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Premesso che:

– le notizie di stampa danno per certo che sia allo studio, da parte dei competenti Ministeri, una modifica all’imposta provinciale di trascrizione dei veicoli (IPT).

– L’IPT colpisce l’acquisto dei veicoli nuovi e il passaggio di proprietà di quelli usati, sulla base di tariffe previste dallo specifico decreto ministeriale, sulle quali le Province possono applicare un aumento che può raggiungere una percentuale massima del 20%.

– Una modifica all’IPT, in particolare la riduzione della stessa ad una quota fissa di € 50 (o addirittura la sua abolizione), indipendentemente dal significato di natura economica e sociale e dai riflessi sul mercato automobilistico, risulterebbe fortemente dannosa per le Province qualora il gettito non venisse adeguatamente coperto da un’altra e diversa entrata tributaria.

 

Rilevato che l’IPT, oltre che essere, per importanza e volume delle riscossioni, il secondo tributo delle Province, rappresenta il segnale più evidente dell’autonomia impositiva e del prelievo fiscale locale in quanto le tariffe di base possono essere variate fino al 20%, permettendo una manovra di bilancio progressiva utile anche per la programmazione degli investimenti.

Considerato che la sostituzione parziale o totale dell’IPT con trasferimenti statali, magari rigidamente vincolati al volume delle riscossioni del precedente esercizio, sarebbe enormemente penalizzante e lesivo dell’autonomia di tutte le Province.

Considerato inoltre che l’attuale procedura di riscossione, tramite l’ACI-PRA, prevede un versamento quotidiano di risorse presso le casse delle Province che confluiscono nella “giacenza libera” gestita dal Tesoriere dell’ente.

Si chiede

 

1. che l’eventuale modifica all’IPT venga compensata mediante la definizione di una compartecipazione provinciale all’IRPEF oppure con nuove entrate tributarie escludendo qualsiasi forma di assegnazione di trasferimenti statali aggiuntivi,

2. l’eventuale compartecipazione all’IRPEF o l’assegnazione di una diversa entrata tributaria dovrà essere effettuata tenendo conto delle attuali modalità di riscossione dell’IPT, della sua flessibilità e discrezionalità in ordine alla fissazione delle tariffe nonché della costante liquidità che crea presso le Tesoreria delle Province.

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pruniennale dello Stato

PREMESSA

Le Province italiane, esaminate le norme contenute nel disegno di legge finanziaria 2003, che attengono il sistema degli enti locali e delle Province in particolare, esprimono il loro giudizio negativo e rilevano una serie di criticità e preoccupazioni che attengono, da un lato la contrazione dell’autonomia e responsabilità finanziaria degli enti e, dall’altro, la necessità di garantire un livello adeguato di investimenti in infrastrutture (scuole, sicurezza stradale e del territorio), nonché di servizi alle collettività nei territori amministrati.

A tal proposito si rammenta quanto contenuto nella risoluzione parlamentare che ha approvato il Dpef ossia la necessità che nella definizione delle regole del patto di stabilità interno si individuino “meccanismi condivisi di compartecipazione e di corresponsabilizzazione al perseguimento degli obiettivi del Patto di stabilità e crescita”.

Si rileva, invece, come il Governo non abbia messo in atto alcuna forma di effettivo confronto con gli enti locali, tale da determinare un meccanismo concordato e sostenibile per il rispetto del patto di stabilità interno. In questa prospettiva si sottolinea come Province e Comuni abbiano osservato, nel 2000 e 2001, i vincoli imposti dal patto di stabilità interno effettuando un notevole sforzo di riorganizzazione al loro interno per il miglioramento delle performance e contraendo all’essenziale il livello degli interventi per i servizi rivolti ai cittadini.

Per altro verso, non emerge dalla lettura delle norme della legge finanziaria una chiara volontà di attuare un compiuto federalismo fiscale, caratterizzato dalla valorizzazione della dinamicità economica dei territori e da un riequilibrio solidale e coerente con quanto disposto dall’art. 119 Cost., sulla base del percorso concordato nell’intesa interistituzionale firmata lo scorso giugno per l’attuazione del Titolo V della Costituzione.

Infatti le Province, pur comprendendo la complessità che tale materia reca, rilevano come la previsione dell’istituzione dell’Alta Commissione come pure alcuni riferimenti ai principi di federalismo contenuti nel disegno di legge sono tuttavia radicalmente contraddetti da altre disposizioni contenute nel medesimo articolato.

Entrando nel merito delle valutazioni che si avanzano al disegno di legge finanziaria -ed a fronte del fatto che già nella legge finanziaria 2002 si è stabilito un taglio ai trasferimenti per il 2003 pari al 2% e del 3% per il 2004-, si segnala innanzitutto che si determina una contrazione delle risorse destinate sia al fondo per il rimborso Iva per il trasporto pubblico locale (244 milioni di euro) che al fondo per il rimborso Iva per l’esternalizzazione dei servizi (263 milioni di euro). Si evidenziano comunque le seguenti principali criticità:

 

1. Patto di stabilità

Se da un lato vengono accolte le richieste avanzate nelle scorse settimane circa l’eliminazione del tetto alla spesa e viene predisposto solo un vincolo riferito al disavanzo (non maggiore del 3,6% rispetto al 2001), computato per cassa e per competenza, si evidenzia che in realtà, tra le spese che non vengono conteggiate ai fini del disavanzo rientrano anche quelle relative ad acquisto di beni e servizi, con la precisazione che non dovranno essere superiori, nel 2003, a quanto sostenuto nel 2001, realizzando in questo modo un evidente blocco della spesa che comporta anche l’impossibilità di utilizzo di eventuali risparmi effettuati.

