Martedì 25 marzo p.v. si dovrebbe concludere l’esame in commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica del Provvedimento recante “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni dei Comuni”.
Martedì 25 marzo p.v. si dovrebbe concludere l’esame in commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica del Provvedimento recante “Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni dei Comuni”.
IN ALLEGATO:
RESCONTO COMMISSIONE 11.03
TESTO EMENDAMENTI DEL RELATORE E RELATIVI SUBEMENDAMENTI
TESTO A FRONTE CON LE MODIFICHE PROPOSTE DAL RELATORE
“Vorrei chiarire che lo spauracchio delle elezioni delle Province agitato dal Governo come scusa per approvare in fretta il Disegno di Legge Delrio non ha fondamento, perché la sospensione delle elezioni provinciali è già stato deciso con due commi infilati nella Legge di stabilità per il 2014: nessuna Provincia andrà al voto nella primavera 2014, che si approvi o meno il Disegno di Legge” . Così commenta il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, l’intervento di replica del Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel dibattito sulla fiducia alla Camera dei Deputati, che ha chiesto alle opposizioni di permettere al Governo di non far votare le Province, in vista della riforma della Costituzione su Regioni, Province e Comuni. “Una decisione –continua Saitta – presa dal Parlamento che noi riteniamo incostituzionale, oltre che antidemocratica, perché votare, in democrazia, non dovrebbe mai essere considerato un pericolo da evitare. Detto questo, se si vuole davvero una riforma delle istituzioni locali, che serva al Paese, si fissi anche per la riforma del Titolo V una data precisa nell’agenda del Governo e si lavori con determinazione insieme per portarla a termine. Al Presidente Renzi ribadiamo che siamo pronti a metterci in gioco, a proporre al Governo una autoriforma radicale che preveda la razionalizzazione delle funzioni e l’accorpamento delle Province, con la conseguente riduzione e riorganizzazione degli uffici periferici dello Stato. E siamo certi che questa riforma possa essere fatta insieme a Regioni e Comuni, per cancellare le sovrapposizioni e i conflitti che sono la causa prima di sprechi di risorse e di cattiva amministrazione e permettere l’istituzione delle Città metropolitane da subito, con le funzioni, le dimensioni e l’autorevolezza necessaria per essere vero motore di sviluppo. Una riforma che assicuri stessi diritti a tutto il Paese, anche quell’altra Italia, ed è la maggior parte, che è fuori dalle grandi aree urbane, e che rispetti a pieno il dettato della Costituzione, evitando così che ogni provvedimento approvato finisca poi inesorabilmente bocciato dalla Corte Costituzionale ”
“Dopo la Corte Costituzionale, anche il Tar sancisce con chiarezza che non permettere le elezioni provinciali e commissariare senza motivo le Province e’ un atto illegittimo. Il volere rincorrere la propaganda contro le Province continua a produrre instabilita’ e caos. Una incertezza che non ha fatto che creare disagi ai cittadini, perche’, sospese da oltre due anni nel limbo della riforma, alle Province piu’ che a ogni altro ente, sono stati tagliati i soldi necessari per garantire i servizi, per assicurare la manutenzione delle strade, per mantenere le scuole sicure, per contrastare il dissesto idrogeologico. L’accanimento contro le Province, culminato con la sospensione delle elezioni, non ha danneggiato i politici, che sono a scadenza di mandato, ma i cittadini”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi Antonio Saitta, commentando la sentenza emessa ieri dal TAR Liguria, che annulla il commissariamento della Provincia di Genova sulla base della dichiarata incostituzionalità delle disposizioni del decreto Monti sulle Province, e intima il ripristino del corretto funzionamento delle istituzioni locali, secondo le norme vigenti, che per le Province prevedono l’elezione diretta di Presidente e Consiglio.
“E’ la conferma – continua Saitta – degli errori compiuti dai Governi in questi anni in materia di ordinamento degli enti locali, che l’Unione delle Province d’Italia ha da sempre denunciato.
Questa sentenza richiede alla politica di ripristinare il corretto funzionamento democratico delle istituzioni locali, superando le normative sui commissariamenti delle Province che si sono stratificate in questi due anni e consentendo ai cittadini di votare i loro rappresentanti nei territori, come previsto dall’articolo 48 della Costituzione.
