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Saranno presenti: Casini, Fini, Scajola, La Loggia, Bossi e Pisanu

Si svolgerà a Roma all’Auditorium della Tecnica dell’Eur il 13 e 14 dicembre prossimi l’Assemblea dell’Unione delle Province d’Italia (Upi) dal titolo “La Provincia nella costruzione del federalismo”. I lavori si apriranno giovedì 13 alle ore 10,30 con il ministro dell’Interno Claudio Scajola e proseguiranno, fra gli altri, con il presidente della Camera Pierferdinando Casini, con il ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia (alle ore 16) e con il ministro per le Riforme Istituzionali Umberto Bossi (alle ore 19).

Venerdì 14 interverranno il ministro per l’attuazione del programma di governo Beppe Pisanu (ore 10,30) e il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini (alle ore 12,30).

I lavori saranno chiusi alle ore 13 dal presidente dell’Upi Lorenzo Ria.

Nel corso dei lavori interventi di Walter Veltroni, Francesco Storace, Vincenzo Cerullii Irelli, Enzo Ghigo, Leonardo Domenici, Enrico Borghi e Giuseppe De Rita.

Presiederanno i lavori di giovedì 13 il presidente della Provincia di Roma e vicepresidente Upi Silvano Moffa e il vicepresidente vicario Upi Forte Clò. Venerdì 14 presiederà il presidente della Provincia di Brindisi Nicola Frugis.

Richiesta immediata convocazione per avviare confronto vero

I presidenti della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo, dell”ANCI, Leonardo Domenici, dell”UPI, Lorenzo Ria, e dell”UCEM, Enrico Borghi, hanno inviato oggi una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella quale chiedono una immediata convocazione per avviare ””un confronto vero, franco e leale”” sulla legge finanziaria 2003.

Questo il testo della lettera:

””Signor presidente, la presentazione dei contenuti della legge finanziaria ci ha davvero allarmati.Come Ella ricorderà, l”intesa interistituzionale siglata da tutti i livelli di governo poneva le basi per un confronto, fra le istituzioni fondanti la Repubblica, improntato ai principi di pari dignità e corresponsabilizzazione. E” con vero rammarico, invece, che abbiamo dovuto prendere atto di un impianto normativo proposto dal ministro Tremonti, che non solo non rispetta i contenuti dell” intesa, ma addirittura si pone in aperto contrasto con essa e con i principi costituzionali, ingessando nei fatti i bilanci degli enti territoriali. Signor presidente – prosegue la lettera di Regioni e enti locali -, le autonomie sono parti fondanti dello Stato. Non vogliono essere controparte, né tanto meno essere catalogate come “aguzzini spendaccioni” del sistema pubblico. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità purché si ridiscuta la legge finanziaria, non condividendo le linee guida della manovra per le ricadute sugli enti territoriali. Siamo certi che da un confronto vero, franco e leale possano scaturire soluzioni adeguate che consentano di cogliere gli obiettivi di finanza pubblica nazionale, senza stringere inutili e dannosi “cappi al collo” di Regioni, Comuni, Province e Comunità montane. Certi della sua sensibilità e in attesa di una immediata convocazione – conclude la lettera – la salutiamo cordialmente””.

 

Fonte ANSA

Dichiarazione dell’Unione delle Province d’Italia

Nel confronto che si è aperto oggi con il Governo sui temi relativi alla legge finanziaria per il 2003 e alla conseguente definizione di un nuovo patto di stabilità, le Province hanno ribadito la necessità di una finanziaria che garantisca lo sviluppo del Paese e sia conforme ai principi di autonomia e pari dignità, costituzionalmente garantiti, tra Stato, Regioni, Province e Comuni.

Per ciò che concerne i campi di intervento specifici delle Province, l’Upi sottolinea nuovamente l’esigenza che venga finanziato un Piano Nazionale della Sicurezza che comprenda la messa a norma e la qualificazione delle scuole, delle strade e del territorio. Allo stesso tempo vanno incentivate le politiche di sviluppo locale con i relativi strumenti di programmazione negoziata come pure il rifinanziamento del piano di modernizzazione informatica del sistema degli enti locali (Piano E_government).

