  -11% e quello dei Comuni del  -9,9%.  Non possiamo più accettare il silenzio del Ministro – conclude Saitta – ci aspettiamo di essere convocati con la massima urgenza”.

In allegato, la lettera con la richiesta incontro e le lettere ai dirgenti per le quote di risorse delle Province bloccate al Ministero

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“La scuola al centro delle istituzioni”

Siglato oggi dal Presidente dell’ANP (Associazione Nazionale Dirigenti e alte Professionalità della Scuola) Giorgio Rembado e dal Presidente dell’UPI Antonio Saitta, il protocollo d’intesa che favorisce la cooperazione tra Province e Istituzioni scolastiche superiori al fine di ottimizzare la gestione delle risorse e degli edifici.

L’accordo dedica particolare attenzione al contenimento della spesa e al miglior impiego delle risorse disponibili, puntando a rendere più incisiva la gestione del patrimonio edilizio esistente e la progettazione del nuovo.

Nello specifico, le parti si prefiggono di:

  1. Affrontare con maggiore efficacia la questione della sicurezza delle persone che frequentano gli edifici scolastici, in maggioranza non adeguati alla vigente normativa. Basti pensare che quasi il 50% delle scuole sono state costruite prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica. 
  2. Rendere più tempestivi ed efficienti gli interventi di manutenzione ordinaria, affidandoli direttamente alle scuole.
  3. Perseguire obiettivi di risparmio energetico.
    1. Favorire la progettazione di nuovi edifici in coerenza con una impostazione più moderna della didattica.

Quale strumento attuativo del protocollo, ANP e UPI si impegnano a costituire un apposito osservatorio per valutarne gli effetti.

I sottoscrittori dell’accordo studieranno la possibilità di ricorrere ai fondi europei per finanziare appositi progetti in tema di ammodernamento del patrimonio edilizio.

ANP e UPI, infine, intendono coinvolgere la società civile attraverso gli Ordini professionali, i Consorzi di aziende, le Associazioni di categoria.

In sintesi, l’odierno protocollo fornisce un accordo-quadro che dovrà essere concretizzato dalle Province e dalle scuole superiori operanti sul territorio, al fine di interpretare le istanze di oltre due milioni e mezzo di studenti e delle loro famiglie.

In allegato, il protocollo e la lettera di trasmissione inviata alle Province

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Pagamenti PA: primo monitoraggio stato delle Province

Sono 20 le Province che, all’11 giugno, hanno già pagato in media il 70% delle fatture non estinte all’8 aprile scorso rimaste bloccate dal patto di stabilità, grazie agli spazi aperti dal decreto pagamenti. I dati emergono dal primo monitoraggio avviato dall’Upi il 6 giugno scorso e verranno aggiornati settimanalmente per verificare lo stato di avanzamento dei pagamenti delle fatture alle imprese fino al completo utilizzo degli spazi di patto di stabilità a disposizione delle Province, che, per i debiti non estinti all’8 aprile, ammonta a 718 milioni di euro.

Nel dettaglio, le 20 Province che hanno già pagato il 70% del loro totale (vedi tabella) , hanno saldato fatture per oltre 104 milioni di euro.

Più di 52 milioni di euro sono stati destinati a imprese che hanno eseguito opere per viabilità, trasportiquasi 25 milioni di euro per aziende che hanno eseguito lavori per l’edilizia scolastica; più di 14 milioni di euro sono stati pagati ad imprese che hanno lavorato per investimenti a tutela dell’ambiente e del territorio; più di 12 milioni, infine sono stati saldati alle aziende che hanno eseguito opere per il settore del turismo, della cultura e dello sport.

