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Provincia di Latina: il Presidente Stefanelli firma gli atti del Bilancio

Il Presidente della Provincia di Latina  Gerardo Stefanelli ha firmato la proposta di Bilancio annuale e triennale 2022/2024 che sarà sottoposta all’esame del Consiglio Provinciale con il parere dell’Assemblea dei Sindaci. Il documento contiene il Piano triennale delle opere pubbliche, il Piano del fabbisogno di personale e il piano di alienazione degli immobili e rappresenta il risultato di un lavoro di analisi e valutazione delle esigenze della Provincia coniugato con le sue disponibilità economico-finanziarie ma anche una chiara formalizzazione delle scelte politiche e gestionali che danno contenuti ai programmi futuri.

“Questo Bilancio- sottolinea Stefanelli – che arriva a 60 giorni dalla mia elezione a Presidente, esprime l’impegno che il governo dell’ente assume nei confronti sia dei cittadini che degli altri utilizzatori del sistema di bilancio stesso. Abbiamo proceduto in maniera particolarmente veloce per restituire alla macchina amministrativa efficienza e celerità: sul fronte del personale l’esigenza è quella di procedere con l’assunzione di nuove unità per colmare la consistente carenza di organico e consentire quindi agli uffici di poter lavorare al pieno delle loro possibilità in particolare nella gestione delle scuole e della viabilità che richiedono il massimo dell’impegno. Vogliamo assicurare la disponibilità qualitativa e quantitativa di risorse umane necessarie alla realizzazione delle funzioni istituzionali che ci competono e dei relativi piani.

“Approvare un bilancio dell’ente entro i termini significa dimostrare anche di avere le idee chiare rispetto a ciò che si intende fare – prosegue Stefanelli – e tradurre in atti concreti lo scenario futuro perseguito da una amministrazione avendo per oggetto sempre e comunque la comunità locale. In definitiva questo documento di programmazione definisce ciò che si vuole e si deve fare. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza lo straordinario apporto e le straordinarie qualità delle risorse umane dell’ente, in primis i dirigenti, a cui va il mio ringraziamento per la collaborazione e l’impegno dimostrato nell’abbracciare con rinnovato entusiasmo questo nuovo corso politico amministrativo. La Provincia ha bisogno di tornare a correre e trainare l’intero territorio pontino – conclude – e l’azione che stiamo mettendo in campo vuole essere caratterizzata da velocità, efficienza e modernizzazione per restituire all’ente quel ruolo che merita”.

Provincia di Latina: il Presidente Stefanelli firma gli atti del Bilancio

Il Presidente della Provincia di Latina  Gerardo Stefanelli ha firmato la proposta di Bilancio annuale e triennale 2022/2024 che sarà sottoposta all’esame del Consiglio Provinciale con il parere dell’Assemblea dei Sindaci. Il documento contiene il Piano triennale delle opere pubbliche, il Piano del fabbisogno di personale e il piano di alienazione degli immobili e rappresenta il risultato di un lavoro di analisi e valutazione delle esigenze della Provincia coniugato con le sue disponibilità economico-finanziarie ma anche una chiara formalizzazione delle scelte politiche e gestionali che danno contenuti ai programmi futuri.

“Questo Bilancio- sottolinea Stefanelli – che arriva a 60 giorni dalla mia elezione a Presidente, esprime l’impegno che il governo dell’ente assume nei confronti sia dei cittadini che degli altri utilizzatori del sistema di bilancio stesso. Abbiamo proceduto in maniera particolarmente veloce per restituire alla macchina amministrativa efficienza e celerità: sul fronte del personale l’esigenza è quella di procedere con l’assunzione di nuove unità per colmare la consistente carenza di organico e consentire quindi agli uffici di poter lavorare al pieno delle loro possibilità in particolare nella gestione delle scuole e della viabilità che richiedono il massimo dell’impegno. Vogliamo assicurare la disponibilità qualitativa e quantitativa di risorse umane necessarie alla realizzazione delle funzioni istituzionali che ci competono e dei relativi piani.

