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LE PROVINCE LANCIANO UN APPELLO AL PREMIER MONTI

Caro Presidente Monti,

in questi momenti cruciali per il futuro dell’Italia e dell’Europa intera, Le riconfermiamo tutto il nostro sostegno. Come rappresentanti delle Province italiane, siamo al suo fianco nella durissima battaglia che ha intrapreso non solo per rimettere a posto i conti del Paese, ma per restituire credibilità all’Italia e alle sue Istituzioni. 

Noi siamo con Lei perché siamo parte della classe dirigente italiana. E sappiamo di dovere innanzitutto noi dimostrare ai cittadini che la buona politica esiste, che la buona amministrazione è capace di riformarsi.

L’Unione delle Province d’Italia sta facendo la sua parte.

Abbiamo proposto un’autoriforma che garantirà allo Stato 5 miliardi di risparmi, attraverso la riduzione del numero delle Province, l’istituzione delle Città Metropolitane e la riorganizzazione degli uffici territoriali dello Stato.

Una riforma complessiva e facilmente attuabile che assegna alle Province funzioni certe, garantendo ai cittadini il potere democratico di controllare l’operato degli amministratori pubblici.

Abbiamo inoltre proposto che questi risparmi finanzino un fondo per gli investimenti locali.

E’ il nostro contributo alla Spending Review: non solo un taglio, ma una migliore gestione di risorse per favorire lo  sviluppo.

Sappiamo anche che la nostra riforma da sola non basta.

Occorre un’operazione più radicale per tagliare spese inutili e ridurre sprechi.

Ci permettiamo allora di farle un’altra proposta. Il Ministero del Tesoro ha compilato la lista delle società, consorzi ed enti strumentali di Regioni, Province e Comuni.

Sono, Presidente, 3.127: pagine e pagine di sigle improbabili, strutture create dal nulla spesso per spartire poltrone e gestire potere. Rappresentano le stanze segrete della politica, di cui i cittadini ignorano perfino l’esistenza. Anche se sono loro, con le loro tasse, a finanziarle e a tenerle in vita.

Questi organismi costano al Paese oltre 7 miliardi di euro l’anno, di cui 2 miliardi e mezzo impiegati per i soli consigli di amministrazione. E sono organismi che si occupano di servizi che dovrebbero essere svolti dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni.

Noi vogliamo come Lei un Paese nuovo, in cui le istituzioni abbiano funzioni certe e responsabilità facilmente individuabili, sulle quali i cittadini possano esercitare un controllo democratico.

Autoriformandosi con coraggio, le Province stanno dimostrando di essere consapevoli delle necessità del momento.

Completi l’opera tagliando con nettezza questi veri rami secchi e improduttivi dell’amministrazione pubblica.

Verrà così certamente rafforzata e compresa meglio la sua battaglia di cambiamento.

 

In rappresentanza di tutte le Province Italiane

 

Giuseppe Castiglione, Presidente dell’Unione delle Province d’Italia

Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino

Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma

Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano

Massimo Ferrarese, Presidente della Provincia di Brindisi

Andrea Barducci, Presidente della Provincia di Firenze


Documenti allegati:

