In allegato, la documentazione in oggetto
In allegato, la documentazione in oggetto
E’ stata pubblicata la IX edizione della Guida agli operatori del project finance di Finlombarda – Finanziaria per lo sviluppo della Lombardia S.p.A, edita da Guerini e Associati Editori e patrocinata da Regione Lombardia, ABI – Commissione regionale della Lombardia, AIFI, ANCE, ANCI, ANDIGEL, ASSIMPREDIL ANCE, ECI, IPFA, OICE, EAPB e, da quest’anno, IGI e UPI. La Guida, il cui periodo di rilevazione va dal 1995 a giugno 2011, ha censito 835 financial close per un valore totale di 170,3 miliardi di euro, di cui 176 (per un valore di 39,7 miliardi di euro) inerenti opere pubbliche (pari al 23% sul totale del valore dei financial close) relativi a 31 istituti di credito, 5.175 ruoli svolti e 2.426 progetti referenziati. La Guida si inserisce in un percorso più ampio di diffusione e promozione di una cultura del project finance intrapreso da Finlombarda S.p.A. insieme e per conto di Regione Lombardia, attraverso diversi strumenti informativi ed eventi tematici dedicati al settore.
“Apprezziamo che il Ministro Patroni Griffi abbia voluto sottolineare la necessità che in Italia, come in tutta Europa, lo Stato si costruisca intorno a Regioni, Province e Comuni, e soprattutto, le aperture importanti rispetto alle funzioni delle Province, che vengono descritte dal Ministro come istituzioni forti, cui saranno affidate funzioni di area vasta, dalla pianificazione alla tutela dell’ambiente alla viabilità. Non vorremmo però che tutta la riforma si riduca solo ad un incomprensibile taglio della democrazia, che non porta alcun risparmio, e che si mantengano in vita quei carrozzoni che sono gli Enti, le Agenzie e le Società che sono i luoghi degli sprechi”. E’ il commento del Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, all’intervista pubblicata oggi sul quotidiano Il Messaggero al Ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi. “Siamo pienamente in linea con il Ministro, quando parla della necessità di rivitalizzare l’amministrazione italiana ridefinendola intorno ai tre livelli istituzionali, Regioni, Province e Comuni – sottolinea Castiglione – ma questa riforma nei fatti ancora non c’è. L’unico provvedimento approvato dal Governo è la nuova legge elettorale delle Province che sostituisce alle elezioni democratiche dirette i nominati dalla politica. Con risparmi peraltro del tutto illusori. Nell’intervista il Ministro accenna, timidamente, ad interventi che noi chiediamo a gran voce da tempo e che sono parte centrale della nostra proposta di riforma delle Province: dall’eliminazione di tutti gli enti strumentali, consorzi, società ed agenzie, all’accorpamento delle Province con la conseguente riduzione e razionalizzare degli uffici dello Stato in periferia. Un processo questo – chiarisce Castiglione – che porterebbe risparmi reali e immediati alle casse dello Stato: secondo le nostre stime, 1 miliardo si avrebbe dalla razionalizzazione e l’efficientamento delle Province. Dal riordino degli uffici periferici dello Stato, che costano circa 65 miliardo di euro l’anno, si avrebbero almeno 2,5 miliardi di euro, e la sola abolizione degli enti e delle agenzie si può risparmiare oltre 1,5 miliardi di euro. Sono cifre importanti, e le dichiarazioni del Ministro di oggi ci fanno pensare che anche il Governo se ne sia accorto. Ma vorremmo che nei confronti di questi, che sono gli sprechi reali dell’amministrazione italiana, si usasse meno timidezza. Soprattutto se a confronto con l’arroganza con cui si è voluta liquidare la riforma delle Province con il taglio degli enti democratici”.
Roma, 5 marzo 2012
Le Province non vanno soppresse, perchè, dice il manager Cesare Romiti in un intervento sul Venerdi di Repubblica di questa settimana “Sono più vicine alla gente. Piuttosto, tagliamo le Regioni, di dubbia utilità e con tanti vizi di corruzione tipici dello Stato centrale”. In allegato l’articolo con la ricetta di Romiti contro la crisi, e l’appello “Salvate le Province, sono l’Italia vera”.
