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Provincia di Viterbo: raccolta dei funghi

Con le piogge degli ultimi giorni si torna a raccogliere i funghi nella Tuscia. L’assessore all’Agricoltura Mario Trapè dà alcuni consigli utili prima di iniziare la raccolta “Per non incorrere in sanzioni – spiega – i giorni consentiti per la raccolta sono solo: martedì, venerdì, sabato e domenica. Il raccolto massimo è di tre chilogrammi. Inoltre prima di iniziare la raccolta è necessario aver pagata la tassa annuale (pari a 25,82 euro sul cc 12602017 intestato a tesoriere Provincia di Viterbo – causale tesserino funghi). Sono dispensata dal pagamento della tassa i raccoglitori di funghi che hanno superato i 65 anni di età”. E’ vietato raccogliere nelle ore notturne, l’uso di rastrelli e contenitori di plastica e praticare tale attività entro un margine di 10 metri dalle strade pubbliche. Non è inoltre possibile raccogliere esemplari non maturi: le misure minime del diametro del carpoforo è di 3 centimetri, fa eccezioni il porcino, il prataiolo, la cui misura minima è di 4 centimetri. Per la mazza di tamburo è di 5 centimetri.

“Per chi non è ancora in possesso del tesserino per la raccolta dei funghi – dice ancora Trapè – sono aperte le iscrizioni al corso micologico, organizzato dall’assessorato all’Agricoltura, al termine del quale sarà consegnato l’attestato utile per il rilascio del tesserino regionale abilitante alla raccolta nel Lazio”.

Info: Ufficio Agricoltura Provincia di Viterbo, via Saffi 49. Tel 0761313316 – Fax 0761323273

Porivncia di Agrigento: infrastrutture e cantieri

Lavori stradali per cinque milioni di euro saranno appaltati nei prossimi giorni. Gli interventi inseriti nel piano triennale delle opere pubbliche rappresentano un concreto intervento dell’Amministrazione D’Orsi per migliorare la viabilità provinciale.
Il 2 luglio scade il termine di presentazione delle offerte relative ai “Lavori di Manutenzione Straordinaria per il miglioramento della rete viaria secondaria per una maggiore accessibilità alle aree interne e sua messa in sicurezza. Dorsale Stazione Valledolmo-Cammarata-S.Stefano Quisquina” per un importo complessivo di € 2.900.000,00
E’ fissato il giorno 09 luglio il termine di presentazione delle offerte Lavori di manutenzione Straordinaria per l’eliminazione delle condizioni di pericolo della rete viaria secondaria e sua messa in sicurezza sulla viabilità orientale dipartimento n° 1 sulle SS.PP. n° 64 Agrigento-Palma di Montechiaro, S.P.C. n° 52 in territorio di Ravanusa, n° 53 in territorio di Ravanusa, collegamento tra la S.P. n° 6 e la S.P. n° 9 tra Ravanusa e Campobello di Licata, S.P. n° 11 in territorio di Licata, S.P. n° 13 in territorio di Racalmuto-Favara, S.P. n° 14 in territorio di Favara, S.P. n° 5 in territorio di Camastra-Licata , S.P. n° 80 Agrigento-Favara, S.P. 15 in territorio di Favara-Racalmuto-Grotte-Castrofilippo, S.P.C. n° 46 in territorio di Canicattì, S.P.C. n° 50 in territorio di Naro, S.P.C. n° 51 in territorio di Ravanusa, S.P.C. n° 62 in territorio di Palma di Montechiaro. Per questi interventi è previsto un importo complessivo di € 2.150.000,00.
Questi interventi, ha detto il Presidente D’Orsi, ci consentiranno di potenziare la viabilità provinciale rendendola più sicura e più moderna. Si tratta di interventi indifferibili per dare risposte ai cittadini che vivono nelle aree interne della provincia.

 

Il Presidente della Provincia di Treviso commenta il voto alle provinciali

“C’è elemento che emerge da queste elezioni cioè che è stato sconfitto il movimento anti-province.” 

