Categoria: Ambiente e Territorio

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CONTROLLO DEL CINGHIALE, COSTITUITO UN TAVOLO TECNICO

Il punto della situazione sulle problematiche legate al crescente numero di cinghiali e sulle possibili misure da adottare è stato fatto nel corso di un incontro che si è tenuto lunedì 6 giugno nella Sala Consiglio della Provincia di Piacenza. Insieme al presidente della Provincia di Piacenza Patrizia Barbieri, al consigliere provinciale con delega ai Rapporti con la Regione in materia di Agricoltura, Caccia e Pesca Gianpaolo Maloberti, al responsabile per caccia, pesca e tartufi dello STACP Enrico Merli e al responsabile del Nucleo Tutela Faunistica della Polizia Locale della Provincia di Piacenza, commissario Roberto Cravedi, si sono riuniti alcuni sindaci dei Comuni piacentini e  rappresentanti di associazioni sindacali agricole, Ambiti Territoriali di Caccia e associazioni venatorie.

Nell’occasione sono state illustrate le modalità autorizzate di intervento ed è stato presentato un primo bilancio relativo all’attuazione del Piano quinquennale di controllo del cinghiale in provincia di Piacenza. Ad oggi è consentita l’attività di controllo in autodifesa da parte dei proprietari e conduttori agricoli, che si possono avvalere di famigliari e dipendenti in possesso della licenza di caccia o di coadiutori abilitati. È inoltre consentito l’intervento da parte degli istituti faunistici (ATC e istituti privati) che si avvalgono di “gruppi di girata” composti da un minimo di 4 ad un massimo di 10 coadiutori sotto la responsabilità di un conduttore di cani limiere: in questo caso non può essere utilizzato più di un cane abilitato limiere. Da inizio anno sono state rilasciate 174 autorizzazioni al controllo della specie valide fino al 31 dicembre 2022: a fronte di 78 interventi da postazione fissa di sparo in auto difesa sono stati abbattuti solo 10 capi, durante l’esecuzione di 111 interventi con il metodo della girata solo 99 capi. Si tratta di risultati che non vengono considerati adeguati alle esigenze del territorio, e nemmeno lontanamente paragonabili a quelli normalmente raggiunti con altre modalità, in mesi identici, in attuazione del Piano provinciale in vigore negli anni precedenti. È emersa inoltre una profonda insoddisfazione da parte dei rappresentanti degli agricoltori per i tempi tecnici di prelievo, non compatibili con le brevi fasi colturali che ovviamente necessitano di interventi e di risultati immediati. Con l’avanzare della stagione primaverile e l’aumento della copertura vegetale è emersa sempre di più, in sostanza, la difficoltà oggettiva ad attuare il controllo con il metodo della girata e l’utilizzo di un solo cane limiere.

La caratteristica copertura vegetativa e le grandi dimensioni degli appezzamenti destinati alla coltura del mais da foraggio e da granella, che caratterizzano in particolare la provincia di Piacenza, non consentono un utilizzo pienamente efficace del metodo della girata a causa dell’esiguo numero di coadiutori utilizzabili e per i rischi che potrebbe correre il solo cane limiere utilizzato. Preoccupa l’estrema difficoltà a ridurre dell’80% il numero di cinghiali nel territorio e quindi ad ottemperare alle disposizioni che il Commissario nazionale per l’emergenza PSA ha dato in considerazione della vicinanza con il focolaio della peste suina africana che ha duramente colpito alcuni territori delle province di Genova e Alessandria. Durante la riunione è emerso che molti Coadiutori volontari addetti al controllo del cinghiale, consapevoli delle difficoltà in cui si trovano ad operare, stanno perdendo motivazione ed entusiasmo nello svolgere tale funzione, e che risulta quindi sempre più difficile garantirne un numero sufficiente ad eseguire gli interventi sia da postazione fissa di sparo in autodifesa che con il metodo della girata. I presenti all’incontro di ieri hanno evidenziato, inoltre, che sono pochi i proprietari e conduttori di fondi agricoli che possono attuare direttamente l’autodifesa, o perché non in possesso della licenza di caccia o perché gli impegni lavorativi impediscono ai medesimi di avere il non breve tempo necessario da dedicare a questa attività. Sono anche pochi i cacciatori disponibili ad effettuare gli interventi in autodifesa in sostituzione degli agricoltori perché, a fronte di un impegno considerevole, vi sono risultati non soddisfacenti.

