Categoria: Bilanci e Finanza

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APPROVATO IL BILANCIO DI PREVISIONE 2024-2026 DELLA PROVINCIA DI LECCE SENZA DISAVANZO E NEI TEMPI PREVISTI. VIA LIBERA DAL CONSIGLIO ANCHE AL PEG

Via libera definitivo dal Consiglio provinciale di Lecce al Bilancio di Previsione 2024 – 2026, corredato dal Documento di unico di programmazione (Dup) e altri allegati, e al Piano esecutivo di gestione per il triennio 2024 – 2026. Quello di oggi è stato il terzo e ultimo passaggio previsto dalla legge per l’approvazione definitiva del Bilancio di previsione, dopo l’adozione, in prima lettura, da parte del Consiglio provinciale, nella seduta del 28 dicembre e poi il parere favorevole espresso all’unanimità dall’Assemblea dei sindaci, il 9 gennaio scorso.

Come già evidenziato nei precedenti passaggi del complesso iter di approvazione, per la prima volta dopo 20 anni, la Provincia ha approvato il Bilancio di previsione entro i tempi stabiliti e, sempre per la prima volta dopo 9 anni, senza la previsione del disavanzo da ripianare. “Un risultato storico”, come lo aveva già definito il presidente Stefano Minerva. La riforma Delrio del 2015, infatti, aveva portato ad complessivo indebitamento della Provincia di Lecce pari ad oltre 19 milioni di euro, costituito dal disavanzo provocato dai tagli della legge Delrio (oltre 8 milioni) e da 11 milioni circa di disavanzo tecnico per l’introduzione della contabilità armonizzata. Per quest’ultimo era stato fissato un percorso di rientro di 30 anni.

Una prudente valutazione delle entrate, un recupero di risorse e una gestione oculata della spesa hanno consentito il rientro del disavanzo in 8 anni, anziché nei 30 fissati. Con il 2023 il percorso di rientro è stato chiuso in largo anticipo dall’Ente ed il 2024 è il primo esercizio che parte senza una quota di disavanzo da recuperare”, ha spiegato nuovamente il dirigente dei Servizi finanziari Pantaleo Isceri.

Semaforo verde anche per il Piano esecutivo di gestione (Peg) 2024 – 2026, su cui è intervenuto il direttore generale dell’Ente provinciale Andrea Romano, che ha ringraziato i Servizi finanziari “per la grande capacità dimostrata nel predisporre il Bilancio nei tempi adeguati a non avere una gestione provvisoria e consentire di raggiungere gli obiettivi generali che l’Amministrazione si è data. A questa grande capacità vorremmo rispondere anche con l’approvazione in tempi brevi del Piao, il Piano integrato di attività e organizzazione, così da avere a disposizione tanti mesi per mettere in campo le azioni previste all’interno di questi strumenti programmatici”, ha affermato Romano.

A conclusione della seduta, infine, il direttore generale ha ringraziato tutto il Consiglio provinciale “per il dialogo proficuo messo in campo in questi anni”.

Ultimo Consiglio Provinciale e Assemblea dei Sindaci: approvato il bilancio 2024-2026 della Provincia di Treviso

Si sono svolti ieri, mercoledì 21 dicembre, nella sede della Provincia di Treviso l’ultimo Consiglio Provinciale del 2022 e l’Assemblea dei Sindaci, per l’approvazione del Bilancio di Previsione del triennio 2024-2026. L’ordine dei lavori prevedeva prima la discussione in Consiglio (approvato con 3 astenuti), poi il passaggio all’Assemblea negli spazi dell’Auditorium, dove il bilancio è stato approvato all’unanimità e, infine, il ritorno in Consiglio Provinciale per l’approvazione definitiva.

Il presidente della Provincia, Stefano Marcon, ha presentato gli obiettivi strategici 2024-2026 dell’attività programmatica dell’Ente, ovvero digitalizzazione e innovazione, finanza, crescita economica, sostenibilità e mobilità, rafforzare il sistema delle autonomie locali… tutti ambiti legati trasversalmente da un approccio di attenzione e riguardo alle pari opportunità e alla semplificazione delle procedure.

