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Alessandria: Consiglio Provinciale 30 gennaio

La Provincia come Ente può essere importante e fondamentale anche in questo periodo di crisi economica, finanziaria e sociale.
Non lo dico per un problema personale, anche perché ho avuto ruoli ed incarichi diversi anche in altri Enti ed Istituzioni, né per la mia parte politica, ma sostengo la Provincia italiana in generale, perché è un Ente intermedio, di area vasta, di scelta e di programmazione, vicino alle popolazioni.
Sono contrario decisamente agli attacchi furibondi di giornalisti e politologi, che hanno preso spunto da alcuni scandali per attaccare Provincia ed altre Istituzioni.
Mi riferisco ai libri ed agli articoli di Rizzo e Stella e di altri giornalisti, tra cui Gramellini, ultimamente su “La Stampa” ed anche alla raccolta di firme, organizzata dal Direttore di Libero, Vittorio Feltri, che ha iniziato la sua attività come impiegato nella Provincia di Bergamo.
La raccolta firme mi pare proprio fuori luogo.
Dobbiamo dimostrare che la Provincia è una Istituzione attiva e positiva, soprattutto dai programmi, dalla soluzione dei problemi a favore della popolazione, ma anche dai nostri comportamenti di correttezza, di sobrietà, di semplicità, di passione e di realismo, come già ci aveva insegnato nella sua proposta di Legge un grande politico alessandrino, Urbano Rattazzi. La Legge dell’ottobre 1859.
Permettete, in chiusura una riflessione sincera e rigorosa sulla “Questione Morale”.
E’ un tema di grande attualità.
Ne parlano un po’ tutti in questo periodo, un paladino è soprattutto l’on. Antonio Di Pietro.
Personalmente l’ho vissuta e l’ho imparata in politica da Umberto Terracini e da Enrico Berlinguer: due grandi italiani e maestri di vita, oltre che giganti della politica.
Enrico Berlinguer nella famosa intervista a Repubblica il 28 luglio 1981 ci ammoniva con queste parole: “La Questione Morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna denunciarli, scovarli e metterli in galera.
La “Questione Morale” fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti e delle loro correnti, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo e potere, che vanno semplicemente abbandonati e superati. La “Questione Morale” riguarda l’Etica politica, la concezione della sfera pubblica e del bene pubblico.
E’ una questione più ampia della corruzione, che è questione criminale, e mentre a risolvere la questione criminale ci devono pensare i giudici, a risolvere la questione morale ci deve pensare la politica, nel senso più alto e più nobile del termine.
Dipende solo da noi seguire ed applicare questo grande ed indimenticabile insegnamento di Enrico Berlinguer, che non appartiene solo ad una parte politica, ma alla migliore storia d’Italia.

 

