Categoria: Istituzioni e Riforme

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UPI Veneto: Flavio Pasini eletto nuovo Presidente, Andrea Nardin vicepresidente

Si è svolto oggi, presso la sede della Provincia di Padova, il Direttivo dell’Unione Province del Veneto (UPI Veneto). All’ordine del giorno, l’elezione del nuovo Presidente dell’Associazione e alcuni aspetti organizzativi in vista dell’Assemblea nazionale delle Province, in programma a Roma il prossimo 13 maggio.

Presenti oggi Flavio Pasini, presidente della Provincia di Verona, Andrea Nardin, presidente della Provincia di Vicenza, Daniele Canella, vicepresidente della Provincia di Padova, Marco Staunovo Polacco, presidente della Provincia di Belluno, Marco Donadel, presidente della Provincia di Treviso, Enrico Ferrarese, presidente della Provincia di Rovigo, Michele Fratino, segretario generale della Città Metropolitana di Venezia e Carlo Rapicavoli, direttore dell’UPI Veneto.

All’unanimità, il Direttivo ha eletto nuovo Presidente di UPI Veneto Flavio Pasini, Presidente della Provincia di Verona e attualmente vicepresidente vicario di UPI nazionale. Contestualmente, è stato nominato vicepresidente Andrea Nardin, presidente della Provincia di Vicenza.

A precedere i lavori del Direttivo, si è svolto un incontro tecnico con l’Assessore della Regione Veneto delegata all’Ambiente, Elisa Venturini, durante il quale è stato affrontato il tema della difesa del suolo e della definizione delle competenze in capo alle Province. In tale occasione, UPI Veneto ha avanzato la proposta – condivisa dai presenti – di calendarizzare tavoli di confronto periodici, partecipati da Regione, Province e Città metropolitana, insieme agli organi competenti in materia di qualità dell’aria e tutela ambientale. L’obiettivo è favorire una sede stabile di coordinamento per condividere proposte e individuare soluzioni efficaci in risposta alle diverse casistiche ed emergenze ambientali.

Il commento del Presidente Pasini

“Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità e spirito di servizio verso tutti i territori del Veneto,” ha dichiarato il neo presidente di UPI Veneto, Flavio Pasini. “Ringrazio i colleghi per la fiducia unanime: lavoreremo in continuità e con determinazione per rafforzare il ruolo delle Province, valorizzandone le competenze e contribuendo in modo concreto alle sfide strategiche, a partire dalla tutela ambientale, dalla sicurezza del territorio e dalle funzioni in carico alle Province, perseguendo l’impegno condiviso in un maggior riconoscimento del ruolo di coordinamento intermedio che i nostri Enti ricoprono, auspicando in una prossima e urgente revisione della legge 56/2014”

Il commento del Vicepresidente Nardin

“Desidero ringraziare per la fiducia accordata e confermare la mia piena disponibilità a collaborare in modo costruttivo,” ha aggiunto il vicepresidente di UPI Veneto Andrea Nardin – UPI Veneto rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il coordinamento tra enti e per la rappresentanza delle istanze dei territori: insieme al Presidente Pasini, lavoreremo per affrontare con efficacia le priorità amministrative e sostenere lo sviluppo equilibrato delle nostre comunità.”

Il Presidente della Provincia di Savona al cordinamento nazionale dei CAL

C’era anche il Presidente della Provincia di Savona, Pierangelo Olivieri, all’incontro istituzionale dei Presidenti dei Consigli delle Autonomie Locali (CAL), promosso dal CAL Lazio.

Olivieri è infatti Presidente del CAL Liguria, unico rappresentante eletto in quanto Presidente di Provincia.

I lavori

L’appuntamento ha segnato un passaggio concreto e operativo: è stata condivisa l’istituzione di un tavolo permanente di coordinamento tra i CAL regionali, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo delle autonomie locali e costruire una rete nazionale stabile e strutturata di coordinamento dei Consigli delle Autonomie Locali, finalizzato anche all’elaborazione di documenti comuni tra le diverse realtà regionali, con incontri a cadenza mensile e un regolamento condiviso, .

