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LE PROVINCE RICORDANO LA STRAGE DI CAPACI

“Oggi in tutte le Province italiane si celebra il ricordo del Giudice Giovanni Falcone, di sua moglie, Francesca Morvillo, e degli uomini della scorta, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Antonio Montinaro, eroi mai dimenticati. Abbiamo scelto di farlo nelle nostre scuole, tra i giovani, con le famiglie, con centinaia di iniziative che abbiamo voluto mettere in campo non solo per ricordare, ma per riaffermare tra i ragazzi, che sono i custodi della memoria e  il nostro futuro, che la legalità è il valore in cui crediamo e che la lotta a tutte le mafie è il baluardo delle istituzioni.  La tragedia di Brindisi, che ha ferito ancora una volta il Paese, ci ha fatto tornare indietro a quegli anni, quando le stragi degli uomini dello Stato fecero piombare l’intero Paese in un dolore profondo. Dolore che resta, che vive nel ricordo, ma che si tramuta in una forza incredibile, che soprattutto i giovani stanno dimostrando in questi giorni, e nella determinazione che abbiamo non solo a resistere ma a sconfiggere la criminalità organizzata”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione.

 

STRAGE DI CAPACI: LE INIZIATIVE DELLE PROVINCE

Provincia di Potenza Lacorazza: partire dalla scuola per portare lontano ideali di giustizia

“La straordinaria partecipazione di studenti registrata in questi giorni in tutta Italia dalle manifestazioni contro la violenza è un filo invisibile ma robusto che, dopo 20 anni dalla strage, continua a legare il sacrificio di Falcone, della moglie e della scorta al bisogno sempre più forte di ricercare la verità per combattere tutte le mafie”.

Lo ha dichiarato il Presidente della Provincia di Potenza Piero Lacorazza, in occasione della commemorazione delle vittime di Capaci, sottolineando l’importanza di far camminare le idee del magistrato su nuove gambe, come suggerisce il titolo della grande mostra fotografica realizzata dall’Ansa a Palazzo Branciforte.

“La rabbia e la memoria – ha continuato – sono un binomio su cui fondare la lotta alla violenza, una lotta che ha bisogno di alimentarsi di continuo e che deve trovare nella scuola il luogo privilegiato per crescere e consolidarsi. Se puntare sulla scuola significa puntare sul futuro, è da lì che bisogna partire per trovare, nelle nuove generazioni, gambe in grado di portare lontano gli ideali di giustizia e legalità. Da qui la decisione di inserire nel programma di investimenti triennale “Abitare il futuro”, promosso dalla Provincia di Potenza per restituire centralità alla scuola, il progetto “Legalità come narrazione collettiva”, un intervento formativo di tipo laboratoriale con metodologie di action learning (ricerca azione), il cui scopo è quello di rendere visibile, partendo dall’esperienza e dalla riflessione degli studenti, il confine tra legalità ed illegalità, offrendo modelli di comportamento fondati sui principi della convivenza civile e sul rispetto delle regole”.

“L’impegno a cui ciascuno di noi è chiamato, cioè quello di contribuire al faticoso processo di affermazione della giustizia – ha concluso Lacorazza – deve essere un obiettivo collettivo, che deve trarre forza dal ricordo e dalla commemorazione dei grandi sacrifici, come quello di Falcone e Borsellino, ma soprattutto dalla voglia di futuro delle nuove generazioni”.

Provincia di Venezia: i progetti con gli studenti raccontati dalla Presidente Francesca Zaccariotto

