Categoria: Istituzioni e Riforme

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Governo Renzi riforma Province

“Se la riforma delle Province sara’ affrontata, come anche noi chiediamo, all’interno della riforma complessiva del Titolo V, che senso ha spostare adesso le funzioni, il personale, il patrimonio, i debiti, le risorse, per poi ritrovarsi tra pochi mesi a cambiare di nuovo tutto?” E’ il commento del Presidente dell’Upi Antonoio Saitta all’intervento del Presidente del Consiglio Renzi, che ha chiesto al Senato di votare il DDL del Governo sulle Province ribadendo che su quale sara’ il futuro di queste istituzioni si decidera’ nella riforma del Titolo V. “Il Presidente Renzi – aggiunge Saitta – ha pronunciato in Senato un discorso programmatico che punta su temi essenziali che preannunciano un  protagonismo degli enti locali, dall’edilizia delle scuole al rilancio degli investimenti locali. Se gli uffici di Province e Comuni sono impegnati nei prossimi mesi a sbrigare pratiche burocratiche per spartirsi le competenze, il Paese non avra’ le gambe per fare marciare le riforme economiche e i servizi essenziali garantiti da Province e Comuni saranno nel caos. Si decida con la riforma del Titolo V cosa dovranno diventare le Province, e si garantisca ora il mantenimento delle funzioni nelle istituzioni che gia’ le esercitano, e anche con efficienza. Noi ci auguriamo che su questo si impegni il Senato, che sta esaminando il Disegno d Legge del Governo e sta decidendo quali modifiche apportare. Di certo, proprio in vista della riforma del Titolo V, il Senato dovra’ intervenire per rendere il DDL piu’ coerente con la Costituzione  e garantire un governo forte e responsabile non solo ai grandi comuni, ma anche all’altra Italia, quella dei territori, che non puo’ essere abbandonata”.

Riforme: Saitta “Il Governo ascolti l’allarme di Squinzi.

“Le nostre preoccupazioni sono state pienamente confermate dal Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che oggi a Firenze ha parlato di imprese preoccupate e disorientate da una riforma che costerà in termini di spesa e che non porterà alcuna semplificazione e miglioramento della pubblica Amministrazione. Il Governo e il Senato, che in questi giorni è impegnato nell’esame del Disegno di Legge  Delrio, ascoltino questo allarme e modifichino il testo, riducendo il numero delle Città metropolitane e garantendo a queste istituzioni e alle Province funzioni certe e autorevolezza. Continuare a non volere accettare le critiche costruttive che sono state rivolte a questo testo, dipingendole come risposte corporative, non aiuterà il Paese e ci porterà a fare un salto nel buio”. E’ il commento del Presidente dell’Upi Antonio Saitta alle forti critiche espresse oggi dal Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi in merito al Disegno di Legge sulle Province e le Città metropolitane.

“Se vogliamo sostenere l’economia e lo sviluppo del Paese – aggiunge Saitta – dobbiamo mettere fine a quel calvario cui costringiamo imprese e cittadini ogni volta che hanno bisogno di un servizio dalla Pubblica amministrazione, con competenze e responsabilità suddivisi tra mille uffici che si sovrappongono e creano solo inutile burocrazia. Bisogna rivedere il quadro delle funzioni, definire con chiarezza i compiti di ognuno, a partire dallo Stato, passando per Regioni, Province e Comuni. Bisogna ripensare tutto l’assetto dei governi, accorpando le Regioni, riducendo il numero delle Province, intervenendo sui Comuni polvere. E portare a termine una seria riorganizzazione dello Stato a livello centrale e periferico, tagliando gli uffici del Governo sui territori e togliendo  poltrone inutili nei tanti consigli di amministrazione ai burocrati di Stato. Il Disegno di Legge del Governo, come nota Squinzi, aggiunge solo nuova confusione, spezzetta funzioni fondamentali e li assegna volta per volta a Comuni, che non sono in grado di svolgerle, e a Regioni, che non dovrebbero occuparsene e che farebbero lievitarne i costi. Il Senato – conclude Saitta – ha l’opportunità di porre rimedio a questo pasticcio, che tra l’altro deve essere ben chiaro alla Commissione Affari Costituzionali, visti i quasi 3.000 emendamenti presentati da tutte le forze politiche”.

PERCHE’ DIRE SI ALLE PROVINCE

Oltre 350 persone hanno gremito la sala congressi della Fiera di Pordenone in occasione della manifestazione pubblica contro l’abolizione delle Province promossa dal presidente Upi e della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani.

