Il testo dell’Ordine del Giorno della seduta straordinaria dei Consigli Provinciali aperti del 31 gennaio 2012 – No all’Italia senza le Province.
Il testo dell’Ordine del Giorno della seduta straordinaria dei Consigli Provinciali aperti del 31 gennaio 2012 – No all’Italia senza le Province.
In allegato il Dossier aggiornato sui bilanci delle Province
Cosa fanno le Province? Di cosa si occupano? Come influiscono le decisioni che prendono sulla vita dei cittiadni? e come cambierebbe l’Italia se non fossero più le istituzioni elette dai cittadini a doversi occupare di decidere su scuole, istruzione, politiche del lavoro, strade, ambiente, servizi sociali? Un brevo opuscolo per informare sull’Italia delle Province e su l’Italia senza le Province.
Il 31 Gennaio 2012 tutte le Province italiane saranno impegnate in Consigli Provinciali aperti per ribadire il netto dissenso ad una Italia senza le Province.
La giornata di mobilitazione vuole fare comprendere alle comunità non solo il valore esclusivamente demagogico e propagandistico della campagna contro le Province, quanto anche cosa accadrebbe all’Italia, ai cittadini, una volta cancellate le Province.
Un momento di riflessione e dibattito, ma soprattutto un’occasione per dare sostanza e concretezza all’operazione verità che l’Upi sta portando avanti attraverso Dossier e studi, come quello elaborato dalla Bocconi, sui reali costi delle Province, sui servizi resi ai cittadini, sull’utilità e il valore di questa istituzione e sulle falsità rispetto agli inesistenti risparmi che si avrebbero dalla loro abolizione.
In allegato, una versione aggiornata del Dossier Upi, con gli ultimi dati disponibili rispetto ai costi della politica con il confronto tra tutte le istituzioni, e rispetto all’utilizzo virtuoso delle risorse pubbliche operato dalle Province in servizi ai cittadini, alle imprese, alle comunità locali.
Inoltre l’Ordine del giorno definito nell’ultima riunione del Coordinamento dei Presidenti di Consiglio provinciale, che dovrà essere votato all’unanimità da tutte le Province e la brochure che sarà diffusa nella in occaisone dei Consigli Provinciali.
Alle inziative sui territori interverranno esponenti dei Comuni, delle Regioni, referenti locali dei partiti politici, personaggi dello sport, della cultura, dell’arte, rappresentanti delle Associazioni di volontariato o del sociale, del mondo delle imprese, del commercio e dell’artigianato, rappresentanti delle organizzazioni sindacali e lavoratori stessi delle Province.
“Tra le diverse prove di serietà offerte dal Governo Monti, ci si sarebbe potuti attendere anche quella di resistere alla retorica dilagante al grido di ‘aboliamo le Province’, formulando invece, in materia, una disciplina legittima e ragionevole”. Così inizia il lungo intervento pubblicato oggi sul quotidiano Il Sole 24 ore, a firma del Prof Valerio Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale. Nel testo, che pubblichiamo in allegato in versione integrale, il Professore sottolinea quanto le norme previste dal Decreto Salva Italia contro le Province siano “un’operazione surrettizia. Non si sopprime formalmente le Province, ma di fatto sostanzialmete le svuota della loro natura costituzionale, nel visibilissimo intento di anticipare una riforma che abolisca”. Onida poi entra nei dettagli, sottolineando tutti i gravi limiti delle norme. “In sostanza – scrive – il decreto legge realizza una vera riforma costituzionale, che però esula dalla competenza del legislatore ordinario (e quindi viola anche l’articolo 138 della Carta)”. Secondo il Presidente emerito, “Si tratta di una disciplina esposta a gravi vizi di illeggittimità costituzionale; potrà essere, e auspicabilmente sarà, impugnata davanti alla Corte Costituzionale dalle Regioni”. Il Presidente entra anche nel merito delle norme e sottolinea che “l’attuazione del decreto si tradurrebbe in una grandiosa operazione di nuovo accentramento”. Il Prof Onida conclude il suo intervento sottolineando che “è urgente che sia chiamato a intervenire il giudice costituzionale, per fortuna – sottolinea – meno esposto degli organi politici al vento delle campagne sommarie e ‘impressionistiche'”.
In allegato, l’articolo del Sole 24 Ore.
“Pur nella consapevolezza della garanzia costituzionale che, con particolare riferimento alle Province Autonome di Trento e Bolzano, i rispettivi Statuti hanno in materia di autonomia finanziaria, si ritiene debba allo stato attuale avviarsi una importante riflessione circa la possibilità che vengano ancora oggi autorizzate o quanto meno permesse forme neanche tanto surrettizie di dumping fiscale tra territori di uno stesso Paese, consentendo che determinate imprese, pur mantenendo la sede fiscale in Regioni a Statuto ordinario (dove si presume continuino, ad esempio, ad essere soggette all’IRAP), possano trarre indebiti vantaggi fiscali dall’utilizzo distorto, pur se non contrastante con alcune specifiche disposizioni, di strumenti idonei ad ottenere un risparmio fiscale”. Lo scrive il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, in una nota dettagliata inviata al Presidente del Consiglio, Mario Monti, sottolineando come “nella attuale situazione finanziaria, e nella consapevolezza della volontà e dello sforzo che il Governo sta attuando nella direzione delle liberalizzazioni, della ripresa della crescita economica e dell’equità fiscale, appare quanto meno singolare – e certamente anacronistico – il mantenimento di determinate posizioni di vantaggio in alcuni territori a scapito di altri, favorendo abuso del diritto così evidentemente distorsivo nei suoi effetti reali”.
