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Manovra, Variati “Dal Senato nessuna risposta a emergenza servizi: ancora rinvii su risorse per sicurezza di strade e scuole”

“In una manovra in cui in Senato si trovano spazi per finanziarie le più svariate misure, non arriva nessuna risposta per risolvere l’emergenza gravissima dei fondi per mettere in sicurezza e gestire le strade provinciali e le scuole superiori. Così, mentre dal Senato si decide l’ennesimo rinvio alla Camera della discussione delle misure per i territori, nelle Province e nelle Città metropolitane siamo alle prese per il terzo anno consecutivo con la definizione di piani neve e con il riscaldamento delle aule delle scuole superiori, senza soldi”.
E’ il commento del Presidente dell’Upi, Achille Variati, alla decisione presa dalla Commissione Bilancio del Senato di spostare la discussione sulle misure avanzate dalle Province, che riguardano tra l’altro fondi per assicurare la gestione ordinaria delle 5.100 scuole superiori, a partire dalla spesa per il riscaldamento degli edifici,  l’assegnazione di risorse nazionali ad un piano triennale di investimenti per il 130 mila chilometri di strade provinciali, la possibilità per le Province di tornare a coprire i buchi in organico che si sono creati dopo tre anni di esodo forzato del personale”.
“Nonostante i Senatori di tutte le forze politiche – sottolinea Variati – abbiano depositato i nostri emendamenti e li abbiano segnalati quando si è andati alla scrematura delle misure da discutere, non si è ritenuto di volere rispondere già in Senato nemmeno a una di queste emergenze. Prendiamo atto che Governo e Senato hanno preferito optare per il rinvio della discussione alla Camera dei deputati: questo però non può tradursi in alcun modo nell’abbandono di servizi così essenziali per la vita e la sicurezza dei cittadini. Chiediamo al Governo e alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati di aprire subito un tavolo di confronto su tutte le misure che sono state prima considerate prioritarie e poi respinte dal Senato – conclude il Presidente dell’Upi – per arrivare a definire risposte a questioni prioritarie per il Paese, che devono necessariamente essere trovate in questa legge di bilancio”.

Scuola: raggiunto accordo sui fondi triennali per l’edilizia

Nel prossimo piano triennale per l’edilizia scolastica, le Regioni considereranno la necessità di interventi sulle scuole superiori e il numero degli studenti del secondo ciclo di istruzione sul totale degli alunni iscritti sul territorio regionale, come criterio prioritario per l’assegnazione dei finanziamenti.
“È un passo avanti molto significativo – commenta il Presidente dell’Upi Achille Variati che aveva fortemente richiesto questa norma – perché riporta le scuole superiori, che negli ultimi tre anni hanno ricevuto finanziamenti scarsi a causa dei tagli alle Province, come impegno centrale per il Paese.
Anche grazie all’impegno del Sottosegretario all’edilizia scolastica Vito De Filippo, oggi abbiamo scritto una bella pagina per il Paese: Governo, Regioni, Comuni, Città metropolitane e Province hanno insieme deciso che nei prossimi tre anni nelle scelte politiche nazionali e territoriali sarà considerata come una priorità la messa in sicurezza delle scuole superiori.
Un passaggio essenziale, che risponde anche ai giusti richiami che su questi temi gli studenti e le associazioni dei Cittadini hanno ripetutamente avanzato alle istituzioni. 
Come Upi – conclude Variati – assisteremo anche tecnicamente le Province, perché nei prossimi tre anni grazie a queste risorse si possa avviare quell’opera di messa a norma e in sicurezza degli edifici scolatici e in particolare delle scuole superiori, che sono strategiche per il futuro del Paese”.

Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, Variati “Più investimenti per le scuole superiori: dalle piccole manutenzioni alle scuole nuove”