Passando al dettaglio dei dati di bilancio, le entrate previste nel 2024 ammontano a 100 milioni dei quali cui 63,08 milioni dai tributi (Rc Auto, IPT, tributi ambientali), 16,26 milioni da trasferimenti statali, 21,25 milioni da trasferimenti regionali. A questi però vanno sottratti i 25 milioni che la Provincia di Treviso versa allo stato in virtù della legge di riforma quale contributo alla fiscalità statale, quindi il totale di entrate reale previsto è di 38 milioni di euro.

La spesa corrente di previsione ammonta invece a 31 milioni (16,51 per le strade, 13,11 per le scuole, 1,44 per l’ambiente). In totale, dal 2016 al 2023 il totale degli investimenti ammonta a 236 milioni dei quali 165 in scuole e 71 in strade.

“Arriviamo da tre anni durante i quali la Provincia di Treviso ha investito tantissimo, ha potuto lavorare come non si faceva da tempo su scuole, strade, ambiente, servizi ai cittadini e ai Comuni – sottolinea Stefano Marcon, presidente della Provincia di Treviso Questo ci permette dunque di varare un bilancio previsionale che, nonostante il prelievo forzoso da parte dello stato di 25 milioni e la sostanziale stabilità del mercato delle auto che è fonte della nostra unica vera entrata tributaria, vede un ammontare di entrate di circa 38 milioni di euro. Non posso che ringraziare in primis gli uffici che hanno saputo lavorare bene per intercettare fondi e ridurre le difficoltà, il Consiglio Provinciale e l’Assemblea dei Sindaci: permettetemi un ringraziamento particolare proprio ai colleghi primi cittadini, perché l’approvazione all’unanimità è una dimostrazione di fiducia nei confronti di un Ente che lavora per il bene di tutti e 94 i municipi, senza guardare colori o bandiere, ma per il bene dei nostri cittadini. Ora ci aspettano tre anni difficili, tre anni di tagli con circa 100 milioni all’anno per il comparto Province se non ci saranno cambiamenti, e con la fine dei trasferimenti Covid e PNRR. Ma la Provincia di Treviso ha dimostrato di essere un Ente solido e da bravi trevigiani, faremo di necessità virtù”.

Ultimo Consiglio Provinciale e Assemblea dei Sindaci: approvato il bilancio 2024-2026 della Provincia di Treviso

Si sono svolti ieri, mercoledì 21 dicembre, nella sede della Provincia di Treviso l’ultimo Consiglio Provinciale del 2022 e l’Assemblea dei Sindaci, per l’approvazione del Bilancio di Previsione del triennio 2024-2026. L’ordine dei lavori prevedeva prima la discussione in Consiglio (approvato con 3 astenuti), poi il passaggio all’Assemblea negli spazi dell’Auditorium, dove il bilancio è stato approvato all’unanimità e, infine, il ritorno in Consiglio Provinciale per l’approvazione definitiva.

Il presidente della Provincia, Stefano Marcon, ha presentato gli obiettivi strategici 2024-2026 dell’attività programmatica dell’Ente, ovvero digitalizzazione e innovazione, finanza, crescita economica, sostenibilità e mobilità, rafforzare il sistema delle autonomie locali… tutti ambiti legati trasversalmente da un approccio di attenzione e riguardo alle pari opportunità e alla semplificazione delle procedure.

Passando al dettaglio dei dati di bilancio, le entrate previste nel 2024 ammontano a 100 milioni dei quali cui 63,08 milioni dai tributi (Rc Auto, IPT, tributi ambientali), 16,26 milioni da trasferimenti statali, 21,25 milioni da trasferimenti regionali. A questi però vanno sottratti i 25 milioni che la Provincia di Treviso versa allo stato in virtù della legge di riforma quale contributo alla fiscalità statale, quindi il totale di entrate reale previsto è di 38 milioni di euro.

La spesa corrente di previsione ammonta invece a 31 milioni (16,51 per le strade, 13,11 per le scuole, 1,44 per l’ambiente). In totale, dal 2016 al 2023 il totale degli investimenti ammonta a 236 milioni dei quali 165 in scuole e 71 in strade.

