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MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE GIOVEDI 15 SETTEMBRE 2011

Saranno rappresentate tutte le Province italiane, nella giornata di mobilitazione organizzata dall’Upi per domani, 15 settembre (ore 11,00 – 14,00 Sala delle Conferenze – Piazza Montecitorio 123/A) contro i tagli imposti agli enti locali dalla manovra economica e contro un progetto di abolizione delle Province confuso e che non prevede una riforma organica del Paese.
“Stiamo vivendo un momento drammatico della vita del Paese – sostiene il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione – la crisi economica, il forte malessere diffuso tra i cittadini, giustamente preoccupati per il continuo peggioramento della loro qualità della vita, il vento del populismo e della demagogia che in questa fase trova facilmente consenso, si ripercuote direttamente sulla capacità di tenuta del sistema Paese. Per questo la giornata di mobilitazione di domani è decisiva, perché in questa occasione  Regioni, Province e Comuni insieme, dopo avere fatto valere ancora una volta  le ragioni della protesta, confermeranno e daranno nuova forza alla piattaforma di proposte unitaria definita nei giorni scorsi. Proposte – sottolinea Castiglione – che intervengono sulla manovra economica, sugli strumenti che dobbiamo mettere in campo per rilanciare gli investimenti e sulla riforma organica di tutte le istituzioni, per restituire al Paese una Italia unita e federale, dove l’autonomia dei territori e la sovranità della democrazia siano i principi saldi”.  
Alla mobilitazione interverranno insieme agli amministratori delle Province, rappresentanti dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, della Conferenza delle Regioni e delle forze economiche e sociali del Paese.

MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE 15 SETTEMBRE: PIENA ADESIONE DALLE PROVINCE DELLE MARCHE. I PRESIDENTI DOMANI A ROMA

Domani, giovedì 15 settembre, i presidenti delle Province e dei Consigli provinciali marchigiani saranno a Roma per partecipare alla manifestazione nazionale promossa dall’Upi contro gli inaccettabili tagli della manovra e contro il Disegno di legge Costituzionale del governo sulla “soppressione delle Province”.

Una lunga maratona oratoria nella sala delle Conferenze in piazza Montecitorio per invocare una nuova stagione che riporti lo sviluppo, i servizi al cittadino e il rilancio degli investimenti al centro delle scelte politiche nazionali e locali.  Una pressante richiesta al governo per un’Italia unita e federale, che promuova davvero le autonomie territoriali e in cui si riaffermi il valore sovrano della democrazia.

Lo scorso 8 settembre, seguendo l’attuale deriva demagogica e senza minimamente coinvolgere il sistema delle Province, il Governo ha abbandonato in poche ore il più che decennale percorso di riforma istituzionale. E, contraddicendo il voto della maggioranza parlamentare che appena due mesi prima si orientava verso la razionalizzazione degli enti di area vasta, il Consiglio dei Ministri ha approvato il ddl per l’abolizione delle Province.

Una scelta destinata a ingenerare nuova confusione, ulteriori conflitti istituzionali, un vulnus alla rappresentanza democratica dei territori e, prevedibilmente, un sensibile aumento della spesa pubblica.

Di fatto, occorrerà rimetter mano all’intera architettura del federalismo fiscale, sin qui basato sui tre livelli di governo locale (Comuni, Regioni, Province) e su quelle Città metropolitane non ancora definite né nella loro natura né nel loro ordinamento.  Inoltre, secondo la relazione illustrativa del CdM, le Province sono destinate ad essere sostituite da “enti locali regionali” secondo scelte del legislatore regionale che, se consideriamo anche le Città metropolitane, potrebbero portare alla creazione di un numero di enti intermedi maggiore di quello delle Province esistenti. Peraltro, qualora lo stabilisca la legge regionale, recita ancora la relazione illustrativa, “il solo Presidente dell’ente locale potrà essere eletto direttamente dal corpo elettorale”.

Gli enti di governo locale non possono accettare la cancellazione di uno dei livelli storici dell’architettura della Stato senza essere interpellati. In virtù di tale convinzione, l’Unione delle Province d’Italia con l’Anci e la Conferenza delle Regioni hanno stipulato un patto per produrre condivise proposte di autoriforma e riordino delle istituzioni territoriali che possono essere avviati da subito, a Costituzione invariata.