E’ il commento del Presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, che analizza i dati dell’affluenza alle urne, in particolare nel Nord. “L’affluenza per i rinnovi delle Amministrazioni Provinciali ha superato il 70%.

E in Veneto ha visti picchi di oltre il 75% come a Padova, terra di quel Massimo Carraro che, assieme a pochi altri imprenditori (tra cui Calearo e Rossi Luciani), aveva fondato il comitato per l’astensionismo contro le Province, con tanto di liste collegate sia nel patavino che a Venezia. Ebbene, questi i risultati ottenuti: 0,34% a Padova, 0,23% a Venezia. Ai quali aggiungiamo uno 0,32% a Brescia e lo 0,50% a Lecco.

Bene, credo che questi signori abbiano constatato sul campo che i cittadini, soprattutto qui al Nord, sanno che le Amministrazioni Provinciali servono e svolgono mansioni indispensabili per la vita delle comunità locali. Approfitto anche per dare una replica alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che di recente aveva affermato la sua contrarierà alle Province, Ente che avrebbe salvato solo se avessimo approvato l’inceneritore. Purtroppo però, si tratta di impianti che solo le Regioni possono approvare, quindi il movimento anti-Province promosso dai suoi industriali ha poco a che fare con la questione”.

Siglato l’accordo per il rinnovo del contratto degli Enti locali

“Con la sigla dell’accordo per il rinnovo del contratto degli Enti locali abbiamo finalmente tagliato un traguardo importante per i nostri dipendenti e per le amministrazioni provinciali”. E’ il commento del Presidente dell’Upi, Fabio Melilli, dopo la chiusura dell’accordo per il contratto degli enti locali.
” I lavoratori -sostiene il Presidnete – hanno ottenuto il giusto riconoscimento dell’aumento salariale, che aspettavano ormai da tempo, mentre agli amministratori degli enti locali è stata assicurata la possibilità, nel rispetto dello spirito della riforma federalista dello Stato che il Paese ha avviato, di potere responsabilmente decidere di aumentare le risorse a disposizione per i propri dipendenti.
E’ stata una trattativa lunga e a tratti difficile – aggiunge Melilli – ma l’avere raggiunto un accordo unitario tra Regioni, Province e Comuni, con tutte le organizzazioni sindacali è un grande successo, oltre ad essere un segnale tangibile dell’impegno prioritario delle istituzioni locali a sostenere, in questo momento di crisi, le famiglie e le comunità.

Permettetemi di ringraziare, a nome dell’Upi e di tutte le Province, l’Assessore al Personale della Provincia di Torino,  Alessandra Speranza, che in veste di vicepresidente del Comitato di Settore ha seguito costantemente tutta la trattativa.

In allegato, il comunicato stampa del Comitato di settore

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Province: il Presidente della Provincia di Roma risponde al Ministro Brunetta

“Francamente non credo sia una buona idea quella di eliminare l’elezione diretta dei presidenti delle Province, perché diminuisce la trasparenza e rafforza il rischio di mancanza di controllo sull’operato di questo livello amministrativo. Quindi l’esatto opposto di quello di cui abbiamo bisogno”. Lo ha dichiratao alle agenzie di stampa il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, componente dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi, commentando le dichiarazioni del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. “Le Province svolgono una funzione che è anche quella di indirizzo e programmazione nei confronti dei Comuni, se facciamo eleggere i presidenti dai sindaci questo rapporto si invertirebbe. Cambiando continuamente in cinque anni i sindaci, avremo sempre maggioranze variabili che porterebbero inevitabilmente alla paralisi. Serve una semplificazione amministrativa che si può ottenere dando alle Province più poteri e funzioni per il governo del territorio. Ma a tutto questo – ha concluso Zingaretti – deve corrispondere una maggiore, e non minore, capacità di controllo da parte dei cittadini”.