“Arriviamo da tre anni durante i quali la Provincia di Treviso ha investito tantissimo, ha potuto lavorare come non si faceva da tempo su scuole, strade, ambiente, servizi ai cittadini e ai Comuni – sottolinea Stefano Marcon, presidente della Provincia di Treviso Questo ci permette dunque di varare un bilancio previsionale che, nonostante il prelievo forzoso da parte dello stato di 25 milioni e la sostanziale stabilità del mercato delle auto che è fonte della nostra unica vera entrata tributaria, vede un ammontare di entrate di circa 38 milioni di euro. Non posso che ringraziare in primis gli uffici che hanno saputo lavorare bene per intercettare fondi e ridurre le difficoltà, il Consiglio Provinciale e l’Assemblea dei Sindaci: permettetemi un ringraziamento particolare proprio ai colleghi primi cittadini, perché l’approvazione all’unanimità è una dimostrazione di fiducia nei confronti di un Ente che lavora per il bene di tutti e 94 i municipi, senza guardare colori o bandiere, ma per il bene dei nostri cittadini. Ora ci aspettano tre anni difficili, tre anni di tagli con circa 100 milioni all’anno per il comparto Province se non ci saranno cambiamenti, e con la fine dei trasferimenti Covid e PNRR. Ma la Provincia di Treviso ha dimostrato di essere un Ente solido e da bravi trevigiani, faremo di necessità virtù”.

Manovra, Province “Misure insufficienti: non si risolve la crisi dei bilanci con il 10% di tagli in meno”

“Con le modifiche approvate in Senato, l’impatto dei tagli previsti dalla manovra di bilancio per le Province per il 2024 e il 2025 si riduce di appena il 10%: con uno squilibrio del comparto che si attesta a 841 milioni, è evidente che un intervento di portata così limitata non risolve in alcun modo la condizione di crisi dei bilanci delle Province, con ripercussioni sia sui servizi ai cittadini che sugli investimenti”.

Lo dichiara il Presidente di UPI Michele de Pascale rispetto alle modifiche alla manovra introdotte dal Governo, che portano ad un alleggerimento dei tagli agli enti locali, Province, Comuni e Città metropolitane, di circa 70 milioni l’anno dal 2024 al 2027.

“Nonostante il Governo, con queste modifiche e con l’istituzione di un Fondo di 10 milioni l’anno per il 2024 e il 2025 per le Province in dissesto e predissesto, dimostri di aver compreso la fondatezza delle nostre richieste – sottolinea il Presidente di UPI – le misure introdotte sono assolutamente insufficienti”.

“Avevamo chiesto al Governo Meloni e al Parlamento che in questa manovra fossero contenuti interventi strutturali per stabilizzare i bilanci delle Province e rafforzarle dal punto di vista organizzativo, anche per non compromettere gli investimenti su cui siamo impegnati, a partire dal PNRR e dal PNC.

La mancanza di queste misure, così come il non rispetto dell’impegno a rafforzare queste istituzioni dal punto di vista istituzionale con una revisione della riforma ormai bloccata da mesi – conclude il Presidente dell’UPI – evidenzia come nei fatti ci sia una scarsa attenzione per i territori. Per questo oggi in Conferenza Unificata l’UPI ha espresso parere negativo sulla legge di bilancio”.

Manovra, Province “Misure insufficienti: non si risolve la crisi dei bilanci con il 10% di tagli in meno”

“Con le modifiche approvate in Senato, l’impatto dei tagli previsti dalla manovra di bilancio per le Province per il 2024 e il 2025 si riduce di appena il 10%: con uno squilibrio del comparto che si attesta a 841 milioni, è evidente che un intervento di portata così limitata non risolve in alcun modo la condizione di crisi dei bilanci delle Province, con ripercussioni sia sui servizi ai cittadini che sugli investimenti”.

Lo dichiara il Presidente di UPI Michele de Pascale rispetto alle modifiche alla manovra introdotte dal Governo, che portano ad un alleggerimento dei tagli agli enti locali, Province, Comuni e Città metropolitane, di circa 70 milioni l’anno dal 2024 al 2027.