“Approvare un bilancio dell’ente entro i termini significa dimostrare anche di avere le idee chiare rispetto a ciò che si intende fare – prosegue Stefanelli – e tradurre in atti concreti lo scenario futuro perseguito da una amministrazione avendo per oggetto sempre e comunque la comunità locale. In definitiva questo documento di programmazione definisce ciò che si vuole e si deve fare. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza lo straordinario apporto e le straordinarie qualità delle risorse umane dell’ente, in primis i dirigenti, a cui va il mio ringraziamento per la collaborazione e l’impegno dimostrato nell’abbracciare con rinnovato entusiasmo questo nuovo corso politico amministrativo. La Provincia ha bisogno di tornare a correre e trainare l’intero territorio pontino – conclude – e l’azione che stiamo mettendo in campo vuole essere caratterizzata da velocità, efficienza e modernizzazione per restituire all’ente quel ruolo che merita”.

Aumento contratti: Regioni, UPI e ANCI scrivono ai Ministri Brunetta e Franco

Preoccupazione per l’impatto economico-finanziario sulle Amministrazioni degli oneri necessari per procedere ai rinnovi contrattuali: la hanno espressa i Presidenti della Conferenza delle Regioni, UPI e ANCI –  Massimiliano Fedriga, Michele de Pascale, Antonio Decaro – in una lettera unitaria inviata ai MiniStri della PA, Renato Brunetta e dell’Economia, Daniele Franco.
“Come noto – si legge nella lettera – le leggi di Bilancio degli ultimi anni hanno stanziato le risorse per finanziare i rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021 per le sole amministrazioni centrali, lasciando a carico dei bilanci degli Enti territoriali gli oneri per il rinnovo del contratto nazionale del Comparto delle Funzioni locali.
Tale rinnovo ha un impatto diretto di circa 1,3 miliardi di Euro ed è così suddiviso: a carico di Comuni e Unioni di Comuni per circa 940 milioni, a carico delle Città metropolitane per circa 26 milioni, a carico delle Province per circa 70 milioni e a carico delle Regioni per circa 145 milioni di euro, non compensato da trasferimenti statali.
Peraltro – prosegue il testo – tenuto conto che il triennio contrattuale 2019-2021 è già trascorso, gli arretrati  contrattuali dovranno essere obbligatoriamente e integralmente corrisposti al momento della firma definitiva dell’imminente CCNL.

A ciò si aggiunge quanto stabilito dai commi 604 e 612 dell’ultima legge di Bilancio, relativi rispettivamente al finanziamento dei trattamenti accessori e degli ordinamenti professionali, destinati a pesare sul comparto per ulteriori 130 milioni di Euro, e l’indennità di vacanza contrattuale, che inciderà per altri 90 milioni di Euro, oltre alle risorse per il rinnovo 2022-2024 che dovranno essere accantonate nei bilanci. Deve inoltre tenersi conto del costo per il rinnovo del contratto della dirigenza, triennio 2019-2021.

L’allarme per l’impatto sui bilanci

“Un simile impatto sui bilanci non può essere trascurato- scrivono Fedriga, de Pascale e Decarp –  ed è destinato non solo a tradursi per tutti gli Enti Territoriali in un incremento della rigidità strutturale, ma molto
probabilmente a determinare anche per molti una condizione di deficitarietà, se non di squilibrio finanziario.
Ciò che preoccupa ulteriormente, nell’attuale fase di dispiegamento delle risorse stanziate attraverso il PNRR, è che, tenuto conto delle modalità di calcolo della capacità assunzionale in base alla regola della sostenibilità finanziaria introdotta con il D.L. n. 34/2019, un così forte incremento della spesa del personale implicherà già nel 2022 l’immediata contrazione della possibilità di assumere diverse decine di migliaia di dipendenti, vanificando gli effetti delle norme espansive approvate dal Governo”.

La richiesta

“Ferma l’esigenza di individuare una copertura statale degli oneri contrattuali attraverso appositi trasferimenti, assume oggi dunque massima urgenza la richiesta da noi più volte formulata di neutralizzare gli oneri per i rinnovi contrattuali dal computo della spesa di personale ai fini della determinazione delle facoltà assunzionali, come peraltro già previsto dalla legislazione previgente”.

