In allegato il fascicolo di emendamenti UPI al Disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028” (A.S. 1689).
In allegato il fascicolo di emendamenti UPI al Disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028” (A.S. 1689).
Pubblichiamo il documento UPI con le richieste e le proposte delle Province sul Disegno di legge recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028” (A.S. 1689), illustrato in audizione alle Commissioni congiunte Bilancio Senato della Repubblica e Camera dei deputati il 5 novembre 2025.
Riportiamo in allegato il Documento UPI che vuole essere un contributo alle azioni della futura strategia per le Aree interne, individuando a tal fine alcune priorità e linee di intervento.
Ai fini della piena attuazione del Piano l’Unione Province d’Italia evidenzia, pertanto, la necessità di:
Istat, Conferenza delle Regioni, Upi ed Anci hanno sottoscritto il protocollo di intesa, approvato dalla Conferenza unificata del 30 luglio 2025, che valorizza la collaborazione tra le istituzioni del Sistema statistico nazionale a livello territoriale e le funzioni di raccolta, elaborazione dati, assistenza tecnica ed amministrativa ai Comuni ed agli enti locali delle Province e delle Città metropolitane.
L’accordo consolida la cooperazione tra i diversi livelli di governo nel segno della sussidiarietà, del coordinamento nazionale e della valorizzazione delle specificità territoriali.
Il Protocollo intende potenziare la capacità del sistema statistico pubblico di rispondere in modo efficace alle esigenze di cittadini e territori, promuovendo una produzione statistica omogenea, integrata e analisi territoriali di qualità. Cuore dell’accordo è la rete territoriale tra l’Istat e gli uffici di statistica di Regioni, Province e Comuni, chiamata a collaborare nello sviluppo di progetti condivisi basati su tecnologie innovative, interoperabilità dei dati e diffusione delle buone pratiche.
Tra gli obiettivi del protocollo:
L’attuazione sarà coordinata da una Cabina di regia nazionale, con funzioni di indirizzo e monitoraggio delle iniziative realizzate dai Tavoli territoriali, organizzati a livello regionale o interregionale, per favorire rappresentatività e coerenza operativa. Le attività saranno definite attraverso programmi di lavoro annuali o pluriennali, condivisi e monitorati con il contributo di enti locali, Camere di commercio, università e altri soggetti del territorio.
Il Protocollo conferma la volontà comune di consolidare il Sistema statistico nazionale (Sistan) come infrastruttura strategica per la conoscenza, la trasparenza e la buona governance del Paese, in linea con le trasformazioni istituzionali e tecnologiche che interessano gli enti territoriali e la pubblica amministrazione, prevedendo anche azioni di comunicazione per valorizzare i risultati e le esperienze maturate.
Nell’ambito del progetto Province & Comuni, l’UPI in collaborazione con il CERVAP ha definito linee guida per l’adozione dei PIAO nelle Province a partire dall’analisi della qualità dei documenti predisposti nelle Province delle Regioni a statuto ordinario.

Pubblichiamo in allegato la Nota elaborata dall’Ufficio Studi UPI sulle principali norme di interesse delle Province contenute nella Legge di Bilancio 2026 approvata dal Consiglio dei Ministri.
Pubblichiamo la Nota di lettura dell’Ufficio studi UPI sulle ulteriori disposizioni del DL 95/25 che interessano le Province e la Nota di lettura dell’art. 3 del Decreto-integrato dall’appendice normativa.
Di seguito pubblichiamo la Nota di lettura con le indicazioni sulle procedure attuative riferite all’art.3 del DECRETO LEGGE 95/2025 “DISPOSIZIONI IN MATERIA DI TRASPORTO RAPIDO DI MASSA E DI MANUTENZIONE STRADALE DELLE PROVINCE E DELLE CITTA’ METROPOLITANE”.
Ecco il resoconto del webinar “Assunzione dei funzionari per la coesione nelle Province”, organizzato da UPI in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche di coesione e per il Sud, con l’obiettivo di guidare le Province delle 7 Regioni del Mezzogiorno beneficiarie delle nuove unità di personale (135) finanziate con le risorse del Programma Nazionale Capacità per la Coesione 2021-2027, nella fase della contrattualizzazione dei vincitori del Concorso Coesione.
Il webinar, rivolto a tutti gli Enti che nelle prossime settimane procederanno all’assunzione e all’immissione in servizio dei funzionari per la coesione, è stata l’occasione per fare il punto sulla procedura di assegnazione dei vincitori del Concorso coesione e per fornire indicazioni operative in merito alle modalità di assegnazione delle risorse finanziarie, di monitoraggio e rendicontazione.
La Dott.ssa Alessandra Augusto, Dirigente dell’Autorità di gestione Programma Nazionale Capacità per la Coesione 2021-2027 e responsabile delle operazioni del CapCoe, ha ripercorso in prima battuta le tappe salienti del processo di assunzione di personale a tempo indeterminato al sud, che si è realizzato anche grazie al supporto tecnico operativo messo a disposizione dal Dipartimento.