“Noi alla cultura delle regole crediamo con forza; ci crediamo così profondamente che siamo particolarmente orgogliosi della felice riuscita della “Giornata della Legalità”, frutto del lavoro di squadra fra Provincia di Venezia, Camera di Commercio, Ufficio Scolastico Provinciale e associazioni cattoliche. Siamo stati soddisfatti di aver registrato la presenza nel nostro auditorium di circa 300 studenti delle scuole medie superiori veneziane, senza dimenticare gli altri studenti  collegati in “streaming” attraverso la rete. Numeri importanti, che hanno concretamente provato il ruolo della Provincia e della scuola veneziana nel sensibilizzare e coinvolgere i giovani su temi che sono oggi alla base della loro crescita, educazione e consapevolezza. La lectio magistralis di Don Ciotti deve continuare a camminare, soprattutto in questo momento, e dopo il drammatico attentato alla scuola di Brindisi di sabato scorso, dove ha perso la vita una giovane innocente. Proprio per combattere fenomeni come questo, intendiamo proseguire sulla strada della cultura e dell’educazione alla legalità e alla giustizia. Un obiettivo che perseguiamo senza sosta, attraverso tante azioni, in primis i controlli per la sicurezza effettuati dai nostri agenti di polizia provinciale lungo il nostro litorale, con il sequestro e la sanzione per il commercio di merce contraffatta, spesso pericolosa per chi la produce e per chi la consuma, con un’unica finalità, tutelare chi lavora nel rispetto delle regole e propone prodotti di qualità, e proteggere i più deboli dallo strapotere della criminalità organizzata. A questa attività abbiamo affiancato l’impegno a favore dei nostri studenti, con il progetto di educazione all’acquisto consapevole, realizzato con la prefettura e le scuole, che abbiamo chiamato “Giovani Originali”. Ricordo anche l’accordo siglato nel dicembre scorso con le istituzioni, le Usl e le forze dell’ordine per la prevenzione dell’uso di sostanze stupefacenti da parte dei giovani, risultato di un progetto iniziato due anni fa, che vuole favorire la cultura della legalità, ed insieme promuovere il valore della vita sana fra i giovani. Una terza iniziativa, fra le altre, è il protocollo della legalità sottoscritto lo scorso 9 gennaio alla presenza del ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri, con l’obiettivo di  prevenire casi di infiltrazione mafiosa nel settore dei contratti dei lavori pubblici e delle forniture di servizi. Il documento, quanto mai attuale anche nel nostro territorio, ha visto la firma di tutte le prefetture del Veneto, dell’Upi (Unione Province del Veneto) e dell’Anci veneto (Associazione regionale dei Comuni). Ma i nostri progetti, e le iniziative che ne conseguono, per produrre i risultati attesi devono essere supportati dalla cittadinanza e dalle famiglie, protagonisti sulla cena della vita dei nostri ragazzi. Famiglia come base da cui partire, e base su cui costruire l’impegno dell’amministrazione locale. E’ alla famiglia, prima che ai ragazzi, che noi rivolgiamo il nostro appello e che consideriamo partner nella lotta all’ingiustizia e all’illegalità. Per onorare il ricordo del giudice Falcone, e della moglie, il magistrato Francesca Morvillo, e commemorarne l’anniversario di morte che ricorre domani». 

 

Provincia di Pesaro Urbino Migliaia di studenti in piazzale Carducci ricordano la strage di Capaci e l’attentato di Brindisi  Ricci: «Reazione straordinaria, il futuro non si ferma»
 
Quando arriva il blocco più numeroso, quello del Campus, piazzale Carducci si è già trasformata in un piccolo santuario della memoria. Decine di cartelli, striscioni e due aste: «Gli uomini passano, le idee restano»; «Le vostre idee camminano sulle nostre gambe»; «Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa». Gli altoparlanti sparano la musica di Jovanotti e dei Negrita. Sottofondo al corteo della legalità, che unisce il ricordo della strage di Capaci e quello dell’attentato di Brindisi. I ragazzi – migliaia – ‘parcheggiano’ il lenzuolo più grande, «adesso ammazzateci tutti», davanti al tribunale e alla gigantografia di Falcone e Borsellino. Per Matteo Ricci, quella degli studenti, in questo momento, «è una reazione straordinaria: la risposta migliore a chi pensava di intimidire il Paese. Alla legalità e al coraggio non rinunceremo mai». E quindi: «Il futuro non si ferma – continua il presidente – e neanche il cammino per la giustizia, a cui questo territorio ha sempre guardato. Oggi vanno rimessi in fila i valori che contano, tra cui il bene comune e la civiltà. Siamo qui per ribadire che la guardia non va abbassata: abbiamo gli anticorpi per espellere ogni infiltrazione della criminalità. E le nostre sentinelle migliori, come questa giornata testimonia, sono i giovani». L’assessore provinciale Alessia Morani guarda i ragazzi e aggiunge: «Gli studenti hanno dimostrato una grande voglia di partecipare, condannando con determinazione ogni forma di violenza e intimidazione. Il messaggio è ancora più forte guardando all’esempio di grandi uomini come Falcone, che hanno sacrificato la loro vita per il bene comune e la collettività». Gli striscioni sotto il piccolo palco formano un abbraccio collettivo, mentre rivivono le parole del magistrato, nel ventennale della sua morte.        

