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Assemblee elettive: convegno

Il 20 febbraio 2004 si terrà a Sassari un convegno nazionale promosso dall’Upi, dalla Provincia di Sassari e dell’Unione Province Sarde, sul tema “Le Assemblee elettive locali nel nuovo quadro costituzionale”.

L’i iniziativa è stata fortemente voluta dal Dipartimento Democrazia consiliare dell’Upi,  che nel corso di questi anni ha svolto un’intensa attività di studio e approfondimento sulle problematiche relative al ruolo dei Consigli provinciali e comunali elaborando un testo di proposte di modifica al Tuel.

L’intento del convegno è di avviare una riflessione concreta e partecipata sul nuovo ruolo dei Consigli comunali e provinciali alla luce delle grandi innovazioni legislative intervenute in questi ultimi anni, con particolare riferimento al mutato quadro costituzionale e alle riforme in itinere.

Ma anche di fare il punto sul lavoro svolto dalla Commissione per la revisione del TUEL e l’individuazione delle funzioni fondamentali degli enti locali , che sta concludendo i suoi lavori, ed  aprire un confronto politico/istituzionale tra le Province.

Nel link, la circolare diffusa dall’Upi con il programma del Convegno.

Sì alla Camera delle Autonomie

Il modello di Senato federale tedesco, il Bundesrat, non può essere applicato alla Costituzione italiana, perché, con la riforma del Titolo V, Regioni, Province e Comuni hanno assunto ruoli e funzioni che nulla hanno a che fare con i Lander cui i governatori si ostinano a volersi paragonare.


Il Senato federale italiano deve essere una ‘Camera delle Autonomie’, di tutte le Autonomie, che, per definirsi davvero tale, non può che prevedere la partecipazione di tutti i livelli di governo locale: Regioni, Province e Comuni.


Per questo siamo nettamente contrari a qualunque proposta che intenda risolvere il nodo del federalismo italiano, concedendo esclusivamente ai Presidenti di Regioni la rappresentanza diretta nella seconda Camera”.

Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria, commentando la proposta che prevede l’ingresso nel Senato federale, dei Governatori regionali accanto ai senatori eletti a suffragio universale.

“Non è questa la strada da percorrere, né si può pensare di riproporre un progetto che esclude la gran parte dei rappresentati del territorio. Non è un caso se nella ‘bicameralina’ – ha ricordato Ria –  era stato prevista l’integrazione dei rappresentanti di tutti gli enti locali. Quello è il progetto da seguire, è da lì che bisogna ripartire per definire il nuovo Senato federale, che, per essere davvero la Camera delle autonomie, deve prevedere al suo interno la presenza, in maniera paritaria,  dei rappresentanti di Regioni, Province e Comuni”.

Ria ha poi ricordato la proposta di Senato Federale misto presentata dall’Upi al Governo e al Parlamento: una Camera in cui, accanto ai cento senatori eletti a suffragio universale, ne siano previsti altri cento, rappresentanti dei governi locali, secondo un rapporto paritario sia rispetto alla componente eletta a suffragio universale, che tra Regioni, Province e Comuni.

 

Ria:proposta unitaria di Regioni e autonomie

 “La riforma federale dello Stato non può essere ridotta ad una banale merce di scambio tra i partiti: è il momento di restituire al dibattito sul futuro assetto polito ed istituzionale dell’Italia la dignità che merita e di avviare un confronto che trovi nella discussione tra tutti i soggetti interessati, Governo, Parlamento, Regioni, Province e Comuni, la necessaria soluzione condivisa”.

 Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Lorenzo Ria che, criticando gli aspri toni e gli scontri politici che in questi giorni si stanno susseguendo attorno alle proposte di riforma della Costituzione, invita le Regioni e le altre Autonomie ad operare in un percorso più coeso.

 “Se la discussione sulla nuova Costituzione ha assunto questi toni – afferma Ria – un po’ è anche per colpa dei rappresentanti dei governi locali, che non hanno saputo costruire una proposta unitaria, in particolare su quella istituzione che, più di tutte, dovrebbe rappresentare la svolta federale dello Stato e garantire la presenza dei territori in Parlamento. Sul Senato federale, infatti, pur avendo Regioni, Province e Comuni posizioni più o meno concordanti, non si è riusciti a fare fronte unico, ed è stata anche questa estrema frammentazione che ha permesso al Governo e al Parlamento di escluderci, di fatto, dal dibattito in corso.