 

“Abbiamo voluto avviare questo monitoraggio – spiega il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta –  per tenere costantemente aggiornate le imprese e i cittadini sullo stato di avanzamento dei pagamenti delle Province. Abbiamo ottenuto con grande fatica e dopo una battaglia durata più di un anno questo decreto – sottolinea Saitta – e vogliamo che sia del tutto evidente quanto fosse indispensabile per il sistema economico locale. Lo stato di avanzamento dei pagamenti delle Province non solo dimostra la grande capacità amministrativa di queste istituzioni, ma conferma l’estrema necessità di modificare vincoli e regole del patto di stabilità che ci hanno di fatto impedito di pagare le imprese per i loro lavori, pur avendone la possibilità. Siamo convinti che le Province riusciranno già alla fine di giugno ad esaurire tutto il margine di pagamenti di fatture concesso in questa prima fase del decreto. Ci aspettiamo – aggiunge – che, completato il pagamento di questi 718 milioni di euro, ci siano assegnati gli altri 200 milioni che avevamo richiesto, anche valutando le performance di tutte le istituzioni coinvolte dal provvedimento. Se le altre istituzioni non saranno in grado di pagare – conclude il Presidente dell’Upi – gli spazi di patto rimasti liberi dovranno esserci assegnati, permettendoci di garantire alle imprese che hanno lavorato con le Province di ottenere il totale di quanto loro spetta”.

NEL FILE ALLEGATO, LA TABELLA CON LE 20 PROVINCE

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Riforma Province: l’Upi incontra i parlamentari firmatari del manifesto delle Province

Hanno risposto tutti gli oltre 80 parlamentari che avevano sottoscritto il manifesto dell’Upi per la XVII legislatura, e si sono riuniti oggi a Roma in un incontro con l’Ufficio di Presidenza Upi e i Presidenti delle Upi Regionali per discutere delle riforme istituzionali in vista dell’avvio dei lavori parlamentari sui disegni di legge costituzionale.

“Un incontro – sottolinea il Presidente dell’Upi Antonio Saitta – che è il punto d’avvio di un lavoro comune con i deputati e i senatori che hanno deciso di affrontare il tema delle riforme istituzionali partendo dai dati reali e di dare peso a merito e sostanza piuttosto che farsi trascinare dall’onda della propaganda. Tanto che – annuncia Saitta –  i parlamentari che sono intervenuti oggi hanno deciso di istituire un intergruppo che si occuperà di seguire la riforma delle Province e delle istituzioni”.

Agli oltre 80 senatori e deputati che sono intervenuti all’incontro l’Upi ha consegnato un Dossier sulla riforma delle istituzioni che affronta i nodi della spesa pubblica.

“Quando si parla di riformare le istituzioni – ha detto il Presidente dell’Upi – si tende a trascurare dati importanti. Le Province sono l’1,26% della spesa totale, contro il 20% delle Regioni e il restante che è in capo alla spesa centrale. Così come ci si dimentica dei 3127 enti strumentali, agenzie, Ato, Bacini Imbriferi Montani,  che nel 2012 sono costati ai cittadini più di 7,4 miliardi di euro. Nessuno si interroga sul perché le Regioni Ordinarie costino  404 euro l’anno a cittadino, mentre quelle a Statuto speciale arrivino ad oltre 4 mila euro l’anno pro capite. Eppure questi dati sono pubblici. Ci chiediamo se chi continua a sostenere che bisogna cancellare il costo degli organi istituzionali delle Province sappia che questo è di 1,77 euro l’anno a cittadino, contro gli oltre 14 euro l’anno delle Regioni. Per questo, per portare sul tavolo i dati reali cui pochi sembrano volersi interessare, abbiamo deciso di continuare a realizzare Dossier che invieremo regolarmente a tutto il parlamento, ai partiti, al Governo. Riformare le istituzioni per ridurre la spesa è indispensabile, ma per fare una operazione che porti risultati veri, bisognerebbe prima indagare il motivo per cui, a dieci anni dall’attuazione del Titolo V la spesa delle Regioni è cresciuta di 40 miliardi e quella dello Stato, piuttosto che diminuire, è cresciuta di 100 miliardi. E’ in queste cifre, e nel federalismo mancato che non ha spostato su Province e Comuni funzioni e risorse– conclude Saitta – che stanno gli sprechi”.

 

In allegato, il Dossier consegnato ai Deputati e ai Senatori intervenuti. 

 

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Centri per l’impiego: l’Upi incontra il Ministro Giovannini

Avviare una ricognizione delle buone pratiche dei Centri per l’impiego delle Province per definire, attraverso un progetto nazionale, che consenta a tutte le realtà territoriali di innalzare gli standard dei servizi pubblici per chi cerca lavoro e per le imprese che lo offrono. 