Provincia di Perugia.  Il presidente della Provincia di Perugia a Palermo per  nuove azioni sul progetto “Lo Stato siamo noi” Guasticchi “Vogliamo affermare la legalità partendo dalle scuole”

Il Presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi, è in partenza per Palermo per fare il punto e rilanciare nuove azioni in merito al progetto sulla legalità “Lo Stato siamo noi”, di cui l’Ente di Piazza Italia è capofila dal 2010. Guasticchi si incontrerà con Giuseppe Castiglione, presidente UPI nazionale e presidente della Provincia di Catania e, inoltre, con i presidenti delle Province di Palermo e di Trapani. “Un momento di grande importanza” – è questo per il presidente della Provincia di Perugia – “un momento particolare che serve ad affermare sempre di più il senso della legalità, partendo dalle scuole, con il nostro progetto ‘Lo Stato siamo noi”. “Oggi, giornata in cui ricorre il ventennale della strage di Capaci dove furono assassinati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta – ha affermato il presidente Guasticchi – e giornata di mobilitazione generale, anche del mondo della scuola, dopo il terribile episodio di Brindisi, intendo affermare la nostra presenza e offrire il nostro contributo con questo progetto a cui stiamo lavorando da tempo e con cui intendiamo sensibilizzare le giovani generazioni, attraverso la scuola, sul tema della legalità, creando un processo di dialogo interculturale e intergiovanile. Il rispetto delle leggi deve provenire da un incessante lavoro educativo che va iniziato fin dai primi anni sui banchi di scuola dove vanno diffusi i concetti di legalità come principi fondamentale di democrazia ed educazione al rispetto delle leggi e delle regole sociali. Ritengo giusta e necessaria una forte mobilitazione contro questi gesti efferati e la messa in campo di una necessaria unità di intenti da parte di tutte le Istituzioni democratiche per fermare queste incredibili azioni di violenza”. “Questo progetto – ha aggiunto l’assessore alle attività culturali della Provincia di Perugia Donatella Porzi – ha suscitato grande interesse ed ha già ricevuto risposte notevoli su molti fronti, a partire da quello scolastico e sociale a quello religioso e alle altre articolazioni della società civile che hanno portato alla diffusione di una grande rete per la difesa e la promozione di una cultura della legalità”

 

Scheda

Il progetto “Lo Stato siamo noi” vede il coinvolgimento della Provincia di Perugia e delle Province della regione Sicilia di Palermo e Catania e si attua nel quadro di una collaborazione con il Centro Studi Parlamento della Legalità. Esso nasce con l’intento di rapportare due realtà diverse che possono crescere scambiandosi opinioni ed esperienze sul tema della legalità.  Un’intesa di base è stata realizzata con l’Ufficio Scolastico Regionale per consentire una diffusione del progetto nelle scuole del nostro territorio. Il prologo del progetto è stato costruito con la mostra del pittore Gaetano Porcasi, autore delle opere che costituiscono il Museo della Legalità, ubicato nella casa confiscata a Provenzano nel comune di Corleone, e che è stata riproposta a Villa Fidelia di Spello, dove è stata visitata dagli studenti degli Istituti scolastici umbri. E’ stato poi rispettato un fitto calendario di appuntamenti con personaggi  e testimoni in prima  fila sul fronte della battaglia per la legalità. Vista la lontananza tra i due territori, il progetto intende creare un processo di dialogo interculturale ed intergiovanile connotato di carattere innovativo e tecnologico, attraverso l’utilizzazione dei nuovi canali del web, come ad esempio i social network, in una vera piazza virtuale dove tutti possano incontrarsi. L’educazione alla legalità non può essere il semplice risultato di una serie di regole e di proibizioni imposte autoritariamente dall’alto e fatta rispettare con misure repressive; al contrario è preferibile che la naturale predisposizione al rispetto delle leggi sia stimolata da un incessante lavoro educativo da iniziare fin da i primi anni della scuola di base. Per questo motivo il progetto si rivolge alle scuole, ma anche alle associazioni culturali e di categoria, alle cooperative sociali o a chiunque possa dare un contributo utile a diffondere capillarmente la cultura della legalità. Cultura della legalità intesa come rispetto in senso generalizzato ed esteso a tutto e a tutti. Una legalità vista come migliore qualità della vita, con un’attenzione all’ambiente, alla salute e al rispetto dell’altro. Una legalità come garanzia di pace e dunque dello sviluppo sociale, culturale  ed economico.