Siamo ancora in tempo – ha sottolineato Ria – possiamo ancora lavorare ad un progetto unitario, una proposta delle Regioni e degli Enti locali che avrebbe, questa sì, la forza necessaria per ottenere la riapertura del confronto e fare ripartire la corretta dialettica interistituzionale”.


 

I principali provvedimenti per le Province

La legge finanziaria 2004 (l.n.350/03), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.299 del 27 dicembre 2003, ha definito alcune importanti norme di interesse degli enti locali.
Inseriamo nel link una scheda con la sintesi dei principali provvedimenti che attengono il sistema degli enti locali e delle Province in particolare.

Nello specifico, quelli contraddistinti in grassetto sono sicuramente i più favorevoli, frutto di difficile trattativa con il Governo durante l’iter parlamentare.
 

Conservazione dei dati sulle comunicazioni personali

Ufficio di presidenza UPI – Roma, 15 gennaio 2004

ORDINE DEL GIORNO

 

L’Unione delle Province d’Italia esprime viva preoccupazione per il Decreto-legge 24 dicembre 2003, n. 354 , che porta a cinque anni l’obbligo di legge per gli operatori di telecomunicazioni di conservare i dati relativi alle comunicazioni telefoniche, via sms, via internet e via email.

Si tratta infatti di una misura per cui non ricorrono le condizioni di straordinaria necessità ed urgenza che giustificano, a norma della Costituzione, il ricorso alla decretazione. Al contrario, dato che la norma investe materie di grande delicatezza sotto il profilo della tutela dei diritti e delle libertà costituzionali, sarebbe stato necessario un approfondito dibattito ed uno studio attento di soluzioni che – pur venendo incontro alle esigenze di sicurezza evidenziate dal Governo – non incidano sul livello di garanzie per i cittadini.

L’UPI ritiene che legittima e condivisibile la preoccupazione del Governo per la sicurezza, così come ritiene che sia lecito trovare gli strumenti per garantire all’autorità giudiziaria gli elementi utili, anche sul piano della tracciabilità delle comunicazioni telematiche, per la repressione del crimine. Tuttavia tali strumenti debbono essere valutati con attenzione tanto sotto il profilo dell’efficacia, quanto e soprattutto sotto quello della tutela del diritto alla riservatezza delle comunicazioni garantita dall’art. 15 della Costituzione. Sarebbe grave sancire la possibilità di un controllo indiscriminato dei comportamenti privati che, al di là delle preoccupazioni per l’ordine pubblico, avrebbe il solo effetto di aumentare la disaffezione dei cittadini verso le istituzioni dello Stato.

E’ quindi proprio sotto il profilo di merito che il decreto appare inadeguato, anche al di là dei suoi specifici contenuti. Infatti lam registrazione dei dati di traffico può essere usata per ricostruire gli interessi e la rete delle relazioni sociali di ciascuno. Tali informazioni possono pertanto essere finalizzate ad una profilazione dei soggetti da cui è possibile ricavare i loro dati sensibili, cioè le opinioni politiche e religiose, lo stato di salute e l’orientamento sessuale, ma anche le abitudini d’acquisto e altri comportamenti sociali e personali.

Inoltre è opinione comune che i soggetti che perseguono un intento criminoso siano in grado di utilizzare strumenti tecnici in grado di aggirare le forme di tracciamento e raccolta dei dati considerate nel decreto. Perciò l’emanazione di questo provvedimento non appare adeguata all’esigenza della lotta al crimine e al terrorismo.

Alla luce di queste considerazioni l’UPI auspica:

· che provvedimenti relativi alla conservazione dei dati di traffico non vengano assunti con lo strumento del Decreto legge, ma con quello della legge ordinaria;

· che su tali provvedimenti venga avviato un serio e articolato dibattito sia nelle sedi istituzionali che nella società, coinvolgendo in tale processo tanto il Garante per la protezione dei dati personali quanto la magistratura;

· che la normativa sia ispirata allo scrupoloso rispetto della riservatezza della comunicazione, in armonia con le leggi vigenti a tutela della privacy (leggi 675/96, 389/99 e 354/03);

· che vi sia una chiara e univoca definizione dei dati oggetto di controllo;

· che vi sia una chiara e univoca definizione delle regole necessarie a garantire la conservazione e distruzione dei dati immagazzinati per la trasparenza necessaria a un corretto rapporto fra cittadini e istituzioni;

· che la conservazione e distruzione dei dati vada affidata a un soggetto che dia la massima garanzia di riservatezza (come il Garante per la protezione dei dati personali).