Il Parlamento che in questi giorni sta esamindando il Disegno di Legge del Governo sulle Province – aggiunge Saitta – e’ lo stesso che ha votato i provvedimenti bocciati per incostituzionalita’ dalla Corte Costituzionale e dal Tar. Ci auguriamo che questa sentenza induca a riflettere su quanto si sta decidendo in questi giorni al Senato, quantomeno apportanndo quelle modifiche che sono indispensabili, se non si vuole incorrere in nuove bocciature della magistratura e se si vuole davvero produrre una legge in grado di costruire intorno alla Costituzione, una riforma capace di garantire un miglioramento nella gestione dei servizi essenziali per i cittadini e i territori. Resta il fatto che una corretta riforma delle istituzioni, tutte, dovrebbe partire dalla Costituzione”.

“Se la riforma delle Province sara’ affrontata, come anche noi chiediamo, all’interno della riforma complessiva del Titolo V, che senso ha spostare adesso le funzioni, il personale, il patrimonio, i debiti, le risorse, per poi ritrovarsi tra pochi mesi a cambiare di nuovo tutto?” E’ il commento del Presidente dell’Upi Antonoio Saitta all’intervento del Presidente del Consiglio Renzi, che ha chiesto al Senato di votare il DDL del Governo sulle Province ribadendo che su quale sara’ il futuro di queste istituzioni si decidera’ nella riforma del Titolo V. “Il Presidente Renzi – aggiunge Saitta – ha pronunciato in Senato un discorso programmatico che punta su temi essenziali che preannunciano un protagonismo degli enti locali, dall’edilizia delle scuole al rilancio degli investimenti locali. Se gli uffici di Province e Comuni sono impegnati nei prossimi mesi a sbrigare pratiche burocratiche per spartirsi le competenze, il Paese non avra’ le gambe per fare marciare le riforme economiche e i servizi essenziali garantiti da Province e Comuni saranno nel caos. Si decida con la riforma del Titolo V cosa dovranno diventare le Province, e si garantisca ora il mantenimento delle funzioni nelle istituzioni che gia’ le esercitano, e anche con efficienza. Noi ci auguriamo che su questo si impegni il Senato, che sta esaminando il Disegno d Legge del Governo e sta decidendo quali modifiche apportare. Di certo, proprio in vista della riforma del Titolo V, il Senato dovra’ intervenire per rendere il DDL piu’ coerente con la Costituzione e garantire un governo forte e responsabile non solo ai grandi comuni, ma anche all’altra Italia, quella dei territori, che non puo’ essere abbandonata”.
“Le nostre preoccupazioni sono state pienamente confermate dal Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che oggi a Firenze ha parlato di imprese preoccupate e disorientate da una riforma che costerà in termini di spesa e che non porterà alcuna semplificazione e miglioramento della pubblica Amministrazione. Il Governo e il Senato, che in questi giorni è impegnato nell’esame del Disegno di Legge Delrio, ascoltino questo allarme e modifichino il testo, riducendo il numero delle Città metropolitane e garantendo a queste istituzioni e alle Province funzioni certe e autorevolezza. Continuare a non volere accettare le critiche costruttive che sono state rivolte a questo testo, dipingendole come risposte corporative, non aiuterà il Paese e ci porterà a fare un salto nel buio”. E’ il commento del Presidente dell’Upi Antonio Saitta alle forti critiche espresse oggi dal Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi in merito al Disegno di Legge sulle Province e le Città metropolitane.
“Se vogliamo sostenere l’economia e lo sviluppo del Paese – aggiunge Saitta – dobbiamo mettere fine a quel calvario cui costringiamo imprese e cittadini ogni volta che hanno bisogno di un servizio dalla Pubblica amministrazione, con competenze e responsabilità suddivisi tra mille uffici che si sovrappongono e creano solo inutile burocrazia. Bisogna rivedere il quadro delle funzioni, definire con chiarezza i compiti di ognuno, a partire dallo Stato, passando per Regioni, Province e Comuni. Bisogna ripensare tutto l’assetto dei governi, accorpando le Regioni, riducendo il numero delle Province, intervenendo sui Comuni polvere. E portare a termine una seria riorganizzazione dello Stato a livello centrale e periferico, tagliando gli uffici del Governo sui territori e togliendo poltrone inutili nei tanti consigli di amministrazione ai burocrati di Stato. Il Disegno di Legge del Governo, come nota Squinzi, aggiunge solo nuova confusione, spezzetta funzioni fondamentali e li assegna volta per volta a Comuni, che non sono in grado di svolgerle, e a Regioni, che non dovrebbero occuparsene e che farebbero lievitarne i costi. Il Senato – conclude Saitta – ha l’opportunità di porre rimedio a questo pasticcio, che tra l’altro deve essere ben chiaro alla Commissione Affari Costituzionali, visti i quasi 3.000 emendamenti presentati da tutte le forze politiche”.
