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SCUOLA: L’ALLARME DELLE PROVINCE

“I 5000 edifici scolastici delle Province hanno bisogno di interventi immediati. Non possiamo permetterci di mettere a rischio la salute di 2 milioni e mezzo di ragazzi che hanno il diritto di studiare in aule sicure, accoglienti, moderne e dotate di laboratori e strumenti che permettano loro di acquisire le competenze necessarie per competere con il resto d’Europa. Noi per primi abbiamo lanciato l’allarme sulla condizione delle scuole in Italia e se non avremo risposte saremo costretti a chiudere quelle non a norma. Se si continuerà ad ignorare le nostre richieste e le proposte che abbiamo presentato per rilanciare gli investimenti, raccoglieremo tutte le perizie che ci verranno consegnate dagli organi di controllo e le consegneremo al Governo”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, commentando le rilevazioni di Cittadinanzattiva sulla situazione delle scuole italiane. “Tra il 2005 e il 2009 – ricorda Castiglione –  le Province hanno investito risorse per l’edilizia scolastica per oltre 7 miliardi di euro. Il 60% è stato destinato agli adeguamenti di legge per la sicurezza scolastica;   il 25% circa per interventi edilizi, con nuovi edifici, ristrutturazioni, ampliamenti; il 15% circa è stato usato per l’efficientamento energetico e la diffusione del WI-FI nelle scuole. A confronto, nello stesso periodo il Governo ha destinato per questi obiettivi davvero poco, solo 522 milioni di euro. Ma la cosa più importante è che ci sono fermi circa 773 milioni di euro per l’adeguamento e la ristrutturazione del patrimonio scolastico statale messe a disposizione attraverso la riprogrammazione dei fondi FAS, che non sono stati ancora erogati a Comuni e Province.  Su questo tema abbiamo fatto al Governo precise richieste : un Piano finanziario triennale (2012-2014) per  Province e Comuni di almeno 3 mld di euro che garantisca la certezza delle risorse da investire nei territori per l’ammodernamento e la messa in sicurezza delle scuole; l’esclusione dal patto di stabilità delle spese per la messa a norma e in sicurezza delle scuole  e la defiscalizzazione degli interventi di edilizia scolastica in modo da permettere con le stesse risorse di finanziare un maggior numero di interventi. Sono temi troppo cruciali –  conclude Castiglione –  su cui davvero non si può più attendere”.

Castiglione “Sull’eliminazione delle Province Moody’s fa chiarezza. Nessun beneficio e rischio di ingovernabilità per i territori”

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, che ribadisce la richiesta a Governo e Parlamento di “tornare ad affrontare il tema delle riforme istituzionali in maniera organica, con il pieno coinvolgimento e il confronto di Regioni, Province e Comuni, per costruire insieme istituzioni locali in grado di rispondere alle sfide che abbiamo davanti e capaci di contribuire in maniera significativa alla ripresa dell’economia nazionale , come ci chiedono i cittadini e come ci impone la crisi. Scegliere strade diverse, come ci stanno dicendo i maggiori attori economici nazionali e internazionali, può solo portare ad un grave declino dei sistemi locali, che sono la stessa ossatura dell’economia del Paese”.

Saitta all’incontro con Bersani: “L’Europa ci chiede di far ripartire gli investimenti locali. Il Governo li blocca”

