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Programma di sostegno alle municipalità palestinesi “Le Ali della Colomba”

Il Programma di sostegno alle municipalità palestinesi opera in Palestina, nell’ambito del quadro di riferimento “Ali della Colomba”, finalizzato a dare rilievo e a rafforzare i rapporti tra enti locali italiani e enti locali palestinesi.

 

L’UPI, insieme alle Regioni e all’ANCI, partecipa a questo programma lanciato dal Ministero degli affari esteri, e negli anni molte Province hanno dato vita a progetti congiunti con enti locali palestinesi con l’obiettivo di migliorare l’erogazione dei servizi di base alla popolazione palestinese e la gestione/valorizzazione del loro patrimonio culturale.

 

In occasione del vertice Italo-Palestinese, che si svolgerà a Betlemme il prossimo 27 febbraio, il sistema degli enti regionali e locali italiani ha proposto di organizzare un evento a latere, finalizzato a dare rilievo a tutte le attività messe in campo da Province, Comuni e Regioni italiane in Palestina.

 

L’iniziativa, che si svolgerà ad Hebron il 26 febbraio, vedrà la partecipazione di rappresentati politici nazionali dei due governi, italiano e palestinese, dei sindaci palestinesi e dei rappresentanti delle Associazioni dei Comuni, delle province e delle regioni italiane.

 

Per ulteriori informazioni potete rivolgervi al seguente indirizzo email [email protected]

dpcm sui poteri derogatori rispetto alla normativa vigente per Sindaci e Presidenti di Provincia

Oggetto: DECRETO “DEL FARE” – trasmissione dpcm sui poteri derogatori rispetto alla normativa vigente per Sindaci e Presidenti di Provincia che operano in qualità di commissari governativi ai sensi dell’art.18 commi 8 e 8 ter del decreto legge 21 giugno 2013, n.69 convertito con legge 9 agosto 2013, n.98

 

Caro Presidente,

 

come sai il decreto del Miur del 5 novembre 2013 prot.n.906, ha assegnato direttamente agli enti locali 150 milioni di euro (di cui all’art.18, comma 8 ter) per l’attuazione di misure urgenti in materia di riqualificazione e di messa in sicurezza delle istituzioni scolastiche, con particolare riferimento a quelle in cui è stata censita la presenza di amianto, sulla base delle graduatorie predisposte e approvate dalle regioni competenti in virtù dei progetti esecutivi immediatamente cantierabili (di cui  Ti allego l’elenco degli interventi finanziati).

 

Il citato articolo 18 comma 8 ter prevedeva inoltre un’altra importante novità riconoscendo ai Sindaci e ai Presidenti di Provincia fino al 31 dicembre 2014 la possibilità di operare in qualità di commissari governativi, con poteri derogatori rispetto alla normativa vigente.

Tali deroghe  sono state finalmente definite con il dpcm (attualmente in fase di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) che Ti invio. 

           

In particolare le principali semplificazioni introdotte dal decreto prevedono:

 

–         La possibilità di stipulare il contratto di appalto (e consegnare i  relativi lavori) immediatamente dopo l’aggiudicazione definitiva;

–         La semplificazione dei controlli sugli atti delle procedure di  affidamento (aggiudicazione e stipula/approvazione del contratto);

–         La riduzione dei termini di ricezione delle domande di  partecipazione e di ricezione delle offerte;

–         L’estensione dei casi in cui è possibile procedere agli interventi  edilizi in assenza di permesso di costruire

 

Mi preme infine ricordarTi che il mancato affidamento dei lavori entro il 28 febbraio 2014 comporta la revoca dei finanziamenti e le eventuali economie di spesa disponibili sono infatti riassegnate dal MIUR alle richieste che seguono nell’ordine della graduatoria.

 

RingraziandoTi per l’attenzione, Ti invio i miei più cordiali saluti.

 

 

IL DIRETTORE GENERALE

                                                                                              Piero Antonelli

                                                                                              

 

Documenti allegati:

PERCHE’ DIRE SI ALLE PROVINCE

Oltre 350 persone hanno gremito la sala congressi della Fiera di Pordenone in occasione della manifestazione pubblica contro l’abolizione delle Province promossa dal presidente Upi e della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani.

Una ‘prova di forza’ vinta nettamente che ha dimostrato quanto il tema della difesa dell’ente di area vasta sia vivo e sentito nella comunità pordenonese e non solo.

