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PROVINCE: CDM APPROVA IL DISEGNO DI LEGGE SULLE ELEZIONI

“Abbiamo provato a spiegare al Governo che questa nuova legge elettorale e’ un pasticcio, e che a pagarne le conseguenze saranno i cittadini, privati della possibilita’ di scegliere chi eleggere ad amministrare le comunita’. Evidentemente non si e’ voluto ascoltare le ragioni dei territori. Ora sta al Parlamento dimostrare di essere ancora in grado di comprendere i bisogni dei cittadini e rimediare agli errori del Governo tecnico”. E’ il commento del Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, che sottolinea come “con questo disegno di legge non sara’ possibile assicurare alle Province governi stabili, in grado di programmare politiche di intervento e di investimenti di lunga durata. Un nuovo esercito di nominati dalla politica, che non dovranno rispondere a nessuno, se non alle lobby locali, prendera’ il posto degli eletti, e i piccoli centri delle Province non avranno più alcuna voce. E per cosa? Per risparmiare sulle spese delle elezioni? Un Paese democratico non dovrebbe considerare il costo delle elezioni come una spesa da tagliare. Tra l’altro, risparmi che saranno effettivi solo nel 2016, quando la legge investira’ tutti i turni elettorali delle province in carica. Ora spetta al Parlamento rimediare a questo pasticcio: si renda ai cittadini la possibilita’ di votare chi li amministra e si restituisca ad una Istituzione della Repubblica la dignita’ che detiene. E invece di tagliare la democrazia, si smetta con questa deriva demagogica e si cominci col tagliare i veri sprechi del Paese. Dalle tante agenzie, alle societa che oggi ci costano oltre 2,5 miliardi in Consigli di amministrazione, e che gestiscono la cosa pubblica senza alcun controllo”.

Riforma del mercato del lavoro e servizi per l’impiego

“La scelta del Governo di operare a tutto campo una riforma del lavoro, a partire dai servizi per l’impiego, è strategica. In un momento di crisi come quella che stiamo vivendo, è indispensabile rendere queste strutture il più possibile moderne, efficienti, e garantire su tutto il territorio standard qualitativi elevati. Le province sono già impegnate da tempo in questo campo e si sentono coinvolte e rilanciate dalla riforma”.
Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe  Castiglione, sottolineando come “dal 1997 la competenza sulla gestione dei servizi pubblici per l’impiego è attribuita da una Legge Statale alle Province. Per questo la riforma dei servizi per l’impiego va affrontata attraverso un confronto con le Province, che ad oggi gestiscono gli oltre 550 Centri per l’impiego in tutto il Paese”.
“Bisogna unire le forze – prosegue Castiglione – favorendo sempre di più la collaborazione tra i Centri pubblici e le Agenzie private, per costruire una rete di servizi di eccellenza e pari a quelli europei.
Per raggiungere questi risultati servono risorse, ma soprattutto serve la collaborazione e il coordinamento tra le varie istituzioni che si occupano delle politiche del mercato del lavoro: Stato, Regioni e Province.
Occorre costruire un circuito virtuoso per i giovani che si affacciano al mercato del lavoro e per chi lo ha perso, che tenga insieme formazione professionale, aggiornamento continuo, assistenza per la disoccupazione e incontro tra domanda e offerta di lavoro. Questa connessione va realizzata sul territorio, a livello provinciale,  ancor più in un sistema produttivo a forte dimensione locale come quello italiano.
Per questo nelle prossime settimane faremo un primo incontro con il coordinamento degli assessori della Conferenza delle Regioni, per provare a disegnare insieme una proposta organica che, a partire dalla valorizzazione dei servizi pubblici per l’impiego, affronti la     questione delle politiche attive del lavoro – che molte Regioni hanno da tempo attribuito alle Province  – per discuterne al tavolo con il Governo, le imprese e i sindacati”.

Province: Zingaretti, riforma non riduce i costi della Politica

“Fermo restando che nel corso degli anni c’e’ stata una moltiplicazione abnorme delle Province, e che e’ necessario ridurne il numero, la riforma attualmente in discussione non riduce i costi della politica per almeno tre ragioni”. Lo dice Nicola Zingaretti in una lunga intervista pubblicata sul numero di aprile del mensile free press Pocket, diretto da Daniele Quinzi.

