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Spending review: Province, Saitta creare task force nazionale

“Poiché da qualche parte occorre iniziare per contribuire al contenimento della spesa pubblica, in Piemonte per primi abbiamo proposto di ridurre il numero delle Province da 8 a 4 e chiesto al Governo che contemporaneamente riduca veramente il numero degli uffici periferici, eliminando l’enorme numero di enti, società e agenzie che svolgono funzioni potenzialmente destinabili a Enti Locali e Regioni”. Lo dichiara il Vice Presidente Vicario dell’Upi, Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino a proposito dell’accorpamento delle Province. “Questa proposta nata in Piemonte e adattata all’Italia – sottolinea Saitta – consentirebbe di risparmiare almeno 5 miliardi di euro che potrebbero essere destinate al rilancio degli investimenti degli Enti locali: dal processo di accorpamento delle Province è possibile ricavare 1 miliardo, dal riordino degli uffici periferici dello Stato almeno 2,5 miliardi di euro e altri 1,5 miliardi dall’ abolizione degli enti e agenzie strumentali. Per questi motivi siamo pronti a partecipare alla creazione di un a task force nazionale per la spending review e aspettiamo che il Governo ci chiami”.

 

Bce su accorpamento Province. L’UPI rilancia la proposta.

“Sono mesi che ribadiamo che l’unica riforma possibile e’ la razionalizzazione delle Province, l’accorpamento degli uffici periferici dello Stato, il taglio delle societa e degli enti strumentali. Oggi la Bce non fa che attestare che la proposta dell’Upi e’ la più innovativa ed efficace. Forse adesso qualcuno ci dara’ ascolto”. E’ il commento del Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, alle dichiarazioni della Bce in merito ai risparmi che deriverebbero dall’accorpamento delle Province. “Lo abbiamo detto in tutte le sedi possibili: accorpare le Province, tagliare tutta quella miriade di societa e di enti che sprecano il denaro pubblico lontano dal controllo democratico, razionalizzare gli uffici periferici dello Stato. Questa e’ la vera riforma che puo’ aiutare il Paese. Noi abbiamo calcolato che se si seguisse la strada indicata dall’Upi nella proposta di legge presentata gia’ prima di Natale e che oggi la Bce rilancia, si produrrebbe almeno 5 miliardi di risparmi. Ma soprattutto si garantirebbero servizi più efficienti per le comunita’ e una pubblica ammininistrazione più’ moderna ed efficace. Finora il nostro appello non e’ stato mai colto: forse con l’intervento della Bce sara’ più facile rilanciare una discussione seria con il Governo, abbandonando la strada inutile e dannosa dell’articolo 23 del salvaitalia, che non porta da nessuna parte, produce nuovi costi e cancella la democrazia locale”.
“Dispiace – aggiunge – che ci sia ancora qualcuno come Di Pietro che, pur di proseguire in uno spirito demagogico e puramente demolitivo, continua a non volere cogliere l’opportunita’ di vero riformismo che noi per primi abbiamo posto sul tavolo”.

“Noi la riforma delle Province che oggi la Bce chiede all’Italia di fare l’abbiamo lanciata da mesi. Un testo chiaro, che senza sconvolgere la Costituzione e senza toccare la democrazia potrebbe portare in pochi mesi ad una maggiore efficienza della pubblica amministrazione, partendo dall’accorpamento delle Province, con risparmi immediati di almeno 5 miliardi di euro”. Lo dichiara il Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta commentando le posizioni espresse dalla Bce in merito alla riforma delle Province. “Una proposta, tra l’altro, che si sposa perfettamente con quella lanciata dal Ministro Cancellieri – aggiunge Saitta –  che prevede la razionalizzazione degli Uffici periferici dello Stato. Mi auguro che, partendo da questo invito della Bce e dalle indicazioni del Ministro Cancellieri, si possa rivalutare la nostra proposta e riportare il dibattito nella giusta direzione. Per questo siamo pronti da subito a discuterne con il Governo al tavolo della spending review, lontano dalla demagogia che non porta da nessuna parte”.

In breve: che cosa prevede la Proposta dell’Upi di razionalizzazione delle Province

Queste le principali novità previste dalla proposta, per quanto riguarda le Province e il riordino dell’amministrazione statale e regionale.