Rapporto di Ricerca Upi – Censis

In allegato il rapporto di ricerca Upi – Censis presentato oggi, 28 maggio, in Conferenza Stampa alla Provincia di Roma.

Il Rapporto

L’estratto

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Piano d’Area della Media e Bassa Valle del Tordino, Teramo 16 aprile 2009

In alleggato, l’intervento Dott. MARCO POMPILIO al Convegno di presentazione del Piano d’Area della Media e Bassa Valle del Tordino, che si è svolto a Teramo il 16 aprile 2009.

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La Provincia di Viterbo e il protocollo di Kyoto

Le opportunità di sviluppo per la Tuscia legate alle fonti rinnovabili e all’uso razionale delle energie. E’ il fulcro del convegno che l’assessore all’Ambiente, Tolmino Piazzai, ha organizzato questa mattina a palazzo Gentili. Intorno al tema “Abbiamo un “Kyoto” fisso – Lo sviluppo ecosostenibile della provincia di Viterbo – Le fonti rinnovabili e il risparmio energetico”, si sono confrontati i massimi esperti del settore per fare il punto sui programmi avviati e sulle possibilità aperte dai bandi attivati o in fase di attivazione da parte dell’ente di via Saffi, nell’ambito di una politica avviata in collaborazione con Università della Tuscia, Camera di commercio, Esco Tuscia e Cirps, il consorzio interuniversitario di ricerca per lo sviluppo sostenibile.

In base ai dati illustrati, è emerso che l’impiego delle energie rinnovabili permetterà al Viterbese, grazie agli investimenti e alle politiche avviate dalla Provincia, di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, come stabilito dal protocollo di Kyoto.

L’assessore Piazzai, aprendo i lavori, ha illustrato le linee di azione dell’ente in materia di eco-sostenibilità. “Fondamentale in questo campo – ha spiegato – sono gli incentivi derivanti dalla campagna di attuazione della Legge 10 del ’91 che prevede piani di azione per il risparmio energetico e le fonti rinnovabili per un totale di 800.000 euro di investimenti disponibili”. Alcuni esempi dei fondi messi a bando dalla Provincia, sono i 200 mila euro per la campagna di rottamazione delle vecchie caldaie di privati, i 30 mila per gli audit energetici degli enti pubblici e i 70 mila i cosiddetti Peac delle Fenr, ovvero i piani energetici ambientali comunali delle fonti alternative.

“Per quanto riguarda le domande tese a ottenere un risparmio energetico e per le quali nel Lazio è previsto un beneficio fiscale del 55% – ha proseguito Piazzai – le iniziative presentate nel Viterbese sono ben 282. Il potenziale attuale delle fonti rinnovabili della provincia è di 528 megawatt, in previsione al 2020 si arriverà a 858”. L’assessore ha quindi ricordato l’impegno a favore della diffusione dell’edilizia sostenibile, grazie alla collaborazione coll’Istituto nazionale di Bioarchitettura, l’approvazione del piano di azione locale di Agenda 21, l’applicazione sempre più diffusa tra gli enti della certificazione Emas – per la quale a breve verrà pubblicato un bando rivolto alle imprese in accordo con la Camera di commercio – e ancora il turismo eco-sostenibile. “Tutte azioni – ha concluso – tese a creare un patto di sviluppo per la definizione del distretto di eco-compatibilità per la provincia di Viterbo”.