E’ quanto è emerso dall’incontro avuto oggi tra il Ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, e una delegazione della Presidenza dell’Upi composta dal Presidente del Consiglio Direttivo, Leonardo Muraro, dal Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza e dal coordinatore Upi degli assessori Provinciali al lavoro Carlo Chiama, assessore della Provincia di Torino.

I dati sull’efficienza dei Centri per l’impiego, hanno spiegato i rappresentanti dell’Upi al Ministro, sono molto variegati e sono fortemente legati alla complessità delle funzioni che le Regioni hanno assegnato alle Province sul lavoro.

In Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Basilicata, dove le Province hanno il compito di seguire tutto l’iter dell’occupazione, dalla formazione professionale all’orientamento, fino all’incontro tra domanda e offerta, i disoccupati che trovano lavoro attraverso i centri per l’impiego sono il 20% del totale, una cifra da standard europeo.

In queste Regioni le banche dati dei Centri per l’impiego sono connesse a quelle dell’Inps, delle Camere di Commercio, delle Imprese e c’è un coordinamento costante tra i servizi pubblici e le agenzie private per l’impiego.

L’intenzione emersa dall’incontro è di costruire, a partire da queste eccellenze,  un modello ideale da trasferire, sia in termini di mezzi che di competenze su tutto il territorio, per offrire a chi cerca e a chi offre lavoro la più alta disponibilità possibile di scambio di informazioni e conoscenze su tutto il territorio nazionale.

Una proposta del Ministero che dà seguito alla richiesta dell’Upi di potenziare e valorizzare le 550 strutture provinciali, per innalzare gli standard qualitativi di un servizio essenziale che deve essere considerato un presidio pubblico irrinunciabile in tutti i territori.

Riforme, Province: Saitta “Un ddl costituzionale solo per abolire le Province?

“Se fossero vere le notizie apparse sulla stampa secondo cui si starebbe pensando ad un Disegno di Legge costituzionale solo per l’abolizione delle Province, rimandando invece ai prossimi 18 mesi il taglio del numero dei parlamentari, la nascita del Senato delle autonomie, è segno che allora il Governo ha già deciso che di questo non vuole fare nulla.  Le discussioni sulla convenzione, sul comitato dei saggi, sulle mozioni, sarebbero solo un teatrino allestito tanto per contentare il pubblico”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando notizie stampa che informano della decisione del Governo di  presentare un disegno di legge costituzionale esclusivamente sull’abolizione delle Province

“Sarebbe come dire – aggiunge Saitta – che il taglio dei parlamentari, la nascita del Senato delle autonomie, la ridefinizione delle competenze tra Stato e Regioni che ha prodotto l’aumento dello spesa pubblica, in realtà sono solo annunci ma che nulla di tutto questo si vuole realmente fare. L’ennesimo segnale del solito trasformismo all’italiana : cambiare tutto per non cambiare nulla. Quando invece una riforma è  indispensabile. Bisogna chiarire le funzioni di tutte le istituzioni, per tagliare spese e burocrazie inutili; bisogna ridurre il numero dei parlamentari e istituire il Senato delle autonomie, per accelerare i processi di definizione delle leggi; bisogna tagliare la miriade di enti strumentali, quelli sì, davvero inutili, e accorpare gli uffici periferici dello Stato, che ci costano in soldi e burocrazia. Bisogna, certo, riformare le Province, definendo con chiarezza le competenze che spettano ad un ente intermedio che serve in Italia come accade in tutta Europa per governare l’area vasta, semplificando il sistema istituzionale e mirando le risorse sui servizi essenziali che erogano ai cittadini. Ma se invece di tutto questo si sceglie di dare in pasto all’opinione pubblica l’abolizione delle Province, vuol dire che l’intenzione è, ancora una volta¸ solo quella di nascondersi dietro a un dito”.