– Ciascuna provincia deve avere una dimensione adeguata dal punto di vista demografico, territoriale ed economico, per l’esercizio delle funzioni fondamentali previste dalla Legge sul federalismo fiscale.

– Per razionalizzare le circoscrizioni territoriali, lo Stato e le Regioni a Statuto speciale procedono alla riduzione del numero delle Province e alla ridefinizione delle circoscrizioni provinciali, anche in conseguenza dell’istituzione delle città metropolitane.

– Conseguentemente alla nuova delimitazione delle circoscrizioni provinciali e metropolitane, vengono accorpati gli uffici territoriali del governo.

– Si prevede che le funzioni amministrative siano esercitare dai Comuni, dalle province e dalle città metropolitane: si eliminano quindi tutti gli enti o le agenzie statali, regionali e degli enti locali.

– Si prevede l’istituzione delle Città metropolitane. Il territorio della città metropolitana coincide con il territorio di una o di più province. La città metropolitana acquisisce tutte le funzioni della provincia e le funzioni del comune capoluogo. La città metropolitana prende il posto della provincia e del comune capoluogo e si articola al suo interno in comuni metropolitani. 

Risparmio atteso, almeno 5 miliardi

Indagine comparata sul Livello di governo intermedio in Europa.

In questo difficile momento politico ed economico il tema delle riforme istituzionali e territoriali ha assunto una forte rilevanza in tutta Europa e sono in corso dibattiti che direttamente guardano al ruolo e alle competenze dei Poteri Locali Intermedi in diversi Paesi europei.

Le esperienze tuttavia non sono state sistematicamente confrontate e poco si sa delle modalità eventuali con le quali le amministrazioni provinciali e gli enti equivalenti si sono adattate alle trasformazioni dei contesti istituzionali, politici, finanziari e territoriali nei quali si trovano a lavorare.

 

In questa logica l’Upi ha voluto sostenere una vasta indagine comparata sugli enti intermedi di governo in Europa, promossa da una rete di sedici istituti di ricerca e coordinata per l’Italia dalla Prof.ssa Annick Magnier e dal Prof. Carlo Baccetti del Dipartimento di Scienza della Politica e Sociologia dell’Università degli Studi di Firenze.

Con un questionario (che trovate allegato in fac simile ) e che è stato inviato a tutte le Province, si intende delineare comparativamente la figura del Presidente di Provincia, il ruolo della Provincia e degli enti europei di simile livello nella configurazione attuale delle istituzioni locali e  nel contesto dell’integrazione europea, le opinioni sulle prospettive di riforma.

In allegato, la circolare esplicativa dell’Upi con tutti i dettagli per la corretta compilazione del questionario, che, una volta compilato, va inviato entro e non oltre il 4 maggio p.v. all’indirizzo email  [email protected]

Per qualunque informazione contattare la segreteria Upi .

 

Documenti allegati:

Riforma del mercato del lavoro

“La ripresa dell’occupazione passa anche da servizi per l’impiego più efficaci e capaci di legare domanda e offerta di lavoro. Al Ministro Fornero chiediamo di avviare un confronto per trovare soluzioni in grado di investire e promuovere i Centri per l’impiego delle Province, che sono strutture presenti su tutto il territorio e che possono rappresentare una risorsa importante per chi oggi vive il dramma della disoccupazione”. Lo dichiara il Vice Presidente Vicario dell’Upi, Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino, ricordando come “la gestione delle politiche e delle strategie per il lavoro deve essere fortemente legata al territorio. Per questo come Upi chiediamo che, nella Carta delle Autonomie all’esame del Senato, queste funzioni restino in capo alle Province.

