Esplora tutte le news

DAL COMUNICATO STAMPA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

DAL COMUNICATO STAMPA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Il Consiglio ha definito i criteri per il riordino delle province – dimensione territoriale e popolazione residente – previsti dal decreto sulla spending review (cfr. comunicato stampa del 5 luglio “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica”). In base ai criteri approvati, i nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati.

Nei prossimi giorni il Governo trasmetterà la deliberazione al Consiglio delle autonomie locali (CAL), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali (in mancanza, la deliberazione verrà trasmessa all’organo regionale di raccordo tra Regione ed enti locali). La proposta finale sarà trasmessa da CAL e Regioni interessate al governo, il quale provvederà all’effettiva riduzione delle province promuovendo un nuovo atto legislativo che completerà la procedura.

Le nuove province eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre competenze finora esercitate dalle Province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto “Salva Italia”). La soppressione delle province che corrispondono alle Città metropolitane – 10 in tutto, tra cui Roma, Milano, Napoli, Venezia e Firenze – avverrà contestualmente alla creazione di queste (entro il 1° gennaio 2014).

Nuove Province: il Governo vara i parametri

Castiglione, Upi: “A partire dalle Province si riordini tutta l’amministrazione.Adesso parte percorso condiviso con i territori”.

“Il varo della delibera del Governo nel Consiglio dei Ministri di oggi, che definisce i parametri intorno a cui saranno costruite le nuove Province, da il via ad un processo di riforma istituzionale dal quale ci auguriamo esca una Italia più efficiente con una amministrazione più moderna.

I parametri stabiliti consentono alle Province che nasceranno da questa riforma, di avere dimensioni tali da potere svolgere a pieno il loro ruolo di enti di governo di area vasta”.

“Il Governo ha colto la nostra richiesta di riordinare le Province e non abolirne – aggiunge Castiglione –  ora spetta al Parlamento assicurare che il percorso avvenga lasciando spazio ai territori nel ridisegnare il nuovo assetto delle Province”.

E’ il commento del Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, sull’approvazione della delibera del Governo che stabilisce i criteri per gli accorpamenti delle Province.

In allegato, la lista delle Province secondo i parametri decisi dal Governo

Nel link, il comunicato stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Saitta “Ora il Governo con la stessa determinazione accorpi gli uffici periferici dello Stato”

 “Da oggi parte un percorso decisivo per la riforma del governo dei territori: la definizione delle nuove Province è il primo passo verso quella modernizzazione della pubblica amministrazione locale che ha visto gli amministratori provinciali in prima linea. Un percorso che il Parlamento deve adesso completare assegnando alle Province le funzioni necessarie per svolgere a pieno il proprio ruolo di enti di governo di area vasta, a partire da istruzione ed edilizia scolastica”.

E’ il commento del Vice Presidente Vicario dell’Upi, Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino, che chiede però al Governo “di usare ora la stessa determinazione per intervenire sugli accorpamenti degli uffici periferici dello Stato, a partire dalle Prefetture. In questo modo lo Stato darà un contributo concreto al contenimento della spesa pubblica”.

Saitta conclude proponendo una riflessione “sulla necessità di valutare l’accorpamento delle Regioni più piccole, quelle che hanno oggi un’estensione ed una popolazione inferiore alle nuove Province accorpate”.

In allegato, la lista delle Province secondo i parametri decisi dal Governo

Nel link, il comunicato del Consiglio dei Ministri

http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=68751

Documenti allegati:

Spending review: i tagli alle Province intervengono sui servizi

“I parametri scelti dal Governo per definire i ‘consumi intermedi’ sono  sbagliati: non si taglia la spesa improduttiva, si tagliano i servizi”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione analizzando, in un documento che l’Upi ha inviato al Governo, al Parlamento e ai Partiti politici, gli effetti dei tagli previsti dalla spending review sui bilanci delle Province.

Il Decreto legge approvato dal Governo, che da oggi inizia ufficialmente il suo iter di valutazione in Senato, assegna infatti alle Province un taglio ai consumi intermedi di 500 milioni di euro per il 2012 e di 1 miliardo per il 2013.