I convenuti hanno pertanto concordato sul fatto che sarebbe auspicabile poter utilizzare un maggior numero di coadiutori, con un impiego numerico di cani adeguato e proporzionale alle condizioni agro-silvopastorali del luogo e del periodo, al fine di rendere più sicuro ed efficace l’intervento di controllo. Di fronte alle preoccupazioni dei presenti, largamente condivise, l’assemblea ha accolto favorevolmente la proposta del consigliere provinciale Maloberti – che ha ringraziato i cacciatori per il loro contributo – di istituire un tavolo di confronto ad hoc, che avrà lo scopo di monitorare costantemente la situazione e di formulare possibili soluzioni per un fenomeno, quello della presenza della fauna selvatica e in particolare degli ungulati, che è in costante e preoccupante evoluzione. Il tavolo sarà composto da delegati in rappresentanza di sindaci, ATC, associazioni venatorie e associazioni sindacali agricole, e – per gli aspetti tecnici – dal responsabile per caccia, pesca e tartufi dello STACP Enrico Merli e dal responsabile del Nucleo Tutela Faunistica della Polizia Locale della Provincia di Piacenza, Commissario Roberto Cravedi.

 

 

 

L’ENTE PARCHI LANCIA IL NUOVO SITO E LA APP DEDICATI AI PERCORSI ESCURSIONISTICI NEI TERRITORI DI MODENA E REGGIO EMILIA

In coincidenza con l’apertura della nuova stagione turistica, l’Ente Parchi Emilia Centrale, ente gestore delle Aree protette (parchi, riserve, paesaggi, siti Natura 2000) delle province di Reggio Emilia e Modena, lancia “itinerari.parchiemiliacentrale.it”, il nuovo sito web che mette insieme quasi 2.500 chilometri di sentieri e percorsi escursionistici distribuiti nei due territori provinciali, di cui 1.000 all’interno delle sole Aree protette. Entro pochi giorni sarà pronta anche una app che avrà gli stessi contenuti del sito con funzionalità aggiuntive, utili agli utenti che se ne serviranno sul telefonino durante le loro escursioni. App e nuovo sito sono stati presentati questa mattina a Palazzo Allende, sede della Provincia di Reggio Emilia, dal presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, dal direttore dell’Ente Parchi Emilia Centrale, Valerio Fioravanti, e – in collegamento da remoto – da Marco Barbieri, per i realizzatori di Webmapp, nel corso di una conferenza-stampa alla quale hanno partecipato anche l’assessore del Comune di Canossa e presidente della Comunità del Paesaggio protetto Collina Reggiana, Mara Gombi, l’assessore alla Casa e alla Partecipazione del Comune di Reggio Emilia, Lanfranco De Franco, ed i presidenti del Cai di Reggio Emilia e Modena, Stefano Ovi e Alberto Accorsi. Nel sito e sulla app, i percorsi proposti dall’Ente Parchi sono suddivisi in itinerari storici, di crinale e in bici, oltre a quelli “a tappe”, cioè gli itinerari a lunga percorrenza che attraversano l’Emilia Centrale, come l’Alta Via dei Parchi regionale, il Sentiero dei Vulcani di Fango, la Via Matildica del Volto Santo e il Sentiero dei Ducati, solo per citarne alcuni. Per la prima volta tutti questi sentieri sono consultabili su un’unica mappa interattiva digitale, vero fiore all’occhiello del sito, in grado di fornire, per ogni percorso consigliato, passo dopo passo, dati sull’altimetria e sul fondo, oltre a descrizione, dislivelli, durata, lunghezza e grado di difficoltà. Per ognuno di questi percorsi sono mappati e descritti anche numerosi punti d’interesse sul territorio. Destinato a diventare uno strumento utile e integrato per tutti gli escursionisti, il nuovo sito è stato realizzato dalla ditta Webmapp di Pisa ed è frutto di un intenso lavoro durato mesi a cui hanno contribuito gli uffici dell’Ente Parchi Emilia Centrale, con un’ampia raccolta di informazioni da parte delle sezioni Cai di Modena e di Reggio Emilia e da parte della Consulta dei Sentieri delle Unioni di Comuni dell’Appennino modenese. Il lavoro alla base del sito rappresenta, di fatto, anche un aggiornamento della Rete escursionistica regionale (REER) per le province di Modena e Reggio Emilia – anch’essa riportata sulla mappa con funzioni interattive – e i nuovi strumenti realizzati si pongono come punti di riferimento attendibili e aggiornati per l’escursionismo nei territori dell’Emilia Centrale.