“Non abbiamo ancora avuto modo di conoscere il testo approvato dal Consiglio dei Ministri sulla nuova legge elettorale delle Province: certo però che, a leggere lo scarno comunicato stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ci pare si sia di fronte all’ennesimo pasticcio, inventato nel tentativo, non riuscito, di porre rimedio alle norme assurde previste dal Decreto Salva Italia sulle Province”. Lo afferma il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, commentando le prime notizie riguardo allo Schema di Disegno di Legge approvato dal Governo sulle nuove disposizioni elettorali per le Province.
“Quello che è evidente – aggiunge Castiglione – è che ormai lo stesso Governo ha compreso che il percorso scelto con l’articolo 23 del Salva Italia sulle Province è inattuabile e va cambiato perché non porta risparmi, non risolve il problema della necessità di una vera riforma delle istituzioni territoriali e soprattutto interviene con norme anticostituzionali sugli assetti istituzionali del Paese.
L’Upi – ribadisce il Presidente – continua a sostenere che sia grave il volere sostituire la democrazia di una istituzione eletta dal popolo con l’ennesimo organismo di nominati della politica. Anche perché il percorso dell’elezione di secondo livello mette a rischio la stessa governabilità dei territori, che era stata invece fino ad oggi garantita proprio dall’elezione diretta del Presidente della Giunta.
Con questo sistema, a maggioranza variabile, sarà impossibile programmare gli investimenti, definire i piani territoriali di gestione corretta del territorio, intervenire con politiche in grado di offrire risposte di lunga durata alle esigenze delle comunità. Confidiamo che il Consiglio dei Ministri – aggiunge Castiglione – accolga effettivamente le nostre richieste e torni a discutere di riforme istituzionali con la serietà e l’attenzione che questi temi meritano, per garantire alle amministrazioni quella autonomia e legittimazione che la Costituzione considera caposaldo dell’assetto istituzionale del Paese”.
In allegato, l’articolo pubblicato oggi sul quotidiano Il Corriere della Sera
E’ stata consegnata oggi alle Commissioni Affari Costituzionali e Attività produttive della Camera, che stanno esaminando il Decreto semplificazioni, la proposta dell’Upi di “Delega al Governo per l’istituzione delle città metropolitane, la razionalizzazione delle province, il riordino dell’amministrazione periferica dello Stato e degli enti strumentali”.
“Abbiamo chiesto ai Deputati di inserire la nostra proposta nel decreto legge sulle semplificazioni – dicono il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione e il Vice Presidente Upi Antonio Saitta – perché riteniamo che possa essere la sede idonea per dare il via ad una vera riforma delle istituzioni che semplifica il sistema di governo locale e produce risparmi immediati che abbiamo quantificato in almeno 5 miliardi”.
Nella relazione che accompagna il testo, consegnata alle Commissioni, l’Upi sottolinea come la legge delega può essere inserito all’interno del Disegno di legge di conversione in legge del Decreto-legge 9 febbraio 2012, recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo”, perché coerente con le finalità del decreto in quanto mira a semplificare l’ordinamento della Repubblica e ad individuare risorse che poterebbero da subito essere utilizzate per lo sviluppo del Paese. Se questa ipotesi fosse accolta, infatti, entro il mese di settembre 2012 l’iter di riforma potrebbe essere attuato e concluso.
La proposta Upi, infatti, prevede l’istituzione delle 10 Città metropolitane, come previsto dalla Legge 42 sul federalismo fiscale; la razionalizzazione e riduzione delle Province; il conseguente accorpamento degli uffici territoriali del governo; l’eliminazione di tutti gli enti o le agenzie statali, regionali e degli enti locali.
“E’ una proposta – sottolineano i Presidenti Castiglione e Saitta – che permetterebbe in tempi rapidi di trovare risorse pari ad almeno 5 miliardi di euro che potrebbero essere destinate al rilancio degli investimenti degli enti locali. 5 miliardi, contro i 65 milioni previsti dalle norme del Governo Monti di riforma delle Province”.
