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BARDUCCI A ROSSI. L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE? E’ SOLTANTO UN GIGANTESCO DEPISTAGGIO,IL VERO CORAGGIO STA NELLA RIFORMA ISTITUZIONALE

“Perché nessuno parla di  eliminare quelle regioni che sono più piccole di una provincia?
In Toscana si può fare una riforma seria, partendo dalle aree vaste. È ancora praticabile?”
“Il tema dell’abolizione delle Province è stato sollevato ad arte per nascondere i veri problemi della pubblica amministrazione. Io auspico una riforma che metta in discussione tutti: dal Parlamento ai Comuni, dalle Regioni alle Province”.
Lo afferma il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, intervenendo nel dibattito a distanza che ieri ha coinvolto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi e il presidente dell’Upi Toscana, Andrea Pieroni.
“Si è fatto credere che si risolveranno tutti i problemi eliminando le Province, ma è un gigantesco depistaggio che prospera su una serie di luoghi comuni, che non hanno niente a che fare la vera efficienza e il vero risparmio” afferma il presidente di Palazzo Medici Riccardi. “Sono d’accordo con Rossi quando chiede al Pd di avere coraggio, ma il vero coraggio non sta nel sostenere una parte della manovra del Governo. Non è questo il problema – spiega Barducci -. Semmai il Partito Democratico deve avere il coraggio di chiedere una vera riforma istituzionale che coinvolga tutti i livelli. Siamo sicuri che all’interno delle Regioni non vi siano margini di risparmio, ad esempio intervenendo sulle agenzie regionali? E perché – aggiunge il presidente Barducci – quando si parla di coraggio, nessuno chiede l’abolizione di quelle regioni che sono più piccole di una provincia?”.
Infine la questione che riguarda direttamente la Toscana: “Nella nostra regione – dice il presidente della Province di Firenze – si poteva e si può fare una riforma serie partendo dalle aree vaste. Mi chiedo e chiedo a Rossi. Questa ipotesi di lavoro è ancora praticabile?”

Manovra, Lacorazza (UPI): Il Governo ha un respiro provinciale. Sta finendo la bombola per l’ossigeno

“La tanto agitata abolizione delle Province è in realtà una “non riforma”, un modo per non affrontare in maniera seria il riordino istituzionale e la riduzione drastica dei costi della politica. Il Governo nazionale dimostra così di non avere un respiro lungo. La sua vita è appesa ad un filo e si attacca all’abolizione delle Province come ad una bombola per l’ossigeno che oramai sta finendo”.
 Lo dichiara il Presidente dell’Upi Basilicata, Piero Lacorazza, Presidente della Provincia di Potenza, che aggiunge:  “Se abolizione delle Province sarà, ognuno di noi non potrà che rispettare, con senso di responsabilità, le decisioni assunte. Certo però che il  dibattito sull’abolizione delle Province, che si sta affrontando in modo francamente inappropriato e ridicolo, rivela una sostanziale incapacità, del  Governo, di dar corso a un costruttivo processo di riordino degli enti di area vasta e del sistema delle autonomie locali”. “Nessuno – ribadisce Lacorazza – intende sottrarsi alle proprie responsabilità, al contrario abbiamo più volte e in varie occasioni sottolineato la necessità di riformare e razionalizzare il sistema delle autonomie locali per rendere più efficiente la Pubblica amministrazione. Ma il modo cui in si sta affrontando la questione è sintomo di un Governo confuso, che afferma per poi ritrattare, che sbaglia cifre, che torna sui propri passi, mettendo in scena un vero e proprio “teatrino della politica”, a cui manca il coraggio di guardare fino in fondo al futuro dell’Italia e all’avvenire delle nuove generazioni. Per eliminare davvero un costo vivo della politica ed avere un risparmio immediato, ferma restando la necessità di cominciare a razionalizzare le 107 province attualmente presenti, bisognerebbe – ha aggiunto- guardare con lucidità e lungimiranza agli oltre 7000 enti strumentali che occupano circa 24 mila persone “non elette dai cittadini” nei Consigli di Amministrazione e  i cui costi nel 2010 ammontavano  a 2,5 miliardi. Eliminare questi enti consentirebbe un risparmio immediato pari a 22 volte quello che si otterrebbe abolendo le Province.”.