Una ‘prova di forza’ vinta nettamente che ha dimostrato quanto il tema della difesa dell’ente di area vasta sia vivo e sentito nella comunità pordenonese e non solo.

“Senza province più costi e meno servizi”– “Senza le Province meno democrazia, meno servizi per i cittadini e nessun risparmio, anzi più spesa pubblica e più costi”. Questo in sostanza il messaggio lanciato dai relatori e supportato da un diluvio di dati e numeri desunti da diversi studi e fonti ufficiali e autorevoli. Un incremento di costi determinato in primis dal passaggio di competenze e personale alla più onerosa Regione. 

Referendum – Alla luce di tutto ciò, Ciriani ha annunciato la proposta di un referendum per sapere cosa ne pensano i cittadini della regione, o anche solo della provincia di Pordenone, in merito alla soppressione dell’Ente. Una battaglia bipartisan sostenuta apertamente dagli altri tre presidenti di Provincia, tutti presenti alla serata: Enrico Gherghetta di Gorizia, Maria Teresa Bassa Poropat di Trieste e Pietro Fontanini di Udine.

Ciriani: “Abolizione delle Province: un atto di killeraggio politico -“Non è una riforma, è un atto di killeraggio politico – ha attaccato Ciriani – si contrabbanda come conquista l’eliminazione del diritto di voto, ma senza Province avremo meno democrazia, meno servizi e lo svuotamento dell’identità territoriale”. La Regione, che si occupa di tutto e male, dovrebbe ascoltare il parere di Corte costituzionale, Corte dei Conti, Censis e Bocconi che affermano che senza Province non ci sarà alcun risparmio, anzi un aumento della spesa. Le riforme si fanno se sono utili alla comunità, non per lanciare messaggi politici. Chiederemo alla Regione un referendum e l’ esito non sarà scontato. 

Bortolussi (CGIA Mestre) – Andrebbero abolite le regioni – Ospite d’onore della serata il direttore della Cgia di Mestre. L’Italia – ha esordito Giuseppe Bortolussi – è un paese inefficienti in tutto, giustizia lenta, fisco, burocrazia. Eppure si colpiscono le Province che sono gli enti che hanno fatto più risparmi, hanno dimostrato di essere efficienti e costano meno. Il Parlamento costa 440 milioni, i Comuni 558 milioni, le Regioni 843 milioni e le Province 105 milioni. Andrebbero abolite le Regioni, e non è una battuta! Le Province sono diventate il capro espiatorio – ha concluso – perché sono politicamente più deboli e contro di loro si è scatenata una violenta campagna mediatica. 

Molto apprezzati e salutati con calorosi applausi gli interventi dei Presidenti delle Province di Gorizia, Trieste ed Udine.

La Presidente della provincia di Trieste, Bassa Poropat ha ribadito le proprie critiche all’operato della Giunta e della maggioranza regionale che avrebbe dovuto prima attendere l’esito della modifica statutaria e solo dopo procedere al riordino dell’assetto e dell’ordinamento delle Province, anche per quel che attiene al procedimento elettorale. La proposta contenuta dal disegno di legge 29 con cui le Province, in attesa della loro cancellazione, verrebbero tramutate in enti di secondo livello, gestiti da sindaci e consiglieri comunali, – ha sostenuto la Presidente “non è affatto ‘transitoria’ come si vuol fa credere, perché non è detto che si possa giungere a modificare lo statuto e tanto meno in che tempi”.

Concetto ripreso dal Presidente della provincia di Gorizia, Enrica Gherghetta, “Bisogna rispettare la Costituzione! Non è affatto certo che sia possibile la decostituzionalizzazione delle Province a livello nazionale e, comunque, la soppressione dell’ente Provincia in Friuli-Venezia Giulia non può che seguire la modifica della Costituzione italiana: sicuramente non può precederla in forza di alcuna modifica o integrazione delle disposizioni del proprio Statuto. Dopo aver espresso un pesante giudizio politico sul testo del disegno di legge regionale il presidente Gherghetta si è detto “orgoglioso di essere a fianco del collega Ciriani nella battaglia per salvare la provincia di Pordenone ed i diritti dei suoi cittadini!”