Oltre 350 persone hanno gremito la sala congressi della Fiera di Pordenone in occasione della manifestazione pubblica contro l’abolizione delle Province promossa dal presidente Upi e della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani.
Una ‘prova di forza’ vinta nettamente che ha dimostrato quanto il tema della difesa dell’ente di area vasta sia vivo e sentito nella comunità pordenonese e non solo.
“Senza province più costi e meno servizi”– “Senza le Province meno democrazia, meno servizi per i cittadini e nessun risparmio, anzi più spesa pubblica e più costi”. Questo in sostanza il messaggio lanciato dai relatori e supportato da un diluvio di dati e numeri desunti da diversi studi e fonti ufficiali e autorevoli. Un incremento di costi determinato in primis dal passaggio di competenze e personale alla più onerosa Regione.
Referendum – Alla luce di tutto ciò, Ciriani ha annunciato la proposta di un referendum per sapere cosa ne pensano i cittadini della regione, o anche solo della provincia di Pordenone, in merito alla soppressione dell’Ente. Una battaglia bipartisan sostenuta apertamente dagli altri tre presidenti di Provincia, tutti presenti alla serata: Enrico Gherghetta di Gorizia, Maria Teresa Bassa Poropat di Trieste e Pietro Fontanini di Udine.
Ciriani: “Abolizione delle Province: un atto di killeraggio politico -“Non è una riforma, è un atto di killeraggio politico – ha attaccato Ciriani – si contrabbanda come conquista l’eliminazione del diritto di voto, ma senza Province avremo meno democrazia, meno servizi e lo svuotamento dell’identità territoriale”. La Regione, che si occupa di tutto e male, dovrebbe ascoltare il parere di Corte costituzionale, Corte dei Conti, Censis e Bocconi che affermano che senza Province non ci sarà alcun risparmio, anzi un aumento della spesa. Le riforme si fanno se sono utili alla comunità, non per lanciare messaggi politici. Chiederemo alla Regione un referendum e l’ esito non sarà scontato.
Bortolussi (CGIA Mestre) – Andrebbero abolite le regioni – Ospite d’onore della serata il direttore della Cgia di Mestre. L’Italia – ha esordito Giuseppe Bortolussi – è un paese inefficienti in tutto, giustizia lenta, fisco, burocrazia. Eppure si colpiscono le Province che sono gli enti che hanno fatto più risparmi, hanno dimostrato di essere efficienti e costano meno. Il Parlamento costa 440 milioni, i Comuni 558 milioni, le Regioni 843 milioni e le Province 105 milioni. Andrebbero abolite le Regioni, e non è una battuta! Le Province sono diventate il capro espiatorio – ha concluso – perché sono politicamente più deboli e contro di loro si è scatenata una violenta campagna mediatica.
Molto apprezzati e salutati con calorosi applausi gli interventi dei Presidenti delle Province di Gorizia, Trieste ed Udine.
La Presidente della provincia di Trieste, Bassa Poropat ha ribadito le proprie critiche all’operato della Giunta e della maggioranza regionale che avrebbe dovuto prima attendere l’esito della modifica statutaria e solo dopo procedere al riordino dell’assetto e dell’ordinamento delle Province, anche per quel che attiene al procedimento elettorale. La proposta contenuta dal disegno di legge 29 con cui le Province, in attesa della loro cancellazione, verrebbero tramutate in enti di secondo livello, gestiti da sindaci e consiglieri comunali, – ha sostenuto la Presidente “non è affatto ‘transitoria’ come si vuol fa credere, perché non è detto che si possa giungere a modificare lo statuto e tanto meno in che tempi”.