Ulteriore considerazione in merito ai meccanismi di calcolo del disavanzo, deve essere fatta in riferimento agli oneri derivanti dal rinnovo contrattuale: l’inclusione di tale voce di spesa tra quelle utili per il calcolo del disavanzo finanziario, rischia di portare automaticamente oltre il 3,6% la misura dell’aumento del disavanzo stesso, anche a fronte degli accordi stipulati dal Governo con le OO.SS lo scorso febbraio che determinano il 5,56% di incremento delle retribuzioni.

Da ultimo, va segnalato che dal combinato disposto delle norme sanzionatorie per il mancato rispetto del patto, consegue un “provocato dissesto” degli enti, dovuto al contemporaneo effetto della riduzione del 10% delle spese, del blocco dei mutui e conseguentemente degli investimenti, e del blocco delle assunzioni.

 

2. Acquisti centralizzati

Viene reso obbligatorio il ricorso a procedure pubbliche anche per acquisti inferiori alla soglia comunitaria (oltre i 50.000 euro) ovvero il ricorso alla Consip. Viene dunque sostanzialmente reso obbligatorio ciò che nella scorsa legge finanziaria era invece una possibilità o una opportunità in più; in questo modo, complicando la procedura, viene espropriato il tessuto economico locale dalla possibilità di fornire beni, con il rischio di acquistare prodotti di qualità inferiore a prezzi maggiori, come già verificatosi in passato. A fronte di questo obbligo sono previste altresì responsabilità amministrative per il dipendente che stipulerà qualsivoglia contratto (automaticamente nullo) al di fuori di queste norme.

L’obbligo di stipulare contratti con la Consip, società del Ministero dell’Economia, evidenzia una forte natura centralistica di tutta l’impalcatura delle norme relative agli enti locali, come pure il forte, o meglio rafforzato ruolo della Corte dei Conti in qualità di organo “inquirente” dell’attività finanziaria degli enti.

 

3. Compartecipazione Irpef

Venendo incontro ad una annosa richiesta dell’UPI circa la compartecipazione, anche per le Province, ad un grande gettito erariale, viene prevista la compartecipazione all’Irpef pari al 1%. Si rileva però che il meccanismo individuato è sostitutivo dei trasferimenti erariali già corrisposti a circa 70 province. Non si prefigura quindi, almeno per ora, un gettito autonomo e dinamico legato alla redditività dei territori, bensì un mero ‘cambio di nome’ agli attuali trasferimenti erariali, rimanendo comunque fuori gli enti che attualmente non ricevono più spettanze dal ministero dell’Interno.

 

4. Sottrazione del pregresso

Per le Province (così come per i Comuni) si configura un meccanismo di sottrazione, da parte dello Stato, dell’ammontare finora non riscosso a causa di insufficiente o inesistente trasferimento erariale, delle somme relative al decentramento amministrativo, al passaggio del personale Ata allo Stato e al maggior gettito Enel, attraverso il gettito Rca, che verrebbe trattenuto direttamente dal concessionario.

Per quanto riguarda altre somme a qualunque titolo dovute verranno operate decurtazioni sulla compartecipazione Irpef.

Con tali disposizioni si mette in atto, in modo illegittimo, una manovra con effetto retroattivo su bilanci compiutamente approvati (a partire dal 1999) in condizioni di pieno rispetto del quadro normativo allora vigente.

Tale sottrazione oltre a causare un danno di natura finanziaria, notevolissimo per alcune Province, introduce un principio assolutamente inaccettabile dal punto di vista contabile, perché il recupero opererebbe su somme non più nella disponibilità di cassa degli enti, i quali con tali risorse hanno, negli anni precedenti, realizzato investimenti.

 

5. Blocco del personale

Si configura un sostanziale blocco delle assunzioni, con invarianza della spesa e impossibilità di superare il numero dei posti in organico al 29 settembre.

Gli enti locali che hanno rispettato il patto nel 2002 possono effettuare assunzioni entro la misura massima del 50% delle cessazioni avvenute nel corso dell’anno. Minore percentuale (al massimo del 20%) può essere prevista per quegli enti che hanno un rapporto dipendenti/popolazione superiore a quello previsto dal dlgs 77/95, al limite maggiorato del 30% per gli enti la cui percentuale di spesa di personale rispetto alle entrate correnti sia superiore alla media regionale per fasce demografiche.

Vengono congelati al 31.12.2003 le trasformazioni dei contratti di formazione lavoro in contratti a tempo indeterminato previste per l’anno 2002 e 2003.

Si evidenzia, da un lato, la profonda illegittimità di una norma che praticamente blocca con effetto retroattivo (al 29.9.02) la pianta organica degli enti e le assunzioni effettuate anche attraverso concorsi già banditi, pur entrando in vigore il 1^ gennaio 2003 e, dall’altro, che tale procedura incide rispetto a previsioni di spesa (assunzioni e oneri conseguenti) già coerenti con le norme, contenute nella precedente legge finanziaria, che disciplinano il patto per il 2002.

In termini più generali si sottolinea come, in un contesto di autonomia degli enti costituzionalmente esaltata dal Titolo V, il raggiungimento dell’obiettivo di rispetto del patto può e deve essere raggiunto attraverso le scelte che ogni singolo ente ritiene più adeguate.

L’Upi, in ogni modo, conferma la propria disponibilità a concordare criteri da porre a base di norme finalizzate a qualificare e razionalizzare le spese complessive di personale. Si sottolinea, comunque, che il trend del numero del personale e dell’incidenza della relativa spesa sui bilanci è in costante calo, anche a fronte delle crescenti funzioni amministrative assunte dagli enti locali.

 

6. Scuola ed edilizia scolastica

Si evidenzia la totale mancanza di fondi destinati a questo settore per il 2003. Stante l’imminente scadenza (dicembre 2004) per la messa in sicurezza degli edifici scolastici rispetto alle norme del d.lgs.626/94, le Province richiedono con forza le risorse necessarie a rendere funzionali ed efficienti i locali destinati alle scuole medie di secondo grado.