Per le Province i consumi intermedi ammontano a circa 3,7 miliardi di euro, ma alcune delle voci significative ricomprese nel consumo intermedio oggetto di ‘review’ sono evidentemente servizi ai cittadini, come 1 miliardo e 134 milioni di euro che sono Contratti di servizio per il trasporto pubblico locale, 367 milioni di euro che sono corsi di formazione, 243 milioni di euro che sono invece spese per la manutenzione ordinaria e la riparazione degli immobili, compresi gli edifici scolastici.

“Queste tre voci prese ad esemplificazione,  che assommano a circa la metà dei consumi intermedi – spiega Castiglione –  rappresentano servizi ai cittadini, non sprechi aggredibili: stiamo infatti parlando di trasporto pubblico locale e di formazione professionale, ovvero di due rilevanti funzioni assegnate da quasi tutte le Regioni alle Province con propria legge; ma stiamo anche parlando di manutenzione degli immobili ovvero degli  oltre 5000 edifici scolastici nonché dell’intero patrimonio immobiliare delle Province”.

Alcuni esempi concreti: per la Provincia di Genova il totale dei consumi intermedi ritenuti aggredibili dalla spending è pari a 25 milioni e 500 mila. Di questi, il decreto ne taglierà 22 milioni: vuol dire che il taglio di questi consumi corrisponderebbe alla pressocchè totalità degli acquisti di beni e servizi della Provincia che si riferiscono a manutenzione degli istituti scolastici, manutenzione delle strade provinciali, sgombero neve, taglio erba, segnaletica, carburante per i mezzi meccanici, Centri per l’Impiego,  manutenzione immobili adibiti ad uffici, utenze di energia elettrica, gas, acqua, telefono, ecc. Per la Provincia di Torino i consumi intermedi finanziati con fondi dell’Ente per formazione professionale, trasporto pubblico locale, mercato del lavoro, tutela dell’ambiente, etc, sono pari a 61.192.901 che, secondo il dl 95/12  dovrebbero essere decurtati per quasi la metà entro la fine dell’anno e completamente azzerati il prossimo anno.

 “E’ evidente – sottolinea Castiglione – che si tratta di un taglio di risorse, e non di un efficientamento della spesa, come ci si sarebbe aspettato. Parametrare il taglio ai consumi intermedi attesta di fatto la volontà di  non voler  tenere conto né della razionalizzazione già avviata e realizzata da parte di alcuni enti, né della  incapacità di individuare, effettivamente quella ancora  da fare . Un taglio così oneroso e assolutamente sproporzionato non solo all’interno dei diversi comparti della PA, ma anche e soprattutto tra i livelli di governo locale, si traduce nella impossibilità di mantenere gli equilibri di bilancio, mettendo in serio rischio anche il pagamento delle retribuzioni del personale. Resta il dubbio – conclude il Presidente dell’Upi – che l’eccessivo carico della manovra in capo alle Province non sia frutto di una ponderata riflessione tecnica o il risultato di una analisi delle spese delle autonomie locali, quanto piuttosto un modo per operare, attraverso la stretta finanziaria, lo svuotamento delle Province, in linea con l’art. 23 del Decreto Salva Italia. Questo nonostante, sul tavolo delle riforme istituzionali, si stia avviando con il Governo un processo di profondo riordino delle Province. Processo che, stante questi tagli, rischia di essere vanificato”.

In allegato, i documenti Upi sulla spending review inviati alla Commissione bilancio del Senato

 

Documenti allegati:

SPENDING REVIEW : CASTIGLIONE SVUOTARE DI FUNZIONI LE PROVINCE PRODURRA’ COSTI STRAORDINARI

“Noi lo abbiamo detto non appena il Governo ha varato il famoso decreto Salva Italia: l’articolo 23 che svuota le Province dalle loro funzioni non solo getterebbe nel caos il Paese, ma produrrebbe costi straordinari per lo Stato e la Pubblica Amministrazione.