L’ENTE PARCHI LANCIA IL NUOVO SITO E LA APP DEDICATI AI PERCORSI ESCURSIONISTICI NEI TERRITORI DI MODENA E REGGIO EMILIA

In coincidenza con l’apertura della nuova stagione turistica, l’Ente Parchi Emilia Centrale, ente gestore delle Aree protette (parchi, riserve, paesaggi, siti Natura 2000) delle province di Reggio Emilia e Modena, lancia “itinerari.parchiemiliacentrale.it”, il nuovo sito web che mette insieme quasi 2.500 chilometri di sentieri e percorsi escursionistici distribuiti nei due territori provinciali, di cui 1.000 all’interno delle sole Aree protette. Entro pochi giorni sarà pronta anche una app che avrà gli stessi contenuti del sito con funzionalità aggiuntive, utili agli utenti che se ne serviranno sul telefonino durante le loro escursioni. App e nuovo sito sono stati presentati questa mattina a Palazzo Allende, sede della Provincia di Reggio Emilia, dal presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, dal direttore dell’Ente Parchi Emilia Centrale, Valerio Fioravanti, e – in collegamento da remoto – da Marco Barbieri, per i realizzatori di Webmapp, nel corso di una conferenza-stampa alla quale hanno partecipato anche l’assessore del Comune di Canossa e presidente della Comunità del Paesaggio protetto Collina Reggiana, Mara Gombi, l’assessore alla Casa e alla Partecipazione del Comune di Reggio Emilia, Lanfranco De Franco, ed i presidenti del Cai di Reggio Emilia e Modena, Stefano Ovi e Alberto Accorsi. Nel sito e sulla app, i percorsi proposti dall’Ente Parchi sono suddivisi in itinerari storici, di crinale e in bici, oltre a quelli “a tappe”, cioè gli itinerari a lunga percorrenza che attraversano l’Emilia Centrale, come l’Alta Via dei Parchi regionale, il Sentiero dei Vulcani di Fango, la Via Matildica del Volto Santo e il Sentiero dei Ducati, solo per citarne alcuni. Per la prima volta tutti questi sentieri sono consultabili su un’unica mappa interattiva digitale, vero fiore all’occhiello del sito, in grado di fornire, per ogni percorso consigliato, passo dopo passo, dati sull’altimetria e sul fondo, oltre a descrizione, dislivelli, durata, lunghezza e grado di difficoltà. Per ognuno di questi percorsi sono mappati e descritti anche numerosi punti d’interesse sul territorio. Destinato a diventare uno strumento utile e integrato per tutti gli escursionisti, il nuovo sito è stato realizzato dalla ditta Webmapp di Pisa ed è frutto di un intenso lavoro durato mesi a cui hanno contribuito gli uffici dell’Ente Parchi Emilia Centrale, con un’ampia raccolta di informazioni da parte delle sezioni Cai di Modena e di Reggio Emilia e da parte della Consulta dei Sentieri delle Unioni di Comuni dell’Appennino modenese. Il lavoro alla base del sito rappresenta, di fatto, anche un aggiornamento della Rete escursionistica regionale (REER) per le province di Modena e Reggio Emilia – anch’essa riportata sulla mappa con funzioni interattive – e i nuovi strumenti realizzati si pongono come punti di riferimento attendibili e aggiornati per l’escursionismo nei territori dell’Emilia Centrale.

Dieci anni fa il terremoto d’Emilia. Il presidente della Provincia di Reggio Emilia col Presidente Mattarella

Anche la Provincia di Reggio Emilia, con il presidente Giorgio Zanni ed i sindaci dei comuni reggiani coinvolti dal sisma 2012 , questa mattina a Medolla con il Presidente Mattarella, nel decennale del terremoto d’Emilia che in particolare con le scosse del 20 e 29 maggio 2012 colpì 59 comuni tra Reggio, Modena, Ferrara e Bologna.
Le vittime furono 28, la maggior parte nei luoghi di lavoro, i feriti 300. E poi ancora 19mila famiglie evacuate per 45mila sfollati, 14mila edifici sgomberati, pievi e chiese distrutte, fabbriche, capannoni e abitazioni crollati, danni a teatri, biblioteche, ospedali, 570 scuole dichiarate inagibili, 70mila ragazzi senza più un banco, l’esame di terza media e la Maturità 2012 nei container, 66mila le imprese colpite con danni complessivi pari a 12,2 miliardi di euro.