PROVINCE: IL PRESIDENTE CASTIGLIONE PLAUDE ALLI DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE ERRANI (CONFERENZA DELLE REGIONI)

“Il Presidente Errani lancia oggi un richiamo importantissimo che spero sia ascoltato da maggioranza e opposizione: sulle riforme ci vuole davvero serietà e responsabilità, o il Paese non reggerà più”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, commentando le dichiarazioni del Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che,  sulle riforme costituzionali e sulle Province, ha sottolineato la necessità di costruire una proposta unitaria, abbandonando la strada degli interventi spot. “Anci, Upi e Conferenza delle Regioni  – sottolinea Castiglione – chiedono da tempo che si lavori ad una riforma organica, complessiva, capace di introdurre quegli elementi fondamentali per dare un nuovo sistema di governance al Paese. Una riforma che interessi tutti i livelli di governo, a partire dal Parlamento, con l’istituzione della Camera delle Autonomie e la riduzione dei parlamentari, e che sia in grado di intervenire su Regioni, Province e Comuni non solo modificando numeri e dimensioni, ma ridefinendo le funzioni, le competenze, i ruoli. Solo così – conclude Castiglione  – avremo affrontato in modo serio i problemi aperti e saremo in grado di dare ai cittadini risposte concrete, al posto di inutili segnali. Con i ‘segnali’ non si governa il Paese, si fa demagogia”.

MANOVRA: IL PRESIDENTE DI PESARO URBINO, MATTEO RICCI

“Non si sta facendo un dibattito serio sulla riorganizzazione dello Stato. Per i cittadini, non c’e’ cosa peggiore di una istituzione che non funziona: percio’, bisogna capire le istituzioni che non funzionano e di conseguenza modificare gli assetti. Ma non e’ questo il ragionamento che si sta facendo sulle Province”. Lo ha dichiarato all’agenzia di stampa AGI il Presidente della Provincia di Pesaro-Urbino Matteo Ricci, che ha aggiunto: “Serviva uno specchietto per le allodole nell’incontro di Arcore tra Bossi e Berlusconi per dire che in qualche modo si toccavano i costi della politica. E quindi sono state sacrificate, almeno a parole, le Province. Non so cosa succederà – ha proseguito Ricci – perchè il percorso della legge costituzionale è lungo e non sappiamo che esiti avrà. Di certo, per il nostro territorio, non avere la provincia significa indebolire una comunità: diventera’ impensabile andare nel capoluogo regionale per qualsiasi cosa. Si parla impropriamente, in questo caso, di costi della politica.”In Europa, in tutti i Paesi c e’ un organismo intermedio di area vasta. Si e’ voluto tamponare la rabbia dei cittadini tagliando qualcosa e si e’ scelto di sacrificare le Province. In Regioni come la nostra, le Province contano molto, mentre nelle aree metropolitane il discorso e’ diverso, ma l’Italia e’ fatta in gran parte come le Marche. La provincia di Pesaro-Urbino – ha detto all’AGI – conta 360 mila abitanti, la città capoluogo 90 mila, Tutti gli altri chi li rappresenta? Ancona e’ lontana per Pesaro, figuriamoci per gli altri comuni. Del resto, tutte le associazioni e le organizzazioni sono configurate su scala provinciale, perche’ e’ questo l’ambito ottimale per la programmazione, la progettazione e la gestione dei servizi. Non si sta facendo un dibattito serio – ha concluso Ricci – e’ il sintomo della crisi della politica italiana. Dopo tanti fallimenti politici e sociali, si pensa che agendo cosi’ ci si salvera’ la faccia. Ma gli italiani non sono sciocchi”.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL’UPI, FABIO MELILLI

“Invece di sciogliere immediatamente le migliaia di enti di II livello governati da soggetti nominati dalla politica e non eletti dai cittadini, realizzando così da subito 2 miliardi di euro di risparmi, il Governo sceglie di rifugiarsi nell’“effetto annuncio” dichiarando di eliminare tutte le Province con una norma costituzionale.
Il tutto viene condito con una frase misteriosa per la quale le Regioni avranno un potere ordinamentale che consentirà loro di organizzare sul territorio le funzioni amministrative.
Si apre così la strada a nuove Agenzie e nuove Società che gestiranno le funzioni delle Province con nuovi Consigli di Amministrazione, Amministratori delegati e Direttori generali; tutto ciò in nome di una battaglia contro i costi della politica che vengono confusi con i costi della democrazia e della istituzioni.
Siamo curiosi leggere il testo della riforma costituzionale che dovrà modificare gli articoli 114, 115, 116 (a meno che non si vogliano far sopravvivere le Province autonome di Trento e di Bolzano), 117, 118, 119, 120, 132 e 133, in pratica quasi tutto il Titolo V della Costituzione.
Restiamo in attesa che qualcuno ci spieghi come verranno riorganizzati sul territorio nazionale gli uffici statali e se assisteremo alla scomparsa dello Stato in 90 capoluoghi o alla sua moltiplicazione in città che pur non essendo capoluogo, per la loro importanza, ne rivendicheranno la presenza”.