“Le nostre scuole devono sempre di più diventare luogo di crescita sociale, di promozione delle capacità dei futuri cittadini, di integrazione e di sostegno alla didattica. Serve un nuovo patto tra tutte le istituzioni del Paese perché questo diventi obiettivo comune”.
Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Achille Variati, ricordando come “le scuole superiori – oltre 5.100 edifici scolastici che ospitano anche palestre, laboratori, aule multimediali, in cui studiano 2 milioni e mezzo di ragazzi e ragazze, il 30% della popolazione scolastica italiana – che, sull’onda della crisi delle Province, hanno finito per ricevere negli ultimi tre anni risorse insufficienti.
Ora è necessario – sottolinea Variati –  che Governo, Regioni, Città Metropolitane e Province stringano un nuovo patto istituzionale, che consideri prioritaria la garanzia di assicurare pari accesso ai finanziamenti a disposizione alle scuole di ogni ordine e grado.  
Questo è quanto proporrò domani al Sottosegretario Vito De Filippo, nell’incontro che avremo al Ministero dell’Istruzione – aggiunge il presidente dell’Upi – dove chiederò che nella prossima programmazione triennale del fondo per gli interventi sull’edilizia scolastica 2018-2020, i finanziamenti siano assegnati dalle Regioni assicurando un criterio di equità tenendo conto della percentuale degli studenti: ad una popolazione scolastica di studenti delle scuole superiori del 30% del totale deve essere riservata un pari quota nel totale dei finanziamenti assegnati in ogni Regione.
Solo così potremo recuperare i tre anni passati di scarse risorse per le scuole superiori e tornare ad investire in sicurezza, e, in un tempo ragionevole, cercare di raggiungere l’obiettivo che tutte le scuole italiane di ogni ordine grado siano a norma per quanto riguarda i criteri antisismici e di prevenzione incendi. In istituti – conclude Variati – che potranno davvero festeggiare la Giornata della sicurezza nelle scuole perché strutturate per sostenere, e non ostacolare come troppo spesso avviene, il percorso di formazione dei nostri ragazzi”.

Scuole superiori: l’Upi chiede un tavolo politico per l’edilizia scolastica

“Negli ultimi tre anni, di tutti i fondi stanziati per la messa in sicurezza delle scuole, non più del 14% è stato destinato alle scuole superiori. Per tagliare i soldi alle Province, sono stati penalizzati gli studenti medi che frequentano le scuole superiori, il 30% della popolazione scolastica Italiana. Nella prossima programmazione questa ingiustizia deve essere sanata, e per questo, coerentemente con il numero degli studenti, chiediamo che per il prossimo triennio ci sia una riserva del 30% del fondo nazionale destinato agli oltre 5.100 istituti superiori italiani”.
Lo ha detto il Presidente dell’Upi Achille Variati intervenendo alla riunione della Conferenza Unificata che riportava all’ordine del giorno il parere di Regioni, Province e Comuni sulla ripartizione del Fondo nazionale per l’edilizia scolastica 2018 -2020, pari a circa 1,7 miliardi. Parere che è stato rinviato alla prossima settimana, dopo la richiesta da parte dell’Upi dell’apertura di un tavolo politico in seno alla Conferenza su questi temi.
 
Quando si parla di scuole superiori – ha detto Variati -si decide della sicurezza di due milioni e mezzo di studenti. Ad oggi, dopo tre anni di finanziamenti del tutto insufficienti, queste scuole non sono a norma né per quanto riguarda la certificazione antincendio, né tantomeno per la certificazione antisismica. È per questi interventi che chiediamo attenzione”. Il tavolo politico, che il Governo ha accordato, si riunirà la prossima settimana.

Scuole: i media rilanciano la richiesta Upi. Destinare risorse alle scuole superiori

E’ l’Avvenire a rilanciare oggi, con un articolo a firma di Paolo Ferrario, l’allarme di Upi sulla scarsità di risorse destinate negli ultimi tre anni agli investimenti per l’edilizia scolastica delle 5.100 scuole superiori gestite da Province e Città Metropolitane. Allarme che trova spazio anche sui quotidiani locali, a partire dal toscano La Nazione.
Nell’immagine, una selezione di titoli, occhielli e sommari.

Province: il richiamo del Congresso dei Poteri Regionali e Locali d’Europa al Governo italiano