L’unica strada che abbiamo per promuovere la ripresa dell’occupazione – sottolinea Saitta – è tenere insieme la formazione professionale e le politiche attive del lavoro, legando fortemente gli orientamenti e le scelte programmatiche al tessuto imprenditoriale ed economico del territorio.  Vorremmo che su questo tema – conclude Saitta –  si aprisse un confronto franco, con il Governo, le Regioni, le Province, gli imprenditori e i sindacati, per costruire insieme una strategia unitaria che unisca le risorse pubbliche e private per offrire nuove opportunità ai cittadini in cerca di lavoro ”

 

Riforma del mercato del lavoro e servizi per l’impiego

Un giudizio positivo sulla scelta del Governo di affrontare la riforma del lavoro intervenendo a tutto campo, tenendo insieme tutela del lavoro, politiche attive e servizi per l’impiego, anche se restano le perplessità sulle poche risorse a disposizione per attuare la riforma. Questo il giudizio espresso oggi dall’Upi nell’Audizione in Commissione lavoro al Senato sulla riforma del mercato del lavoro cui hanno preso parte, in rappresentanza delle Province, il Presidente della Provincia di Genova, Alessandro Repetto, l’assessore al lavoro della Provincia di Milano Paolo Del Nero, e l’Assessore al lavoro della Provincia di Torino Carlo Chiama. I rappresentanti dell’Upi sono intervenuti in particolare sulle norme del disegno di legge che interessano più direttamente le Province, dalle politiche attive ai servizi per l’impiego.
“Le politiche per il lavoro – hanno detto – devono essere fortemente calate sui territori ed è indispensabile che formazione professionale e politiche attive per il lavoro vadano di pari passo, mantenendo saldo il legame con il tessuto economico ed imprenditoriale dei territori.  Per questo riteniamo che il Disegno di Legge dovrebbe confermare le competenze in materia di lavoro alle Province, che sono le istituzioni che più e meglio sono in grado di fare sistema intercettando i bisogni del mercato del lavoro locale e quelli sociali, in stretto rapporto con le imprese, con le scuole, con le Università”.
I rappresentati dell’Upi hanno poi ribadito la necessità di confermare e rafforzare l’esperienza dei Centri per l’Impiego gestiti dalle Province “dove – hanno detto –  trovano attuazione strategie coordinate di politiche per il lavoro”.  Secondo l’Upi “è necessario che si persegua una maggiore integrazione con i servizi privati per il lavoro, per promuovere una strategia coordinata; serve definire standard qualitativi che consentano di offrire le stesse opportunità in tutto il Paese;  occorre  una dotazione di risorse che permetta a queste strutture di essere almeno pari a quelle presenti nel resto dell’Europa. Gli standard, necessari per migliorare la qualità dei servizi – hanno concluso –  potranno essere poi integrati dalle singole Regioni, tenendo conto delle diverse esigenze legate ai sistemi di sviluppo locali”.

PROVINCE: CDM APPROVA IL DISEGNO DI LEGGE SULLE ELEZIONI

“Abbiamo provato a spiegare al Governo che questa nuova legge elettorale e’ un pasticcio, e che a pagarne le conseguenze saranno i cittadini, privati della possibilita’ di scegliere chi eleggere ad amministrare le comunita’. Evidentemente non si e’ voluto ascoltare le ragioni dei territori. Ora sta al Parlamento dimostrare di essere ancora in grado di comprendere i bisogni dei cittadini e rimediare agli errori del Governo tecnico”. E’ il commento del Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, che sottolinea come “con questo disegno di legge non sara’ possibile assicurare alle Province governi stabili, in grado di programmare politiche di intervento e di investimenti di lunga durata. Un nuovo esercito di nominati dalla politica, che non dovranno rispondere a nessuno, se non alle lobby locali, prendera’ il posto degli eletti, e i piccoli centri delle Province non avranno più alcuna voce. E per cosa? Per risparmiare sulle spese delle elezioni? Un Paese democratico non dovrebbe considerare il costo delle elezioni come una spesa da tagliare. Tra l’altro, risparmi che saranno effettivi solo nel 2016, quando la legge investira’ tutti i turni elettorali delle province in carica. Ora spetta al Parlamento rimediare a questo pasticcio: si renda ai cittadini la possibilita’ di votare chi li amministra e si restituisca ad una Istituzione della Repubblica la dignita’ che detiene. E invece di tagliare la democrazia, si smetta con questa deriva demagogica e si cominci col tagliare i veri sprechi del Paese. Dalle tante agenzie, alle societa che oggi ci costano oltre 2,5 miliardi in Consigli di amministrazione, e che gestiscono la cosa pubblica senza alcun controllo”.