“Bisogna sbloccare il Patto di stabilità, liberare le risorse ferme nei bilanci di Province e Comuni e fare ripartire gli investimenti, o il Paese non riuscirà a riprendersi. Invece di perdere tempo dietro a riforme costituzionali, che non servono a nulla se non a peggiorare la governabilità dei territori e svilire il ruolo degli Enti locali, si intervenga subito con provvedimenti capaci di dare respiro all’economia”. Lo ha detto il Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino, intervenendo all’incontro di questa mattina con il Segretario del PD Pierluigi Bersani e i rappresentanti dell’Anci e delle Regioni sulla situazione economica del Paese. Saitta ha ricordato i dati delle risorse bloccate dal patto di stabilità nelle casse delle Province. “Abbiamo disponibilità finanziaria per effettuare pagamenti per circa 1,5 miliardi di euro a favore delle imprese fornitrici di beni e servizi, con beneficio immediato sull’economia reale già nel corso degli ultimi mesi del 2011. Nel 2012 le risorse “frenate” dal patto di stabilità interno sono pari addirittura a 2,1 miliardi di euro. Per essere chiari, Milano potrebbe spendere nel 2011 200 milioni di euro e altri 240 milioni nel 2012, Roma ha fermi 50 milioni di euro per il 2011 e 60 milioni per il 2012; Torino ha oltre 41 milioni per il 2011 e altri 150 milioni fermi per il 2012; Napoli ne ha più di 36 milioni per il 2011 e quasi 68 milioni di euro per il 2012. La nostra è una richiesta di buon senso: se si sbloccano almeno il 10% di queste risorse possiamo fare ripartire gli investimenti. Accanto agli evidenti benefici per l’economia – ha concluso Saitta – c’è un altro tema che non può essere trascurato: le strade, le scuole, il territorio hanno bisogno urgente di interventi di messa in sicurezza. Con questa crisi davvero non possiamo permetterci di impedire all’economia locale di riprendere”.

MANOVRA: A PERUGIA, IL 23 SETTEMBRE MOBILITAZIONE DI REGIONI, PROVINCE E COMUNI

Il trasporto pubblico locale, le politiche sociali e gli interventi per lo sviluppo dei territori sono fortemente compromessi dai tagli della manovra economica. Tornano a ribadirlo, con una nota congiunta la Conferenza delle Regioni, l’UPI e l’ ANCI che si danno appuntamento a Perugia, il prossimo 23 settembre (ore 11,30 presso Palazzo dei Priori, “Sala dei Notari”, Piazza 4 novembre) per richiamare ancora l’attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni, dei partiti e delle organizzazioni sociali ed economiche del Paese sulle gravi conseguenze che le ultime finanziarie e la manovra attualmente in discussione in Parlamento comporteranno per molti servizi fondamentali per cittadini, le imprese e il mercato del lavoro.
Su questi temi – preannunciano ANCI, UPI e Conferenza delle Regioni – nei prossimi giorni è in programma un incontro con le parti sociali con l’obiettivo di attivare un confronto per evitare che la spesa per gli investimenti possa subire una ulteriore contrazione con effetti recessivi sulla economia e sullo sviluppo dei territori. Così come occorre rendere meno pesante il patto di stabilità per evitare effetti depressivi sulla economia, la limitazione dei servizi pubblici e della realizzazione di opere pubbliche.
A Perugia Regioni, Province e Comuni torneranno a chiedere l’istituzione urgente di una commissione paritetica (Governo, Regioni ed Enti locali) che presenti in tempi rapidissimi una proposta di riordino istituzionale nazionale e territoriale per semplificare il rapporto fra cittadini e pubblica amministrazione, evitare sovrapposizioni, aumentare l’efficienza e diminuire i costi della politica.

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PROVINCE: L’ARTICOLO DEL PROFESSOR STELIO MANGIAMELI SU IL RIFORMISTA

Pubblichiamo il fondo del Prof. Stelio Mangiameli, Docente di Diritto Costituzionale Università di Teramo e Direttore dell’Istituto di studi sui Sistemi Regionali e sulle Autonomie del Cnr, uscito sul quotidiano  “Il Riformista” il 15 settmbre 2011