“La raccomandazione al Governo italiano votata oggi a Strasburgo dal Congresso dei Poteri Regionali e Locali d’Europa è molto chiara: a causa dei tagli iniqui ai bilanci delle Province queste istituzioni hanno a diposizione risorse non sufficienti per assicurare lo svolgimento delle loro funzioni. Il Governo è richiamato, nel rispetto della Carta Europea delle autonomie locali che il nostro Paese ha sottoscritto nel 1999, a rivedere i tagli effettuati in modo da garantire alle Province che le loro risorse siano commisurate alle responsabilità”. Lo riferisce il Vice Presidente dell’Upi, Carlo Riva Vercellotti, rappresentante Upi nella delegazione italiana presso il CPRLE oggi a Strasburgo insieme al Presidente della Provincia di Brescia Pier Luigi Mottinelli, Presidente Upi Lombardia e alla Consigliera della Provincia di Lecce Simona Manca, al termine della votazione sulle raccomandazioni dell’organismo europeo sulla  democrazia regionale e locale in Italia.
“I risultati del monitoraggio effettuato dalla Commissione del Congresso in Italia non fanno che confermare la necessità ed urgenza che nel nostro Paese si ripristinino le prerogative costituzionali delle Province, prime fra tutte l’autonomia finanziaria e l’autonomia organizzativa. Il Governo ha l’occasione della Legge di Bilancio 2018 – sottolineano Vercellotti, Mottinelli e Manca– per porre rimedio a questa situazione e assicurare alle Province le risorse necessarie per assicurare i servizi essenziali, come la manutenzione e la messa in sicurezza di strade e scuole superiori. Quanto alle questioni di carattere istituzionale derivate dalla riforma delle Province – aggiungono – il monitoraggio ha rilevato diversi elementi di difformità dalla Carta europea delle Autonomie locali, a partire dal sistema di governance: criticità che dovranno essere affrontate e risolte nella prossima legislatura”. 
“La delegazione italiana – concludono i rappresentanti Upi –  ha chiesto al Congresso di avviare una interlocuzione urgente con il Governo italiano, prima dell’approvazione definitiva della Legge di Bilancio”.

Le Province al Forum edilizia scolastica: Zaltieri, Upi “Garantire risorse per le scuole superiori”

La nuova programmazione unica nazionale 2018/20 per l’edilizia scolastica garantisca risorse adeguate e riservate alle scuole superiori di Province e Città metropolitane per assicurare equità nel diritto allo studio a tutti gli studenti.
Lo ha detto oggi Francesca Zaltieri, consigliere delegato della Provincia di Mantova e rappresentante UPI nel Consiglio superiore del Ministero dell’Istruzione, nel suo intervento al Secondo forum sull’edilizia scolastica sostenibile promosso da Legambiente, in programma oggi a Roma.

“Nonostante il Ministero dell’Istruzione abbia destinato molte risorse all’edilizia scolastica – ha sottolineato Zaltieri –   in pieno spirito collaborativo, nella scorsa programmazione triennale solo il 16% del totale dei finanziamenti è stato destinato a favore delle scuole superiori, che, ricordiamolo, accolgono il 30% degli studenti italiani.

Se a questo si aggiunge la pesante crisi finanziaria delle Province, causata dai tagli imposti dalla manovra economica del 2015, si comprende il crollo degli investimenti di questi enti sia in manutenzione ordinaria che straordinaria, che sta fortemente compromettendo il patrimonio di scuole in gestione: oltre 3.226 Istituti ripartiti in 5.179 edifici scolastici composti di 117.348 classi che accolgono 2.596.031 alunni.

Per questo – ha ribadito la rappresentante delle Province – chiediamo che il 30% del miliardo e 400 milioni a disposizione nel prossimo triennio per l’edilizia scolastica sia riservato alle scuole superiori. Ma chiediamo anche indicazioni chiare a tutte le Regioni rispetto ai bandi regionali in modo da assicurare criteri omogenei che siano validi su tutto il territorio e permettano di finalizzare al meglio gli investimenti”. 

 

Sciopero dipendenti Province e Città metropolitane: pieno sostengo da Upi

“La riforma delle Province non è stata indolore per i nostri dipendenti: la metà è stata spostata verso altre pubbliche amministrazioni, e chi è rimasto ha dovuto farsi carico di assistere i Sindaci Presidenti nella costruzione dei nuovi enti, in un clima di crisi e continue incertezze. La propaganda contro le Province ha toccato direttamente la vita dei dipendenti.
Ora è il momento di assicurare una visione di prospettiva: la prossima Legge di Bilancio deve garantire le risorse necessarie per i servizi essenziali e restituire quell’autonomia organizzativa necessaria per valorizzare il personale”.
Lo dichiara il Presidente dell’Upi Achille Variati, esprimendo il sostegno dell’Associazione ai dipendenti di Province e Città metropolitane impegnati oggi in una giornata di sciopero generale.
“I ritardi di mesi del pagamento degli stipendi che si sono verificati in diverse Province a causa dei tagli insostenibili delle manovre economiche – ha sottolineato Variati – hanno determinato situazioni gravissime di allerta sociale, e la mancanza delle risorse necessarie per garantire i servizi ai cittadini rende impossibile al nostro personale di lavorare nelle condizioni adeguate a quelle di una istituzione della Repubblica.
Per questo – conclude Variati –  ci aspettiamo che la prossima Legge di Bilancio 2018 – 2020 metta fine a questo stato di precarietà. Il Governo e il Parlamento, con cui abbiamo avviato un confronto,  devono assicurare risposte indispensabili sia in termini di risorse per garantire le funzioni fondamentali e per far ripartire gli investimenti locali, che per ripristinare l’autonomia organizzativa, eliminando i vincoli sul personale e consentendoci di orientare la qualificazione del personale alla nuova “mission” della Provincia”.