“Senza province più costi e meno servizi”– “Senza le Province meno democrazia, meno servizi per i cittadini e nessun risparmio, anzi più spesa pubblica e più costi”. Questo in sostanza il messaggio lanciato dai relatori e supportato da un diluvio di dati e numeri desunti da diversi studi e fonti ufficiali e autorevoli. Un incremento di costi determinato in primis dal passaggio di competenze e personale alla più onerosa Regione. 

Referendum – Alla luce di tutto ciò, Ciriani ha annunciato la proposta di un referendum per sapere cosa ne pensano i cittadini della regione, o anche solo della provincia di Pordenone, in merito alla soppressione dell’Ente. Una battaglia bipartisan sostenuta apertamente dagli altri tre presidenti di Provincia, tutti presenti alla serata: Enrico Gherghetta di Gorizia, Maria Teresa Bassa Poropat di Trieste e Pietro Fontanini di Udine.

Ciriani: “Abolizione delle Province: un atto di killeraggio politico -“Non è una riforma, è un atto di killeraggio politico – ha attaccato Ciriani – si contrabbanda come conquista l’eliminazione del diritto di voto, ma senza Province avremo meno democrazia, meno servizi e lo svuotamento dell’identità territoriale”. La Regione, che si occupa di tutto e male, dovrebbe ascoltare il parere di Corte costituzionale, Corte dei Conti, Censis e Bocconi che affermano che senza Province non ci sarà alcun risparmio, anzi un aumento della spesa. Le riforme si fanno se sono utili alla comunità, non per lanciare messaggi politici. Chiederemo alla Regione un referendum e l’ esito non sarà scontato. 

Bortolussi (CGIA Mestre) – Andrebbero abolite le regioni – Ospite d’onore della serata il direttore della Cgia di Mestre. L’Italia – ha esordito Giuseppe Bortolussi – è un paese inefficienti in tutto, giustizia lenta, fisco, burocrazia. Eppure si colpiscono le Province che sono gli enti che hanno fatto più risparmi, hanno dimostrato di essere efficienti e costano meno. Il Parlamento costa 440 milioni, i Comuni 558 milioni, le Regioni 843 milioni e le Province 105 milioni. Andrebbero abolite le Regioni, e non è una battuta! Le Province sono diventate il capro espiatorio – ha concluso – perché sono politicamente più deboli e contro di loro si è scatenata una violenta campagna mediatica. 

Molto apprezzati e salutati con calorosi applausi gli interventi dei Presidenti delle Province di Gorizia, Trieste ed Udine.

La Presidente della provincia di Trieste, Bassa Poropat ha ribadito le proprie critiche all’operato della Giunta e della maggioranza regionale che avrebbe dovuto prima attendere l’esito della modifica statutaria e solo dopo procedere al riordino dell’assetto e dell’ordinamento delle Province, anche per quel che attiene al procedimento elettorale. La proposta contenuta dal disegno di legge 29 con cui le Province, in attesa della loro cancellazione, verrebbero tramutate in enti di secondo livello, gestiti da sindaci e consiglieri comunali, – ha sostenuto la Presidente “non è affatto ‘transitoria’ come si vuol fa credere, perché non è detto che si possa giungere a modificare lo statuto e tanto meno in che tempi”.

Concetto ripreso dal Presidente della provincia di Gorizia, Enrica Gherghetta, “Bisogna rispettare la Costituzione! Non è affatto certo che sia possibile la decostituzionalizzazione delle Province a livello nazionale e, comunque, la soppressione dell’ente Provincia in Friuli-Venezia Giulia non può che seguire la modifica della Costituzione italiana: sicuramente non può precederla in forza di alcuna modifica o integrazione delle disposizioni del proprio Statuto. Dopo aver espresso un pesante giudizio politico sul testo del disegno di legge regionale il presidente Gherghetta si è detto “orgoglioso di essere a fianco del collega Ciriani nella battaglia per salvare la provincia di Pordenone ed i diritti dei suoi cittadini!”

Infine, il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, che ha chiuso i lavori, richiamando la correttezza della gestione e l’efficienza dimostrata dalle Province del Friuli Venezia Giulia. Dati che risaltano ancor di più se paragonati alla situazione che si registra presso altre amministrazioni pubbliche nazionali. Le province non possono accettare un salto nel vuoto senza sapere chi sarà chiamato a garantire quei servizi fondamentali che oggi esse assicurano ai cittadini. L’unica cosa certa che emerge dalla Regione “è un disegno a stampo fortemente centralista – al pari di quello che perseguono Roma e Bruxelles – che non tiene conto delle autonomie locali, delle identità storiche, delle tradizioni civili delle comunità”.