E’ quanto dichiara il presidente del Consiglio direttivo dell’Unione delle Province d’Italia, Fabio Melilli Presidente della Provincia di Rieti.

I Vice Presidenti dell’Upi : Da Ferrarese accuse ingiustificate.

“Comprendiamo bene che il clima politico, l’attacco continuo alle Province e il pressapochismo con cui si sta affrontando un tema così cruciale come la riforma del sistema Paese possa provocare reazioni fuori dalle righe in chi ogni giorno lavora al servizio della comunità e si sente delegittimato da slogan e propaganda. Ma il lavoro e l’impegno con cui il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione sta affrontando, con il pieno concorso e supporto dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi, la battaglia a sostegno delle Province non possono essere messi in discussione con accuse ingiustificate. Un impegno a tutto campo, che va dal confronto continuo con il Governo, con i rappresentanti del Parlamento e con i Partiti politici, alle dure prese di posizione sulla stampa, facilmente documentabili. Respingiamo quindi con fermezza la richiesta dimissioni avanzata dal Presidente della Provincia di Brindisi al Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione,  cui confermiamo pieno sostegno”.
Lo dichiarano, a nome di tutto l’ufficio di Presidenza dell’Upi, il Vice Presidente Vicario Dario Galli (Lega) presidente della Provincia di Varese, il Vice Presidente Vicario Antonio Saitta (PD) presidente della Provincia di Torino, il Vice Presidente Franco Antoci (UDC) presidente della Provincia di Ragusa, il Vice Presidente Zingaretti (PD) presidente della Provincia di Roma.

ZACCARIOTTO: ABOLIRE TUTTE PROVINCE? UN MODO PER NON AFFRONTARE IL PROBLEMA. VORREI CAPIRE L’OBIETTIVO DEL GOVERNO

«Abolire tutte le Province? A botta calda sembra un modo per non affrontare il problema. Aspetto di capire meglio l’obiettivo che ha portato a questa decisione la maggioranza di governo». Così la presidente Francesca Zaccariotto si è espressa oggi in merito all’accordo sancito ieri 29 agosto 2011 da Berlusconi e Bossi -. «L’iter che si prospetta è complesso, perché prevede la modifica della Costituzione. Non si è scelto di abolire le Province al di sotto dei 300 mila abitanti, o quelle di recente costituzione, si è scelta una strada più lunga per arrivare all’abolizione totale. Credo che le Province abbiano, oggi ancor di più, un significato particolare in quanto rappresentano, insieme ai Comuni, la realtà territoriale più vera. In questo momento poi i Comuni si sentono soli e senza risorse, né finanziarie né umane. E’ fondamentale individuare un terzo soggetto in grado di rappresentare un territorio, che sia interlocutore dei bisogni reali del cittadino in un costante dialogo con gli organi istituzionali. Lo dico soprattutto vista la mia esperienza di sindaco: oggi viviamo una sindrome di abbandono, rispetto agli enti sovraordinati, spesso ci sentiamo soggetti di serie B».

«Per quanto riguarda il recupero dei due miliardi di tagli agli enti locali – prosegue  Zaccariotto – è una battaglia vinta, e ne gioisco, anche se mi provoca amarezza il fatto che i sindaci, nel ruolo di rappresentanti dei cittadini e delle forze politiche di governo, siano costretti a manifestare in piazza per far capire la drammaticità della situazione. E’ necessario iniziare allora a lavorare per un’Italia unita senza enti privilegiati, che per un motivo o per l’altro riescono ad avere sempre contributi straordinari. Invece succede che in territori come Venezia non si riesca nemmeno a far approvare una legge speciale che possa consentire di affrontare i problemi complessi di quest’area bellissima, unica ma anche molto fragile».