Legge sui piccoli comuni, il commento del Vice Presidente Upi Marco Filippeschi

«L’approvazione della legge sui piccoli Comuni è un provvedimento molto atteso e da molto tempo, che oggi ha trovato finalmente conclusione. Conferma la nostra convinzione della necessità di valorizzare il ruolo dei Comuni come protagonisti dello sviluppo e della coesione territoriale, anche a livello provinciale, di invertire le tendenze allo spopolamento, di dare ai giovani residenti una prospettiva. Ringrazio Ermete Realacci che con tenacia ha perseguito un obiettivo, da molti di noi condiviso, in un lunghissimo percorso parlamentare».  Così il Presidente della Provincia di Pisa e Sindaco del capoluogo, Marco Filippeschi, dopo il via libera del Senato alla legge per i piccoli comuni.  «La legge riguarda il 70 per cento dei comuni italiani. E’ un inizio. Finanziare gli investimenti nei Comuni sotto i 5mila abitanti è sicuramente un’opportunità di sviluppo per il nostro territorio provinciale, in grado di incidere su più livelli – aggiunge Filippeschi – tutela ambientale, riqualificazioni dei centri storici, sicurezza di strade e scuole, turismo, innovazione. E’ di pochi giorni fa la presentazione del piano nazionale di promozione  per la diffusione della banda ultralarga, che riguarda proprio i territori dove i privati non hanno interesse ad investire e 7.700 Comuni, sul quale sono impegnato personalmente, come presidente di Legautonomie».
“Si persegue un’azione di riequilibrio territoriale, funzionale anche per i Comuni derivanti dalla fusione di municipalità con meno di 5mila abitanti – conclude Filippeschi – che risponde alla natura della nostra provincia e rafforza le opportunità di gestione territoriale condivisa».

La Rassegna stampa sulle Province: La Stampa, Il Messaggero, LA repubblica, Il Sole 24 ore, Il Fatto quotidiano

Pubblichiamo in allegatao alcuni degli articoli che in questi mesi hanno raccontato le Province, dall’emergenza sui servizi al nuovo ruolo che queste istituzioni stanno assumendo nell’amministrazione dei terrirori. Crisi finanziaria, bilanci a rischio ma anche molte buone pratiche su cui costruire nuovi modelli di amministrazione

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Provincia Modena, Viabilità, 100 tratti con limiti e divieti. Muzzarelli:”situazione ingestibile, più autonomia”

Sono oltre 100 i tratti di strade provinciali modenesi dove la Provincia ha introdotto limitazioni al traffico a causa del degrado del fondo che si traducono in quasi 200 chilometri con limiti di velocità per motivi di sicurezza, oltre cinque chilometri di strade  chiuse al transito per frana e 24 chilometri con divieto di transito a mezzi a due ruote.

E’ questa la fotografia del dissesto della rete di oltre mille chilometri di strade provinciali modenesi (vedi comunicato n. 316) denunciato, lunedì 31 luglio, nel corso di un incontro in Provincia con le associazioni di categoria del tavolo dell’economia, sindaci, parlamentari e consiglieri regionali, voluto dal presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli.

 «I prelievi dello Stato – ha evidenziato Muzzarelli – anche quest’anno arriveranno a 37 milioni su circa 61 milioni di entrate dell’ente; dal 2103 abbiamo versato allo Stato oltre 125 milioni di euro provenienti dalle imposte pagate dai cittadini modenesi, in particolare automobilisti, visto che si tratta di quote di Rcauto e di Ipt, che avrebbero tutto il diritto di usufruire di una viabilità adeguata.  Una viabilità in queste condizioni – ha aggiunto Muzzarelli – penalizza un territorio che sta facendo enormi sforzi per uscire dalla crisi e intercettare la ripresa oltre a ridurre i margini di sicurezza, a fronte delle pesanti responsabilità per gli amministratori previste dalla nuova legge sull’omicidio stradale. La situazione delle Province – ha ricordato Muzzarelli – è ormai diventata un caso nazionale che deve esser affrontata dal Parlamento per adeguare il quadro istituzionale al risultato del referendum, senza ritornare alle vecchie Province, ma consentendoci di funzionare. In questi ultimi anni abbiamo assistito a un rinnovato centralismo fiscale e burocratico che penalizza i territori. E bene ha fatto il presidente Bonaccini – ha concluso Muzzarelli – a riaprire con il Governo il confronto sul tema dell’autonomia nei rapporti con lo Stato, un’azione che sosteniamo come territorio».