“Mentre domenica sul Corriere della Sera l’editoriale di Ferruccio De Bortoli richiamava all’orgoglio nazionale, in Germania su Die Welt era pubblicata una lettera aperta su quattro colonne: “Cari Greci, Cari Italiani”, con la quale si spiegavano le ragioni delle insofferenze tedesche di fronte ai costi della crisi dell’euro e si chiedeva a greci e italiani una chiara assunzione di responsabilità. La lettera, pubblicata sui giornali greci, ma non su quelli italiani, denunciava due aspetti della vicenda italiana. L’assoluto disprezzo per il pagamento delle tasse da parte dei cittadini e il comportamento irresponsabile dei parlamentari, che “non sono stati pronti ad accettare un taglio più grosso dei loro stipendi, sebbene facciano parte dei politici più cari d’Europa”. Visto in una prospettiva esterna il nostro Paese non è apparso mai così incapace di assumere decisioni pubbliche efficaci come in questo momento. Secondo Goldmann Sack l’Italia è più indietro persino della Grecia, anni luce lontano da Irlanda e Spagna.
Da anni scrivo (e parlo) di una “sovranità debole” del nostro Paese, della necessità di mettere in ordine la Costituzione e la legislazione, senza passare da una fiducia all’altra su finanziarie e decreti legge mostri, difficili da interpretare persino per gli addetti ai lavori.
Da dieci anni abbiamo varato la riforma del titolo V sul c.d. federalismo. Ebbene, è un pantano. Nessuna scelta conseguente, nessun atto è stato assunto dai Parlamenti e dai Governi che si sono susseguiti. Ed è già palese come neppure la legge sul federalismo fiscale sia in grado di fare ripartire il sistema.
Le competenze dello Stato e delle Regioni sono nel caos. I ministeri invece di chiudere, per via del passaggio dei poteri alle Regioni, aprono sedi al Nord la cui funzione ai più è ignota. Le Regioni, anziché agire con responsabilità statuale, come dovrebbe essere in un sistema federale, si comportano come fossero grandi enti locali: moltiplicano le sedi di gestione, creando enti, società, consorzi e agenzie in una misura scandalosa. I calcoli per difetto ci dicono che, escludendo la sanità, stiamo parlando di oltre 5.000 soggetti.
Nessuno sa perché le città metropolitane non sono state costituite; perché la Carta delle autonomie che prevede una semplificazione delle funzioni pubbliche, secondo il principio del livello di governo ottimale, non sia stata più approvata. Ne’ ci si pone il problema del coordinamento tra i diversi livelli di governo e la riforma del Parlamento, con la riduzione del numero dei parlamentari, è rinviata da una legislatura all’altra senza soluzione di continuità.  
Così, nei momenti di crisi vengono fuori le proposte più estemporanee, come la fusione per legge dei piccoli comuni e la soppressione delle province, che dovrebbero diventare il punto dirimente per rassicurare i mercati.
Ma se stiamo ai dati, la soppressione delle Province, se si farà, non comporterà certo una reale riduzione della spesa pubblica:  su oltre 850 miliardi di euro di spesa pubblica italiana, circa 600 li spende lo Stato, più di metà per la previdenza e il resto per i suoi apparati amministrativi.  104 miliardi pesa la sanità, 70 miliardi le Regioni, 70 i comuni e 13 le province. Anzi, è probabile che si determini un aumento dei costi, non solo perché qualcuno deve gestire le funzioni in atto svolte dalle province, ma soprattutto in quanto il livello provinciale è necessario ad una logica di equilibrio del governo del territorio. Basti considerare che esiste in ogni paese europeo di ampie dimensioni. Con una composizione simile della spesa pubblica l’idea della soppressione delle province è una furbata e l’Europa è stanca della furbizia italica.
Invece andrebbe affrontato seriamente  il tema del dimensionamento di regioni, province e comuni, un problema reale che ha bisogno di soluzioni serie. In tal senso, in primo luogo, non è più rinviabile la riforma del Parlamento che deve realizzare la riduzione del numero dei parlamentari e la diversificazione nella composizione, con la Camera delle regioni e delle autonomie locali, e deve introdurre anche una moderazione delle spese. In secondo luogo, si devono chiarire le funzioni dello Stato e delle Regioni. Dalle regioni ci si aspetta che ragionino come uno Stato e non come un ente locale: facciano leggi e programmazione e smettano di gestire competenze che vanno demandate alle autonomie locali. Si chiudano ministeri ed enti regionali. La ragione vuole che le province siano potenziate, demandando a queste la maggior parte delle funzioni svolte dagli uffici periferici dello Stato e affidando loro la gestione delle reti e dei servizi pubblici locali. I comuni, 8100, la maggior parte polverizzati nel territorio, si associno per svolgere le funzioni comunali,  e dove ciò non sia possibile si faccia intervenire in via sussidiaria la provincia.
Una riforma semplice, poco costosa ed efficace del sistema di governo del territorio è possibile e si può fare subito. Occorre solo un po’ di serietà e di buona volontà”.