L’ASSEMBLEA NAZIONALE RILANCIA LA PROPOSTA UPI

“Ridurre il numero delle Province, istituire le Città metropolitane, tagliare gli enti strumentali delle Regioni e riorganizzare gli uffici periferici dello Stato intorno alle nuove realtà provinciali. Attenzione, non è con uno solo di questi interventi che si può procedere: la proposta regge e consegna al Paese i risultati voluti se viene attuata nel suo insieme e in tutto il territorio nazionale. Nelle Regioni a statuto ordinario come in quelle a Statuto speciale”.
Lo ha ribadito il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, aprendo ieri i lavori dell’Assemblea nazionale delle Province d’Italia a Roma: la proposta dell’Upi, dunque, tiene se vienne accolta nel suo insieme.
“La questione vera – ha detto poi – è che le Province vanno riformate e accorpate, seguendo però un percorso che non può che essere coerente con le norme costituzionali. Come Province, siamo passati dalle parole ai fatti e abbiamo avanzato una proposta concreta, che riteniamo sensata, e che è in grado di portare in poco tempo, senza attardarsi in inutili quanto improbabili riforme della Costituzione, ad una vera modernizzazione dell’amministrazione locale, con risparmi immediati di almeno 5 miliardi di euro”.
Il Presdiente ha poi puntato l’attenzione sulla necessità che le riforme dei governi locali interessino tutte le istituzioni “C’è da dire però che ad oggi l’unica proposta di autoriforma depositata in conferenza unificata è quella dell’Upi – ha detto – perché se è vero, e noi ne siamo consapevoli, che c’è un problema di dimensioni di province, non si capisce perché non ci si debba interrogare con lo stesso ardore sul fatto che mentre in Italia ci sono ben 10 Province con oltre 1 milione di abitanti, ci sono anche 6 Regioni che non raggiungono la stessa popolazione. Dobbiamo tenere presente che, dopo avere razionalizzato le Province, avremo sempre Regioni di 300 mila e Regioni di 10 milioni abitanti, comuni di 40 abitanti e Comuni di 4 milioni di abitanti. A nostro avviso, quindi, prima o poi il tema del dimensionamento ottimale, dovrà riguardare anche Regioni e Comuni“.
In allegato, la relazione del Presidente Castiglione, l’Ordine del Giorno approvato dall’Assemblea Generale delle Province e il Documento dei Segretari comunali e provinciali.

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Province: Castiglione “Appello al Governo e ai partiti. Non ci possono essere veti dalle regioni sulle Province”

“Sulla riforma delle Province sono ore decisive: facciamo appello al Governo Monti, perché prosegua nella strada avviata del confronto con l’Upi, e presenti una proposta organica, completa, che consenta non solo di ridurre le Province, ma di semplificare l’amministrazione territoriale, istituendo le Città metropolitane, assegnando funzioni certe di area vasta alle Province, tagliando gli enti e le agenzie strumentali delle Regioni, e razionalizzando la presenza dello stato nei territori. Non possiamo accettare che su questo tema ci siano veti da parte delle Regioni”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, concludendo i lavori dell’Assemblea Nazionale delle Province a Roma. “Noi abbiamo fatto una scelta di serietà, prendendoci carico per quello che ci riguardava, di contribuire a riformare le autonomie locali. Abbiamo presentato una proposta seria, che, con estremo coraggio, è stata accolta da tutti, anche dalle Province che verranno accorpate. Non le Regioni non hanno accettato la sfida dell’autoriforma, ma anzi, proprio dalle Regioni arrivano in queste ore pressioni per fermare la proposta dell’Upi, che invece con il Governo ha iniziato un percorso decisivo. Facciamo appello al Governo Monti, e anche ai partiti politici che hanno sostenuto la nostra proposta, a non interrompere questo percorso ora, a portare a termine una riforma così importante, a bloccare le tentazioni di chi vuole l’affermarsi di un neocentralismo regionale. Altrimenti, se si sceglierà di procedere per strappi, presentando la solita riforma inattuabile, non potremo fare altro che promuovere nuovamente ricorso alla Corte Costituzionale contro i provvedimenti che saranno presentati”.

 “In queste ore sta emergendo con chiarezza quali sono i soggetti che vogliono impedire il progetto di riforma dell’amministrazione locale del Paese. Sono le Regioni che, senza avere mai aperto un confronto franco con l’Upi, stanno in queste ore intervenendo sul Governo per bloccare la nostra proposta di autoriforma”. Lo dichiara il Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, rilevando come “oggi abbiamo appreso dal Ministro Cancellieri che le Regioni hanno chiesto incontri al Governo per parlare della riforma delle Province. Sarebbe stato corretto che avessero invece aperto un confronto per un progetto di autoriforma delle Regioni stesse, anziché tentare di bloccare il nostro percorso di semplificazione istituzionale, che, ci rendiamo perfettamente conto,  mette profondamente in discussione anche i 3.279 enti strumentali che le Regioni hanno in questi anni costituito e che evidentemente non hanno alcuna intenzione di chiudere. I poteri regionali sui territori. Quello che ci appare chiaro è che le Regioni sono interessate a svuotare le Province, per costituire ancora nuovi enti e agenzie”.