“Una giornata di grande emozione, una giornata di memoria e ricordo delle tragiche sofferenze personali e collettive che nel maggio 2012 colpirono le nostre comunità, una giornata di celebrazione dei traguardi di ricostruzione raggiunti – ha commentato il presidente Zanni – Insieme ai sindaci e alle istituzioni, alle associazioni ed ai volontari, alla protezione civile, al mondo imprenditoriale, agricolo e ai lavoratori tutti, in prima linea per la ricostruzione ogni singolo giorno di questi 10 anni, oggi prendiamo atto di una ricostruzione giunta pressoché al termine e completa per oltre il 95%: un risultato tutt’altro che scontato, frutto del modo tipicamente emiliano di fare bene, insieme, soprattutto nei momenti di difficoltà, ottenuto grazie alle persone di queste terre, ai nostri concittadini, al loro spirito di abnegazione, lavoro, sacrificio e ricostruzione”.

 

Dieci anni fa il terremoto d’Emilia. Il presidente della Provincia di Reggio Emilia col Presidente Mattarella

Anche la Provincia di Reggio Emilia, con il presidente Giorgio Zanni ed i sindaci dei comuni reggiani coinvolti dal sisma 2012 , questa mattina a Medolla con il Presidente Mattarella, nel decennale del terremoto d’Emilia che in particolare con le scosse del 20 e 29 maggio 2012 colpì 59 comuni tra Reggio, Modena, Ferrara e Bologna.
Le vittime furono 28, la maggior parte nei luoghi di lavoro, i feriti 300. E poi ancora 19mila famiglie evacuate per 45mila sfollati, 14mila edifici sgomberati, pievi e chiese distrutte, fabbriche, capannoni e abitazioni crollati, danni a teatri, biblioteche, ospedali, 570 scuole dichiarate inagibili, 70mila ragazzi senza più un banco, l’esame di terza media e la Maturità 2012 nei container, 66mila le imprese colpite con danni complessivi pari a 12,2 miliardi di euro.

“Una giornata di grande emozione, una giornata di memoria e ricordo delle tragiche sofferenze personali e collettive che nel maggio 2012 colpirono le nostre comunità, una giornata di celebrazione dei traguardi di ricostruzione raggiunti – ha commentato il presidente Zanni – Insieme ai sindaci e alle istituzioni, alle associazioni ed ai volontari, alla protezione civile, al mondo imprenditoriale, agricolo e ai lavoratori tutti, in prima linea per la ricostruzione ogni singolo giorno di questi 10 anni, oggi prendiamo atto di una ricostruzione giunta pressoché al termine e completa per oltre il 95%: un risultato tutt’altro che scontato, frutto del modo tipicamente emiliano di fare bene, insieme, soprattutto nei momenti di difficoltà, ottenuto grazie alle persone di queste terre, ai nostri concittadini, al loro spirito di abnegazione, lavoro, sacrificio e ricostruzione”.

 

La Provincia di Lecce ha presentato oggi le attivita’ all’unita’ operativa per lo sviluppo

La Provincia di Lecce ritorna protagonista dello sviluppo del territorio, coordinando le attività relative ai Patti territoriali, alle Comunità energetiche e alla Riforestazione, anche in vista della predisposizione di un progetto europeo da candidare al bando Interreg Europe di prossima pubblicazione.

Si è svolto questa mattina, nella sala consiliare di Palazzo dei Celestini a Lecce, un incontro dell’Unità Operativa per lo Sviluppo, convocato dal presidente della Provincia di Lecce Stefano Minerva.

Sono intervenuti il presidente Stefano Minerva, il consigliere provinciale delegato ai Patti territoriali Antonio Leo, i consiglieri provinciali Paola Povero, Antonio De Matteis e Gabriele Mangione, i dirigenti Carmelo Calamia (Politiche europee), Roberto Serra (Governance strategica e del PNRR, Promozione territoriale), Dario Corsini (Edilizia e programmazione, Rete scolastica e Patrimonio) e Antonio Arnò (Politiche di tutela ambientale e transizione ecologica).