Riforme Pa, Saitta al Ministro D’Alia

“Ha ragione il Ministro D’Alia quando dice che in questi 10 anni l’attuazione del Titolo V non ha portato risparmi ma aumento della spesa pubblica. Ma andrebbe sottolineato che a crescere è stata la spesa centrale e quella delle Regioni, che è esplosa. Province e Comuni hanno subito tagli pesantissimi e sono stati chiamati ad arginare l’esplosione della spesa centrale e regionale e il decentramento delle funzioni a livello degli enti locali ha funzionato eccome. Ma i Governi e i partiti si accaniscono contro le Province, che funzionano,  e non osano riformare le Regioni e gli uffici dello Stato, che hanno spese fuori controllo ”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando le dichiarazioni del Ministro della Pubblica Amministrazione Gianpiero D’Alia che ha parlato di fallimento del federalismo e di nuova burocrazia.

“Dal 2001 ad oggi – sottolinea Saitta – la spesa delle Regioni è cresciuta di oltre 40 miliardi e quella dello Stato centrale è cresciuta di oltre 100 miliardi: è evidente che qualcosa non ha funzionato. Nel frattempo i bilanci di Province e Comuni sono stati falcidiati di finanziaria in finanziaria, e solo dal 2011 ad oggi alle Province sono stati tagliati il 25% delle risorse destinati a garantire servizi essenziali. Nel frattempo abbiamo assistito all’esplosione della nascita degli enti e delle Agenzie regionali, che esercitano funzioni tipiche degli enti locali e ci costano oltre 2,5 miliardi di euro solo in consigli di amministrazione. Le disfunzioni del titolo V sono queste: uno Stato che ha costellato i territori di centinaia di uffici periferici, dispersi in decine di sedi, dove la burocrazia si moltiplica, e Regioni che invece di occuparsi esclusivamente di legiferare, come dovrebbero per Costituzione, hanno deciso di amministrare attraverso miriadi di società partecipate ed enti strumentali. Ma siccome l’intenzione non è quella di riformare davvero il Paese dando un assetto istituzionale moderno e pari a quello degli altri partners europei anche all’Italia, ma di tacitare l’opinione pubblica, si continua a fare passare l’abolizione delle Province, che rappresentano l’1,3% della spesa pubblica, come la soluzione di tutti i mali. Le Regioni, che invece sono il 20% della spesa,  non si toccano; non si definiscono una volta per tutte  le competenze di ciascuna istituzione;  lo Stato non dimagrisce. L’abolizione delle Province sarà uno slogan facile da dare in pasto ai cittadini – conclude Saitta –  poi però qualcuno dovrà spiegare come mai il giorno dopo la spesa pubblica del Paese non solo non diminuirà, ma aumenterà”. 

Pieno sostegno e solidarietà dell’Upi al Presidente della Provincia di Ravenna Casadio

“Ho chiamato il Presidente Casadio per esprimere a nome di tutte le Province italiane la nostra vicinanza e la piena solidarietà a lui e alla sua famiglia per l’atto di inqualificabile violenza di cui sono stati vittima. Il Presidente Casadio è, ovviamente, molto preoccupato per la sua famiglia e avvilito, ma deciso a non lasciarsi intimidire”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando il gravissimo atto terroristico subito questa notte dal Presidente della Provincia di Ravenna, Claudio Casadio.  “Un attacco intimidatorio – sottolinea Saitta –  contro un uomo delle istituzioni, che respingiamo con la forza e il coraggio che ci viene dalla nostra missione al servizio dei cittadini e della Repubblica. Ci stringiamo tutti attorno al Presidente e alla sua famiglia – conclude Saitta –  sicuri che la giustizia e le forze dell’ordine sapranno fare luce e individuare i colpevoli di questo pesante attentato, ma sia chiaro che le istituzioni democratiche del Paese non permetteranno a nessuno di farsi intimidire”.

Riforma Province: l’Upi incontra il Ministro Delrio

“Il Ministro Delrio ci ha confermato di considerare indispensabile per il Paese mantenere una istituzione di area vasta, con funzioni chiare di amministrazione del territorio,  e di condividere la nostra richiesta di definire una proposta di riordino complessivo che passi dall’eliminazione degli enti strumentali inutili e dalla riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato sui territori. Da questo partiremo per cercare di costruire un percorso comune”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine dell’incontro avuto oggi con il Ministro delle Regioni e delle Autonomie, Graziano Delrio, insieme al Vice Presidente Vicario Upi, Angelo Vaccarezza, al Presidente della Provincia di Padova, Barbara Degani, al Presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci, al Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza e al Presidente della Provincia di Sondrio,  Massimo Sertori.