L’Aquila:Consiglio Provinciale del 30

E’ tornato di grande attualità, con l’approvazione al Senato del disegno di legge sul Federalismo Fiscale, il dibattito sull’abolizione delle Province. Abolizione che comporterebbe una sorta di semplificazione dell’organizzazione statale e una significativa riduzione dei cosiddetti “costi della politica” .
Il Consiglio Direttivo dell’Unione Province Italiane (UPI), proprio per manifestare contro l’infondatezza delle argomentazioni usate dai sostenitori dell’abolizione, ha promosso per il 30 gennaio una Giornata di Mobilitazione Nazionale.
Il Consiglio Provinciale dell’Aquila, con tutti i suoi Capigruppo e la Presidente Stefania Pezzopane, ha aderito senza indugio all’iniziativa ed ha convocato una seduta consiliare straordinaria ed aperta. Come Presidente del Consiglio Provinciale dell’Aquila non ho tuttavia alcuna intenzione di intentare una difesa d’ufficio dell’Ente in quanto tale, piuttosto vorrei limitarmi, laicamente, ad esporre alcune riflessioni .
Innanzi tutto si dovrebbe intavolare una discussione a carattere più generale sulla necessità di riformare le nostre istituzioni e allo stesso tempo di come ridurre i costi della politica. Sono queste però due cose ben distinte.
Siamo tutti consapevoli che il nostro Paese non può più permettersi l’attuale livello di burocrazia e le infinite sovrapposizioni per cui oggi diventa difficile per i cittadini e le imprese sapere con certezza chi fa che cosa e chi ha la responsabilità dei singoli problemi.
Troppo spesso i livelli di governo si sovrappongono nell’ esercizio delle funzioni ed ognuno dilata i tempi ed aumenta i costi.
Ma è bene ricordare che nel paese ci sono 91 Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) per il governo dei sistemi idrici, 131 ATO per il governo dei rifiuti, 1099 Enti parco e aree protette,145 Enti Parco Regionali,191 Consorzi di bonifica, 63 Bacini Imbriferi con relativi Consigli Di Amministrazione nominati e non eletti insieme a 356 Comunità Montane, 350 Unioni Comuni e centinaia di agenzie ed enti regionali, migliaia di Società pubbliche o miste e centinaia di circoscrizioni (50000 enti di governo).
Ecco perchè poi secondo me la discussione sul modello di Paese scivola e si confonde con la protesta sui costi della politica.
Ma se il tema è il funzionamento delle nostre istituzioni e la necessità è quella di riannodare un rapporto di fiducia con i cittadini allora è essenziale ripartire dalla Costituzione, che delinea 3 livelli di governo in cui si articola la Repubblica, così come avviene in Europa, dove 17 Paesi hanno 3 livelli di governo: Regioni, Province e Comuni , 5 ne hanno solo 2 Province e Comuni , solo 2 Stati non hanno le province Cipro e Lussemburgo.
L’Europa per vincere le sfide di coesione e di sviluppo, si sta caratterizzando sempre più come l’Europa dei territori, in cui i poteri locali costituiscono il trait-d’union tra le strategie complessive di sviluppo dell’ Unione Europea ed i bisogni dei suoi cittadini. Di fronte a questa situazione serve poco abolire un livello di governo.
Ma ciò che sarebbe sicuramente utile e non più procrastinabile, è identificare con puntualità le competenze esclusive di ognuno e quindi il livello di governo che per dimensione può assolvere meglio a quella funzione evitando che tutti facciano tutto.
La nostra Provincia si estende su circa 5000 Kmq, rappresenta circa la metà del territorio regionale ed ospita una popolazione di circa 300.000 abitanti, con indice di invecchiamento superiore alla media nazionale, con una densità abitativa di 84 abitanti/Kmq. Metà popolazione vive in 103 comuni di meno di 8000 abitanti. Di questi, 30 non raggiungono i 2000 abitanti e 52 hanno meno di 1000 abitanti .
Chi dovrebbe provvedere al sistema delle strade? Chi dovrebbe tutelarne l’ambiente e far fronte ai disastri ecologici? Chi programmarne e pianificarne lo sviluppo economico? Chi far fronte alle purtroppo sempre più frequenti crisi industriali? Chi proporre ed incentivare e implementare energie rinnovabili?
Chi dovrebbe continuare a far sentire cittadini, gli abitanti di Gioia dei Marsi, di cui mi onoro essere cittadino ed amministratore, Bisegna, Campotosto, Roccavivi di Villavallelonga, come di Pescocostanzo, e farli sentire parte di una comunità legati gli uni agli altri da quel senso di appartenenza che forse solo la Provincia riesce a rendere palpabile?
Si ha l’impressione che chi sostiene queste tesi non abbia mai esercitato il ruolo, non dico di Sindaco, ma nemmeno di Amministratore di un Ente Locale. Si pensa che la Provincia sia solo un edificio, un confine, una targa automobilistica o solo un cartello stradale? O forse tutto rientra in un disegno ben preciso di destrutturazione della Pubblica Amministrazione e conseguente privatizzazione dei trasporti, rifiuti, acqua? Si cerca di affievolire il controllo democratico su questi servizi?
Noi dobbiamo proseguire con determinazione sulla strada del buon governo e della buona Amministrazione, perché non c’è modo migliore per rispondere a questa polemica che la concretezza del nostro agire.
Alle Province spetterà il compito di governare un’ “area vasta” e assorbirne le funzioni che non possono essere gestite dai singoli comuni, tantomeno dalla Regione, organo legislativo e non più amministrativo.
Un area vasta dovrà avere uno ed un solo livello di governo. L’area vasta della Provincia dell’Aquila è sicuramente diversa da quella di Milano o Napoli e la Provincia non potrà più limitarsi solo a rappresentare, mediare le varie istanze che provengono dal territorio, bensì dovrà ancor di più svolgere autonomamente capacità di governo e saper accrescere la propria capacità di mobilitare risorse, umane finanziarie e strumentali, a favore del proprio territorio.
Prioritario per il futuro sarà quindi l’individuazione delle funzioni fondamentali ed esclusive di Comuni, Province e Città Metropolitane e la scrittura di una nuova Carta delle Autonomie Locali coerente con il nuovo Titolo V della Costituzione.
In particolare i Presidenti dei Consigli Provinciali d’Italia chiedono che venga ridefinito in modo organico il ruolo delle Province, affinchè attorno ad esse si concentrino tutte le funzioni di governo di area vasta e le risorse necessarie da individuarsi’ in tributi propri, compartecipazioni e fondi perequativi.