Presenti i componenti dell’UOS: il presidente della Camera di Commercio di Lecce Mario Vadrucci, per UniSalento Paola Scorrano e Gianluca Elia, per Coldiretti Lucia Viola, per Cna Fernando De Carlo, per il Comune di Diso Giandomenico Letizia, per Federterziario Lecce Gianni Rango e Maria Luisa Franco, per Confcommercio Graziano Starace, i segretari di Cgil (Valentina Fragassi), Cisl (Ada Chirizzi) e Uil (Salvatore Giannetto).

La Provincia ha presentato ai componenti dell’Unità Operativa il progetto pilota sui Patti territoriali, candidato al Ministero dello Sviluppo Economico. Il Progetto Pilota, con i suoi 30 interventi infrastrutturali interconnessi tra di loro, e le 8 idee di impresa ad essi collegate, consentirà di sviluppare un nuovo modello territoriale che porterà ad una crescita complessiva. Per favorire l’interconnessione e la coerenza delle progettualità si è attuata una specifica metodologia. La creazione di un sistema caratterizzato dal recupero e la valorizzazioni di beni immobili, la promozione dell’utilizzo di mezzi di trasporto ecologici, la creazione di aree verdi, consentono di creare un’area di una certa godibilità ambientale e paesaggistica. Il modello del Progetto Pilota potrà essere replicato sul territorio stesso, utilizzando altri strumenti finanziari regionali, nazionali o europei, oppure anche in altri contesti nazionali ed internazionali, grazie alla rete di partenariato che la Provincia ha costruito in questi anni.

Un’altra parte della riunione è stata dedicata, poi, ad aprire una discussione sulle Comunità energetiche rinnovabili, un modello innovativo di gestione dell’energia già ampiamente diffuso in Nord Europa. Le nuove disposizioni favoriranno soprattutto la diffusione delle energie verdi e sostenibili, per creare sistemi virtuosi di produzione, autoconsumo e condivisione dell’energia tramite le comunità energetiche rinnovabili. Una comunità energetica è un’associazione composta da enti  pubblici locali, aziende, attività commerciali o cittadini privati, i quali scelgono di dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’autoconsumo attraverso un modello basato sulla condivisione. Si tratta, dunque, di una forma energetica collaborativa, incentrata su un sistema di scambio locale per favorire la gestione congiunta, lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale. E’ intervenuto il dirigente della Regione Puglia Francesco Corvace, che ha presentato le linee guida regionali in materia.

Si è parlato, infine, del progetto sulla Riforestazione relativo alle attività effettuate dalla Provincia, che si inserisce sempre nel quadro di uno sviluppo sostenibile del territorio.

La Provincia di Lecce ha presentato oggi le attivita’ all’unita’ operativa per lo sviluppo

La Provincia di Lecce ritorna protagonista dello sviluppo del territorio, coordinando le attività relative ai Patti territoriali, alle Comunità energetiche e alla Riforestazione, anche in vista della predisposizione di un progetto europeo da candidare al bando Interreg Europe di prossima pubblicazione.

Si è svolto questa mattina, nella sala consiliare di Palazzo dei Celestini a Lecce, un incontro dell’Unità Operativa per lo Sviluppo, convocato dal presidente della Provincia di Lecce Stefano Minerva.

Sono intervenuti il presidente Stefano Minerva, il consigliere provinciale delegato ai Patti territoriali Antonio Leo, i consiglieri provinciali Paola Povero, Antonio De Matteis e Gabriele Mangione, i dirigenti Carmelo Calamia (Politiche europee), Roberto Serra (Governance strategica e del PNRR, Promozione territoriale), Dario Corsini (Edilizia e programmazione, Rete scolastica e Patrimonio) e Antonio Arnò (Politiche di tutela ambientale e transizione ecologica).

Presenti i componenti dell’UOS: il presidente della Camera di Commercio di Lecce Mario Vadrucci, per UniSalento Paola Scorrano e Gianluca Elia, per Coldiretti Lucia Viola, per Cna Fernando De Carlo, per il Comune di Diso Giandomenico Letizia, per Federterziario Lecce Gianni Rango e Maria Luisa Franco, per Confcommercio Graziano Starace, i segretari di Cgil (Valentina Fragassi), Cisl (Ada Chirizzi) e Uil (Salvatore Giannetto).

