Categoria: Istituzioni e Riforme

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STATI GENERALI PROVINCE ABRUZZESI

Le Province dell’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo dicono no alle norme contenute nel Decreto legge approvato il 4 dicembre dal Consiglio dei Ministri che dispongono la riduzione delle loro funzioni e dicono sì ad una riforma organica delle istituzioni provinciali che, salvaguardando il livello di democrazia, razionalizzi funzioni e dimensioni delle amministrazioni. E lo faranno nel corso di una manifestazione pubblica: il Presidente dell’Unione delle Province Abruzzesi, Enrico Di Giuseppantonio, ha convocato gli Stati Generali delle quattro Province per il prossimo 19 dicembre alle ore 10.00 a Pescara presso l’auditorium “De Cecco” in piazza Unione – sede del Consiglio Regionale. Ci saranno i Presidenti delle Giunte e dei Consigli Provinciali, i componenti delle Giunte e i Consiglieri provinciali. Sono stati inoltre invitati i Parlamentari eletti nella circoscrizione Abruzzo, i Presidenti della Giunta e del Consiglio Regionale, i Consiglieri regionali, i Sindaci dei Comuni capoluogo, il Presidente di ANCI Abruzzo.
“La strada per ridurre la spesa pubblica e per risanare il Paese deve passare attraverso un’opera di razionalizzazione delle funzioni e delle dimensioni delle Province: soluzioni drastiche produrrebbero l’unico risultato di generare confusione e gettare nel caos le amministrazioni territoriali, di generare disservizi e, paradossalmente, di aumentare la spesa pubblica, come rilevato dalla competenti Commissioni Parlamentari e da una ricerca condotta dall’università Bocconi di Milano – dice il Presidente Enrico Di Giuseppantonio anche a nome dei suoi colleghi Walter Catarra, Antonio Del Corvo e Guerino Testa. La via del risanamento del Paese deve vedere le Province protagoniste e non vittime sacrificali e deve passare per un’azione di riordino complessivo delle istituzioni territoriali che sia elaborata in tempi celeri e condivisa da Stato, Regioni, Province e Comuni.
Dal punto di vista istituzionale, poi, è inaccettabile la scelta di ricorrere ad un Decreto legge in una materia che ha un impatto profondo sulla forma di Stato, prevista dalla Costituzione. Per questo motivo ci attiveremo affinchè, attraverso la Regione, il Decreto venga impugnato davanti alla Corte Costituzionale.  Gli Stati Generali vogliono rappresentare un momento di confronto e di sensibilizzazione verso i cittadini: da troppo tempo, infatti, a vari livelli si sta facendo passare il messaggio che la riduzione della spesa pubblica,  obiettivo legittimo e necessario, debba realizzarsi solo incidendo sulle Province, trascurando  conseguenze del tutto negative, irreversibili e paradossali come un aumento della spesa pubblica che scaturirebbe dalla cancellazione di servizi ed interventi favore delle comunità locali che solo la Provincia, ente intermedio fra Comuni e Regione, oggi è in grado di assicurare in termini di efficienza, di economicità e di esperienza.
Chiediamo anche dall’Abruzzo al Presidente della Camera dei Deputati e ai Capigruppo di iscrivere subito all’ordine del giorno dei lavori parlamentari le proposte di riforma costituzionale delle Province, già all’attenzione della Commissione Affari costituzionali della Camera.
L’Unione delle Province Abruzzesi ribadisce anche a livello locale
la posizione già espressa dall’Upi a livello nazionale ovvero l’interruzione di ogni rapporto con il Governo in tutte le sedi di concertazione previste – la Conferenza Stato-Città e la  Conferenza delle Autonomie Locali  – fino a che non saranno stralciate le norme sulle Province ed insediata la Commissione Paritetica per la riforma delle istituzioni tra Stato, Regioni, Province, Comuni per definire immediatamente una proposta complessiva di riordino delle istituzioni”.

ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEI PRESIDENTI DI PROVINCIA E DEI PRESIDENTI DEI CONSIGLI PROVINCIALI

L’Ufficio di Presidenza dell’Upi, convocato in via straordinaria insieme ai Presidenti delle Upi regionali ha definito per una serie di iniziative da realizzare per contrastare le norme ordinamentali contenute nel Decreto Legge 201/2011.

Le ultime modifiche approvate (vedi emendamento allegato) non sono giudicate assolutamente soddisfacienti, poiché producono di fatto una modifica dell’assetto istituzionale del Paese, violando la Costituzione e ledendo i principi democratici su cui l’Italia si fonda.

Per questo è convocata l’ Assemblea straordinaria dei Presidenti di Provincia e dei Presidenti di Consiglio per il 21 dicembre prossimo a Roma, dalle ore 10,30 alle ore 14,00, presso la Residenza di Ripetta (Via di Ripetta 231).