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MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE: L’ORDINE DEL GIORNO APPROVATO ALL’UNANIMITA’ DALL’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DELL’UPI

Le Province non possono essere considerate il “capro espiatorio” dei mali della Repubblica per la risoluzione dei problemi dei costi della politica: occorre ricordare che sui costi della politica delle Province si è già intervenuti in profondità mentre poco è stato fatto su altri livelli di governo.

E’ quanto si legge nell’Ordine del Giorno approvato all’unanimità dall’Assemblea dei Presidenti di Provincia, dei Presidenti dei consigli provinciali e il Consiglio direttivo dell’UPI, riuniti a Roma, il 15 settembre 2011. Nel documento le Province sottolineano l’assoluta contrarietà rispetto al percorso di riforma costituzionale avviato dal Governo senza il minimo coinvolgimento delle Province.

“Le Province – si legge nel testo – non si tirano indietro rispetto all’esigenza di una profonda riforma, ma rivolgono un appello al Parlamento perché affronti in modo coerente un percorso di riordino istituzionale che riguardi tutte le istituzioni della Repubblica.
Per riordinare il sistema istituzionale italiano occorre intervenire in modo coerente su tutti i livelli di governo e di rappresentanza democratica con modifiche di carattere strutturale:
–    riduzione del numero dei membri della Camera dei Deputati e istituzione del Senato federale come Camera delle Regioni e delle Autonomie locali;
–    riduzione del numero dei Ministeri e dell’amministrazione periferica dello Stato;
–    dimensionamento delle Regioni per assicurare la competitività dei territori, definizione dei poteri legislativi regionali e rivisitazione delle Regioni a statuto speciale;
–    accesso alla Corte Costituzionale per Comuni, Province e Città metropolitane;
–    dimensionamento delle Province ed istituzione delle Città metropolitane;
–    dimensionamento dei Comuni e disciplina coerente dello forme associative comunali.

L’UPI, l’ANCI e la Conferenza delle Regioni – si ricorda nell’ordine del giorno – hanno stipulato un patto e avviato un percorso comune per arrivare a proposte condivise di autoriforma e di riordino delle istituzioni territoriali che possono avvenire da subito, a Costituzione invariata.

E’ evidente che sono necessari anche interventi puntuali di revisione costituzionale che, però, devono portare al completamento della riforma del titolo V, parte II, della Costituzione,  e non al suo stravolgimento.

Come abbiamo indicato già in Parlamento e come è previsto in diversi disegni di legge presentati alla Camera dei Deputati, per affrontare in modo coerente il tema delle Province e del governo di area vasta, la via maestra è quella della revisione dell’art. 133 della Costituzione, per assegnare alle Regioni, in tempi rapidi e con procedure chiare, il compito di ridisegnare in modo adeguato la maglia amministrativa del livello di governo provinciale e metropolitano, arrivando in questo modo ad un più adeguato dimensionamento delle Province, coerente con l’impianto della Repubblica delle autonomie delineata nell’articolo 5 della Costituzione e con lo svolgimento ottimale delle funzioni di area vasta e, allo stesso tempo, all’istituzione delle Città metropolitane (con la contestuale soppressione delle Province) come enti per il governo integrato delle aree metropolitane.