Ha poi illustrato lo stato di attuazione del Piano di assunzioni per la politica di coesione, le risorse allocate alla Priorità 1 del Programma nazionale CapCoe Operazione, con specifico riferimento all’operazione 1.1.2 “Assunzioni di personale”, e le condizioni da soddisfare. Nello specifico:
Sono stati poi descritti i target previsti, gli indicatori di performance, i principali adempimenti a carico dell’ente destinatario, il circuito finanziario e le modalità di rendicontazione.
È stata, inoltre, presentata la piattaforma START, strumento informativo per la gestione della rendicontazione del personale assunto con il Concorso Coesione.
Leggi di più nelle slide allegate
Ecco il resoconto dell’Audizione avuta dall’UPI Commissione Finanza del Senato sul decreto legislativo in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale regionale, cui ha preso parte, in rappresentanza di UPI, il Vicepresidente Angelo Caruso, Presidente della Provincia dell’Aquila.
“Il decreto fiscale sia coerente con l’articolo 119 della Costituzione e con la legge sul federalismo fiscale, prevedendo per le Province un tributo proprio per la copertura delle funzioni fondamentali, una reale compartecipazione all’Irpef e un fondo perequativo”.
“La condizione dei bilanci delle Province – ha detto il Vicepresidente Caruso – è ancora fortemente critica: lo squilibrio strutturale stimato dalla Commissione sui fabbisogni standard del MEF è di circa 1 miliardo di euro, con una capacità tributaria ormai azzerata, a fronte di funzioni fondamentali da garantire sui territori. Lo strumento della delega in discussione rappresenta un’occasione irripetibile per ricostruire su basi solide l’autonomia finanziaria delle Province, ma occorre che le misure previste garantiscano da subito stabilità ai bilanci. Non vorremmo che nel passaggio da un sistema tributario all’altro si verificassero ritardi o diminuzioni di flusso finanziario, che metterebbero a rischio la liquidità degli enti”.
“Le Province – ha detto Caruso ai Senatori – sono pronte a fare la loro parte per garantire servizi essenziali e coesione territoriale. Servono però strumenti certi, risorse adeguate e una vera autonomia finanziaria. Le proposte che presentiamo oggi, frutto del confronto e dell’intesa tra tutte le Province, vanno esattamente in questa direzione. Ribadiamo la massima disponibilità a collaborare con Parlamento e Governo per definire una riforma organica e sostenibile che restituisca piena operatività alle Province e migliori i servizi resi ai cittadini”.
L’UPI chiede per questo che la compartecipazione all’Irpef, destinata a finanziare le funzioni fondamentali al posto dell’RCacuto, sia effettivamente dinamica, garantita sin dal primo anno in misura non inferiore al gettito dell’imposta che va a sostituire, attraverso un flusso finanziario regolare, con cadenza almeno trimestrale e l’ampliamento dell’aliquota di autonomia fiscale disponibile per le Province. Quanto alla possibilità di prevedere un tributo proprio per le Province, che possa contribuire alla riduzione del miliardo di squilibrio finanziario del comparto, la proposta di UPI è prevedere un tributo di sbarco nei porti e aeroporti destinato alle Province.
Tutte le informazioni nel documento allegato
Ecco il resoconto dell’ audizione alla Commissione Bilancio del Senato sul DL Omnibus, che prevede all’articolo 3, il ripristino per Province e Città metropolitane delle risorse tagliate destinate agli investimenti per la rete viaria per il quadriennio 2025-2028, cui è intervenuto in rappresentanza UPI Emanuele Ramella Pralungo, Presidente della Provincia di Biella.
“Consideriamo positiva la risposta che il Governo ha dato in questo decreto alla richiesta delle Province di restituire i fondi destinati alla messa in sicurezza delle strade provinciali, che erano stati tagliati con il decreto-legge Milleproroghe. Certo, non possiamo non sottolineare che a causa di quei tagli, da sette mesi gli investimenti sono bloccati”.
“Nei mesi scorsi l’UPI e le Province hanno avanzato una forte azione di protesta, che ha ricevuto sostegno dalla quasi totalità delle forze politiche parlamentari, nonché dalle associazioni delle imprese. Questo ha portato all’apertura di un confronto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con il Ministero dell’Economia e Finanze, con l’obiettivo di ripristinare le risorse tagliate nel primo provvedimento che si fosse ritenuto utile ad ospitare le norme necessarie. L’articolo 3 di questo decreto risponde a questa richiesta e dà seguito a quanto aveva annunciato il Ministro delle Infrastrutture immediatamente dopo l’incontro con UPI.