L’intervento del Presidente Olivieri

Nel corso dei lavori sono intervenuti i rappresentanti dei CAL regionali, che hanno espresso piena condivisione rispetto al percorso avviato, tra cui il Presidente Olivierim che ha sottolineato la necessità di “un coordinamento nazionale completo, capace di far emergere le esigenze dei territori e dei cittadini”, evidenziando al contempo come sia fondamentale portare il ruolo dei CAL anche a livello europeo e ribadendo l’importanza del confronto tra le diverse realtà regionali e il valore strategico dei CAL nel sistema istituzionale.

Le decisioni prese

Nel corso dell’incontro è stata inoltre condivisa la necessità di portare le istanze delle autonomie locali anche a livello europeo, di lavorare su processi di rigenerazione amministrativa e di rafforzare il dialogo con il Governo centrale, anche attraverso futuri momenti di confronto istituzionale.

Province: Conferenza delle Regioni e UPI spingono per il rafforzamento

Riaffermare la centralità del sistema delle autonomie territoriali quale pilastro essenziale della Repubblica e dare, per questo, nuova vitalità al ruolo delle Province. Sono questi gli obiettivi da cui muove il documento approvato oggi, dalla Conferenza delle Regioni e dall’Unione delle Province italiane (UPI), nel quale si auspica l’intervento del legislatore statale per ridefinire al più presto la disciplina delle Province, in modo da rafforzarne il ruolo costituzionale e valorizzarne le funzioni di governo del territorio, anche attraverso la riaffermazione del sistema di elezione diretta degli organi provinciali da parte dei cittadini.

Le Province istituzioni strategiche

Le due rappresentanze ricordano che la Provincia rappresenta un ente strategico di raccordo tra programmazione regionale ed enti locali, che garantisce servizi e coesione territoriale in tutti gli ambiti che richiedono una dimensione sovracomunale e in tutti i casi in cui è necessario avviare una pianificazione integrata di area vasta.

L’apertura alla revisione delle leggi regionali

Tra i punti qualificanti dell’accordo vi è la disponibilità delle Regioni, nella loro piena autonomia, a valutare l’opportunità di rivedere le leggi regionali di attuazione della legge 56/14 e di assegnare alle Province eventuali nuove funzioni, a partire da quelle di assistenza ai Comuni e di pianificazione strategica.

Un processo che si svolgerà attraverso un confronto strutturato sui territori e un’alleanza tra Regioni, Province e Comuni per arrivare a ricostruire sistemi regionali equilibrati delle autonomie locali in tutto il Paese.

Il documento adottatto

Documento_Conferenza delle Regioni-Unione Province d’Italia

 

La Provincia di Ferrara protagonista in Europa con “GO4FAIR MOVE”

La Provincia di Ferrara è capofila di un partenariato internazionale finanziato dal programma Interreg Central Europe. Un’iniziativa di 18 mesi che vede impegnata l’amministrazione nell’ambito nella programmazione europea nel suo ruolo di Casa dei Comuni.

Si tiene, infatti, il 5, con l’incontro inaugurale nella sala del Consiglio provinciale, e 6 marzo l’avvio di GO4FAIR MOVE, il progetto europeo volto a individuare soluzioni innovative per contrastare povertà di mobilità, con un budget complessivo di circa 800mila euro.

Il progetto, finanziato dal programma Interreg Central Europe, vede la Provincia di Ferrara nel ruolo di capofila, a coordinare un partenariato che unisce Italia, Croazia, Polonia e Ungheria.

L’obiettivo principale è sviluppare modelli di gestione del territorio che garantiscano a cittadini e lavoratori, specialmente nelle aree più fragili o periferiche, il diritto a una mobilità accessibile, sostenibile ed equa.

Al fianco della Provincia di Ferrara collaborano partner tecnici e territoriali, come l’Istituto Trasporti e Logistica di Bologna, eccellenza regionale nel settore, l’Agenzia di Sviluppo di Varaždin (Croazia), l’Agenzia per lo Sviluppo e il Distretto di Bielsko-Biała (Polonia) e EMFIE (Ungheria), partner responsabile delle attività di comunicazione strategica a livello europeo.