“Nonostante il Governo, con queste modifiche e con l’istituzione di un Fondo di 10 milioni l’anno per il 2024 e il 2025 per le Province in dissesto e predissesto, dimostri di aver compreso la fondatezza delle nostre richieste – sottolinea il Presidente di UPI – le misure introdotte sono assolutamente insufficienti”.

“Avevamo chiesto al Governo Meloni e al Parlamento che in questa manovra fossero contenuti interventi strutturali per stabilizzare i bilanci delle Province e rafforzarle dal punto di vista organizzativo, anche per non compromettere gli investimenti su cui siamo impegnati, a partire dal PNRR e dal PNC.

La mancanza di queste misure, così come il non rispetto dell’impegno a rafforzare queste istituzioni dal punto di vista istituzionale con una revisione della riforma ormai bloccata da mesi – conclude il Presidente dell’UPI – evidenzia come nei fatti ci sia una scarsa attenzione per i territori. Per questo oggi in Conferenza Unificata l’UPI ha espresso parere negativo sulla legge di bilancio”.

Bilanci Province “Positiva la cancellazione del taglio per il 2023. Si faccia lo stesso nel maxiemendamento del Governo alla Legge di Bilancio”

“Apprezziamo la decisione di Governo e Parlamento di cancellare per il 2023 la cosiddetta “spending digitale” su Province e Città metropolitane anche perché se si fosse operato il taglio previsto di 50 milioni in questa fase dell’anno si sarebbero inevitabilmente compromessi bilanci già chiusi. Accogliendo questa richiesta, che le Province avevano più volte avanzato, si dimostra attenzione alle istanze dei territori. La stessa attenzione che chiediamo nella Legge di Bilancio, nella quale invece i tagli restano ancora tutti”.

Lo dichiara il Presidente dell’UPI Michele de Pascale commentando la cancellazione, con un emendamento al decreto-legge proroghe all’esame della commissione finanze del Senato, della quota di 50 milioni per l’anno 2023 della spending review a carico delle Province e delle Città metropolitane.

“E’ chiaro – evidenzia il Presidente dell’UPI –  che questo intervento non risolve le gravi criticità finanziarie delle Province, anche perché il taglio da spending digitale di 50 milioni è confermato per il 2024 e il 2025, e a questo si aggiungono gli ulteriori 50 milioni imposti da questa manovra: un impatto sui bilanci di 100 milioni l’anno per i prossimi due anni che, come sottolineato ieri dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, interferisce con il processo di graduale ricostruzione di spazi di autonomia finanziaria degli enti, anche a causa dei segnali strutturali di debolezza delle entrate di  questi enti. Non solo: lo stesso UPB riferendosi ai tagli su Province e Città metropolitane richiama alla necessità di tenere adeguatamente conto dei fabbisogni standard in tutte le funzioni fondamentali e di salvaguardare i livelli essenziali delle prestazioni.

Un allarme – conclude de Pascale – che conferma quanto come UPI abbiamo evidenziato al Governo Meloni e al Parlamento: ci auguriamo che anche su queste richieste prevalga la ragionevolezza e che si trovi spazio per dare risposte agli enti locali nel maxiemendamento o negli emendamenti dei relatori alla Legge di Bilancio”.

 

 

Bilanci Province “Positiva la cancellazione del taglio per il 2023. Si faccia lo stesso nel maxiemendamento del Governo alla Legge di Bilancio”

“Apprezziamo la decisione di Governo e Parlamento di cancellare per il 2023 la cosiddetta “spending digitale” su Province e Città metropolitane anche perché se si fosse operato il taglio previsto di 50 milioni in questa fase dell’anno si sarebbero inevitabilmente compromessi bilanci già chiusi. Accogliendo questa richiesta, che le Province avevano più volte avanzato, si dimostra attenzione alle istanze dei territori. La stessa attenzione che chiediamo nella Legge di Bilancio, nella quale invece i tagli restano ancora tutti”.

Lo dichiara il Presidente dell’UPI Michele de Pascale commentando la cancellazione, con un emendamento al decreto-legge proroghe all’esame della commissione finanze del Senato, della quota di 50 milioni per l’anno 2023 della spending review a carico delle Province e delle Città metropolitane.