QUI IL TESTO INTEGRALE Brunetta Franco Rinnovi contrattuali

 

Upi Veneto a Belluno, a Palazzo Piloni il direttivo regionale

Si è tenuto oggi a Palazzo Piloni il consiglio direttivo di Upi Veneto, l’Unione delle Province d’Italia, secondo la modalità itinerante decisa recentemente. Presenti i presidenti Roberto Padrin (Belluno), Stefano Marcon (Treviso), Fabio Bui (Padova), Enrico Ferrarese (Rovigo) e Manuel Scalzotto (Verona), oltre a Maria Cristina Franco (vice presidente della Provincia di Vicenza) e al segretario della città metropolitana di Venezia.
Sul tavolo della riunione, in particolare la questione delle dotazioni organiche in forza alle Province, relativamente alle funzioni non fondamentali.

Il problema illustrato dai presenti al tavolo riguarda la forte contrazione di personale seguita al riordino del 2016 (post-legge Delrio), dovuta da un lato al mancato turn-over, dall’altro alla riduzione delle strutture interne agli enti. È stato condiviso di effettuare una ricognizione dello stato attuale dei dipendenti delle Province in capo alle funzioni non fondamentali, da raffrontare con l’ultimo monitoraggio del 2015-2016, in modo da fotografare come è cambiata la dotazione organica negli ultimi anni.
«Il problema è che per anni le Province sono state additate come centri di spreco e non come erogatori di servizi di area vasta, quali sono» ha affermato il presidente Upi Veneto, Stefano Marcon. «Con il personale ridotto all’osso e risorse sempre più esigue, si rischia di non poter più svolgere quel ruolo che i nostri enti hanno. Per questo è necessario sedersi al tavolo con la Regione, per capire insieme come portare avanti le funzioni non fondamentali».
Il direttivo si è concentrato anche sulla gestione degli esperti Pnrr assegnati dalla Regione. «Una partita, quella del Piano Ripresa e Resilienza, che è fondamentale per le Province, ma anche per gli altri enti locali», il commento del presidente Roberto Padrin. «L’accesso a fondi così importanti passa attraverso progettazioni che hanno la necessità di esperti e tecnici. Sarà basilare poter utilizzare al meglio le risorse interne e in arrivo dalla Regione».
In chiusura, il direttivo Upi ha salutato la dottoressa Valeria Renaldin (segretario generale della Provincia di Padova), che nei prossimi giorni andrà in pensione.

Aumento contratti: Regioni, UPI e ANCI scrivono ai Ministri Brunetta e Franco

Preoccupazione per l’impatto economico-finanziario sulle Amministrazioni degli oneri necessari per procedere ai rinnovi contrattuali: la hanno espressa i Presidenti della Conferenza delle Regioni, UPI e ANCI –  Massimiliano Fedriga, Michele de Pascale, Antonio Decaro – in una lettera unitaria inviata ai MiniStri della PA, Renato Brunetta e dell’Economia, Daniele Franco.
“Come noto – si legge nella lettera – le leggi di Bilancio degli ultimi anni hanno stanziato le risorse per finanziare i rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021 per le sole amministrazioni centrali, lasciando a carico dei bilanci degli Enti territoriali gli oneri per il rinnovo del contratto nazionale del Comparto delle Funzioni locali.
Tale rinnovo ha un impatto diretto di circa 1,3 miliardi di Euro ed è così suddiviso: a carico di Comuni e Unioni di Comuni per circa 940 milioni, a carico delle Città metropolitane per circa 26 milioni, a carico delle Province per circa 70 milioni e a carico delle Regioni per circa 145 milioni di euro, non compensato da trasferimenti statali.
Peraltro – prosegue il testo – tenuto conto che il triennio contrattuale 2019-2021 è già trascorso, gli arretrati  contrattuali dovranno essere obbligatoriamente e integralmente corrisposti al momento della firma definitiva dell’imminente CCNL.

A ciò si aggiunge quanto stabilito dai commi 604 e 612 dell’ultima legge di Bilancio, relativi rispettivamente al finanziamento dei trattamenti accessori e degli ordinamenti professionali, destinati a pesare sul comparto per ulteriori 130 milioni di Euro, e l’indennità di vacanza contrattuale, che inciderà per altri 90 milioni di Euro, oltre alle risorse per il rinnovo 2022-2024 che dovranno essere accantonate nei bilanci. Deve inoltre tenersi conto del costo per il rinnovo del contratto della dirigenza, triennio 2019-2021.