La Provincia ha presentato ai componenti dell’Unità Operativa il progetto pilota sui Patti territoriali, candidato al Ministero dello Sviluppo Economico. Il Progetto Pilota, con i suoi 30 interventi infrastrutturali interconnessi tra di loro, e le 8 idee di impresa ad essi collegate, consentirà di sviluppare un nuovo modello territoriale che porterà ad una crescita complessiva. Per favorire l’interconnessione e la coerenza delle progettualità si è attuata una specifica metodologia. La creazione di un sistema caratterizzato dal recupero e la valorizzazioni di beni immobili, la promozione dell’utilizzo di mezzi di trasporto ecologici, la creazione di aree verdi, consentono di creare un’area di una certa godibilità ambientale e paesaggistica. Il modello del Progetto Pilota potrà essere replicato sul territorio stesso, utilizzando altri strumenti finanziari regionali, nazionali o europei, oppure anche in altri contesti nazionali ed internazionali, grazie alla rete di partenariato che la Provincia ha costruito in questi anni.

Un’altra parte della riunione è stata dedicata, poi, ad aprire una discussione sulle Comunità energetiche rinnovabili, un modello innovativo di gestione dell’energia già ampiamente diffuso in Nord Europa. Le nuove disposizioni favoriranno soprattutto la diffusione delle energie verdi e sostenibili, per creare sistemi virtuosi di produzione, autoconsumo e condivisione dell’energia tramite le comunità energetiche rinnovabili. Una comunità energetica è un’associazione composta da enti  pubblici locali, aziende, attività commerciali o cittadini privati, i quali scelgono di dotarsi di infrastrutture per la produzione di energia da fonti rinnovabili e l’autoconsumo attraverso un modello basato sulla condivisione. Si tratta, dunque, di una forma energetica collaborativa, incentrata su un sistema di scambio locale per favorire la gestione congiunta, lo sviluppo sostenibile e ridurre la dipendenza energetica dal sistema elettrico nazionale. E’ intervenuto il dirigente della Regione Puglia Francesco Corvace, che ha presentato le linee guida regionali in materia.

Si è parlato, infine, del progetto sulla Riforestazione relativo alle attività effettuate dalla Provincia, che si inserisce sempre nel quadro di uno sviluppo sostenibile del territorio.

Il Presidente della Provincia di Lucca alla riunione Comitato europeo delle Regioni

«Grande unità di intenti tra gli amministratori locali e le organizzazioni del settore forestale sull’importanza delle foreste nello sviluppo dei territori». Questo è il principale aspetto sottolineato dal presidente della Provincia, Luca Menesini, partecipando alla riunione del Comitato europeo delle Regioni, dove ha rappresentato la Toscana e, al termine della quale, è stato decisa l’organizzazione del seminario online ‘European Green Deal and Fit for 55 Package – The Role of Forests and Regions’.

La riunione ha permesso a Menesini di illustrare come la Toscana sia un esempio della possibilità di coniugare le funzioni ecologiche e ambientali delle foreste con quelle sociali ed economiche, grazie alla corretta gestione delle foreste e a una forte cultura forestale. 

«La crescita della superficie forestale in Europa – prosegue Menesini – è una testimonianza della nostra capacità nel garantire le sostenibilità della risorsa, coniugandone i fini ecologici e ambientali con quelli sociali ed economici».

Di fatto, quindi, le regioni europee si coalizzano per difendere il ruolo strategico e multifunzionale delle foreste, nel contesto del rinnovato quadro politico dell’Ue, con l’iniziativa di questo seminario, promosso dal grippo delle Regioni forestali europee, coordinato alle regioni finlandesi e spagnole, all’interno di una più ampia rete Eriaff (Regioni d’Europa per l’innovazione in agricoltura, alimentare e foreste), coordinata proprio dalla Regione Toscana. 

Le Regioni hanno condiviso le proprie preoccupazioni sulle possibili ripercussioni che una riduzione dell’uso a fini economici delle foreste potrebbe generare sulla spinta di alcune previsioni politiche a livello Ue, togliendo un elemento di sussistenza per le comunità rurali e le popolazioni che confidano anche sull’economia generata dalle foreste.