A illustrare dati e numeri sull’aumento dei costi causato dalla soppressione delle Province, con il conseguente trasferimento di competenze e personale alla Regione, è stato Fabrizio Cigolot, direttore dell’Unione delle Province del Friuli Venezia Giulia, mentre all’avv. Francesco Longo, libero professionista di Pordenone e docente all’Università di Udine, è stato affidato il compito di illustrare le possibili azioni legali che le potranno essere intentate a difesa delle province.

La manifestazione è stata integralmente ripresa e trasmessa in diretta dall’emittente ‘Telepordenone’.

Province: Assemblea Nazionale dei Segretari Generali delle Province d’Italia

La scorsa settimana si è svolta a Roma l’assemblea nazionale dei segretari provinciali, dalla quale sono emersi alcune proposte e diversi spunti di riflessione, che sono stati riassunti nell’ordine del giorno allageato, che è statao inviato ai Ministri Alfano e Delrio nell’ambito del percorso di esame al Senato della Repubblica del ddl AS1212.

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L’ORDINE DEL GIORNO APPROVATO DALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEI SEGRETARI GENERALI DELLE PROVINCE

Pubblichiamo l’Odg approvato dall’Assemblea Nazionale dei Segretari Generali delle Province riunitasi il 22 gennaio scorso

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Assemblea Assessori al lavoro delle Province

“La Garanzia Giovani è un’opportunità importantissima per l’Italia, ma se non si potenziano i servizi per l’impiego, che sono i centri operativi di tutto il sistema, si rischia di creare un gigante dai piedi d’argilla”. E’ l’allarme che ha lanciato oggi il Coordinatore Nazionale Upi degli Assessori al lavoro delle Province, Carlo Chiama, assessore della provincia di Torino, al termine dell’assemblea riunita a Roma per fare il punto sulle problematiche legate alle politiche per l’impiego.

“Bisogna assolutamente invertire la tendenza che fino ad oggi ha condizionato il buon funzionamento dei Centri per l’impiego– ha detto Chiama – e cominciare ad investire in strumenti e risorse umane. Altrimenti  questi uffici, che dovranno materialmente erogare i servizi della Garanzia Giovani, non saranno in grado di sfruttare a pieno tutte le potenzialità offerte dai fondi europei, rischiando di depotenziarne gli effetti. Lo ribadiremo anche venerdì, nell’incontro fissato con il sottosegretario Dell’Aringa, all’apertura del tavolo di confronto con le Province sulla riforma dei servizi per l’impiego”. Diversi i nodi emersi dall’incontro con gli assessori,  a partire dalla necessità di affrontare il tema del personale precario presente nei centri per l’impiego, la cui stabilizzazione è stata esclusa solo per le Province. “Resta poi – ha concluso Chiama – la questione dei riflessi che avrebbe l’attuazione del disegno di legge sulle Province, che non assegna con chiarezza le funzioni legate alle politiche per l’impiego alle Province: una indeterminatezza che avrebbe ripercussioni gravissime sull’erogazione dei servizi proprio nel pieno dell’attuazione del programma Garanzia Giovani. Anche di questo parleremo al Sottosegretario, ribadendo la necessità che questi servizi restino in capo alle Province”. 

In Friuli Venzia Giulia grande manifestazione per tutelare il diritto di voto e le Province.MARTEDÌ 28 GENNAIO IN FIERA A PORDENONE

Una grande manifestazione pubblica «per difendere il diritto di voto dei cittadini e le Province del Friuli Venezia Giulia» e in particolare «per tutelare l’identità e gli interessi pordenonesi». Alessandro Ciriani, presidente della Provincia di Pordenone e presidente regionale dell’Upi (l’Unione delle Province) lancia una controffensiva in grande stile  per contrastare la riforma della Regione (appena approvata in commissione) che prevede il superamento delle Province attraverso l’abolizione del voto. E la prima a farne le spese sarà proprio la Provincia di Pordenone che doveva andare al voto in primavera. 