In allegato, la lettera di convocazione del Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, l’emendamento approvato dalle commissioni riunite della Camera e il dcoumento con le prime iniziative decise dall’Upi.

Documenti allegati:

MANOVRA, PROVINCE: L’UPI INTERROMPE OGNI RAPPORTO CON IL GOVERNO

L’Unione delle Province d’Italia interrompe immediatamente ogni rapporto con il Governo in tutte le sedi di concertazione previste  (Conferenza Stato – Città, Conferenza delle Autonomie locali)  fino a che non sarà insediata la Commissione Paritetica per la riforma delle istituzione tra Stato, Regioni, Province e Comuni per definire immediatamente una proposta complessiva di riordino delle istituzioni.
“Le modifiche al decreto – sottolinea il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione – non solo non ci soddisfano affatto ma confermano che il testo è inapplicabile e che, come abbiamo sostenuto da subito, è impensabile cambiare la Costituzione avviando la cancellazione di una istituzione che è parte fondante dello Stato, in maniera improvvisata e frettolosa in un decreto legge. Le norme , lo ribadisco, vanno stralciate.
Alle Regioni e ai Comuni – conclude il Presidente Castiglione – chiediamo di condividere e sostenere la nostra richiesta al Governo di avviare un riordino complessivo del sistema istituzionale del Paese, attraverso l’immediato insediamento della Commissione paritetica per la riforma delle istituzioni e di lavorare insieme per approntare proposte unitarie e coerenti da sottoporre al Parlamento sulla Carta delle Autonomie locali e sulla riforma della Costituzione”.

IL PRESIDENTE GIUSEPPE CASTIGLIONE INTERVISTATO DA PANORAMA.IT

Pubblichiamo l’intervista al Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione realizzata da Panorama.it a firma di Andrea Monti

Gli organi provinciali non verranno sciolti entro il 31 marzo 2013, ma decadranno alla scadenza naturale. Le Province che dovrebbero andare al voto nel 2012 saranno commissariate. E slitta dal 30 aprile al 31 dicembre 2012 il termine entro cui le loro funzioni devono essere trasferite a Comuni e Regioni. Sono alcune delle ultime novità introdotte nella manovra Monti, che dovrebbe sostituire i Consigli provinciali con assemblee non elettive, nominate dai Comuni. La riforma non piace affatto all’Unione delle Province d’Italia, che ha interrotto ogni rapporto con il governo, chiede di incontrare Napolitano e il 21 dicembre terrà un’assemblea straordinaria a Roma. Abbiamo intervistato il presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione.

Cosa non vi piace della manovra in discussione alla Camera?
Non ci piace nulla. Il riassetto delle Province andrebbe affrontato in una sede più idonea, come quella istituita dal governo Berlusconi, su cui Monti aveva assunto l’impegno di andare avanti. Serve una commissione paritetica tra Comuni, Province, Regioni e governo. C’è una Carta delle autonomie, già approvata dalla Camera e in discussione al Senato, che definisce le funzioni degli enti locali di tutti i livelli. Invece si preferisce eludere il confronto democratico, quello parlamentare. Ricordo che negli ultimi anni abbiamo raggiunto gli obiettivi di finanza pubblica, che rispetto al 2007 abbiamo ridotto del 30% i costi di funzionamento e che il numero di consiglieri provinciali era stato già abbassato dall’ultima manovra del precedente esecutivo.

Monti ha fatto marcia indietro sullo scioglimento degli organi provinciali: non avverrà più entro marzo 2013, ma solo alla scadenza naturale.
L’interruzione traumatica di un mandato elettivo è una cosa incostituzionale, mai successa nella storia della Repubblica. Ora si dice di voler commissariare le Province che dovrebbero votare nel 2012: anche questo presenta qualche profilo di incostituzionalità. Ci opporremo ai decreti di commissariamento facendo ricorso alla Consulta e ai Tribunali amministrativi regionali. Impedire a un’area di andare alle urne è antidemocratico. Già abbiamo un governo tecnico, poi avremo le province tecniche… Non vorrei che dietro ci fosse un disegno che non è tecnico, ma politico: far occupare le posizioni di potere a commissari che non devono rispondere ai cittadini.

Come cambieranno le Province se la manovra sarà approvata così com’è?
Diventeranno enti di secondo livello, non eletti direttamente dai cittadini. Si dice che i Consigli avranno una funzione di “indirizzo e coordinamento”, ma non capiamo cosa significa. Si vogliono trasferire le competenze provinciali a Regioni e Comuni: avremo un aumento della spesa e un calo sensibile della qualità dei servizi. Siamo disponibili al confronto, per renderci ancora più efficienti e accorpare le Province più piccole. Ma se il tema vero è l’abolizione delle istituzioni che rappresentiamo, non possiamo essere d’accordo.