Pochi numeri per dimostrare quanto poco le Province incidono sulla spesa pubblica

Secondo il documento di Decisione di Finanza pubblica (ex documento di programmazione economica e finanziaria) 2010-2013, le Province nel 2010 rappresentavano l’1.5% della spesa pubblica complessiva

Dopo la riduzione del 20% del 2010, il decreto legge 138 del 2011 approvato in Senato opera un’ulteriore riduzione del 55% del personale politico delle Province, che passa da 4.000 a 1774 unità.

Secondo la stima dell’Upi basata su fonte Siope (siistema informativo delle operazioni degli enti pubblici), dopo la recente manovra estiva il costo complessivo degli amministratori provinciali passa da 113 milioni di euro a 35 milioni di euro

MOBILITAZIONE ANCI UPI REGIONI

COMUNI  PROVINCE  E  REGIONI

Ritengono
–    Che la manovra-bis non sia sostenibile e che sarà la causa di una forte contrazione delle prestazioni pubbliche sul territorio.
–    Che i servizi ai cittadini, alle famiglie e alle imprese (TPL, Sanità, Sociale, Istruzione, Formazione, Lavoro, Ambiente, Viabilità) saranno ridotti e potranno inoltre essere oggetto di un forte aumento delle tariffe.
–    Che la spesa per investimenti subirà un’ulteriore sensibile contrazione, provocando effetti fortemente negativi sulla qualità della vita delle comunità locali e  un accentuazione della crisi economica e produttiva e gravi problemi per le imprese e per l’occupazione.

Denunciano
–    Che un ulteriore appesantimento del Patto di stabilità interno avrà effetti depressivi sull’economia e non consente alle amministrazioni che sono in condizioni di poter erogare servizi e realizzare opere pubbliche.
–    Che il blocco alla spesa per investimenti comporta un impoverimento delle città e dei territori italiani ed una contrazione della liquidità per le imprese.

Propongono
–    Che la manovra-bis sia corretta attraverso una rimodulazione dei tagli che faccia perno su due criteri: 1. Diretta proporzione con la partecipazione alla creazione del deficit; 2. Diretta proporzione con la spesa pubblica amministrata sull’effettiva incidenza della finanza degli territoriali rispetto al complesso della finanza pubblica.
–    Che tutte le norme ordinamentali contenute nel disegno di legge (piccoli comuni, province, regioni, organizzazione, gestioni associate) siano stralciate.
–    Che siano modificate radicalmente le regole del Patto di stabilità con l’obiettivo di incentivare la spesa e di stimolare gli investimenti per la crescita in settori strategici per il progresso del Paese.
–    Che sia restituita piena autonomia agli enti territoriali e sia effettivamente riconosciuta la pari dignità istituzionale.
–    Che sia prevista l’istituzione entro 15 giorni di una Commissione mista paritetica con poteri e compiti straordinari alla quale affidare entro 3 mesi la funzione di proporre ed  approvare un disegno di legge che contenga un piano di riordino istituzionale nazionale e territoriale con l’obiettivo di semplificare il rapporto fra cittadini e PA, aumentare l’efficienza e diminuire i costi anche della rappresentanza politica.
–    
REGIONI PROVINCE E COMUNI RIVOLGONO
 UN APPELLO BIPARTISAN AI GRUPPI PARLAMENTARI DI MAGGIORANZA E DI OPPOSIZIONE AFFINCHE’ LE NORME CONTENUTE NEL DISEGNO DI LEGGE DI CONVERSIONE DEL DECRETO CHE NON HANNO IMMEDIATO IMPATTO FINANZIARIO  VENGANO STRALCIATE
E ANCHE A TAL FINE  DECIDONO
DI INSEDIARE UN GRUPPO DI LAVORO CONGIUNTO AVENTE IL COMPITO DI PRESENTARE AL PAESE E ALLE ISTITUZIONI:
A.     un piano di integrazione delle politiche territoriali al fine di rendere sempre più forte il sistema istituzionale territoriale;
B.    un progetto di riordino istituzionale;
C.     un piano di rilancio dell’economia e di infrastrutturazione del Paese.