30 gennaio 2009 Giornata nazionale della partecipazione

L’Italia delle Province riparte dal confronto: il 30 gennaio prossimo, infatti, in tutto il Paese si terranno Consigli provinciali – aperti anche alla partecipazione dei sindaci, delle forze sociali e politiche, dei rappresentanti di Parlamento e Regioni, agli imprenditori e ai cittadini – per discutere delle riforme che dovranno portare alla riorganizzazione dello Stato, alla definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, all’eliminazione degli enti strumentali e alla semplificazione del sistema, a partire dal Federalismo Fiscale e dal Codice delle Autonomie.
Un evento che vedrà idealmente riunite le Province in contemporanea in tutta Italia.
Costruiamo insieme il nuovo sistema Paese” è il tema della giornata di confronto, voluta dall’Upi anche per ribadire la centralità delle Province, istituzioni chiamate a dare risposte alle crisi in atto attraverso i servizi che offrono ai cittadini e alle imprese e ad affrontare le vere questioni che interessano le comunità.

“Ma non sarà una giornata di mera rivendicazione – sottolinea il Presidente dell’Upi Fabio Melilli – vogliamo piuttosto aprire un confronto franco con tutti coloro che condividono con noi l’urgenza di dare riforme vere al Paese, capaci di accompagnare l’Italia nel difficilissimo momento di crisi che ci troviamo ad attraversare e di restituire ai cittadini fiducia verso le istituzioni. Per questo abbiamo scelto i Consigli Provinciali, e non le piazze o le sale dei convegni, come luogo per affermare la nostra volontà di affrontare questo percorso di riforma: perché è in queste Aule che ogni giorno risiede il dibattito democratico”.

I Consigli culmineranno con l’adozione di un ordine del giorno nel quale, tra l’altro, si chiede a Governo e Parlamento di proseguire verso un “riordino istituzionale che semplifichi la pubblica amministrazione individuando le funzioni fondamentali di Province e Comuni e colpisca le reali inefficienze, eliminando enti e strutture ridondanti a livello nazionale e regionale”.

 

DECRETO ANTICRISI E CONFERENZE DI SERVIZI

 “Le nuove norme che il decreto anticrisi intende introdurre in materia di conferenza dei servizi per progetti di opere di interesse statale rappresentano un elemento critico per gli enti locali” è quanto affermato da Massimo Rossi, Presidente della Provincia di Ascoli Piceno e Responsabile UPI per l’Ambiente
“Superare l’eventuale dissenso di una o più amministrazioni locali interessate dal progetto semplicemente prevedendo che siano lo Stato e la Regione interessata a valutare autonomamente le posizioni prevalenti, ci appare lesivo di una equiordinazione dei diversi livelli di governo, ma soprattutto non se ne capisce la necessità, poiché la normativa vigente già prevede forme di superamento dei contrasti” – prosegue Rossi.
“Pur comprendendo la necessità dotare il Paese delle infrastrutture necessarie e sostenibili in relazione al suo progresso economico e sociale, ritengo che il problema della celerità nell’attuazione degli investimenti sia piuttosto da ricercare nelle note carenze della programmazione e nel mancato coinvolgimento nell’ambito della stessa dell’intera “filiera istituzionale”. “Pertanto” conclude “chiediamo che la norma in questione sia modificata in un’ottica più coerente e rispettosa dell’autonomia e della rappresentatività degli enti locali nei propri territori”

 