Il commento del Presidente Daniele Garuti

“L’avvio di GO4FAIR MOVE – commenta il presidente della Provincia, Daniele Garuti – rappresenta un momento di svolta per l’amministrazione provinciale, grazie al quale Ferrara torna a guidare un progetto di cooperazione internazionale, riposizionandosi strategicamente nell’ambito della progettazione europea”.

“Questo progetto – continua il presidente – non è solo una sfida tecnica sulla mobilità, ma un segnale politico forte ed è l’occasione per valorizzare concretamente il nostro ruolo di Casa dei Comuni, agendo come motore di sviluppo per l’area vasta e intercettando risorse europee che ricadranno direttamente sul benessere dei nostri territori e dei nostri cittadini, facilitando connessioni che vanno oltre i confini nazionali”.

La povertà di mobilità è un tema al centro delle politiche sociali ed ambientali moderne e riguarda l’impossibilità, per motivi economici o di carenza di servizi, di accedere ai mezzi di trasporto necessari per il lavoro, la salute o la vita sociale.

GO4FAIR MOVE lavorerà per il prossimo anno e mezzo alla creazione di strategie di governance che possano essere replicate a livello regionale e centrale, migliorando la qualità della vita nelle comunità coinvolte, in particolare per i lavoratori.

 

 

Provincia di Trapani: approvate modifiche allo statuto

Polizia provinciale, direttore generale e vicesegretario del Libero Consorzio Comunale di Trapani.

Sono i punti qualificanti delle modifiche allo Statuto dell’Ente che il Consiglio ha approvato all’unanimità dei presenti. Modifiche che saranno poste all’attenzione ed al voto dell’Assemblea dei Sindaci per il via libera definitivo al nuovo Statuto.

Nel bilancio di previsione 2026/2028, votato all’unanimità dall’Aula, sono state stanziate le somme necessarie per i costi dei mezzi, delle attrezzature e del personale per la Polizia provinciale. In questa fase, tuttavia, l’assetto normativo che riguarda i Liberi Consorzi Comunali lascia pochi margini. Il comandante dovrà necessariamente essere, in questa prima fase, un dirigente a scavalco di un’altra amministrazione pubblica ed il personale, una dozzina di agenti provinciali, verrà definito dalle disponibilità interne e da un eventuale concorso a tempo determinato, con un arco temporale di 2-3 anni.

L’istituzione della figura del direttore generale ha come obiettivo quello di migliorare e qualificare l’organizzazione del Libero Consorzio Comunale ed è legata – con altre modifiche statutarie – a completare e a tracciare, con maggiore efficacia, le competenze dirigenziali. L’incarico di direttore generale potrà essere svolto da un soggetto esterno all’Ente o dal segretario generale. Segretario, che con le modifiche allo Statuto, potrà contare su un suo vice, pronto a sostituirlo in caso di assenza o di altro impedimento.

Il Commento del Presidente Salvatore Quinci

“Il Consiglio provinciale, con il suo voto, consegna all’Assemblea dei Sindaci, che dovrà valutare le modifiche e dare il suo contributo con l’approvazione del nuovo Statuto, un atto che esprime chiarezza e che guarda al rilancio del Libero Consorzio. Così come già fatto dall’Aula, sento il dovere di ringraziare il segretario Salvatore Pignatello per il lavoro svolto e per la celerità nei tempi.

Mi piace infine rimarcare, ancora una volta, la responsabilità e la condivisione del Consiglio provinciale, che ha dato prova di maturità politica e di senso delle istituzioni”.

Cultura della legalità. Collaborazione tra il Comando provinciale della Guardia di Finanza e la Provincia di Vibo

La Guardia di Finanza – Comando Provinciale di Vibo Valentia e la Provincia di Vibo Valentia hanno avviato una collaborazione istituzionale finalizzata alla diffusione dei contenuti della campagna mediatica e culturale illustrata nel Calendario Storico 2026 della GdF, quale strumento di informazione pubblica e promozione della cultura della legalità sul territorio provinciale.