L’Assemblea dei Presidenti di Provincia, dei Presidenti dei consigli provinciali e il Consiglio direttivo dell’UPI – conlude il documento dell’Upi – si impegnano a promuovere una forte azione di sensibilizzazione presso tutti i partiti politici e i gruppi parlamentari affinché le proposte contenute nel presente documento e nell’ordine del giorno siano condivise e determinino una modifica del disegno di legge del Governo nel senso di riaffermare la necessità delle Province come livello di governo territoriale previsto nella Costituzione, sia nelle Regioni a statuto ordinario che nelle Regioni a statuto speciale.

In allegato, il documento approvato

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MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE: ASSEMBLEA STRAORDINARIA UPI

 

“Gli sprechi della politica non sono le Province. La casta cercatela altrove”. Così ha esordito il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, aprendo i lavori di una affollatissima assemblea straordinaria delle Province, riunite a Roma nella giornata di mobilitazione contro la manovra economica e il Disegno di legge costituzionale che sopprime gli enti intermedi.
“A Calderoli – ha detto Castiglione – chiederemo in conferenza unificata di  cambiare sostanzialmente il Disegno di Legge Costituzionale. Troveremo una  sintesi per un  nuovo impianto riforme nel paese insieme a Comuni e Regioni e poi chiameremo su questo progetto al confronto Governo e Parlamento”.

 Intervenendo questa mattina in piazza Montecitorio durante la manifestazione di protesta degli Enti locali contro la manovra del Governo, il vicepresidente nazionale dell’Upi Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino ha detto: “Nelle scorse settimane ho incontrato molti ministri e tutti i segretari di partito: conti alla mano, tutti sanno che l’abolizione delle Province aumenterà i costi, ma ho avuto la netta sensazione di una classe dirigente nazionale in grande difficoltà sul piano politico e morale che vuole offrire demagogicamente in pasto all’opinione pubblica il tema delle Province sperando così di guadagnare tempo e salvarsi momentaneamente. Le Province non sono certo un’isola felice, hanno i limiti e i difetti di tutta l’amministrazione pubblica che richiede di essere velocemente riformata. Perché il Governo preferisce abolire le Province piuttosto che intervenire su enti e le società con un esercito di 27000 nominati?”

 “L’abolizione province e’ solo fumo negli occhi, perche’ viene realizzata senza che ci sia un esame razionale dei livelli intermedi e perche’ e inserito in modo strumentale all’interno di una manovra che dovrebbe servire a trovare le risorse per rassicurare i mercati. E in che modo i mercati dovrebbero sentirsi rassicurati dall’abolizione delle Province”. Lo ha detto il Presidente della provincia di Milano, Guido Podesta intervenendo alla assemblea straordinaria di mobilitazione delle Province contro la manovra economica e il disegno di legge votato dal Governo che prevede la soppressione degli enti intermedi. “Meno demagogia e più’ rispetto – ha aggiunto Podesta – non si baratta la democrazia e la rappresentanza in nome di una finta riduzione dei costi. Riduzione – ha detto – che di fatto non esiste, perche’ il risparmio di 40 milioni di euro che si avrebbe con l’eliminazione degli eletti in Provincia, sarebbe ampiamente annullato dal forte aumento dei costi del personale, che passando alle Regioni costerebbe allo stato 600 milioni di euro in piu'”

“Parlo a nome dei 3000 consiglieri provinciali che percepiscono 2000 euro l’anno per amministrare i territori. Davvero si pensa che siamo noi la casta? ” Lo ha detto il Consigliere della Provincia di Livorno, Maurizio Zingoni, nel suo intervento all’Assemblea Straordinaria delle Province di mobilitazione contro la manovra economica. “ Io – ha detto – credo nella democrazia, e sono convinto che se si sostituiscono ai consigli eletti degli organi composti da nominati si fa un danno alla democrazia. E credo anche che il Paese abbia bisogno di vere riforme istituzionali, per avere amministrazioni efficienti e più moderne 

“Oggi a questa giornata di mobilitazione abbiamo sentito tante voci che hanno affermato che l’abolizione delle Province e’ inutile e dannosa. Ci fa piacere, solo che vorremmo che dopo queste parole di conforto si passasse al confronto serio sulle riforme” Lo ha detto il Presidente dell’Upi Marche, Patrizia Casagrande, Presidente della Provincia di Ancona, intervenendo alla assemblea straordinaria di mobilitazione delle Province, che poi ha sollevato il tema dei tagli imposti dalla manovra economica “Questa per noi ora e’ la vera emergenza – ha detto – con questi tagli come potremo continuare a svolgere la nostra funzione?”.