Nel dettaglio, il testo consegnato alle Commissioni Affari Costituzionali e Attività produttive della Camera specifica come dal processo di riordino delle Province è possibile ricavare 1 miliardo di euro (50% dai processi di miglioramento dell’efficienza delle Province e per il restante 50% dalla riduzione del numero delle province). Dal riordino degli uffici periferici dello Stato derivante dalla riduzione del numero delle circoscrizioni provinciali e dalla riunificazione degli stessi negli Uffici territoriali del Governo è possibile stimare un risparmio di almeno 2,5 miliardi di euro, pari a circa il 4% dei 65 miliardi di euro della voce “amministrazione generale” della spesa statale regionalizzata, in base ai dati di fonte RGS del 2010. Dall’abolizione degli enti e agenzie strumentali che esercitano impropriamente funzioni che dovrebbero essere ricondotte ai Comuni e alle Province è infine possibile stimare un risparmio di almeno 1,5 miliardi di euro .
Pubblichiamo il Comunicato stampa del SOSE su Costi e Fabbisogni Standard: inizia la terza fase del monitoraggio che porterà al superamento della spesa storica
Istruzione pubblica e gestione del territorio saranno al centro della nuova rilevazione
Il 23 febbraio saranno online sul portale https://opendata.sose.it/fabbisognistandard/ tre nuovi questionari, uno per i Comuni e due per le Province, progettati da SOSE, con la collaborazione di IFEL e UPI, per continuare la rilevazione che determinerà i Fabbisogni Standard di Comuni, Città metropolitane e Province, come previsto dal D.Lgs. n.216/2010. Sarà possibile visionare i questionari e procedere alla loro compilazione utilizzando le credenziali di accesso già in possesso di Comuni, Unioni di Comuni e Province.
Istruzione pubblica per Comuni e Province e gestione del territorio per le Province saranno al centro di questa nuova rilevazione che vedrà nuovamente coinvolti tutti gli Enti Locali ad esclusione di quelli appartenenti alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano.
Gli Enti Locali avranno 60 giorni di tempo, a far data dalla prossima pubblicazione in G.U. del nuovo Decreto Direttoriale del Dipartimento delle Finanze, per restituirli a SOSE debitamente compilati.
I questionari quindi sono 3: uno per i Comuni e Unioni di Comuni e due per le Province e riguardano i servizi previsti dalle “Funzioni di Istruzione Pubblica”, per i Comuni e le Province, e quelli previsti dalle “Funzioni riguardanti la gestione del territorio” per le sole Province.
I dati da rilevare, di natura contabile e strutturale, fanno riferimento all’anno 2010.
Per i Comuni, e quindi per le “Funzioni di Istruzione Pubblica”, è prevista la somministrazione di un unico questionario (FC03U) che rileverà i dati riguardanti i servizi di:
Per le Province le funzioni sono due ed è prevista la somministrazione di due questionari.
Per le “Funzioni di Istruzione pubblica” il questionario (FP02U) è volto all’acquisizione delle informazioni utili alla determinazione dei Fabbisogni Standard per i servizi di:
Per le “Funzioni riguardanti la gestione del territorio” sarà somministrato un unico questionario (FP04U) che acquisirà informazioni per i servizi di:
Per i Comuni il secondo questionario che riguarderà le “Funzioni nel settore sociale” (FC06U) sarà online entro fine marzo.
I Comuni e le Unioni di Comuni possono ricevere assistenza nella compilazione dei questionari rivolgendosi al servizio di call-center predisposto da IFEL al numero telefonico 06 88816323. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 16.30, per tutta la durata del periodo previsto per la compilazione dei questionari, oppure è possibile inviare una email all’indirizzo [email protected]
Le Province possono ricevere assistenza nella compilazione dei questionari contattando il servizio di call-center predisposto da SOSE al numero telefonico 06 508311. Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 16.30, per tutta la durata del periodo previsto per la compilazione dei questionari.
Per eventuali problemi di accesso si può inviare una email all’indirizzo [email protected]
“Oggi eletti dal popolo, domani nominati a comporre una piccola casta di consiglieri provinciali. Finalmente arriva la tanto annunciata riforma rivoluzionaria del Governo Monti sulle Province. Talmente rivoluzionaria che immagina un consiglio provinciale non eletto democraticamente, che non dovrà più rispondere ai cittadini e che, ovviamente, cambierà continuamente, ad ogni scadenza elettorale del più piccolo comune del territorio. A guidarlo, poi viene posto un presidente nominato, che sarà impossibilitato ad esercitare alcun ruolo di guida. Deve essere costato molto lavoro agli sherpa del Ministero dell’Interno: la montagna che produce il classico topolino”.
E’ il commento del Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, alle notizie pubblicate oggi dal quotidiano Il Sole 24 ore sull’ipotetico disegno di legge di riforma delle elezioni provinciali, in attuazione delle norme previste dal decreto Salva Italia.