L’iniziativa, attinente al mese di marzo, si inserisce nel più ampio quadro della missione istituzionale del Corpo e trova fondamento nei principi che lo ispirano: “La Guardia di finanza è coinvolta a pieno titolo nella lotta alla criminalità organizzata, soprattutto nella scoperta delle operazioni di riciclaggio e nel contrasto delle attività imprenditoriali e professionali attraverso le quali le organizzazioni criminali reimpiegano i capitali illecitamente accumulati nel tessuto economico legale e si mimetizzano nella società civile. La strategia della GdF si fonda sulla sistematica aggressione dei patrimoni di provenienza delittuosa, attraverso indagini necessarie per pervenire al sequestro ed alla confisca dei proventi e dei beni ottenuti dalle attività delittuose, nonché delle aziende finanziate con capitali mafiosi. Si tratta di accertamenti decisamente complessi ed articolati, svolti con professionalità, grazie sia all’esperienza maturata nel nostro ruolo di polizia economico finanziaria, sia a moderni strumenti informatici di supporto alle investigazioni. Le attività di indagine richiedono, infatti, l’esame della documentazione amministrativo – contabile, la ricostruzione dei flussi finanziari e la verifica della congruità della situazione patrimoniale effettiva con quella reddituale dichiarata. È grazie a questo approccio che il Corpo è in grado di scovare patrimoni illeciti accumulati nel tempo e contemporaneamente sfruttare anche i poteri di polizia economico finanziaria, per agire sul fronte fiscale, utili al recupero delle somme sottratte all’Erario”.

Il Calendario Storico 2026, attraverso un linguaggio visivo e comunicativo incisivo – come evidenziato nell’immagine allegata relativa al mese di marzo, recante il claim “Organizzati per contrastare la criminalità” – rappresenta uno strumento di divulgazione volto a rendere più immediata e comprensibile alla collettività l’azione quotidianamente svolta dal Corpo a tutela dell’economia legale.

La Provincia di Vibo Valentia, nel riconoscere “il valore istituzionale e sociale dell’iniziativa”, ribadisce che “la diffusione della cultura della legalità e il consolidamento di un approccio etico nell’azione amministrativa costituiscono presupposti imprescindibili per il rafforzamento del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini”.

La sinergia avviata testimonia la comune volontà di promuovere informazione qualificata, consapevolezza civica e responsabilità collettiva, ponendo l’azione istituzionale sempre più al servizio della comunità e della tutela del tessuto economico e sociale provinciale.

PNRR: le Province in audizione alla Camera “Serve massima collaborazione per la fase finale”

Questo decreto è strategico, perché deve regolare la fase finale dell’attuazione del PNRR. Le norme che usciranno dal Parlamento devono contribuire a determinare il successo del Piano. Per questo chiediamo massima attenzione sulle questioni che in questo momento preoccupano di più le Province, che devono completare gli oltre 1.400 cantieri di edilizia scolastica aperti. Prima fra tutte, la necessità di chiarire con norma i termini di scadenza della tempistica relativa alle misure in capo alle Province riguardo alla conclusione delle opere, al collaudo delle stesse e alla rendicontazione finale. Ad oggi, i termini risultano non coerenti con quelli indicati dal Piano”. E’ questa la richiesta prioritaria avanzata dal rappresentante delle Province, Angelo Caruso, Vicepresidente di UPI, nel suo intervento in audizione alla Commissione Bilancio della Camera sul Decreto che detta ulteriori disposizioni per l’attuazione del PNRR.

“Il decreto così com’è – ha detto- concentra le misure esclusivamente a favore delle strutture centrali, ignorando le necessità degli enti locali che stanno attuando il Piano . Per questo chiediamo di prevedere anche per gli enti attuatori le stesse misure individuate per il personale dei soggetti titolari, estendendo alle Province, e agli enti locali, la possibilità di prorogare i contratti in essere e le norme finalizzate al rafforzamento della capacità amministrativa. La fase finale poi deve essere caratterizzata dalla massima collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte: occorre valorizzare il ruolo delle task force dei tavoli territoriali strategici PNRR insediati presso le prefetture, con il supporto della Ragioneria Generale dello Stato, per la redazione corretta delle rendicontazioni finali, in modo da risolvere le possibili criticità, accelerando le procedure”.