Già a partire dalla legge n.23/96 è stata più volte evidenziata l’esiguità dei fondi messi a disposizione, fino all’azzeramento degli stessi per gli anni 2002 e 2003.

In questo senso, sottolineando come l’istruzione e l’innovazione siano punti qualificanti del programma di Governo, si evidenzia altresì la necessità che gli edifici scolastici siano ristrutturati e funzionalmente adeguati alle nuove esigenze delle collettività scolastiche, anche in termini di realizzazione di interventi di cablaggio, di laboratori scientifici, tecnologici, artistici, multimediali e quant’altro la didattica richieda.

 

 

ESAME ARTICOLATO ED EMENDAMENTI PUNTUALI

 

 

Art. 12

Razionalizzazione delle spese e flessibilità del bilancio

Il comma 4 rinvia le modalità di razionalizzazione delle spese degli enti territoriali all’art. 16, mentre il successivo comma 5 prevede che i provvedimenti di riconoscimento di debito posti in essere dalle Amministrazioni pubbliche vengano trasmessi agli organi di controllo ed alla competente procura della Corte dei Conti.

 

Emendamenti

Ipotesi A (principale)- eliminare comma 5.

Ipotesi B (subordinata) – al comma 5, dopo le parole comma 2, inserire le seguenti esclusi gli enti locali,

 

 

Art. 13

Acquisto di beni e servizi

Per ragioni di trasparenza e concorrenza, alle amministrazioni devono procedere all’espletamento di procedure aperte o ristrette anche quando il valore del contratto è superiore a 50 mila euro, in deroga alla normativa nazionale di recepimento delle direttive comunitarie.

Nel secondo comma viene data la possibilità di non ricorrere a procedure pubbliche, sempre che ci si avvalga delle convenzioni con la Consip.

In più, al comma 4, si prevede la nullità di ogni contratto stipulato in violazione delle norme precedenti, con relativa responsabilità amministrativa per danno erariale del dipendente che ha stipulato il contratto.

Solo in casi eccezionali (comma 5) e solo con preventiva indagine di mercato, previa comunicazione alla sezione regionale della Corte dei conti, si può derogare dalle norme previste dall’articolo in questione.

 

Emendamenti

 

Ipotesi A (principale) – al comma 2 sostituire la lettera a) con le seguenti parole i Comuni e le Province

Sopprimere i commi 4 e 5.

 

Ipotesi B (subordinata) – al comma 1 sopprimere le parole anche quando il valore del contratto è superiore a 50 mila euro.

al comma 2, lettera b), dopo le parole Consip spa aggiungere le parole “ovvero procedano in maniera autonoma adottando i prezzi delle convenzioni di cui sopra come base d’asta al ribasso,”.

Sopprimere i commi 4 e 5

 

 

Art.14

(Disposizioni in materia di innovazione tecnologica)

Si dispongono le modalità di funzionamento del Fondo per il finanziamento di progetti di innovazione tecnologica nelle Pa.

 

Emendamento

 

Al comma 1, secondo capoverso, dopo le parole delle finanze, inserire le seguenti parole sentita la Conferenza Unificata di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997 n.281,

 

 

Art. 15

(Acquisizione di informazioni)

Viene attivato un meccanismo di acquisizione di ogni informazione utile sul comportamento degli enti ed organismi pubblici in ordine al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica.

 

Emendamento

 

Sopprimere il comma 2.

 

 

Art. 16

Patto di stabilità interno per gli enti territoriali

Al comma 1 vengono richiamati gli obblighi al concorso alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica per il triennio 2003-2005 quali principi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai sensi degli artt. 117 e 119 della Costituzione.

l commi 4 e 5 regolano il disavanzo finanziario, che non dovrà essere superiore a quello dell’anno 2001 aumentato del 3,6% e che dovrà essere computato sia per gestione di competenza che per gestione di cassa, quale differenza tra entrate finali e spese correnti. Il disavanzo non dovrà tenere conto di:

– trasferimenti da parte di altri enti partecipanti al patto

– entrate derivanti dalla compartecipazione irpef

– entrate da dismissioni immobili e riscossione crediti

– entrate e spese derivanti da trasferimento di funzioni

– spese acquisto di beni e servizi (che nel 2003 non potranno essere superiori a quelle sostenute per lo stesso motivo nel 2001 – impedendo in questo modo anche l’utilizzo di eventuali risparmi effettuati)

– spese per interessi passivi e spese sostenute sulla base di vincoli di destinazione come pure entrate derivanti da calamità naturali

Il comma 8 prevede, per gli anni 2004 e 2005, il contenimento del disavanzo nei limiti di quello registrato nell’anno precedente incrementato del tasso d’inflazione.

Al comma 9 i criteri di monitoraggio e i relativi prospetti vengono definiti ed emanati attraverso decreti del ministero, senza concertazione con il sistema degli enti locali.

Per le Province che non conseguiranno gli obiettivi previsti dai commi 4 e 5 è previsto (comma 11) il blocco delle assunzioni a qualsiasi titolo e l’impossibilità di ricorrere all’indebitamento per investimento, con l’obbligo di riduzione del 10 per cento delle spese per acquisto di beni e servizi (misure che entrano in vigore l’anno successivo all’accertamento del mancato conseguimento degli obiettivi)

Stesse sanzioni si applicano anche alle amministrazioni che non inviano le certificazioni previste al comma 12, certificazioni in cui il responsabile del servizio finanziario, dopo aver acquisito il parere del collegio dei revisori dei conti, dichiara di aver raggiunto gli obiettivi dei commi 4 e 5.

Anche qui le modalità di tale certificazione viene stabilita con decreto ministeriale senza consultazione con gli enti locali.