 

La manifestazione, a cui parteciperanno rappresentanti anche delle altre tre Province, si terrà martedì 28 gennaio alle 20.00 nella sala congressi della Fiera di Pordenone, in viale Treviso. Lo stesso giorno la riforma passerà al vaglio del consiglio regionale. «Una riforma, anzi un pasticcio – attacca Ciriani – che toglierà ai cittadini il diritto di voto per eleggere i rappresentanti della propria Provincia. Verranno sostituiti con consiglieri comunali e sindaci che si votano tra di loro e con un presidente nominato che percepirà comunque un’indennità. Denunceremo pubblicamente l’illegittimità di questo provvedimento – continua – ma soprattutto i danni e lo sperpero di denaro pubblico che provocherà la soppressione delle Province, cancellando peraltro tradizioni civili e identità radicate».

 

Upi e Provincia di Pordenone confidano in una partecipazione massiccia di «cittadini, istituzioni, forze sociali, associazioni perchè tutti devono essere informati dei disservizi, del caos e dei maggiori costi che provocherà l’abolizione delle Province. Lo dimostreremo con numeri e dati ufficiali, confrontando la qualità dei servizi e i costi di Regione e Province».  Un esempio? «Con il passaggio del personale alla Regione – spiega Ciriani – aumenteranno i costi perchè i dipendenti provinciali dovranno essere allineati al più oneroso contratto regionale. Senza contare che le funzioni verranno allontanate dal nostro territorio».

 

«Panontin e Serracchiani – attacca ancora – vogliono scassare tutto facendo un salto nel buio, senza avere neanche loro le idee chiare su cosa capiterà. E’ una riformetta ideologica, confusa, priva di dati e basi scientifiche, nemmeno una matricola di Giurisprudenza si permetterebbe di presentarla come tesina al suo professore. Peraltro le Province – fa notare Ciriani – esistono in quasi tutti i paesi europei, compresa la virtuosa Germania dove sono più numerose e gestiscono più denaro, solo realtà piccole come Cipro o Malta non le hanno».

 

Per cui «non c’è alcun motivo fondato che giustifichi questo furore demagogico contro le Province e, tanto meno, che debba essere la Provincia di Pordenone la prima a a farne le spese, dopo che in molti si sono prodigati per la sua istituzione, e soprattutto perché già duramente colpita dalla crisi occupazionale e da troppe decisioni penalizzanti in materia di sanità, infrastrutture e cultura. La Regione – è il contrattacco finale – riformi piuttosto se stessa perchè è un enorme mostro burocratico e organizzativo, con costi enormi e inefficienze spaventose».

ASSEMBLEA DEGLI ASSESSORI E DIRIGENTI PROVINCIALI AL LAVORO

In allegato la convocazione e il documento per i Centri per l’Impiego

Documenti allegati:

Assemblea dei Presidenti di Provincia a Roma

“Questa grande rivoluzione che, cancellando le Province, doveva  salvare il Paese è in realtà una piccola, banale riforma, che non semplificherà nulla e renderà la vita impossibile ai cittadini e agli stessi sindaci”. Lo ha detto il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta, intervenendo all’Assemblea dei Presidenti di Provincia che si è svolta a Roma per fare il punto sullo stato dei lavori parlamentari sul DDL cosiddetto Delrio che svuota le Province e fa nascere ben 20 Città metropolitane. “Ma come si fa ad affermare che una riforma che spezzetta le funzioni oggi esercitate dalle Province tra Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane, Città metropolitane, Regioni e Agenzie regionali, è una semplificazione? Certo quello che non si semplifica, anzi si rende caotica, è la vita dei cittadini e delle imprese che non sapranno più chi li amministra. Il Parlamento e il Governo – ha aggiunto Saitta – si stanno prendendo la responsabilità di negare servizi essenziali: loro, che hanno tagliato risorse alle Province per un pregiudizio politico, sono responsabili delle strade sempre più dissestate e di scuole a rischio riapertura perché insicure. E siccome si continua a fare passare questa mediocre e inutile riforma come una grande rivoluzione, renderemo pubbliche le lettere che invieremo ai Parlamentari in cui metteremo nero su bianco,  tutte le incongruenze di questo disegno di legge, che avrà come unico risultato l’interruzione di servizi pubblici essenziali cui i cittadini hanno diritto, a partire dalle scuole”.