“ Restano poi da risolvere due questioni essenziali – ha detto il Vicepresidente UPI. “Da una parte, il decreto deve assicurare la prosecuzione delle opere che dovessero superare la scadenza del 2026 per cause non imputabili agli enti, con norme che garantiscano la possibilità di concludere i cantieri, a fronte del raggiungimento del target della Missione cui si riferiscono .
Dall’altra, chiediamo di prevedere la copertura degli extracosti rendicontabili sostenuti dalle Province per i progetti PNRR completati, in collaudo o in esecuzione. Si tratta di almeno il 20% in più del totale dell’importo delle opere che le Province hanno dovuto coprire con risorse proprie per portare a termine i cantieri, per una cifra totale per le 86 Province che ammonta a circa 150 milioni. Questo Decreto-Legge, presumibilmente tra gli ultimi strumenti normativi utili a tale scopo, deve introdurre misure utili ad assicurare alle Province la copertura di queste spese”.

La documentazione

Ecco il documento consegnato alla Commissione  Nota audizione UPI DL PNRR 19 26 AC2807

Pubblichiamo inoltre di seguito la lettera inviata negli scorsi giorni riguardo all’applicazione delle disposizioni DL PNRR n. 19 del 2026 nelle Province. Nota UPI DL-PNRR_2marzo2026

Le Province fulcro dei territori. Da Livorno l’appello alla riforma

La Provincia di Livorno compie 100 anni ma l’obiettivo è rivolto al futuro e alla necessità di riequilibrare un riassetto istituzionale in cui le Province siano gli enti di riferimento per la pianificazione strategica del territorio.

“A oltre 10 anni dalle leggi che hanno ridotto in maniera determinante il ruolo delle Province, possiamo constatare con amarezza che i costi sui territori sono stati di gran lunga maggiori rispetto ai risparmi sulla spesa che erano il vero obiettivo della riforma. Costi che non sono stati solo economici, ma che hanno creato disuguaglianze profonde e questo è il vero elemento su cui è necessario richiamare l’attenzione”.

Così la presidente della Provincia, Sandra Scarpellini, ha aperto i lavori del convegno “Futuri possibili: la Provincia che sarà”, che si è svolto oggi,  martedi 3 marzo, a Palazzo Granducale.

La presidente ha, quindi,  evidenziato l’importanza di garantire il necessario legame tra gli enti periferici e quelli centrali: “In un mondo in cui le economie di scala mondiale determinato tutto nell’agire quotidiano, inevitabilmente le comunità più piccole sono destinate a rimanere indietro. La recente riclassificazione dei comuni montani da parte dello Stato inciderà profondamente nella vita di tanti piccoli comuni, sono oltre 30 quelli che hanno perso questa caratteristica, alcuni anche nel nostro territorio. Comuni che perderanno scuole, ambulatori, presidi di vario tipo e, senza una Provincia veramente autorevole, con un presidente eletto dai cittadini, perderanno la rappresentanza del territorio e la possibilità di avere chi porta le istanze collettive ai vari tavoli di confronto a livello regionale e nazionale. Per questo, in attesa della ripresa di un dibattito parlamentare sulla riforma delle Province, con Upi Toscana e Upi nazionale, chiederemo alla  Regione di avviare un esame dei risultati della legge 22, per capire quanto la scelta di gestire direttamente funzioni come quelle riguardanti l’ambiente, l’agricoltura e altro, un tempo gestite dalle Province, abbia effettivamente colto le esigenze delle comunità, delle aziende e dei territori”.

Il convegno ha preso le mosse dalla celebrazione dei 100 anni dal regio decreto, che il 15 novembre 1925 restituì alla Provincia la conformazione territoriale che oggi conosciamo, per approfondire i temi legati  al presente, in cui le Province operano  con difficoltà tra carenza di risorse e richieste pressanti da parte delle comunità locali.

A confrontarsi con la presidente  Sandra Scarpellini sui cambiamenti necessari a restituire un ruolo certo alle Province sono stati Francesco Limatola, presidente di UPI Toscana, Claudio Frontera e Alessandro Franchi, già presidenti della Provincia di Livorno nelle stagioni amministrative prima e post riforma Delrio,  Piero Antonelli direttore generale dell’Unione delle Province Italiane Nicola Pignatelli, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Bari e Maria Castallo, segretaria generale della Provincia di Livorno, con la moderazione del direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci.