“Sulle Province serve un’operazione verità: bisogna rendere pubblici i dati economici e fare conoscere le funzioni  delle Province. Alle Regioni occorre chiedere di non creare, come sta avvenendo, tanti nuovi centralismi e di fare il loro mestiere. Quello di legiferare”. Lo ha detto nel suo intervento all’Assemblea straordinaria delle Province contro la manovra economica, la Presidente della Provincia di Asti, Maria Teresa Armosino. “Al Governo, e alle forze politiche tutte, presenti in Parlamento, sta il compito per nulla affrontato di dimostrare al Paese che chiede risposte, di avere una proposta complessiva che porti efficacia e riduzione della burocrazia. Ma questo – ha concluso la Presidente Armosino – è il compito di chi realmente vuole essere classe dirigente”.

 

Barbara Perluigi

MOBILITAZIONE ANCI UPI REGIONI

COMUNI  PROVINCE  E  REGIONI

Ritengono
–    Che la manovra-bis non sia sostenibile e che sarà la causa di una forte contrazione delle prestazioni pubbliche sul territorio.
–    Che i servizi ai cittadini, alle famiglie e alle imprese (TPL, Sanità, Sociale, Istruzione, Formazione, Lavoro, Ambiente, Viabilità) saranno ridotti e potranno inoltre essere oggetto di un forte aumento delle tariffe.
–    Che la spesa per investimenti subirà un’ulteriore sensibile contrazione, provocando effetti fortemente negativi sulla qualità della vita delle comunità locali e  un accentuazione della crisi economica e produttiva e gravi problemi per le imprese e per l’occupazione.

Denunciano
–    Che un ulteriore appesantimento del Patto di stabilità interno avrà effetti depressivi sull’economia e non consente alle amministrazioni che sono in condizioni di poter erogare servizi e realizzare opere pubbliche.
–    Che il blocco alla spesa per investimenti comporta un impoverimento delle città e dei territori italiani ed una contrazione della liquidità per le imprese.

Propongono
–    Che la manovra-bis sia corretta attraverso una rimodulazione dei tagli che faccia perno su due criteri: 1. Diretta proporzione con la partecipazione alla creazione del deficit; 2. Diretta proporzione con la spesa pubblica amministrata sull’effettiva incidenza della finanza degli territoriali rispetto al complesso della finanza pubblica.
–    Che tutte le norme ordinamentali contenute nel disegno di legge (piccoli comuni, province, regioni, organizzazione, gestioni associate) siano stralciate.
–    Che siano modificate radicalmente le regole del Patto di stabilità con l’obiettivo di incentivare la spesa e di stimolare gli investimenti per la crescita in settori strategici per il progresso del Paese.
–    Che sia restituita piena autonomia agli enti territoriali e sia effettivamente riconosciuta la pari dignità istituzionale.
–    Che sia prevista l’istituzione entro 15 giorni di una Commissione mista paritetica con poteri e compiti straordinari alla quale affidare entro 3 mesi la funzione di proporre ed  approvare un disegno di legge che contenga un piano di riordino istituzionale nazionale e territoriale con l’obiettivo di semplificare il rapporto fra cittadini e PA, aumentare l’efficienza e diminuire i costi anche della rappresentanza politica.
–    
REGIONI PROVINCE E COMUNI RIVOLGONO
 UN APPELLO BIPARTISAN AI GRUPPI PARLAMENTARI DI MAGGIORANZA E DI OPPOSIZIONE AFFINCHE’ LE NORME CONTENUTE NEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE DEL DECRETO CHE NON HANNO IMMEDIATO IMPATTO FINANZIARIO  VENGANO STRALCIATE
E ANCHE A TAL FINE  DECIDONO
DI INSEDIARE UN GRUPPO DI LAVORO CONGIUNTO AVENTE IL COMPITO DI PRESENTARE AL PAESE E ALLE ISTITUZIONI:
A.     un piano di integrazione delle politiche territoriali al fine di rendere sempre più forte il sistema istituzionale territoriale;
B.    un progetto di riordino istituzionale;
C.     un piano di rilancio dell’economia e di infrastrutturazione del Paese.