“La riforma delle istituzioni locali e delle Province – ha detto Saitta – non può più essere affrontata  all’insegna delle banalità. Serve un confronto serrato tra Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni, che possa portare a definire una proposta complessiva capace di produrre risparmi reali. Noi siamo i primi a credere nella necessità di razionalizzare le istituzioni locali. Ma vogliamo che sia chiaro che con la nostra proposta di razionalizzazione si risparmierebbero 5 miliardi e si semplificherebbe l’amministrazione”.

“Noi siamo disponibili a fare un percorso – ha detto il Vicepresidente Vicario Upi Angelo Vaccarezza al Ministro- ma vogliamo la disponibilità del Governo a discutere. Se le carte sono già scritte, se il percorso è già segnato,  non ci stiamo. Crediamo di avere elementi per fare proposte serie in grado di fare risparmiare lo Stato e di semplificare l’amministrazione e da queste vogliamo si parta”.

“Con il Ministro Delrio – conclude Saitta – abbiamo stabilito che quello di oggi è solo un primo incontro da cui inizierà un nuovo percorso. Apriremo un tavolo comune per analizzare tutti i dati che saranno alla base della proposta finale di riforma, per chiarire quali sono i veri centri di costi della spesa pubblica, a partire dagli oltre 7000 enti strumentali nei quali si annidano i maggiori sprechi. Abbiamo anche condiviso che la riforma delle istituzioni locali andrà di pari passo con la riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato, perché è da qui che si potranno  produrre quei risparmi di spesa pubblica da utilizzati per assicurare ai cittadini servizi essenziali moderni ed efficienti”.

Abolizione Province, Saitta: “Basta boutade. Serve riforma coerente di tutte le Istituzioni”

“Ricomincia la boutade sulle Province. Si continua a discettare dell’inutilità dell’ente, ma ancora nessuno ha spiegato come intende ricostruire un sistema istituzionale locale e nazionale che è costruito intorno alle Province. Pretendiamo che su questo tema, sulla riforma delle Province e dell’intero assetto delle istituzioni locali, si apra un confronto serio, che parta dalla Costituzione, e che affronti fuori dagli slogan e con i conti alla mano una questione così importante per il Paese. Altrimenti sarà l’ennesimo tentativo mal riuscito di una classe politica che, non essendo in grado di dare risposte concrete ai cittadini, si nasconde dietro un dito”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando l’audizione odierna del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Graziano Delrio, alla Commissione affari costituzionali del Senato.

“Vogliamo che sia chiarito ai cittadini la reale portata del risparmio dell’abolizione delle Province, che non è certo di 2 miliardi, come ormai tutti hanno confermato, e che si dica anche che la realtà è che cancellando questa istituzione si avrà piuttosto un  aumento della spesa pubblica. Pretendiamo un dibattito serio in cui si spieghi come saranno ripensati, senza le Province, i processi di gestione dei territori che oggi sono in capo a questi enti: come saranno ridistribuiti i 130 mila chilometri di strade? Chi avrà la gestione degli oltre 5000 edifici scolastici? I dipendenti delle Province che fine faranno?  E vogliamo anche che si dica cosa accadrà alle Regioni, se continueranno ad essercene di più piccole delle Province, se continueranno ad esserci le Regioni a Statuto Speciale e i tanti microcomuni. Gli oltre 7000 enti inutili, luoghi di spreco e di riciclo della politica,  aumenteranno vertiginosamente, come è immaginabile con una abolizione delle Province, o saranno eliminati subito, come chiediamo da anni? Qual è il disegno che si vuole dare dell’Italia futura? Oggi in tutti i Paesi europei esistono Province, le deputazioni spagnole, i dipartimenti francesi, i Kreise tedeschi: noi come intendiamo amministrare l’area vasta? Ecco, chiediamo che questi temi siano affrontati con serietà, che si discuta di Province in un percorso di revisione dell’intero titolo V della Costituzione, che oggi configura le Province come istituzioni costitutive della Repubblica: rivedendo la forma di Stato, le funzioni e le forme di finanziamento dei diversi livelli di governo del territorio, per semplificare gli enti territoriali, l’amministrazione periferica dello Stato e gli enti strumentali statali e regionali. Non accetteremo – conclude Saitta – né sulle Province né sulle Città metropolitane interventi confusi per decreto o per legge ordinaria motivati da insostenibili ragioni di urgenza e incoerenti con una riforma complessiva delle istituzioni, che creerebbero solo ulteriori conflitti costituzionali e gravi problemi per il governo dei territori. Ogni volta che il tema è stato affrontato in questo modo, sono stati fatti solo pasticci. Chiediamo a questo Governo un segnale di discontinuità e un forte impegno e provvedimenti condivisi e coerenti con la Costituzione”.