5 settembre 2011

Documenti allegati:

MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE 15 SETTEMBRE 2011. LA PROVINCIA DI FERMO DOMANI A ROMA

Alla mobilitazione delle Province contro la manovra economica parteciperanno anche il Presidente Fabrizio Cesetti e il Presidente del Consiglio provinciale Luigi Marconi.
Alla manifestazione, indetta per giovedì 15 settembre a partire dalle ore 11 presso la Sala Conferenze di Piazza Montecitorio, sono stati invitati rappresentanti di Regioni, Comuni, forze economiche e sociali.
Durante la mattinata di mercoledì 14 il Presidente Cesetti si è recato ad Ancona per il Consiglio di Presidenza dell’UPI Marche, convocato per discutere proprio della mobilitazione sul Disegno di Legge Costituzionale di soppressione delle stesse Province.
Il Consiglio ha ribadito la propria contrarietà alla manovra del Governo, che strozza gli Enti locali e ad un DDL che non porterà alcun beneficio per la spesa pubblica e, al contrario, determinerà un caos istituzionale.
“Le Province – rimarca Cesetti – sono disponibili ad un confronto che porti a proposte e conseguenti provvedimenti che ridisegnino l’architettura istituzionale della nostra Repubblica, a partire dalla riduzione del numero dei parlamentari, l’istituzione del Senato federale, la riduzione dei Consiglieri regionali ed anche una revisione delle circoscrizioni regionali, provinciali e comunali, al fine di creare le condizioni per un Paese più moderno. Inoltre, si ribadisce che è necessario procedere da subito – e si può fare con legge ordinaria – alla soppressione degli Enti intermedi (Ato, Consorzi di bonifica, Bacini imbriferi, Ersu, Erap, Comunità montane, etc.) che determinerebbe un risparmio per la spesa pubblica di oltre 2,5 miliardi di Euro. Non ci stanno, invece, le Province ad essere il capro espiatorio per giustificare presunti tagli ai costi della politica, che con la loro soppressione sarebbero insussistenti. E sarebbe ora che si cominciasse a distinguere tra i costi della politica, da evitare, ed i costi della democrazia, come quelli per le Province, necessari a tutela dei cittadini e per consentire loro un controllo democratico sulla gestione pubblica”.

SOPPRESSIONE PROVINCE, IL PRESIDENTE ZURLO SI AUTOSOSPENDE DAL PDL

“L’inserimento in extremis dell’art. 2 comma 2° nel Disegno di Legge Costituzionale di soppressione delle province, che decreta nei fatti l’eliminazione dell’entità territoriale crotonese, costituisce l’atto finale della “farsa” iniziata ormai nel maggio 2010. Ricomprendere i nuovi enti territoriali regionali seguendo il criterio dei 300.000 abitanti o dei 3.000 kmq. di estensione territoriale significa nei fatti abolire le 29 province che inizialmente si dovevano sopprimere. Pur preannunciando tutte le azioni tese alla difesa del territorio, ritengo doveroso, da parte mia, procedere all’autosospensione dal Pdl non condividendo né il senso né l’utilità di un intervento legislativo che mortifica e danneggia irreparabilmente i territori più deboli, dalle condizioni socio-economiche più complesse”.

MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE 15 SETTEMBRE. LA PROVINCIA DI TORINO A ROMA

La Provincia di Torino aderisce e partecipa con il suo presidente Antonio Saitta alla mobilitazione degli Enti locali che domani a Roma in piazza Montecitorio vedrà una grande manifestazione di protesta contro i tagli derivanti della manovra.

“Le Province italiane – dice Saitta – domani manifesteranno con forza contro la politica di deligittimazione della nostra attività e del nostro ruolo sui territori: tutta l’amministrazione pubblica richiede di essere velocemente riformata con un’operazione che riguardi tutti gli enti e le società create nei decenni per garantire il consenso con il loro esercito di 27000 nominati. Invece Berlusconi ha preferito far credere all’opinione pubblica che basta abolire le Province per risolvere i problemi del bilancio dello Stato. Ci opponiamo a questa semplificazione e soprattutto alla mancanza di un disegno politico credibile”.