Per alcuni la vostra è una difesa corporativa.
Ma noi ci mettiamo in discussione, siamo pronti a ridurre ancora i costi. Difendiamo la democrazia, i cittadini e la Costituzione, che non può essere superata da un decreto legge. È stato il parlamento a istituire le province più “giovani”, pochi anni fa. Allora ricevette il plauso di tutti. Oggi è cambiata l’aria. Le province sono il capro espiatorio di tutto il malessere istituzionale. Siamo certi che lo svuotamento delle assemblee elettive (dai Comuni al parlamento) faccia il bene della democrazia? Possiamo ridurre gli emolumenti o azzerarli nei Comuni sotto un certo numero di abitanti, ma è sbagliato cancellare un luogo di dibattito come la Provincia, soprattutto nelle grandi città, dove si fanno scelte urbanistiche importanti.

Quali problemi concreti presenta la manovra Monti?
Le rispondo con delle domande. I mutui contratti dalle Province saranno imputati alle Regioni o ai Comuni? Come faranno a mantenere l’equilibrio del patto di stabilità? Cosa ne sarà degli investimenti avviati dalle Province? A chi affideremo il loro patrimonio? Non siamo riusciti a trasferire quello dello Stato a Regioni e Province, sebbene da un anno e mezzo si parli di “federalismo demaniale”. Pensiamo di farcela in tre mesi?

Che risposte avete avuto a queste domande?
Nessuno è entrato nel merito. C’è un silenzio assordante. Tutti si occupano di Province, ma nessuno ci invita a parlarne. Eppure se c’è un’istituzione che può far ripartire lo sviluppo, è la nostra. Green economy, banda larga, protezione civile, difesa del territorio: ci candidiamo a diventare i motori della crescita.

Secondo voi bisognerebbe colpire altrove?
Esistono 2mila Comuni sotto mille abitanti e Regioni più piccole di alcune delle Province che si vorrebbero sopprimere, ma prima di attaccare organi previsti dalla Costituzione – a partire dalle Province – dovremmo guardare agli enti intermedi: società partecipate, consorzi, enti parco. Realtà che ci costano 7 miliardi. Le loro funzioni potrebbero essere assorbite da noi e dai Comuni.

In merito alla manovra la sua associazione è arrivata a evocare il fascismo. Non vi pare troppo?
I Consigli provinciali sono stati sciolti solo nel Ventennio. Non vogliamo rivivere quell’epoca. Ci appelliamo a Napolitano, che ha dimostrato di essere il vero garante della Costituzione.

Ancora emendato l’articolo 23 della manovra economica con le norme sulle Province

In allegato il testo dell’emendamento. Il nuovo testo, approvato dalle Commissioni riunite della Camera dei Deputati il 13 dicembre.

Documenti allegati:

MANOVRA: PROVINCE, SI STA VIOLANDO LA COSTITUZIONE

“Il Presidente della Repubblica intervenga a difesa della Costituzione e della democrazia.
I mandati elettivi delle Province non possono essere sospesi o commissariati, e che un Governo tecnico reintroduca norme che già sono state palesemente considerate incostituzionali e per questo cancellate è inaudito.
 Il Parlamento non può sposare questa linea antidemocratica, sottomettendosi supinamente ai diktat di un Governo tecnico che sulle riforme ha assunto i toni del qualunquismo.  Le giunte elette democraticamente dal popolo devono terminare il proprio mandato, o saremmo di fronte al più grave attacco alla democrazia mai avvenuto dal ventennio fascista ad oggi”. E’ il commento del Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione a proposito degli emendamenti sulla riforma delle Province che il Governo ha presentato.
“L’articolo 1 della Costituzione – sottolinea Castiglione – dice che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti della Costituzione. L’art 5 che la Repubblica riconosce e promuove le autonomie locali,  e non le può certo sopprimere per decreto. L’art. 114 stabilisce che la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato e che gli Enti locali sono autonomi secondo i principi fissati dalla Costituzione. Chiediamo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di intervenire a difesa della democrazia”.

Documenti allegati:

L’emendamento del Governo alla manovra economica

In allegato, il testo dell’emendamento

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RIUNIONE STRAORDINARIA DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA UPI CON I PRESIDENTI DELLE UPI REGIONALI

L’Ufficio di presidenza dell’UPI, riunito insieme ai Presidenti delle unioni regionali delle Province il giorno 13 dicembre 2011, si rivolge al Presidente della Repubblica perché chieda al Governo e al Parlamento di stralciare le norme manifestamente incostituzionali sulle Province, che costituiscono una lesione del principio democratico.
    