La Presidente Francesca Zaccariotto aveva inviato al ministro dell’Interno Roberto Maroni un emendamento al Decreto Legge n. 138/2011 il cui termine scadeva proprio ieri. La proposta mira ad “inserire un nuovo parametro che riconosca la Provincia di Venezia come ente virtuoso non solo per il rispetto del patto di stabilità, e per il grado di autonomia finanziaria, ma anche per il basso livello di indebitamento, secondo le indicazioni della comunità europea che raccomandano di tenere sotto controllo il debito pubblico. «Per noi questo riconoscimento vorrebbe dire recuperare 20 milioni di euro circa per investimenti per scuole, strade, ambiente, servizi. Che oltre ai 64 milioni che lo stato ci deve restituire costituirebbero un bel tesoretto».

MANOVRA, CASAGRANDE (UPI MARCHE): SI COLPISCONO ENTI LOCALI MA NIENTE RISORSE PER LO SVILUPPO

Dopo settimane di “toto-manovra”, la confusione all’interno di questa maggioranza sembrano invocare la ricetta che a pagare siano i soliti noti. Del resto, lo aveva sottolineato subito una parte della maggioranza, quando in discussione c’era il contributo di solidarietà: “Quella tassa non va bene perché colpisce il nostro elettorato”. Una franchezza disarmante.
 
Con ogni probabilità, ci troveremo a fare i conti con una manovra depressiva, che sotto ogni aspetto – economico, sociale, formativo, culturale, ecc. – non guarderà alla ripresa del sistema Italia, disgregherà la coesione sociale generando nuove e sempre più grandi tensioni, acuirà le già troppe diseguaglianze.

E non è certo un caso che in tutta la manovra non ci sia una sola riga dedicata ai temi della ripresa. Uno degli innumerevoli esempi lo abbiamo proprio qui, davanti ai nostri occhi: mentre sotto il peso della crisi gli stabilimenti Fincantieri diventano cattedrali nel deserto, non un euro viene destinato al rilancio della cantieristica.

Colpire gli enti locali, strozzare economicamente i comuni e abolire le province. Questa, invece, è la sintesi che affiora dalla manovra del governo. Certo, non mancherà chi applaudirà al “taglio degli sprechi e delle poltrone”. Forse all’inizio saranno addirittura molti, ma poi verrà il momento delle scelte e sarà allora che dovremo chiederci chi sarà a garantire l’erogazione di servizi essenziali e universali, chi tutelerà la crescita coordinata e disciplinata dei territori, chi eviterà la frammentazione dei centri decisionali lasciando scelte di interesse generale in mano a una miriade di particolarismi.

Noi non ci lasceremo coinvolgere da questa impostazione demagogica. Per quanto ci riguarda, le stesse Province non devono essere considerate un totem e su questo siamo pronti a raccogliere la sfida del riordino e della revisione delle loro funzioni. Ma un conto è cercare di distogliere l’attenzione pubblica dai guasti e dalle ingiustizie contenute nella manovra, altro è aprire un confronto serio sulla sburocratizzazione della struttura amministrativa che non può avvenire – e su questo saremo inflessibili – a discapito della salvaguardia dei servizi.

Patrizia Casagrande Esposto – Presidente Upi Marche

Manovra, dichiarazione del Vice Presidente dell’Upi, Antonio Saitta

“Una manovra che cambia di ora in ora, e che dimostra quanto il Governo sia lontano dai problemi del Paese reale. Dopo avere provato, in maniera grossolana,  a cancellare alcune Province con un decreto, e essere stati costretti a tornare indietro,  per tutti gli allarmi di vizi di costituzionalità lanciati dalle relazioni tecniche e dai pareri del Parlamento, oggi tornano alla carica con l’abolizione di tutte le Province. Un intervento, tra l’altro, e ormai tutti ne sono consapevoli, che non comporta risparmio né a breve, né a lungo termine” .  Lo dichiara il Vicepresidente Vicario dell’Upi Antonio Saitta, Presidente della Provincia di Torino. “Questo balletto continuo – prosegue Saitta –  delegittima una istituzione, la sua classe dirigente e tutti quei cittadini che lavorano nelle Province al servizio delle comunità. I proclami di oggi sull’abolizione delle Province non sono altro che l’ennesima cortina di fumo alzata per coprire gli errori che il Governo sta commettendo e la mancata gestione della crisi, che rischia di portare il Paese allo sfascio”.  