 

Le Province e la II fase

Nel pieno della realizzazione della prima fase del piano per lo sviluppo dell’e-government,  che, con un investimento di 500 milioni di euro, finanzia 134 progetti che coinvolgono migliaia di enti tra Regioni, Province e Comuni, si prepara la seconda fase che, con 400 milioni di euro, si propone soprattutto di diffondere fra tutti gli enti i progetti già finanziati.
Ma se questo processo sarà naturale e di facile attuazione nei Comuni di grandi dimensioni, che potranno avere a disposizione le risorse finanziarie, umane e tecnologiche necessarie, del tutto diversa sarà la situazione dei piccoli e medi Comuni, che rappresentano nel nostro paese la grande maggioranza (il 94% dei Comuni italiani ha meno di 20.000 abitanti).
Per questo, nella seconda fase del piano nazionale, è prevista la realizzazione di centri di servizi territoriali in grado di servire complessivamente la pubblica amministrazione di un territorio, realizzando le necessarie economie di scala.
Ma come configurare questi centri? Ed in che modo organizzarli? E con quali attori? A questo è dedicato il convegno “II fase di e-government. Il ruolo delle Province e la centralità dei piccoli Comuni” in programma a Piacenza il 26 gennaio prossimo, alla presenza del Ministro dell’Innovazione e delle Tecnologie, Lucio Stanca, organizzato dalla Provincia di Piacenza con il patrocinio dell’Unione delle Province d’Italia.
Il convegno presenterà le esperienze già avviate da alcuni anni da numerose Province italiane (Agrigento, Bologna, Milano, Napoli, Parma, Piacenza, Pisa, Torino) nel settore dei centri servizi territoriali per i piccoli Comuni ed i risultati conseguiti.
Seguirà una tavola rotonda alla quale parteciperanno: Gino Nunes Presidente della Provincia di Pisa e responsabile nazionale dell’UPI per l’e-government; Gianfranco Burchiellaro, Sindaco di Mantova e responsabile nazionale di e-government per l’ANCI; Enrico Borghi, Presidente dell’Unione delle Comunità montane.
Le conclusioni saranno del Ministro Stanca.


 

Conferenza unificata 2 ottobre 2003

Ordine del giorno

Conferenza Unificata del 2 ottobre 2003

Roma, Sala riunioni di Via della Stamperia, n. 8

 

1) Approvazione del verbale della seduta del 9 settembre 2003.

2) Disegno di legge Costituzionale recante modificazioni degli articoli 55, 56, 57, 58, 59, 60, 64, 65, 67, 69, 70, 71, 72, 80, 81, 83, 85, 86, 87, 88, 89, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 104, 114, 116, 117, 126, 127, 135 e 138 della Costituzione. Parere ai sensi degli articoli 2, comma 3, e 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Rinvio in attesa dell’incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri

3) Comunicazione del Ministro per le attività produttive e del Ministro dell’ambiente in materia di energia.

Comunicazioni in merito al blak out del 28 settembre 2003

4) Comunicazione del Capo del Dipartimento per la Protezione Civile in merito al rischio idrogeologico e al blackout del 28 settembre 2003.

5) Piano di sicurezza stradale. 2° Programma annuale di attuazione. (INFRASTRUTTURE E TRASPORTI). Parere ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Parere favorevole

6) Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento concernente disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell’inquinamento acustico avente origine dal traffico veicolare, predisposto su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri della salute e delle infrastrutture e dei trasporti, in esecuzione dell’articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447. (AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO). Parere ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Parere favorevole con alcuni emendamenti delle Regioni

Per ulteriori informazioni cfr. il sito della Conferenza unificaata

Conferenza Unificata 9 ottobre 2003

Ordine del Giorno

Conferenza Unificata 9 ottobre 2003

Sala riunioni di Via della Stamperia, n. 8

1) Disegno di legge Costituzionale recante modificazioni degli articoli 55, 56, 57, 58, 59, 60, 64, 65, 67, 69, 70, 71, 72, 80, 81, 83, 85, 86, 87, 88, 89, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 104, 114, 116, 117, 126, 127, 135 e 138 della Costituzione. Parere ai sensi degli articoli 2, comma 3, e 9, comma 3, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Cfr. il dossier Upi sulla riforma costituzionale

Dall’Upi un “sì” condizionato

La conservazione e la valorizzazione dei beni culturali devono essere assegnate all’intero sistema delle istituzioni della Repubblica: Stato, Regioni, Province, Comuni e Città metropolitane, o il rischio è che si abbassi il livello di tutela.