Oggi il Servizio Bilancio del Senato conferma il nostro allarme, analizzando le norme ordinamentali contenute nella spending review che danno attuazione a quello sciagurato provvedimento”.

E’ il commento del Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, sulle valutazioni emerse dal Servizio Bilancio del Senato, alle prese con l’analisi della Spending review che contiene norme ordinamentali sulle Province, tra cui la definizione delle funzioni in linea con quanto stabilito dall’articolo 23 del Salva Italia.

Secondo i tecnici del Senato, spostare le funzioni dalle Province ai Comuni produrrà costi straordinari, e quindi nemmeno quantificabili, anche per il venir meno delle economie di scala che le Province riescono a realizzare sui territori nell’espletamento delle loro funzioni.

“E’ chiaro a tutti – aggiunge Castiglione – che ci sono funzioni che sono tipiche dell’area vasta: dalla difesa dell’ambiente alla pianificazione territoriale, dalla viabilità e mobilità provinciale alle politiche per il lavoro, all’istruzione, alla formazione professionali, fino alla gestione degli edifici scolastici. 

Proprio lo spostamento delle funzioni sulla scuola può essere l’esempio più immediato: trasferire le competenze dell’edilizia scolastica dalle Province ai Comuni significherebbe spostare sui bilanci dei Comuni spesso medi e piccoli i costi di gestione, manutenzione e messa in sicurezza di 3.266 istituti scolastici e 5.179 edifici, con un immediato aumento delle spese.

Ci auguriamo che il Parlamento voglia riflettere con attenzione su queste analisi del Servizio Studi del Senato: la spending review, visto il suo obiettivo, non può certo contenere provvedimenti che sicuramente produrranno spese inattese e straordinarie per la Pubblica Amministrazione”.

Riforma delle Province e Spending Review

“Le funzioni del decreto legge sulla spending review sono del tutto insufficienti per assicurare alle nuove Province, più grandi e quindi con più responsabilità sul territorio, di governare l’area vasta”: lo dichiara il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, ribadendo come “la nostra piena disponibilità a riorganizzare le Province è sempre stata strettamente legata alla volontà di riformare l’amministrazione dei territori. Non vogliamo che tutto si trasformi nell’ennesimo provvedimento inutile, seguendo le sciagurate orme del salva Italia”.
Con la spending review le Province non saranno tagliate, osserva Castiglione, “piuttosto cambieranno: diventeranno piu” grandi dal punto di vista dell’estensione territoriale e necessariamente dovranno avere tutti i compiti che spettano a istituzioni di questa portata.
Per questo dovranno avere tutte le funzioni che riguardano il mercato del lavoro, dai servizi per l’occupazione ai centri per l’impiego. E, strettamente legate a queste, le funzioni sulla formazione professionale”.
Di questi, ricorda il presidente dell’Upi, “ci occupiamo ormai da 20 anni, e, nonostante fino a oggi vi sia stato scarso interesse da parte dello Stato centrale, che non ha mai investito risorse in strumenti cosi importanti per i cittadini, abbiamo costruito modelli d’eccellenza che ci sono stati riconosciuti anche dal ministro Fornero. Interrompere questo percorso, proprio ora, con la gravissima crisi occupazionale che il Paese attraversa, significherebbe privare i cittadini di servizi essenziali”.
Castiglione punta poi il dito su un altro tema che definisce “imprescindibile”, vale a dire l’edilizia scolastica: a oggi “noi ci occupiamo di oltre 3000 edifici scolastici in cui studiano ragazzi che vengono da tutti i comuni delle Province. Spezzettare questo patrimonio e mandarlo in capo ai comuni, spesso piccoli e piccolissimi, vuol dire rischiare di gettare nel caos tutto il sistema dell’istruzione secondaria superiore.
Per questo ci rivolgeremo al Parlamento, e al Senato in prima battuta, che è chiamato da subito ad esaminare la spending review, per riportare in capo alle Province – conclude – queste e altre funzioni, dall’ambiente alla difesa del suolo alla pianificazione territoriale”.