MANOVRA ECONOMICA E PROVINCE

Aseguito della discussione parlamentare del Decreto Legge 138/2011 recante “ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo” e delle decisioni del governo di modifica sia di carattere costituzionale che finanziario è convocato l’Ufficio di Presidenza dell’Upi e i Presidenti delle Unioni regionali per giovedì 1 Settembre alle ore 11,00 presso la sede dell’UPI (Piazza Cardelli, 4 – Roma). All’Ordine del Giorno le valutazioni ed iniziative sulle norme di carattere finanziario e sulle norme di carattere ordinamentale della manovra.

MANOVRA E PROVINCE

“Continua ad esserci troppa confusione: il Governo chiarisca qual è il percorso che intende portare avanti per riformare le Province. Non siamo contrari ad un Disegno di Legge Costituzionale di riforma complessiva nel quale, accanto al dimezzamento die parlamentari e al riordino delle Province a livello regionale,  sia ribadito il ruolo assegnato a queste istituzioni dalla Costituzione. Per questo cogliamo con favore lo stralcio delle norme ordinamentali che, in maniera del tutto improvvisata, prevedevano l’eliminazione di alcune Province nella manovra economica.  Chiediamo però che nel Disegno di Legge si preveda, oltra alla conferma del ruolo delle Province come istituzione di area vasta,  la ridefinizione dei confini provinciali a livello regionale, il ridisegno delle Regioni con l’accorpamento di quelle piccole quanto una Provincia, la cancellazione delle Regioni a Statuto speciale, la riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato intorno alle nuove Province, la soppressione di tutti gli enti strumentali.  Certo è che le Province sono stanche di essere usate per riforme ‘bandiera’, che portano allo Stato risparmi pari a 0, e che servono solo a non affrontare in maniera seria il riordino istituzionale e ad eludere il tema della riorganizzazione dello Stato e la riduzione drastica dei costi della politica”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, annunciando poi per il prossimo 1° settembre una riunione straordinaria dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi e dei Presidenti delle Upi Regionali, per definire insieme iniziative e mobilitazioni a livello nazionale e locale. 

Quanto agli intevrenti di carattere economico previsti dalla manovra, il Presidente Castiglione ha sottolineato come nella manovra : “Avevamo chiesto il dimezzamento dei tagli agli Enti locali e lo sblocco delle risorse per fare ripartire gli investimenti. Le modifiche annunciate non chiariscono quale sarà la portata degli interventi per alleggerire il peso dei tagli su Province e Comuni, ma soprattutto non rispondono alle nostre richieste dello sblocco dei residui per riaprire i cantieri. Ci aspettiamo  dal Governo e dal Parlamento risposte chiare, altrimenti il nostro giudizio sulla manovra non potrà che restare negativo.
“Noi abbiamo fatto richieste precise – sottolinea Castiglione –  chiedendo, oltre al dimezzamento dei tagli a carico delle province, il rilancio degli investimenti, con l’utilizzo dei residui passivi per gli interventi sull’edilizia scolastica, sulla viabilità, nel contrasto al dissesto idrogeologico e per la diffusione della banda larga, necessari per modernizzare e mettere in sicurezza le infrastrutture del Paese. Non ci pare che dall’incontro di ieri siano emerse decisioni in questa direzione”.

MANOVRA: IL PRESIDENTE CASTIGLIONE E IL VICEPRESIDENTE SAITTA INCONTRANO ALFANO

”Alfano non ci ha parlato dell’abolizione delle Province, ma di un assetto funzionale ed efficace del sistema istituzionale locale”. Lo ha detto il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, al termine dell’incontro a via dell’Umilta’ cui è intervenuto insieme al Vice Presidente Vicario dell’Upi, Antonio Saitta, con il segretario del Pdl Angelino Alfano e i capigruppo di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. Castiglione ha sottolineato che dal segretario non e’ stata avanzata la proposta, emersa ieri nella riunione dei gruppi Pdl al Senato, dell’abolizione di tutte le Province. Quanto alle proposte dell’Upi, Castiglione ha parlato di una ”disponibilita’ all’ascolto” da parte del Pdl e di un ”incontro molto positivo”. ”Da parte nostra affermiamo che non c’e’ baratto tra pensioni e Province, ma siamo interessati a dare un assetto funzionale al nostro Paese”, ha aggiunto.

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