Frontera ha toccato subito i tasti più dolenti della legge 56/2014:  “Una riforma non meditata, costruita su basi precarie e proprio per questo da abrogare” per riparare alle profonde “ricadute negative che sono la causa primaria di  ritardi nei servizi ai cittadini e all’economia”.

Dello stesso avviso Alessandro Franchi, primo sindaco presidente della Provincia dopo la riforma: “Abbiamo dovuto gestire un passaggio drammatico, in cui il bilancio dell’Ente era di pura sopravvivenza”. Da allora la legge Delrio, concepita come una legge-ponte per traghettare le Province verso la successiva riforma della Costituzione, bocciata poi in sede referendaria, ha congelato le Province in un limbo da cui ancora non si riesce ad uscire.

“E’ necessario l’intervento del legislatore nazionale per introdurre le imprescindibili modifiche alla legge Delrio – ha aggiunto Franchi – e anche in Toscana dobbiamo correggere l’eccessivo accentramento di funzioni, che la Regione apportò con la legge 22/2015, aprendo un confronto con Anci, Upi e i soggetti economici e sociali, per restituire la giusta rappresentanza ai territori”.

Il punto sulle Province toscane lo ha fatto il presidente di Upi Toscana, Francesco Limatola, presidente della Provincia di Grosseto, evidenziando come questi enti abbiano continuato a rappresentare, ove possibile, quel ruolo di ente intermedio  di coordinamento e garanzia dell’equilibrio territoriale. “Per questo concordiamo sulla necessità di un tavolo dove discutere l’adeguato ripristino dei livelli istituzionali di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione che sono a fondamento delle funzioni amministrative”.

Limatola ha, poi, indicato le tre principali attività su cui le Province toscane possono svolgere un ruolo determinante in un nuovo ipotetico riassetto: in primo luogo la pianificazione strategica territoriale, oggi demandata alla sola Città Metropolitana di Firenze, in cui poter tracciare le linee generali di sviluppo, a partire dalle infrastrutture e dall’economia; gli Uffici Europa, per  le politiche di coesione  e l’accesso e utilizzo dei fondi strutturali; il supporto ai piccoli comuni attraverso lo sportello per le attività produttive, le stazioni uniche appaltanti, la semplificazione amministrativa.

Sui temi prettamente legati alle modifiche legislative sono intervenuti Piero Antonelli, e Nicola Pignatelli, che hanno indicato la via delle riforme a livello regionale, cui peraltro l’Upi sta lavorando da tempo con i presidenti delle Province, come quelle più realisticamente percorribili.

“Occorre correggere le attuali sperequazioni nelle legislazioni regionali – ha sostenuto Antonelli – per riequilibrare le funzioni e valorizzare il decentramento amministrativo”, mentre Pignatelli, ribadendo “l’inadeguatezza di un modello di ente di secondo livello, troppo verticistico e poco rispondente ai bisogni del territorio”, ha sottolineato la necessità di una ricognizione degli ambiti di rilevanza socio economica che si sono sovrapposti alle funzioni provinciali.

A tirare le fila del dibattito è stato il presidente della Regione, Eugenio Giani, il quale ha annunciato la disponibilità all’apertura di un tavolo di confronto “animato da pragmatismo” in cui affrontare il tema del miglioramento del rapporto tra enti che hanno funzioni diverse, con l’obiettivo di garantire un equilibrio territoriale e in cui le Province possono esercitare un ruolo di coordinamento, in particolare per le politiche legate ai fondi europei, allo sviluppo e alla coesione.

La Provincia di Pesaro-Urbino contesta la nuova classificazione dei Comuni Montani

«Condanniamo questa orribile legge che si abbatte duramente e ulteriormente sulle aree interne». Il presidente Giuseppe Paolini si schiera con i sindaci del territorio provinciale tagliati fuori con il decreto Calderoli dalla lista dei Comuni montani per effetto dei nuovi criteri di classificazione. Alcuni dei quali esclusi dall’introduzione del parametro dell’altitudine media pari o superiore a 350 metri. «Da anni – sottolinea Paolini – sto lottando per far capire che nell’entroterra c’è bisogno di una fiscalità diversa per le piccole botteghe, che svolgono più un servizio sociale essenziale che commerciale. Per questo non è giusto che paghino più tasse di Amazon: anzi, si dovrebbe anche pensare a prestiti a tassi più bassi. Ora il governo ci taglia le gambe perché così si colpiscono anche scuole, servizi sanitari e un’altra infinità di cose».