 

Riforma delle Province: il Vice presidente della Provincia di Taranto alla Regione Puglia

“La lettera inviata dall’assessore regionale al Federalismo Marida Dentamaro ai sei presidenti di Provincia pugliesi ha il sapore sgradevole della lezioncina che i docenti più boriosi sono soliti riservare ai propri scolari. Ma noi non siamo alunni ma amministratori pubblici democraticamente eletti dai cittadini”.

Inizia così la replica dell’assessore provinciale ai Lavori pubblici Costanzo Carrieri, all’assessore regionale Dentamaro che proprio ieri ha invitato le Province pugliesi ad assumere un atteggiamento prudente in materia di gestione del personale in vista del riassetto istituzionale previsto dal governo Monti e che coinvolge, com’è noto, proprio le Province.

Così prosegue Carrieri: “Della esibita solerzia dell’assessore Dentamaro non avvertivamo certo il bisogno. Ci saremmo invece aspettati, questo sì, la convocazione di un incontro per discutere insieme di tempi, forme e modalità di trasferimento e ridefinizione di compiti e funzioni. Faccio presente, per esempio, che in materia di ecologia e ambiente, formazione professionale ed edilizia sismica ex genio civile,  ci sono voluti “appena” due anni per trasferire risorse umane e competenze dalla Regione Puglia alla Provincia di Taranto. Noi siamo pronti al dialogo e ad assumerci le nostre responsabilità ma sicuramente non staremo a riscaldare la poltrona né ci esalta l’idea di diventare i commissari liquidatori delle Province: non lo siamo e non lo diventeremo.

La democrazia, come sa bene la professoressa Dentamaro, si caratterizza per essere il governo delle leggi e non degli uomini: ci atterremo alle decisioni prese, con animo sereno seguiremo il percorso tracciato dal governo e dal Parlamento. Come con animo sereno ricordo anche all’assessore regionale al Federalismo che la Provincia di Taranto avanza circa 20 milioni di euro dalla Regione Puglia per opere programmate e realizzate. Si tratta di un credito che non è stato ancora onorato. Sono soldi che aiuterebbero certamente l’economia ionica, dunque i lavoratori e le imprese.

E tuttavia, nonostante i nostri ripetuti solleciti, per senso di responsabilità e per rispetto istituzionale non abbiamo voluto rendere pubblica questa grave inadempienza.

È vero, la narrazione collettiva che assegna alle Province il ruolo di enti inutili da cancellare sta registrando consensi nell’opinione pubblica; come pure conosciamo il doloroso travaglio di quelle “coscienze infelici” che in pubblico si scagliano contro le Province e poi in privato, da amministratori responsabili, ammettono che la realtà dei fatti è diversa perché gli sprechi, quelli veri, si annidano altrove, per esempio nelle decine di enti strumentali che in molti casi sono diretta emanazione delle Regioni. Sempre in quest’ottica, non sarebbe sbagliato ed anzi vivamente auspicabile, se la Regione Puglia facesse qualcosa in più per ridurre drasticamente il costo del ceto politico pugliese, dagli emolumenti a consiglieri ed assessori ai vitalizi, dalle consulenze agli incarichi.

 Ma si sa, la storia è scritta dai vincitori ed in questa commedia che porta in scena la Demagogia il ruolo dei vinti spetta alle Province. Gentile assessore Dentamaro, noi sappiamo di dover recitare la nostra parte anche se il finale è tutto da scrivere. Fino ad allora, ci piacerebbe però essere rispettati per quello che ancora rappresentiamo: la sovranità popolare”.  

ASSEMBLEA STRAORDINARIA DELLE PROVINCE 2012. PROGRAMMA, INFO E CONVENZIONI ALBERGHI

L’Ufficio di Presidenza dell’Upi, nella riunione del 10 maggio u.s., ha stabilito di anticipare in via straordinaria la data di svolgimento dell’Assemblea Nazionale delle Province italiane al prossimo mese di giugno, per dibattere i temi dell’agenda di riforme sulle Province che il Parlamento dovrebbe affrontare durante i mesi estivi.         

L’assemblea nazionale di quest’anno si svolgerà quindi a Roma, presso la Sala Capranica, in Piazza Capranica 101, nei giorni 26 e 27 giugno, articolata su due sessioni di lavoro.