E’ quanto ha ribadito oggi, in una Audizione alla Camera dei Deputati, l’Assessore alla Cultura della Provincia di Roma, Vincenzo Vita, intervenuto in rappresentanza dell’Unione delle Province d’Italia.

“Il Nuovo Codice dei beni culturali – ha detto l’Assessore – rischia di abbassa il livello di tutela: le procedure di alienazione sono semplificate, così come l’affidamento della gestione ai privati; il vincolo è reso molto più difficile e sottratto alla competenza tecnico-scientifica.”

Per questo l’UPI ha dato un parere favorevole, condizionato dall’accoglimento di determinanti garanzie, prima fra tutte, che la gestione della tutela, valorizzazione e conservazione dei beni culturali sia affidata alla pluralità delle istituzioni.

“Un ‘sì’ condizionato – ha concluso Vita – che ci auguriamo possa portare al completo accoglimento delle nostre istanze”.

Nel dettaglio, gli emendamenti presentati dall’Upi prevedono: il riconoscimento che la conservazione è competenza ripartita e condivisa tra tutti i livelli di governo che ne hanno responsabilità, Stato, Regioni ed Enti locali e che i soggetti deputati alla valorizzazione dei beni culturali di appartenenza pubblica sono lo Stato, le Regioni, le Province, le Città metropolitane e i Comuni. Le modalità di attuazione e le forme di gestione della valorizzazione dovranno essere definite attraverso accordi tra tali soggetti su base regionale. Per uniformare gli accordi su tutto il territorio nazionale, lo Stato, le Regioni e gli enti locali definiranno indirizzi generali e procedure comuni in sede di Conferenza Unificata.


Nel link, il testo consegnato dall’Upi alla Commissione.


 

Parere favorevole al Decreto del Ministro dell’Interno

E’ spostato al 31 marzo 2004 il termine per l’approvazione dei bilanci di previsione degli Enti locali.

Il decreto del  Ministero dell’Interno che prevede la proroga dal 31 dicembre 2003 al 31 marzo 2004, ha infatti ottenuto il parere favorevole della Conferenza Stato- Città e Autonomie, nella riunione che si è svolta il 17 dicembre scorso.

Chiusura uffici

Gli Uffici dell’Unione delle Province d’Italia rimarranno chiusi dal 24 dicembre 2003 al 6 gennaio 2004.

Dalla redazione di www.provinceditalia.it i migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo

Stefano Graziano, Responsabile Enti Locali Udc

“Davanti alla difficoltà reale del Paese abbiamo bisogno di razionalizzare la spesa. Una razionalizzazione che non può avvenire però facendo corrispondere ai tagli agli enti locali, l’istituzione di tre nuove Province” Lo ha detto Stefano Graziano, responsabile Enti locali UDC, rivolto ai rappresentanti delle Province riuniti all’Assemblea generale. “L’UDC è nettamente contrario all’istituzione di nuove province – ha poi aggiunto –  è una follia rispetto alla quale noi non ci sentiamo di partecipare. Detto questo, se questa parcellizazione deve essere fatta, che almeno rispetti parametri oggettivi nei quali definire quali province possono essere realmente istituite e quali no”. Graziano ha poi toccato il tema della legge sull’elezione diretta del Presidente di Provincia: “ Noi – ha detto –  riteniamo che sia fondamentale ristabilire il riequilibrio tra i poteri dei Presidenti e i Consigli provinciali perché questa è una delle distorsioni istituzionali create dalle legge 81, che va corretta.” Trattando i temi del federalismo, Graziano ha ricordato il rischio che non si crei un neocentralismo regionale, con Regioni che si attiveranno sulle deleghe alle province, ed altre no, mentre per quanto riguarda la finanziaria, ha ricordato l’impegno dell’Udc, contrario alla logica dei tagli agli enti locali, e la proposta di inserire una tassa sull’Ici pregressa di chi accede al condono edilizio. In conclusione del suo intervento,  Graziano ha poi voluto rilanciare un appello alla unità sul fronte delle riforme costituzionali che, ha detto “vanno fatte in modo condiviso”.

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