 

Emendamenti

 

Al comma 4, sostituire la parola disavanzo con la parola saldo

Al comma 4, sostituire le parole non può essere superiore a quello dell’anno 2001 aumentato del 3,6 per cento, con le parole non può essere superiore in caso di disavanzo, o inferiore in caso di avanzo, a quello dell’anno 2001 variato nella misura del 3,6%.

Al comma 5 sostituire le parole disavanzo finanziario con le parole saldo finanziario

Al comma 5, lettera d) riformulare la lettera nel modo seguente: le entrate e le spese connesse all’esercizio di funzioni statali e regionali trasferite o delegate nella misura delle corrispondenti entrate accertate direttamente connesse all’esercizio delle funzioni stesse, nonché le entrate e le spese relative a finanziamenti con vincolo di specifica destinazione provenienti da enti che partecipano al patto di stabilità interno. Le suddette regole valgono anche ai fini del conteggio di cui all’art.24 della legge n.448 del 2001.

Al comma 5 sopprimere la lettera e)

Al comma 5, lettera f) sopprimere le parole derivanti esclusivamente da calamità naturali.

Al comma 11 aggiungere un ultimo capoverso: il secondo e terzo periodo del comma 9 dell’art. 24 della legge 28 dicembre 2001 n. 448 sono abrogati.

Al comma 12, dopo le parole e delle finanze inserire le parole sentite Anci ed Upi.

 

 

Art. 17

Disposizioni varie per le regioni.

Nel comma 12 si parla di enti territoriali: nel caso ricorrano all’indebitamento per finanziare spese diverse da quelle di investimento, si profila una violazione dell’art. 119 della Costituzione, con conseguente nullità dei relativi atti e contratti. Viene prevista una sanzione per gli amministratori che assumono relativa delibera, di importo pari ad un minimo di cinque fino a un massimo di venti volte l’indennità di carica percepita.

 

 

Emendamento

Al comma 12 eliminare il secondo capoverso.

 

 

Art. 18

Disposizioni varie per gli enti locali

Il comma 1 fa esplicito riferimento al taglio dei trasferimenti già previsto nella precedente legge finanziaria (riduzione del 2% per il 2003 pari circa a 400 miliardi di lire), prevedendo l’incremento di 151 milioni di euro per l’applicazione del tasso di inflazione programmato.

Il comma 2 prevede un contributo per il 2003 di 300 milioni di euro (l’anno scorso tale contributo era di circa 600 milioni di euro) destinato per metà all’incremento del fondo ordinario e per la restante parte per le finalità di cui all’art.31, co 11 della l.n. 448/98 (enti sottodotati).

Il comma 4 prevede un incremento di 60 milioni di euro a favore del fondo nazionale ordinario per gli investimenti.

Il comma 7 introduce la compartecipazione Irpef per le Province pari all’1 per cento del riscosso in conto competenze affluito allo Stato per l’esercizio 2002. Le modalità di riparto sono le stesse che valgono per i comuni (secondo stime informali del Ministero dell’interno si tratta di circa 1000 miliardi di lire – rimangono fuori circa 300 miliardi. Tale meccanismo non si applicherebbe alle province che non godono di trasferimenti erariali).

Il meccanismo attivato per i comuni prevede una ripartizione in proporzione all’ammontare dell’imposta netta, dovuta dai contribuenti, distribuito territorialmente in funzione del domicilio fiscale risultante presso l’anagrafe tributaria.

Il comma 9 prevede una modalità di determinazione del fondo sviluppo investimenti che potrebbe celare una riduzione dello stesso (va verificato se in realtà non si tratti di risparmi sui mutui pari a circa 500 miliardi di lire a favore dello Stato)

Il comma 10 prevede il recupero, da parte dello Stato, dell’ammontare finora non riscosso a causa di insufficiente o inesistente trasferimento erariale, delle somme relative al passaggio del personale Ata allo Stato e al maggior gettito Enel, attraverso il gettito Rca, che verrebbe distolto dalle tesorerie provinciali direttamente dal concessionario.

Il comma 11 prevede ancora un decreto di applicazione di quanto previsto al comma precedente, decreto non concertato con gli enti interessati.

Il comma 12 prevede ancora la possibilità di recupero, da parte dello Stato, delle somme di cui sopra o a qualunque altro titolo dovute attraverso una decurtazione della compartecipazione all’Irpef.

Nell’ultimo comma si specifica che fino a quando non viene costituita l’Alta commissione di cui all’art. 3, vengono bloccate le assunzioni di mutui per il risanamento di enti locali dissestati.

 

Emendamento

 

Sopprimere i commi 10, 11 e 12

 

 

Art.21

Organici e assunzioni di personale

I commi da 1 a 3, prevedono una serie di blocchi e limitazioni che interessano anche gli enti locali:

– il comma 1 prevede una rideterminazione delle piante organiche;

– il comma 2 prevede invarianza della spesa e comunque impossibilità di superare il numero dei posti di organico al 29 settembre;

il comma 3 fissa le dotazioni di organico come individuate al 29 settembre anche tenendo conto dei posti per i quali ci siano procedure in corso per il reclutamento, mobilità o riqualificazione.

Il comma 4 prevede il divieto di assunzioni a tempo indeterminato per l’anno 2003.

Il comma 8 è in particolare rivolto agli enti locali: per coloro che hanno rispettato il patto per il 2002 si possono effettuare assunzioni in maniera contenuta entro percentuali non superiori al 50 per cento delle cessazioni verificatesi nell’anno 2002; non si può comunque stabilire una percentuale superiore al 20 per cento per gli enti che hanno un rapporto dipendenti/popolazione superiore a quello previsto dal dlgs77/95, maggiorato del 30 per cento o la cui percentuale di spesa del personale rispetto alle entrate correnti sia superiore alla media regionale per fasce demografiche.