Durante la prima sessione, il pomeriggio del 26 giugno, affronteremo temi relativi alle riforme istituzionali: spending review, Carta delle autonomie, legge elettorale provinciale, riforme costituzionali, mentre la seconda sessione, la mattina del 27 giugno, vedrà come protagoniste le Province e le imprese, che si confronteranno sulle problematiche relative a pagamenti della Pubblica Amministrazione, rilancio degli investimenti locali e Patto di stabilità.

Nell’occasione, saranno chiamati ad intervenire rappresentanti del Governo e del Parlamento, delle forze economiche e produttive che discuteranno con gli amministratori delle Province e con i rappresentanti dei Comuni e delle Regioni sui temi all’ordine del giorno.

Nei prossimi giorni pubblicheremo la prima bozza di programma, insieme alle convenzioni con gli alberghi e alla nota organizzativa.

In allegato, la circolare inviata a tutte le Province

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Codice autonomie: Province su incontro partiti regioni

“Apprendiamo dalle Agenzie di stampa che oggi le Regioni inizieranno una serie di incontri con i partiti politici sul Codice delle Autonomie. Ricordiamo che questo testo, che è fondamentale per Comuni e Province perché interessa direttamente il futuro assetto di queste istituzioni, è fermo da oltre un anno all’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Non vorremmo che proprio ora, dopo che i relatori hanno concluso con buoni  risultati il loro lavoro presentando emendamenti puntuali,  si rimetta in discussione un percorso che è già stato costruito attraverso tanti momenti di riflessione”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, in merito alla notizia apparsa sulle agenzie di stampa che annuncia una serie di incontri con i partiti politici per parlare di Codice delle Autonomie, il testo all’esame del Senato che riguarda solo Comuni e Province e disegna le nuove funzioni assegnate a ciascun ente locale.

“Ora più che mai – sottolinea Castiglione – è decisivo che il testo sia approvato in Senato entro la fine del mese, perché è attraverso la nuova definizione delle funzioni di Province e Comuni, prima ancora che dalla spending review, che potremo produrre risparmi per la spesa pubblica, cancellando tutte le duplicazioni e i centri di spreco rappresentati dagli enti strumentali, e rendere efficiente e moderna l’amministrazione locale”.

La riforma delle Province a ForumPa

“I provvedimenti del Governo sulle Province, a partire dalla Legge Salva Italia,  non  hanno prodotto altro che confusione e conflitti istituzionali. Questo perché, come avevamo detto subito, sono inattuabili e ormai su questo la consapevolezza è generalizzata, nel Governo, nel Parlamento, tra i partiti politici e anche tra le altre istituzioni locali, Regioni per prime”. Lo ha detto il Direttore Generale dell’Upi, Piero Antonelli, intervenendo al convegno “La riforma delle Province, la definizione delle funzioni degli Enti locali e la Carta delle Autonomie” in corso al Forum Pa di Roma. “Quello che serve – ha detto Antonelli – è ripartire da una proposta seria, come quella presentata dall’Upi, che riduce il numero delle Province, accorpandole e istituendo le città metropolitane, taglia tutte le agenzie e gli enti strumentali che ci costano oltre 7 miliardi di euro l’anno e riorganizza gli uffici periferici dello Stato intorno alle nuove realtà provinciali”. Antonelli ha poi sottolineato la necessità di approvare quanto prima la Carta delle Autonomie “perché è un testo che semplifica il sistema dei governi locali, assegna funzioni certe a Province e Comuni, superando le duplicazioni che oggi generano ritardi e inutile burocrazia. Alle Province – ha detto – dovranno essere assegnate le funzioni previste dalla legge sul federalismo fiscale, dai trasporti all’istruzione, dall’ambiente all’edilizia scolastica, dalla viabilità ai servizi per l’impiego. Tutte le funzioni di prossimità vanno invece attribuite ai Comuni e alle Regioni le funzioni di programmazione e legislazione, e non l’amministrazione”.