Parallelamente, la legge finanziaria per il 2003 deve individuare il percorso della piena realizzazione di un sistema di federalismo fiscale che, già dal 2003, per le Province comporti la sostituzione progressiva, attraverso la compartecipazione al gettito erariale, del complesso attuale dei trasferimenti statali e del gettito totale della Imposta provinciale di Trascrizione (Ipt).

Tutto ciò dovrà essere accompagnato dalla individuazione di un meccanismo perequativo concordemente definito che potrà fondarsi sulla necessità di un riequilibrio territoriale delle risorse attribuite e sulla attivazione di un sistema premiante in ordine a comportamenti virtuosi.

Per quanto riguarda il patto di stabilità le Province confermano la propria assoluta disponibilità e responsabilità nel mantenimento e assunzione dei vincoli, peraltro sempre rispettati, che derivano dalla partecipazione alla Unione Europea.

Allo stesso tempo ribadiscono:

1. la indisponibilità assoluta a vincoli al tetto di spesa corrente;

2. al blocco delle assunzioni di personale;

3. al ricorso obbligatorio alla Consip per l’acquisto centralizzato di beni e servizi

Tali tre interventi, infatti, non hanno nulla a che vedere con il vincolo del disavanzo, l’unico che le Province condividono e assumono con convinzione e che è peraltro l’unico previsto anche dal Patto di stabilità esterno che ci lega agli altri Paesi della Unione Europea.

GINO NUNES

Presidente Provincia di Pisa

ALBERTO CAVALLI

Presidente Provincia di Brescia

Ria: la rottura istituzionale è ormai palese

“Gli articoli della finanziaria approvati al Senato non possono che confermare il giudizio totalmente negativo che le Province hanno da tempo espresso sulla manovra economica del Governo, per la parte riguardante gli Enti locali.

Essere stati totalmente inascoltati nel corso del dibattito parlamentare è stata una gravissima sottovalutazione delle richieste provenienti dal sistema delle autonomie locali ed è ormai palese la rottura istituzionale che si crea con questa legge finanziaria che penalizza i cittadini e contrae inesorabilmente la capacità di spesa delle Province quali erogatrici di servizi essenziali, realizzatrici di investimenti e di opere pubbliche.

Giova ricordare che la finanziaria riduce la capacità di spesa delle Province di circa 1,5 milioni di euro incidendo in particolare su settori vitali quali le scuole, le strade, il lavoro, lo sviluppo economico locale, in un momento di diffusa difficoltà economica.

Si sappia però che il Governo si è così assunto la responsabilità di una rottura istituzionale che avrà gravi ripercussioni sulle famiglie e sulle imprese.

Le Province intendono concordare al più presto con Regioni e Comuni le conseguenti iniziative istituzionali.

 

Roma, 18 dicembre 2002

Apprezzamento dell’UPI per le proposte del Ministro delle Attività Produttive

’Unione delle Province d’Italia valuta positivamente le proposte del Ministero delle attività produttive per la Finanziaria 2003 volte a potenziare i contratti di programma, ad automatizzare il sistema di erogazione degli strumenti di programmazione negoziata, a rilanciare i contratti d’area e a coinvolgere le regioni nelle istruttorie e nel finanziamento dei patti e della 488/92.

Dalle dichiarazioni rilasciate al quotidiano ItaliaOggi da Salvatore Zecchini, consulente economico del Ministro Marzano, si apprende oggi che il Governo intende rafforzare lo strumento dei contratti di programma per favorire insediamenti produttivi al Sud, e garantirebbe flussi consistenti sia per gli aiuti agli investimenti, sia per le infrastrutture.