5 settembre 2011

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MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE 15 SETTEMBRE 2011. LA PROVINCIA DI FERMO DOMANI A ROMA

Alla mobilitazione delle Province contro la manovra economica parteciperanno anche il Presidente Fabrizio Cesetti e il Presidente del Consiglio provinciale Luigi Marconi.
Alla manifestazione, indetta per giovedì 15 settembre a partire dalle ore 11 presso la Sala Conferenze di Piazza Montecitorio, sono stati invitati rappresentanti di Regioni, Comuni, forze economiche e sociali.
Durante la mattinata di mercoledì 14 il Presidente Cesetti si è recato ad Ancona per il Consiglio di Presidenza dell’UPI Marche, convocato per discutere proprio della mobilitazione sul Disegno di Legge Costituzionale di soppressione delle stesse Province.
Il Consiglio ha ribadito la propria contrarietà alla manovra del Governo, che strozza gli Enti locali e ad un DDL che non porterà alcun beneficio per la spesa pubblica e, al contrario, determinerà un caos istituzionale.
“Le Province – rimarca Cesetti – sono disponibili ad un confronto che porti a proposte e conseguenti provvedimenti che ridisegnino l’architettura istituzionale della nostra Repubblica, a partire dalla riduzione del numero dei parlamentari, l’istituzione del Senato federale, la riduzione dei Consiglieri regionali ed anche una revisione delle circoscrizioni regionali, provinciali e comunali, al fine di creare le condizioni per un Paese più moderno. Inoltre, si ribadisce che è necessario procedere da subito – e si può fare con legge ordinaria – alla soppressione degli Enti intermedi (Ato, Consorzi di bonifica, Bacini imbriferi, Ersu, Erap, Comunità montane, etc.) che determinerebbe un risparmio per la spesa pubblica di oltre 2,5 miliardi di Euro. Non ci stanno, invece, le Province ad essere il capro espiatorio per giustificare presunti tagli ai costi della politica, che con la loro soppressione sarebbero insussistenti. E sarebbe ora che si cominciasse a distinguere tra i costi della politica, da evitare, ed i costi della democrazia, come quelli per le Province, necessari a tutela dei cittadini e per consentire loro un controllo democratico sulla gestione pubblica”.

SOPPRESSIONE PROVINCE, IL PRESIDENTE ZURLO SI AUTOSOSPENDE DAL PDL

“L’inserimento in extremis dell’art. 2 comma 2° nel Disegno di Legge Costituzionale di soppressione delle province, che decreta nei fatti l’eliminazione dell’entità territoriale crotonese, costituisce l’atto finale della “farsa” iniziata ormai nel maggio 2010. Ricomprendere i nuovi enti territoriali regionali seguendo il criterio dei 300.000 abitanti o dei 3.000 kmq. di estensione territoriale significa nei fatti abolire le 29 province che inizialmente si dovevano sopprimere. Pur preannunciando tutte le azioni tese alla difesa del territorio, ritengo doveroso, da parte mia, procedere all’autosospensione dal Pdl non condividendo né il senso né l’utilità di un intervento legislativo che mortifica e danneggia irreparabilmente i territori più deboli, dalle condizioni socio-economiche più complesse”.

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