TAGLI ALLE PROVINCE: E’ EMERGENZA SCUOLA

“Abbiamo fatto una rilevazione: per quanto riguarda  il piano programmatico delle opere, le Province per il 2013 avevano definito impegni di spesa per investimenti nelle scuole pari a 727.894.774 euro. A causa dei tagli imposti e degli obiettivi di patto di stabilità, che stanno azzerando la capacità di programmazione in opere e infrastrutture, le Province sono state costrette a ridurre questi impegni di 513.272.984 euro
Pertanto, a fronte di una necessità di interventi pari a oltre 727 milioni di euro, potranno essere realizzate opere solo per 212.080.789 euro”. E’ l’allarme lanciato oggi dal Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, che ha presentato alla stampa i risultati di un monitoraggio sull’emergenza scuole relizzato dall’associazione, che trovate in allegato.
“Le Province sono state responsabili e in questi anni hanno fatto la loro parte nonostante i pesanti tagli di risorse subiti. Ma nell’agenda politica dei Governi che si sono succeduti come in quella dei Parlamenti, la Scuola e l’edilizia scolastica non sono state considerate una priorità per il Paese.  
Piuttosto che intervenire in maniera organica in un settore così importante per il futuro del Paese, sono stati operati tagli sostanziosi al personale ed è mancato un investimento reale, in particolare sull’edilizia scolastica.
Occorre dunque necessariamente invertire questa tendenza e considerare la Scuola pubblica quale priorità del Paese su cui occorre investire”.

Queste le richieste delle Province al Governo:
•    la riduzione del taglio alle Province di 400 milioni di euro per il 2013;

•    l’esclusione dai vincoli del Patto di stabilità interno relativamente agli interventi per l’edilizia scolastica, per assicurare la manutenzione ordinaria e garantire nell’immediato la ripresa degli investimenti in opere e infrastrutture

•    la previsione di un Piano triennale straordinario per Province e Comuni di almeno 1 miliardo di euro l’anno per la messa in sicurezza degli edifici e per gli interventi di ammodernamento della scuola secondaria superiore che superi il concetto dell’emergenza per quello della programmazione che consenta, attraverso procedure snelle, un intervento tempestivo da parte dell’ente locale e una reale programmazione territoriale.

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Debiti Pa: via libera all’accordo sul riparto da Anci e Upi

“L’accordo che abbiamo sottoscritto oggi in Conferenza Stato città sul riparto degli importi per il pagamento dei debiti della PA alle imprese segna un passaggio importante, e la rapidità in cui è stato concluso l’iter è un segnale positivo per il Paese della capacità di risposta di Governo, Province e Comuni su un tema così urgente”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, al termine della Conferenza Stato Città convocata in via straordinaria nel pomeriggio di oggi per siglare l’accordo che sancisce l’individuazione delle modalità di riparto fra i singoli enti locali degli importi dei pagamenti dei debiti da escludere dal patto di stabilità interno 2013.

“Province e Comuni – sottolinea Saitta – hanno svolto al meglio i compiti, anche complessi, che il decreto assegnava loro. Abbiamo certificato la necessità di allentare il patto di stabilità per pagare 4 miliardi di debiti dei Comuni e 1,2 miliardi di debiti delle Province. E’ indispensabile che il Parlamento ci permetta di pagare per intero la cifra totale di 5,2 miliardi, trovando i 200 milioni che ora mancano. E’ un impegno che abbiamo preso con le imprese e che deve essere mantenuto”.

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