«Durante la conferenza – dice Menesini al termine dell’incontro organizzato con il contributo della Regione Toscana e del suo ufficio a Bruxelles – abbiamo dato un contributo importante alle istituzioni europee nell’orientare al meglio le future politiche che potrebbero impattare negativamente sul settore».

Il seminario ha accolto le posizioni dei rappresentanti delle istituzioni europee (Parlamento europeo, Commissione UE, Comitato europeo delle Regioni e Comicato economico e sociale europeo), oltre che dei rappresentanti di numerose organizzazioni internazionali del settore. Le regioni europee hanno, inoltre, presentato la loro posizione comune, aperta all’adesione di altre regioni d’Europa e disponibile sul sito Eriaff (www.eriaff.com/)

Il Presidente della Provincia di Lucca alla riunione Comitato europeo delle Regioni

«Grande unità di intenti tra gli amministratori locali e le organizzazioni del settore forestale sull’importanza delle foreste nello sviluppo dei territori». Questo è il principale aspetto sottolineato dal presidente della Provincia, Luca Menesini, partecipando alla riunione del Comitato europeo delle Regioni, dove ha rappresentato la Toscana e, al termine della quale, è stato decisa l’organizzazione del seminario online ‘European Green Deal and Fit for 55 Package – The Role of Forests and Regions’.

La riunione ha permesso a Menesini di illustrare come la Toscana sia un esempio della possibilità di coniugare le funzioni ecologiche e ambientali delle foreste con quelle sociali ed economiche, grazie alla corretta gestione delle foreste e a una forte cultura forestale. 

«La crescita della superficie forestale in Europa – prosegue Menesini – è una testimonianza della nostra capacità nel garantire le sostenibilità della risorsa, coniugandone i fini ecologici e ambientali con quelli sociali ed economici».

Di fatto, quindi, le regioni europee si coalizzano per difendere il ruolo strategico e multifunzionale delle foreste, nel contesto del rinnovato quadro politico dell’Ue, con l’iniziativa di questo seminario, promosso dal grippo delle Regioni forestali europee, coordinato alle regioni finlandesi e spagnole, all’interno di una più ampia rete Eriaff (Regioni d’Europa per l’innovazione in agricoltura, alimentare e foreste), coordinata proprio dalla Regione Toscana. 

Le Regioni hanno condiviso le proprie preoccupazioni sulle possibili ripercussioni che una riduzione dell’uso a fini economici delle foreste potrebbe generare sulla spinta di alcune previsioni politiche a livello Ue, togliendo un elemento di sussistenza per le comunità rurali e le popolazioni che confidano anche sull’economia generata dalle foreste.

«Durante la conferenza – dice Menesini al termine dell’incontro organizzato con il contributo della Regione Toscana e del suo ufficio a Bruxelles – abbiamo dato un contributo importante alle istituzioni europee nell’orientare al meglio le future politiche che potrebbero impattare negativamente sul settore».

Il seminario ha accolto le posizioni dei rappresentanti delle istituzioni europee (Parlamento europeo, Commissione UE, Comitato europeo delle Regioni e Comicato economico e sociale europeo), oltre che dei rappresentanti di numerose organizzazioni internazionali del settore. Le regioni europee hanno, inoltre, presentato la loro posizione comune, aperta all’adesione di altre regioni d’Europa e disponibile sul sito Eriaff (www.eriaff.com/)

Ddl montagna, UPI “Soddisfazione per il varo in Consiglio dei Ministri”

«La montagna smette di essere periferia e luogo remoto ed entra a pieno titolo nelle aree nevralgiche del Paese». È il commento di Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, in rappresentanza del Comitato  Direttivo dell’UPI, al varo in consiglio dei ministri del Ddl montagna (“Disposizioni per lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane”).

Il disegno di legge introduce misure organiche a sostegno della montagna, raccogliendo in un testo unitario e sistematico interventi normativi finalizzati a ridurre le condizioni di svantaggio dei territori montani. In particolare, misure per attrarre medici e insegnanti, misure per incentivare l’agricoltura di montagna ed evitare lo spopolamento.