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AL VIA A ROMA L’ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE PROVINCE ITALIANE

La riforma delle Province, la spending review, i provvedimenti per lo sviluppo e lo stato della finanza degli Enti locali.

Saranno questi i temi al centro dell’Assemblea Nazionale delle Province italiane, in programma martedì 26 giugno e mercoledì 27 giugno a Roma (Sala Capranica, Piazza Capranica 101).

L’Assemblea avrà inizio martedì 26 giugno a partire dalle ore 15,30, affrontando il tema delle riforme istituzionali.

Interverranno il Ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, e il Ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, Filippo Patroni Griffi.

In rappresentanza del Parlamento interverranno i Deputati e i Senatori delle Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato, attualmente impegnati nella discussione sulla Carta delle Autonomie, le Riforme costituzionali e la nuova legge elettorale per le Province.

 

Mercoledì 27 giugno dalle 9,30 invece, si parlerà di finanza locale,  riforme del patto di stabilità, rilancio degli investimenti per la crescita del Paese.

Interverrà il Ministro per gli Affari regionali, il turismo, lo sport, Piero Gnudi.

Inoltre, sono stati previsti interventi dei rappresentanti delle maggiori associazioni delle imprese, del sistema bancario e delle Organizzazioni sindacali.

 

In allegato, il programma dettagliato dell’evento

 

Info Ufficio Stampa: Barbara Perluigi mob 3357246489

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STATO/CITTÀ – PROROGATO AL 31 AGOSTO

Nella seduta del 20 giugno 2012 la Conferenza Stato-Città ha deliberato il rinvio del termine del bilancio di previsione per il 2012 da parte degli Enti locali ora fissato al 31 agosto 2012.

Si ricorda che era stato già approvato un differimento del termine, precedentemente fissato al 30 giugno.

 

In allegato l’atto approvato dalla  Conferenza Stato-città (punto 3 in allegato)

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Riforma Province Sarde, Castiglione: Chiediamo al Governo di impugnare la legge della Regione perche’ incostituzionale.

“Il referendum sulle Province Sarde e’ stato un atto palesemente incostituzionale. Per questo chiederemo al Governo di impugnare la Legge e i decreti che la Regione Sardegna ha prodotto nel tentativo, fallito, di mettere fine al caos che si e’ creato”. Lo ha annunciato il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, nel suo intervento ai lavori dell’Assemblea delle Province Sarde. “I decreti emanati dalla Regione – ha spiegato Castiglione – sono lesivi dell’articolo 43 dello Statuto della Regione Sardegna e la legge e’ lesiva dell’articolo 5 e 114 della Costituzione. Per questo chiederemo al Governo di impugnarli di fronte alla Corte Costituzionale. Il vuoto istituzionale che si e’ creato in Sardegna – ha concluso Castiglione – non e’ altro che la conferma che il l’articolo 23 del Salva Italia varato dal Governo Monti e’ inattuabile e dimostra il fallimento di qualunque tentativo di calare questo decreto nella realta’ dei sistemi di governo locale italiani”. 

“Lanciamo un appello al Presidente della Regione, Cappellacci – ha poi aggiunto Castiglione –  si apra subito un tavolo con le Province per definire una proposta di legge che consegni ai cittadini amministrazioni moderne e più’ efficaci. In questa sede siamo pronti a fare le nostre proposte di semplificazione degli assetti. La Regione Sardegna nel 2011 e’ costata 7 miliardi di euro: le otto Province, tutte insieme, hanno speso meno di 330 milioni di euro. Degli oltre 10 miliardi di euro spesi dalle amministrazioni territoriali, quelli della Regione Sardegna rappresentano il 70% del totale, mentre quelli delle Province sono il 3,2%. Il nodo vero non sono i costi della politica, ma la riqualificazione della spesa: nella sola Regione Sardegna si contano 118 enti strumentali, di cui 70 societa’ partecipate, 24 sono aziende, 15 gli enti e 9 i consorzi. Su questi enti, che sono strutture di sottogoverno dove si annidano sprechi e inefficienze,  bisogna agire subito. La riforma delle Province si puo’ e si deve fare – ha aggiunto Castiglione –  accorpandole, riducendone il numero,  tagliando di conseguenza gli uffici periferici dello stato,  e definendo funzioni chiare. La Sardegna puo’ essere un vero e proprio laboratorio, il primo passo per attuare l’autoriforma delle Province che come Upi abbiamo presentato”.