”Primo: perche’ non abolisce le Province – spiega Zingaretti – ma le trasforma in enti di secondo livello, con rappresentanti non eletti direttamente dai cittadini ma nominati dalla politica, con il rischio, anzi la certezza, di minore trasparenza dei processi decisionali e di un rapporto meno funzionale con il territorio. Secondo: perche’ produrrebbe caos e nuove spese. Ad esempio, i dipendenti delle Province dovrebbero essere ricollocati presso strutture regionali, dove dovrebbero ricevere stipendi pari a quelli dei loro colleghi e, quindi, nettamente superiori agli attuali”.

“Terzo: perche’ non affronta il vero nodo – conclude – cioe’ quello di una riorganizzazione complessiva del sistema degli enti locali e delle loro competenze, a partire proprio dalla semplificazione di tutti gli enti di secondo livello, che sono spesso centri di appalti e di spesa fuori dal controllo dei cittadini’

Province: i Sindaci della Provincia di Firenze scrivono a Monti

Svuotare le Province, secondo quanto previsto dalla riforma voluta dal Governo Monti con il decreto Salva Italia, è inutile e fonte di sprechi. Lo hanno scritto i Sindaci dei Comuni della Provincia di Firenze in una lettera indirizzata al Premier Mario Monti, esprimendo “profonda perplessità sulla la decisione del Governo di cancellare le Amministrazioni Provinciali trasformandole in un inutile ente di indirizzo e di coordinamento senza funzioni amministrative”.
“Appare irrealistico che i Comuni del nostro territorio provinciale – scrivono i sindaci – possano gestire singolarmente la manutenzione, la progettazione e la realizzazione delle strade, la gestione degli edifici scolastici per la scuola media superiore, la gestione degli sportelli dei centri per l’impiego, i bandi per la formazione professionale, le competenze ambientali, il piano dei rifiuti con l’individuazione degli impianti, la progettazione e realizzazione di grandi infrastrutture, la gestione del rischio idraulico, etc.

Anche l’eventuale aggregazione per macro funzioni sotto la responsabilità delle regioni ci pare contrastare con il principio di sussidiarietà sancito dall’art. 118 della Costituzione e da verificare sul piano dei costi e dell’efficienza in un ente che a nostro avviso dovrebbe occuparsi di legislazione e di indirizzo e sempre meno di amministrazione.

Tutto ciò – si legge nella lettera indirizzata a Monti – avrebbe solo degli effetti negativi come la riduzione dei servizi forniti a cittadini e imprese e l’aumento dei costi perché sarebbero cancellate le economie di scala determinata da una gestione unitaria a livello provinciale, rendendo la provincia più debole e priva di una struttura politica di indirizzo che possa chieder conto dei risultati. In tutti questi anni abbiamo trovato nella Provincia un ente che tutela tutte le nostre comunità e che  abbiamo sentito vicino per contrastare la marginalità dei territori più deboli. Casomai, anche per la Provincia, vale l’antico problema del nostro ordinamento che soffre di sovrapposizioni e di parcellizzazione delle competenze. È lì che si dovrebbe concentrare la giusta ansia riformista per ridurre sprechi e razionalizzare funzioni, senza mortificare partecipazione e rappresentanza democratica. In particolare, per quanto riguarda direttamente il nostro territorio, stiamo lavorando da più di due anni con il Presidente della Provincia Andrea Barducci ad un piano di riorganizzazione in termini di area vasta della Toscana centrale, anche sfruttando le potenzialità offerte dall’istituzione della Città Metropolitana, che comprenda le Province di Prato e Pistoia e potrebbe portare alla riduzione delle Province toscane da 10 a 3 con relativa riduzione degli enti periferici dello stato.

Tanti e tali sono stati in questi anni gli impegni, insieme sottoscritti, tra Provincia e comuni sulle materie di nostra competenza, spesso con il coinvolgimento delle rappresentanze sociali ed economiche del nostro territorio, da confermare un quadro ampio di ampia e proficua collaborazione.