A portare i saluti per l’Università della Tuscia, il professor Giuseppe Nascetti della facoltà di Scienze. Ferdinando Suraci, consulente della Provincia di Viterbo, ha quindi illustrati la pianificazione energetica e ambientale dei Comuni della Tuscia. “La legge 10 del ’91 – ha ricordato – permette di attivati bandi che aprono enormi opportunità”. In base alle stime, al 2020 in tutto il Lazio si arriverà a una produzione di energia da fonti rinnovabili pari a 2.750 megawatt di cui ben 858 nel Viterbese. “Le proposte arrivate – ha continuato Suraci – ammontano già a 518 megawatt, in maggioranza per impianti fotovoltaici ed eolico”. Il consulente di palazzo Gentili ha poi illustrato il Peac, piano energetico e ambientale comunale delle fonti rinnovabili che punta a fotografare lo stato attuale della diffusione di queste fonti per poi definire i piani di azione realmente cantierabili in breve tempo e che i Comuni possono realizzare. Al bando, al 20 aprile avevano aderito Canino, Oriolo Romano, Lubriano, Marta, Celleno, Faleria, Castel Sant’Elia, Farnese, Bomarzo, Monte Romano e Corchiano.

A illustrare “Gli audit energetici strumenti per il risparmio nei comuni della Provincia”, ovvero come gli enti locali possono sopperire ai propri fabbisogni energetici in maniera sostenibile, è stato Fabrizio Giamminuti del Cirps (Centro di ricerca per lo sviluppo sostenibile). Quindi la parola è passata a Riccardo Valentini dell’Università della Tuscia che ha relazionato su “Analisi del bilancio della CO2 nella provincia di Viterbo”. “Le emissioni annuali pro-capite di un cittadino del Viterbese, conteggiando anche quelle della centrale elettrica di Montalto di Castro – ha detto – sono pari a 32 tonnellate, a fronte di una media nazionale di 2,8. Senza la centrale elettrica, la cifra scende a 8 tonnellate per abitante. Il punto è cosa può fare un cittadino per diminuire le emissioni e come la Provincia può intervenire”. Gli obiettivi posti sono di arrivare a 26,5 tonnellate pro-capite contando la centrale e 2,46 senza. “In base alle stime – ha concluso – l’impatto futuro delle politiche avviate permetterà di ridurre le emissioni di un milione di tonnellate, rispettando appieno il protocollo di Kyoto”.

A seguire, Sandro Meschini del Servizio energia di palazzo Gentili ha presentato lo “Sportello energia” e il bando “Rottamazione di 1000 caldaie per il riscaldamento” mentre Niccolò Geronzi, dello stesso ufficio, ha parlato del bando “1000 gazebi fotovoltaici”. Infine, Raffaella Graziotti della Esco ha illustrato i progetti regionali su illuminazione pubblica e fotovoltaico nelle scuole.

A partire da domani, i bandi provinciali saranno consultabili sul sito www.provincia.vt.it, mentre quelli regionali sono già pubblicati all’indirizzo www.sviluppolazio.it.

 