Riforma del mercato del lavoro e servizi per l’impiego

“La scelta del Governo di operare a tutto campo una riforma del lavoro, a partire dai servizi per l’impiego, è strategica. In un momento di crisi come quella che stiamo vivendo, è indispensabile rendere queste strutture il più possibile moderne, efficienti, e garantire su tutto il territorio standard qualitativi elevati. Le province sono già impegnate da tempo in questo campo e si sentono coinvolte e rilanciate dalla riforma”.
Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe  Castiglione, sottolineando come “dal 1997 la competenza sulla gestione dei servizi pubblici per l’impiego è attribuita da una Legge Statale alle Province. Per questo la riforma dei servizi per l’impiego va affrontata attraverso un confronto con le Province, che ad oggi gestiscono gli oltre 550 Centri per l’impiego in tutto il Paese”.
“Bisogna unire le forze – prosegue Castiglione – favorendo sempre di più la collaborazione tra i Centri pubblici e le Agenzie private, per costruire una rete di servizi di eccellenza e pari a quelli europei.
Per raggiungere questi risultati servono risorse, ma soprattutto serve la collaborazione e il coordinamento tra le varie istituzioni che si occupano delle politiche del mercato del lavoro: Stato, Regioni e Province.
Occorre costruire un circuito virtuoso per i giovani che si affacciano al mercato del lavoro e per chi lo ha perso, che tenga insieme formazione professionale, aggiornamento continuo, assistenza per la disoccupazione e incontro tra domanda e offerta di lavoro. Questa connessione va realizzata sul territorio, a livello provinciale,  ancor più in un sistema produttivo a forte dimensione locale come quello italiano.
Per questo nelle prossime settimane faremo un primo incontro con il coordinamento degli assessori della Conferenza delle Regioni, per provare a disegnare insieme una proposta organica che, a partire dalla valorizzazione dei servizi pubblici per l’impiego, affronti la     questione delle politiche attive del lavoro – che molte Regioni hanno da tempo attribuito alle Province  – per discuterne al tavolo con il Governo, le imprese e i sindacati”.

Province: Zingaretti, riforma non riduce i costi della Politica

“Fermo restando che nel corso degli anni c’e’ stata una moltiplicazione abnorme delle Province, e che e’ necessario ridurne il numero, la riforma attualmente in discussione non riduce i costi della politica per almeno tre ragioni”. Lo dice Nicola Zingaretti in una lunga intervista pubblicata sul numero di aprile del mensile free press Pocket, diretto da Daniele Quinzi.

”Primo: perche’ non abolisce le Province – spiega Zingaretti – ma le trasforma in enti di secondo livello, con rappresentanti non eletti direttamente dai cittadini ma nominati dalla politica, con il rischio, anzi la certezza, di minore trasparenza dei processi decisionali e di un rapporto meno funzionale con il territorio. Secondo: perche’ produrrebbe caos e nuove spese. Ad esempio, i dipendenti delle Province dovrebbero essere ricollocati presso strutture regionali, dove dovrebbero ricevere stipendi pari a quelli dei loro colleghi e, quindi, nettamente superiori agli attuali”.

“Terzo: perche’ non affronta il vero nodo – conclude – cioe’ quello di una riorganizzazione complessiva del sistema degli enti locali e delle loro competenze, a partire proprio dalla semplificazione di tutti gli enti di secondo livello, che sono spesso centri di appalti e di spesa fuori dal controllo dei cittadini’

Province: i Sindaci della Provincia di Firenze scrivono a Monti

Svuotare le Province, secondo quanto previsto dalla riforma voluta dal Governo Monti con il decreto Salva Italia, è inutile e fonte di sprechi. Lo hanno scritto i Sindaci dei Comuni della Provincia di Firenze in una lettera indirizzata al Premier Mario Monti, esprimendo “profonda perplessità sulla la decisione del Governo di cancellare le Amministrazioni Provinciali trasformandole in un inutile ente di indirizzo e di coordinamento senza funzioni amministrative”.
“Appare irrealistico che i Comuni del nostro territorio provinciale – scrivono i sindaci – possano gestire singolarmente la manutenzione, la progettazione e la realizzazione delle strade, la gestione degli edifici scolastici per la scuola media superiore, la gestione degli sportelli dei centri per l’impiego, i bandi per la formazione professionale, le competenze ambientali, il piano dei rifiuti con l’individuazione degli impianti, la progettazione e realizzazione di grandi infrastrutture, la gestione del rischio idraulico, etc.