Spending Review: il Presidente della Provincia di Varese, Dario Galli intervistato dall’ANSA

 Le Province continuano a stare sotto i riflettori e sono tanti gli amministratori che dicono un secco ‘no’ allo “svuotamento delle funzioni e al rischio di accorpamenti assurdi”.
Lo fa anche il presidente della Provincia di Varese, Dario Galli, leghista, in una intervista all’ANSA, secondo il quale “se il quadro prossimo venturo delle Province dovesse essere questo allora – afferma con un paradosso – sarebbe meglio chiuderle”. Ma al di là di questo l’amministratore lombardo (la Provincia di Varese conta 900 mila abitanti e 141 comuni compresi in 1200 km quadrati) giudica incomprensibile che alle Province siano state tolte le funzioni relative al mercato del lavoro, all’istruzione, la formazione e l’edilizia scolastico.
“Ma non solo – aggiunge – visto che mancherebbero all’appello anche la promozione del territorio e le attività turistiche, ma anche tante altre funzioni non codificate che rientrano in una normale gestione di politica territoriale”.
Figurano in questo capitolo ad esempio i progetti relativi alle energie rinnovabili, che hanno coinvolto molti edifici, il tutto a costo zero per le casse della Provincia. “Cose che gli enti di secondo livello, secondo quanto previsto dal governo, non potranno più fare – osserva Galli – che anzi si apprestano a diventare delle mere stazioni appaltanti”.
Galli ad esempio dice di non capire chi in futuro si occuperà delle scuole medie superiori, “il cui passaggio ai Comuni ritengo essere improponibile, nel senso che i più grandi potrebbero pure farcela, divenendo sedi di distretti scolastici, ma non certamente i più piccoli, che dovrebbero consorziarsi, al di là delle problematiche legate al Patto di stabilità o dei colori politici”.
Così facendo, aggiunge, “si innesca la destrutturazione di uno Stato organizzato. Qui nella vicina Svizzera – osserva – hanno fatto il contrario, riempiendo di funzioni gli enti locali, vale a dire i Comuni e i Cantoni”.
A Varese tutti gli edifici scolastici sono in perfetto stato, ricorda il presidente, “e se qualcosa non va i cittadini vengono da me a protestare” e questo a suo giudizio significa contemperare la responsabilità diretta e il federalismo con il centralismo e l’economia di scala.
“Posso anche essere d’accordo sulla sforbiciata alle Province, ma – avverte- mantenendo le competenze di oggi e il passaggio elettivo”. Poi conclude nell’intervista all’ANSA: “Le pare giusto che la mia Provincia, stante i requisiti fissati dal governo, possa chiudere, quando rappresenta in termini di abitanti 2 volte il Trentino?”

LA SPENDING REVIEW: IL TESTO TRASMESSO IN SENATO

Il testo del decreto Atto Senato 3396

Documenti allegati:

SPENDING REVIEW: IL TESTO DEL DECRETO

In allegato, il testo del Decreto sulla Spending Review licenziato dal Consiglio dei Ministri, e le tabelle allegate

Documenti allegati:

SPENDING REVIEW I commenti del Presidente Castiglione

COMUNICATO STAMPA

Spending review e riordino delle Province

Castiglione, Upi “Il Governo ha accolto nostra richiesta di accelerare”

Criticità su funzioni e assetto di città metropolitane

 

 

 

“Il Governo ha accolto la nostra richiesta di  accelerare sulla riorganizzazione delle istituzioni locali inserendo da subito la riforma delle Province nella spending review.

Ora aspettiamo di vedere il testo definitivo per dare un giudizio compiuto,. Certo, da oggi inizia un percorso che dovrà vedere coinvolte in prima fila le istituzioni locali, a partire dalle Regioni, per arrivare a definire il riordino delle Province, l’istituzione delle città metropolitane e il taglio degli enti inutili, nel pieno rispetto delle comunità e dei territori”.

E’ il commento del Presidente dell’Upi all’indomani del Consiglio dei Ministri sulla spending review, nel quale sono state approvate le norme di riorganizzazione delle Province, seguendo le proposte avanzate dall’Upi.