Concetto ripreso dal Presidente della provincia di Gorizia, Enrica Gherghetta, “Bisogna rispettare la Costituzione! Non è affatto certo che sia possibile la decostituzionalizzazione delle Province a livello nazionale e, comunque, la soppressione dell’ente Provincia in Friuli-Venezia Giulia non può che seguire la modifica della Costituzione italiana: sicuramente non può precederla in forza di alcuna modifica o integrazione delle disposizioni del proprio Statuto. Dopo aver espresso un pesante giudizio politico sul testo del disegno di legge regionale il presidente Gherghetta si è detto “orgoglioso di essere a fianco del collega Ciriani nella battaglia per salvare la provincia di Pordenone ed i diritti dei suoi cittadini!”
Infine, il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, che ha chiuso i lavori, richiamando la correttezza della gestione e l’efficienza dimostrata dalle Province del Friuli Venezia Giulia. Dati che risaltano ancor di più se paragonati alla situazione che si registra presso altre amministrazioni pubbliche nazionali. Le province non possono accettare un salto nel vuoto senza sapere chi sarà chiamato a garantire quei servizi fondamentali che oggi esse assicurano ai cittadini. L’unica cosa certa che emerge dalla Regione “è un disegno a stampo fortemente centralista – al pari di quello che perseguono Roma e Bruxelles – che non tiene conto delle autonomie locali, delle identità storiche, delle tradizioni civili delle comunità”.
A illustrare dati e numeri sull’aumento dei costi causato dalla soppressione delle Province, con il conseguente trasferimento di competenze e personale alla Regione, è stato Fabrizio Cigolot, direttore dell’Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia, mentre all’avv. Francesco Longo, libero professionista di Pordenone e docente all’Università di Udine, è stato affidato il compito di illustrare le possibili azioni legali che le potranno essere intentate a difesa delle province.
La manifestazione è stata integralmente ripresa e trasmessa in diretta dall’emittente ‘Telepordenone’.
La scorsa settimana si è svolta a Roma l’assemblea nazionale dei segretari provinciali, dalla quale sono emersi alcune proposte e diversi spunti di riflessione, che sono stati riassunti nell’ordine del giorno allageato, che è statao inviato ai Ministri Alfano e Delrio nell’ambito del percorso di esame al Senato della Repubblica del ddl AS1212.
Pubblichiamo l’Odg approvato dall’Assemblea Nazionale dei Segretari Generali delle Province riunitasi il 22 gennaio scorso
Una grande manifestazione pubblica «per difendere il diritto di voto dei cittadini e le Province del Friuli Venezia Giulia» e in particolare «per tutelare l’identità e gli interessi pordenonesi». Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e presidente regionale dell’Upi (l’Unione delle Province) lancia una controffensiva in grande stile per contrastare la riforma della Regione (appena approvata in commissione) che prevede il superamento delle Province attraverso l’abolizione del voto. E la prima a farne le spese sarà proprio la Provincia di Pordenone che doveva andare al voto in primavera.
La manifestazione, a cui parteciperanno rappresentanti anche delle altre tre Province, si terrà martedì 28 gennaio alle 20.00 nella sala congressi della Fiera di Pordenone, in viale Treviso. Lo stesso giorno la riforma passerà al vaglio del consiglio regionale. «Una riforma, anzi un pasticcio – attacca Ciriani – che toglierà ai cittadini il diritto di voto per eleggere i rappresentanti della propria Provincia. Verranno sostituiti con consiglieri comunali e sindaci che si votano tra di loro e con un presidente nominato che percepirà comunque un’indennità. Denunceremo pubblicamente l’illegittimità di questo provvedimento – continua – ma soprattutto i danni e lo sperpero di denaro pubblico che provocherà la soppressione delle Province, cancellando peraltro tradizioni civili e identità radicate».
Upi e Provincia di Pordenone confidano in una partecipazione massiccia di «cittadini, istituzioni, forze sociali, associazioni perchè tutti devono essere informati dei disservizi, del caos e dei maggiori costi che provocherà l’abolizione delle Province. Lo dimostreremo con numeri e dati ufficiali, confrontando la qualità dei servizi e i costi di Regione e Province». Un esempio? «Con il passaggio del personale alla Regione – spiega Ciriani – aumenteranno i costi perchè i dipendenti provinciali dovranno essere allineati al più oneroso contratto regionale. Senza contare che le funzioni verranno allontanate dal nostro territorio».