Anche l’eventuale aggregazione per macro funzioni sotto la responsabilità delle regioni ci pare contrastare con il principio di sussidiarietà sancito dall’art. 118 della Costituzione e da verificare sul piano dei costi e dell’efficienza in un ente che a nostro avviso dovrebbe occuparsi di legislazione e di indirizzo e sempre meno di amministrazione.

Tutto ciò – si legge nella lettera indirizzata a Monti – avrebbe solo degli effetti negativi come la riduzione dei servizi forniti a cittadini e imprese e l’aumento dei costi perché sarebbero cancellate le economie di scala determinata da una gestione unitaria a livello provinciale, rendendo la provincia più debole e priva di una struttura politica di indirizzo che possa chieder conto dei risultati. In tutti questi anni abbiamo trovato nella Provincia un ente che tutela tutte le nostre comunità e che  abbiamo sentito vicino per contrastare la marginalità dei territori più deboli. Casomai, anche per la Provincia, vale l’antico problema del nostro ordinamento che soffre di sovrapposizioni e di parcellizzazione delle competenze. È lì che si dovrebbe concentrare la giusta ansia riformista per ridurre sprechi e razionalizzare funzioni, senza mortificare partecipazione e rappresentanza democratica. In particolare, per quanto riguarda direttamente il nostro territorio, stiamo lavorando da più di due anni con il Presidente della Provincia Andrea Barducci ad un piano di riorganizzazione in termini di area vasta della Toscana centrale, anche sfruttando le potenzialità offerte dall’istituzione della Città Metropolitana, che comprenda le Province di Prato e Pistoia e potrebbe portare alla riduzione delle Province toscane da 10 a 3 con relativa riduzione degli enti periferici dello stato.

Tanti e tali sono stati in questi anni gli impegni, insieme sottoscritti, tra Provincia e comuni sulle materie di nostra competenza, spesso con il coinvolgimento delle rappresentanze sociali ed economiche del nostro territorio, da confermare un quadro ampio di ampia e proficua collaborazione.

Vorremmo quindi – chiudono i sindaci – che il Governo lavorasse a un progetto vero di riforma di tutta la filiera istituzionale che permetterebbe maggiore efficienza e risparmio nel rispetto però delle necessità dei territori e dei cittadini che noi rappresentiamo”.

In allegato, la lettera con tutte le firme dei sindaci

 

Province: dalle Regioni a Statuto Speciale una vera riforma autonomista

“L’articolo 23 del Decreto Salva Italia non è una riforma, anzi, è un intervento del tutto scollegato dalla realtà del Paese e non produrrà altro che la totale paralisi amministrativa dei territori”.

Lo hanno detto oggi il Coordinatore nazionale Upi dei Presidenti di Consiglio provinciale, Bruno Dapei, e il Presidente del Consiglio della Provincia di Cagliari Roberto Pili, nella riunione dei Presidenti di Consiglio in corso a Cagliari per fare il punto sull’attuazione della riforma delle Province a seguito dell’articolo 23 del cosiddetto Salva Italia.

“Il Paese – hanno detto i Presidenti – ha bisogno di riforme vere, che siano in grado si semplificare il sistema e razionalizzare le istituzioni. Con le norme volute dal Governo Monti, che sono palesemente incostituzionali e lesive delle garanzie che la Carta riserva alle autonomie locali  comprese quelle delle Regioni a Statuto Speciale, si è aperto un conflitto istituzionale di cui certo non si sentiva il bisogno. Ad oggi – hanno ricordato Dapei e Pili-  ci sono 8 ricorsi alla Corte Costituzionale, presentati dalle Regioni contro queste norme. Di questi, due sono stati presentatati dal  Regioni a Statuto Speciale: la Sardegna e il Friuli Venezia Giulia”. 

Alla riunione del Coordinamento dei Presidenti di Consiglio, le Province hanno rilanciato la loro proposta “perché siamo consapevoli della necessità di avviare una riforma completa e realmente attuabile – ha sottolineato Dapei – da cui possa discendere un nuovo assetto dei poteri locali più efficace e in grado di servire al meglio le comunità e i territori.