“Tuttavia la tempistica introdotta per la realizzazione degli interventi ci desta non pochi dubbi. Si richiede a Province e Città metropolitane una straordinaria accelerazione delle procedure, come non si è mai fatto con nessuna altra amministrazione, prevedendo che entro il 30 settembre 2025 – quindi in meno di due mesi lavorativi – si debbano avviare le procedure di gara dell’intero ammontare delle risorse assegnate dal 2025 al 2028: i 350 milioni riassegnati e i fondi che erano già previsti per il quadriennio, per un totale di 1 miliardo e 60 milioni di euro. Pena, la revoca delle risorse su cui non si sia ottenuto il Codice Identificativo di Gara (CIG), che andrebbero a confluire in un fondo unico istituito da questo decreto, destinato però a tutt’altro scopo e non alla messa in sicurezza della rete viaria di Province e CM”
Quanto alla tempistica, chiediamo di prevedere due fasi distinte per l’attuazione degli interventi: una scadenza stringente, come quella prevista dal decreto, per le annualità 2025 e 2026 e un’altra più ragionevole, al febbraio 2027, per aggiudicare i lavori finanziati con i fondi delle annualità 2027-2028.
Quanto al Fondo unico, chiediamo che qualunque economia, a qualunque titolo, si verificasse nell’utilizzo delle risorse da parte delle Province e delle CM, sia destinata ad una apposita sezione del fondo espressamente mirata al reimpiego del Fondo a favore degli investimenti per la rete viaria provinciale.
A dieci anni dalla Riforma Delrio e dalla legge regionale 22/2015 che hanno profondamente modificato il ruolo delle Province, la Toscana si interroga sul futuro di questi enti, partendo da un dato chiaro: per la maggioranza dei cittadini toscani il ridimensionamento delle Province è stato un errore. Lo evidenzia l’indagine promossa da Upi Toscana e condotta dall’Istituto Demopolis, presentata oggi a Firenze presso l’Istituto degli Innocenti durante l’Assemblea Generale dell’Unione delle Province Toscane.
La ricerca, illustrata dal presidente di Upi Toscana Gianni Lorenzetti e dal direttore di Demopolis Pietro Vento, ha analizzato in profondità l’opinione dei cittadini, degli stakeholder regionali e di un campione rappresentativo di amministratori pubblici locali. Il quadro che ne emerge è netto: il 52% dei cittadini giudica negativamente la riforma, percentuale che sale all’83% fra sindaci e consiglieri comunali. Non solo: per il 72% dei toscani, la riforma non ha migliorato la qualità dei servizi pubblici, mentre l’84% degli stakeholder conferma un sostanziale fallimento rispetto agli obiettivi iniziali di risparmio e performance.
“La ricerca – dichiara il presidente di Upi Toscana Gianni Lorenzetti – conferma quanto noi amministratori viviamo ogni giorno nei territori: senza risorse e competenze adeguate le Province non sono messe in condizione di svolgere pienamente le loro funzioni, fondamentali per la vita delle comunità locali. Oggi, a dieci anni dalla riforma, è evidente che serva un ripensamento serio e condiviso. I cittadini chiedono più rappresentanza, più efficienza, più prossimità: e la Provincia, con elezione diretta e un adeguato sostegno economico, può tornare ad essere quel livello intermedio indispensabile tra Comuni e Regione”.
Il Presidente di Upi, Pasquale Gandolfi, ha voluto sottolineare l’urgenza di restituire alle Province un ruolo chiaro e funzioni mirate alla programmazione dei servizi sui territori. “Giornate di confronto come quella di oggi, che vede insieme Governo, Regioni, Province e Comuni, sono essenziali per ricostruire quel quadro di sistema istituzionale che è stato reso fragile dalla Legge 56/14. A Governo e Parlamento – ha aggiunto Gandolfi – chiediamo di portare a termine al più presto quegli interventi che si possono fare, anche in questa fase della legislatura, per restituire alle Province funzioni chiare con le risorse necessarie per esercitarle, una governance che assicuri stabilità all’ente e la possibilità di assumere il personale altamente qualificato indispensabile per rafforzare le strutture. Ma noi crediamo che in questo processo possano avere un ruolo fondamentale anche le Regioni e la proposta di legge regionale che presentiamo oggi – ha detto Gandolfi – ha l’obiettivo di aprire sui territori tavoli di confronto per rivedere le leggi regionali che dieci anni fa hanno dovuto dare attuazione alla Legge 56/14. Ci sono funzioni che sono di livello provinciale perché solo a quel livello possono offrire servizi efficienti ottimizzando al meglio le risorse a disposizione”.
Tra i temi emersi con maggiore forza, la percezione di un netto peggioramento nella gestione delle strade, nella pianificazione territoriale e nell’edilizia scolastica. Anche per questo,il 60% dei cittadini e il 75% degli amministratori locali ritiene sia necessario tornare all’elezione diretta dei Presidenti e dei Consigli provinciali, per rafforzarne la legittimazione democratica e il radicamento nei territori.
Upi Toscana ribadisce, alla luce di questi dati, la necessità di aprire una riflessione pubblica ampia e concreta sul futuro delle Province, superando le logiche emergenziali e restituendo loro un ruolo centrale nella programmazione e nella gestione dei servizi fondamentali per i cittadini.