Infine, il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, che ha chiuso i lavori, richiamando la correttezza della gestione e l’efficienza dimostrata dalle Province del Friuli Venezia Giulia. Dati che risaltano ancor di più se paragonati alla situazione che si registra presso altre amministrazioni pubbliche nazionali. Le province non possono accettare un salto nel vuoto senza sapere chi sarà chiamato a garantire quei servizi fondamentali che oggi esse assicurano ai cittadini. L’unica cosa certa che emerge dalla Regione “è un disegno a stampo fortemente centralista – al pari di quello che perseguono Roma e Bruxelles – che non tiene conto delle autonomie locali, delle identità storiche, delle tradizioni civili delle comunità”.

A illustrare dati e numeri sull’aumento dei costi causato dalla soppressione delle Province, con il conseguente trasferimento di competenze e personale alla Regione, è stato Fabrizio Cigolot, direttore dell’Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia, mentre all’avv. Francesco Longo, libero professionista di Pordenone e docente all’Università di Udine, è stato affidato il compito di illustrare le possibili azioni legali che le potranno essere intentate a difesa delle province.

La manifestazione è stata integralmente ripresa e trasmessa in diretta dall’emittente ‘Telepordenone’.

Province: Assemblea Nazionale dei Segretari Generali delle Province d’Italia

La scorsa settimana si è svolta a Roma l’assemblea nazionale dei segretari provinciali, dalla quale sono emersi alcune proposte e diversi spunti di riflessione, che sono stati riassunti nell’ordine del giorno allageato, che è statao inviato ai Ministri Alfano e Delrio nell’ambito del percorso di esame al Senato della Repubblica del ddl AS1212.

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L’ORDINE DEL GIORNO APPROVATO DALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI SEGRETARI GENERALI DELLE PROVINCE

Pubblichiamo l’Odg approvato dall’Assemblea Nazionale dei Segretari Generali delle Province riunitasi il 22 gennaio scorso

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In Friuli Venzia Giulia grande manifestazione per tutelare il diritto di voto e le Province.MARTEDÌ 28 GENNAIO IN FIERA A PORDENONE

Una grande manifestazione pubblica «per difendere il diritto di voto dei cittadini e le Province del Friuli Venezia Giulia» e in particolare «per tutelare l’identità e gli interessi pordenonesi». Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e presidente regionale dell’Upi (l’Unione delle Province) lancia una controffensiva in grande stile  per contrastare la riforma della Regione (appena approvata in commissione) che prevede il superamento delle Province attraverso l’abolizione del voto. E la prima a farne le spese sarà proprio la Provincia di Pordenone che doveva andare al voto in primavera. 

 

La manifestazione, a cui parteciperanno rappresentanti anche delle altre tre Province, si terrà martedì 28 gennaio alle 20.00 nella sala congressi della Fiera di Pordenone, in viale Treviso. Lo stesso giorno la riforma passerà al vaglio del consiglio regionale. «Una riforma, anzi un pasticcio – attacca Ciriani – che toglierà ai cittadini il diritto di voto per eleggere i rappresentanti della propria Provincia. Verranno sostituiti con consiglieri comunali e sindaci che si votano tra di loro e con un presidente nominato che percepirà comunque un’indennità. Denunceremo pubblicamente l’illegittimità di questo provvedimento – continua – ma soprattutto i danni e lo sperpero di denaro pubblico che provocherà la soppressione delle Province, cancellando peraltro tradizioni civili e identità radicate».

 

Upi e Provincia di Pordenone confidano in una partecipazione massiccia di «cittadini, istituzioni, forze sociali, associazioni perchè tutti devono essere informati dei disservizi, del caos e dei maggiori costi che provocherà l’abolizione delle Province. Lo dimostreremo con numeri e dati ufficiali, confrontando la qualità dei servizi e i costi di Regione e Province».  Un esempio? «Con il passaggio del personale alla Regione – spiega Ciriani – aumenteranno i costi perchè i dipendenti provinciali dovranno essere allineati al più oneroso contratto regionale. Senza contare che le funzioni verranno allontanate dal nostro territorio».

 

«Panontin e Serracchiani – attacca ancora – vogliono scassare tutto facendo un salto nel buio, senza avere neanche loro le idee chiare su cosa capiterà. E’ una riformetta ideologica, confusa, priva di dati e basi scientifiche, nemmeno una matricola di Giurisprudenza si permetterebbe di presentarla come tesina al suo professore. Peraltro le Province – fa notare Ciriani – esistono in quasi tutti i paesi europei, compresa la virtuosa Germania dove sono più numerose e gestiscono più denaro, solo realtà piccole come Cipro o Malta non le hanno».