“Siamo certi che il Presidente della Repubblica, massimo garante della Costituzione, anche per la sua storia personale e politica, non consentirà che una legge cancelli enti democraticamente eletti dai cittadini.

Ciò è accaduto una sola volta nella storia del nostro Paese, nel 1927 in epoca fascista,  ed è stato il momento più buio per la nostra democrazia.

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Manovra, Province scrivono a Corte dei Conti

“Non si sta tenendo nella giusta considerazione il drammatico impatto in termini economici che le norme previste dalla manovra sulle Province comporteranno sui bilanci di Regioni, Province e Comuni, il caos istituzionale e i conflitti che ne nasceranno, ma soprattutto il forte aumento della spesa pubblica che per contro produrranno.     
E’ del tutto evidente, infatti, che, a seguito di queste norme, i bilanci delle Autonomie territoriali subiranno una improvvisa rivoluzione, che avrà conseguenze inaudite già  nell’immediato”.
E’ quanto scrive in una lettera indirizzata al Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, il Presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione, chiedendo un incontro urgente per verificare “le evidenti incongruenze contenute nella norma”.
“Lo sposamento delle funzioni dalle Province alle Regioni, e ai Comuni – scrive Castiglione elencando i nodi irrisolti- avrà un impatto inaudito che, a nostro parere, è stato del tutto sottostimato.
Non sarà possibile per  Regioni, Province e Comuni approvare bilanci di previsione per il 2012 realistici, in grado di tenere conto della traslazione delle competenze, con gli effetti immensi di modifica degli assetti contabili.
Il riallocamento di funzioni, e delle corrispettive risorse economiche,  comporterà conseguenze drammatiche sui vincoli dettati dal Patto di stabilità di regioni e comuni che risultino destinatari dell’immenso flusso di competenze e risorse.
La norma, poi,  non tiene conto che lo spostamento delle funzioni implica una immediata modifica della normativa tributaria di Regioni, Province e Comuni: le entrate tributarie, patrimoniali e proprie delle province dovranno passare in quota parte a regioni e comuni per garantire il finanziamento delle funzioni.
Si determina il blocco totale degli investimenti programmati e in corso delle Province. Le opere, infatti, verrebbero immediatamente fermate, perché i mutui contratti dalle Province, anche attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, dovrebbero essere spostati alle Regioni o alle altre amministrazioni locali. Operazione che – scrive Castiglione – a nostro parere riserva non poche criticità, se non l’impossibilità a realizzarsi.
Si impone, nel giro di pochi mesi, di trasferire quasi 56.000 dipendenti nelle Regioni e nei Comuni, con gli evidenti e facilmente immaginabili problemi di tipo logistico, organizzativo, e di contrattazione che tale esodo comporterà, e l’aumento immediato della spesa pubblica a causa del differenze regime contrattuale cui sono sottoposti i dipendenti di Regioni, Province e Comuni.
Il tutto – sottolinea il Presidente dell’Upi rivolgendosi al Presidente Giampaolino– con norme di natura palesemente anticostituzionali,  che producono un risparmio talmente indefinibile da non essere stati nemmeno in grado di inserirlo nel computo dei saldi”.    

In allegato, il testo della lettera inviata

Documenti allegati:

Le norme sulle Province sono incostituzionali

Sulla base delle conclusioni dell’assemblea nazionale delle Province del 5-6 dicembre l’UPI ha predisposto una nota di lettura dei commi 14-21 dell’art. 23 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici, per illustrare i vizi di incostituzionalità e le incongruenze delle disposizioni che riguardano le Province.

La nota allegata è stata inviata alle commissioni parlamentari competenti per proporre lo stralcio di queste disposizioni dal decreto.

Come concordato nell’ordine del giorno approvato all’unanimità dall’assemblea, le Province si attiveranno nei confronti dei Consigli regionali delle autonomie locali, affinché sia richiesto formalmente ai Presidenti di Regioni di promuovere il ricorso diretto alla Corte costituzionale che deve essere notificato al Presidente del Consiglio dei ministri entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione decreto legge, come previsto dall’art. 32 della legge 11 marzo 1953, n. 87, “Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale” come modificato dall’art. 9, comma 2, della legge 5 giugno 2003, n. 131.

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CERTeT/BOCCONI

Lo studio ha cercato di ricostruire un quadro attendibile delle entrate e delle spese delle province e di valutare il ruolo che esse svolgono, ma anche l’efficienza con cui operano e la capacità di reperire autonomamente dai territori amministrati una parte consistente delle entrate necessarie a produrre i servizi.

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