“E’ chiaro – evidenzia il Presidente dell’UPI –  che questo intervento non risolve le gravi criticità finanziarie delle Province, anche perché il taglio da spending digitale di 50 milioni è confermato per il 2024 e il 2025, e a questo si aggiungono gli ulteriori 50 milioni imposti da questa manovra: un impatto sui bilanci di 100 milioni l’anno per i prossimi due anni che, come sottolineato ieri dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, interferisce con il processo di graduale ricostruzione di spazi di autonomia finanziaria degli enti, anche a causa dei segnali strutturali di debolezza delle entrate di  questi enti. Non solo: lo stesso UPB riferendosi ai tagli su Province e Città metropolitane richiama alla necessità di tenere adeguatamente conto dei fabbisogni standard in tutte le funzioni fondamentali e di salvaguardare i livelli essenziali delle prestazioni.

Un allarme – conclude de Pascale – che conferma quanto come UPI abbiamo evidenziato al Governo Meloni e al Parlamento: ci auguriamo che anche su queste richieste prevalga la ragionevolezza e che si trovi spazio per dare risposte agli enti locali nel maxiemendamento o negli emendamenti dei relatori alla Legge di Bilancio”.

 

 

Legge Bilancio: le Province scrivono al Ministro Giorgetti

“Comprendiamo lo scenario di incertezza e di rallentamento del quadro macroeconomico nel quale si inserisce il Disegno di legge di bilancio per il triennio 2024-2026, ma le misure a carico delle Province avranno ricadute pesanti sugli equilibri di bilancio di questi enti, già in condizioni precarie a causa dei tagli delle precedenti manovre e del progressivo ed inesorabile calo delle entrate tributarie proprie, ormai generalizzato”.
E’ quanto scrive il Presidente di UPI Michele de Pascale in una lettera indirizzata al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nella quale si ribadiscono le preoccupazioni delle Province per i tagli previsti dalla Legge di Bilancio 2024 e si invita il Ministro a verificare insieme soluzioni possibili.
“La legge di bilancio all’esame del Parlamento – scrive de Pascale al Ministro – non solo non prevede interventi per stabilizzare i bilanci e rafforzare gli enti, né misure a favore delle Province in dissesto e riequilibrio, ma aumenta il concorso delle Province alla finanza pubblica, con effetti anche sulla capacità organizzativa, perché la spending prevista dalla manovra, cui si aggiunge il costo degli oneri contrattuali, mina ulteriormente la sostenibilità finanziaria necessaria agli enti per procedere a nuove assunzioni”.
Un tema prioritario per le Province, tanto che il Presidente de Pascale ricorda al Ministro dell’economia “la richiesta avanzata più volte da UPI di prevedere assunzioni mirate di personale tecnico altamente specializzato in tutto il ciclo degli appalti pubblici, indispensabile per far fronte agli impegni delle Province negli investimenti, compresi quelli in attuazione del PNRR e PNC”.
Ad accompagnare la lettera è una serie di proposte emendative avanzate dall’UPI su cui il Presidente de Pascale chiede al Ministro Giorgetti di aprire un’interlocuzione per cercare di individuare soluzioni, in linea anche con quanto più volte espresso dal Governo Meloni e dalla maggioranza che lo sostiene sull’opportunità di restituire alle Province risorse e personale indispensabili per garantire i servizi ai territori e alle comunità.