 

Per cui «non c’è alcun motivo fondato che giustifichi questo furore demagogico contro le Province e, tanto meno, che debba essere la Provincia di Pordenone la prima a a farne le spese, dopo che in molti si sono prodigati per la sua istituzione, e soprattutto perché già duramente colpita dalla crisi occupazionale e da troppe decisioni penalizzanti in materia di sanità, infrastrutture e cultura. La Regione – è il contrattacco finale – riformi piuttosto se stessa perchè è un enorme mostro burocratico e organizzativo, con costi enormi e inefficienze spaventose».

Assemblea dei Presidenti di Provincia a Roma

“Questa grande rivoluzione che, cancellando le Province, doveva  salvare il Paese è in realtà una piccola, banale riforma, che non semplificherà nulla e renderà la vita impossibile ai cittadini e agli stessi sindaci”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo all’Assemblea dei Presidenti di Provincia che si è svolta a Roma per fare il punto sullo stato dei lavori parlamentari sul DDL cosiddetto Delrio che svuota le Province e fa nascere ben 20 Città metropolitane. “Ma come si fa ad affermare che una riforma che spezzetta le funzioni oggi esercitate dalle Province tra Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane, Città metropolitane, Regioni e Agenzie regionali, è una semplificazione? Certo quello che non si semplifica, anzi si rende caotica, è la vita dei cittadini e delle imprese che non sapranno più chi li amministra. Il Parlamento e il Governo – ha aggiunto Saitta – si stanno prendendo la responsabilità di negare servizi essenziali: loro, che hanno tagliato risorse alle Province per un pregiudizio politico, sono responsabili delle strade sempre più dissestate e di scuole a rischio riapertura perché insicure. E siccome si continua a fare passare questa mediocre e inutile riforma come una grande rivoluzione, renderemo pubbliche le lettere che invieremo ai Parlamentari in cui metteremo nero su bianco,  tutte le incongruenze di questo disegno di legge, che avrà come unico risultato l’interruzione di servizi pubblici essenziali cui i cittadini hanno diritto, a partire dalle scuole”.

 

Province: per il 2014 bilanci ridotti per quasi 3 miliardi Saitta “Altro che riforma, qui si chiudono i servizi”

“Mentre la politica continua a discettare di improbabili risparmi dalla riforma delle Province, i bilanci di questi enti per il 2014, sommando 1,2 miliardi di taglio e 1,780 miliardi di patto di stabilità saranno ridotti per quasi 3 miliardi. Qui non c’è nessun intento riformatore: si stanno chiudendo servizi essenziali e si stanno privando i cittadini di diritti inalienabili, dal diritto a vivere in scuole sicure a quello di avere strade agibili”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta  evidenziando che “le tanto vituperate Province grazie alle scelte responsabili degli amministratori eletti, nel 2013 hanno ridotto la loro spesa corrente del  – 10%. Lo stesso non è accaduto alle altre istituzioni locali, come emerge con chiarezza dai dati riportati dal Siope del Ministero dell’Economia, dove risulta che, mentre negli ultimi tre anni le Province  hanno risparmiato il 13% della spesa corrente, i Comuni si sono fermati all’ 1%.  Proprio questi Comuni, se la riforma del Governo andrà in porto, avranno dal prossimo anno il compito di garantire la sicurezza e la manutenzione di oltre 5000 edifici scolastici, mentre ai sindaci e ai consiglieri comunali nominati nelle Province spetterà di dividere il bilanci per assicurare la sicurezza di oltre di 130 mila chilometri di strade. Con 1,2 miliardi di tagli e con i blocco degli investimenti dovuto ad un obiettivo di patto di oltre 1,7 miliardi – conclude Saitta –   quello che si chiuderà non sono le Province ma i servizi essenziali per i cittadini. Chiediamo al Parlamento, che sta in queste ore discutendo del decreto legge sugli enti locali, di preoccuparsi anche di questi servizi, riducendo il taglio di 1,2 miliardi ai bilanci delle Province e inserendo norme che permettano l’esclusione dal patto di stabilità degli investimenti in opere per la sicurezza dei cittadini”.

 

Roma, 9 gennaio 2013

Province, Saitta “Oltre 1000 enti per svolgere quello che fanno 107 Province.