Spending review e Province: l’Upi ricevuta dal Governo

“Da oggi si avvia un tavolo di lavoro tra Governo e Upi che, a partire dalla nostra proposta, riuscirà a costruire un processo di riforma delle Province e dell’amministrazione dei territori che porterà ad un riassetto chiaro delle istituzioni locali, ad una riduzione dei costi e alla riqualificazione della spesa pubblica”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, al termine dell’incontro avuto oggi con il Ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, il Ministro della Pubblica Amministrazione e semplificazione, Filippo Patroni Griffi e il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, insieme al Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, della Provincia di Torino, Antonio Saitta, della Provincia di Firenze, Andrea Barducci e al Presidente del Consiglio Direttivo Upi, Fabio Melilli.

“Abbiamo ringraziato i Ministri per averci concesso questo incontro– sottolinea il Presidente Castiglione – che avevamo chiesto da tempo per illustrare la proposta dell’Upi e confermare la nostra piena disponibilità a procedere con l’autoriforma delle Province, superando l’articolo 23 del decreto Salva Italia. Abbiamo ricordato i nodi chiave della nostra proposta, che porterebbe ad un risparmio di 5 miliardi di euro, attraverso l’accorpamento delle Province, la razionalizzazione conseguente degli uffici periferici dello Stato, il taglio di tutti gli enti intermedi e la chiara attribuzione delle sole funzioni di area vasta alle Province. Oggi è stato ribadito da tutti  che il Paese ha bisogno di enti di governo di area vasta, ridotte nel numero ma con funzioni chiare, e che il vero risparmio si avrà dalla razionalizzazione dell’amministrazione dello Stato e dal taglio degli Enti strumentali. Per questo la riforma delle Province serve, e va fatta quanto prima, e se si lavora lontano dal populismo e dalla demagogia, è possibile consegnare al Paese una amministrazione pubblica più efficiente. Questi saranno i temi di cui discuteremo a Roma, il 26 e 27 giugno prossimo, all’Assemblea Nazionale delle Province”.

 

“Abbiamo sottolineato ancora una volta come si debba affrontare la ristrutturazione del corpo intermedio dello Stato in modo positivo, propositivo, e intelligente e non, invece, inseguire un ipotetico consenso mediatico – ha dichiarato il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, a margine della riunione – quello a cui davvero teniamo, è che la riorganizzazione dell’architettura dello Stato funzioni perfettamente per non danneggiare successivamente gli interessi delle famiglie, dei cittadini e delle imprese”

Sisma: al via il coordinamento delle Province per interventi

Creare un circuito virtuoso tra le Province che in questi giorni si sono messe immediatamente a diposizione per supportare le comunità, e le sei Province – Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, Rovigo, Mantova – colpite dal sisma, per indirizzare aiuti e risorse in maniera mirata, senza disperdere risorse. Questo l’obiettivo del coordinamento delle Province per fronteggiare il terremoto nel nord Italia, attivato dall’Upi.

“Le Province – spiega il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione – si sono impegnate in una gara di solidarietà all’indomani della prima scossa, per portare soccorsi e aiutare nella fase emergenziale. Interventi che sono stati decisivi per garantire da subito alle popolazioni colpite l’assistenza necessaria.