“Siamo soddisfatti” dichiara Carmine Talarico, Presidente della Provincia di Crotone e componente dell’Ufficio di Presidenza dell’UPI “che questo Governo abbia prestato attenzione alle nostre proposte, presentate nel corso di un recente incontro con il Sottosegretario Galati, impegnandosi a garantire nel Mezzogiorno maggiore sviluppo e occupazione”.

Dichiarazione di Lorenzo Ria Presidente Unione Province d’Italia

“A poche ore dalla presentazione degli emendamenti che il Governo e il Relatore della Finanziaria intendono presentare in Aula al Senato, non solo siamo all’oscuro dei contenuti ma non abbiamo avuto finora nessun tipo di risposta agli emendamenti puntuali più volte sottoposti a Governo e Parlamento. Da questo stato di cose emerge chiaramente la grave sottovalutazione del ruolo che le Province e le Autonomie locali rivestono all’interno del Paese quali erogatori di servizi essenziali e realizzatori di investimenti e opere pubbliche. Noi non siamo una controparte del Governo: noi siamo coprotagonisti e non possiamo essere coinvolti e chiamati solo quando ci sono da condividere sacrifici economici.

E d’altra parte è evidente che alcuni degli emendamenti che si stanno elaborando non rispondono alle esigenze complessive del Paese, così come rappresentate in più occasioni da Regioni, Province e Comuni bensì ad interessi particolari che vengono soddisfatti con scelte politiche che le Province non possono condividere. Giova ricordare che la finanziaria riduce la capacità di spesa delle Province di circa 1,5 milioni di euro incidendo in particolare su settori vitali quali le scuole, le strade, il lavoro, lo sviluppo economico locale, in un momento di diffusa difficoltà economica.

Le odierne dichiarazioni del Presidente Berlusconi il quale assegna alle istituzioni pubbliche un ruolo di riferimento insostituibile rischiano di essere smentite proprio da questa finanziaria che avrà come effetto una rottura istituzionale alla quale chiediamo che si ponga immediatamente rimedio”.

 

Roma, 13 dicembre 2002

Coordinamento degli Assessori provinciali all’istruzion

Gli Assessori all’Istruzione delle Province italiane, riuniti a Roma il 26 luglio 2002, denunciano la grave situazione dell’edilizia scolastica trasferita alla competenza provinciale con la legge n.23/96.

Per l’esercizio della funzione, negli anni scorsi, sono stati trasferiti fondi assolutamente inadeguati e nella legge Finanziaria 2002 non è previsto alcun trasferimento.

A fronte della necessità di adeguare gli edifici ai sensi del dlgs.n.626/94entro il 31 dicembre 2004 e di corrispondere alle nuove esigenze della scuola dell’autonomia, le Province non sono in grado di operare con le sole risorse proprie: l’esercizio della funzione rischia di esaurirsi nella semplice manutenzione ordinaria, compromettendo così sia la sicurezza, sia la vivibilità degli edifici scolastici.

Il problema dell’edilizia scolastica non è frazionabile negli sforzi delle singole realtà provinciali, ma deve essere una priorità dell’agenda politica nazionale, pena il degrado progressivo del patrimonio edilizio.

Gli Assessori chiedono pertanto che il Governo destini finanziamenti adeguati alle esigenze e, su questo tema, richiedono un incontro urgente con il responsabile del Ministero dell’Istruzione e delle Ricerca scientifica.

Dichiarazione di Carmine Talarico, Presidente della Provincia di Crotone

“Prevedere un biennio comune per il secondo ciclo di Istruzione al fine di garantire a tutti gli studenti adeguati livelli di preparazione di base”: è questa la principale richiesta dell’Unione Province d’Italia illustrata dal Presidente della Provincia di Crotone Carmine Talarico, componente dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi, nell’audizione tenutasi nel pomeriggio presso la Commissione VII della Camera dei Deputati sul disegno di legge “Moratti”.

“Il ddl di riforma del sistema scolastico – ha proseguito il Presidente Talarico – non tiene conto delle osservazioni provenienti dal mondo delle autonomie rinunciando di fatto ad una larga condivisione e ad un forte radicamento territoriale”.