Vorremmo quindi – chiudono i sindaci – che il Governo lavorasse a un progetto vero di riforma di tutta la filiera istituzionale che permetterebbe maggiore efficienza e risparmio nel rispetto però delle necessità dei territori e dei cittadini che noi rappresentiamo”.

In allegato, la lettera con tutte le firme dei sindaci

 

Province: dalle Regioni a Statuto Speciale una vera riforma autonomista

“L’articolo 23 del Decreto Salva Italia non è una riforma, anzi, è un intervento del tutto scollegato dalla realtà del Paese e non produrrà altro che la totale paralisi amministrativa dei territori”.

Lo hanno detto oggi il Coordinatore nazionale Upi dei Presidenti di Consiglio provinciale, Bruno Dapei, e il Presidente del Consiglio della Provincia di Cagliari Roberto Pili, nella riunione dei Presidenti di Consiglio in corso a Cagliari per fare il punto sull’attuazione della riforma delle Province a seguito dell’articolo 23 del cosiddetto Salva Italia.

“Il Paese – hanno detto i Presidenti – ha bisogno di riforme vere, che siano in grado si semplificare il sistema e razionalizzare le istituzioni. Con le norme volute dal Governo Monti, che sono palesemente incostituzionali e lesive delle garanzie che la Carta riserva alle autonomie locali  comprese quelle delle Regioni a Statuto Speciale, si è aperto un conflitto istituzionale di cui certo non si sentiva il bisogno. Ad oggi – hanno ricordato Dapei e Pili-  ci sono 8 ricorsi alla Corte Costituzionale, presentati dalle Regioni contro queste norme. Di questi, due sono stati presentatati dal  Regioni a Statuto Speciale: la Sardegna e il Friuli Venezia Giulia”. 

Alla riunione del Coordinamento dei Presidenti di Consiglio, le Province hanno rilanciato la loro proposta “perché siamo consapevoli della necessità di avviare una riforma completa e realmente attuabile – ha sottolineato Dapei – da cui possa discendere un nuovo assetto dei poteri locali più efficace e in grado di servire al meglio le comunità e i territori.

Noi chiediamo che si chiariscano le funzioni delle Province e dei Comuni e che si cancellino tutti le società, i consorzi, le agenzie che oggi esercitano funzioni che sono tipiche delle amministrazioni locali , per evitare quelle sovrapposizioni e quelle duplicazioni di competenze che oggi sono fonte di spreco e producono lungaggine burocratiche, a danno delle politiche di sviluppo locale”.

Razionalizzare le Province si può e si deve fare, è stato detto nell’incontro, ma i principi della rappresentanza democratica devono restare un punto fermo. Un no secco, quindi all’ipotesi di elezioni di secondo livello per le Province,  perché “i cittadini chiedono di potere votare i propri rappresentanti e non sopportano più di essere governati da una classe di nominati dalla politica. “Bisogna ripartire dalla Costituzione – hanno detto – e assicurare, anche nelle Regioni a Statuto Speciale, una riforma delle Province e delle istituzioni di area vasta che ne rispetti a pieno principi  e valori”.

Il Presidente Pili, poi, si è soffermato sul caso Sardegna, dove a giugno sono stati indetti referendum sulle Province. “Le province  della Sardegna stanno subendo la scelta di  svolgere un referendum  di dubbia legittimità. Non è questa la strada maestra per riformare le istituzioni locali. Proponiamo di lavorare insieme in Consiglio regionale per dare un assetto moderno e funzionale alle Province Sarde ed il nostro contributo sarà di innovazione e semplificazione del sistema amministrativo”.