Crisi: Le Province al D Day Ance

“Condividiamo la scelta dell’Ance di inviare i decreti ingiuntivi agli Enti locali per ottenere i pagamenti dalla Pubblica Amministrazione, perche’ la situazione e’ drammatica. Ma deve essere chiaro che quando i giudici imporranno i pagamenti, salteranno i patti di stabilita’ di gran parte di Province e Comuni. Non e’ più tempo di attendere, bisogna intervenire subito per risolvere l’emergenza delle imprese che falliscono di cui noi, province ed enti locali, non vogliamo essere complici”. Lo ha detto il Vice presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo al Dday dell’Ance a Roma. “Noi abbiamo progetti pronti e risorse ferme, 3 miliardi per il 2012: le imprese in questo momento stanno facendo da cassa per lo Stato e questo non accettabili. Non si illuda il Governo – ha poi sottolineato Saitta – che la ripresa possa partire aprendo alle grande opere. Il problema, la sofferenza vera, e’ nelle piccole imprese, quelle su cui le Province potrebbero intervenire immediatamente, con tanti piccoli e medi investimenti su strade, scuole, contrasto al dissesto paesaggistico. Abbiamo progetti fermi nei cassetti e soldi fermi in cassa, negli ultimi quattro anni siamo stati costretti a ridurre i nostri investimenti del 50%. E’ il momento di agire e trovare una soluzione a livello nazionale ed europeo al blocco del patto di stabilita’”.

Il Presidente Castiglione sul Corriere della Sera rilancia la proposta UPI

Ecco la lettera, pubblicata sul Corriere della Sera di oggi, del Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione

Caro Direttore, se vogliamo leggere con la giusta attenzione il risultato dei referendum sulle Province in Sardegna, fuori dalla demagogia e senza cedere al qualunquismo, allora dobbiamo partire da alcune semplici considerazioni: i cittadini ci chiedono di riformare le province, non di abolirle; il referendum – tra l’altro di dubbia legittimità-  con i suoi 6 milioni di costo, poteva essere evitato; le riforme hanno bisogno di essere gestite dalle istituzioni e non portate avanti a colpi di slogan.

Che la richiesta sia di riforma e non di abolizione è chiaro, visto che a votare è andato solo il 35% della popolazione sarda, e che di questa il 40% ha votato no all’abolizione delle Province storiche.

Che si potesse evitare di spendere questi 6 milioni per la consultazione anche, perché le leggi per l’istituzione delle nuove Province sarde sono regionali, non statali: sarebbe bastato che la Regione si fosse presa la responsabilità che spetta a chi governa, di comprendere la necessità di intervenire, senza scaricare le scelte politiche sui cittadini.

Altrimenti, a cosa serve una assemblea legislativa regionale, una giunta e un presidente di Regione?

Che ci sia bisogno di un processo istituzionale per riformare il Paese è evidente dal caos grave in cui, a due giorni dal voto, è caduta la Sardegna, con la Regione incapace di decidere, dopo avere sostenuto i referendum, e di trovare una soluzione, -che deve essere necessariamente immediata- al problema della ricollocazione dei dipendenti delle Province chiuse, della rescissione dei  contratti in essere, della divisione dei bilanci, del blocco degli investimenti e dei progetti in piedi.

Mi permetta poi di sottolineare che l’Upi, quando si trattò di istituire le nuove Province in Sardegna, aveva espresso un parere nettamente contrario, ma chi oggi ha sostenuto i referendum per la loro abolizione, allora ci contrastò duramente portando avanti la bandiera dell’autonomia.

La questione vera, dunque, se vogliamo partire dall’esempio della Sardegna e provare a trarne una indicazione davvero utile al Paese, è che le Province vanno riformate, ridotte, accorpate, seguendo però un percorso che non può che essere istituzionale.

Noi abbiamo avanzato ormai da mesi una proposta concreta, che riteniamo sensata, e che sarebbe in grado di portare in poco tempo, senza attardarsi in inutili quanto improbabili riforme della Costituzione, ad una vera modernizzazione dell’amministrazione locale, con risparmi immediati di almeno 5 miliardi di euro. Ridurre il numero delle Province, istituire le Città metropolitane, tagliare gli enti strumentali delle Regioni e riorganizzare gli uffici periferici dello Stato intorno alle nuove realtà provinciali.

Questa sarebbe una risposta immediata e di grande efficacia. Una proposta di avanguardia, che le Province hanno posto all’attenzione del Governo, dei partiti politici, del Parlamento, e che troverebbe consenso e sostegno anche in Europa. Anzi, si tratterebbe, per una volta, di fare noi, l’Italia, da esempio e apripista per i nostri partner, dimostrando una capacità innovativa e una grande coesione istituzionale.  