Per gli enti che non hanno rispettato il patto per il 2002 si conferma la disciplina prevista nella precedente legge finanziaria.

È possibile effettuare assunzioni connesse al trasferimento di funzioni e competenze sempre che il relativo onere sia stato coperto da trasferimenti erariali compensativi.

Il comma 11 permette agli enti che non hanno rispettato il patto nel 2002, l’assunzione a tempo determinato solo nel limite del 90 per cento della spesa media annua sostenuta per le stesse finalità nel triennio 1999-2001.

Il comma 12 congela fino al 31.12.2003 le trasformazioni dei contratti di formazione lavoro in contratti a tempo indeterminato.

Il comma 16 prevede che le amministrazioni pubbliche, adeguando le proprie politiche di reclutamento al principio di contenimento della spesa, comunichino al ministero dell’economia, i propri fabbisogni di personale.

 

Emendamenti

 

Al comma 1, dopo le parole e successive modificazioni, inserire le parole esclusi Regioni ed enti locali,

Al comma 4 dopo le parole vigili del fuoco inserire le seguenti ad esclusione delle regioni e degli enti locali

Sopprimere il comma 8

Al comma 16 eliminare il terzo capoverso

 

 

Emendamento Tabella F

Importi da iscrivere in bilancio in relazione

alle autorizzazioni di spesa recate da leggi pluriennali

 

Legge 362 del 1998: edilizia scolastica

Prevedere 30 milioni di euro per il 2003

Organizzato per il personale di Province e Comuni

Nei giorni 7 e 8 maggio presso gli Horti Sallustiani in Roma (P.zza Sallustio 21) si terrà una manifestazione dedicata all’approfondimento del tema degli strumenti volontari (Agenda 21 e EMAS) e rivolta al personale delle Amministrazioni provinciali.

Il governo sostenibile del territorio è un processo complesso che richiede lo sviluppo di competenze articolate e integrate su molte problematiche della salvaguardia dell’ambiente, della pianificazione territoriale e dello sviluppo socioeconomico. La riforma dell’Amministrazione dello Stato attribuisce alle Province un ruolo chiave nella ridefinizione degli assetti territoriali nel rispetto del diritto di partecipazione e condivisione delle comunità locali alle grandi scelte per il decollo socioeconomico delle proprie comunità.

Agenda 21 ed EMAS si stanno dimostrando strumenti efficienti per il raggiungimento degli obiettivi ambientali del governo del territorio. Le Province di Viterbo e di Potenza hanno avviato, con la collaborazione dell’ENEA, esperienze pilota di adozione di tali strumenti ottenendo risultati incoraggianti per la creazione di sistemi interni di gestione ambientale presso i propri uffici di Assessorato dell’Ambiente. L’esperienza sviluppata viene messa a disposizione delle altre Amministrazioni attraverso gli uffici di coordinamento dell’UPI, secondo quanto previsto dall’Accordo Quadro UPI-ENEA del 99 per lo sviluppo di programmi congiunti a favore della salvaguardia dell’ambiente e per l’uso sostenibile dell’energia.

Le due giornate di approfondimento scaturiscono dal Convegno svoltosi il 18 Dicembre 2001 a Viterbo “Le Province a Confronto” sul tema “Per una Politica Ecocompatibile del Territorio”, in occasione del quale è stato siglato un accordo tra UPI, ENEA, Comitato Emas, Coordinamento Agenda 21 locale, le Province di Potenza e Viterbo per la diffusione delle buone prassi ad altre realtà effettuate dalle Province di Viterbo (che presiede per il primo anno il comitato di gestione del suddetto procollo), e Potenza attraverso giornate Seminariali e/o di Studio.

L’UPI, in considerazione della rilevanza strategica dell’adozione di simili strumenti volontari nel processo di governo sostenibile del territorio e del loro carattere innovativo, ha ritenuto opportuno chiedere la collaborazione degli Organismi regolatori della materia ovvero i vertici del Ministero dell’Ambiente, dell’ANPA, del Comitato Emas Italia e del Coordinamento Italiano Agenda 21 locali. All’incontro parteciperà anche la Direzione Generale della Commissione Ambiente dell’Unione Europea.

Il sistema comunitario di ecogestione ed audit (EMAS – Environmental Management and Audit Scheme), varato con apposito regolamento Comunitario n. 761/2001 (EMAS II) ed entrato in vigore il 27 Aprile 2001, costituisce il nuovo orientamento della politica ambientale comunitaria.

Le novità essenziali del nuovo Regolamento (EMAS II) riguardano l’estensione del campo di applicazione ai settori non industriali, ed il passaggio dal concetto di sito al concetto di organizzazione come base di riferimento. È di particolare interesse la proposta dell”Italia, accolta dalla Commissione UE, di considerare, per l”adesione ad EMAS, anche entità più complesse rispetto alla singola impresa (aree e distretti industriali).

Accanto a questa possibilità, EMAS II consente le registrazione delle autorità locali (Amministrazioni comunali e provinciali) e le imprese di servizio (turismo, commercio, reti di distribuzione, ecc.), rivelandosi un mezzo particolarmente utile per attuare le politiche di sviluppo sostenibile del territorio.

Grande importanza potrà infine assumere l’impiego di EMAS in connessione con l’Agenda 21, la cui diffusione nel nostro paese appare sempre più ampia, soprattutto in ragione della sinergia che può attivarsi attraverso il contestuale utilizzo dei due strumenti volontari. Agenda 21 ed Emas raggiungono gli stessi obiettivi di miglioramento della qualità ambientale del territorio, attraverso procedimenti tra loro speculari: dalla comunità verso l’amministrazione nel primo caso, dalle amministrazioni verso i soggetti che operano sul territorio nel secondo.