Province: pagamenti alle imprese

“Continuo a leggere sui giornali notizie di ritardi o mancati pagamenti alle imprese da parte della Pubblica Amministrazione. Vorrei avanzare al governo la proposta di consentire agli enti locali virtuosi, che hanno sempre rispettato il Patto di stabilità, di pagare fino al 20% delle opere già realizzate”. E’ la richiesta del Coordinatore nazionale degli Assessori al bilancio delle Province, Antonio Rosati, Assessore della Provincia di Roma, secondo cui “questo consentirebbe di immettere liquidità e, per lo Stato, di recuperare l’IVA. Ricordo che ad oggi Comuni e Province hanno nelle proprie casse circa 8 miliardi di euro. Mi permetto di ricordare – sottolinea Rosati – che in questo momento di crisi generale gli enti locali con bilanci solidi sono gli unici a fornire servizi ai cittadini e a dare ossigeno alle imprese attraverso pagamenti puntuali: la Provincia di Roma ha finito di pagare i fornitori del 2011 con una media di 59 giorni. Temo tuttavia che per il 2012 la situazione sarà fortemente compromessa nonostante la solidità finanziaria recentemente rilevata anche dalla Corte dei Conti. Non è più possibile andare avanti con questo atteggiamento miope che evidentemente rifiuta di vedere una realtà fatta di imprese che chiudono, disoccupazione e disperazione. Per il Paese – conclude Rosati – l’imperativo è lo sviluppo”. 

 

 

 

Le Province vittime della demagogia. Le Rsu delle Province lanciano una mobilitazione contro l’articolo 23.

“Il mantra della riduzione della spesa a tutti i costi ha prodotto scelte propagandistiche. Le Province sono cadute per prime, svuotate dall’articolo 23 del decreto Salva Italia. La domanda da porre ad un cittaidno è la seguente: a quale servizio rinunceresti tra i centri per l’impiego, le strade provinciali, la tutela dell’ambiente, la tutela del territorio e la sicurezza della scuola di tuo figlio”. Sono brani tratti dall’intervento del Segretario Nazionale della Funzione Pubblica locale della Cgil, Federico Bozzanca, pubblicato oggi sul quotidiano L’Unità, che potete leggere integralmente nel testo allegato. L’intervento segue la riunione avuta ieri a Roma nella prima Assemblea delle RSU delle Province, che ha deciso di lanciare una mobilitazione che porti all’aborgazione dell’articolo 23. “Non si possono mettere in moto processi radicali di cambiamento – chiosa Bozzanca – senza partire dalle funzioni, da come migliorarle, da come evitare le tante sovrapposizioni di competenze presenti nei livelli istituzionali”.

Documenti allegati:

Province e città metropolitane: a Milano nuovo incontro dei Presidenti

“Chiediamo al Governo di portare a termine nel suo mandato l’istituzione delle Città metropolitane. Questo si che sarebbe un segnale importante per l’Europa”. Lo dichiara il Vice Presidente Vicario dell’Upi, Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino, intervenuto oggi a Milano all’iniziativa “Costruire la Città Metropolitana” promossa dalla Provincia di Milano.
“Ci sono aree del Paese che aspettano ormai da troppo tempo che si porti a compimento questo processo, che dovrà dare vita a nuove istituzioni forti e in grado di avere competenze tali da potere disporre di reali capacità decisionali per incidere e amministrare al meglio i territori.
Dove nasceranno le Città metropolitane – ha detto Saitta –   le Province verranno meno e i Comuni dovranno cedere competenze alla nuova istituzione.
Siamo preoccupati perché, in questa smania di sostituire gli eletti con i nominati che pare sia diventata la priorità dell’agenda politica italiana,  non vorremmo che,  come il Governo propone nelle Province, anche per le città metropolitane si immagini di dare vita a istituzioni di secondo livello.
Il Sindaco metropolitano e gli organi di governo della Città metropolitana – ha chiarito Saitta – non possono che essere eletti direttamente dai cittadini, come accade nelle altre grandi città metropolitane europee. Se così non fosse, non faremmo altro che riproporre l’ennesimo ente, privo di ruolo e senza quella forza che solo la legittimazione democratica può conferirgli per dare risposte ai temi e ai bisogni di comunità e territori così complessi e articolati, quanto cruciali per lo sviluppo del Paese”