“Oltre 20 Città metropolitane, 107 Province, 370 Unioni dei Comuni, 20 Regioni , più di 1.400 Comuni  ad occuparsi dei servizi che oggi erogano 107 Province . Ma soprattutto, nuove agenzie regionali che si aggiungeranno alle 3.127 di cui il Governo e il Parlamento continuano a non volersi occupare. Questa sarebbe la semplificazione tanto sbandierata? L’unica ‘semplificazione’ è la cancellazione della democrazia, del diritto di votare liberamente chi amministra i territori”.  Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, commentando la votazione alla Camera dei Deputati del Disegno di Legge sulle Province e le Città metropolitane.

 
“Il Parlamento ha deciso di seguire il Governo, nonostante l’allarme sull’aumento certo della spesa pubblica lanciato dalla Corte dei Conti, e quello del Servizio  Bilancio della Camera sulla mancanza di coperture e il rischio di non rispettare il pareggio di bilancio.  Nonostante tutti, Governo e Parlamento compreso, sappiano che il provvedimento nono solo non produrrà risparmi, ma porterà da un aumento certo della spesa pubblica e all’ennesimo prolificare di enti strumentali e agenzie regionali. Perché i Comuni non sono in grado di gestire le funzioni di area vasta e le Regioni non sono enti di amministrazione: per erogare i servizi apriranno ennesime nuove agenzie, quelle su cui la Corte dei Conti ha lanciato già diversi allarmi, definendole “una fonte di perdite”. Oggi, secondo il Ministero dello Sviluppo economico che li ha censite, ce ne sono già 3.127,  e sono costate nel 2012 oltre 7 miliardi 400 milioni di euro.  Ma di questi organismi inutili, il Governo e Parlamento continuano a non volersi occupare, perché sono la zona grigia del potere. 

“Questo varato dalla Camera dei deputati  – aggiunge Saitta –  è un provvedimento pieno di incongruenze con norme che getteranno nel caos il Paese. Il solo articolo 15, quello che di fatto spezzetta le funzioni oggi assegnate alle Province in mille rivoli, prevede una serie di adempimenti, tra decreti attuativi, accordi, leggi regionali, per cui nella migliore delle ipotesi, a quasi 2 anni  dall’entrata in vigore della legge ancora non saranno stati assegnati ai nuovi enti  le funzioni, il personale, le risorse , il patrimonio. Ma la confusione è riscontrabile in tutto il testo: le oltre 20 Città metropolitane, la cui individuazione è stata fatta senza seguire alcun criterio reale, potranno decollare non prima del gennaio 2015. I Sindaci nominati presidenti di Provincia resteranno in carica 4 anni, anche se nel frattempo non saranno più sindaci, ma i loro consigli dureranno 2 anni: quindi non ci sarà alcun legame tra i due organismi. I bilanci degli enti saranno votati dal Consiglio, solo se un terzo dei comuni dell’assemblea avranno dato il consenso. Province e Città metropolitane potranno continuare a coesistere. Qualcuno ci spieghi dov’è la tanto sbandierata semplificazione che questo provvedimento introdurrebbe. Il Senato – conclude Saitta – si troverà ad avere la grande responsabilità di porre rimedio a questo pasticcio: ci auguriamo che abbia la determinazione necessaria ad affrontare con serietà e lontano dalle campagne mediatiche questo compito”.

Commissariamento delle Province, il Presidente UPA Di Giuseppantonio: “Un obbrobrio incostituzionale e antidemocratico, siamo diventati un capro espiatorio”.

“Questo ennesimo obbrobrio incostituzionale e antidemocratico è il risultato della smania di successo nella stagione della demagogia”. E’ il commento del Vice Presidente nazionale dell’Unione Province d’Italia e Presidente dell’Unione Province Abruzzesi, Enrico Di Giuseppantonio, all’approvazione della Legge di Stabilità contenente le norme che prevedono lo svuotamento delle Province e il commissariamento di questi Enti: “Invece di semplificare i problemi li moltiplica, invece di ridurre le spese le aumenta”.

 

“Un atto che ci aspettavamo dopo i continui annunci – prosegue il Presidente Di Giuseppantonio – ma di certo si pasticcia ancora di più perché non c’è una linea di coerenza con quanto è stato affermato: si parlava di abolizione e invece ci si è limitati a uno svuotamento che creerà solo tanta confusione, disorienterà il cittadino e i disagi aumenteranno. Insomma, si fanno ancora tante chiacchiere a vuoto”.