“Il meccanismo che viene rappresentato oggi dalla stampa – commenta Castiglione – non fa che generare l’ingovernabilità dei territori . Prevede un ruolo molto forte del Comune capoluogo, che quindi in questa nuova Provincia assumerà un ruolo dominante di tutela degli interessi delle grandi città, a tutto danno dei territori. Il meccanismo di elezione dei consiglieri provinciali, poi, non tiene conto – o forse sì, ma non se ne preoccupa – del fatto che le scadenze elettorali dei singoli comuni delle Province non coincidono. Quindi avremo consigli provinciali che cambieranno continuamente fisionomia allo scadere dei singoli consigli comunali. Ancora una volta saranno i territori ad essere penalizzati, dall’impossibilità per questa istituzione di programmare alcunchè, alle prese con maggioranze che muteranno continuamente.
L’Upi – prosegue Castiglione – ha elaborato una vera proposta di riforma, che immagina un nuovo assetto istituzionale dei territori, con la nascita delle Città metropolitane, la riduzione delle Province, la conseguente riduzione degli uffici periferici dello Stato e l’eliminazione degli enti strumentali. Una riforma che produrrebbe risparmi per oltre 5 miliardi di euro.
Non riusciamo davvero a capire perché, nonostante la piena collaborazione e i segnali forti che sono venuti dalle Province di affrontare il riordino complessivo delle istituzioni del nostro Paese, il Governo voglia ancora penalizzare le istituzioni elette democraticamente, lasciare intatti i privilegi, gli enti e le strutture, le burocrazie elefantiache che come costantemente apprendiamo, sono la vera zona grigia di questo Paese”.
“Il 18 aprile a Milano tutti i 3000 eletti delle Province si riuniranno in una manifestazione contro i nominati della politica. Non possiamo accettare una legge che deprime la democrazia e toglie ai cittadini il diritto di scegliere con le elezioni chi è chiamato a rappresentarli e ha la responsabilità di tutelarne gli interessi, e porta anche nelle istituzioni locali il solito esercito di nominati della politica”. Lo annuncia il Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, riferendo quanto deciso oggi al termine della riunione dell’Ufficio si Presidenza dell’Upi per contrastare la proposta di Disegno di Legge del Governo Monti che trasforma le Province in enti di secondo livello.
“Mentre i cittadini chiedono a gran voce di potere scegliere i propri rappresentanti e non accettano più che siano i partiti a nominarli – sottolinea Saitta – il Governo Monti propone di cancellare gli organi eletti delle istituzioni locali. Per questo abbiamo deciso di fare a Milano una grande manifestazione per la democrazia, per ribadire che chi governa e amministra la cosa pubblica deve essere responsabile di fronte alla propria comunità delle scelte che porta avanti. E la responsabilità discende direttamente solo dall’elezione popolare”.
Il Fondo Kyoto è stato istituito dalla Legge finanziaria 2007 per finanziare la realizzazione di interventi in attuazione dei dettami del Protocollo di Kyoto (1997), il trattato internazionale che fissa le linee guida per la riduzione delle emissioni inquinanti responsabili del riscaldamento globale. Le modalità per l’erogazione dei finanziamenti sono state definite dal Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero dello Sviluppo
Economico.
“Già le donne in politica sono merce rara: se togliamo anche gli spazi di democrazia locale, allora spariranno completamente dal panorama italiano”. Lo dichiara la Presidente della Consulta Pari Opportunità dell’Upi, Lidia Nobili a proposito della riforma delle Province prevista dalla manovra Salva Italia, che cancella i Consigli Provinciali eletti e li sostituisce con una assemblea di Sindaci.
“Liquidare i Consigli Provinciali eletti sostituendoli con sindaci – sostiene Lidia Nobili – vuol dire chiudere ancora una volta alle donne la possibilità di entrare nelle scelte politiche del Paese. Le donne in Provincia sono certo poche, non arriviamo a 500 eletti su 3500 totali circa. Ma nei Comuni sono ancora di meno: se la riforma delle Province proposta da Monti va avanti a farne le spese sarà la rappresentanza democratica di genere, che non potrà più essere assicurata. Altro che sprechi della politica, così si cancellano spazi di democrazia. Che per le donne restano ancora gli unici accessibili”.