La Provincia di Torino esce dal Patto di stabilità

“E’ una scelta politica di cui mi assumo la responsabilità. Disobbedisco consapevolmente a Tremonti perché non voglio che le imprese, piccole e grandi, che hanno lavorato per la Provincia di Torino a costruire scuole o strade falliscano perché non le possiamo pagare. I soldi in cassa ci sono, è denaro pubblico per gli investimenti ed è giusto che la Provincia lo versi a chi ne ha diritto. Per questo ho deliberato di avviare l’uscita dal patto di stabilità”.
Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino ha fatto la scelta che meditava da settimane: “la Provincia di Torino ha 28 milioni di euro fermi che non può versare a causa dei vincoli del patto di stabilità: oggi ho deciso di sbloccarli e mi autodenuncio. Entro il 2009 dovremo pagare investimenti pubblici per 95 milioni di euro, 16 li abbiamo liquidati ad inizio anno, ora siamo fermi da mesi e le ditte falliscono. Non posso e non voglio contribuire a mandare in rovina chi ha vinto una gara pubblica ed deve pagare i suoi operai”.
Tra i pagamenti bloccati nelle casse della Provincia di Torino che Saitta oggi ha scelto di sbloccare, tra gli altri i lavori per la circonvallazione di Venaria e la variante di Borgaretto, la circonvallazione di Volpiano, la strada del Gran Paradiso nel tratto di Rivarolo e la provinciale delle Valli di Lanzo, la strada di Castagnole Piemonte e quella di Quincinetto, la strada di Avigliana più tutti gli interventi per i ripristini stradali dopo l’alluvione di maggio 2008 e la manutenzione straordinaria nelle scuole, su tutte l’adeguamento antisismico del Porro di Pinerolo: almeno 600 mandati di pagamento tutti di una certa consistenza.
“Sulle conseguenze politiche del mio gesto rispondo personalmente – commenta Saitta – e voglio proprio vedere se il Governo deciderà di penalizzare la Provincia di Torino impedendole nel 2010 di fare investimenti. Il Governo ha l’occasione di dimostrare se vuole sostenere davvero l’economia: non colpisca tutte le Province e i Comuni d’Italia che escono dal patto di stabilità per pagare gli investimenti effettuati. Basta casi come Catania, Berlusconi aiuti gli enti virtuosi, non quelli che sprecano!”
A convincere Saitta anche la recente sentenza del Tribunale di Torino che ha condannato la Provincia di Torino a pagare ad una impresa per la prima volta gli interessi passivi e le spese legali: “ci siamo difesi in Tribunale – spiega Saitta – motivando il blocco dei pagamenti a causa del patto di stabilità, ma i giudici hanno correttamente applicato la legge ed entro 30 giorni siamo costretti a pagare. Oggi avvio l’uscita dal Patto per evitare all’Ente che presiedo di doversi fare carico degli interessi passivi di tutti i creditori. Sarebbe un disastro!”

 “Il Governo non ha voluto ascoltare l’allarme che più e più volte gli abbiamo ripetuto, anche insieme al Parlamento: la difficile scelta della Provincia di Torino non è che la prima immediata conseguenza della sordità che ha accompagnato su questo fronte ogni proposta e richiesta che Province e Comuni insieme hanno rivolto al Governo”.
commenta il Presidente dell’Upi, Fabio Melilli.
“Nessuno si mostri sorpreso se le Province sono costrette a prendere questa drammatica decisione – sottolinea Melilli – da tempo sollecitiamo il Governo a trovare una soluzione tecnica, perché non è ammissibile che in una crisi così drammatica restino nelle casse delle Province, senza possibilità di essere spesi, quasi 5 miliardi di euro.
Non escludo che dopo questo primo passo compiuto dal Presidente Saitta, altre amministrazioni decidano di seguirne la stessa strada. Siamo ancora in tempo per trovare una soluzione condivisa: il Governo ci convochi subito.”

 

Terremoto: gli interventi della Provincia di Rieti

Il presidente della Provincia di Rieti Fabio Melilli  ha incontrato il rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila, Ferdinando di Orio, alla presenza del presidente della VI Comunità montana del Velino, Giancarlo Cococcioni, e del sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina, per mettere a disposizione dell’Ateneo abruzzese Villa Mentuccia. In questa struttura, situata ad Antrodoco, l’Università dell’Aquila, le cui sedi, come è noto, hanno subito danni rilevanti durante l’evento sismico iniziato il 6 aprile scorso, sposterà la propria Fondazione, la Casa editrice d’Ateneo (Una), dei Master e alcuni corsi di laurea. L’Amministrazione provinciale e il Comune di Antrodoco si attiveranno immediatamente per realizzare gli interventi di manutenzione necessari affinché i locali messi a disposizione dalla Comunità montana possano essere disponibili già nei prossimi giorni secondo le necessità dell’Ateneo abruzzese.

Il presidente Melilli ha inoltre già previsto di incontrare i responsabili della Protezione civile regionale per predisporre ulteriori interventi di miglioramento dell’edificio di Antrodoco. Tutto ciò verrà definito con uno specifico accordo di programma che la Comunità montana sta elaborando.