 

“Oltre 20 città metropolitane, 107 Province, 370 Unioni di Comuni, 20 Regioni, oltre 1.400 Comuni e 3.127 agenzie regionali attualmente esistenti, alle quali si aggiungeranno le nuove: ecco l’esercito messo in piedi dai paladini della  semplificazione per l’erogazione dei servizi attualmente in capo a 107 Province. Noi non vogliamo questa Italia – sottolinea il Presidente Di Giuseppantonio – Siamo per una riforma ma che sia studiata e concertata, siamo disposti al dimezzamento dei nostri Enti ma non si può prescindere dalla riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato, di cui non parla nessuno”.

 

“Soprattutto – prosegue il Presidente Di Giuseppantonio – siamo per un’Italia su misura delle esigenze dei cittadini: secondo un recentissimo sondaggio di Mannheimer l’80% degli italiani vuole la riduzione del numero e delle indennità dei parlamentari, il 70% chiede il taglio di numero e indennità dei consiglieri regionali, il 60% ritiene prioritario intervenire sugli stipendi dei manager delle aziende statali e il 50% vuole il taglio delle società statali e parastatali. Solo il 15% crede sia necessario abolire le Province, che sono presenti in 19 Stati Europei su 28. Peraltro proprio in Europa abbiamo siglato la Carta Europea delle Autonomie che prevede l’esistenza degli Enti Locali e dell’elezione diretta. Ma se la legge istituisce oltre 20 città metropolitane mentre a livello europeo ce ne sono solo 18, di cosa stiamo parlando? Di quale Europa vogliamo fare parte?”.

 

“Delrio cerca di accreditare la propria tesi – prosegue il Presidente Di Giuseppantonio – con affermazioni propagandistiche e di facile presa, come se non contasse minimamente il parere della Corte dei Conti, che stabilisce che le Province sono gli enti più virtuosi nel sistema delle autonomie. Questa riforma moltiplica esponenzialmente i centri di spesa e, fatto anch’esso di una gravità inaudita, vieterà ai cittadini di votare chi li amministrerà. Le Province si opporranno in ogni modo a questa decisione ma abbiamo anche il dovere di mettere in guardia i cittadini per quello che, ribadisco, è un obbrobrio incostituzionale che ci impedisce di scegliere con il voto libero chi ci amministrerà”.

Province, studio Ispo, solo per 4% italiani abolizione Province e’ priorita’

Il 72% dei cittadini si sentono orgogliosi della loro provincia e solo il 4% degli italiani ritiene prioritario abolire le Province. E’ quanto emerge da una indagine sugli italiani realizzata dal centro studi dell’Ispo presentata oggi a Milano dal Prof. Renato Mannheimer, dal Presidente dell’Upi Antonio Saitta e dall’Assessore alle riforme istituzionali della Provincia di Milano, Franco De Angelis. Secondo lo studio, per l’81% degli italiani la riforma piu’ urgente per tagliare la spesa pubblica e’ ridurre le indennita’ dei parlamentari italiani. Secondo lo studio Ispo, l’attaccamento alle Province e’ un sentimento radicato, riscontrato in ogni rilevazione dal 2003 ad oggi, nonostante le pesanti campagne demagogiche contro questa istituzione. “La spesa pubblica – ha evidenziato il Prof. Mannheimer – viene vista dai cittadini come spesa politica”. Infatti alla domanda ‘quali riforme servirebbero per ridurre la spesa pubblica’,  8 cittadini su 10 rispondono  la riduzione del numero e delle indennita’ dei parlamentari, 7 su 10 il taglio del numero e delle indennita’ dei consiglieri regionali, 6 su 10 la riduzione degli stipendi dei manager delle aziende statali o partecipate, 5 su 10 il taglio dei costi di enti e organismi intermedi. La riforma delle Province e’ considerata prioritaria solo dal 16% dei cittadini che si dichiarano elettori del PD, dal 15% dei cittadini che si dichiarano elettori di FI e dal 17% dei cittadini che si dichiarano elettori del Movimento 5 Stelle.