Sicurezza nelle scuole: in vista patto tra le istituzioni

“Si lavora al testo di una Intesa interistituzionale tra Governo, Regioni, Province e Comuni sul tema decisivo della sicurezza nelle scuole, che noi ci auguriamo possa arrivare già nei prossimi giorni”. E’ il commento del Vice Presidente dell’Upi, Alberto Cavalli, alla decisione presa oggi in Conferenza Unificata di definire un Patto per la sicurezza scolastica.
“L’intesa – ha aggiunto Cavalli – potrà però dare i risultati che ci aspettiamo solo se sarà accompagnata da un adeguato stanziamento di risorse, tali da permettere alle Province e ai Comuni di intervenire tempestivamente. Noi riteniamo che solo per le scuole superiori servano almeno 3 miliardi di euro per i prossimi tre anni.
Si tratta di una grande inversione di tendenza rispetto al passato perché non dimentichiamo che, solo dal 2001 al 2006, le Province e i Comuni hanno investito per le scuole oltre 27 miliardi di euro, a fronte degli appena 630 milioni assegnati dal Governo.
Il Decreto anticrisi dovrebbe essere convertito dal Parlamento per la fine del mese: ci aspettiamo di conoscere l’ammontare delle risorse subito dopo questo passaggio, e chiediamo che venga riconosciuta la centralità dell’ educazione e formazione nelle politiche di sviluppo del Paese. La scuola – ha concluso Cavalli – è per le Province una priorità, e non solo in termini di edilizia scolastica, ma di programmazione, di facilitazione del raccordo tra formazione e lavoro, di adeguata dotazione informatica: siamo certi che anche il Governo e il Parlamento sapranno considerare questi aspetti come elementi determinati nel contrasto alla crisi finanziaria ed economica”. 

Federalismo fiscale, Upi: primo passo importante

“Ieri al Senato è stato compiuto un primo, importante, passo in avanti verso la costruzione di un nuovo quadro istituzionale del Paese. Ora è indispensabile accompagnare la riforma del federalismo fiscale con la riforma istituzionale, procedendo spediti con la definizione della Carta delle Autonomie locali”.
E’ il commento del Presidente dell’Upi, Fabio Melilli, dopo l’approvazione avvenuta ieri in Senato della riforma del federalismo fiscale.
“Il federalismo fiscale – ha detto Melilli – è una grande occasione per il Paese di snellire e semplificare il sistema tributario, legando le risorse alle responsabilità di chi governa e amministra i territori. Un risultato che è stato possibile raggiungere grazie al metodo che il Ministro Calderoli ha deciso di seguire nella faticosa definizione dei testi: questa volta, infatti, si è scelta la via del confronto, del dialogo, non solo tra partiti ma anche e soprattutto con le istituzioni locali. E’ anche grazie al fatto che il testo è stato costruito con l’apporto delle associazioni delle Regioni, delle Province e dei Comuni, se ieri anche l’opposizione ha scelto, dando prova di grande responsabilità, di astenersi nel voto”.
“Ci auguriamo che il Ministro Maroni possa al più presto completare questo quadro di riforme, definendo con la Carta delle Autonomie le funzioni e il nuovo assetto amministrativo di Province, Comuni e Città metropolitane, evitando così sovrapposizioni tra livelli di governo con l’obiettivo di snellire la Pubblica amministrazione e creare un più fecondo rapporto tra istituzioni, cittadini e imprese”.

Provincia di Milano Città metropolitana, Il Presidente Penati

“Basta rinvii e percorsi alternativi. L’iter è maturo e ci sono oggi le condizioni per dare piena attuazione alla Città metropolitana laddove è prevista dalla Costituzione.

Così interviene il presidente della Provincia di Milano e vicepresidente vicario dell’Unione Province italiane Filippo Penati sul tema delle città metropolitane.

“Non servono norme transitorie che complicherebbero il percorso istitutivo del nuovo ente. Al contrario ritengo che l’ente Città metropolitana debba essere ben definito da subito, senza dover fare passaggi intermedi. Si abbia il coraggio di dare piena attuazione alle città metropolitane, con un percorso chiaro e condiviso. Solo così si risponde alla richiesta di efficienza dei cittadini e dei territori di quelle aree”.

 

Circolare del Dipartimento delle Finanze, Direzione Federalismo fiscale,

In allegato, la “Circolare n.1 del Dipartimento delle Finanze/Direzione Federalismo Fiscale in materia di applicazione della tassa per occupazione di spazi ed aree pubbliche (Tosap) e del canone (Cosap) per le occupazioni effettuate con cavi, condutture e impianti da aziende di erogazione di pubblici servizi”

Documenti allegati:

CITTA’ METROPOLITANE: L’UPI AL PARLAMENTO

Il Presidente dell’Upi, Fabio Melilli, insieme ai Presidenti delle Province metropolitane, rivolge al Parlamento l’appello ad affrontare il tema delle Città metropolitane definendo norme che portino davvero alla istituzione di un ente nuovo, diverso da Comuni e Province, così come previsto dalla Costituzione.