Gli organizzatori del convegno auspicano una sinergia degli sforzi degli attori che partecipano alla diffusione delle politiche territoriali locali che può essere possibile attraverso il contestuale utilizzo dei due strumenti volontari.

In quest”ottica ENEA, UPI, Comitato Emas, Coordinamento Agenda 21 locale, Provincia di Potenza e Provincia di Viterbo hanno promosso il Convegno del 7-8 Maggio 2002.

Il Convegno è aperto anche ad amministratori pubblici – Sindaci, Assessori all”Ambiente, all”Urbanistica, all”Industria, ai capi degli Uffici Tecnici, alle articolazioni territoriali della Pubblica Amministrazione, Province, Comuni, Comunità Montane, Circondario, ATO, Enti di Bonifica, AUSL, ovvero a tutti gli Enti che hanno uno stretto collegamento con il territorio, così come ai rappresentanti delle categorie economiche e produttive, ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali e a tutte le imprese operanti sul territorio interessate ad impegnarsi volontariamente a difesa della qualità dell”ambiente, anche alla luce delle recenti normative che hanno stanziato fondi per la gestione ambientale nelle piccole e medie imprese.

In particolare nell’attuale fase di evoluzione del mercato dei servizi pubblici e nella previsione di notevoli modificazioni normative nel settore dell’igiene ambientale, dell’acqua e dell’energia, anche le aziende fornitrici di servizi si troveranno sempre più impegnate nello sviluppo di politiche di qualità ambientale, e potranno trovare nel convegno importanti stimoli per operare più proficuamente in questa direzione.

Intesa giunte e consigli regionali con ANCI e UPI sollecitano istituzioni a fare presto

La Conferenza dei Presidenti delle Regioni e la Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali hanno raggiunto un’intesa per la designazione dei 22 rappresentanti regionali e delle Province autonome di Trento e  Bolzano nella Commissione Bicamerale per le questioni regionali.

Per tale motivo Enzo Ghigo e Riccardo Nencini hanno inviato una richiesta di incontro al Presidente del Senato Marcello Pera ed al Presidente della Camera Pierferdinando Casini, al fine di sollecitare una rapida attuazione del disposto costituzionale del riformato Titolo V (art. 11 della legge 3/2001) e rendere operativa la “Bicamerale” nel pieno della sua rappresentatività.

Insieme ai Presidenti  di ANCI e di UPI Leonardo Domenici e Lorenzo Ria, il Presidente della Conferenza delle Regioni ed il Presidente della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali, hanno ribadito che ormai i tempi sono maturi per adeguare le funzioni del Parlamento ad importanti esigenze di raccordo tra Stato, Regioni e Enti locali sul versante legislativo con l’integrazione dei quaranta rappresentanti degli Enti territoriali. Concetti che sono stati anche espressi nel corso degli incontri che i rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali hanno avuto con il Presidente della Commissione Bicamerale per le questioni regionali Carlo Vizzini.

Infatti, solo con l’apporto delle istituzioni regionali, comunali e provinciali all’interno del Parlamento, potranno essere migliorati sia i procedimenti legislativi che attengono il trasferimento di funzioni e competenze dal centro alla periferia, sia il completamento della riforma federalista dello Stato .

Dichiarazione di Lorenzo Ria, Presidente dell’Unione delle Province d’Italia

Hanno ucciso un uomo del dialogo: tutti gli amministratori provinciali e i Presidenti di Provincia italiani esprimono sdegno e sconcerto per un atto vile con il quale si vuole minare il tessuto democratico di questo Paese. L’unione delle Province esprime la propria ferma condanna per questa intimidazione che non raggiungerà, però, il suo scopo: tutti gli amministratori restano in prima linea a difendere i valori della democrazia perché lo riteniamo l’unico modo per onorare la memoria di Marco Biagi, un professionista serio, disponibile al dialogo, l’interlocutore che solo pochi giorni fa abbiamo incontrato, come province, poiché impegnato nella riforma degli uffici di collocamento. Questo deve essere il momento della compattezza, per tutti, perché solo così si potrà reagire efficacemente.

Servono soldi per la sicurezza dell’edilizia scolastica, altro che tagli

“L’incontro con il governo sulla Finanziaria è partito da premesse positive ma si è concluso facendo aumentare la nostra contrarietà. A fronte di un Presidente del Consiglio che ritiene la Finanziaria “emendabile”, abbiamo assistito ad un atteggiamento dei suoi ministri e sottosegretari di netta chiusura”: è quanto ha dichiarato il vice presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Forte Clò, al termine dell’incontro fra governo e Autonomie locali sulla manovra economica.

“A questo punto – ha aggiunto Clò – le nostre preoccupazioni aumentano, invece di diminuire: sono stati confermati sia i tagli sia la limitazione della nostra autonomia. Noi abbiamo detto no al taglio dei trasferimenti, alla centralizzazione degli acquisti, al blocco del personale e al recupero delle somme del decentramento amministrativo.

Noi, al contrario, abbiamo chiesto che il governo trovi le risorse necessarie per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, capitolo per il quale, a tutt’oggi, non è previsto nessun fondo nella Finanziaria.”

Ma basterebbero 19 mila miliardi per la prevenzione

Allarme rosso in Italia per frane e alluvioni: la situazione di rischio che risulta dall’analisi degli strumenti di pianificazione predisposti dalle Autorità di bacino risulta infatti particolarmente preoccupante. Nel territorio nazionale sono state individuate e perimetrate 11.468 aree ad elevato rischio che ricadono in 2.875 comuni. In particolare sono presenti 6.689 aree a rischio frana, 37 a rischio valanga, 2.446 a rischio alluvione.

Per l’eliminazione del rischio in queste aree è necessario attuare interventi urgenti di messa in sicurezza, che comportano un fabbisogno di oltre 9.700 milioni di Euro (pari a poco meno di 19.000 miliardi di Lire).