“Questa ricerca – sottolinea il Presidente Saitta – dimostra che, contrariamente a quanto si continua a dire, non sono affatto i cittadini a volere l’abolizione delle Province, che, anzi, sanno benissimo essere una  riforma per nulla prioritaria. L’accanimento contro le Province  e’ solo la risposta di una politica debole che, non volendo ascoltare le reali richieste del Paese, cerca di autoassolversi perche’ non e’ in grado di autoriformarsi. Ma il vero dramma e’ che per inseguire slogan che non sono nemmeno condivisi dai loro elettori, i politici stanno tagliando tutte le risorse delle Province destinate ai servizi essenziali. Quando le scuole resteranno chiuse e le strade non saranno piu’ curate, i cittadini andranno a protestare sotto il Parlamento. Allora sara’ chiara la totale mancanza di visione di futuro di una riforma sbagliata che sostenendo di volere svuotare le Province, in realta’ non fa altro che cancellare servizi essenziali”.

 

In allegato, la ricerca dell’Ispo.

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Province, abolizione: il sondaggio della Cgia di Mestre

Presentato a Pordenone il sondaggio della Cgia di Mestre sulle Province del Friuli Venezia Giulia, commissionato dall’Upi e svolto a novembre con indagini telefoniche su un campione di 2300 cittadini della regione.

I risultati – Il 58 per cento dice si all’eliminazione delle Province ma questa percentuale crolla al 43 per cento se si chiede di abolire anche la propria Provincia e precipita addirittura al 38 per cento se si chiede di abolirle tutte o solo quelle inefficienti. Risultati controversi e meno scontati del previsto tanto che l’indagine (illustrata da Catia Ventura del centro studi Sintesi della Cgia) conclude che in caso di referendum regionale l’esito sarebbe incerto. «Il sondaggio – ha commentato il direttore della Cgia, Giuseppe Bortolussi – ha restituito l’idea che finchè si parla in astratto di abolire le Province sono tutti d’accordo perchè contro di esse c’è stata una massiccia campagna mediatica, ma quando si scende nel concreto tutti vorrebbero abolire le altre Province e non la propria». L’indagine ha anche evidenziato che i le competenze delle Province sono ampiamente conosciute e solo il 5% le ritiene fonte di sprechi contro il 59 per cento attribuito al Parlamento. Tra i meno favorevoli all’eliminazione delle Province, inoltre, ci sono le donne  e i giovani.

 

Cgia: Province capro espiatorio, sprechi altrove – «L’abolizione delle Province è un capro espiatorio – ha argomentato Bortolussi –  un grandissimo alibi della mala politica, dei ministeri e dei burocrati. Le Province non sono il centro di spreco in Italia. Sono ben altri. Per questa ragione è sospetto questo attacco condotto senza dati e numeri, questo carosello mediatico che ha portato la gente a credere che il problema siano le Province. Eliminandole non ci saranno risparmi, aumenteranno i disagi e il conto lo pagheranno i cittadini che rimarranno orfani del fondamentale ruolo secolare delle Province di coordinamento tra i Comuni». 

 

Upi: Studi e dati ci danno ragione – A supportare con numeri la tesi che i centri di spreco sono altri è stato Piero Antonelli, direttore Unione Province d’Italia. «La spesa pubblica italiana nel 2012 – ha rimarcato – è stata di 801 miliardi di euro e le Province hanno inciso solo per 1,2 miliardi. Del resto a dire che la riforma delle Province del Ministro Delrio (quella varata dal Governo centrale, ndr) è foriera di aumento della spesa pubblica e di disservizi per i cittadini sono all’unisono Corte dei conti, Università Bocconi, Censis e persino il servizio bilancio della Camera».

 

Provincia di Pordenone: Nostri servizi apprezzati – Nel sondaggio anche un focus sulla Provincia di Pordenone con «risultati lusinghieri – ha commentato il presidente Alessandro Ciriani – su questa Amministrazione e i suoi servizi visto che l’82 per cento dei cittadini si è dichiarato soddisfatto. Ciò accade perchè manteniamo rapporti diretti e quotidiani con la comunità.

Da un lato – ha attaccato – si colpiscono enti virtuosi con i conti in ordine e servizi efficienti, dall’altro  non  si fanno le vere riforme che diminuiscono la spesa pubblica e cioè quelle che riguardano Ministeri, Parlamento e Regioni. Trasferendo le competenze delle Province al mostro-Regione – ha aggiunto – si crea un neocentralismo regionale che comporterà l’ impoverimento del territorio». Ma per Ciriani «c’è anche un aspetto identitario da non sottovalutare perchè la Provincia di Pordenone è stato il frutto della volontà di tutta la comunità, non solo un mero processo amministrativo».

In allegato il sondaggio e una sintesi con i dati più significativi

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