“Infine, – ha concluso Talarico – l’annoso tema dell’edilizia scolastica non trova un appropriato livello di risposta e mette in discussione gli stessi obiettivi che la legge si propone di raggiungere a fronte della totale assenza di risorse necessarie per qualificare adeguatamente l’offerta formativa”.

 

Roma, 5 dicembre 2002

insieme per promuovere lo sviluppo dell’e-government nelle amministrazioni locali

Telecom Italia, l’Associazione Nazionale Comuni d’Italia (ANCI), l’Unione delle Province d’Italia (UPI) e l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM), hanno siglato un protocollo d’intesa per lo sviluppo dell’e-government, nell’ambito del processo d’innovazione tecnologica della Pubblica Amministrazione Locale.

Gli obiettivi dell’intesa sono finalizzati al miglioramento e all’adeguamento dei servizi pubblici in relazione alle esigenze dei cittadini e degli operatori economici sul territorio, attraverso lo sviluppo di soluzioni e infrastrutture legate all’Information and Communication Technology (ICT).

In particolare, sarà curato lo sviluppo dei servizi online, l’ampliamento delle banche dati, la promozione dei servizi innovativi per le famiglie e dei servizi multimediali, la diffusione della larga banda e la promozione di sistemi di cooperazione tra Comuni, Province e Comunità Montane.

Verranno infine valutate congiuntamente le opportunità di accesso a risorse finanziarie nazionali e comunitarie e le formule di partnership tra pubblico e privato per l’erogazione di servizi relativi alla gestione di dati pubblici.

Telecom Italia e le Associazioni degli Enti Locali firmatarie dell’intesa,  intendono così sostenere la diffusione e lo sviluppo di servizi e soluzioni innovative di ICT in grado di migliorare le attività di gestione delle Pubbliche Amministrazioni Locali e favorire la crescita del Paese sotto il profilo dell’innovazione e della ricerca tecnologica.


TELECOM ITALIA

Communication & Media Relations

+39 0636882023-0636882066

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 ANCI

Ufficio Stampa

Tel: +39 0668009211

Fax: +39 0668009250

[email protected]

 
 UPI

Ufficio Stampa

Tiziana Ragni

+39 3483239377

 
 UNCEM

Via Palestro, 30

00185 –  Roma

tel: +39 064441381

fax: +39 064441621

Ma le scuole, le strade, il lavoro, lo sviluppo locale…?

Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Lei perché sono in gioco il futuro delle nostre Comunità e il rispetto del principio costituzionale di autonomia degli Enti Locali, minacciati dalla finanziaria 2003.

In questi anni le Province italiane hanno rispettato pienamente i vincoli di finanza pubblica e il patto di stabilità comunemente concordati.

Il disegno di legge finanziaria approvato alla Camera dei Deputati ripaga tale collaborazione rompendo lo spirito di cooperazione istituzionale che ha caratterizzato i rapporti tra il Governo e le Autonomie locali negli ultimi anni.

Sono state, infatti, compiute scelte che penalizzano fortemente l’autonomia delle Province, garantita dalla Costituzione. Non solo, sono state previste disposizioni retroattive che penalizzano chi più ha rispettato il patto di stabilità interno e prevedono la restituzione di soldi già spesi.

Con queste disposizioni, che tagliano del 15% (per circa 1 miliardo di euro) la capacità di spesa delle Province, sarà impossibile ogni forma di programmazione. Sarà soprattutto impossibile approvare i bilanci 2003 nel rispetto dei nuovi limiti del patto di stabilità.

Viene, inoltre, compressa, a partire dal 2005, la capacità di investimento delle Province, con gravissime ripercussioni sullo sviluppo dei territori:

– verranno meno gli interventi programmati sulle infrastrutture locali e sull’edilizia scolastica;

– verranno svilite le politiche per il lavoro, la formazione, lo sviluppo e l’ambiente, vulnerando profondamente i diritti e le attese dei cittadini.