«Panontin e Serracchiani – attacca ancora – vogliono scassare tutto facendo un salto nel buio, senza avere neanche loro le idee chiare su cosa capiterà. E’ una riformetta ideologica, confusa, priva di dati e basi scientifiche, nemmeno una matricola di Giurisprudenza si permetterebbe di presentarla come tesina al suo professore. Peraltro le Province – fa notare Ciriani – esistono in quasi tutti i paesi europei, compresa la virtuosa Germania dove sono più numerose e gestiscono più denaro, solo realtà piccole come Cipro o Malta non le hanno».
Per cui «non c’è alcun motivo fondato che giustifichi questo furore demagogico contro le Province e, tanto meno, che debba essere la Provincia di Pordenone la prima a a farne le spese, dopo che in molti si sono prodigati per la sua istituzione, e soprattutto perché già duramente colpita dalla crisi occupazionale e da troppe decisioni penalizzanti in materia di sanità, infrastrutture e cultura. La Regione – è il contrattacco finale – riformi piuttosto se stessa perchè è un enorme mostro burocratico e organizzativo, con costi enormi e inefficienze spaventose».
“Questa grande rivoluzione che, cancellando le Province, doveva salvare il Paese è in realtà una piccola, banale riforma, che non semplificherà nulla e renderà la vita impossibile ai cittadini e agli stessi sindaci”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo all’Assemblea dei Presidenti di Provincia che si è svolta a Roma per fare il punto sullo stato dei lavori parlamentari sul DDL cosiddetto Delrio che svuota le Province e fa nascere ben 20 Città metropolitane. “Ma come si fa ad affermare che una riforma che spezzetta le funzioni oggi esercitate dalle Province tra Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane, Città metropolitane, Regioni e Agenzie regionali, è una semplificazione? Certo quello che non si semplifica, anzi si rende caotica, è la vita dei cittadini e delle imprese che non sapranno più chi li amministra. Il Parlamento e il Governo – ha aggiunto Saitta – si stanno prendendo la responsabilità di negare servizi essenziali: loro, che hanno tagliato risorse alle Province per un pregiudizio politico, sono responsabili delle strade sempre più dissestate e di scuole a rischio riapertura perché insicure. E siccome si continua a fare passare questa mediocre e inutile riforma come una grande rivoluzione, renderemo pubbliche le lettere che invieremo ai Parlamentari in cui metteremo nero su bianco, tutte le incongruenze di questo disegno di legge, che avrà come unico risultato l’interruzione di servizi pubblici essenziali cui i cittadini hanno diritto, a partire dalle scuole”.
“Mentre la politica continua a discettare di improbabili risparmi dalla riforma delle Province, i bilanci di questi enti per il 2014, sommando 1,2 miliardi di taglio e 1,780 miliardi di patto di stabilità saranno ridotti per quasi 3 miliardi. Qui non c’è nessun intento riformatore: si stanno chiudendo servizi essenziali e si stanno privando i cittadini di diritti inalienabili, dal diritto a vivere in scuole sicure a quello di avere strade agibili”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta evidenziando che “le tanto vituperate Province grazie alle scelte responsabili degli amministratori eletti, nel 2013 hanno ridotto la loro spesa corrente del – 10%. Lo stesso non è accaduto alle altre istituzioni locali, come emerge con chiarezza dai dati riportati dal Siope del Ministero dell’Economia, dove risulta che, mentre negli ultimi tre anni le Province hanno risparmiato il 13% della spesa corrente, i Comuni si sono fermati all’ 1%. Proprio questi Comuni, se la riforma del Governo andrà in porto, avranno dal prossimo anno il compito di garantire la sicurezza e la manutenzione di oltre 5000 edifici scolastici, mentre ai sindaci e ai consiglieri comunali nominati nelle Province spetterà di dividere il bilanci per assicurare la sicurezza di oltre di 130 mila chilometri di strade. Con 1,2 miliardi di tagli e con i blocco degli investimenti dovuto ad un obiettivo di patto di oltre 1,7 miliardi – conclude Saitta – quello che si chiuderà non sono le Province ma i servizi essenziali per i cittadini. Chiediamo al Parlamento, che sta in queste ore discutendo del decreto legge sugli enti locali, di preoccuparsi anche di questi servizi, riducendo il taglio di 1,2 miliardi ai bilanci delle Province e inserendo norme che permettano l’esclusione dal patto di stabilità degli investimenti in opere per la sicurezza dei cittadini”.
Roma, 9 gennaio 2013