MANOVRA ECONOMICA E RIFORME: LA MOBILITAZIONE DELLE PROVINCE

Contro una manovra economica che taglia i servizi ai cittadini.

Per una nuova stagione che riporti lo sviluppo al centro delle scelte politiche nazionali e locali, per la ripresa e il rilancio degli investimenti.

Per costruire una Italia unita e federale, che davvero promuova le autonomie territoriali e in cui si riaffermi il valore sovrano della democrazia nel governo del Paese.

Contro una riforma che abolendo le Province, abbandona i territori, fa aumentare la spesa pubblica e riporta l’Italia indietro di oltre 150 anni.

Mobilitazione delle Province giovedì 15 settembre a Roma, dalle ore 11,00 alle ore 14,00 nella Sala delle Conferenze di Piazza Montecitorio 123/A.  

All’incontro sono invitati a partecipare ed intervenire rappresentanti delle Regioni e dei Comuni, del Parlamento, delle forze economiche e sociali.

REGIONI, PROVINCE E COMUNI SCRIVONO AL GOVERNO

Riprendere il dialogo sulla manovra economica, definita insostenibile, perché avrà conseguenze dirette sui servizi ai cittadini.
Questo chiedono il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, il Presidente dell’UPI, Giuseppe Castiglione, e il Presidente facente funzioni dell’ANCI, Osvaldo Napoli, in una lettera inviata oggi al Governo.
 
“Regioni, Province e Comuni all’indomani dell’approvazione al Senato della manovra-bis – si legge nel testo –  ribadiscono al Governo l’insostenibilità delle misure introdotte nelle loro competenze, perché avranno come conseguenza diretta ed inevitabile una contrazione dei servizi pubblici ai cittadini, alle famiglie e alle imprese, nonché effetti ulteriormente depressivi sull’occupazione e sull’economia.
Ribadiscono ancora una volta  al Governo l’appello da ultimo  rivolto al Presidente del Senato e ai Presidenti dei Gruppi parlamentari, riguardo  alla necessità di introdurre correttivi alla manovra, attraverso un confronto che conduca alla rimodulazione dei tagli, pur a saldi invariati ,e alla revisione del Patto di stabilità”.
Nella lettera si ribadisce la necessità di Regioni, Province e Comuni, di proseguire  con la mobilitazione già avviata nelle scorse settimane con nuove iniziative “per illustrare ai cittadini – scrivono – le conseguenze che la manovra avrà in settore vitali quali TPL, Sanità, Sociale, Istruzione e Formazione,  Lavoro, Ambiente e Viabilità, non escludendo la possibilità di tutelare le prerogative costituzionalmente garantite nelle sedi  giurisdizionali opportune”.
 
La lettera si chiude con l’auspicio di una “ripresa di un dialogo nell’interesse generale dei cittadini”, in considerazione della rilevanza delle questioni poste per il futuro del Paese.

PROVINCE, L’UFFICIO DI PRESIDENZA UPI: PROPOSTA INUTILE E DEMAGOGICA

“In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia il governo cancella le Province”: ha esordito così il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, nella conferenza stampa di questa mattina non risparmiando le polemiche al Governo per il disegno di legge costituzionale di soppressione delle Province approvato oggi dal Consiglio dei ministri. “Questo è un atto molto grave – ha detto Castiglione – anche perchè si è scelto di non intaccare gli enti strumentali che, con i 25 mila posti nei vari consigli di amministrazione, costano circa 7 miliardi di euro”.

“Noi – ha annunciato Castiglione – trasferiremo questa battaglia in Parlamento, certi di trovare ascolto. Del resto, la nostra non è una difesa d’ufficio delle Province: abbiamo presentato una proposta di accorpamento ma il governo ha deciso di scegliere la strada dell’abolizione, che oggi ‘fa tendenza’. Io credo però che i cittadini siano più maturi, che vogliano servizi di qualità e sanno che la Provincia assicura tutto questo”.