Nel link, la lettera inviata Lettera UPI Ministro Giorgetti Legge Bilancio 2024

Legge Bilancio: le Province scrivono al Ministro Giorgetti

“Comprendiamo lo scenario di incertezza e di rallentamento del quadro macroeconomico nel quale si inserisce il Disegno di legge di bilancio per il triennio 2024-2026, ma le misure a carico delle Province avranno ricadute pesanti sugli equilibri di bilancio di questi enti, già in condizioni precarie a causa dei tagli delle precedenti manovre e del progressivo ed inesorabile calo delle entrate tributarie proprie, ormai generalizzato”.
E’ quanto scrive il Presidente di UPI Michele de Pascale in una lettera indirizzata al Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nella quale si ribadiscono le preoccupazioni delle Province per i tagli previsti dalla Legge di Bilancio 2024 e si invita il Ministro a verificare insieme soluzioni possibili.
“La legge di bilancio all’esame del Parlamento – scrive de Pascale al Ministro – non solo non prevede interventi per stabilizzare i bilanci e rafforzare gli enti, né misure a favore delle Province in dissesto e riequilibrio, ma aumenta il concorso delle Province alla finanza pubblica, con effetti anche sulla capacità organizzativa, perché la spending prevista dalla manovra, cui si aggiunge il costo degli oneri contrattuali, mina ulteriormente la sostenibilità finanziaria necessaria agli enti per procedere a nuove assunzioni”.
Un tema prioritario per le Province, tanto che il Presidente de Pascale ricorda al Ministro dell’economia “la richiesta avanzata più volte da UPI di prevedere assunzioni mirate di personale tecnico altamente specializzato in tutto il ciclo degli appalti pubblici, indispensabile per far fronte agli impegni delle Province negli investimenti, compresi quelli in attuazione del PNRR e PNC”.
Ad accompagnare la lettera è una serie di proposte emendative avanzate dall’UPI su cui il Presidente de Pascale chiede al Ministro Giorgetti di aprire un’interlocuzione per cercare di individuare soluzioni, in linea anche con quanto più volte espresso dal Governo Meloni e dalla maggioranza che lo sostiene sull’opportunità di restituire alle Province risorse e personale indispensabili per garantire i servizi ai territori e alle comunità.

Nel link, la lettera inviata Lettera UPI Ministro Giorgetti Legge Bilancio 2024

Manovra, UPI “Incoerente parlare di riforma delle Province con questi tagli.

 

Ripercussioni pesanti sui servizi ai cittadini”

 

“Questo Governo e tutte le forze politiche che lo rappresentano in Parlamento hanno sottolineato, sin dall’inizio della legislatura, l’urgenza di restituire alle Province funzioni, personale e risorse, per assicurare ai cittadini, soprattutto quelli che vivono nelle aree deboli del Paese, servizi efficienti, strade, ponti e collegamenti moderni, scuole superiori sicure e in grado di sostenere la crescita intellettuale e sociale degli studenti italiani. Un indirizzo politico che è del tutto incoerente con la scelta operata in questa manovra di tagliare 50 milioni di euro a Province e Città metropolitane dal 2024 al 2028. Fare cassa sui territori non potrà che aggiungere nuove tensioni a quelle che già si fanno sentire nel Paese e avrà pesanti ripercussioni sui servizi ai cittadini”. Lo dichiara il Presidente di UPI Michele de Pascale, sottolineando come “questi ennesimi tagli si aggiungono a quelli già previsti nelle manovre precedenti, 150 milioni per il triennio 2023 – 2025,  e incidono sui bilanci già fortemente compromessi, come attestato dalla Commissione Tecnica del Ministero dell’Economia e del Ministero dell’Interno, che ha individuato in 842 milioni lo squilibrio attestato tra capacità fiscale  contributo alla finanza pubblica delle Province e il fabbisogno di spesa per l’esercizio delle funzioni fondamentali”.

“Se la scelta del Governo si confermerà quella di tagliare risorse agli enti locali penalizzando Comuni, Province e Città metropolitane – conclude de Pascale – bisogna che sia chiaro che si sta agendo a danno dei servizi e dei diritti dei cittadini che sono garantiti dagli enti locali. Ma anche che si impedisce alle Province di assumere il personale strategico indispensabile per rafforzare le strutture amministrative, rischiando di compromettere e bloccare la programmazione degli investimenti su cui siamo impegnati, a partire dal PNRR”.

Manovra, UPI “Incoerente parlare di riforma delle Province con questi tagli.