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Crisi, pagamenti alle imprese. Martedì 15 maggio l’Upi insieme all’ANCE per il DDAY

“Le misure di semplificazione che il Governo ha annunciato ieri per liberare i pagamenti dei crediti alle imprese sono un primo segnale importante.

Ma senza lo sblocco delle risorse delle Province e dei Comuni continueremo ad avere soldi fermi in cassa,  a non potere pagare le imprese e soprattutto a non potere aprire nuovi cantieri. Per questo il 15 maggio l’Upi sarà al fianco dei costruttori edili”.

Lo dichiara il Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, che il 15 maggio interverrà a Roma  a rappresentare le Province alla manifestazione organizzata dall’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili con il sostegno dell’Upi,  per ribadire che “servono misure urgenti ed immediate per consentire agli Enti locali di potere investire sui territori e riaprire i cantieri.  Dobbiamo rivedere il patto di stabilità interno– sottolinea  Saitta –  e  liberare almeno uno quota dei 5 miliardi e mezzo che le Province non potranno spendere tra il 2012 e il 2013 perché in questo momento le imprese, soprattutto le piccole, hanno bisogno di una sferzata di liquidità che interrompa la drammatica spirale dei fallimenti e permetta al Paese di fare ripartire la crescita.

Solo invertendo la rotta degli investimenti degli enti locali, che ormai stanno crollando a causa dei tagli ai bilanci e dei vincoli del Patto, potremo sostenere davvero la ripresa: ricordo che le sole Province negli ultimi 4 anni sono state costrette a diminuire le spese per investimenti del 47 % , che vuol dire oltre 2 miliardi di euro in meno per lo sviluppo economico e per le piccole e medie imprese, infrastrutture che invecchiano e si degradano, opere di manutenzione ferme ”.  

Patto di stabilità: le Province chiedono confronto con Governo

Aprire anche alle Province il tavolo di confronto al Ministero dell’Interno sulla riforma del patto di stabilità, dopo le modifiche a favore dei Comuni nella legge sulle semplificazioni che hanno di fatto creato una  “finanza pubblica di serie A e una finanza pubblica di serie B”.

Lo chiede il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, Mario Monti, in qualità di Ministro dell’Economia. 

“Il Parlamento – scrive Castiglione – ha apportato modifiche importanti alla legge sulle semplificazioni, tra cui il  patto di stabilità orizzontale nazionale, che viene accompagnato da 500 milioni di euro di incentivi a favore dei soli Comuni, e il riconoscimento di un miliardo di euro a valere sui residui perenti da assegnare in via prioritaria ai Comuni. Ma anche le Province, al pari dei Comuni, hanno collaborato fattivamente agli obiettivi di patto di stabilità, e vantano, nei confronti dello Stato circa 2,8 miliardi di residui attivi (a fronte di 1,3 mld dei Comuni), senza contare che hanno la medesima difficoltà dei pagamenti bloccati in cassa dai vincoli del patto.

E’ evidente – scrive Castiglione –  che la legittimazione parlamentare successiva ad un accordo con il Governo, della disciplina di maggior favore individuata per i Comuni sembrerebbe configurare una finanza pubblica di ‘serie A’ ed una finanza pubblica di ‘serie B’, non meritevole quest’ultima  della stessa considerazione quando si tratta di individuare forme di allentamento dei vincoli o addirittura incentivi finanziari, ma comunque uguale quando si tratta di accentrare a livello statale tutte le risorse disponibili.

Quanto accaduto resta difficile da spiegare alle imprese che attendono di essere pagate per interventi di manutenzione di una scuola o di una strada, ovvero per opere di messa in sicurezza di un reticolo idrico o di un versante soggetto ad eventi franosi, quasi avessero avuto la sventura di aver svolto lavori per conto di una Provincia anziché di un Comune. Non è superfluo ricordare ancora una volta che il problema dei ritardati pagamenti è divenuta ormai un’emergenza nazionale, il cui esito sul fronte della crisi economica è sotto gli occhi di tutti. Per questo – conclude il Presidente Castiglione rivolgendosi al Presidente Monti – le chiedo, ancora una volta, di  convocarci quanto prima per affrontare il nodo dei vincoli del patto di stabilità per le Province”.