In allegato, il testo della lettera.
“In queste settimane le Province sono impegnate nella predisposizione dei bilanci per il 2012, ed ovviamente rappresentano estreme difficoltà per gli equilibri di bilancio a fronte di questa imponente riduzione di risorse finanziarie”. Lo sottolinea il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, in una lettera al Presidente del Consiglio Mario Monti, chiedendo “una riflessione circa la necessità di favorire, attraverso apposita norma di legge, l’espressa eliminazione della sospensione del potere di deliberare aumenti dei tributi e delle addizionali provinciali, previsto dall’art. 1, comma 123 della legge 13 dicembre 2010, n.220, con la quale si indicava nell’attuazione del federalismo fiscale il termine entro il quale restava confermata la sospensione di tale potere, essendo appunto stato emanato il decreto legislativo n.68/11”.
In allegato, il testo della lettera.
Come deciso nell’Assemblea straordinaria del 21 dicembre scorso, il 31 gennaio 2012 si terranno in contemporanea in tutta Italia riunioni straordinarie dei Consigli Provinciali aperti ai cittadini, alle forze economiche e sociali, alle associazioni del volontariato e dei consumatori, la stampa locale, per portare all’attenzione dei territori la questione dell’abolizione delle Province.
L’obiettivo è di fare comprendere quanto più possibile alle comunità il grave danno che si produrrebbe dall’attuazione delle norme previste dalla manovra economica, che di fatto svuotano le Province delle loro funzioni, fino a portarle ad una chiusura definitiva.
“Come abbiamo avuto modo di sottolineare in tutte le sedi istituzionali e negli interventi sulla stampa – sottolinea il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione – questo processo, peraltro del tutto incostituzionale, non solo non porterebbe alcun tipo di risparmio economico per le casse dello Stato, ma anzi provocherebbe un drastico aumento della spesa pubblica e, cosa ancora più grave, nell’immediato rischia di bloccare completamente lo sviluppo economico dei territori, poiché di fatto ferma tutti gli investimenti in atto delle Province.
A subirne le drammatiche conseguenze, da subito, quindi sarebbe tutto il tessuto imprenditoriale locale, che verrebbe privato da subito di una fonte di reddito, con evidenti ripercussioni sui livelli di disoccupazione locale e quindi dell’intero sistema economico dei territori.
Vi è poi la complicatissima vicenda legata al trasferimento del personale delle Province, che rischia di essere inserito, a causa della oggettiva impossibilità di riassorbimento totale da parte delle altre istituzioni locali, nel circuito della mobilità.
Di tutto ciò l’opinione pubblica appare ancora poco consapevole. L’occasione del 31 gennaio – conclude Castiglione- vuole essere una operazione verità, quantomeno per informare correttamente i cittadini di quanto avverrà da qui ai prossimi anni”.
Dal Corriere della Sera di oggi, pubblichiamo l’intervento del Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, e del Presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, Vice Presidente Upi. “Oggi – scrivono i Presidenti – tutti vogliono fare dimenticare le proprie responsabilità diventando persino paladini della cancellazione di tutte le Province, e non degli uffici periferici dello Stato, come se le amministrazioni provinciali appartenessero al regno del male e lo Stato e le Regioni al regno del bene”. I Presidenti Podestà e Saitta lanciano una proposta, che passa dalla razionalizzazione delle Province all’istituzione delle città metropolitane, e comporta la cancellazione del numero del numero degli uffici periferici dello Stato e delle società ed enti, consorzi, agenzie. Un percorso realistico, che, sottolineano i Presidenti, si può attuare immediatamente attraverso decreti regionali e statali che “ha il vantaggio di essere realistico e in grado di produrre veramente il contenimento della spesa pubblica e può mettere alla prova – rilanciano Podestà e Saitta – la classe dirigente nazionale per capire se vuol passare ai fatti, abbandonando le dichiarazioni altisonanti che non producono effetti”.
In allegato, il testo completo dell’articolo
L’Assessore Rosati parte dal tema dei ritardi dei pagamenti della Pubblica Amministrazione ai fornitori, per raccontare il caso della Provincia di Roma. La lettera è pubblicata sul quotidiano l’Unità di oggi. In allegato, pubblichiamo il testo completo.
Ecco l’articolo pubblicato oggi sul quotidiano Il Messaggero Veneto, nel quale il direttore dell’Upi Friuli Venezia Giulia, Rodolfo Ziberna, attraverso l’analisi dei dati dei bilanci delle Province, stima l’aumento dei costi che lo Stato dovrebbe sostenere con l’abolizione delle Province. “Se le Province in Friuli Vg fossero cancellate – spiega – l’operazione costerebbe 27 milioni in più rispetto alle spese attuali”.