Noi chiediamo che si chiariscano le funzioni delle Province e dei Comuni e che si cancellino tutti le società, i consorzi, le agenzie che oggi esercitano funzioni che sono tipiche delle amministrazioni locali , per evitare quelle sovrapposizioni e quelle duplicazioni di competenze che oggi sono fonte di spreco e producono lungaggine burocratiche, a danno delle politiche di sviluppo locale”.

Razionalizzare le Province si può e si deve fare, è stato detto nell’incontro, ma i principi della rappresentanza democratica devono restare un punto fermo. Un no secco, quindi all’ipotesi di elezioni di secondo livello per le Province,  perché “i cittadini chiedono di potere votare i propri rappresentanti e non sopportano più di essere governati da una classe di nominati dalla politica. “Bisogna ripartire dalla Costituzione – hanno detto – e assicurare, anche nelle Regioni a Statuto Speciale, una riforma delle Province e delle istituzioni di area vasta che ne rispetti a pieno principi  e valori”.

Il Presidente Pili, poi, si è soffermato sul caso Sardegna, dove a giugno sono stati indetti referendum sulle Province. “Le province  della Sardegna stanno subendo la scelta di  svolgere un referendum  di dubbia legittimità. Non è questa la strada maestra per riformare le istituzioni locali. Proponiamo di lavorare insieme in Consiglio regionale per dare un assetto moderno e funzionale alle Province Sarde ed il nostro contributo sarà di innovazione e semplificazione del sistema amministrativo”.

Province: pagamenti alle imprese

“Continuo a leggere sui giornali notizie di ritardi o mancati pagamenti alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione. Vorrei avanzare al governo la proposta di consentire agli enti locali virtuosi, che hanno sempre rispettato il Patto di stabilità, di pagare fino al 20% delle opere già realizzate”. E’ la richiesta del Coordinatore nazionale degli Assessori al bilancio delle Province, Antonio Rosati, Assessore della Provincia di Roma, secondo cui “questo consentirebbe di immettere liquidità e, per lo Stato, di recuperare l’IVA. Ricordo che ad oggi Comuni e Province hanno nelle proprie casse circa 8 miliardi di euro. Mi permetto di ricordare – sottolinea Rosati – che in questo momento di crisi generale gli enti locali con bilanci solidi sono gli unici a fornire servizi ai cittadini e a dare ossigeno alle imprese attraverso pagamenti puntuali: la Provincia di Roma ha finito di pagare i fornitori del 2011 con una media di 59 giorni. Temo tuttavia che per il 2012 la situazione sarà fortemente compromessa nonostante la solidità finanziaria recentemente rilevata anche dalla Corte dei Conti. Non è più possibile andare avanti con questo atteggiamento miope che evidentemente rifiuta di vedere una realtà fatta di imprese che chiudono, disoccupazione e disperazione. Per il Paese – conclude Rosati – l’imperativo è lo sviluppo”. 

 

 

 

Le Province vittime della demagogia. Le Rsu delle Province lanciano una mobilitazione contro l’articolo 23.

“Il mantra della riduzione della spesa a tutti i costi ha prodotto scelte propagandistiche. Le Province sono cadute per prime, svuotate dall’articolo 23 del decreto Salva Italia. La domanda da porre ad un cittaidno è la seguente: a quale servizio rinunceresti tra i centri per l’impiego, le strade provinciali, la tutela dell’ambiente, la tutela del territorio e la sicurezza della scuola di tuo figlio”. Sono brani tratti dall’intervento del Segretario Nazionale della Funzione Pubblica locale della Cgil, Federico Bozzanca, pubblicato oggi sul quotidiano L’Unità, che potete leggere integralmente nel testo allegato. L’intervento segue la riunione avuta ieri a Roma nella prima Assemblea delle RSU delle Province, che ha deciso di lanciare una mobilitazione che porti all’aborgazione dell’articolo 23. “Non si possono mettere in moto processi radicali di cambiamento – chiosa Bozzanca – senza partire dalle funzioni, da come migliorarle, da come evitare le tante sovrapposizioni di competenze presenti nei livelli istituzionali”.

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