E’ quanto si ricava dalla ricognizione sulla pianificazione territoriale fatta a livello provinciale su tutto il territorio nazionale dall’Unione delle Province d’Italia e dal Ministero dell’Ambiente che verrà presentata domani a Roma da Silvano Moffa, Presidente della Provincia di Roma e da Forte Clò, Vicepresidente dell’Unione Province d’Italia, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio Altero Matteoli.

L’iniziativa, che si svolgerà presso la ex Sala Stampa Giubileo in Via di Porta Castello dalle ore 11 alle ore 18, mira a presentare il quadro della pianificazione provinciale con una particolare attenzione rivolta al settore della prevenzione del rischio idrogeologico.

La collaborazione attivata dal 1999 tra Ministero ed Unione delle Province ha consentito l”avvio della ricognizione verificandone il livello di interazione con la pianificazione del settore idrogeologico di competenza delle Autorità di bacino. Il Testo unico degli Enti locali ha confermato le premesse, già poste dalla l.n.142/90, per conferire alle Province un ruolo di rilievo nella programmazione e nella pianificazione del territorio, anche per quanto attiene le funzioni di difesa del suolo, di tutela e valorizzazione dell’ambiente e del territorio, di prevenzione delle calamità, di valorizzazione dei beni culturali, di viabilità e di trasporti.

Il quadro dello stato di attuazione della pianificazione provinciale indica che su 103 Province 91 province hanno intrapreso il processo di pianificazione territoriale (53 piani in elaborazione, 23 approvati, 14 adottati e 1 in via di adozione).

Ria: “Le Province pronte ad essere architrave nella costruzione del sistema turistico nazionale”

 << Questa conferenza – ha dichiarato Lorenzo Ria – è il segno che al turismo è riconosciuta una funzione strategica per lo sviluppo economico e occupazionale del Paese nel contesto internazionale e dell’unione europea. Essa presuppone, inoltre, la comune convinzione che la funzione di promuovere la crescita culturale e sociale della persona e della collettività favorendo le relazioni tra popoli. Noi enti locali condividiamo questa definizione, la apprezziamo e la facciamo nostra perché da questa definizione può prender vita una corretta e organica ripartizione di funzioni, dei compiti e dei ruoli delle istituzioni pubbliche, con l’impegno diretto e insostituibile di Regioni, Province e Comuni e l’insostituibile apporto dei soggetti privati a partire dal singolo imprenditore>>.

Per il presidente Ria gli strumenti cardine su cui occorre fare leva sono i “sistemi turistici locali”.

<< Le Regioni devono riconoscerli – ha dichiarato Ria – con ciò inserendone le scelte nell’ambito delle proprie scelte di programmazione generale, al fine di favorire l’integrazione tra politiche del turismo, politiche di governo del territorio e di sviluppo economico . Attraverso i sistemi turistici le stesse Province assumono lo sviluppo turistico come asse della propria iniziativa in campo economico, facendo le conseguenti coerenti scelte in materia di trasporti, viabilità, di indirizzo da dare agli strumenti di programmazione negoziata, di interventi da fare in materia di istruzione e formazione professionale>>

<< Ma questo progetto ha bisogno dell’insostituibile apporto del soggetto imprenditore – ha proseguito Ria – un imprenditore, capace di comprimere i tempi e concorrere con le istituzione nella promozione nella stessa definizione dei sistemi turistici locali. Il rischio che abbiamo di fronte e il pericolo che dobbiamo evitare è la frattura, o peggio la contrapposizione, tra le scelte dell’istituzioni e quelle dell’impresa, la sfasatura dei tempi della politica con quelli imposti dall’economia e dalla scelta di impresa per realizzare concretamente questi obiettivi>>

<< Se Regioni, Province e Comuni – ha concluso Ria – si muoveranno con questo spirito in questa direzione, sono sicuro che ricostruiremo rapidamente il nuovo sistema turistico nazionale>>.

Saranno presenti: Casini, Fini, Scajola, La Loggia, Bossi e Pisanu

Si svolgerà a Roma all’Auditorium della Tecnica dell’Eur il 13 e 14 dicembre prossimi l’Assemblea dell’Unione delle Province d’Italia (Upi) dal titolo “La Provincia nella costruzione del federalismo”. I lavori si apriranno giovedì 13 alle ore 10,30 con il ministro dell’Interno Claudio Scajola e proseguiranno, fra gli altri, con il presidente della Camera Pierferdinando Casini, con il ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia (alle ore 16) e con il ministro per le Riforme Istituzionali Umberto Bossi (alle ore 19).

Venerdì 14 interverranno il ministro per l’attuazione del programma di governo Beppe Pisanu (ore 10,30) e il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini (alle ore 12,30).

I lavori saranno chiusi alle ore 13 dal presidente dell’Upi Lorenzo Ria.

Nel corso dei lavori interventi di Walter Veltroni, Francesco Storace, Vincenzo Cerullii Irelli, Enzo Ghigo, Leonardo Domenici, Enrico Borghi e Giuseppe De Rita.

Presiederanno i lavori di giovedì 13 il presidente della Provincia di Roma e vicepresidente Upi Silvano Moffa e il vicepresidente vicario Upi Forte Clò. Venerdì 14 presiederà il presidente della Provincia di Brindisi Nicola Frugis.

Richiesta immediata convocazione per avviare confronto vero

I presidenti della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo, dell”ANCI, Leonardo Domenici, dell”UPI, Lorenzo Ria, e dell”UCEM, Enrico Borghi, hanno inviato oggi una lettera al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella quale chiedono una immediata convocazione per avviare ””un confronto vero, franco e leale”” sulla legge finanziaria 2003.