Nel dettaglio sullo stato delle viabilità, come ha illustrato Alessandro Manni, direttore dell’area lavori pubblici della Provincia, attualmente nel modenese è chiusa al transito, per dissesto idrogeologico, la provinciale 36 tra Serramazzoni e Pavullo, mentre sono chiuse alle due ruote per degrado del fondo la sp 9 a Mirandola, la sp 413 tra Carpi e  Novi, la sp 26 a Pavullo e la sp 7 diramazione Ponte dei Rossi.

Nel corso dell’incontro sono state fornite anche le cifre su quanto servirebbe per restituire alla rete la piena funzionalità: per il ripristino una tantum dei tratti degradati servirebbero quasi 60 milioni, per mantenere in efficienza la rete servono oltre nove milioni all’anno, prevedendo anche oltre un milione e mezzo all’anno per interventi di manutenzione straordinaria e circa un altro milione e mezzo in media per l’attività di sgombero neve e l’acquisto del sale.

A fronte di queste necessità, di quanto dispone la Provincia? Per manutenzioni, sfalci, tappeti, risagomature e trattamenti superficiali il budget è sceso dagli oltre sei milioni all’anno del 2004 al milione e mezzo del 2016.

Per il 2017 le risorse a disposizione sono leggermente aumentate solo grazie alla vendita di immobili di proprietà, ma comunque insufficienti.

E aderendo a una campagna di denuncia promossa dall’Unione delle Province d’Italia (Upi), Muzzarelli nelle scorse settimane ha presentato un esposto cautelativo alla Procura della Repubblica e Prefettura di Modena e alla Corte dei conti di Bologna sulla situazione finanziaria dell’ente, dove Muzzarelli ha giudicato i prelievi una violazione della Costituzione, nonché del principio di buon andamento della pubblica amministrazione, riprendendo una recente relazione della Corte dei Conti che ha giudicato i tagli alle Province «illegittimi e irragionevoli, tali da rendere impossibile lo svolgimento delle funzioni istituzionali».

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Riforma Province: taglio del 20% dei fondi per il trasporto pubblico alle Regioni che non assicurano risorse per le funzioni traferite

E’ rimandata alla prossima settimana l’intesa tra Governo, Regioni, Province e Città Metropolitane, che dovrebbe sbloccare il 20% dei fondi del Trasporto Pubblico Locale per quelle Regioni che hanno integralmente finanziato le spese per le funzioni non fondamentali trasferite a seguito della Legge Delrio, a Province e Città metropolitane dal 2015 ad oggi. Una norma che è prevista dall’articolo 39 del dl 50/17, la cosiddetta manovrina approvata nel maggio scorso. La decisione è stata presa nella riunione di oggi della Conferenza Unificata.
“In attesa di potere vedere il monitoraggio che stanno operando le Regioni – ha dichiarato il Presidente della Provincia di Potenza Nicola Valluzzi, rappresentante dell’Associazione delle Province in Conferenza Unificata – vogliamo che sia chiaro che se non avremo la certezza che queste risorse sono state correttamente erogate alle Province l’Upi non darà parere favorevole all’intesa. Sappiamo benissimo che il blocco del 20% del fondo TPL per le Regioni e gli enti locali rappresenta una criticità, ma noi siamo chiamati, tra l’altro nel pieno dell’emergenza finanziaria, a chiudere i bilanci entro il 30 settembre, e non è ammissibile che ci sia chiesto di garantire l’erogazione di servizi essenziali per conto delle Regioni, senza che ci siano assegnati i fondi necessari a coprirne le spese.
Dal 2015 ad oggi siamo stati fin troppo responsabili e nonostante la crisi abbiamo cercato di tenere aperti uffici che erogano servizi ai cittadini – ha aggiunto Valluzzi – ma non abbiamo alcuna intenzione di distogliere le pochissime risorse che abbiamo disposizione per garantire la sicurezza delle scuole superiori e delle strade provinciali, per erogare servizi che non sono più di nostra competenza, come i centri per l’impiego, l’agricoltura, il turismo, la cultura, lo sport.
Le Regioni ancora inadempienti – ha poi concluso –  seguano l’esempio delle altre Regioni che si sono sempre comportate nel pieno della correttezza istituzionale”.

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