Maltempo: Manifestazione Marche a Roma

“Pieno sostegno dell’Upi ai Presidenti di Provincia che oggi sono venuti a Roma per tutelare i diritti delle loro comunità.
Il Governo apra subito un tavolo per discutere insieme agli amministratori locali le soluzioni possibili. Certo che non si può immaginare di lasciare sole queste comunità , gli imprenditori, gli agricoltori che hanno perso tutto sotto la neve”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, a proposito della manifestazione in corso in Piazza Montecitorio a Roma, che vede centinaia di amministratori locali delle Marche, guidati dalle Province, per sollevare l’attenzione sui gravi danni subiti dalla Regione a seguito dell’emergenza neve del 2012.
“Ci sono stati danni per centinaia di migliaia di euro e il dramma vissuto da questi territori è anche il risultato dei tanti tagli di risorse e vincoli imposti con le ultime finanziarie a Province e Comuni. Se gli Enti locali non possono investire nella tutela del territorio, nella messa in sicurezza delle infrastrutture, nella salvaguardia idrogeologica, il Paese è sempre più fragile. Il patto di stabilità va cambiato, bisogna permettere a Province e Comuni di riprendere ad investire.
La manifestazione di oggi – conclude Castiglione – è l’ennesima dimostrazione del lavoro e dell’impegno delle Province per rappresentare le comunità che amministrano e sostenere le ragioni dei territori”.

Pubblicata la graduatoria delle 10 Province vincitrici del Concorso APG Happy Food

Ecco il link per la consultazione : http://www.azioneprovincegiovani.it/graduatoria-happy-food.php

Riforma Province: Il Consiglio Direttivo Upi lancia la campagna i 100 enti inutili da eliminare

Le 107 Province italiane si mobilitano contro gli enti inutili, le società, le agenzie, i consorzi che sprecano risorse pubbliche e che vanno cancellate subito.

Lo ha deciso il Consiglio direttivo dell’Upi che si e riunito oggi a Roma in una assemblea straordinaria con i Presidenti di Provincia. “Faremo nomi e cognomi – sottolinea il Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino – e presenteremo un elenco preciso di almeno 5 enti per ogni regione, con la cifra degli sprechi che producono e il dettaglio del risparmio vero che si avrà dalla loro eliminazione. Le funzioni che svolgono questi enti – spiega Saitta –devono essere esercitate da Province e Comuni: non serve un consorzio provinciale per gestire i rifiuti, o l’acqua, o una società per promuovere la difesa del territorio. La nostra proposta di riforma istituzionale delle Province parte proprio da questo, dalla cancellazione degli enti inutili e dalla assegnazione delle funzioni oggi svolte da consigli di amministrazioni di nominati, in capo alle istituzioni democraticamente elette per amministrare i territori.   Presenteremo, da qui alla fine del mese, questo elenco al Presidente della Repubblica, al Governo, al Parlamento e  ai partiti e vedremo chi vorrà sostenere questa nostra campagna contro gli sprechi veri del Paese”.  

Province:Consiglio d’Europa, Congresso dice no soppressione Verrengia: Strasburgo luogo piu’ adatto per dibattere tema

L’eventuale soppressione delle province e in generale degli enti locali in Europa sarebbe una violazione della carta europea delle autonomie locali. A dichiararlo all’Agenzia di stampa Ansa e’ il presidente del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, il britannico Keith Whitmore in occasione del dibattito sul ruolo dei poteri locali. ”Se tutti fossero d’accordo sulla loro soppressione il Congresso non obietterebbe, ma cosi non e”’, ha sottolineato Whitmore, spiegando che gli enti locali ”stanno pagando il prezzo del taglio dei costi dovuto alla crisi economica’‘. Il dibattito e’ stato aperto da Emilio Verrengia, vice presidente della provincia di Catanzaro e capo della delegazione italiana presso il Congresso. Verrengia si e’ battuto per portare questo tema davanti al Congresso presentando l’anno scorso una mozione a tale riguardo. ”Questo e’ il luogo piu’ adatto per discutere di questo tema, visto che questa e’ la casa della democrazia, e inserire il discorso sulle province in un contesto europeo piu’ ampio” ha dichiarato Verrengia all’Ansa. Le conclusioni del dibattito verranno inserite in un rapporto che Verrengia sta preparando assieme agli esperti del Consiglio d’Europa sul ruolo degli enti locali e che sara’ ultimato a maggio.

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