L’allarme per l’impatto sui bilanci

“Un simile impatto sui bilanci non può essere trascurato- scrivono Fedriga, de Pascale e Decarp –  ed è destinato non solo a tradursi per tutti gli Enti Territoriali in un incremento della rigidità strutturale, ma molto
probabilmente a determinare anche per molti una condizione di deficitarietà, se non di squilibrio finanziario.
Ciò che preoccupa ulteriormente, nell’attuale fase di dispiegamento delle risorse stanziate attraverso il PNRR, è che, tenuto conto delle modalità di calcolo della capacità assunzionale in base alla regola della sostenibilità finanziaria introdotta con il D.L. n. 34/2019, un così forte incremento della spesa del personale implicherà già nel 2022 l’immediata contrazione della possibilità di assumere diverse decine di migliaia di dipendenti, vanificando gli effetti delle norme espansive approvate dal Governo”.

La richiesta

“Ferma l’esigenza di individuare una copertura statale degli oneri contrattuali attraverso appositi trasferimenti, assume oggi dunque massima urgenza la richiesta da noi più volte formulata di neutralizzare gli oneri per i rinnovi contrattuali dal computo della spesa di personale ai fini della determinazione delle facoltà assunzionali, come peraltro già previsto dalla legislazione previgente”.

QUI IL TESTO INTEGRALE Brunetta Franco Rinnovi contrattuali

 

Aumento contratti: Regioni, UPI e ANCI scrivono ai Ministri Brunetta e Franco

Preoccupazione per l’impatto economico-finanziario sulle Amministrazioni degli oneri necessari per procedere ai rinnovi contrattuali: la hanno espressa i Presidenti della Conferenza delle Regioni, UPI e ANCI –  Massimiliano Fedriga, Michele de Pascale, Antonio Decaro – in una lettera unitaria inviata ai MiniStri della PA, Renato Brunetta e dell’Economia, Daniele Franco.
“Come noto – si legge nella lettera – le leggi di Bilancio degli ultimi anni hanno stanziato le risorse per finanziare i rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021 per le sole amministrazioni centrali, lasciando a carico dei bilanci degli Enti territoriali gli oneri per il rinnovo del contratto nazionale del Comparto delle Funzioni locali.
Tale rinnovo ha un impatto diretto di circa 1,3 miliardi di Euro ed è così suddiviso: a carico di Comuni e Unioni di Comuni per circa 940 milioni, a carico delle Città metropolitane per circa 26 milioni, a carico delle Province per circa 70 milioni e a carico delle Regioni per circa 145 milioni di euro, non compensato da trasferimenti statali.
Peraltro – prosegue il testo – tenuto conto che il triennio contrattuale 2019-2021 è già trascorso, gli arretrati  contrattuali dovranno essere obbligatoriamente e integralmente corrisposti al momento della firma definitiva dell’imminente CCNL.

A ciò si aggiunge quanto stabilito dai commi 604 e 612 dell’ultima legge di Bilancio, relativi rispettivamente al finanziamento dei trattamenti accessori e degli ordinamenti professionali, destinati a pesare sul comparto per ulteriori 130 milioni di Euro, e l’indennità di vacanza contrattuale, che inciderà per altri 90 milioni di Euro, oltre alle risorse per il rinnovo 2022-2024 che dovranno essere accantonate nei bilanci. Deve inoltre tenersi conto del costo per il rinnovo del contratto della dirigenza, triennio 2019-2021.

L’allarme per l’impatto sui bilanci

“Un simile impatto sui bilanci non può essere trascurato- scrivono Fedriga, de Pascale e Decarp –  ed è destinato non solo a tradursi per tutti gli Enti Territoriali in un incremento della rigidità strutturale, ma molto
probabilmente a determinare anche per molti una condizione di deficitarietà, se non di squilibrio finanziario.
Ciò che preoccupa ulteriormente, nell’attuale fase di dispiegamento delle risorse stanziate attraverso il PNRR, è che, tenuto conto delle modalità di calcolo della capacità assunzionale in base alla regola della sostenibilità finanziaria introdotta con il D.L. n. 34/2019, un così forte incremento della spesa del personale implicherà già nel 2022 l’immediata contrazione della possibilità di assumere diverse decine di migliaia di dipendenti, vanificando gli effetti delle norme espansive approvate dal Governo”.