Questo il testo della lettera:

””Signor presidente, la presentazione dei contenuti della legge finanziaria ci ha davvero allarmati.Come Ella ricorderà, l”intesa interistituzionale siglata da tutti i livelli di governo poneva le basi per un confronto, fra le istituzioni fondanti la Repubblica, improntato ai principi di pari dignità e corresponsabilizzazione. E” con vero rammarico, invece, che abbiamo dovuto prendere atto di un impianto normativo proposto dal ministro Tremonti, che non solo non rispetta i contenuti dell” intesa, ma addirittura si pone in aperto contrasto con essa e con i principi costituzionali, ingessando nei fatti i bilanci degli enti territoriali. Signor presidente – prosegue la lettera di Regioni e enti locali -, le autonomie sono parti fondanti dello Stato. Non vogliono essere controparte, né tanto meno essere catalogate come “aguzzini spendaccioni” del sistema pubblico. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità purché si ridiscuta la legge finanziaria, non condividendo le linee guida della manovra per le ricadute sugli enti territoriali. Siamo certi che da un confronto vero, franco e leale possano scaturire soluzioni adeguate che consentano di cogliere gli obiettivi di finanza pubblica nazionale, senza stringere inutili e dannosi “cappi al collo” di Regioni, Comuni, Province e Comunità montane. Certi della sua sensibilità e in attesa di una immediata convocazione – conclude la lettera – la salutiamo cordialmente””.

 

Fonte ANSA

Salone delle Autonomie locali – Rimini 2-5 aprile 2003

Prot.8/DG/SD/cc

Roma 17 Gennaio 2003

Caro Collega,

            anche quest’anno, dopo il successo delle due precedenti edizioni, dal 2 al 5 Aprile 2003 prossimi, si svolgerà a Rimini, nel nuovo Quartiere fieristico, la terza edizione di “EuroP.A., Il Salone delle Autonomie locali”.

In questa delicata fase di rinnovamento del sistema autonomistico, l’appuntamento annuale con Euro.PA, rappresenta ormai un importante momento di riflessione, approfondimento e dibattito su come cambiano le Autonomie Locali. Lo scopo è quello di offrire a chi lavora ed opera per i Governi Locali, idee, esperienze e opportunità nuove ed innovative per il “governo” della modernità e della crescita socio-economica dell’intera Comunità.

 

Si parlerà di come attuare le riforme istituzionali, di federalismo fiscale, delle nuove sfide che attendono le Autonomie Locali protagoniste della nuova Europa,  ma anche di come questi temi vanno poi sviluppati in un moderno sistema di governo locale, per creare occasioni di sviluppo e di rispetto dell’ambiente e dei territori, nuove forme di finanziamento, servizi più efficaci ed economici per le comunità amministrate, tecnologie nuove al servizio delle moderne Pubbliche Amministrazioni, modelli organizzativi e gestionali in grado di assolvere ai nuovi compiti e funzioni.

In definitiva, Euro.PA è l’appuntamento annuale con tutte le migliori esperienze delle Pubbliche Amministrazioni Locali, con ciò che ci si propone ancora di realizzare, e come.

I nostri interlocutori saranno tutti gli operatori, dell’intero sistema autonomistico, all’interno di un vasto salone espositivo che costituirà il luogo ideale per lo scambio di significative esperienze.

Per questo, la partecipazione e la collaborazione Tua e dell’Amministrazione che rappresenti, è preziosa ed indispensabile.

Con l’augurio di incontrarTi, in occasione di questo importante appuntamento annuale, Ti salutiamo cordialmente.

Il Presidente Ria: le Autonomie pronte a fare la loro parte

“Sulla necessità d’integrare rapidamente la Commissione Bicamerale per le questioni regionali con i rappresentanti delle Regioni, delle Province e dei Comuni non c’è dissenso.” Lo ha detto il Senatore Carlo Vizzini, Presidente della Commissione Parlamentare per le questioni regionali, in una intervista all’Agenzia di Informazione dell’Unione delle Province d’Italia, che sarà pubblicata nel prossimo numero in uscita. “Occorre – ha proseguito il senatore – una azione decisa da parte dei protagonisti, del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Presidente dell’Anci e dell’Upi. D”altronde su questo tema si sono espressi positivamente i Presidenti della Camera e del Senato, e recentemente, anche il Capo dello Stato ne ha parlato come di processo ormai irreversibile. E’ necessario però accelerare i tempi, per arrivare, già prima dell’estate, alla definizione di questo strumento, e passare poi alla rivisitazione dell’intero sistema parlamentare, con l’introduzione della Camera delle Autonomie, su cui riscontro un sostanziale accordo tra i partiti”.

“Il senatore Vizzini– commenta Lorenzo Ria Presidente dell’Unione delle Province d’Italia –, chiede all’U.P.I. e all’A.N.C.I. un’azione incisiva per l’insediamento della nuova Bicameralina e l’introduzione della Camera delle Regioni e delle Autonomie. La verità è che ripetutamente, e sempre in maniera diretta, l’U.P.I. e l’A.N.C.I. hanno denunciato i ritardi nell’attuazione della riforma costituzionale e i gravi danni che il Paese sta subendo. Noi non siamo associazioni che alzano la voce oltre il dovuto e che protestano dinanzi al Parlamento. Siamo associazioni che agiscono con responsabilità e richiamano le istituzioni competenti al dovere della responsabilità e alla necessità di tutelare gli interessi del Paese.

Il sistema istituzionale italiano è in enorme difficoltà da un lato paralizzato dalla contraddizione tra istituzioni e regole vecchie e nuove e dall’altro sull’orlo di un’esplosione generalizzata di conflitti istituzionali. Le Autonomie sono, come sempre, pronte a fare la loro parte e a lavorare per raggiungere un nuovo assetto dello stato che garantisca la pari dignità di tutti livelli istituzionali .”

Roma, 20 maggio 2003

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