MURARO, UPI VENETO.MANOVRA MONTI INCOSTITUZIONALE

“La manovra Monti sulle Province è incostituzionale”. Lo ha ribadito il Presidente dell’Upi Veneto. Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso intervenendo a Vicenza ad una Cofnerenza stampa sullo stato delle riforme e sui bilanci delle Province, promossa dall’Unione delle Province Italiane. Alla conferenza sono intervenuti i presidenti delle 4 Province che hanno deciso di portare avanti un ricorso come Ente al Tar “contro la scelta statale del commissariamento. Inoltre, ribadisco: non sono questi i tempi per stravolgere l’architettura statale se non porta benefici economici determinanti ed evidenti. Gli sprechi – ha detto -, in questi giorni di triste cronaca politica, abbiamo visto che sono altrove. Si deve partire da lì per fare immediatamente cassa e non continuare nella via della scelta di pressione fiscale sulle famiglie. Non ha senso modificare l’assetto di un Ente che eroga servizi radicati sul territorio in questo momento di grande ansia e urgenza. Il giorno dopo questa tornata elettiva, gli imprenditori in credito con quelle Province non andate al voto a chi si rivolgeranno come referenti? Chi si occuperà di scuole, strade, ambiente? Ad oggi non si sa nulla. In questi anni – ha concluso – abbiamo avuto diversi esempi di una politica miope basata sulle esigenze dell’immediato e non su una visione programmatica del futuro. Dobbiamo cambiare indirizzo”.

Riforme Province e Spending Review: Upi chiede incontro a Giarda, Patroni Griffi e Cancellieri

“La posizione dell’Unione delle Province d’Italia in merito ad una riforma complessiva della pubblica amministrazione, che parta dalle Province e affronti l’intero nodo dell’efficientamento dei livelli di amministrazione e di governo locale, è di assoluta avanguardia. Per questo, ritenendo che l’Unione delle Province d’Italia possa offrire un contributo fattivo a che gli obiettivi di riforma che interessano le Province possano giungere al più presto a buon fine, e allo scopo di fornire tutta la collaborazione necessaria per portare a termine un processo importante, quanto complesso, siamo a chiedere di potervi incontrare quanto prima”.

E’ quanto si legge nella lettera inviata oggi dal Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, al Ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, e dei Rapporti con il Parlamento, Giarda.

“La proposta che l’Upi in questi tre mesi ha presentato in tutti i tavoli istituzionali (nella Commissione paritetica per le riforme, in Conferenza unificata, in Conferenza Stato Città, nelle audizioni in Parlamento) e nei confronti con i partiti politici di maggioranza e opposizione, parte proprio dalla necessità di avviare un profondo riordino del governo di area vasta, con la riduzione del numero delle Province, anche in seguito all’istituzione delle Città metropolitane, la semplificazione delle funzioni loro assegnate, la conseguente riorganizzazione degli uffici periferici del Governo e l’eliminazione degli enti strumentali intermedi. Una proposta – sottolinea Castiglione – che trova pieno riscontro nel piano di spending review che il Governo ha presentato in questi giorni, che chiama in causa tutte le istituzioni locali e nazionali a contribuire alla diminuzione e qualificazione della spesa pubblica”.

Per questo, il Presidente Castiglione, ritenendo che l’Upi possa offrire un contributo fattivo a che gli obiettivi di riforma che interessano le Province possano giungere al più presto a buon fine, ha ritenuto urgente chiedere ai Ministri un incontro “allo scopo di fornire tutta la collaborazione necessaria per portare a termine un processo importante, quanto complesso”.

“Non si tratta – sottolinea Castiglione – di aprire un nuovo, ennesimo, tavolo di consultazione, ma di offrire fattivamente tutto il supporto possibile, in termini propositivi e di riflessione, anche grazie ai diversi studi che su questo tema l’Upi ha realizzato negli ultimi mesi con Università e centri di ricerca, alla definizione di una riforma che noi per primi, come dimostra la proposta di legge che abbiamo portato all’attenzione del dibattito,  riteniamo fondamentale”.

“Le Province – dichiara il Presidente – non possono essere additate come i centri di spreco di denaro pubblico, né si può pensare che il taglio della democrazia, con la cancellazione degli amministratori eletti dal popolo, possa essere considerata una misura di riduzione della spesa pubblica.

 Una riforma di questa portata va fatta insieme alle istituzioni, altrimenti rischiamo di mancare per l’ennesima volta l’obiettivo e di non dare risposte sensate ai cittadini”. 

 

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