La richiesta

“Ferma l’esigenza di individuare una copertura statale degli oneri contrattuali attraverso appositi trasferimenti, assume oggi dunque massima urgenza la richiesta da noi più volte formulata di neutralizzare gli oneri per i rinnovi contrattuali dal computo della spesa di personale ai fini della determinazione delle facoltà assunzionali, come peraltro già previsto dalla legislazione previgente”.

QUI IL TESTO INTEGRALE Brunetta Franco Rinnovi contrattuali

 

Riforma Province: l’UPI Emilia-Romagna scrive alla Ministra Gelmini. Risposte positive dal Governo

«La necessità di garantire un normale funzionamento degli organi, di consolidarne le funzioni fondamentali e di giungere finalmente alla revisione del sistema elettorale, sono tra i motivi che spingono per una urgente revisione, anche in ragione di un rinnovato ruolo strategico che le Province hanno nel rilancio del Paese, grazie ai fondi che il PNRR assegna agli Enti Locali».

E’ la richiesta che il presidente di UPI Emilia-Romagna Gian Domenico Tomei ha rivolto, il 9 febbraio, alla Ministra per gli Affari regionali, onorevole Mariastella Gelmini, sollecitando l’approvazione del disegno di riforma delle Province, attualmente sul tavolo dell’esecutivo.

Nella lettera, inviata nei giorni scorsi al Ministero, Tomei sottolinea quanto «questi mesi di emergenza, abbiano reso evidente il ruolo di “cerniera istituzionale” delle Province nei confronti dei piccoli Comuni verso le Regioni e lo Stato, offrendo supporto e collaborazione attiva in quella logica di “casa dei Comuni” più volte richiamata da Governo e Parlamento» auspicando l’intervento del Governo affinché si possa dare al più presto compimento ad una riforma organica delle Province.

Dal Ministero per gli Affari regionali è arrivata la risposta lo scorso 10 febbraio 2022, in cui la ministra Gelmini afferma che «i molteplici impegni dell’Esecutivo per far fronte da un lato all’emergenza pandemica e ai relativi costi, economici e sociali, dall’altro alle scadenze prefissate per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, non hanno minimamente alterato la determinazione del Governo per una celere predisposizione del disegno di legge di revisione del TUEL» confidando che giungerà presto l’approvazione del disegno di riforma da parte del Consiglio dei Ministri.

La riforma della Province prevede, tra l’altro, la coincidenza della durata del mandato in cinque anni sia per i presidenti che per i Consigli di Province e Città metropolitane e il ripristino della Giunta con assessori in numero variabile da tre a quattro a seconda della popolosità della Provincia.

Il Ministro Giovannini apre un tavolo sulla viabilità provinciale con UPI

Una ricognizione delle opere strategiche per i territori provinciali, che possa essere condivisa con  il MIMS, le Regioni, ANAS e RFI e progettare investimenti strategici per il sistema socio economico in modo sostenibile ed egualitario. Questa la proposta presentata oggi dal Presidente di UPI Michele de Pascale al Ministro delle Infrastrutture per la Mobilità sostenibile,  Enrico Giovannini, al tavolo per la viabilità provinciale voluto dal Ministro cui partecipano anche ANAS e RFI.
” Abbiamo avviato una ricognizione su tutte le Province – ha detto il Presidente di UPI –  e stiamo costruendo la mappatura delle opere strategiche dal punto di vista socio economico e che sono indispensabili per le comunità, per i distretti produttivi,  per i sistemi economici locali”.
Mobilità sostenibile,  intermodalità, ciclovie, raccordi con autostrade, nodi ferroviari, portuali e aeroportuali: queste le priorità su cui si muoverà la ricognizione. Ma l’obiettivo del tavolo è anche di redigere linee guida condivise tra MIMS e UPI che dettino i principi per accompagnare la messa a terra delle opere secondo criteri di sostenibilità ambientale degli investimenti.
“Per decidere gli investimenti sulla mobilità  – ha concluso de Pascale – occorre seguire principi di equità e di strategicità: quando programmiamo lo sviluppo, la mappa di ciò che è  metropolitano non coincide necessariamente  con ciò che è  strategico. Il Ministro Giovannini, con l’avvio di questo tavolo e della ricognizione ha riportato con determinazione l’attenzione sulla viabilità secondaria, esaltando la portata non solo economica, ma anche sociale, della rete viaria provinciale , ribadendone la strategicità per il Paese”.