«Come ho avuto modo di dire alla lettura delle prime bozze – sottolinea l’esponente dell’UPI –  il valore aggiunto di questa legge è il fatto che non si parla di sussidi alla montagna, ma di sviluppo omogeneo delle aree, con un’attenzione particolare a cittadini e imprese, nella logica di tenere le persone a vivere nelle cosiddette “terre alte”» sottolinea il presidente Padrin. «I territori diventano protagonisti. E le Province possono avere un ruolo chiave nell’attuare politiche legate ai rispettivi piani strategici che ben si integrano nel quadro di questa legge. Da bellunesi lo sappiamo bene e lo abbiamo sempre sostenuto: la montagna non è solo la nostra casa, ma è anche una risorsa ambientale, paesaggistica, storico-culturale e sociale. Ora ci auguriamo che l’iter prosegua spedito e ci sia piena convergenza su queste tematiche».

Ddl montagna, UPI “Soddisfazione per il varo in Consiglio dei Ministri”

«La montagna smette di essere periferia e luogo remoto ed entra a pieno titolo nelle aree nevralgiche del Paese». È il commento di Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, in rappresentanza del Comitato  Direttivo dell’UPI, al varo in consiglio dei ministri del Ddl montagna (“Disposizioni per lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane”).

Il disegno di legge introduce misure organiche a sostegno della montagna, raccogliendo in un testo unitario e sistematico interventi normativi finalizzati a ridurre le condizioni di svantaggio dei territori montani. In particolare, misure per attrarre medici e insegnanti, misure per incentivare l’agricoltura di montagna ed evitare lo spopolamento.

«Come ho avuto modo di dire alla lettura delle prime bozze – sottolinea l’esponente dell’UPI –  il valore aggiunto di questa legge è il fatto che non si parla di sussidi alla montagna, ma di sviluppo omogeneo delle aree, con un’attenzione particolare a cittadini e imprese, nella logica di tenere le persone a vivere nelle cosiddette “terre alte”» sottolinea il presidente Padrin. «I territori diventano protagonisti. E le Province possono avere un ruolo chiave nell’attuare politiche legate ai rispettivi piani strategici che ben si integrano nel quadro di questa legge. Da bellunesi lo sappiamo bene e lo abbiamo sempre sostenuto: la montagna non è solo la nostra casa, ma è anche una risorsa ambientale, paesaggistica, storico-culturale e sociale. Ora ci auguriamo che l’iter prosegua spedito e ci sia piena convergenza su queste tematiche».

Comuni ricicloni, dal Presidente della Provincia di Latina i complimenti ai sindaci

“I premi assegnati da Legambiente ai Comuni ricicloni della provincia di Latina con Spigno Saturnia, Norma e Fondi che hanno guadagnato i primi tre posti del podio nel Lazio rappresentano un risultato di grande prestigio, fondamentale per il percorso verso un sistema di raccolta differenziata diffuso sull’intero territorio che abbiamo in mente”.

Il presidente della Provincia Gerardo Stefanelli nel commentare i dati sulla raccolta differenziata fa i complimenti ai sindaci delle amministrazioni che hanno raggiunto questo traguardo e sottolinea come il quadro generale sia davvero rassicurante.

“Il fatto che complessivamente ben 23 Comuni pontini hanno superato la soglia del 65% e altri sei sono sopra il 50%  nella differenziata – sottolinea Stefanelli – mette in evidenza gli importanti passi avanti fatti negli ultimi anni e ci consente di guardare con ottimismo all’organizzazione del sistema dei rifiuti sul quale stiamo lavorando. Sono convinto che, grazie al sistema di raccolta porta a porta varato dall’amministrazione comunale di Latina e la larga adesione ai progetti dell’azienda Abc da parte di altri Comuni con un grande lavoro di squadra, nei prossimi cinque anni sarà possibile raggiungere il risultato del 65% su base provinciale recuperando il gap attuale. Questa prospettiva avrà una ricaduta fondamentale anche sul piano dei rifiuti perché l’incremento della raccolta differenziata ci consentirà di pensare ad un impianto per il trattamento del residuo secco di minori dimensioni.

L’invito rivolto da parte mia a sindaci e amministratori – conclude – è quello di continuare ad impegnarsi per incrementare la percentuale di raccolta differenziata così da poter contribuire ad una maggiore tutela dell’ambiente e ad un sistema di trattamento il meno impattante possibile”.

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