Così Paolini spinge per rivedere le cose: «C’è delusione perché tutto questo sta passando nel silenzio generale dell’Anci e della Regione. Noi supportiamo la battaglia dei Comuni rimasti fuori, sosteniamo le loro posizioni e bene fanno i sindaci a muoversi con i ricorsi perché si tratterebbe della botta finale per l’entroterra. Non si può chiedere ai giovani di tornare a ripopolare i borghi, se poi vengono fatte leggi che vanno completamente nella direzione opposta. Ai ragazzi non è rimasto nulla».

Prosegue il presidente: «Auspichiamo che si aprano tavoli di confronto in tutte le sedi, siamo pronti a portare il nostro contributo. Ma non si tratta di una protesta politica, perché le prese di posizione sono trasversali e vengono portate avanti da tutti i sindaci, di qualsiasi schieramento. E’ semplicemente questione di buon senso. C’è molta amarezza, perché assistiamo a questa eutanasia fatta di digitalizzazione, conti spietati e cieca azione livellatrice. Ma l’entroterra e le aree rurali non possono essere abbandonati. La verità è che la società e la politica devono tutelare e non accorpare, chiudere o sintetizzare. Le eccellenze sono nelle aree interne, nei nostri borghi. Ma se lì finisce, sono in pericolo anche i grandi centri», conclude il presidente.

Comitato Direttivo UPI: nominati i nuovi Vicepresidenti

E’  Flavio Pasini, Presidente della Provincia di Verona, ad  assumere l’incarico di Vicepresidente Vicario UPI, mentre Emanuele Ramella Pralungo, Presidente della Provincia di Biella, assume l’incarico di Vicepresidente.

A sancire le nomine è stato il Presidente di UPI, nella riunione del Comitato Direttivo di oggi, nella quale i due Presidenti sono stati chiamati a  sostituire i due uscenti, Marcon e Minerva, che hanno ottenuto successi straordinari nelle elezioni regionali e che quindi hanno lasciato i loro incarichi di Presidenti di Provincia.

Insieme a loro, entra in Direttivo Pierangelo Olivieri, Presidente della Provincia di Savona, che sostituisce la ex Presidente Succurro, anche lei eletta in consiglio regionale.

“A voi – ha detto il Presidente dell’UPI Pasquale Gandolfi – va tutta la mia stima e la mia riconoscenza per avere accolto questo incarico. Sono certo che potrò sempre contare sul vostro impegno e sulla vostra collaborazione per guidare questa associazione, nel rispetto di tutte le identità che rappresentiamo e con l’unico obiettivo di sostenere le Province e le comunità che amministriamo. Permettetemi di ringraziare gli ex Vicepresidenti Marcon e Minerva e la ex Presidente Succurro  – ha poi aggiunton – per il lavoro svolto e per il senso di vicinanza e di amicizia che ha sempre caratterizzato il loro impegno al mio fianco in UPI”.

 

Pasini nuovo Vicepresidente dell’Unione delle Province d’Italia

Il Presidente della Provincia di Verona, Flavio Pasini, è il nuovo Vicepresidente vicario dell’Unione delle Province d’Italia.

La nomina, da parte del Presidente dell’Upi, Pasquale Gandolfi, è stata formalizzata a Roma nella riunione di oggi, martedì 24 febbraio, del Comitato Direttivo, l’organo di indirizzo politico e programmatico dell’Unione di cui fa parte, da gennaio 2025, anche il Presidente scaligero.

Pasini – che sostituisce il trevigiano Stefano Marcon – coadiuverà il Presidente e, in caso di assenza o impedimento di quest’ultimo, ne eserciterà le funzioni.