Terremoto: l’impegno dell’Upi Emilia Romagna

La Cabina di Regia del Sistema Emilia-Romagna, riunita in forma ristretta (Regione/Protezione Civile – ANCI – UPI – UNCEM) lunedì 11 maggio presso la Presidenza della Regione, ha definito gli obiettivi comuni di Regione ed Enti Locali dell’Emilia-Romagna nell’ambito del piano di ricostruzione delle zone colpite dal terremoto aquilano. Il Sistema Emilia-Romagna, costituito, in primo luogo dalle Istituzioni elettive (Regione, Province e Comuni) ma anche dal mondo economico produttivo, finanziario e di servizio, si farà carico della realizzazione, a L’Aquila, di una centrale operativa del 118 e di un poliambulatorio di base per i Comuni di Villa Sant’Angelo e Sant’Eusanio Forconese. Inoltre, in attuazione dell’intesa sottoscritta in questi giorni dal Presidente Errani con il Sottosegretario Bertolaso, il Presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi e gli Amministratori locali delle zone terremotate, il Sistema Emilia-Romagna parteciperà, nell’ambito degli interventi di solidarietà da concordare con il Governo e le altre Regioni, alla realizzazione di case di transizione e si impegna ad organizzare attività tecnico-amministrative a supporto delle Istituzioni abruzzesi.

Alle Province e ai Comuni maggiori si chiederanno, tra l’altro, Tecnici e Amministrativi da utilizzare nelle strutture di assistenza alle Istituzioni abruzzesi, mentre la Centrale Operativa del 118 e il Poliambulatorio di base saranno progettati dall’Agenzia Regionale della Protezione Civile e dalla Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali.

Energia e ambiente: grande successo per le Province al Premio Sfide2009

Roma, Savona, Belluno, Milano, Siena, Vicenza, Cuneo, Mantova: sono queste le 8 Province che hanno vinto quest’anno il “PREMIO SFIDE 2009: le politiche energetiche occasioni di sviluppo locale”, promosso nell’ambito del ForumPA in collaborazione con  UPI, FORUM PA, LEGAUTONOMIE, DISET – Dipartimento per lo Sviluppo delle Economie Territoriali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il Premio pone sotto l’obiettivo le buone pratiche degli Enti locali e delle Regioni come strumenti di sviluppo territoriale, per promuovere la sostenibilità energetica del territorio. Un riconoscimento che guarda alle buone idee, riconoscendone la valenza strategica, ma soprattutto alla capacità di realizzare scelte a impatto misurabile.

Dalla rosa dei 33 finalisti sono stati selezionati i 16 vincitori: per metà si tratta di «buone idee» dall’elevato grado di fattibilità, per l’altra metà sono «realizzazioni» già in atto dagli effetti a lunga durata.

Le Province si sono particolarmente distinte, tanto che sono riuscite a conquistare la metà dei premi a dispozione.

Al concorso hanno partecipato ben 91 progetti, che sono stati divisi in quattro ambiti: 35 progetti riguardano la ricerca e l’utilizzo di fonti rinnovabili; 23 i piani energetici locali; 16 le attività di miglioramento dell’autosufficienza energetica (rinnovabile e non); 17 l’uso virtuoso del ciclo dei rifiuti. Ogni categoria è divisa in “Realizzazioni” e “buone idee”.

Ecco le 4 categorie in cui sono stati suddivisi i progetti:
• i piani energetici (regionali, provinciali o comunali) in grado di assicurare ai cittadini un miglioramento della qualità della vita, un risparmio economico e una forte riduzione nel tempo delle emissioni inquinanti;
• le attività di sviluppo delle economie territoriali basate sulla localizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaica, eolica, geotermica ecc.);
• le attività di insediamento di grandi complessi per il miglioramento della autosufficienza e sostenibilità dei territori dal punto vista energetico (es. rigassificatori);
• le attività di sviluppo delle economie territoriali basate sull’uso virtuoso del ciclo dei rifiuti anche a fini di fonte di energia (es. uso nei termovalorizzatori, nei cementifici ecc.).

In allegato, proponiamo una breve sintesi di tutti i progetti usciti vittoriosi

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