Nel link, la nota con le proposte presentate al Ministro Giovannini da UPI NOTA INCONTRO MINISTRO GIOVANNINI

Riforma Province: l’UPI Emilia-Romagna scrive alla Ministra Gelmini. Risposte positive dal Governo

«La necessità di garantire un normale funzionamento degli organi, di consolidarne le funzioni fondamentali e di giungere finalmente alla revisione del sistema elettorale, sono tra i motivi che spingono per una urgente revisione, anche in ragione di un rinnovato ruolo strategico che le Province hanno nel rilancio del Paese, grazie ai fondi che il PNRR assegna agli Enti Locali».

E’ la richiesta che il presidente di UPI Emilia-Romagna Gian Domenico Tomei ha rivolto, il 9 febbraio, alla Ministra per gli Affari regionali, onorevole Mariastella Gelmini, sollecitando l’approvazione del disegno di riforma delle Province, attualmente sul tavolo dell’esecutivo.

Nella lettera, inviata nei giorni scorsi al Ministero, Tomei sottolinea quanto «questi mesi di emergenza, abbiano reso evidente il ruolo di “cerniera istituzionale” delle Province nei confronti dei piccoli Comuni verso le Regioni e lo Stato, offrendo supporto e collaborazione attiva in quella logica di “casa dei Comuni” più volte richiamata da Governo e Parlamento» auspicando l’intervento del Governo affinché si possa dare al più presto compimento ad una riforma organica delle Province.

Dal Ministero per gli Affari regionali è arrivata la risposta lo scorso 10 febbraio 2022, in cui la ministra Gelmini afferma che «i molteplici impegni dell’Esecutivo per far fronte da un lato all’emergenza pandemica e ai relativi costi, economici e sociali, dall’altro alle scadenze prefissate per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, non hanno minimamente alterato la determinazione del Governo per una celere predisposizione del disegno di legge di revisione del TUEL» confidando che giungerà presto l’approvazione del disegno di riforma da parte del Consiglio dei Ministri.

La riforma della Province prevede, tra l’altro, la coincidenza della durata del mandato in cinque anni sia per i presidenti che per i Consigli di Province e Città metropolitane e il ripristino della Giunta con assessori in numero variabile da tre a quattro a seconda della popolosità della Provincia.

Le infrastrutture viarie strategiche della Provincia di Teramo nel pacchetto presentato al Ministro Giovannini: Pedemontana, panoramica del Gran Sasso, la rete provinciale delle piste ciclabili e il ponte sul Vomano che collegherebbe le aree industriali fra Roseto, Pineto e Atri.

La Pedemontana nord – sud con una specifica attenzione al tratto Bisenti-Cermignano-Penna Sant’Andrea al momento fuori dalla programmazione finanziaria; la strada panoramica del Gran Sasso; la rete provinciale della mobilità ciclistica; il ponte di collegamento fra le aree industriali Roseto-Atri/Pineto.

Sono queste le opere strategiche segnalate all’UPI per il dossier infrastrutture presentato venerdì scorso al ministro Enrico Giovannini; nella delegazione, oltre ai vertici nazionali dell’Upi anche il presidente della Provincia dell’Aquila nonché presidente dell’Unione delle Province Abruzzesi.

Gli interventi da segnalare dovevano rispondere a precise caratteristiche: due di rilevanza interprovinciale (pedemontana e panoramica) e due dovevano interessare il patrimonio gestito direttamente dall’ente sulla propria rete (mobilità sostenibile e rete viaria).

La messa in sicurezza e la modernizzazione dell’infrastrutturale stradale primaria e secondaria, infatti, è al centro dell’azione di Giovannini delegato alle Infrastrutture e alla Mobilità sostenibile.