“Almeno sulle riforme, il Governo ha voluto ascoltarci, e il lavoro intenso con il Ministro Patroni Griffi ha iniziato a produrre risultati.

Certo, ci sono alcuni aspetti critici che non possiamo che sottolineare, a partire dalla indicazione del Governo delle funzioni assegnate alle Province, che non sono sufficienti per una istituzione di area vasta che deve governare i processi del territorio.

Mancano infatti le funzioni sul mercato del lavoro, sull’istruzione e sulla formazione, sull’edilizia scolastica, e su queste ci confronteremo con forza con il Parlamento.

Inoltre abbiamo grossi dubbi sulle future Città metropolitane, di cui ancora non è affatto chiaro il sistema di governance, il modello elettorale, né se saranno rispettate, come noi chiediamo, le scadenze dei mandati elettivi.

Anche su questo apriremo un confronto chiaro in Parlamento, perché le Città metropolitane sono un elemento fondamentale del futuro assetto del territorio.

Siamo consapevoli che una riforma di questa portata non sarà facile da attuare – conclude Castiglione – perché bisognerà ridisegnare le Province, sia dal punto di vista territoriale che delle funzioni e costruire intorno a questi nuovi enti la presenza dello Stato. Ma siamo pronti a collaborare perché avvenga nel rispetto della storia, della cultura, delle peculiarità economiche dei territori e delle comunità”.

 

 

COMUNICATO STAMPA

Spending review: tagli insostenibili

Castiglione “Il Parlamento intervenga o gli enti andranno in dissesto”

 

 

         “Sul taglio agli enti locali il Governo continua a tenere una posizione inaccettabile: con questa manovra, perché tale è, si mandano in dissesto gli enti. E le riforme, se gli enti sono al dissesto, non servono a nulla”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, ribadendo come “la spending review si abbatte sulle Province con misure devastanti, che ci impediranno di portare a termine gli impegni presi nei bilanci. Salteranno commesse, non pagheremo lavori già svolti, non potremo davvero più amministrare. L’incidenza del taglio alle Province sui consumi intermedi poi  è più del doppio di quello previsto per gli altri comparti: sulle Province si interviene con un taglio che sfiora il 14% nel 2012 e che arriva al 27% nel 2013.

         Non c’è nessuno meccanismo che premi l’efficienza degli enti, e non si considera nemmeno che, per quanto riguarda le Province, l’ammontare dei consumi intermedi varia, perché dipende direttamente dai trasferimenti di funzioni che le Regioni decidono di assegnare caso per caso. Non tutte le Province fanno le stesse cose, anzi, da questo punto di vista scontiamo una eccessiva frammentarietà.

Il Parlamento – aggiunge Castiglione – dovrà intervenire su questo fronte delicatissimo, perché qui non sono le spese aggredibili ad essere prese in considerazione: stiamo parlando dei servizi ai cittadini, che con una manovra di questo genere non possono che essere drammaticamente compromessi”.

          

 

Spending review: tagli insostenibili, colpiti gli enti virtuosi

Una Assemblea straordinaria dei Presidenti di Provincia e una lettera aperta a tutti i partiti politici per denunciare l’insostenibilità dei tagli agli Enti locali previsti dalla spending review, che colpiscono principalmente gli enti virtuosi.

Lo ha deciso l’Ufficio di Presidenza dell’Upi, che si è riunito oggi a Roma per discutere delle norme contenute nel decreto che il Governo varerà questo pomeriggio.

“Si tratta di tagli lineari a Regioni, Province e Comuni, che non premiano l’efficienza degli enti e incidono direttamente sui servizi ai cittadini – si legge nella lettera che l’Ufficio di Presidenza invierà ai segretari dei partiti politici.

“Non c’è nessuna riqualificazione della spesa – prosegue il testo – ma l’ennesima manovra che fa pagare i conti della crisi agli Enti locali, e quindi direttamente ai cittadini.