“Ringrazio il Presidente Gandolfi, il Comitato Direttivo dell’Upi e i colleghi delle Province italiane per la fiducia e il ruolo assegnatomi – ha affermato Pasini –. Ruolo che eserciterò con orgoglio e impegno. Verona e il Veneto sono da sempre in prima linea, accanto a Upi nazionale, per un riordino delle Province che riattribuisca loro dignità istituzionale e, soprattutto, risorse atte a garantire servizi e opere fondamentali per i nostri Comuni, i cittadini e le aziende. Le Province sono ‘cerniere’ del principio di sussidiarietà sancito dalla Costituzione, principio tutt’altro che astratto perché è quello che garantisce ai territori, e dunque a chi ci vive e vi opera, di compiere scelte autonome e legittime nell’interesse delle rispettive comunità. Quanto meglio funzionano queste cerniere, tanto più si riduce la distanza tra Stato e cittadini. Sosterrò il Presidente Gandolfi e il Comitato in ogni azione e sede opportuna affinché le Province siano messe nelle condizioni di amministrare in modo efficiente i propri territori”.

“Tutta la mia stima e la mia riconoscenza al Presidente Pasini per aver accolto questo incarico – aggiunge il Presidente Gandolfi –. Sono certo che potrò sempre contare sul suo impegno e sulla sua collaborazione per guidare questa associazione, nel rispetto delle identità che rappresentiamo e con l’unico obiettivo di sostenere le Province e le comunità che amministriamo”.

Il coordinatore delle Province della Sicilia al Direttivo UPI

Pubblichiamo la dichiarazione del coordinatore regionale dei Presidenti dei Liberi Consorzi siciliani e Presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani Salvatore Quinci,  sulla riunione del comitato direttivo nazionale dell’UPI e sul caso Sicilia

Ho aperto il caso Sicilia durante i lavori del comitato direttivo nazionale dell’UPI che si è svolto ieri a Roma. Vi ho partecipato, per la prima volta, come coordinatore regionale dei Presidenti dei Liberi Consorzi Comunali dell’Isola. La disparità di trattamento, di profilo istituzionale e di capacità d’azione è emersa, con forza, nel confronto con le altre Province italiane, che hanno un ruolo ben definito e strumenti operativi di qualità fin dall’approvazione della legge Delrio. L’UPI nazionale è pronta a sostenere la nostra battaglia per una netta inversione di tendenza nella nostra Regione. La politica siciliana ha finora mostrato una pesante indifferenza nei confronti del Liberi Consorzi Comunali. Non è mai riuscita a riconoscerne, nei fatti, la funzione e l’importanza di Ente di Area Vasta, con un fondamentale ruolo di mediazione e di coordinamento delle amministrazioni locali. Ho sempre considerato i Liberi Consorzi la Casa dei Comuni, ma una casa per essere sicura deve avere fondamenta solide. Sono sempre più necessarie ed urgenti alcune modifiche alla Legge 15 del 2015 per ridefinire l’assetto istituzionale degli Enti di Area Vasta siciliani e per consentire una piena operatività nella loro azione amministrativa.

Il Presidente della Regione, on.Renato Schifani, ed i deputati dell’ARS devono assumersi la responsabilità di costruire, con il nostro contributo, una nuova architettura istituzionale dei Liberi Consorzi. Tanti anni di commissariamento – circa 14 -, interrotti esclusivamente dalla forza di tre pronunciamenti della Corte Costituzionale, rischiano di trasformarsi in un falso alibi. Ci sono tutte le condizioni per aprire una nuova fase. Va anche sottolineato che lo Statuto speciale della nostra Regione non può essere utilizzato come uno scudo per esimersi dall’impegno di mettere a sistema forme di reale cambiamento che chiediamo, inascoltati, ormai da tempo e che è invece consolidato e legittimato nel resto d’Italia.

Lo Statuto non può essere utilizzato in maniera discrezionale ma deve avere l’obiettivo di produrre agibilità istituzionale, politica ed amministrativa nei Liberi Consorzi. Presto, per consolidare la sintonia e la sinergia con tutte le componenti e realtà dell’UPI organizzeremo un evento in Sicilia alla presenza del direttivo nazionale.

Pronti ad un confronto con il Presidente Schifani ed il Parlamento regionale. Il supporto ed il pieno appoggio manifestato dal comitato direttivo nei nostri confronti e alle nostre ragioni è incoraggiante e sottolinea lo spirito unitario dell’UPI.

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