Il dossier, una vera e propria mappa di interventi territoriali, andrà condiviso con le Regioni, con l’Anas e le Ferrovie dello Stato e, come dichiarato dallo stesso Ministro bisognerà costituire un tavolo di lavoro con le Province per redigere linee guida condivise: una operazione che restituisce la giusta attenzione alla viabilità secondaria, le reti provinciali, alle quali dopo la riforma “Delrio” non sono state assicurate da parte del Governo linee di finanziamento organiche e stabili causando un progressivo ammaloramento delle strade.

Nella nostra provincia la situazione si è fatta particolarmente grave perché oltre alla Delrio, una calamità causata dagli uomini, si sono avvicendate numerose e drammatiche calamità naturali: dai terremoti alle alluvioni. Non è un caso che le nostre principali fonti di finanziamento sono state quelle straordinarie mentre sono venuti a mancare i fondi ordinari che garantiscono la programmazione annuale degli interventi. Apprezziamo molto questa inversione di tendenza che ci ha trovati pronti con delle opere che sono accompagnate da una fase molto avanzata di progettazione, perché oltre al presente stiamo pensando al futuro e se non si realizzano questi collegamenti veloci con la rete interprovinciale, come del resto previsto da tutte le programmazione degli ultimi vent’anni, rischiamo una vera marginalità per tutto il territorio non costiero. Questa dovrebbe essere una battaglia di tutti ” commenta Diego Di Bonaventura.

 

Legge sulla montagna, l’UPI alla Gelmini “Grande occasione per dare prospettive di sviluppo alle terre alte”

“La legge sulla montagna è una grandissima occasione per dare il giusto valore e concrete prospettive di sviluppo alle aree montane, che tra arco alpino e dorsale appenninica costituiscono la spina dorsale del nostro Paese, ma che purtroppo da oltre un decennio stanno registrando drammatiche dinamiche di spopolamento. L’incontro di oggi con la Ministra Gelmini è un importante passo in avanti, considerato che la Ministra ci ha assicurati che il progetto di legge approderà in Parlamento tra poche settimane, entro la fine di febbraio”

Lo dichiara il Presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, intervenuto oggi per UPI alla riunione promossa dalla Ministra per gli Affari regionali e le Autonomie Maria Stella Gelmini, per fare il punto sulla legge quadro per la montagna.

“Il Le Province – ha detto Padrin alla Ministra –  possono attuare politiche legate ai rispettivi piani strategici che ben si integrano nel quadro del progetto di legge. Che, ne sono convinto, rappresenta un primo passo concreto verso una nuova visione della montagna e del ruolo delle Province montane. Un passo senza il quale continueremmo a vedere le “terre alte” come un peso per il resto del Paese e non come una risorsa ambientale, paesaggistica e sociale».

Legge sulla montagna, l’UPI alla Gelmini “Grande occasione per dare prospettive di sviluppo alle terre alte”

“La legge sulla montagna è una grandissima occasione per dare il giusto valore e concrete prospettive di sviluppo alle aree montane, che tra arco alpino e dorsale appenninica costituiscono la spina dorsale del nostro Paese, ma che purtroppo da oltre un decennio stanno registrando drammatiche dinamiche di spopolamento. L’incontro di oggi con la Ministra Gelmini è un importante passo in avanti, considerato che la Ministra ci ha assicurati che il progetto di legge approderà in Parlamento tra poche settimane, entro la fine di febbraio”

Lo dichiara il Presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, intervenuto oggi per UPI alla riunione promossa dalla Ministra per gli Affari regionali e le Autonomie Maria Stella Gelmini, per fare il punto sulla legge quadro per la montagna.

“Il Le Province – ha detto Padrin alla Ministra –  possono attuare politiche legate ai rispettivi piani strategici che ben si integrano nel quadro del progetto di legge. Che, ne sono convinto, rappresenta un primo passo concreto verso una nuova visione della montagna e del ruolo delle Province montane. Un passo senza il quale continueremmo a vedere le “terre alte” come un peso per il resto del Paese e non come una risorsa ambientale, paesaggistica e sociale».

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