“Per fare questo – sottolinea il Presidente Melilli – non servono norme transitorie, tanto più se queste disegnano le Città metropolitane come mere associazioni di Comuni.

Anche perché se le Città metropolitane si riducessero a questo, non ci sarebbe nemmeno bisogno di produrre alcuna nuova norma, visto che la possibilità di definire enti costituiti da Associazioni di Comuni è già prevista dalla legislazione italiana”.

Mobilitazione dei Consigli provinciali – venerdì 30 gennaio 2009

In allegato la terza circolare inviata alle Province

Documenti allegati:

DL Anticrisi: le Province ai Ministri

Il Decreto Anticrisi approvato dalla Camera dei Deputati contiene alcune norme che per le Province sono inaccettabili. 
E’ quanto scrive il Presidente dell’Upi Fabio Melilli in una lettera inviata oggi ai Ministri Tremonti, Maroni e Calderoli e al Sottosegretario Letta, chiedendo al Governo di “intervenire per rettificare questi errori ed evitare le gravi ripercussioni economiche che altrimenti si verificheranno nei bilanci delle Province”.
Nella lettera il Presidente dell’Upi fa riferimento in particolare all’articolo 2-ter del Decreto, che consente ai soli Comuni la possibilità di utilizzare le risorse giacenti nelle casse degli enti e spendibili nell’immediato per investimenti programmati e avviati, escludendole dal saldo utile 2009.
“Desidero ricordare – prosegue Melilli – che questa richiesta è stata avanzata dall’Upi da mesi, sia in sede tecnica che in sede politica,  ma ci è sempre stato risposto che questa strada era impraticabile, perché necessitava di copertura finanziaria. Se dunque ora la copertura finanziaria è stata individuata, desta molto stupore verificare che tale opzione è stata definita per i soli Comuni e non anche per le Province, così come ci si sarebbe aspettati, poiché, ricordo, anche le Province concorrono al risanamento della finanza pubblica attraverso il patto di stabilità interno e sottostanno alle medesime regole contabili dei Comuni”.
“Inoltre – aggiunge il Presidente dell’Upi Melilli – il Decreto approvato riduce l’Imposta Provinciale di Trascrizione, unica imposta propria delle Province,  intervenendo in maniera unilaterale su risorse proprie degli enti locali, senza che su ciò ci sia stato il benché minimo confronto con le Province.  Ciò è tanto più grave se si considera che tutto il settore automobilistico, che risente come altri ambiti, della grave crisi economica, registra una forte flessione e con esso anche le entrate provinciali collegate, ovvero IPT ed RcAuto: per fare un esempio in Piemonte e Liguria le immatricolazioni nel 2008 sono calate del 16%, e nel solo Piemonte le Province registreranno un calo delle entrate pari a circa 40 milioni  di euro”.

Roma, 19 gennaio 2009

In allegato la lettera del Presidente dell’Upi inviata ai Ministri

Documenti allegati:

DL Anticrisi e Patto di stabilità interno

“Il Parlamento oggi ha dato voce alle proteste e alle richieste legittime degli amministratori locali che chiedono da giorni modifiche al patto di stabilità interno e che ritengono ingiusta e ingiustificata la previsione dell’esclusione dal Patto prevista per il solo Comune di Roma”.
Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Fabio Melilli, commentando l’approvazione alla Camera dell’ordine del giorno che chiede al Governo l’esclusione delle spese per gli investimenti dal Patto di stabilità interna per Comuni e Province.
“Avevamo da tempo sollecitato il Governo ad operare questa scelta – prosegue Melilli – perché riteniamo che con l’esclusione dal Patto delle risorse utilizzate per investire sul territorio, oltre ad assicurare al Paese infrastrutture efficienti e sicure, si possa offrire un sostegno immediato all’economia per contrastare la crisi. Per questo avevamo chiesto di inserire questa norma nel Decreto Legge anticrisi, che riteniamo sia lo strumento più idoneo per accogliere questa richiesta.
Oggi, sostenuti anche dal Parlamento, torniamo a chiedere al Governo di ascoltare i Sindaci e i Presidenti di Provincia, e di operare una scelta giusta riparando all’ingiustizia che invece sarebbe rappresentata dal prevedere una deroga ad hoc per un solo Comune, fosse pure la Capitale”.

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