“Il testo approvato oggi – ha aggiunto il Presidente del Consiglio direttivo dell’Upi, Fabio Melilli – sancisce la sovranità delle Regioni sullo Stato, perchè – ha fatto notare Melilli – all’art. 7  si dice che lo Stato, con propria legge, provvede a razionalizzare la presenza dei propri organi periferici, adeguandola alla determinazione delle leggi regionali adottate ai sensi del comma 1 della presente legge costituzionale.  Un fatto questo – commenta Melilli – mai accaduto finora. Il Governo oggi – ha aggiunto – ha scelto non di abolire le province ma di cambiare loro il nome. Le Province passeranno dalle attuali 108 a un numero molto più alto: si creeranno tra le 150 e le 250 associazioni di comuni che gestiranno le funzione che un tempo erano delle Province. Ci avviamo, insomma, a costruire in Italia un ‘modello Sardegna”.  Melilli ha poi lanciato una provocazione “Succederanno cose divertenti nei prossimi mesi – ha detto –  per esempio un presidente di Provincia potrebbe decidere di dimettersi presto, per farsi rieleggere e durare quindi fino al 2017.

Secondo  il Vice Presidente Vicario dell’Upi,  Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino, ” questo ddl costituzionale parte da un inganno: dall’idea, cioé, che sopprimendo le province si risparmiano 12 miliardi. I 12 miliardi – spiega Saitta – sono quanto viene speso dalle Province per gestire i servizi che devono essere comunque erogati. Il provvedimento approvato oggi non porterà a una riduzione ma a un aumento della spesa: le Province hanno 60.000 dipendenti che, se passeranno alle Regioni, costeranno circa 600 milioni in più. Temiamo, inoltre, che le risorse che un tempo le Province spendevano per strade e servizi possano essere assorbite dal buco della sanità

“Io sono il Presidente di una Provincia istituita nel 2004 e diventata operativa nel 2009” ha detto Fabrizio Cesetti , Presidente della Provincia di Fermo, sottolineando la contraddizione di aver creato delle nuove Province in tempi recenti per poi abolirle.  “E’ un provvedimento gravissimo sotto il profilo istituzionale – ha aggiunto – Quanto a me – ha concluso conclude – sono in grado di dimostrare, con numeri inoppugnabili, che due Province amministrate bene costano meno di una sola”.

Molto duro il commento del Presidente dell’Upi Veneto, Leonardo Muraro “C’é poco da girarci intorno – ha detto –  l’abolizione delle Province è una sconfitta anche della Lega. Politicamente la considero una sconfitta del federalismo, cioé del principio sempre sostenuto in primis dalla Lega secondo il quale il governo del territorio va svolto il più vicino possibile al territorio stesso. Così invece alle province venete vengono rubate risorse proprie che vengono mandate a Roma o a Venezia”. Muraro è irritato in particolare per il cambiamento di impostazione della manovra rispetto alle rassicurazioni che sostiene di aver ricevuto pochi giorni fa dai ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni, secondo le quali i nuovi enti che avrebbero sostituito le province sarebbero rimasti a carattere elettivo. “Invece – rileva – con il testo licenziato oggi diventiamo vassalli della Regione”. Muraro si è soffermato quindi sul carattere “demagogico” della misura. “Si neutralizza l’unica traccia di federalismo – spiega – per dare una pillola alla gente che ha il mal di pancia contro i costi della politica, quando sono stati tolti dalla manovra la riduzione dei parlamentari, la loro incompatibilità con la carica di sindaco ed i tagli alle indennità”. “Le Province tutte insieme – ricorda Muraro – costano come dieci anni di pensione di un funzionario della Regione Sicilia di cui si è scritto pochi giorni fa sui quotidiani”.

 

DDL COSTITUZIONALE ABOLIZIONE PROVINCE: DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VENEZIA, ZACCARIOTTO

“L’incontro Upi Veneto a Padova è stato un incontro di condivisione fra presidenti delle Province venete, e preparatorio al prossimo che si terrà a Monza lunedì 12 settembre alle ore 14,00 con i ministri delle Riforme Umberto Bossi e della semplificazione normativa Roberto Calderoli.  Ora si parla di riorganizzazione e non di soppressione delle Provincie, ma ancora non sono del tutto chiare le intenzioni del Governo. Lunedì porterò avanti le mie richieste come presidente dell’amministrazione provinciale veneziana: riconoscimento della Provincia come ente rappresentativo a pieno titolo delle istanze del territorio e dei comuni, ente che svolge funzioni fondamentali, poi il riconoscimento della virtuosità amministrativa dell’ente e di una fiscalità legata anche al basso livello di indebitamento, infine l’abolizione di tutte le agenzie, società, uffici ed enti inutili che costituiscono meri costi e non erogano alcun servizio utile per la comunità.