Siamo al paradosso.

Da un lato si riconosce l’identità e il ruolo delle Province, dall’altro si approvano norme che ne svuotano le funzioni e ne annullano l’operatività.

Eppure, abbiamo espresso al Governo piena disponibilità a concordare misure alternative, rispettose dei vincoli di finanza pubblica. Eppure abbiamo mostrato nei comportamenti la piena consapevolezza delle difficoltà dei conti pubblici, facendo per intero il nostro dovere.

Signor Presidente del Consiglio, avremmo voluto affrontare direttamente con Lei queste questioni, durante la nostra Assemblea nazionale di Milano, l’11 novembre scorso. Questo non è stato purtroppo possibile. Ci vediamo dunque costretti a parlarLe dalle pagine dei giornali.

Per la gravità dei problemi posti e per le pesanti conseguenze che si prospettano non ritiene urgente ed opportuno un incontro?

Cordialmente

Roma, 20 novembre 2002

L’UFFICIO DI PRESIDENZA DELL’UNIONE DELLE PROVINCE D’ITALIA

LORENZO RIA, Presidente UPI e Presidente Provincia di Lecce

FORTE CLO’, Vicepresidente delegato UPI e Assessore Provincia di Bologna

SILVANO MOFFA, Vicepresidente UPI e Presidente Provincia di Roma

MERCEDES BRESSO, Presidente Provincia di Torino

ALBERTO CAVALLI, Presidente Provincia di Brescia

OMBRETTA COLLI, Presidente Provincia di Milano

NICOLA FRUGIS, Presidente Provincia di Brindisi

GINO NUNES, Presidente Provincia di Pisa

VITTORIO PRODI, Presidente Provincia di Bologna

CARMINE TALARICO, Presidente Provincia di Crotone

GIOVANNI MASTROCINQUE, Presidente Consiglio provinciale di Benevento

FRANCESCO BISOGNO, Consigliere Provincia di Cosenza

FRANCESCO CROCETTO, Consigliere Provincia di Potenza

ORESTE PASTORELLI, Consigliere Provincia di Rieti

GIOVANNI PINO, Consigliere Provincia di Messina

Ordine del giorno

VISTO l’art.2 del d.l. 8 luglio 2002, n.138, che sospende fino al 31.12.02 il pagamento della Imposta Provinciale di Trascrizione per l’acquisto di autovetture nuove od usate con potenza fino a 85 Kw, con contestuale rottamazione di auto non catalizzata;

CONSIDERATO che l’IPT rappresenta, per importanza e volume di riscossioni, il secondo tributo delle province e garantisce altresì una ampia autonomia in ordine alla aliquota eventualmente applicabile (fino al 20% della tariffa stabilita);

CONSIDERATA la volontà delle Province di addivenire ad un sistema di autonomia impositiva direttamente correlato alle esigenze e alle peculiarità dei propri territori e non più solo connesso a gettiti fluttuanti legati a dinamiche economiche esogene,

 

RIBADISCONO CON FORZA

 

L’assoluta contrarietà rispetto a simili manovre che ledono in maniera evidente e sostanziale sia la dignità istituzionale che l’autonomia finanziaria delle Province, colpendo proprio il tributo, oggi tra i pochi a disposizione, più idoneo e confacente rispetto al processo di autonomia impositiva avviato dalle Province; tutto ciò appare infatti in estremo contrasto con quanto espressamente indicato nell’Intesa Interistituzionale siglata recentemente da Governo, Regioni ed Enti locali per l’individuazione di un percorso concertato e concordato che conduca all’adeguamento dell’ordinamento al nuovo Titolo V della Costituzione;

 

CHIEDONO AL PARLAMENTO

 

– che il disegno di legge (AC2972) di conversione del d.l. 138/02 preveda un espresso riferimento alla necessità che il mancato introito Ipt venga rimborsato alle Province direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nelle rispettive tesorerie fruttifere, sulla base dei dati registrati dall’Aci nel periodo interessato dall’applicazione del decreto, determinando la contabilizzazione dello stesso nel titolo I (Entrate tributarie) del bilancio, anche ai fini del rispetto del patto di stabilità interno, e non venga quindi attivato il canale, in cui interviene il Ministero dell’Interno, previsto per i trasferimenti erariali.