Per non disperdere questo prezioso patrimonio di collaborazione e continuare a supportare tutti i territori, anche nel post emergenza, abbiamo concordato con le sei Province colpite da sisma, che si trovano a dovere fronteggiare in prima linea ora la fase della ricostruzione e della ripartenza,  di realizzare una rete di contatti diretti, che permetta alle amministrazioni che lo vorranno di intervenire direttamente nei Comuni colpiti attraverso la regia delle Province, con gli aiuti che si riterranno più opportuni. Attiveremo quindi – assicura Castiglione – un vero e proprio gemellaggio, che legherà le sei Province Capofila e i loro Comuni con le Province che offriranno sostegno,  e permetterà quindi di indirizzare qualunque forma di aiuto in maniera mirata, immediata, senza rischiare di disperdere energie e risorse in progetti ripetitivi o interventi tardivi. Ci sono opere pubbliche da rimettere in piedi, strade e scuole su cui servono verifiche e ristrutturazioni tempestive, ma soprattutto c’è bisogno che le istituzioni utilizzino ogni risorsa disponibile per permettere alle comunità di riprendere a vivere nella quotidianità. Un traguardo che si può raggiungere dimostrando ancora una volta la forte coesione istituzionale del Paese e il ruolo determinante di quelle istituzioni, come le Province e i Comuni, che come sempre sono le prime a sapere rispondere ai cittadini”.                        

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Decreto sisma: Province escluse dall’allentamento del Patto

“Comprendiamo e apprezziamo l’estrema urgenza con cui il Governo è dovuto intervenire per dare risposte immediate alle comunità colpite dal terremoto. Ma il mancato allentamento del Patto di stabilità interno, previsto per il soli Comuni e non per le Province, rappresenta un blocco inaccettabile  alla possibilità di investire nella ricostruzione di scuole, strade e degli edifici pubblici delle sei Province colpite dal sisma”.

 Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, che aggiunge: “troviamo inaccettabile che, dovendo il Governo trovare soluzioni adeguate all’emergenza, escluda le Province dalle sole misure in grado di permettere a queste istituzioni di dare risposte ai cittadini per le proprie competenze, mostrando di non volere considerare l’enorme impegno speso in questi 15 giorni di emergenza proprio dalle Province.

Una grave mancanza di rispetto, questa, non tanto e non solo verso le istituzioni, quanto verso tutti quegli uomini e quelle donne, amministratori e dipendenti pubblici delle Province, che stanno lavorando ogni giorno fianco a fianco con Regioni e Comuni nel massimo della collaborazione e con generosità e dedizione. Ci auguriamo che il Parlamento possa correggere questo errore, che danneggia, prima di tutto, comunità e i territori”.

CREDITI IMPRESE, UFFICIO PRESIDENZA UPI CHIEDE MODIFICHE IN CONFERENZA UNIFICATA

“Gli obiettivi che il Governo si pone con il decreto sui crediti alle imprese sono decisivi e pienamente condivisi dalle Province, che su questo tema si sono spese da tempo.  Ma il rischio è che il provvedimento che oggi discuteremo in Conferenza Unificata  non solo non dia risposte reali agli imprenditori, ma porti al collasso i bilanci degli Enti locali”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, al termine della riunione dell’Ufficio di Presidenza nel quale sono stati analizzati i provvedimenti in agenda in Conferenza Unificata. “Oggi chiederemo modifiche al Governo, perché riteniamo che  a questo decreto manchino quegli interventi strutturali che noi chiediamo da tempo, e che sono la vera risposta alle richieste dell’economia. Altrimenti la nostra preoccupazione è che, nonostante l’impegno di tutti, non si dia alle imprese quello che ci chiedono e tutto ricada, ancora una volta, sui soli bilanci degli Enti locali”. “Il decreto – spiega il Presidente del Consiglio Direttivo dell’Upi, Fabio Melilli – non scioglie i veri nodi: non si sbloccano i 4 miliardi fermi nelle casse delle Province a causa del Patto di stabilità, non si restituiscono i 2, 5 miliardi di crediti che lo Stato deve alle Province. C’è poi il problema dei ritardi dei pagamenti delle Regioni verso le Province e i Comuni. Se non si liberano queste risorse gli Enti locali non saranno materialmente in grado di rispondere alle richieste di pagamento. Per questo l’ufficio di Presidenza dell’Upi ha deciso che presenterà oggi in Conferenza unificata un documento con emendamenti di modifica, per introdurre interventi strutturali”. 