La manovra parla dell’opportunità di riorganizzare il territorio in ogni regione, lavorando di concerto e puntando sulle caratteristiche proprie del territorio stesso. E qui è necessario fare delle distinzioni. Perché se pensiamo ad esempio proprio a Venezia, dove è in progetto la Città metropolitana, non è pensabile che tutti i 44 Comuni della nostra Provincia rientrino in questo concetto. E quelli che restano fuori come li organizziamo? Creiamo una nuova provincia?

C’è poi la proposta del Governo che attribuisce alle Regioni il compito di ridefinire gli assetti territoriali, lasciando allo Stato la definizione delle funzioni da svolgersi; a mio avviso si può davvero procedere alla riorganizzazione delle Provincie (che pesano sui costi dello Stato per l’1,5% incluso il personale e i servizi) chiedendo alle Regioni di trasferire finalmente a 360 gradi, le deleghe che già le Provincie hanno, come l’urbanistica e l’ambiente, che tuttavia le Provincie non svolgono ancora in piena autonomia, in totale completezza”.

ABOLIZIONE PROVINCE: L’UPI FRIULI VENEZIA GIULIA CHIEDE INCONTRO A PRESIDENTE TONDO E CAPIGRUPPO REGIONE

Un incontro con il Presidente della Regione Renzo Tondo e con i Capigruppo in Consiglio regionale, non appena saranno noti i contenuti del disegno di legge costituzionale sull’abolizione delle Province, annunciato dalla manovra del Governo. E’ quanto stabilito dall’Ufficio di Presidenza dell’Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia, presieduto da Maria Teresa Bassa Poropat, che si è svolto oggi a Udine. “Ribadisco ancora un volta – ha detto Bassa Poropat – che le Province sono consapevoli delle esigenze di risparmio imposte dalla crisi finanziaria e sono pronte a fare responsabilmente la loro parte, ma chiedono di condividere decisioni e procedure”. “Su temi così importanti – ha aggiunto – non è possibile accettare scelte calate dall’alto, soprattutto in considerazione del fatto che le Province ben prima della manovra avevano da tempo formulato, in un’ottica costruttiva e non di difesa corporativistica,  proposte concrete volte  alla riduzione dei costi e mirate alla razionalizzazione delle competenze tra enti locali, proponendo la riduzione di soggetti pubblici o partecipati dal pubblico che operano sul territorio e che si sovrappongono alle competenze provinciali come ad esempio Ato, Ater, Ezit,  Comunità montane e Consorzi”. La Presidente ha quindi ricordato che lo stesso Ufficio Studi del Senato ha già dimostrato come l’abolizione delle Province comporterà non una diminuzione bensì un aumento dei costi. Il contratto di lavoro dei circa 60 mila dipendenti delle Province italiane passando alle Regioni avrà un costo maggiorato del 20% e tornerebbe a crescere anche la spesa di molte funzioni che le amministrazioni provinciali svolgono da anni per conto delle Regioni.

L’Ufficio di Presidenza dell’Upi regionale convocherà i primi giorni di ottobre il proprio Consiglio direttivo. 

MANOVRA E PROVINCE: DOMANI RIUNIONE STRAORDINARIA DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA UPI

Riunione straordinaria dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi domani, 8 settembre 2011,  a partire dalle 11,30, presso la Sala della Presidenza dell’Unione delle Province d’Italia (Piazza Cardelli 4 – 1° Piano) . All’ordine del giorno, la discussione sul Disegno di Legge Costituzionale di riforma delle Province, annunciato per domani alle 8,30 in Consiglio dei Ministri.

Al termine dell’incontro, presumibilmente per le 12,30, il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione insieme ai componenti dell’Ufficio di Presidenza, terrà una Conferenza stampa presso la stessa sede, per illustrare le decisioni prese.

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