 

CHIEDONO AL GOVERNO

 

– l’immediata attivazione di un sistema di concertazione, che conduca alla realizzazione del meccanismo, a partire dalla legge finanziaria per il 2003, di compartecipazione all’IRE (Imposta sul Reddito) che renda possibile e sostenibile l’eliminazione del gettito derivante dall’IPT.

Ordine del giorno

L’Assemblea Generale delle Province, svoltasi a Milano nei giorni 11 e 12 novembre,

valutata

la legge finanziaria così come approvata dalla Camera dei Deputati ed in particolare esaminate le modifiche apportate agli articoli relativi agli enti locali,

mantiene inalterato

il proprio giudizio negativo sulla manovra economica per l’anno 2003 nella parte relativa alle Province per la forte penalizzazione all’azione e al ruolo delle Province;

 

esprime inoltre

profondo rammarico per la mancanza di un reale confronto finalizzato a concordare in modo costruttivo le reciproche responsabilità per il rispetto dei vincoli di finanza pubblica generale in un clima di leale collaborazione e reciproco rispetto.

L’impianto complessivo delle norme per gli enti locali, in particolare di quelle relative al patto di stabilità interno, contrasta in modo evidente con i principi di autonomia riconosciuti a livello costituzionale, nonché con il processo attuativo dell’art. 119 così come concordato nell’Intesa interistituzionale siglata lo scorso 20 giugno.

Particolarmente lesive del ruolo e delle possibilità di intervento delle Province, ed in questo senso inaccettabili, sono le nuove regole per il patto di stabilità così come previste nel testo approvato alla Camera. Infatti, calcolare il saldo comprendendo le spese connesse all’esercizio di funzioni trasferite senza considerare le relative entrate, determinerà automaticamente l’impossibilità per le Province di osservare i vincoli per il 2003, bloccando la capacità di spesa delle Province per tutte le funzioni principali: centri per l’impiego, formazione professionale e orientamento, manutenzione edilizia scolastica, viabilità, nonché interventi di sviluppo economico, sociale e culturale dei territori d’intesa e a sostegno delle politiche dei comuni, in particolare quelli minori, anche nella forma di cofinanziamento di programmi europei e nazionali.

Ancor più gravi saranno le conseguenze per gli anni 2004 e 2005 allorché si prevede l’inserimento nella determinazione del saldo finanziario ai fini del patto di stabilità anche delle spese per investimento. Ciò determinerà una inaccettabile contrazione della capacità di investimento degli enti locali e quindi l’impossibilità di sostenere le politiche di sviluppo locale, in contrasto con la dichiarata volontà del Governo di rilanciare l’economia.

Allo stesso tempo, priva di alcun fondamento appare la scelta di un recupero coatto e retroattivo di finanziamenti pregressi per bilanci già definitivamente e correttamente chiusi sulla base delle normative vigenti, come pure il blocco generalizzato e burocratico del turn over del personale, il ricorso obbligatorio alla Consip, la particolare invadenza e centralismo dei controlli sia esterni che interni.

Infine, per quanto riguarda gli interventi di adeguamento delle scuole e la loro messa a norma ai sensi del dlg.626/94, si sottolinea ancora una volta la gravità della assoluta mancanza di concrete e adeguate dotazioni finanziarie.

 

A tal fine l’assemblea Generale delle Province

chiede

un incontro al Presidente del Consiglio per fornire una esposizione maggiormente documentata delle richieste qui avanzate e per avere garanzia circa le reali intenzioni di apportare modifiche al testo del disegno di legge finanziaria durante la discussione al Senato.

 

Milano, 12 novembre 2002

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