Per quanto riguarda le Province, il taglio di 500 milioni di euro per quest’anno e di 1 miliardo l’anno prossimo porterà al sicuro dissesto degli enti. A settembre poi, rischiamo di non potere riaprire le scuole, perché non avremo i soldi perché non potremo garantire la messa in sicurezza e non potremo pagare le utenze.

Ma il taglio è strutturale, e comporta, di fatto, l’impossibilità per le Province di assolvere alle loro funzioni: non avremo più risorse per la manutenzione delle strade, per le scuole, per effettuare i servizi di salvaguardia e tutela del territorio, dovremo chiudere i Centri per l’impiego.

Come si può proprio in  un momento come quello che stiamo attraversando, privare i cittadini sempre più colpiti dalla crisi, anche dei servizi pubblici essenziali?”.

Nel corso della riunione sono stati inoltre nominati quali nuovi componenti dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi,  il Presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, che riveste la carica di Vicepresidente Upi, il Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, il Presidente della Provincia di Savona, Angelo Vaccarezza e l’Assessore al Bilancio della Provincia di Torino, Marco D’Acri.

 

 

Spending review, tagli alle Province

“Come si fa a dire che 7,2 miliardi di tagli a Regioni, Province e Comuni, non sono una manovra? Altro che spending review, ancora una volta si sceglie la via di fare pagare ai cittadini e agli Enti locali il conto della crisi”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, annunciando per domani una riunione straordinaria dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi in cui decidere le iniziative da mettere in campo contro i tagli della manovra.

“Tra l’altro – sottolinea Castiglione – troviamo davvero scorretto dovere apprendere i contenuti del provvedimento dalla stampa, dopo essere stati convocati ad un tavolo ufficiale con il Governo in  cui invece nulla ci è stato detto né sulle modalità che si intende adottare né sui numeri cui fare riferimento.

Se ci atteniamo alle bozze circolate sui media, è chiaro che le cifre dei tali che vengono addebitate alle Province sono del tutto inaccettabili: 500 milioni di taglio nel 2012 e 1 miliardo nel 2013, che si aggiungono a quelli già stabiliti dalle manovre precedenti, tutte durissime, che ci hanno ridotto di 3,3 miliardi i bilanci da qui al 2014.

Si continua poi a suddividere il peso dei tagli in maniera del tutto sproporzionata, con un carico sempre maggiore sulle Province.

Questo è evidente, calcolando l’incidenza del taglio sulla spesa corrente: per il 2012 per le Province si tratta del 5,9%, contro il 2,6% delle Regioni e lo 0,97% dei Comuni.

E nel 2013 arriviamo ad un taglio del 11,8% per le Province contro il 4,33% delle Regioni e il 3,8% dei Comuni.

A questo punto diventa perfino ridicolo continuare a parlare di razionalizzazione delle Province: con queste cifre almeno la metà delle Province andrà in dissesto nel 2012 e nel 2013 tutte le altre”.

Tagli: le Province al Governo Monti

“La spending review è un’operazione di riqualificazione della spesa necessaria su cui c’è piena disponibilità di ciascuno a fare la propria parte. Cosa diversa è se si trasforma nell’ennesima manovra di tagli alle Province e agli Enti locali”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, chiarendo:  “non abbiamo ancora avuto  nessuna informazione ufficiale dal Governo, ma le notizie che oggi circolano sulla stampa ci preoccupano.  Intervenire ancora sulle Province con nuovi tagli lineari e così pesanti – se le cifre su cui si sta ragionando sono quelle pubblicate dai media –  vuol dire mandare in dissesto le Province e gli enti locali, e con essi tutti i servizi che queste istituzioni assicurano ai cittadini, dalla manutenzione delle strade alla messa in sicurezza delle scuole, dal trasporto pubblico  alle politiche per l’ambiente e il territorio. Ci auguriamo davvero che non sia questo che il Governo ci presenterà domani. Noi – conclude il Presidente Castiglione – siamo stati chiamati a discutere di riforme, di riduzione in default gli enti nessuna riorganizzazione sarà possibile, e non è certo di Province e Comuni con bilanci al dissesto che il Paese ha bisogno”.

Cerca