 

Ripercussioni pesanti sui servizi ai cittadini”

 

“Questo Governo e tutte le forze politiche che lo rappresentano in Parlamento hanno sottolineato, sin dall’inizio della legislatura, l’urgenza di restituire alle Province funzioni, personale e risorse, per assicurare ai cittadini, soprattutto quelli che vivono nelle aree deboli del Paese, servizi efficienti, strade, ponti e collegamenti moderni, scuole superiori sicure e in grado di sostenere la crescita intellettuale e sociale degli studenti italiani. Un indirizzo politico che è del tutto incoerente con la scelta operata in questa manovra di tagliare 50 milioni di euro a Province e Città metropolitane dal 2024 al 2028. Fare cassa sui territori non potrà che aggiungere nuove tensioni a quelle che già si fanno sentire nel Paese e avrà pesanti ripercussioni sui servizi ai cittadini”. Lo dichiara il Presidente di UPI Michele de Pascale, sottolineando come “questi ennesimi tagli si aggiungono a quelli già previsti nelle manovre precedenti, 150 milioni per il triennio 2023 – 2025,  e incidono sui bilanci già fortemente compromessi, come attestato dalla Commissione Tecnica del Ministero dell’Economia e del Ministero dell’Interno, che ha individuato in 842 milioni lo squilibrio attestato tra capacità fiscale  contributo alla finanza pubblica delle Province e il fabbisogno di spesa per l’esercizio delle funzioni fondamentali”.

“Se la scelta del Governo si confermerà quella di tagliare risorse agli enti locali penalizzando Comuni, Province e Città metropolitane – conclude de Pascale – bisogna che sia chiaro che si sta agendo a danno dei servizi e dei diritti dei cittadini che sono garantiti dagli enti locali. Ma anche che si impedisce alle Province di assumere il personale strategico indispensabile per rafforzare le strutture amministrative, rischiando di compromettere e bloccare la programmazione degli investimenti su cui siamo impegnati, a partire dal PNRR”.

CDP lancia il nuovo piano di rinegoziazione mutui per 6.600 Enti Locali

Per la prima volta l’iter di adesione è interamente digitale. Rimodulato il profilo di rimborso di 130.000 prestiti, per un debito residuo di circa 24 miliardi
L’iniziativa coinvolge 6.600 Enti Locali, che potranno rinegoziare fino a 130.000 mutui per un debito residuo totale di circa 24 miliardi. È quanto prevede il nuovo piano di rinegoziazione dei mutui lanciato da CDP per sostenere i Comuni, le Province e le Città Metropolitane. Un’operazione che, attraverso una rimodulazione del profilo di rimborso dei prestiti, consentirà di liberare risorse rilevanti, utili a generare un sensibile impatto positivo sul territorio.
Nel periodo di adesione, che va dal 6 al 26 aprile 2023, CDP mette a disposizione l’elenco dei prestiti originari, rendendo note le relative condizioni economiche di rinegoziazione nella sezione dedicata alla Pubblica Amministrazione sul sito internet di Cassa Depositi e Prestiti.
Le modalità operative per procedere alla rinegoziazione da parte degli Enti sono delineate nella Circolare n.1303. In particolare, Comuni, Province e Città Metropolitane possono rimodulare il profilo di rimborso dei prestiti corrispondendo dal 30 giugno 2023 al 31 dicembre 2024 quote capitale pari allo 0,25% del debito residuo rinegoziato unitamente alle relative quote interessi. Dal 30 giugno 2025 e sino a scadenza dei prestiti, le rate di ammortamento semestrali, comprensive di capitale ed interessi, saranno costanti. Inoltre, per i soli prestiti con scadenza originaria successiva al 31 dicembre 2036, sarà possibile scegliere se mantenere la scadenza post rinegoziazione invariata o se ridurla di 3 anni. Il tasso d’interesse post rinegoziazione sarà fisso anche per i prestiti attualmente calcolati a tasso variabile.
Per la prima volta, l’iter di adesione può essere finalizzato con una modalità interamente digitale – dalla fase istruttoria fino a quella contrattuale – al fine di velocizzare e semplificare sensibilmente l’intero processo.
L’operazione consentirà agli Enti di liberare risorse immediatamente utilizzabili per sostenere i servizi sul territorio, ma anche per fronteggiare le emergenze legate all’attuale scenario macro-economico e geopolitico che ha prodotto sensibili incrementi dei costi energetici e delle materie prime.
Tutte le informazioni operative sono disponibili nella pagina dedicata: Rinegoziazione 2023

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