 

Scuola, il rapporto legambiente conferma l’allarme Upi Saitta

“Il rapporto di Legambiente sullo stato delle scuole italiane conferma l’allarme che ormai da due anni abbiamo lanciato, inascoltati”  Lo dichiara il Presidente dell’Upi Antonio Saitta, sottolineando che “se le scuole italiane sono in questa condizione e’ perche’ negli ultimi 10 anni i governi  non hanno investito 1 solo euro per la messa in sicurezza. Il Ministro Carrozza ci ha provato, ma i 150 milioni di euro che e’ riuscita a destinare a questi investimenti non possono essere considerati che un segnale. Per questo avevamo chiesto ripetutamente a Governo di riservare quel poco di spazio di patto di stabilita’ che e’ stato concesso alle Province e ai Comuni nella Legge di stabilita’ per consentirci di usare le risorse bloccate nelle casse esclusivamente per la messa in sicurezza delle scuole, ma il Parlamento ha scelto di non considerare prioritari questi interventi. La situazione e’ grave, ma si aggravera’ ancora nel prossimo anno perche’, nella furia mediatica abolizionista sulle Province, sta passando inosservata una questione che sembra solo un tecnicismo, ma invece avra’ un forte impatto sulla vita dei cittadini: il passaggio della gestione degli oltre 5000 edifici scolastici da 107 Province a piu’ di 1300 Comuni, con la moltiplicazione dei centri di spesa e l’aumento dei costi per  investimenti di manutenzione, messa in sicurezza e costruzione di nuove scuole. Secondo i nostri calcoli si tratta di almeno 650 milioni di euro in piu’ a partire dal prossimo anno scolastico, soldi che, considerato il blocco degli investimenti e i tagli continui agli enti locali, si ridurranno i risorse sottratte alle scuole.  Ma questo si tiene rigorosamente sotto silenzio”.

 

Province: per il 2014 bilanci ridotti per quasi 3 miliardi Saitta “Altro che riforma, qui si chiudono i servizi”

“Mentre la politica continua a discettare di improbabili risparmi dalla riforma delle Province, i bilanci di questi enti per il 2014, sommando 1,2 miliardi di taglio e 1,780 miliardi di patto di stabilità saranno ridotti per quasi 3 miliardi. Qui non c’è nessun intento riformatore: si stanno chiudendo servizi essenziali e si stanno privando i cittadini di diritti inalienabili, dal diritto a vivere in scuole sicure a quello di avere strade agibili”. Lo dichiara il Presidente dell’Upi, Antonio Saitta  evidenziando che “le tanto vituperate Province grazie alle scelte responsabili degli amministratori eletti, nel 2013 hanno ridotto la loro spesa corrente del  – 10%. Lo stesso non è accaduto alle altre istituzioni locali, come emerge con chiarezza dai dati riportati dal Siope del Ministero dell’Economia, dove risulta che, mentre negli ultimi tre anni le Province  hanno risparmiato il 13% della spesa corrente, i Comuni si sono fermati all’ 1%.  Proprio questi Comuni, se la riforma del Governo andrà in porto, avranno dal prossimo anno il compito di garantire la sicurezza e la manutenzione di oltre 5000 edifici scolastici, mentre ai sindaci e ai consiglieri comunali nominati nelle Province spetterà di dividere il bilanci per assicurare la sicurezza di oltre di 130 mila chilometri di strade. Con 1,2 miliardi di tagli e con i blocco degli investimenti dovuto ad un obiettivo di patto di oltre 1,7 miliardi – conclude Saitta –   quello che si chiuderà non sono le Province ma i servizi essenziali per i cittadini. Chiediamo al Parlamento, che sta in queste ore discutendo del decreto legge sugli enti locali, di preoccuparsi anche di questi servizi, riducendo il taglio di 1,2 miliardi ai bilanci delle Province e inserendo norme che permettano l’esclusione dal patto di stabilità degli investimenti in opere per la sicurezza dei cittadini”.

 

Roma, 9 gennaio 2013

Progetto ProvinciAmica

Al fine di fronteggiare il delicato momento congiunturale, la Provincia di Barletta-Andria-Trani ha elaborato il Progetto ProvinciAmica.

Si tratta di un articolato piano di iniziative a favore dei cittadini del territorio provinciale articolato in tre macroaree: sociale, lavoro e istruzione.
E’ un progetto questo che può costituire un utile modello di riferimento attesi l’articolazione, i molteplici settori interessati nonchè la pluralità dei soggetti destinatari.
L’accesso al sito tramite il link http://www.provincia.bt.it/ConosciLaProvincia/UfficioStampaPortavoceeStaff/ProvinciaAmica.aspx consentirà di meglio comprendere i dettagli.

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