Upi: Emergenza sisma e scuole a rischio

“E’ certamente positiva la scelta del Governo di permettere a Comuni e Province dei territori colpiti dal sisma di derogare al patto di stabilità per gli interventi di emergenza. Ma se si consentisse agli Enti locali che hanno soldi in cassa  di riprendere a pianificare gli investimenti non solo quando c’è un’emergenza, potremmo garantire scuole più sicure in tutto il Paese. Per questo abbiamo chiesto da mesi al Governo di togliere dai vincoli del patto gli interventi per la messa in sicurezza delle scuole: altrimenti continueremo a potere intervenire solo dopo che saranno crollate”.

Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, sottolineando come “ormai sono mesi che l’Upi chiede di sbloccare i fondi vincolati dal patto di stabilità. Per le Province, nel 2012, si parla di più di 4 miliardi di euro non utilizzabili. Non possiamo, ogni volta  che accade una tragedia come questa del sisma nel nord Italia, ritrovarci a dovere inventare misure improvvisate, dettate dall’emergenza. Se si tornasse a pianificare, a programmare gli interventi, si potrebbe avviare una grande opera di manutenzione delle scuole che in tutta Italia hanno bisogno di interventi.

Per fare questo, però, c’è bisogno che il Governo, insieme alle Province e ai Comuni, ragioni su quelle modifiche al patto di stabilità che farebbero davvero il bene del Paese, non solo perché ci permetterebbero di fare studiare i nostri ragazzi in scuole sicure e moderne, ma anche perché darebbero il via ad una forte ripresa economica. Siamo un Paese fondato sulla piccola e media industria: gli investimenti della Pubblica amministrazione vanno indirizzati verso interventi capaci di mettere in moto questi sistemi imprenditoriali.

Rinnovabili: i progetti delle Province per semplificare le procedure

Si chiama Interpares – Percorsi di semplificazione amministrativa ed è il progetto, che domani chiude l’ultima Round Table attrverso cui, con UPI capofila e con Tecla ed Ecosistemi come partner tecnici, 12 province hanno avviato una sperimentazione basata su modelli semplificati ed omogenei per le installazioni degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.

 

Un progetto che si conclude dopo 36 mesi, durante i quali sono state in via preliminare analizzate le normative nazionali e regionali in materia di FER, verificandone punti di forza e criticità, comparando anche tali normative tra diversi Stati UE, per poi arrivare alla redazione di una modulistica semplificata attraverso la quale facilitare gli operatori del settore e, al tempo stesso, ridurre l’onere amministrativo per gli enti.

 

Tra i risultati più interessanti si segnalano quelli prodotti dalla Provincia di Benevento dove, per un impianto di mini eolico, si è registrata una riduzione dei tempi necessari per la conferenza dei servizi pari a oltre il 30%, e dalla Provincia di Salerno, dove si è osservata anche una tangibile riduzione delle richieste di informazioni da parte degli operatori, riducendo così l’appesantimento dell’iter, proprio in virtù della chiarezza dei modelli utilizzati.

 

Il progetto Interpares, la cui presentazione finale si svolgerà a Bruxelles il prossimo 20 giugno in occasione dell’Energy Week , potrà dunque produrre ancora nel tempo dei benefici sensibili sul territorio, grazie all’azione di disseminazione dei risultati del progetto che l’UPI porterà avanti nei prossimi mesi.

 

Soddisfazione è stata espressa dall’Assessore Bello di Benevento: “ il progetto realizzato s’inserisce in un quadro di iniziative condotte dalla Provincia per semplificare le procedure di rilascio delle Autorizzazioni Energetiche, assicurando tempi certi per gli imprenditori che vogliono investire nel Sannio per il Polo di Eccellenza delle Energie Rinnovabili. Tale sistema di sviluppo sta producendo, in questo difficile momento di crisi economica, effetti positivi nel settore delle Energie Rinnovabili creando occasioni di sviluppo rispettose dell’ambiente”.

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